c'era una volta
arcobaleno | 24 Maggio, 2007 16:50
non voglio che pensiate che la mia fase infantile sia stata sempre e soltanto infelice, perchè ricordo anche il sole di marzo, goduto sul balcone, il profumo dei mazzolini di fiori degli ambulanti, che vendevano violette, fresie o ciclamini, ai vestiti primaverili, alle granite e ai gelati che si gustavano d'estate, acquistati allungando un paniere attaccato ad una cordicella, dal balcone, fino a raggiungere il carrettino del gelataio che passava nella strada, sotto casa, alle domeniche con gli immancabili pasticcini, il Corriere dei piccoli e i libri di fiabe della vecchia giornalaia.
sentirmi mia
arcobaleno | 23 Maggio, 2007 20:57
e va bene, visto che qualcosa mi ci ha riportato, torno ancora a quella casa e a quella specie di famiglia, dove e con cui ho vissuto circa tredici anni, circondata da silenzio e solitudine. avevo vissuto con presenze fisiche, debitamente ricambiate da me, alla stessa maniera, sia in famiglia che in collegio, dove il silenzio era addirittura una regola. mi ero salvata con le letture, l'ascolto della radio, della musica e il rifugiarmi in una camera, dove andavo a distendermi su un divano, a leccarmi le ferite, a riflettere, a sentirmi "mia". infatti, quando successivamente esplose il femminismo, io conoscevo già profondamente, per averlo sperimentato, il significato dello "slogan" "io sono mia"
...il luogo più difficile a cui tornare
arcobaleno | 22 Maggio, 2007 20:58
oggi si è verificata una strana coincidenza : avendo preso un taxi, fra le tante strade che l'autista avrebbe potuto scegliere per portarmi alla mia meta, ha imboccato proprio la via della casa del mio ex tutore, dove non mi è capitato più di passare. è pure vero che, raccontando la mia vita, sto trascorrendo questi giorni immersa in una specie di trance, che mi riporta indietro in quegli anni. sarà per questo che è avvenuta questa strana coincidenza? mi sono forse ritrovata in un'atmosfera, in una dimensione dove avrei lasciato un'impronta, una forte traccia di me e, quindi magneticamente attraggo situazioni appartenenti a quell'epoca della mia vita? qualcuno ha detto :"il passato è il luogo più difficile a cui tornare".
infanzia cristallizzata
arcobaleno | 22 Maggio, 2007 10:31
in questi giorni, mi va di continuare i ricordi della mia vita : mi è venuto in mente, all'improvviso che era l'anniversario del mio matrimonio, ed io l'avevo dimenticato. del resto, da alcuni anni, ormai, lo ricordavo soltanto io, quindi è naturale che, prima o poi, avrei finito col dimenticarlo. non importa, come non m'importa più di tante altre cose. vivere, così, diventa più facile. qualcuno ha detto che, per vivere bene, ci vuole buona salute e cattiva memoria. ieri, in una sala d'attesa, ho incontrato una signora che guardandomi insistentemente , mi dice di conoscermi. di solito, quando mi sento dire così, io so che, avendo fatto dodici anni di televisione ( racconterò a tempo debito quando e perchè), la gente mi riconosce per questo motivo, ma stavolta non era così. la signora m'incalza, chiedendomi il mio cognome. nè quello mio da ragazza, nè quello di mio marito, la convince, mentre a quello di mia madre annuisce subito. si trattava di un'ex vicina di casa, quando io vivevo , fra i sette e vent'anni, con il fratello di mia madre che portava lo stesso cognome. mi sono stupita veramente tanto, ma la signora ha affermato che conservavo gli stessi lineamenti di quando ero bambina . in realtà, credo d'aver conservato un che d'infantile nel mio volto. probabilmente la mia infanzia non vissuta, dev'essersi in parte cristallizzata sul mio viso.
nel frattempo la guerra e la vita
arcobaleno | 21 Maggio, 2007 15:56
oggi sono molto stanca ed ho anche avuto vari contrattempi: ho deciso di non sfinirmi ulteriormente alla ricerca di qialche argomento che avrebbe potuto consolarmi, tanto non ne ho neanche trovati, così ho deciso di procedere con un altro spezzone della mia vita. A quindici anni, decisi che non avrei più studiato e che volevo lasciare il collegio. Una delle mie compagne preferite si era fidanzata ed era ciò che anch'io avrei desiderato, ma dopo un paio d'anni trascorsi nella nevrosi e nell'angoscia, invece del fidanzato, arrivò la guerra. D'altronde, non vedo come avrei potuto incontrare qualcuno, non avendo frequentazioni sociali, che i miei zii non amavano. Ebbi solo un'occasione, quella di conoscere chi, poi, sarebbe diventato mio marito, ma parecchi anni dopo, perchè subito dopo il nostro unico incontro, fu richiamato per andare in guerra, senza peraltro aver minimamente colpito la mia attenzione nè la mia fantasia, tanto che me ne dimenticai subito.Era stato molto gentile con me, durante una festa, e mi aveva fatto ballare tutta la sera, ma sicuramente io non me ne innamorai. Lo rividi soltanto quattro anni dopo, ma nel frattempo la guerra e la vita avevano fatto accadere tante altre cose.
dipende dal nostro temperamento
arcobaleno | 20 Maggio, 2007 12:26
"Non vi è nulla di cui mi senta veramente sicuro. Non ho convinzioni definitive, proprio di nulla. So solo che sono venuto al mondo, e mi sembra di esservi stato trasportato : esisto sul fondamento di qualcosa che non conosco. Ma nonostante tutte le incertezze, sento una solidità alla base dell'esistenza e una continuità nel mio modo di essere. Il mondo nel quale siamo nati è brutale e crudele, e al tempo stesso di una divina bellezza. Dipende dal nostro temperamento credere che cosa prevalga : il signficato, o l'assenza di significato. Probabilmente con tutti i problemi metafisici, tutt'e due le cose sono vere." C.G.Jung
i solitari
arcobaleno | 19 Maggio, 2007 15:00
"La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili. Quando una persona sa più degli altri diventa solitaria. Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell'amicizia, perchè nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario, e l'amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è consapevole della propria individualità e non si identifica con gli altri."
una poesia enigmatica
arcobaleno | 18 Maggio, 2007 22:14
"La natura non è altro che una poesia enigmatica." dai Saggi di Michel de Montaigne.
qualcosa di positivo
arcobaleno | 18 Maggio, 2007 10:05
di quegli anni della mia infanzia trascorsa in casa degli zii, ricordo con piacere i rari pomeriggi trascorsi da sola, se tutti uscivano, divorando un'intera stecca di cioccolata, mentre leggevo i libri acquistati con la mia paghetta settimanale. uscivo dal collegio alle 17, e non facevo quasi mai compiti a casa, ma ero sempre, ugualmente la prima della classe, perchè ero molto attenta e interessata , durante le lezioni. comunque, non ho conservato un buon ricordo dei miei anni di collegio, perchè li trascorsi nevrotizzata e ossessinata da una serie di scrupoli religiosi, di cui ho fatto molta fatica a liberarmi. soltanto, dopo, ho capito d'averne colto anche qualcosa di positivo che ha segnato la mia vita, come aver imparato la disciplina, sver acqistato un certo stile, aver incontrato la preside, che mi ha aiutato a conoscermi e che mi ha indirizzato sulla strada della psicologia, aver avuto due compagne di studi, che mi hanno reso possibili un paio di scelte esistenziali.
prova
arcobaleno | 18 Maggio, 2007 09:52
prova
un'impronta particolare
arcobaleno | 17 Maggio, 2007 23:59
vi avevo lasciato con il mio ingresso in collegio, dove le classi scolastiche comprendevano tutto il curriculum, dall' asilo alla maturità classica. appena entrata, avrei dovuto frequentare la terza elementare, invece fui retrocessa di una classe, mentre poi, in seguito, mi spinsero a "saltarne" una del ginnasio ( le attuali medie), studiando durante le vacanze estive. probabilmente, in ambedue i casi, avevano bisogno di creare spazi per introdurre altre alunne. comunque, la retrocessione mi lasciò umiliata ed emarginata, mentre il salto mi rovinò un'estate, lasciandomi delle inevitabili e incolmabili lacune. le compagne di collegio erano di diverse età e provenivano dalle province di tutta l'isola, appartenevano alle famiglie più ricche o nobili, alcune erano scostanti, supponenti o snob, io come altre appartenavamo ad una media borghesia benestante, quasi tollerata. in città si diceva che quando le ragazze concludevano la loro educazione in questo istituto, ne uscivano con un'impronta particolare la cosiddetta "aria del Sacro Cuore, (il nome del collegio), che le rendeva riconoscibili.
la relazione come sede in cui costruiamo il nostro destino
arcobaleno | 17 Maggio, 2007 15:45
"Un diverso ordine di valori emerge quando incentriamo la nostra attenzione sullo spirito della relazione, invece che sulla dinamica interpersonale. A questo punto entrano in gioco la fantasia e l'immaginazione. E cominciamo a vedere la relazione come la sede in cui costruiamo il nostro destino. Occupandoci dell'essenziale non chiediamo perchè in una relazione intervenga qualcosa , o come renderla migliore. ci interroghiamo invece su quali siano i suoi fini. Che cosa vuole il destino con le sue pretese su di noi? che cosa significa questo continuo fallimento nella ricerca dell'amore ? Di che cosa siamo fatti, visto che il nostro cuore va in direzioni diverse dalle nostre intenzioni? Le relazioni sembrano farci pestare il naso nel fango della vita, per farci sondare le nostre profondità. Può essere importante anche accettare una conclusione del rapporto e cambiamenti radicali. Con il passare degli anni, possono verificarsi anche cambiamenti nel nostro modo d'intendere lo stare nsieme e il separarsi. Quanto più sarà fertile la nostra immaginazione nel coltivare la sfera dell'intimità, tanto più facilmente sarà possibile trovare l'alchemico oro nel cuore."
legami appaganti
arcobaleno | 16 Maggio, 2007 22:15
"Un legame d'anima può trovarsi nella famiglia, sul lavoro, nel vicinato, con i colleghi, e tra amici, tra conoscenti di lunga data e in incontri passeggeri, in seno a coppie sancite e in incontri clandestini. Sviluppando il concetto di compagno d'anima ci sono dei modi per vivere con pienezza ogni rapporto, e celebrare quei rari legami profondamente appaganti che sentiamo esistere con certe persone."
un'enorme responsabilità
arcobaleno | 16 Maggio, 2007 15:28
"Generare un figlio vuol dire "costringere" un essere umano a venire al mondo. si tratta di un'enorme responsabilità. per essere felici abbiamo bisogno contemporaneamente di buona salute, di alcuni amici autentici, di una sicura e relativa agiatezza, della coscienza a posto.. Non una di queste cose è impedita o negata dalla mancanza di figli. Anzi, se in seguito, non dovessimo riuscire a farci amici i figli, la qualità della nostra esistenza subirebbe un serio e inevitabile deteriramento. I figli non sono indispensabili. Se tra genitori e figli non s'instaura un rapporto d'amicizia autentica, l'affetto continua a diminuire e ad essere sostituito prima dall'indifferenza, poi, via via, dalla sopportazione, dall'insofferenza, dall'incomunicabiltà, dall'astio e, in molti casi, dalla vera e propria malevolenza. Anche il bene dei figli è soggetto alla legge della reciprocità. Se un figlio è un amico, è una benedizione per tutta la vita ma se non è un amico, è uno che sopporta o un critico astioso, o un antagonista o una fonte continua di preoccupazioni, quando non addirittura un nemico. E se lo è, potrebbe esserlo per tutta la vita." credo sia stato Nietzsche a dire :" L'amore è un inganno della natura per assicurare la continuazione della specie."
quando l'atmosfera è nevrotizzante
arcobaleno | 15 Maggio, 2007 21:36
..nel frattempo, per mimetizzare le spese, che venivano controllate dal pretore tutelare, mio fratello era stato collocato , dallo zio, alla scuola militare di napoli, ed io nel collegio più esclusivo e costoso della città. mi ritrovai in un istituto cattolico, che sembra il corrispettivo femminile dei gesuiti. infatti erano proprio loro che ci confessavano, celebravano la messa quotidiana, ci predicavano gli esercizi spirituali di s. ignazio di loyola, durante la quaresima, angosciandoci con le terribili prediche sulla morte e sull'inferno e ci preparavano alla prima comunione e alla cresima, mentre le monache ci istruivano sul catechismo, che dovevamo imparare a memoria. gli adulti si stupivano della mia bravura e preparazione nel conversare di religione con tanta competenza, riuscendo a rispondere con prontezza e convinzione ad ogni loro domanda provocatoria. l'atmosfera era austera, severa, formale, nevrotizzante per me, ma evidentemente non per tutte, perchè la maggior parte delle ragazze la vivevano con semplicità e devozione, oppure con leggera superficialità.