UE e Irlanda
La scorsa settimana gli irlandesi hanno respinto con un referendum l'ipotesi di adesione al trattato di Lisbona dell'unione europea. Questo trattato è sostanzialmente un riassunto della precedente costituzione di 480 pagine, già respinta da francesi ed olandesi, che mira a creare un superstato a livello europeo, limitando la sovranità dei singoli stati nazionali, e omologandoli tutti al di la delle loro differenze culturali, linguistiche e storiche.
I nostri politici e quelli europei hanno subito gridato allo scandalo per la battuta d'arresto dell'Europa e in questo modo hanno rivelato il loro vero modo di pensare, al di la della facciata di democratici. Infatti il coro unanime è stato quello di andare avanti non tenendo in considerazione ciò che aveva espresso l'Irlanda, ciè il suo popolo sovrano. Addirittura molti, fra cui il nostro presidente, hanno affermato che in fondo gli irlandesi sono solo l'1 % della popolazione europea e questo non poteva fermare l'Europa, dimostrando così uno strano concetto di democrazia e rafforzando le motivazioni degli irlandesi che hanno respinto il trattato anche per la paura di contare poco in Europa. Gli irlandesi sono gli unici che si sono espressi contro il trattato perchè sono gli unici a cui è stato concesso di farlo. Gli altri stati hanno ratificato o stanno per ratificare il trattato in parlamento, senza consultare i loro cittadini a cui vengono sottratti dei diritti e a cui si cambiano le regole da rispettare. Se avessero potuto farlo sicuramente anche gli altri cittadini europei avrebbero respinto il trattato. E' sempre successo così quando questa Europa calata dall'alto si è sottoposta al giudizio dei suoi cittadini. In Italia si afferma che la nostra costituzione non ammette i referendum sulla politica estera: ma è politica estera l'accettazione di un trattato che ci priva di parte della sovranità nazionale?
Gli euroburocrati e gli europeisti ad oltranza non vogliono capire che questo modello di stato europeo superburocratizzato e autoritario, calato dall'alto sulle popolazioni che non lo capiscono e non ne sentono la necessità, così come è stato pensato non piace a nessuno. L'Europa è costituita da tanti stati e nazioni con storia, cultura , tradizioni, lingua e identità diverse che hanno si qualcosa in comune, ma anche tante diversità. La sensazione della maggioranza è che lo stato europeo voglia appiattire ed eliminare queste differenze per renderci tutti uguali. Prima europei e poi italiani, francesi, tedeschi, ecc.. E invece ci sentiamo prima italiani, francesi, ecc. e poi europei, come è giusto che sia. Oltretutto l'allargamento sconsiderato della comunità, sotto la spinta dei tedeschi per motivi economici e con l'acquiescenza della sinistra italiana, ha creato notevoli scompensi e squilibri economici provocando sensibili flussi migratori che hanno fatto sentire alle popolazioni locali l'esproprio dei loro territori. In un Europa a 15 ci sarebbero stati molti meno problemi.
L'Europa per avere successo ed essere amata dai suoi popoli non deve imporsi con la forza dall'alto. L'unica sua possibilità è quella di creare una confederazione di stati accomunati da una base comune base culturale e di civiltà, dove si possa liberamente circolare e lavorare, ma dove ogni stato mantenga la sua identità nazionale e senza una eccessiva ed asfissiante burocrazia.
I nostri politici e quelli europei hanno subito gridato allo scandalo per la battuta d'arresto dell'Europa e in questo modo hanno rivelato il loro vero modo di pensare, al di la della facciata di democratici. Infatti il coro unanime è stato quello di andare avanti non tenendo in considerazione ciò che aveva espresso l'Irlanda, ciè il suo popolo sovrano. Addirittura molti, fra cui il nostro presidente, hanno affermato che in fondo gli irlandesi sono solo l'1 % della popolazione europea e questo non poteva fermare l'Europa, dimostrando così uno strano concetto di democrazia e rafforzando le motivazioni degli irlandesi che hanno respinto il trattato anche per la paura di contare poco in Europa. Gli irlandesi sono gli unici che si sono espressi contro il trattato perchè sono gli unici a cui è stato concesso di farlo. Gli altri stati hanno ratificato o stanno per ratificare il trattato in parlamento, senza consultare i loro cittadini a cui vengono sottratti dei diritti e a cui si cambiano le regole da rispettare. Se avessero potuto farlo sicuramente anche gli altri cittadini europei avrebbero respinto il trattato. E' sempre successo così quando questa Europa calata dall'alto si è sottoposta al giudizio dei suoi cittadini. In Italia si afferma che la nostra costituzione non ammette i referendum sulla politica estera: ma è politica estera l'accettazione di un trattato che ci priva di parte della sovranità nazionale?
Gli euroburocrati e gli europeisti ad oltranza non vogliono capire che questo modello di stato europeo superburocratizzato e autoritario, calato dall'alto sulle popolazioni che non lo capiscono e non ne sentono la necessità, così come è stato pensato non piace a nessuno. L'Europa è costituita da tanti stati e nazioni con storia, cultura , tradizioni, lingua e identità diverse che hanno si qualcosa in comune, ma anche tante diversità. La sensazione della maggioranza è che lo stato europeo voglia appiattire ed eliminare queste differenze per renderci tutti uguali. Prima europei e poi italiani, francesi, tedeschi, ecc.. E invece ci sentiamo prima italiani, francesi, ecc. e poi europei, come è giusto che sia. Oltretutto l'allargamento sconsiderato della comunità, sotto la spinta dei tedeschi per motivi economici e con l'acquiescenza della sinistra italiana, ha creato notevoli scompensi e squilibri economici provocando sensibili flussi migratori che hanno fatto sentire alle popolazioni locali l'esproprio dei loro territori. In un Europa a 15 ci sarebbero stati molti meno problemi.
L'Europa per avere successo ed essere amata dai suoi popoli non deve imporsi con la forza dall'alto. L'unica sua possibilità è quella di creare una confederazione di stati accomunati da una base comune base culturale e di civiltà, dove si possa liberamente circolare e lavorare, ma dove ogni stato mantenga la sua identità nazionale e senza una eccessiva ed asfissiante burocrazia.
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