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25 Dec, 2007

Elisa

Inviato da cinein 21:20 | Permalink Permalink | Comments Commenti (13) | Trackback Trackback (0) | Generale

Se, un segreto c’è, è fare tutto come se, ci fosse solo il sole..

 

Intanto Buon Natale, amici miei carissimi. Fra ieri sera e oggi a pranzo 2 mangiate pantagrueliche, tale per cui sono un filo appesantito e rincoglionito (pure più del solito…). Esaurito l’aspetto consumistico del Natale con lo scambio dei doni, rimane il lato spirituale della Festa. E di questo non voglio parlare, lasciando a ognuno di voi il proprio modo di celebrare la nascita di Cristo.

 

Quello che oggi voglio dire, riallacciandomi alla canzone di Elisa di cui sopra, non ha niente di romantico o prosaico: fermate tutto, voglio scendere e prendere un mezzo più adeguato alle mie possibilità. Consapevole di quanto ci si possa fare male a saltare da un treno in corsa.

Il discorso è molto semplice. Da Maggio a oggi ho lavorato solo ed esclusivamente per tappare, buchi prima e voragini poi, che la malattia mi lasciava in dono. Ora che sto meglio, e sono tornato in linea di galleggiamento, sento di dover trovare un diverso modus vivendi. Come tiravo avanti prima non si può più, voler prendere dappertutto è sconsiderato alla luce delle mie forze e della mia età. E lo dico alla vigilia di una duplice (S. Stefano e Capodanno) spedizione montana, che farà da simbolico spartiacque tra l’anno vecchio e il nuovo, ma soprattutto tra il me pre e post 1/1/2008.

 

Innanzitutto necessito di una rivisitazione geografica dei miei limiti. Non è possibile che la mattina vada a Modena/Bologna, il pomeriggio in studio e la sera di nuovo a Modena/Bologna/Sassuolo; considerate che io vivo a 25 kilometri dalla più vicina di queste località! Del resto i rapporti interpersonali per me hanno sempre funzionato così: prendevo su e andavo, preferibilmente dalle ragazze mart-gio-sab-dom e dagli amici merc-ven-dom. E poi via con le prime per negozi-ristoranti-cinema, e coi secondi per locali e discoteche delle 3 province (Re-Mo-Bo).

Se da una parte gli spostamenti sono inevitabili (dove vivo io non c’è una beata minchia), dall’altra è sadomaso obbligarsi a questi tour de force. Sì certo, io non so saziarmi di bar, storie di paese, la corte alle madonne di provincia.. Mi piace andare a teatro, allo stadio, a ballare. E queste cose dalle mie parti non-ci-sono. Però non sarà più, ma mai più, che ti vado merc al cinema con lo sconto, giovedì bolognese, ven in disco con gli amici, weekend con la morosa. E’ il momento di radicarmi sul territorio comunale, dove già ho la sede delle mie 2 attività (anche se lo studio è un po’ una scatola vuota senza il tribunale, che sempre sarà Mo e Bo): ora debbo farmi la tana. Perché adesso succede che se non mi muovo io non ci si vede, e la colpa viene addossata esclusivamente a me! Questo è il mio vero, unico fioretto per il 2008: spostare il centro di gravità del mio mondo su casa mia. Non è che voglia tapparmi in casa e chi mi vuol vedere viene qua oppure si incula, cosa che fa molto Francesco Guccini. No, io continuerò a girare per l’Emilia (a me piace molto guidare, nonostante il prezzo della benzina mi disincentivi), solo intendo dimezzare i miei ritmi: andavo al cinema una volta a settimana? Ora sarà ogni 2, e se ci tenete proprio a mantenere il cine cada semana, 1 si va in città e 1 nel mio paese.. Facile, no?

 

In realtà sarà difficilissimo far capire a chi è abituato a vedermi sbucare dalle sue parti che l’amore, l’amicizia e financo il lavoro sono rapporti bidirezionali. Facile che il tutto si risolverà in una bolla di sapone e le persone che io frequento preferiranno vedermi con comodo una volta in meno che sacrificandosi una volta in più. Amen. Io intanto comincio a preparare una tana accogliente, così la gente è incentivata a venire.. Ricordate che ciò che muove il mondo sono i rapporti di forza, e io sono sempre in svantaggio: con le donne in quanto non Brad Pitt, con gli amici poiché non ho droga, ma nemmeno la play-station per farli divertire…

 

Tanti anni a chiedermi, se vado bene così, come sono, invece di guardare, il sole sor-ge-re

17 Dec, 2007

Portrait and landscape

Inviato da cinein 15:21 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | Generale

Tommaso Moro speaking, con varie cose da segnalare:

1)      E’ caduta la prima neve. Piacevole risveglio le mattine di sabato e domenica in vere e proprie bufere di neve e vento, cosa ormai rara a queste latitudini, e tanto più gradite poiché precipitazioni di scarso rilievo. Insomma, il paesaggio si è imbiancato, contribuendo a creare un clima ancor più natalizio, ma senza arrecare danni alla circolazione e ai miei spostamenti del fine settimana (che poi non erano in programma, ma vedi punto 2)

2)      Il mio unico, grande obiettivo del weekend era fare il presepe. C’era da migliorare quello pluridecorato del 2006, cosa ardua e forse insormontabile, ma lascio a voi il giudizio: Vi attendo numerosi fin da oggi, guidati dalla mia stella cometa, posta sulla stalla in posizione apicale, con la promessa di farvi trovare una ambientazione meno “gelida” dell’anno scorso (soprattutto se annuncerete la vostra visita, dandomi così il tempo di accendere la stufa!). Closing time everydays from 4 p.m. to midnight, salvo prenotazioni.

3)      Sarà il periodo a rendermi creativo, ma ho dato il via ad una cosa che avevo in testa da tempo: una mostra fotografica. La mia passione per l’arte di Helmut Newton è antica, ma volendone fissare una data d’inizio, a mo’ di storico con la caduta dell’impero Maya o con l’inizio del Medioevo, possiamo prendere il giugno del 2002, quando comprai la mia prima macchina fotografica digitale. Le migliaia di scatti che ho realizzato in questi 5 anni saranno la base della mia esposizione. Come prima mossa ho quindi provveduto a recuperare copia del materiale che, malauguratamente, era rimasto a casa di N. 

La macchina fotografica ha, a mio parere, questo insormontabile limite: devi decidere di portartela appresso. La cosa, ovvia quando vai in vacanza (quindi molte foto le aveva N. perché in vacanza negli ultimi 5 anni ero andato sempre con lei), lo è meno nella vita di tutti i giorni, vuoi per gli ingombri di macchina-obiettivi-batterie di riserva, vuoi perché proprio non pensi che andando a lavorare, al bar, a fare la spesa, qualcosa possa colpirti… In questi casi supplisce il cellulare, almeno da Natale 2005, quando mi sono dotato di un modello che, non ci si sente un cazzo, però ha incorporato una buona fotocamera! E vi garantisco che alcuni dei miei scatti migliori vengono proprio dal cell.

Il Forum destinatae solutionis è stato individuato nella casa di mio nonno, invero grande e desolatamente vuota da quando il mio avo se n’è andato. Ho pensato di dividere il materiale in 2 grossi filoni: landscape, cioè paesaggi di sorta, e portrait, cioè immagini di persone. Se volete collaborare e condividere con me i vostri scatti migliori, potete inviarli a: bazzagol@gmail.com. Tutte queste belle(?) foto saranno visionabili su Suxpippo, il mio windows live space (almeno la sezione landscape.. per pubblicare i vostri volti gradirei preliminare autorizzazione), in attesa di approntare le pareti di casa per la mostra vera e propria.

 

 

7 Dec, 2007

Parole nel vento

Inviato da cinein 19:03 | Permalink Permalink | Comments Commenti (1) | Trackback Trackback (0) | Generale
 

Sapeste che pena – per chi organizza la scena – restare dietro al banco – come una cane colla sua catena.. Il nostro Enrico Ruggeri ci descrive così le sensazioni del portiere (di notte) di un albergo che assiste impotente al via vai di clienti (una in particolare, che “arriva sempre a notte fonda, e quasi sempre bionda”).

Non molto differente è il mio umore quando si organizza una cena a casa mia. Por supuesto che tutti voi abbiate ospitato gente a casa vostra. La qualcosa impone, tranne ai più “informali” si intende, di dare una rassettata agli ambienti (scopa-straccio-vetril-argentil), operazione invero noiosa e faticosa ma che, comunque, prima o poi andava fatta..

Diverso è il discorso del menù serale. Magari tu ti accontentavi di pizza (con consegna rigorosamente a domicilio) e coca davanti alla partita. Invece se inviti qualcuno a cena, mica puoi dargli i sofficini Findus (salvo specifica richiesta). E quindi vai a far la spesa, cucina (con relativi odori da far svanire prima dell’ora ics), apparecchia (naturalmente 7/8 piatti-posate-bicchieri puliti e uguali bisogna trovarli), pensa ai vini da abbinare a partire da quello “da aperitivo”.

Ma non è neanche questo il punto. Invitare a cena qualcuno può essere una occasione conviviale piuttosto lieta, godereccia durante e magari dopo. Tra l’altro siamo ormai in zona Natale, direi il momento canonico nel quale le famiglie si riuniscono attorno al desco per mangiate pantagrueliche. Il problema sono le cene “coatte”, nel senso che si crea quella situazione in cui sei costretto a chiamare commensali che altrimenti manco ti sogneresti. Ultimamente infatti, per una strategia di marketing di dubbia prospettiva, mi ritrovo con cadenza settimanale a tavola i miei zii e/o la morosa di mio fratello e/o il padre di lei. Diciamo subito che sono 4 brave persone: gli zii, veramente una coppia eccezionale, di una generosità e correttezza ormai rare. La morosa di mio fratello, beh, basti considerare che ha sempre un pensiero dolce (nel senso “pasticciere” del termine) per me. Il padre di lei non lo conosco, ma così a pelle sembra un tipo a posto, comunque il tipico soggetto da invitare a cena: intenditore di vini, ottima forchetta, battuta pronta e chiacchiera sempre interessante.

Va da sé che il tassello sbagliato sia io.

La verità è che io ho sempre aborrito situazioni del tipo: ci si siede a tavola alle 9 e ci si alza su a mezzanotte, con discorsi sempre più disconnessi in funzione del tasso alcolico crescente. E poi, sarà la vecchiaia, ma dopo una giornata di lavoro io sono alla frutta ben prima che si arrivi alla portata corrispondente. Poi mi viene mal di schiena, e da giugno anche al costato, se sto 3 ore su una sedia di vimini. Ma soprattutto non ho una beata minchia da dire, né mi interessano minimamente i discorsi che vengono fatti. Se c’è una cosa che ha migliorato la qualità della mia vita da quando non sto più con N. è proprio questa: pranzo e cena per i fatti miei, poi vado subito dove devo andare, se sono ancora attivo. E se l’interruttore è già girato su off, mi stravacco in poltrona senza dover simular attenzione a quello che viene detto, o peggio venir coinvolto nel dibattito.

Insomma, abbasso le serate a base “di parole nel vento - un lampo un momento -  un sogno di gloria – la nostra vittoria - su questo mare piatto - di una vita tranquilla - che noi non cercavamo - ma che poi ci attorciglia” (Stadio)

Quindi, se proprio volete farmi un regalo per Natale, non invitatemi a cena!