23 Dec, 2008
Gesù vive
Mi riallaccio alla esultanza di Kakà, seguita alla doppietta da lui rifilata all’Udinese (con variazione in italiano alla sua classica sottomaglia I belong to Jesus), per introdurre il post Natalizio in pieno spirito cristiano: Buon Natale to everyone dal vostro Tommaso Moro.
Veloce excursus clinico: è dal 12 dicembre che mi fanno buona compagnia tosse e superraffreddore – mia madre non ci tiene dietro a lavarmi i fazzoletti – tale per cui non ho partecipato ad alcuna cena pre-Natalizia amiciscumque. Stamattina mi sono comunque risolto ad andare in paese per fare gli auguri ad amici e pseudo colleghi (naturalmente non con fine opportunistico). Tuttavia, la situazione che più ha risentito dei miei malanni di stagione è il comparto regali di Natale: ad oggi me ne mancano ancora due, quelli di F. e di mio fratello, che sono pure i più importanti, ma in realtà si tratta solo di andarli a prendere, so già dove e cosa.
Non ha ricevuto alcun pregiudizio invece la realizzazione del mio pluridecorato presepe, che quest’anno fa bella mostra di sé a fianco dell’albero di Natale in sala da pranzo. Pur essendo in editio minor (come lo spazio a mia disposizione) rispetto agli anni precedenti, trovo che sia riuscito un piccolo bijou: vi invito alla tradizionale visita guidata al medesimo, così potremo scambiarci gli auguri e rivederci dopo un tot di tempo. Naturalmente è vitale contattarmi prima: intanto perché ci tengo a mostrarvelo di persona, poi perché se sono malato, al lavoro o in montagna, avrete fatto un lungo giro a vuoto (mio fratello è alle terme e mia madre, quando è in casa da sola, non apre a nessuno).
Utile notazione meteo a margine: come più volte annunciato, per Natale è prevista una discesa di aria fredda dalla Russia artica. I miei lettori della pianura l’apprezzeranno, perché ciò spazzerà via le fastidiose nebbie di questi giorni. Tutti gli altri non lo so: esistono 2 possibilità, una che parla di neve anche in Emilia, l’altra che ci attribuisce solo freddo cane (i miei amici fanno scherzi stupidi – Ligabue doc). La mia idea è bypassare il tutto con alcuni giorni in Riviera, salute permettendo.
Consigli musicali per gli acquisti: visto che va di moda la tipicità (cosiddetti prodotti a km zero), vale la pena di acquistare la confezione natalizia proposta da Zucchero Sugar Fornaciari (an ho mai vèst un pret mègher, testuale da “Che tempo che fa” di sabato scorso) oppure la Primavera in anticipo della Pausini (non può essere abitudine, Natale senza te – da E invece no). Poi si sa, per il proprio uso e consumo meglio pirateggiare la rete. A proposito, credevo che Villari si sarebbe laureato mio mito del 2008 (che faccia di bronzo), ma mi sono ricreduto: i miei idoli sono i pirati africani, quelli che su dei canotti assaltano le petroliere e ce le rivendono tra i 5 e i 10 milioni di dollari…
Chiusura col botto, anzi col terremoto: sentita la scossa? Io ero a letto e questo si è mosso un bel po’, come pure l’armadio a fianco: ma niente paura, non è certo sotto le macerie che temo di morire!
ANGOLO DELLA TECNICA: IL CERESETO
Premesso che in realtà si tratta di un impianto di duroni e non di ciliegie, come sarebbe logico supporre dal titolo, voglio semplicemente comunicare che quest’anno le mie piante entrano in produzione: per chi volesse partecipare alla raccolta – o alla mera degustazione - , la primaticcia Big early matura a fine maggio. Intanto noi stiamo rimpiazzando le 10 piante che si sono seccate nell’estate e regaliamo nuova linfa ad altre 10 in difficoltà: tale tecnica merita un approfondimento. Basta mettere ai lati della pianta agonica 2 piante di duroni non innestati, li si piega fino a farli intrecciare col tronco della pianta da salvare et voilà, il gioco è fatto: l’unico tronco principale riceverà ora nutrimento da 3 radici e non più solo dalla sua, che è stata fatta banchetto in primavera dalle talpe!
14 Dec, 2008
That's All Funk
New York City, brumoso pomeriggio d’inverno, lasciati gli amici in hotel mi aggiro per una zona periferica della città (per inciso, nella Grande Mela non ci sono mai stato). Arrivato in cima ad un cavalcavia guardo di sotto: probabilmente un tempo lì ci passava una strada, il tram, qualcosa; ma ora c’era solo una spianata di cemento. I segni disegnati sull’asfalto però mi sono familiari: quell’area era ora adibita a campo da calcetto. La cosa mi suona strana, tutt’al più avrei dovuto trovarci un parquet da basket, in America… Ma amen, scavalco e scendo. Più o meno sto a centrocampo che si apre una finestra da un palazzone di fronte, scende un ragazzo con un pallone e mi fa capire che da lì a poco sarebbero arrivati “gli altri”. E avremmo giocato. Ora, i personaggi che arrivano in ordine sparso mi ricordano tutti qualcuno, ma (giustamente) non ne conosco nessuno. Lingua ufficiale italiano da emigrante anni ’20. Ci si divide per colore prevalente degli abiti e le 2 squadre sono belle che fatte. Qualche curioso fa la sua comparsa a bordo campo. Surreale ma bello.
Invece il bello deve ancora arrivare. Mi sfreccia a fianco, su pattini a rotelle, una mia compagna di banco di Liceo, incredibilmente cool e glamour (considerato il tipo che era). Con lei ci sono le 2 inseparabili amiche rock. Non ho ancora realizzato bene che L. mi stringe un braccio intorno al collo e mi fa: “ho saputo di tuo padre(?)… Perché non mi hai mai chiamato… Conservo ancora le tue lettere ed i tuoi confetti(?). “Mio papà adesso sta bene”, bofonchio io, e le do appuntamento l’indomani alle 2 in quello stesso posto. Si comincia a giocare, mi vedo un po’ troppo magro e mi piazzo a centrocampo. La prima palla che tocco diventa assist, la seconda sibila vicino al palo.
Comunque siamo già all’indomani, io sul cavalcavia ics, in anticipo sull’ora ics, trequarti grigio e berretta di ugual colore. Arriva anche L., che arrampicata su stivali di camoscio, jeans e piumino fashion, cappello scozzesone e trucco marcato, stento a riconoscerla. “Figurati lei”, che mi ricordava Axel Roses e ora sembro Siska. Lunga, stramaledettamente lunga passeggiata, utile però a chiarire alcuni dettagli (tipo io la ricordavo sposata col più sfigato del Liceo, uno che quando entrava lui negli spogliatoi i M. merda, M. monta-monta-merda riecheggiavano fino al terzo piano; ora non lo era più?), già che ci siamo si fa una mezza corsa campestre per Central Park, io desisto rapidamente dal contestare che i miei stanno tutti bene, o più semplicemente che allora era stata lei a chiudere la porta. Si cena a mie spese (perché il bello dei sogni è questo: sono io quello con la grana), la riaccompagno a casa (che poi avrebbe dovuto essere un hotel) e la bacio per salutarla. Nella mia testa finiva così. Un modo romantico di riscrivere il finale di una storia di 16 anni fa. Lei invece ci mette della lingua e mi trascina dentro. Si fa l’amore e poi lei si mette a piangere. “Ti ho avvicinato solo perché siamo rimaste senza un soldo, nemmeno per il biglietto di ritorno”. Metto mano al cappotto ed infatti il portafoglio non c’è più. In un attimo sono fuori di casa, ma le ho lasciato duecento dollari e il mio biglietto da visita. Arrivato in hotel sbotto con gli amici: “Un filo care qui le pute. Duecento verdoni e mi è pure andata di traverso”.
Io ci dormo su, anzi non ci dormo affatto perché anche se non lo voglio ammettere… e del resto le ho lasciato il numero di telefono apposta! Ma così è troppo scontato, e non è neanche mezzogiorno che mi prendo su e torno al cavalcavia. Naturalmente lei è già là che mi aspetta, ben vestita ma niente trucco (o forse sì
e solo quei due grandi occhi. “Non sei partita con le altre?” “Ieri ho sentito qualcosa quando ci siamo baciati” La porto subito da me, e dopo una lunga permanenza a letto la passeggiata per New York City è tutt’altra cosa…
That’s all funk!
13 Dec, 2008
Ho ancora la forza
Ho ancora la forza – che serve a camminare – picchiare ancora contro – per non lasciarmi stare
Ho ancora quella forza che ti serve – quando dici si comincia
Ho ancora la forza – di guardarmi attorno – mischiando le parole – con 2 pacchetti al giorno
Di farmi trovar lì da chi mi vuole – sempre nella mia camicia
Abito – sempre – qui da me
In questa stessa strada – che non sai mai se c’è
Nel mondo sono andato – dal mondo son tornato – sempre vivo
Canzone interpretata dai celeberrimi Guccini e Ligabue, ma che io preferisco nella versione gracchiata dai Radiofreccia, con la voce che arriva da lontano, tipo un megafono dall’oltretomba, e dà proprio l’idea della stanchezza del corpo e dello spirito…
Perfettamente in tema, mi trovo sul divano assieme ad un cliente fisso, id est la fibromyalgia (mia vera compagna per la vita) e ad un nuovo amico, un malanno di stagione con tosse, mal di testa e febbre costante sui 38: l’ho sempre detto io, meglio soli che mal accompagnati!
Grazie alla Xmas card di Vodafone (c’ho una bolla che ziga l’aria) ho avuto modo di sentire molta gente in questa settimana, ed una cosa mi ha colpito: la comune voglia di lasciarsi alle spalle questo 2008. A parte l’esserci scoperti tutti un po’ più poveri (chi non ha visto crollare i propri investimenti in borsa?) e che comunque alla vigilia dell’anno nuovo si è portati a buttare via l’acqua sporca (magari col bambino dentro), vuoi per un motivo (aspetto il principe azzurro ma trovo solo dei bifolchi), vuoi per un altro (è una vita che sogno di lasciare il precariato) si ripongono grandi attese nel 2009.
Mi sembra una idea sciocca.
Io intanto ho visto che la Fiat ha cassaintegrato TUTTI i suoi dipendenti per il mesetto a cavallo delle feste: inutile produrre macchine se ne hai già i depositi e piazzali pieni. E da un punto di vista macroeconomico non riesco proprio a scorgere nessun segnale di ripresa, niente che possa far pensare a chi non ha lavoro di trovarlo, o ai poveri di ricevere aiuti dallo stato (Social card da 40 Euro/mese a parte!). Ma probabilmente io interloquisco con una elite, che si può permettere di focalizzare su sé stessa ed il proprio orticello.
E poi ci sono io, assolutamente al di fuori di tutto questo, perché fino a che non risolverò i miei problemi di salute non c’è scranno da Europarlamentare o Bellucci tra le lenzuola che tenga: lavoro o disoccupazione, amore o solitudine, io sto ancora ai preliminari mentre gli altri giocano. Solo questo chiedo all’anno nuovo: rimettimi in pista, anche con un filo di gas ma che quello ci sia sempre. Le piccole cose!
Chioso alla Cassano: ho vissuto 33 anni da disgraziato, 2 sospeso, me ne aspetto altri 33 da uomo. Casa-famiglia-lavoro: ricordo 2 anni fa, proprio su queste colonne, di aver disprezzato tutto questo. Ora darei un occhio per averlo!
3 Dec, 2008
Il moleggiato
Questo è un post-onirico, nel senso che mi sono svegliato nel bel mezzo di un incubo e ve lo voglio raccontare. Innanzitutto mi ero appisolato verso le 15.30, classico orario della mia siesta, dopo una mattinata di lavoro intellettuale proficuo, abbondante pranzo conforme alla mia dieta, lavoretti agresti leggeri (pulizia di pali e fili del vigneto dopo la potatura di mio padre).
Caduto in un sonno profondo, mi ritrovo al volante della potente Fiat Stilo, è notte e sto guidando sulla Nuova Estense; la sensazione è quella di aver mangiato a volontà e bevuto in egual misura, situazione tipica da sabato sera di qualche anno addietro, quando con N. lo schema caonico era 2 ore al ristorante e rapido ritorno a casa (che fa molto Radiofreccia: “ti sposerai con Elisa, conosciuta sui banchi di scuola, al sabato la spesa, il giorno dopo in chiesa e guzzerete solo quando sarete ciucchi).
Ma qualcosa mi infastidisce, non sono dell’umore di chi, satollo e un po’ brillo, pregusta il momento in cui, arrivato a casa, salterà addosso alla propria donna strappandole letteralmente le mutande per possederla contro la porta d’ingresso. E d’altronde sul sedile di fianco a me non c’è N., ma una ragazza mora, dal fisico minuto avvolto in un tubino marron scuro, con calze spesse di ugual colore e scarpe basse nere. Il suo sguardo è perso nel vuoto, e languido, come in paziente attesa che io trovi un posto per accostare e concludere la serata facendo sesso in macchina (sempre Ligabue, ballando sul mondo).
Si era dunque giunti a tale tacito accordo tra un cocktail di scampi e un Traminer aromatico?
Comunque sono insofferente e intanto piove, a catinelle come solo in città sa fare. Infatti stiamo uscendo da Modena, affronto la rotonda del Cantone ma non vado dritto per Montale, né volto a sinistra per Portile. Ho deciso di non andare a casa subito, voglio tornare in città per un ultimo drink e così faccio.
Nel frattempo l’Ipod, in modalità “random”, sta gracchiando Celentano “e intanto il tempo se ne va – di colpo non sei più bambina – si cresce in fretta alla tua età – non me ne sono accorto prima”. Scendo forte dal cavalcavia dell’A1, subito dopo l’osteria delle Donne c’è una semicurva a destra.
L’avrò fatta mille volte, ma stavolta tocco il freno e la macchina va lungo per il campo, tra gli “sprucchi” del frumentone già raccolto carambola una, due, tante volte.
Poi si ferma tutto, una grande sensazione di calore alla testa, forse sangue, la ragazza di fianco a me non c’è più.
Mi ritrovo nel salotto di casa con ancora il rumore della sirena dei pompieri che mi fischia nelle orecchie, a ripensare che stupido ero stato, mi avrebbero tolto la patente perché poco tempo prima avevo fatto un altro incidente con uguali modalità. E comunque la macchina era sfasciata…
Poi mi sveglio, sono le 16.47 si mercoledì pomeriggio. La sensazione di caldo alla testa c’è ancora, e sì che in camera mia d’inverno ci sono i pinguini (vedi Pozzetto “il ragazzo di campagna). Scendo e vado a farmi un infuso di menta (tè off-limits nel new deal). Mah!
Quelli come me – si svegliano a metà – rimangono coi sogni mezzi aperti
Quelli come me – si svegliano alle 3 – e dicono che i giorni sono corti
Avrai ragione te – a fare come fai – a startene da furbo – nel mondo dei più furbi
Vuoi vedere che – sappiamo già com’è – ci riposiamo solo dopo morti…
ANGOLO DELLA TECNICA: LA SERRA
L’autunno è la stagione di mezzo tra estate e inverno, come tale caratterizzato da fasi dal sapore tardo-estivo e altre decisamente rigide/uggiose. Quest’anno, da un punto di vista termico, è arrivato il 13 settembre e ci ha lasciati la settimana scorsa, quando una repentina discesa di aria fredda ha portato la nevicata di cui al post precedente e soprattutto quella copiosissima di venerdì u.s.; Tuttavia la temperatura non è mai scesa al di sotto dello zero: ciò non ha impedito che la neve cadesse e, appunto perché bagnata, fiaccasse col proprio peso molti rami dei miei alberi da frutto e non, ancora carichi di foglie. Gli agrumi invece non hanno fatto una piega, anche perché già al riparo della mia serra! Quest’anno abbiamo adottato una struttura semi-rigida, telaio in legno e superficie di nylon, tetto mobile solo per le nottate più fredde e porticina isi-pil per le innaffiature. All’interno il mio arancio secolare, il mandarino, il cedro, tanti limoni e qualche geranio. Mimose, ulivi ed oleandri, la macchia mediterranea insomma, non hanno più paura di questo inverno del terzo millennio: da quando stiamo qui non ricordo di aver mai letto sul termometro meno 10, la nebbia notturna con galaverna mattutina non me le ricordo neanche più: ma senza rimpianti, eh!
