3 Dec, 2008
Il moleggiato
Questo è un post-onirico, nel senso che mi sono svegliato nel bel mezzo di un incubo e ve lo voglio raccontare. Innanzitutto mi ero appisolato verso le 15.30, classico orario della mia siesta, dopo una mattinata di lavoro intellettuale proficuo, abbondante pranzo conforme alla mia dieta, lavoretti agresti leggeri (pulizia di pali e fili del vigneto dopo la potatura di mio padre).
Caduto in un sonno profondo, mi ritrovo al volante della potente Fiat Stilo, è notte e sto guidando sulla Nuova Estense; la sensazione è quella di aver mangiato a volontà e bevuto in egual misura, situazione tipica da sabato sera di qualche anno addietro, quando con N. lo schema caonico era 2 ore al ristorante e rapido ritorno a casa (che fa molto Radiofreccia: “ti sposerai con Elisa, conosciuta sui banchi di scuola, al sabato la spesa, il giorno dopo in chiesa e guzzerete solo quando sarete ciucchi).
Ma qualcosa mi infastidisce, non sono dell’umore di chi, satollo e un po’ brillo, pregusta il momento in cui, arrivato a casa, salterà addosso alla propria donna strappandole letteralmente le mutande per possederla contro la porta d’ingresso. E d’altronde sul sedile di fianco a me non c’è N., ma una ragazza mora, dal fisico minuto avvolto in un tubino marron scuro, con calze spesse di ugual colore e scarpe basse nere. Il suo sguardo è perso nel vuoto, e languido, come in paziente attesa che io trovi un posto per accostare e concludere la serata facendo sesso in macchina (sempre Ligabue, ballando sul mondo).
Si era dunque giunti a tale tacito accordo tra un cocktail di scampi e un Traminer aromatico?
Comunque sono insofferente e intanto piove, a catinelle come solo in città sa fare. Infatti stiamo uscendo da Modena, affronto la rotonda del Cantone ma non vado dritto per Montale, né volto a sinistra per Portile. Ho deciso di non andare a casa subito, voglio tornare in città per un ultimo drink e così faccio.
Nel frattempo l’Ipod, in modalità “random”, sta gracchiando Celentano “e intanto il tempo se ne va – di colpo non sei più bambina – si cresce in fretta alla tua età – non me ne sono accorto prima”. Scendo forte dal cavalcavia dell’A1, subito dopo l’osteria delle Donne c’è una semicurva a destra.
L’avrò fatta mille volte, ma stavolta tocco il freno e la macchina va lungo per il campo, tra gli “sprucchi” del frumentone già raccolto carambola una, due, tante volte.
Poi si ferma tutto, una grande sensazione di calore alla testa, forse sangue, la ragazza di fianco a me non c’è più.
Mi ritrovo nel salotto di casa con ancora il rumore della sirena dei pompieri che mi fischia nelle orecchie, a ripensare che stupido ero stato, mi avrebbero tolto la patente perché poco tempo prima avevo fatto un altro incidente con uguali modalità. E comunque la macchina era sfasciata…
Poi mi sveglio, sono le 16.47 si mercoledì pomeriggio. La sensazione di caldo alla testa c’è ancora, e sì che in camera mia d’inverno ci sono i pinguini (vedi Pozzetto “il ragazzo di campagna). Scendo e vado a farmi un infuso di menta (tè off-limits nel new deal). Mah!
Quelli come me – si svegliano a metà – rimangono coi sogni mezzi aperti
Quelli come me – si svegliano alle 3 – e dicono che i giorni sono corti
Avrai ragione te – a fare come fai – a startene da furbo – nel mondo dei più furbi
Vuoi vedere che – sappiamo già com’è – ci riposiamo solo dopo morti…
ANGOLO DELLA TECNICA: LA SERRA
L’autunno è la stagione di mezzo tra estate e inverno, come tale caratterizzato da fasi dal sapore tardo-estivo e altre decisamente rigide/uggiose. Quest’anno, da un punto di vista termico, è arrivato il 13 settembre e ci ha lasciati la settimana scorsa, quando una repentina discesa di aria fredda ha portato la nevicata di cui al post precedente e soprattutto quella copiosissima di venerdì u.s.; Tuttavia la temperatura non è mai scesa al di sotto dello zero: ciò non ha impedito che la neve cadesse e, appunto perché bagnata, fiaccasse col proprio peso molti rami dei miei alberi da frutto e non, ancora carichi di foglie. Gli agrumi invece non hanno fatto una piega, anche perché già al riparo della mia serra! Quest’anno abbiamo adottato una struttura semi-rigida, telaio in legno e superficie di nylon, tetto mobile solo per le nottate più fredde e porticina isi-pil per le innaffiature. All’interno il mio arancio secolare, il mandarino, il cedro, tanti limoni e qualche geranio. Mimose, ulivi ed oleandri, la macchia mediterranea insomma, non hanno più paura di questo inverno del terzo millennio: da quando stiamo qui non ricordo di aver mai letto sul termometro meno 10, la nebbia notturna con galaverna mattutina non me le ricordo neanche più: ma senza rimpianti, eh!
