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22 Sep, 2006

il silenzio - when you say nothing at all

Inviato da cinein 11:06 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | Generale
IL SILENZIO – WHEN YOU SAY NOTHING AT ALL – 22/9/06 Preambolo: il contenuto di questo scritto è più che personale, introspettivo direi. A quanti dunque non intendano addentrarsi nei meandri della mia mente malata, do fin da ora appuntamento al post di lunedì, che preannuncio ricco di spunti di cronaca: avendo terminato oggi la raccolta delle pere, vedrò di sfruttare la libertà da impegni lavorativi per realizzare qualche exploit nel weekend. Io sono un buon giocatore di carte, direi: so bluffare, spesso sono fortunato, amo il rischio. Se avessi anche dei capitali da sputtanare, sono certo che i casinò di mezz’Italia e Cote d’Azur conoscerebbero il mio nome. Ma non è qui che voglio arrivare. Quando in una partita il gioco ristagna, c’è sempre quello impaziente/sclerotico/assonnato che chiede: in du el ferem al zogh (dove è fermo il gioco)? Ecco, questo mi chiedo io in questi giorni, ben sapendo la risposta. Sono bloccato davanti al niente, al silenzio di S., proprio come un qualsiasi cittadino che abbia fatto una richiesta ad un ente pubblico, e non abbia ottenuto né l’approvazione ma nemmeno un diniego. Che fare? La tematica dei “silenzi della pubblica amministrazione” è diffusamente trattata nei manuali istituzionali, e non serve che io aggiunga niente. E’ ovvio che se non hai un provvedimento pur negativo, non hai nulla da impugnare. Allora, o ripeti la tua istanza, o passato un certo tempo si consolida un silenzio dissenso, questo sì impugnabile (oggi la disciplina è in parte cambiata, ma ai nostri fini non rileva). Ma io cosa impugno? Il fatto che nell’ultima settimana Lei mi abbia mandato un unico sms (dopo un mese di crescente diluvio telefonico) va interpretato come rigetto della mia istanza d’amore? O ha semplicemente terminato la summer card? Da una parte mi sento finanche stupido a parlarne: nulla mi è dovuto (ti sei accorta di me/quasi per caso/quasi per caso hai deciso poi/che potevi commettere anche un piccolo peccato. Vasco “Brava”;), non c’è tribunale che mi riconoscerebbe un briciolo di diritto a veder soddisfatta la mia bramosia. A Lei potestà, a me soggezione. Questi erano i patti nemmeno tanto taciti fin da principio. Debbo rispettarli. Questa situazione mi fa tanto Notthing Hill, film con Hugh Grant e Julia Roberts, ambientato nell’omonimo quartiere di Londra. Purtroppo siamo alla scena in cui lui, proprietario assieme ad un rincoglionito di una libreria, si ritrova sedotto e abbandonato dopo alcuni giorni che sembravano il principio di tutto. Da qui in poi, realtà e finzione si biforcano maledettamente (per me). Intanto i suoi amici, segnatamente la coppia con lei in carrozzina, lo invitano ad un sacco di cene a quattro per fargli conoscere altre donne (a proposito, grazie a P. per il suo tentativo domenicale, pur se morto sul nascere). E poi c’è quella fantastica scena nella quale lei, alias Anna Scott, super diva di Hollywood, si presenta in libreria e gli fa un discorso del tipo: “vedi, la fama, i soldi, il successo sono solo apparenza. Dietro a questo c’è anche una ragazza, che sta chiedendo ad un ragazzo, semplicemente di amarla”. E ovviamente lui fa in tempo a dire no, capire di essere stato un “cazzone avariato”, rincorrerla e poi il lieto fine. Io, che pur essendo un sognatore, capisco che posso accamparmi in studio fino alla fine dei miei giorni, ma un discorso così non me lo verrà mai a fare nessuna; Vorrei darmi risposte razionali, tipo che eravamo arrivati ad un punto per cui Lei o si separava subito, o impazziva sdoppiandosi o faceva un (bel) passo indietro. Buona la terza, ma due parole di spiegazione ci stavano, secondo me. Però condivido appieno Hugh Grant quando rifiuta dicendo “il mio cuore non potrebbe sopportare una tua nuova partenza”: perché questa è l’unica cosa che mi è chiara dopo i primi 2 mesi e mezzo da single: ora il mio cuore batte più forte. Non so se sia mai successo a qualcuno di voi, ma da quando non ho più nessuna ogni emozione è violenta. Che so io, Frezzolini para il rigore a Tarana? Ormai facevo l’infarto. Mi lancio in bici in discesa da Castagneto e mi accorgo che di fianco a me un falco pellegrino (poiana) sta planando a valle? Mi metto quasi a piangere. Oggi abbiamo finito di raccogliere? E’ dalle 14 che offro da bere a tutti per festeggiare una cosa che è accaduta indefettibilmente nei precedenti 32 anni. Il non avere un progetto con qualcuno, una casa dove tornare e ti aspettano col bacio sulla porta, beh, mi rende ancora più smanioso di fare, a tal punto da vivere di più anche le sciocchezze come un giro in bici o i 32esimi di Coppa Italia. Già sento i mugugni in sottofondo: ti abituerai anche a stare da solo, e ti appiattirai con tutti i valium che somministra la società. (Certo è un peccato però sai/allora ero puro/allora avrei potuto anche amarti/davvero./E invece adesso non ci credo più/non credo più a niente/e la mia vita non la rischio più/per nessuno e per niente. Fine di “Brava”;) Ma vaffanculo! In attesa di una nuova rubrica, visto che ho fatto indigestione di pallone, vi informo comunque del fantacalcio: Crespo-Spinesi-Riganò, snobbati dagli altri, mi issano in vetta a 78 punti. Haec ornamenta mea
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