11 Feb, 2008
La questione romana
Intendo affrontare in questo scritto una delle cose (a mio modo di vedere) più noiose, perniciose ed inconcludenti della nostra società: la politica. Ma il tema si impone, e allora lo tratterò come da mia abitudine quando una cosa mi annoia: brevitascumque. Mi scuso fin d’ora se alcuni passaggi risulteranno non chiari.
Dunque, ovvio che il discorso parta dal 13/14 aprile p.v., quando sono in programma le prossime elezioni politiche (italiane, of course). Infatti le camere sono state sciolte, e nessuna soluzione transitoria è stata trovata, visto che il centro-destra, ciecamente convinto di tornare al governo, ha rifiutato con sdegno il tentativo estremo di Marini.
Io l’Italia la vedo così: un paese dove la stragrande maggioranza dei cittadini ha una mentalità conservatrice, di centro quindi. Motivo per cui una coalizione di sinistra non ha concrete possibilità di vincere, e in subordine di durare a palazzo Chigi. E lo dico con rammarico, io sono di sinistra ed anche i sassi lo sanno, ma non un marxista (o più attualmente un Bertinottiano), bensì un laico progressista (alla Zapatero, via).
L’Italia del 15 Aprile 2008 è presto fatta: Berlusconi al Governo, con una maggioranza molto meno schiacciante di quanto ora lui creda, ma comunque in grado di regalarci altri 5 anni di parole al vento, giustizia e stampa imbavagliata (Enzo Biagi, te ne sei andato giusto in tempo), Fini, Bossi e Casini a dare una alzata di cresta ogni tanto, giusto per giustificare la propria presenza.
La “cosa rossa” (Pd con o senza Rifondazione) non ha i numeri, nonostante un lodevole Veltroni.
L’unico scenario alternativo, ma capirete che non c’è il tempo, sarebbe l’emergere di una figura di centro di notevole stazza, in grado di riaggregare i pezzi della fu DC e sottrarre voti a go-go a centro destra e centro sinistra.. In realtà io il nome giusto ce l’avrei, temo però sia in eleggibile: Papa Ratzinger.
Non è una boiata, la Chiesa manipola più coscienze (e voti) di chiunque altro, e non è un azzardo dire che nella caduta di Prodi ci abbia messo più lei che un Mastella (devi mo-ri-re!) o un brutto Rospo. I miei ricordi storici mi riportano, all’epoca dell’Unità d’Italia, ad interminabili discussioni su come entrare in Roma, all’oltranzismo tenuto dalla Chiesa nei decenni seguenti, al sofferto accordo infine dei Patti Laternensi. Andando a rischio scomunica, io direi: ma che cazzo vuole la Chiesa da noi? Ma lo sapete che se un bel giorno lo Stato chiudesse i rubinetti al Papato (esenzioni incluse, tipo l’Ici sui loro immobili), appianerebbe di botta il debito pubblico? E poi perché i Preti non lavorano?
E perché, invece di limitarsi a vivere alle nostre spalle, Sua santità e immediati sottoposti continuano a mettere il becco nei nostri affari? Non era “libera Chiesa in libero Stato”?
Mah, per dirla con Cesare Cesaroni, “che amarezza”!
