UN VIAGGIO SULL’ISOLA CHE NON C’E’
Un giorno di Agosto Più precisamente il 15, cioè Ferragosto, decidemmo con alcuni Amici Italici di andare a visitare L’Isola dell’Asinara, oppure il Parco dell’Asinara, oppure che cosa? Bho…. non lo so,
sta di fatto che chiamai un Amico armatore il quale con grande senso dell’amicizia mi trovò un posto a bordo, sapendo che si trattava di ferragosto , ovviamente non trovavo più aggettivi per ringraziarlo, ci fecce addirittura applicare uno sconto, bè… più di così!!!.
La mattina ci alzammo di buon ora e ci recammo al porto, mentre il Comandante ed il Mozzo eseguivano gli ultimi accorgimenti tecnici per l’imbarco, cominciavano ad arrivare i passeggeri, tutti allegri e di buon umore, insomma quell’ aria che tira mentre si va alla scampagnata.
All’orario stabilito ci imbarcammo e iniziammo la traversata, la giornata era splendida, il mare calmissimo e fra i passeggeri anche se non ci si conosceva ci si abbozzavano dei sorrisi (insomma tutti sulla stessa barca) Dopo circa tre quarti d’ora arrivammo sull’isola, per la precisione a Cala D’Oliva, quando scendemmo a terra i sorrisi, piano, piano cominciavano a sparire dai volti.
L’isola era completamente deserta, il gestore del CHIOSCO ALGIDA (ovviamente per il rispetto dell’impatto paesaggistico ) che ha viaggiato con noi si apprestò immediatamente ad iniziare la sua attività; ovviamente alcuni chiedevano informazioni su che cosa fare, stare li sulla banchina o avviarsi a piedi verso una meta non precisa?.
Mentre i turisti si giravano attorno con aria smarrita, dalla collina si vide arrivare un pulmino carico di persone, ed arrivato sulla banchina, hanno fatto scendere tutti i passeggeri che arrivavano da Cala Reale. In teoria dovevano recarsi a Cala Sabina (spiaggia per la balneazione controllata) e l’immagine che si presentava era da terzo Mondo, infatti cominciarono a scendere persone cariche di bagagli di ogni genere, Bidoni, borse frigo, carrozzine, ombrelloni e quant,altro, insomma sembrava uno sbarco di clandestini, considerando anche che il pulmino omologato per 16 persone ne conteneva più del doppio. Ovviamente questi turisti (o presunti tali) si chiedevano che cavolo fossero scesi a fare al porto, anche perché era sufficiente allungare di tre km. per arrivare alla spiaggia e nel chiedere spiegazioni i passeggeri si sentivano rispondere….. in fin dei conti cosa pretendete?, ora dobbiamo far salire loro(cioè noi) in quanto la barca (sulla quale noi abbiamo viaggiato) ha una convenzione particolare, e che comunque avrebbero dovuto pagare un altro biglietto.
Dopo queste spiegazioni gli animi dei passeggeri iniziarono a scaldarsi e qualcuno minacciava di ribaltare il pulmino, altri di menare l’autista, ma poi prevalse la ragione e si avviarono a piedi verso la spiaggia, che a questo punto chiamerei TERRA PROMESSA .
Nel frattempo noi privilegiati salimmo sul pulmino (pagando il biglietto, piuttosto caro considerando la distanza), eravamo in trentacinque sempre su 16 posti disponibili, alcuni decisero di incamminarsi a piedi i quali dopo una camminata di due Km. e mezzo fra strade sconnesse e polverose si fermò un altro pulmino e gli chiese se volevano salire per ultimare il percorso di trecento metri, ovviamente stremati ringraziarono e salirono sul pulmino, ma la sorpresa è che non si trattava di un gesto di cortesia ma di una tentata truffa, in quanto gli venne chiesto di pagare per intero il biglietto.
Anche se stanchi ma non rincoglioniti ringraziarono e scesero per continuare a piedi.
Verso le tre del pomeriggio tutti pronti al rientro, salimmo sul pulmino e ci portarono a visitare un ex carcere situato nella parte alta di Cala D’Oliva, quando arrivammo e ci apprestavamo a scendere, l’autista ci bloccò dicendo di scaricare anche i bagagli perché lui aveva da fare, e comunque per il porto la strada è in discesa, quindi poche storie.
All’ingresso dell’ex carcere ci accolse una Donna la quale si qualificò come guida, penso che avrebbe dovuto raccontarci qualcosa dello stabile, ma da momento che gli animi erano un po’ esasperati, ognuno si avviò all’interno in maniera autonoma ovviamente anche perché mischiata con noi veniva male riconoscerla come guida, non avendo una divisa particolare ma un abbigliamento da mare.
Il carcere, uno si aspetta di trovare una situazione che in qualche modo ti porti indietro con il tempo , insomma una situazione tipo PAPILLON, ed invece si presenta un edificio ristrutturato alla bella meglio, e ci sta, la cosa orrenda sono gli arredi insomma nelle celle hanno installato ceramiche di pregio con rubinetterie a miscelatore, armadi stupendi, specchi da favola ma soprattutto il letto con materasso ancora imballato, mancava solo l’aria condizionata.
Ma si può sapere chi cavolo ha progettato questo scempio, ma soprattutto chi cavolo ha approvato tale scempio, oh mio Dio… e pensare che per gli appalti chiedono una iscrizione ad una categoria per restauri di pregio, per poi fare dei lavori tipo case popolari degli anni sessanta.
Finita questa visita vergognosa ci incamminammo verso il porto , da li ci imbarcammo senza nessun rammarico nell’andare via, ma l’avventura non era finita, si perché la barca ci condusse a Cala Reale.
Dopo un quarto d’ora circa arrivammo a Cala Reale e se non fosse stato per i colori dell’abbigliamento de turisti, ma fosse stata un immagine in bianco e nero, sembrava un momento di tanti anni fa, quando alla Domenica la gente si riversava nel Porto alla ricerca di un dialogo fra Amici ma soprattutto alla ricerca di qualcosa da mangiare.
Sul porticciolo ed in prossimità della casa Reale si aggiravano qualche centinaio di persone, le quali andavano avanti ed indietro in quei cento metri di spazio, una situazione tratta da un film dell’ottocento, emigranti Sardi in attesa di imbarcarsi per l’Italia.
Anche se in realtà molti con grande dignità facevano finta di essere felici.
Al momento dell’attracco ci raggiunse una ragazza la quale non posso descrive se bella o brutta in quanto indossava un paio di occhiali tipo maschera subacquea e qualche pirsing ed un abbigliamento da turista da strapazzo, lei ci disse: Guardatemi bene e memorizzate la mia faccia, perché se vi perdete siete voi che vi dovete ricordare di me.
Minch… mi sono detto , evidentemente dobbiamo fare un lungo giro turistico, ho pensato, vuoi vedere che tutto sommato non è poi così male l’organizzazione?
Ci raggruppò e ci condusse verso la terra ferma, dopo cento metri si fermò all’ombra di un albero del giardino della casa Reale, si appoggiò al muro e disse: Signori tutti attenti a quello che dico perché poi non lo ripeto.
Inizio il racconto degli AustroUngarici, delle docce che ci indicava con il braccio la direzione ed altre tre o quattro stupidate che neanche mi ricordo, il tutto durò due minuti, dopo di ché ci disse ora siete liberi di andare dove volete, a vedere gli Asinelli ed i Cinghiali se li trovate.
All’ora io mi domando : ma tutti quelli che abbiamo incontrato fino ad ora cosa erano? Forse Asinelli travestiti da esseri umani, oppure esseri umani che ragionano peggio degli Asinelli? .
Le domande che ci dobbiamo fare sono:
1- Che cosa abbiamo combinato in tutti questi anni ?;
2- Che cosa abbiamo intenzione di fare? ;
3- Chi sono i personaggi misteriosi che fanno di tutto per far si che il parco non decolli?
4- Ed ancora quali sono gli interessi di questi personaggi misteriosi?
5- Ma soprattutto….. noi Portotorresi siamo in grado di gestire L’isola?;
Le risposte non le sapremo mai….. ai posteri l’ardua sentenza
Gavino Petretto

Non so davvero se ridere o se piangere...
Non è che eravate su "Scherzi a parte"?
Per esperienza diretta ne dubito: che vergogna!
Inviato da Laura — 08 Oct 2007, 18:30
Splendido racconto!
Inviato da Ulrico — 29 Sep 2007, 18:23