Ads by Google   Login

Gavino Petretto

Risposta al commento di sconcia giochi. del 21/febbraio

Generale — Inviato da gavinop @ 14:55

Egregio sig. Sconcia Giochi.

 

Io non so chi lei possa essere, e onestamente non capisco perché sta nell’anonimato.

 

 Vorrei precisare che il suo commento e stato cancellato in quanto troppo politico , come già spiegato nella mia intitolata COMMENTO del 13 Febbraio.

 

Lei dice di conoscermi di fama, mi viene da ridere perché l’unica cosa che mi spinge a scrivere queste cazzate è proprio dovuta al fatto che io ho sempre sofferto la fame e non la fama.

 

Lei mi definisce un simbolo di imprenditore,  a parte il fatto che,  io sono semplicemente un dirigente di azienda e non un imprenditore, il merito del mio “successo” va sicuramente attribuito ai proprietari della azienda per la quale io lavoro.

 

Per farla in breve a me non piacciono tutti  questi complimenti che lei mi fa, anche perché come già spiegato questo blog non serve ad esaltare le qualità di nessuno, ne tanto meno le mie, ma lo definirei in blog di satira e critica (con un po’ di ironia) nei confronti di tutti quelli che si arrogano il diritto di amministrarci, e che poi fondamentalmente non sanno neanche amministrare il proprio portafoglio.

 

Spero che lei comprenda e non si offenda, in quanto non è sicuramente questo il mio intento.

 

La prego di continuare a commentare, su tutti gli argomenti, mi farebbe piacere,  l’importante è seguire lo spirito del mio blog  


LA FONTANA DI BABELE

Generale — Inviato da gavinop @ 17:27

Avrei tanto voluto non ritornare sull’argomento della fontana, ma purtroppo sono costretto a farlo, dal momento che per arrivare in Città sono costretto passarci davanti tutti i giorni.

 

Intanto mi devo complimentare con il commento di cacasenno,” lo sottoscrivo in pieno”.

 

Io capisco che tutti hanno diritto di lavorare , tanto più quelli che tutte le mattine trovo a lavorare su quella rotonda, pensate che quando gli ho visti la prima volta da lontano tutti vestiti di arancione , il mio primo pensiero è stato: ma non avranno messo davvero i nani? Poi avvicinandomi ho capito che erano persone che lavoravano .

 

Adesso io mi domando , ma non sarebbe ora di finirla con questa pagliacciata ? se proprio devono impegnarli a lavorare per via di qualche scambio di voto, ma che li  mandino da un’altra parte, anche perché  credo che ci sia solo l’imbarazzo della scelta, dal momento che questa Città è tutto un casino, ha ma certo che stupido! Sulla rotonda li vedono tutti, e quindi pensano : ma guarda come sono ordinati e puliti a Porto Torres, mentre invece nelle zone a bassa densità di traffico, chi se ne frega, anzi continuiamo a scaricare di tutto dalle lavatrici ai frigoriferi, addirittura anche dei bagni chimici.

Però li il forestiero non ci passa, pertanto va bene così.

 

AVVISO a tutti i cittadini di Porto Torres.

 

Se avete dei materassi pisciati, non dovete vergognarvi, metteteli pure nei pressi dei cassonetti di Città, non scaricateli in campagna come dei ladri nella notte, perché li ci rimangono decenni, o meglio, finchè non risulterà finita la      FONTANA DI BABELE  


PIAZZA VERDI

Generale — Inviato da gavinop @ 15:07

                                                                               2° puntata

 

Correva l’anno 1965 circa, la Città di Porto Torres in quel periodo era per lo più concentrata al centro, dove ancora oggi si vedono alcune abitazioni  di quel periodo, altre invece sono state sostituite da nuove costruzioni di dubbio gusto, i quartieri oggi popolarissimi tipo: Viale delle Vigne; Villaggio satellite; Villaggio Verde, Oleandro; li Lioni ed altri non esistevano proprio,  La via Ettore Sacchi la stavano asfaltando e dove oggi si trova il Distributore della IP c’era  una grossa buca di discarica, la maggio parte delle strade erano sterrate, tanto è, che era solito vedere per le strade dei cumuli di pietre scaricate dalle TUMBARELLE,  e un gruppo di persone ,( solitamente anziane) sedute per terra con del cartone, i quali con una piccola mazzetta spaccavano le pietre, per poi riempire le buche che si creavano con le piogge o con il passaggio dei carri, se non ricordo male l’unica strada asfaltata risultava la Via Sassari, tra l’altro con un catrame diverso da quello che si usa oggi, in estate con il calore del sole diventava piuttosto morbido.

Nel mio quartiere il traffico non esisteva proprio, tranne la sera al rientro dei carro matto  (carro trainato da cavallo con quattro ruote di cui due sterzanti) i quali venivano presi di assalto da noi ragazzi,  attaccati dietro per un tratto fino alle stalle, situate in piazza Verdi , Piazza Verdi era una piazza di circa sessanta metri per venti in terra battuta, che da  un lato confinava con la via  Sassari i resto da file di case basse e vecchie, sull’estremità alta c’era una fontana circondata da quattro alberi  di cui uno grosso e tre piccoli, la fontana  veniva utilizzata dalla comunità per l’ approvvigionamento dell’acqua (quando c’era) e dissetare i cavalli, per dissetare i cavalli mettevano un grosso secchi per terra ed aprivano il rubinetto, erano talmente assetati che il secchio non si riempiva mai. Ma torniamo alla piazza la quale più che una piazza per noi era un po’ come un pianerottolo condominiale, in quanto ci si svolgevano tutte le attività  di una comunità ad esempio, per noi ragazzi era il campo di giuoco:

si cercava di fare delle squadre di calcio quando si recuperava il pallone, (quasi mai) solitamente chi possedeva il pallone si arrogava il diritto di decidere chi giocava, anche se di solito  era sempre il più sfigato, allora se veniva escluso qualcuno succedeva il casino e la partita finiva anzi tempo.   Un’altro giuoco molto diffuso era quello dell’acetilene, il quale consisteva nel far saltare per aria dei barattoli, per fare questo, bisognava recuperare delle pietre di carburo, (a quei tempi abbastanza comune, si usava per le lampade) si praticava una nicchia per terra, si riempiva di acqua, poi  si mettevano a bagno le pietre di carburo le quali iniziavano a friggere, a quel punto si prendeva un barattolo, tipo pelati  e si praticava un foro dal lato chiuso,  si poggiava sulla nicchia e si chiudeva ermeticamente con il fango, dopo di ché si appoggiava la fiamma sul foro praticato precedentemente, e se il barattolo era saturo di gas saltava per aria altrimenti si accendeva una fiammella, a quel punto bisognava ripetere  il tutto.

La domenica di solito si sentiva un’aria di festa, non perché c’era qualcosa  da festeggiare ma semplicemente perché nella piazza condominiale succedeva questo:

Chi aveva la radio, la sintonizzava sul canale rai Sardegna il quale trasmetteva canzoni in Sardo per tutta la mattina , e ovviamente chi possedeva la radio la metteva a tutto volume per esibire la loro emancipazione, altra cosa caratteristica della domenica era l’odore dell’arrosto che si cucinava per strada con il braciere, alle volte erano sardine , altre volte  zerri oppure zimino ma comunque piatti poveri, del tipo tanto fumo e niente arrosto.

Le attività della comunità del quartiere erano le più normali di quel periodo, se non mi ricordo male c’erano alcuni che lavoravano al porto, qualche muratore il calzolaio , mio padre falegname qualcun’altro lavorava in campagna come bracciante,  poi c’erano quelli che lavoravano a chiamata , per meglio specificare al porto o in Comune  solo quando necessitavano,  altrimenti cacciavano e pescavano di frodo, insomma si arrangiavano come potevano. Poi c’era sig. Gavino che aggiustava le biciclette, anche se non erano in tanti ad averla però lui oltre al quartiere serviva anche il resto della Città, c’era un  negozio di generi alimentari che era gestito da due coniugi di Sennori, eco perché  si diceva (vai da lu Sinnaresu a piglia lu pani)

I pagamenti avvenivano a libretto, il libretto solitamente era nero, probabilmente per manifestare meglio la situazione economica dell’individuo, una delle attività più prolifere era sicuramente LU VINDIOLU (bettola) perché,  nonostante la miseria alla sera tutti gli uomini, all’uscita del lavoro facevano la prima sosta alla bettola a bere vino e mangiare uova bollite con il sale,  ovviamente più uova mangiavi e più si tracannava.  Quindi ad una certa ora si poteva notare nell’oscurità  delle strade queste ombre barcollanti da una parte all’altra, i personaggi erano i più singolari , c’era chi cantava a squarcia gola sempre la stessa frase (FORZA TURRIS ALE) altri che se la facevano addosso ancora prima di arrivare a casa, quelli più fortunati gli accompagnavamo noi ragazzi, tutti in gruppo  a sorreggerli ,  ma soprattutto per vedere la moglie che quando si presentava sull’uscio, lo agguantava per il bavero della giacca e lo scaraventava dentro, ovviamente non per cattiveria ma per evitare l’imbarazzo, premetto che questa situazione apparteneva al novanta per cento delle famiglie.

 

Avevo promesso di parlare di CABBU DI LEGNA ma pur sintetizzando al massimo non sono riuscito a descrivere il quartiere in due parole.

 

Spero di riuscire in futuro a sintetizzare ancora di più per far si che non diventi troppo palloso il racconto.


QUARANTA ANNI DI STORIA TURRITANA RACONTATI DA UN COMUNE CITTADINO

Generale — Inviato da gavinop @ 11:38
 

PORTO TORRES

 

                                                                        1° PUNTATA

 

Premessa:

Cari Amici l’idea di scrivere questo racconto nasce da un fato molto comune a tutti e cioè:  raccontare tutto quello che ci si ricorda  in maniera molto ironica più o meno come si fa quando ci si riunisce per gli spuntini, per rendere la cosa più divertente userò nomi di fantasia e cercherò  di condire con  simpatia i vari racconti.

 

L’adolescenza:

Il ricordo degli anni tra il 1965 e il 1970 e quello di una Città che si stava  preparando all’industrializzazione, ovviamente solo con il pensier,  perché  ancora in quel periodo nei vari quartieri popolari della Città, la miseria ed il degrado erano piuttosto evidenti , basta pensare che al vecchio mercato alle volte i ragazzi facevano a cazzotti per un tronco di cavolo, oppure quando le rare volte che si riusciva ad avere per merenda un panino con la mortadella era meglio mangiarlo in casa  e non per strada perché  si rischiava di rimanere a digiuno.  Oggi vediamo le persone scandalizzate per il lavoro minorile ed assistiamo a programmi  TV dove gli intellettuali condannano pesantemente i paesi del terzo mondo per lo sfruttamento minorile, e fanno vedere le immagini di bambini che confezionano palloni di calcio.

Nel quartiere dove abitavo io (che purtroppo non esiste più  poiché è stato trasformato in parco) si  iniziava a lavorare a dieci anni subito dopo la quinta elementare, se per caso non prendevi la licenza elementare  per quella età, andavi comunque a lavorare e la quinta elementare si prendeva con la scuola serale, il lavoro che si andava a fare non era sicuramente cucire palloni, ma fare il manovale muratore, quindi portare calce sulle spalle tutto il giorno, tanto è che se non avevi la casciaddina (escoriazione da caldarella) non eri considerato un buon lavoratore, ma soprattutto dovevi iniziare a fumare a dieci anni se volevi far parte dei duri. Gli impresari di allora erano una diecina , mi ricordo di due fratelli oggi molto ricchi ma allora agli inizi, quando andavi a prendere lo stipendio settimanale ti accoglievano in una casa senza mobili o quasi,  buia e con il soffitto di canne, l'immagine e di un uomo seduto  su di una poltrona a fiori tutta consumata (modello discarica ) che per darsi ancor di più importanza, si mettevano la vestaglia da camera bordò con il cordino a frange (che squallore )   

In quel periodo cresceva notevolmente la richiesta di nuove abitazioni  poiché l’economia era in crescita  grazie al petrolchimico pertanto dato che i primi impresari erano ormai diventati benestanti, per fare i piccoli lavori occorrevano nuovi impresari, eco che entrarono in azione le leve nati dal 1948 al 1950 e con questi comincia l’era imprenditoriale di cui ancora oggi ne stimo pagando le conseguenze.

Come sono cambiate le cose, oggi per essere impresario edile e sufficiente avere il numero di partita I.V.A. un Mercedes, due telefonini, e possibilmente al sabato mattina frequentare la piazza del Comune per i commenti. Allora era un pò più semplice perché  dovevi avere l’automobile,  minimo la cinquecento Fiat oppure la SIMCA, dopo di che un elmetto bianco da mettere sul ripiano del lunotto  un metro di legno ed un blocco notes da esibire sui sedili  posteriori, al quel punto eri impresario,

 

Fine della prima puntata:

 

Nella prossima puntata vi parlerò di un impresario che chiameremo CABU DI LEGNA .

 

Vi prego di non giudicare come scrivo poiché anche io faccio parte di quei ragazzi di cui sopra.


COMMENTI

Generale — Inviato da gavinop @ 16:52
VORREI PRECISARE LO SCOPO DI QUESTO BLOG.ho notato che l'ultimo commento su ECONOMIA PROGRAMMATA non è stato firmato e per lo più aveva uno sfondo tropo politico, questo e stato il motivo della cancellazione.Ci terrei a precisare che lo scopo di questo BLOG è semplicemente poter sfogare in scrittura e con un pò di ironia le cose che secondo noi non vanno bene in questa Città e/o in campo Nazionale.Non pensavo e non voglio minimamente accettare COMMENTI filo politici ma sopra tutto senza nessuna vena ironica, altrimenti ci mettiamo a fare politica assieme ai gia tanti convinti di essere politici.Spero di ricevere sempre tanti commenti, anche perché è un modo come un' altro per sdrammatizzare e per prendere  per il Cu... i politici cosi detti (gli uomini più intelligenti del mondo)  

 


Powered by LifeType