4 Sep, 2009
Le forche caudine
Avevo promesso di affrontare con voi i miei demoni a partire dal problema-lavoro, e così farò. Ho dovuto, tuttavia, derogare all’impegno assunto di aggiornarvi minuto per minuto; ma questo per dovere di obiettività.
Se infatti martedì 1 settembre mi fossi messo al pc subito dopo aver colloquiato con C. e T., tutto ciò che avrei potuto scrivere sarebbe stato una caterva di insulti. Mi limiterò alla fredda cronaca ed e poche considerazioni. Ore 10.30: entro in studio, C. mi invita nella sua stanza e mi dice di chiudere la porta. Clima da resa dei conti, cui partecipa pure l’alter-ego T.; l’incipit: “sono nuovamente incinta ed a febbraio, verosimilmente, comincerò a stare a casa”. E poi: “nutro seri dubbi sull’affidarci a te perché da quando è arrivata T., non so per quale ragione (ma dai?), sei diventato individualista, pensi prima a te che allo studio. Qui si ragiona come una cosa sola (metafora della famiglia rilanciata dalla silente T.), io temo che se tu ricevessi una proposta migliore certo ci bidoneresti, lasciandoci alla guazza quando ormai sarebbe troppo tardi per trovare un rimpiazzo”.
Al che io provo a replicare che, quando uno sta male, è fatalmente tutto concentrato su sé stesso e sulla possibilità di arrivare non a domani, ma a stasera.
Ben lungi dal sortire l’effetto sperato, la mia boutade riaccende C. che mi rinfaccia errori e dimenticanze commessi nel recente passato. Segue un veloce mea-culpa dove si accusa di essersi fidata troppo e di avermi lasciato troppa libertà, poi la sfuriata riprende col pretesto più recente: la mia imminente vendemmia. Il giorno prima, trovando soltanto T. in studio, mi ero lasciato sfuggire che mi risultava difficile sostenere la loro proposta nel mese di settembre, quando io avrei lavorato in studio gratis, mentre avrei dovuto pagare un operaio nei miei vigneti per rimpiazzare il sottoscritto. Prontamente relazionata dalla compagna di merende C., rivoltata la frittata, tira fuori il mio individualismo e che “per te c’è sempre qualcosa che viene prima di questo”.
Ero lì lì per esplodere, ma mi sono letteralmente morso la lingua (con tanto di lacrimosi di dolore e rabbia trattenuti a stento) ed ho blandamente risposto che io, compatibilmente alle esigenze dello studio e senza con ciò voler dare l’idea di prendere sottogamba il nostro nuovo rapporto, mi limitavo a chiedere flessibilità di orari, limitatamente ai giorni di vendemmia, per un problema oggettivo. Ma che se lei non lo riteneva possibile/opportuno, amen.
Hanno seguito altri miei indizi di colpevolezza, o presunti tali (il fatto che io stessi lavorando a un progetto di sito legale on-line, ovviamente senza coinvolgerle; la mia abitudine di calcolare la parcella partendo da quanto mi tratterrò io; et cetera).
Morale della favola, dopo un tiramolla di facciata (io sarei in forte dubbio, ma sentiamo pure T.), la fumata bianca: dalle 11.15 di martedì 1 settembre 2009 faccio, di nuovo, ufficialmente parte del noto studio legale. Ho ottenuto una deroga agli orari d’ufficio per il primo mese. Il mio compenso a carico dello studio è pari a zero euro (perlomeno sono escluso pure da eventuali perdite!). Praticamente sono a provvigione al 100%: se porto dei clienti, bene. Ma dai clienti dello studio non ricaverò nulla. Vi sembra una buona soluzione? Superato, si fa per dire, lo choc iniziale, rileggendo al post precedente le mie esigenze nell’immediato, posso affermare con certezza che ho fatto bene a piegare il mio orgoglio alla ragione di Stato.
Non posso nulla invece contro quel demone che è dentro di me, l’angoscia di scegliere una strada perché con ciò mi saranno precluse tutte le altre. E questo vale per il lavoro, per l’amore, l’amicizia ed ogni altro campo. Ma su ciò torneremo nel prossimo intervento dove verrà affrontato il demone dell’amore.
Andrea s’è perso, s’è perso e non sa tornare
Andrea s’è perso, s’è perso e non sa tornare
Andrea aveva un amore – riccioli neri
Andrea aveva un dolore – riccioli neri
(De andrè senior, ascoltato ieri sera all’Unità di Modena nell’interpretazione del figlio Cristiano)
