21 Jun, 2007
A la mer
It’s not easy – to be- me.. E questa frase (successo degli Hoobastank) non sta bene in bocca solo a Peter Clark alias Superman, ma pure a me (e a tutti coloro che hanno una doppia vita, direi). Ma per “doppia vita” non intendo niente di romanzesco, drammatico o trasgressivo: basta semplicemente aver capito di non trovare equilibrio e soddisfazione svolgendo un solo lavoro, frequentando solo un ristretto gruppo di persone, amando una sola donna. Tralasciando quest’ultima voce, di cui dico a parte, sto ora facendo i conti con una realtà nuova: non riesco a prendere dappertutto. Niente panico, mi direte, è normale. Ma solo perché voi non conoscete il funzionamento(?) del mio cervello. Quando ho fatto una cosa alcune volte, vuoi semplicemente il tragitto da casa al lavoro, vuoi la crono-scalata dell’Abetone, io assegno a questa cosa un tempo ics; che però, attenzione, è sempre il tempo impiegato la volta che ho fatto meglio. Questo perché bisogna sempre avere l’obiettivo di migliorarsi, ma poi fondamentalmente perché io tendo a strafare. E quindi mi ritrovo fin dal mattino ad inseguire una serie di impegni che, per carità, “tempari” alla mano si incastrano alla perfezione, ma che lasciano poco margine all’imprevisto, al contrattempo. E soprattutto richiedono un dispendio di energie che io adesso non ho. Questo è il mio dramma da due mesi a questa parte. Certo, il dolore al costato è diventato un mero fastidio, ma quello che si guarda la mattina nello specchio non è il Thomas Moro di Amsterdam, per intenderci. E’ la sua controfigura, insicura e un po’ piagnucolosa per non poter prendere nuovi impegni e, quel che è peggio, per non riuscire a rispettare quelli già presi da tempo. Comincio ad avvertire la sfiducia nella gente, che non capisce perché la mia campagna sia incolta, perché esca di rado con gli amici, perché non rispetti gli appuntamenti coi clienti e perché non dia corda alle ragazze che pur mi cercano.
Almeno per quest’ultima voce ho una spiegazione che dovrebbe essere comprensibile ai più: attualmente frequento una ragazza con la quale sto davvero bene. E’ una situazione “speciale”, perché a me non capita spesso di trovarmi bene, in sintonia su tutta la linea (o almeno sulle cose che giudico importanti in un rapporto) con una donna. Ho saltato a piedi pari tutti i pregiudizi del caso, e mi sono lasciato coinvolgere in mille cose che, sarà anche per la situazione di precarietà nella quale ci muoviamo, riescono sempre fantastiche. Prendi la domenica al mare da cui il titolo del post. Andati giù sabato in tarda sera, abbiamo passato 24 ore magiche tra letto, spiaggia, tavolo e lido, dove anche un piccolo incidente domestico, col suo fragore di piatto che va in mille frantumi, mi ha fatto capire che sì, ero sveglio e felice di essere lì. Non voglio romanzare ulteriormente, ma ecco, per mille cose che sembrano sfuggirmi di mano ce n’è una nuova che si afferma..
Angolo Latinorum (Doctum doces)
"Cynthia prima suis miserum me cepit ocellis, contactum nullis ante Cupidinibus" incipit dalle Elegie di Properzio, traducibile in "Cinzia fu la prima a rapirmi coi suoi begli occhi, me infelice, non ancora toccato dalla passione". Notare quel "miserum me" che fa molto l'intercalare di Paperon de Paperoni "me tapino", appunto
11 Jun, 2007
la scuola - parte prima
Oggi trattiamo un tema attualissimo, direi, a dispetto della mia età: i compagni di scuola (compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato, o sei entrato in banca pure tu. Venditti docet).
Ovviamente il discorso non viene affrontato in abstracto, ma con riferimento alla mia esperienza personale; Dunque, io sui banchi ho passato davvero tanto tempo (ancora oggi approfitto dei “ridotti” come studente dell’Alma Mater): asilo-elementari-medie-liceo-università-master, e di bambini prima, ragazzi poi, uomini e donne infine, ne ho conosciuti altrettanti.
Tralasciando i compagni di asilo-elementari, molti dei quali ho obliviato, e i compagni di università, non avendo io praticamente frequentato alcuna lezione, rimangono gli amici conosciuti sui banchi delle scuole medie inferiori e superiori (id est il liceo). Unfortunately, di quanti conobbi alle medie propriamente dette ho perso traccia, avendo io frequentato in Friuli. Tranne Stefano (amico, la vita è strana, magari ti imbatterai nel mio blog e ti farà piacere leggere di te): avete presente le città di mare? Quella che mi ha visto crescere, che poi è la città natale della cantante Elisa (forse non sai quel che darei, perché tu sia felice, piangi lacrime di aria, lacrime invisibili, che solamente gli angeli, san soffiar via), basava le sue fortune sui cantieri navali. Micoperi: a voi non dirà nulla, ma ai tempi fu la più grande piattaforma petrolifera e venne realizzata sotto casa mia. Beh, quando i cantieri lavoravano gli operai portavano a casa lo stipendio, diversamente cassa integrazione a go-go. Io ero figlio di un impiegato comunale, un buono stipendio sicuro, ma vi andava detratto il mutuo sulla casa. Premesso che nulla mi mancò, il passaggio da una serena infanzia all’adolescenza lo feci col mio amico Stefano. Le prime uscite “da soli”, il primo cinema, i discorsi sulle ragazze, i giornaletti porno, le sfide interminabili a nome di cosa-città-animale-ecc. Tutti i giorni a scuola insieme, pranzo rapido e via, pantaloni e maglioni di lana coi buchi fino a sera giocare a pallone (la maglia del Bologna, sette giorni su sette.. Luca Carboni, Silvia). Cieli tersi e campi sferzati dal vento di bora, ma così forte da rendere imprevedibili i passaggi: lo schema unico possibile era allora lo sfondamento, l’azione personale. E io, che sono rimasto quel ragazzo nel fisico (1,85 x 70kg) e nello spirito, continuo a cercare di andare in porta con la palla, qui che il vento con la V maiuscola non soffia mai, che la palla “bisogna darla via”...
In realtà sono tornato ancora “dalle mie parti”, appena ho avuto la patente e poi ancora dopo: ho rivisto gente, mi sono invaghito di una ragazza, ho fatto una particina in uno spettacolo. Ma soprattutto ho visto la miseria nella mia città, cantieri chiusi, degrado. La gente, che già è schiva di suo, ancora più chiusa. E il mio amico S. che si era perso per strada, scuola lasciata a metà, troppe sale giochi, bar e birre. (se tornerai, magari poi, noi riconquisteremo tutto, come tanti anni fa, quando per noi, forse la vita era più facile.. 883).
Non vado su da anni, anzi, mi viene una malinconia solo a pensare alla ferrovia con le traversine ghiacciate di prima mattina, che vi congedo tosto
ANGOLO LATINORUM (ultimo appuntamento, direi)FORUM IULII, cioè Friuli ai tempi dei Romani: vi risparmio la lezione di storia, ma se siete amanti dei mosaici e Ravenna vi ha stancato, allungatevi fino ad Aquileia (Ud). Ne troverete una distesa chilometrica, a cielo aperto, poche file e biglietti. E rinfrancatevi sulla attigua spiaggia di Grado (Go), una lingua di sabbia gialla finissima
SEGUE….
5 Jun, 2007
Dica trentatre
Uno in più, nient’altro che un numero, perché più, vado avanti più mi sembra che, io mi possa fidare di me, non tantissimo però di più, e sempre un po’ di più..
Introduciamo lo spinoso argomento odierno con una canzone di Max Pezzali, ragazzo apparentemente allegro/spensierato, ma che nei suoi testi mette quella punta di riflessione mista tristezza che lo fa sentire vicino a me (e a molti altri, direi). L’avrete già capito: domenica ho compiuto 33 anni. E per l’occasione ho scelto di fare una cosa dissacrante, o quantomeno per me insolita: weekend glamour/fashion al mare. Perché se il mare è Milano Marittima (d’ora innanzi Mi.Ma.), e se tutti i posti frequentati sono griffati Papeete, vuoi proprio l’omonimo “bagno” e relativo happy hour o la discoteca “VillaP.”, non avrei bisogno di aggiungere altro. A beneficio dei pochi ancora ignari, preciso che l’aperitivo danzante del Papeete (inno 2007: “oooh, papeete, mi sembra di volare, un gabbiano in riva al mare..&rdquo
è senz’altro l’evento più cool dell’estate, il virus dal quale nessuno sembra immune. Ed in effetti quando io ed il mio amico calcettaro et modaiolo ci siamo materializzati in loco, il clima era bollente; e non certo per il pallido sole che pur scaldava l’Adriatico! Sarà perché da 2 mesi ero a digiuno da locali da ballo di sorta, ed esente in toto da spiaggia nel 2007, ma tra la musica incalzante (pur se monocorde) e l’alcool che scorreva a fiumi nelle vene degli avventori, mi sono trovato calato in una situazione quasi imbarazzante, tra ragazzine ubriache in versione “duo les-bon”, tanga, abbronzature, muscoli, tatuaggi, enormi occhiali da sole.
Cenato in hotel, economico quanto di qualità, nel limitrofo paese di Cervia, eccoci pronti a vivir la noche di Mi.Ma. Tra Mojiti e Caipiroske viene l’ora di andare in Villa (many thanks al fumatissimo amico che ci ha permesso di entrare bypassando la pur modesta fila). Qui troverete più o meno gli stessi corpi ostentati prima in spiaggia, appena un po’ più vestiti (nonostante il freddo umido di sabato notte). Confesso di non aver provato l’approccio con la fauna locale, avendo incontrato conoscenti delle mie parti, ma a occhio e croce mi mancavano alcuni elementi chiave per nutrire chance di successo: droga e dinero, disponibilità insomma.
Tornati in albergo all’alba, risveglio col sole, spiaggia, ancora papeete, rientro hacendo cola, parenti e amici a casa che mi aspettavano con torta e tante candeline per farmi festa
Morale della favola: se avete voglia di rifarvi gli occhi, e non vi fate infastidire dai posti “finti”, una capatina in questo rinomato angolo di Romagna la dovete proprio fare. Ma lasciate a casa: 1) il cervello, qui è davvero un inutile optional; 2) il libretto degli assegni, che non vi venga voglia di mettervi in competizione coi papponi habituè; 3) la patente di guida, così non ve la ritirano all’uscita dalla disco: mai visti tanti etilometri alle 6 di mattina!
MOTTO LATINO
SIT TIBI TERRA LEVIS: che la terra sia leggera su di te. Ho trovato questa frase sulla lapide vicina alla tomba di mio nonno, che ogni anno vado trovare, per ragguagliarlo e chiederne l’aiuto, prima di iniziare a lavorare in campagna. L’avevo già incontrata ai tempi del liceo, in una versione tipo di Seneca o Tiberio, e l’ho trovata di grande sensibilità e delicatezza
