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4 Sep, 2009

Le forche caudine

Inviato da cinein 00:30 | Permalink Permalink | Comments Commenti (2) | Trackback Trackback (0) | Generale

Avevo promesso di affrontare con voi i miei demoni a partire dal problema-lavoro, e così farò. Ho dovuto, tuttavia, derogare all’impegno assunto di aggiornarvi minuto per minuto; ma questo per dovere di obiettività.

Se infatti martedì 1 settembre mi fossi messo al pc subito dopo aver colloquiato con C. e T., tutto ciò che avrei potuto scrivere sarebbe stato una caterva di insulti. Mi limiterò alla fredda cronaca ed e poche considerazioni. Ore 10.30: entro in studio, C. mi invita nella sua stanza e mi dice di chiudere la porta. Clima da resa dei conti, cui partecipa pure l’alter-ego T.; l’incipit: “sono nuovamente incinta ed a febbraio, verosimilmente, comincerò a stare a casa”. E poi: “nutro seri dubbi sull’affidarci a te perché da quando è arrivata T., non so per quale ragione (ma dai?), sei diventato individualista, pensi prima a te che allo studio. Qui si ragiona come una cosa sola (metafora della famiglia rilanciata dalla silente T.), io temo che se tu ricevessi una proposta migliore certo ci bidoneresti, lasciandoci alla guazza quando ormai sarebbe troppo tardi per trovare un rimpiazzo”.

Al che io provo a replicare che, quando uno sta male, è fatalmente tutto concentrato su sé stesso e sulla possibilità di arrivare non a domani, ma a stasera.

Ben lungi dal sortire l’effetto sperato, la mia boutade riaccende C. che mi rinfaccia errori e dimenticanze commessi nel recente passato. Segue un veloce mea-culpa dove si accusa di essersi fidata troppo e di avermi lasciato troppa libertà, poi la sfuriata riprende col pretesto più recente: la mia imminente vendemmia. Il giorno prima, trovando soltanto T. in studio, mi ero lasciato sfuggire che mi risultava difficile sostenere la loro proposta nel mese di settembre, quando io avrei lavorato in studio gratis, mentre avrei dovuto pagare un operaio nei miei vigneti per rimpiazzare il sottoscritto. Prontamente relazionata dalla compagna di merende C., rivoltata la frittata, tira fuori il mio individualismo e che “per te c’è sempre qualcosa che viene prima di questo”.

Ero lì lì per esplodere, ma mi sono letteralmente morso la lingua (con tanto di lacrimosi di dolore e rabbia trattenuti a stento) ed ho blandamente risposto che io, compatibilmente alle esigenze dello studio e senza con ciò voler dare l’idea di prendere sottogamba il nostro nuovo rapporto, mi limitavo a chiedere flessibilità di orari, limitatamente ai giorni di vendemmia, per un problema oggettivo. Ma che se lei non lo riteneva possibile/opportuno, amen.

Hanno seguito altri miei indizi di colpevolezza, o presunti tali (il fatto che io stessi lavorando a un progetto di sito legale on-line, ovviamente senza coinvolgerle; la mia abitudine di calcolare la parcella partendo da quanto mi tratterrò io; et cetera).

Morale della favola, dopo un tiramolla di facciata (io sarei in forte dubbio, ma sentiamo pure T.), la fumata bianca: dalle 11.15 di martedì 1 settembre 2009 faccio, di nuovo, ufficialmente parte del noto studio legale. Ho ottenuto una deroga agli orari d’ufficio per il primo mese. Il mio compenso a carico dello studio è pari a zero euro (perlomeno sono escluso pure da eventuali perdite!). Praticamente sono a provvigione al 100%: se porto dei clienti, bene. Ma dai clienti dello studio non ricaverò nulla. Vi sembra una buona soluzione? Superato, si fa per dire, lo choc iniziale, rileggendo al post precedente le mie esigenze nell’immediato, posso affermare con certezza che ho fatto bene a piegare il mio orgoglio alla ragione di Stato.

Non posso nulla invece contro quel demone che è dentro di me, l’angoscia di scegliere una strada perché con ciò mi saranno precluse tutte le altre. E questo vale per il lavoro, per l’amore, l’amicizia ed ogni altro campo. Ma su ciò torneremo nel prossimo intervento dove verrà affrontato il demone dell’amore.

Andrea s’è perso, s’è perso e non sa tornare

Andrea s’è perso, s’è perso e non sa tornare

Andrea aveva un amore – riccioli neri

Andrea aveva un dolore – riccioli neri

(De andrè senior, ascoltato ieri sera all’Unità di Modena nell’interpretazione del figlio Cristiano)

24 Mar, 2009

Guns vs Scorpions

Inviato da cinein 18:37 | Permalink Permalink | Comments Commenti (9) | Trackback Trackback (0) | Generale

Shed a tear 'cause I'm missin' you - I'm still alright to smile - Girl, I think about you every day now 

Was a time when I wasn't sure - But you set my mind at ease - There is no doubt - You're in my heart now

Said, woman, take it slow - It'll work itself out fine - All we need is just a little patience

Said, sugar, make it slow - And we come together fine - All we need is just a little patience

 

Questo post è un pò come la finanziaria o il decreto milleproroghe: ci sta dentro di tutto e qualsiasi titolo avrebbe potuto avere. Magari Patience, come la canzone dei Guns di cui sopra, oppure Still loving you (degli Scorpions, che trovate a fondo pagina). Oppure ancora Rock Ballads, in onore dei grandi gruppi rock (vedi pure gli AC/DC con memory remains) che quando trovano ritmi più soft e le parole d’amore giuste, entrano nel cuore di tutti, rockettari e non.

 

Lo scopo originario del post era, da principio, celebrare i 120mila chilometri percorsi dalla mia fiat stilo 1.9 jtd (vedi foto) e da questo dato partire in amene considerazioni. Tipo che sommati questi 120mila ai 230mila km della mia (unica) macchina precedente, ford fiesta 1.3 sx, e ad alcune decine di migliaia che ho macinato al volante della Opel Corsa 1.5 td di mio padre, si raggiunge una distanza superiore al diametro della terra: ho dunque fatto il giro del mondo su 4 ruote!?

 

Oppure e più pecorecciamente, considerare che il sedile passeggero di tali vetture, e più raramente il divano posteriore, sono stati testati dal sottoscritto nelle condizioni più hard (voto 4 al ribaltabile della Fiesta, compromesso dopo 6 mesi dall’acquisto!), attorcigliandomi con donne possedute in senso biblico, ansimando con altre dove mi sono (dovuto) fermare “prima”, e masticando amaro con quelle che mi hanno rispedito al mittente (la maior pars).

Infine, è inevitabile pensare ai luoghi dove mi ha portato la macchina: mi piace ricordare il primo lungo viaggio a Trieste (360 km) e il penultimo, travagliato a Riomaggiore, passando per le stive dei traghetti per l’Elba e la Sardegna, per tutte le province e molti comuni della Toscana, sino al micidiale Nizza-Bologna sulla Fiesta. Per non parlare dei parcheggi, mia arte indiscussa, vuoi sui marciapiedi delle città come sulle sponde di qualche lago dove andavo a pesca. E la grandinata del luglio 2000, che dopo aver letteralmente sfrondato la pianta sotto la quale avevo posteggiato (previdentemente) l’auto, ridusse la carrozzeria del Bolide ad uno scolapasta?

Se i modenesi sono identificati coi motori, ebbene io ne sono il campione: e dàg dal gas, imbambì!

 

If we'd go again - All the way from the start

I would try to change - The things that killed our love

Yes, I've hurt your pride, and I know - What you've been through

You should give me a chance - This can't be the end - I'm still loving you - I'm still loving you, I need your love

I'm still loving you

 

14 Mar, 2009

Tutti i colori del giallo

Inviato da cinein 23:29 | Permalink Permalink | Comments Commenti (7) | Trackback Trackback (0) | Generale

Graditur, si gradisce. La primavera, s’intende. Volevo condividere questa mia impressione cromatica, cioè che il risveglio della natura passi attraverso il colore giallo. Innanzitutto, il giallo del sole (si sa “marzo libera il sol di prigionia, april di bei colori orna la via), che finalmente franco da brume, nebbie e foschie splende forte nel cielo per sempre più ore. 2 settimane e scatta l’ora legale, allungando a noi le giornate ma assolutamente irrilevante per la natura: luce dalle 6 alle 19 o dalle 7 alle 20 cambia nulla per un fiore. Ecco, i fiori. La progressione che si ha nel mio cortile è grossomodo questa: a Natale c’è un'unica pianta in fiore e per giunta super-profumata, il calicantus. A gennaio il gelsomino d’inverno riempie i propri esili rametti di mille stelline colorate e, indovinate un po’, sono gialle. Ma un giallo vivo, comunque più dei fiori del calicantus. Seguono in buon ordine le primule e le giunchiglie, entrambe assolutamente autoctone, cioè “di bosco”, ed entrambe di un bel giallo intenso. Ma chi abbina al giallo sgargiante un profumo inebriante è la mimosa, quest’anno in ritardo causa le ripetute nevicate (e quindi l’otto marzo nessuna mimosa a gratis per le mie signore) ma ormai pronta ad esplodere.

Da qui in poi cominceranno a sbocciare gli alberi da frutta: l’antesignano è sempre il mandorlo, a ruota ho fiorite le albicocche, oggi notavo peschi e susini con gemme grosse e gonfie. E come sono i fiori di queste piante? Bianchi o di un rosino tenue, come poi le margherite che punteggiano i miei prati.

L’idea di fondo che accompagna questa mia riflessione sta tutta qua: un lento e dolce risveglio. Come se i primi a destarsi non volessero disturbare quanti ancora sonnecchiano, e si alzano da letto senza fare casino, che poi nella nostra metafora sono i colori forti. Così dicembre è il letargo e gennaio non si discosta di molto: il gelo è il bianco-azzurrino della neve, dei lastroni di ghiaccio sui laghi, della galaverna e, perché no, dei nostri volti intirizziti. Febbraio è un giallino tenue, marzo un giallo ormai sgargiante. Di qui in poi sarà un crescendo, sino all’apoteosi dei mille colori chiassosi dell’estate (dove c’è acqua in abbondanza, altrimenti torneremo al giallo acre dell’erba secca e dei calanchi aridi).

Spero di aver reso l’immagine fruibile anche a chi non può godere “live” di tutto ciò. Non dubito invece che abbiate capito dove passi le mie giornate: in campagna! Tutti i giorni lavoro un sacco e, trascurando i magri guadagni, accresco la fiducia nei miei mezzi fisici, e con essa la voglia di fare.

Tuttavia mordo il freno: non voglio ripropormi sulle scene fino ad ottobre, l’estate caldissima e afosa dirà quali sono le mie reali future potenzialità ed aspettative. Calma piatta in studio, piedi di piombo nei rapporti umani. Guai a illudere e disilludere ancora chi mi vuol bene. Quel che è certo è che nelle mille difficoltà e privazioni sono diventato uomo e, all’alba dei 35 anni, magari era anche l’ora!

7 Mar, 2009

Le repubbliche marinare

Inviato da cinein 20:37 | Permalink Permalink | Comments Commenti (6) | Trackback Trackback (0) | Generale

Amalfi, Genova, Venezia e... Pisa! Proprio così, la città della torre pendente nel medioevo era un porto di mare. Ora tra Campo dei Miracoli e la spiaggia di Marina di Pisa ci stanno 5 km buoni, causa i detrini portati a mare dall'Arno e sedimentatisi vicino alla foce del medesimo fiume.

Se sono così documentato sulla cittadina toscana è perchè lo scorso weekend mi ci sono recato (la sapete "io sono Luisa, la rana di Pisa? ). In realtà noi si alloggiava a Tirrenia, residence da 30 euro a notte direttamente sul Tirreno. Sabato il clima soleggiato ha consentito vita da spiaggia, la domenica plumbea ci ha fatto propendere per spedizioni culturali nel capoluogo. Preciso per i futuri visitatori che salire sul campanile, id est la Torre di Pisa, costa 15 euro a crapa e non sono previsti sconti famiglia. Primo di pesce e secondo di terra la sera, lunedì mattina ritorno in Emilia. Foto on line del litorale; per Duomo, Battistero e lungarni compratevi una guida della città, perchè avevo dimenticato sul comodino cellulare e macchina fotografica!

Oggi e in parte domani, complice un meteo da prima-VERA, mi dedico ai classici lòm a mèrz, cioè alla bruciatura degli stecchi e dello sfalcio after potatura. Sono appena andato a controllare il fuoco: c'è un sereno ed una tale luna piena che ho girato per campagna senza pila o torce di sorta, ed una alta lingua di fuoco si innalza al cielo spandendo nell'aria (da sud, a quest'ora) falistre scintillanti.

Fatto i dovuti auguri a tutte le lettrici per l'imminente 8 marzo, altro da segnalare non ho, tranne l'immancabile critica al Cavaliere: questa settimana un bel provvedimento per rilanciare l'edilizia e la cementificazione selvaggia con condoni e sanatorie camuffate! Io penso che, almeno dalle mie parti, di case sfitte (o immobili tenuti a disposizione) ce ne siano migliaia. Invece di vaneggiare che lo Stato mantenga tutti i disoccupati figli della crisi, perchè quel sèmo di Franceschini non propone di assegnare tutte le case vuote a chi ne ha davvero bisogno, e quindi in primis a quanti, avendo perso il lavoro, non riescono più a pagare l'affitto? Non sarebbe una iniziativa davvero di sinistra?

Per scontato non do - niente di quel che ho - you are the one - my moon, my star, my sun (Pausini feat J. Blunt)

22 Feb, 2009

Sir Alex

Inviato da cinein 21:11 | Permalink Permalink | Comments Commenti (4) | Trackback Trackback (0) | Generale

Io ti sento, nell'aria che è cambiata, che anticipa l'estate, e che ti strina un pò...

Il Liga ci azzecca in quanto, dopo una settimana di lavori agresti al sole e al vento, tutta la superficie del mio cranio non coperta da peli ha assunto un sano colorito rubizzo. Ma non è questo l'evento clou of this week bensì, per noi tutti tifosi geminiani, le 2 vittorie consecutive del Modena! 6 punti in 5 giorni e la salvezza, in realtà ancora distante 8 lunghezze, sembra già a portata di mano. Sinceramente, io non credevo che una squadra capace di 3 vittorie in 25 partite potesse infilare 10 successi nelle restanti 17 gare: e non lo credo tuttora, che le prime 2 vittorie sono arrivate. Ma ora è tornato Alex, il nostro capitano (in attesa che a giorni un altro Alex spenga il sorriso beffardo dello specialOne), match winner ieri e luce nella notte di martedì: basterà? I due imminenti derby con Pr e Pc sveleranno l'arcano. Intanto ripassiamo il dialetto:

Per un pìr un pàm un persech - per la brògna e la rumlèina - nueter sàm dla ghirlandèina - nueter sàm da rispetèr!

14 Feb, 2009

Mare Nostrum

Inviato da cinein 00:06 | Permalink Permalink | Comments Commenti (1) | Trackback Trackback (0) | Generale

Oggi sono andato ai lidi ferraresi, a casa mia. Sono solito fare un passaggio a metà inverno per verificare che tutto sia in ordine. Che so, che la casa non sia venuta giù, o che albanesi o magrebini me l'abbiano occupata. Come fosse il meteo in loco lo lascio giudicare a voi, per me era ideale: sono 20 anni esatti che non vivo più al mare, ma quando arrivo in spiaggia e la bora mi spinge una zaffata di sabbia negli occhi e la salsedine nelle nari, beh, I feel home!

ANGOLO DELLA TECNICA

La passeggiata in una spiaggia deserta è stata seguita da shopping enologico alla Cà nova, azienda vitivinicola del luogo. Vigna sul mar? Già, ma non siamo in Chile, bensì nelle terre del Bosco Eliceo e dei "vini delle sabbie", che poi sono 4 in croce, 2 bianchi (sauvignon e Bianco del bosco) e 2 neri (Fortana e Merlot). Cosa dia a queste uve l'ambiente umido, tra sabbie, nebbie, aria e terreno salmastro, mare e mancanza d'acqua al contempo, posso riassumerlo con l'espressione di chi si è scolato un quartino tutto d'un fiato: "ho assaporato il gusto di mare" (o "ich habe den Meergeschmack genossen" per dirla coi tedeschi, principali turisti del posto)

12 Feb, 2009

Fevrèr

Inviato da cinein 00:29 | Permalink Permalink | Comments Commenti (4) | Trackback Trackback (0) | Generale

Fevraròt bròt e cùrt damand un turk (febbraio brutto e corto come un turco, ndr)

Bentrovati amici de las noches, Tommaso Moro speaking, still alive.

Mi rendo conto solo ora di non vedere alcuno dei miei amici da un mese esatto: da qui il bisogno di dare mie notizie. Principalmente ho fatto 3 cose: ho lavorato per lo studio, del quale faccio ancora parte seppur in posizione defilata. Ho lavorato in campagna, compatibilmente a sindromi influenzali e fibromialgiche. Ho downloadato e masterizzato un sacco di film. Solo quest'ultima voce merita un approfondimento.

Il 20 gennaio telecom mi ha finalmente attivato alice flat, ovverosia ho internet 24 al giorno con una spesa fissa mensile di 14,95 euro. La qualcosa mi permette di lasciare E-mule tutto il santo giorno a pirateggiare la rete: programmi gestionali per lo studio legale, aste al ribasso, siti turistici e metereologici, canzoni per il mio i-pod e, appunto, tanti film. Siccome anch'io ho un'etica, mi limito a scaricare pellicole non ancora in programmazione. Del resto se posso andare al cinema sono ben contento di farlo, ma se quel film non ho fatto in tempo per la prima visione...

Vi saluto con la promessa di lasciar passare meno tempo da qui al prossimo "blog" ed un allerta meteo: da domani torna freddo, intendo -5 sabato mattina, ma senza neve. Stavolta il maltempo e gli spazzaneve se li beccano da ancona in giù!

28 Jan, 2009

Recensione

Inviato da cinein 11:08 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | Generale

E nell’aria ancora il tuo profumo caldo morbido

Come questa sera, quando tu, non ci sei, non ci sei più

Bentrovati amici, sono reduce da una settimana di influenza in versione gastro-intestinale: in questo momento l’Australia va molto forte, sia sul grande schermo grazie a Nicole Kidman, sia in farmacia, grazie appunto al virus di matrice australiana.

Cosa avrò mai fatto tra un passaggio alla toilette e l’altro è presto detto: ho letto un libro – cosa che per me rappresenta un evento, specie se terminato in una sola settimana – e non uno qualsiasi ma il libro cult di Maurizio Poggioli, “Una vita spericolata”, riedito a distanza di 20 anni da Mondadori.

Superfluo dire che il protagonista dell’opera è Vasco Rossi, ma non il Vasco che tutti conosciamo, bensì quello degli esordi fin verso al 1985.

Per me è stato piacevole anche il solo ricostruire la geografia di Vasco, partito a 14 anni dalla vicina Zocca verso il collegio dei Salesiani a Modena, dal quale sarebbe scappato già l’anno seguente (diciamo per incompatibilità coi preti) per rifugiarsi da una zia di Bologna; O ripercorrere tutti i locali da ballo della zona, dal Marabù di Reggio allo Snoopy di Modena, nei quali il Blasco lavorava come DJ per sostenere l’attività della sua radio (Punto Radio, of course); E poi ancora Zocca, i suoi genitori, gli amici del paese coinvolti nelle più disparate iniziative musicali, la progressiva formazione di quella che sarebbe diventata la sua band (passando per Gaetano Curreri e la Steve Rogers band). Il tutto attraverso sogni ad occhi aperti e sonori fiaschi.

Chiaro che, col senno di poi, sembra di leggere il racconto di un predestinato – tipo Ken il Guerriero – ma ci ho trovato anche tanta sana incoscienza giovanile e pure quel tocco di deficienza, che uno deve avere per essere un personaggio, ma che più facilmente porta alla malora.

Se vi vien voglia di leggerlo presto volentieri la mia copia, ma si può trovare il testo completamente scannerizzato su internet o banalmente comprare il libro per 13,25 euro.

Chiudo con un aggiornamento/auspicio meteo: domani questa perturbazione ci lascia e per 4-5 giorni non ne arriveranno delle nuove. Ottima occasione per constatare che le giornate si sono allungate (di 2 ore secondo l’adagio dialettale “par san Zemian do or an fan”), vuoi sulle piste innevate come nelle vostre città e nei nostri campi.

9 Jan, 2009

Natale a Rio(maggiore)

Inviato da cinein 19:02 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | Generale

Fatto il verso al puntualissimo cinepanettone dei Vanzina, passo a raccontarvi delle mie vacanze di Natale. Queste si sono svolte in due location diverse, alto appennino bolognese e cinque terre, con altrettanti contesti climatici, rispettivamente rigido inverno ed inizio primavera.

Il giorno di Santo Stefano mi sono dunque presentato a C., dove F. e relativa famiglia passano abitualmente tutto il periodo natalizio: sono infatti proprietari di una bella casa colonica, ristrutturata con gusto e dotata di ogni confort (in realtà fino al 28 il riscaldamento a pianterreno non ha funzionato, ma faceva sempre più caldo che a casa mia). L’unica vera controindicazione del posto è questa: se viene a nevicare sul serio si fa dura raggiungerlo (o abbandonarlo, of course). Non essendo un luogo sciistico, la pulizia delle strade è assolutamente tardiva ed approssimativa; se poi il sottoscritto, confidando in previsioni meteo errate, dimentica a casa le catene da neve… Insomma, tra mangiate pantagrueliche e foto a paesaggi immacolati, giochi di società e film d’autore, il lungo weekend mi è passato bene, anche perché i ritmi lenti si sposano da Dio con la mia malattia.

Il 31 sono nuovamente a C. per recuperare F., passare il Capodanno assieme e scollinare l’indomani in Liguria. Stupiti di come la neve, copiosa a Roncobilaccio, sia già una sconosciuta ad Aglio, veniamo accolti nelle 5 terre da sole e tramontana, in un appartamento tanto bello ed economico quanto ostico da raggiungere. Per chi non fosse habituè di Riomaggiore (SP) e non intenda guardarsi le foto su “suxpippo”, spiego che il paese si stende da metà collina (dove i non residenti debbono lasciare la macchina) al mare (e noi stavamo “alla marina”), tipica calata ligure di case alte e strette aggrappate al lato sud della montagna. Questa seconda parte di vacanza, seppur più faticosa, mi ha gustato mucho, vuoi per il mare davanti agli occhi e nelle nari, vuoi per il pesce in tavola o per gli ulivi e gli agrumi tutt’intorno; ma anche per le passeggiate romantiche al tramonto (celeberrima la via dell’amore da Rio a Manarola), col sole che si spegne nel grande fratello blu.

Rientrato il 5, giusto in tempo per schivare la quarta nevicata in 10 giorni (26 e 28 dic, 1 e 6 gennaio), ho fatto stamane il mio rientro in studio. Purtroppo la titolare si materializzerà solo lunedì 19, congelando la mia posizione fino ad allora…

ANGOLO DELLA TECNICA: LO SCIACCHETRA’

Dei terrazzamenti, tecnica ligure di coltivazione degli aspri pendii locali, avrete ricordi di scuola, Della difficoltà di ricavare uva (o quant’altro) in un tale contesto è facile immaginare. Che da a) e b) discenda c) = 33,50 €, è meno ovvio. Tale è infatti il prezzo di una bottiglia da 0,375 litri di Sciacchetrà, nettare da “grappoli scelti di uva Bosco, Vermentino ed Albarola, lasciati per alcuni mesi sui graticci, all’ombra, al riparo dall’azione diretta dei raggi solari. Da giovane accompagna bene i formaggi piccanti e i dolci di buona consistenza”. Così recita la sua etichetta, io lo trovo semplicemente superbe!

5 Jan, 2009

Canzone per un amico

Inviato da cinein 23:09 | Permalink Permalink | Comments Commenti (31) | Trackback Trackback (0) | Generale

Vorrei sapere a cosa è servito

vivere, amare, soffrire

spendere tutti i tuoi giorni passati

se presto hai dovuto partire

se presto hai dovuto partire

In sintesi, sono tornato a casa oggi e ho imparato che il mio cane è morto ieri. Johnny, il mio cucciolo di pastore tedesco che a fine marzo avrebbe compiuto 3 anni, si è accasciato al suolo in una fredda mattina d’inverno. A chi non ama i cani o gli animali in genere, a chi comunque non ne ha mai avuto uno, ebbene non provo nemmeno a spiegare cosa si prova in questi momenti. Passo e chiudo.

Addio, addio, e un bicchiere levato, al cielo d’Irlanda, e alle nuvole gonfie,

un nodo alla gola, ed un ultimo sguardo, alla vecchia Anna Liffin, e alle strade del porto

un sorso di birra, per le verdi brughiere, e un altro ai mocciosi, coperti di fango

e un brindisi anche, agli gnomi e alle fate, ai folletti che corrono, sulle tue strade (MCR)

23 Dec, 2008

Gesù vive

Inviato da cinein 22:53 | Permalink Permalink | Comments Commenti (8) | Trackback Trackback (0) | Generale

Mi riallaccio alla esultanza di Kakà, seguita alla doppietta da lui rifilata all’Udinese (con variazione in italiano alla sua classica sottomaglia I belong to Jesus), per introdurre il post Natalizio in pieno spirito cristiano: Buon Natale to everyone dal vostro Tommaso Moro.

Veloce excursus clinico: è dal 12 dicembre che mi fanno buona compagnia tosse e superraffreddore – mia madre non ci tiene dietro a lavarmi i fazzoletti – tale per cui non ho partecipato ad alcuna cena pre-Natalizia amiciscumque. Stamattina mi sono comunque risolto ad andare in paese per fare gli auguri ad amici e pseudo colleghi (naturalmente non con fine opportunistico). Tuttavia, la situazione che più ha risentito dei miei malanni di stagione è il comparto regali di Natale: ad oggi me ne mancano ancora due, quelli di F. e di mio fratello, che sono pure i più importanti, ma in realtà si tratta solo di andarli a prendere, so già dove e cosa.

Non ha ricevuto alcun pregiudizio invece la realizzazione del mio pluridecorato presepe, che quest’anno fa bella mostra di sé a fianco dell’albero di Natale in sala da pranzo. Pur essendo in editio minor (come lo spazio a mia disposizione) rispetto agli anni precedenti, trovo che sia riuscito un piccolo bijou: vi invito alla tradizionale visita guidata al medesimo, così potremo scambiarci gli auguri e rivederci dopo un tot di tempo. Naturalmente è vitale contattarmi prima: intanto perché ci tengo a mostrarvelo di persona, poi perché se sono malato, al lavoro o in montagna, avrete fatto un lungo giro a vuoto (mio fratello è alle terme e mia madre, quando è in casa da sola, non apre a nessuno).

Utile notazione meteo a margine: come più volte annunciato, per Natale è prevista una discesa di aria fredda dalla Russia artica. I miei lettori della pianura l’apprezzeranno, perché ciò spazzerà via le fastidiose nebbie di questi giorni. Tutti gli altri non lo so: esistono 2 possibilità, una che parla di neve anche in Emilia, l’altra che ci attribuisce solo freddo cane (i miei amici fanno scherzi stupidi – Ligabue doc). La mia idea è bypassare il tutto con alcuni giorni in Riviera, salute permettendo.

Consigli musicali per gli acquisti: visto che va di moda la tipicità (cosiddetti prodotti a km zero), vale la pena di acquistare la confezione natalizia proposta da Zucchero Sugar Fornaciari (an ho mai vèst un pret mègher, testuale da “Che tempo che fa” di sabato scorso) oppure la Primavera in anticipo della Pausini (non può essere abitudine, Natale senza te – da E invece no). Poi si sa, per il proprio uso e consumo meglio pirateggiare la rete. A proposito, credevo che Villari si sarebbe laureato mio mito del 2008 (che faccia di bronzo), ma mi sono ricreduto: i miei idoli sono i pirati africani, quelli che su dei canotti assaltano le petroliere e ce le rivendono tra i 5 e i 10 milioni di dollari…

Chiusura col botto, anzi col terremoto: sentita la scossa? Io ero a letto e questo si è mosso un bel po’, come pure l’armadio a fianco: ma niente paura, non è certo sotto le macerie che temo di morire!

ANGOLO DELLA TECNICA: IL CERESETO

Premesso che in realtà si tratta di un impianto di duroni e non di ciliegie, come sarebbe logico supporre dal titolo, voglio semplicemente comunicare che quest’anno le mie piante entrano in produzione: per chi volesse partecipare alla raccolta – o alla mera degustazione - , la primaticcia Big early matura a fine maggio. Intanto noi stiamo rimpiazzando le 10 piante che si sono seccate nell’estate e regaliamo nuova linfa ad altre 10 in difficoltà: tale tecnica merita un approfondimento. Basta mettere ai lati della pianta agonica 2 piante di duroni non innestati, li si piega fino a farli intrecciare col tronco della pianta da salvare et voilà, il gioco è fatto: l’unico tronco principale riceverà ora nutrimento da 3 radici e non più solo dalla sua, che è stata fatta banchetto in primavera dalle talpe!

14 Dec, 2008

That's All Funk

Inviato da cinein 19:35 | Permalink Permalink | Comments Commenti (7) | Trackback Trackback (0) | Generale

New York City, brumoso pomeriggio d’inverno, lasciati gli amici in hotel mi aggiro per una zona periferica della città (per inciso, nella Grande Mela non ci sono mai stato). Arrivato in cima ad un cavalcavia guardo di sotto: probabilmente un tempo lì ci passava una strada, il tram, qualcosa; ma ora c’era solo una spianata di cemento. I segni disegnati sull’asfalto però mi sono familiari: quell’area era ora adibita a campo da calcetto. La cosa mi suona strana, tutt’al più avrei dovuto trovarci un parquet da basket, in America… Ma amen, scavalco e scendo. Più o meno sto a centrocampo che si apre una finestra da un palazzone di fronte, scende un ragazzo con un pallone e mi fa capire che da lì a poco sarebbero arrivati “gli altri”. E avremmo giocato. Ora, i personaggi che arrivano in ordine sparso mi ricordano tutti qualcuno, ma (giustamente) non ne conosco nessuno. Lingua ufficiale italiano da emigrante anni ’20. Ci si divide per colore prevalente degli abiti e le 2 squadre sono belle che fatte. Qualche curioso fa la sua comparsa a bordo campo. Surreale ma bello.

Invece il bello deve ancora arrivare. Mi sfreccia a fianco, su pattini a rotelle, una mia compagna di banco di Liceo, incredibilmente cool e glamour (considerato il tipo che era). Con lei ci sono le 2 inseparabili amiche rock. Non ho ancora realizzato bene che L. mi stringe un braccio intorno al collo e mi fa: “ho saputo di tuo padre(?)… Perché non mi hai mai chiamato… Conservo ancora le tue lettere ed i tuoi confetti(?). “Mio papà adesso sta bene”, bofonchio io, e le do appuntamento l’indomani alle 2 in quello stesso posto. Si comincia a giocare, mi vedo un po’ troppo magro e mi piazzo a centrocampo. La prima palla che tocco diventa assist, la seconda sibila vicino al palo.

Comunque siamo già all’indomani, io sul cavalcavia ics, in anticipo sull’ora ics, trequarti grigio e berretta di ugual colore. Arriva anche L., che arrampicata su stivali di camoscio, jeans e piumino fashion, cappello scozzesone e trucco marcato, stento a riconoscerla. “Figurati lei”, che mi ricordava Axel Roses e ora sembro Siska. Lunga, stramaledettamente lunga passeggiata, utile però a chiarire alcuni dettagli (tipo io la ricordavo sposata col più sfigato del Liceo, uno che quando entrava lui negli spogliatoi i M. merda, M. monta-monta-merda riecheggiavano fino al terzo piano; ora non lo era più?), già che ci siamo si fa una mezza corsa campestre per Central Park, io desisto rapidamente dal contestare che i miei stanno tutti bene, o più semplicemente che allora era stata lei a chiudere la porta. Si cena a mie spese (perché il bello dei sogni è questo: sono io quello con la grana), la riaccompagno a casa (che poi avrebbe dovuto essere un hotel) e la bacio per salutarla. Nella mia testa finiva così. Un modo romantico di riscrivere il finale di una storia di 16 anni fa. Lei invece ci mette della lingua e mi trascina dentro. Si fa l’amore e poi lei si mette a piangere. “Ti ho avvicinato solo perché siamo rimaste senza un soldo, nemmeno per il biglietto di ritorno”. Metto mano al cappotto ed infatti il portafoglio non c’è più. In un attimo sono fuori di casa, ma le ho lasciato duecento dollari e il mio biglietto da visita. Arrivato in hotel sbotto con gli amici: “Un filo care qui le pute. Duecento verdoni e mi è pure andata di traverso”.

Io ci dormo su, anzi non ci dormo affatto perché anche se non lo voglio ammettere… e del resto le ho lasciato il numero di telefono apposta! Ma così è troppo scontato, e non è neanche mezzogiorno che mi prendo su e torno al cavalcavia. Naturalmente lei è già là che mi aspetta, ben vestita ma niente trucco (o forse sì;) e solo quei due grandi occhi. “Non sei partita con le altre?” “Ieri ho sentito qualcosa quando ci siamo baciati” La porto subito da me, e dopo una lunga permanenza a letto la passeggiata per New York City è tutt’altra cosa…

That’s all funk!

13 Dec, 2008

Ho ancora la forza

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Ho ancora la forza – che serve a camminare – picchiare ancora contro – per non lasciarmi stare

Ho ancora quella forza che ti serve – quando dici si comincia

Ho ancora la forza – di guardarmi attorno – mischiando le parole – con 2 pacchetti al giorno

Di farmi trovar lì da chi mi vuole – sempre nella mia camicia

Abito – sempre – qui da me

In questa stessa strada – che non sai mai se c’è

Nel mondo sono andato – dal mondo son tornato – sempre vivo

Canzone interpretata dai celeberrimi Guccini e Ligabue, ma che io preferisco nella versione gracchiata dai Radiofreccia, con la voce che arriva da lontano, tipo un megafono dall’oltretomba, e dà proprio l’idea della stanchezza del corpo e dello spirito…

Perfettamente in tema, mi trovo sul divano assieme ad un cliente fisso, id est la fibromyalgia (mia vera compagna per la vita) e ad un nuovo amico, un malanno di stagione con tosse, mal di testa e febbre costante sui 38: l’ho sempre detto io, meglio soli che mal accompagnati!

Grazie alla Xmas card di Vodafone (c’ho una bolla che ziga l’aria) ho avuto modo di sentire molta gente in questa settimana, ed una cosa mi ha colpito: la comune voglia di lasciarsi alle spalle questo 2008. A parte l’esserci scoperti tutti un po’ più poveri (chi non ha visto crollare i propri investimenti in borsa?) e che comunque alla vigilia dell’anno nuovo si è portati a buttare via l’acqua sporca (magari col bambino dentro), vuoi per un motivo (aspetto il principe azzurro ma trovo solo dei bifolchi), vuoi per un altro (è una vita che sogno di lasciare il precariato) si ripongono grandi attese nel 2009.

Mi sembra una idea sciocca.

Io intanto ho visto che la Fiat ha cassaintegrato TUTTI i suoi dipendenti per il mesetto a cavallo delle feste: inutile produrre macchine se ne hai già i depositi e piazzali pieni. E da un punto di vista macroeconomico non riesco proprio a scorgere nessun segnale di ripresa, niente che possa far pensare a chi non ha lavoro di trovarlo, o ai poveri di ricevere aiuti dallo stato (Social card da 40 Euro/mese a parte!). Ma probabilmente io interloquisco con una elite, che si può permettere di focalizzare su sé stessa ed il proprio orticello.

E poi ci sono io, assolutamente al di fuori di tutto questo, perché fino a che non risolverò i miei problemi di salute non c’è scranno da Europarlamentare o Bellucci tra le lenzuola che tenga: lavoro o disoccupazione, amore o solitudine, io sto ancora ai preliminari mentre gli altri giocano. Solo questo chiedo all’anno nuovo: rimettimi in pista, anche con un filo di gas ma che quello ci sia sempre. Le piccole cose!

Chioso alla Cassano: ho vissuto 33 anni da disgraziato, 2 sospeso, me ne aspetto altri 33 da uomo. Casa-famiglia-lavoro: ricordo 2 anni fa, proprio su queste colonne, di aver disprezzato tutto questo. Ora darei un occhio per averlo!

 

3 Dec, 2008

Il moleggiato

Inviato da cinein 19:25 | Permalink Permalink | Comments Commenti (9) | Trackback Trackback (0) | Generale

Questo è un post-onirico, nel senso che mi sono svegliato nel bel mezzo di un incubo e ve lo voglio raccontare. Innanzitutto mi ero appisolato verso le 15.30, classico orario della mia siesta, dopo una mattinata di lavoro intellettuale proficuo, abbondante pranzo conforme alla mia dieta, lavoretti agresti leggeri (pulizia di pali e fili del vigneto dopo la potatura di mio padre).

Caduto in un sonno profondo, mi ritrovo al volante della potente Fiat Stilo, è notte e sto guidando sulla Nuova Estense; la sensazione è quella di aver mangiato a volontà e bevuto in egual misura, situazione tipica da sabato sera di qualche anno addietro, quando con N. lo schema caonico era 2 ore al ristorante e rapido ritorno a casa (che fa molto Radiofreccia: “ti sposerai con Elisa, conosciuta sui banchi di scuola, al sabato la spesa, il giorno dopo in chiesa e guzzerete solo quando sarete ciucchi).

Ma qualcosa mi infastidisce, non sono dell’umore di chi, satollo e un po’ brillo, pregusta il momento in cui, arrivato a casa, salterà addosso alla propria donna strappandole letteralmente le mutande per possederla contro la porta d’ingresso. E d’altronde sul sedile di fianco a me non c’è N., ma una ragazza mora, dal fisico minuto avvolto in un tubino marron scuro, con calze spesse di ugual colore e scarpe basse nere. Il suo sguardo è perso nel vuoto, e languido, come in paziente attesa che io trovi un posto per accostare e concludere la serata facendo sesso in macchina (sempre Ligabue, ballando sul mondo).

Si era dunque giunti a tale tacito accordo tra un cocktail di scampi e un Traminer aromatico?

Comunque sono insofferente e intanto piove, a catinelle come solo in città sa fare. Infatti stiamo uscendo da Modena, affronto la rotonda del Cantone ma non vado dritto per Montale, né volto a sinistra per Portile. Ho deciso di non andare a casa subito, voglio tornare in città per un ultimo drink e così faccio.

Nel frattempo l’Ipod, in modalità “random”, sta gracchiando Celentano “e intanto il tempo se ne va – di colpo non sei più bambina – si cresce in fretta alla tua età – non me ne sono accorto prima”. Scendo forte dal cavalcavia dell’A1, subito dopo l’osteria delle Donne c’è una semicurva a destra.

 L’avrò fatta mille volte, ma stavolta tocco il freno e la macchina va lungo per il campo, tra gli “sprucchi” del frumentone già raccolto carambola una, due, tante volte.

Poi si ferma tutto, una grande sensazione di calore alla testa, forse sangue, la ragazza di fianco a me non c’è più.

Mi ritrovo nel salotto di casa con ancora il rumore della sirena dei pompieri che mi fischia nelle orecchie, a ripensare che stupido ero stato, mi avrebbero tolto la patente perché poco tempo prima avevo fatto un altro incidente con uguali modalità. E comunque la macchina era sfasciata…

Poi mi sveglio, sono le 16.47 si mercoledì pomeriggio. La sensazione di caldo alla testa c’è ancora, e sì che in camera mia d’inverno ci sono i pinguini (vedi Pozzetto “il ragazzo di campagna). Scendo e vado a farmi un infuso di menta (tè off-limits nel new deal). Mah!

Quelli come me – si svegliano a metà – rimangono coi sogni mezzi aperti

Quelli come me – si svegliano alle 3 – e dicono che i giorni sono corti

Avrai ragione te – a fare come fai – a startene da furbo – nel mondo dei più furbi

Vuoi vedere che – sappiamo già com’è – ci riposiamo solo dopo morti…

ANGOLO DELLA TECNICA: LA SERRA

 

L’autunno è la stagione di mezzo tra estate e inverno, come tale caratterizzato da fasi dal sapore tardo-estivo e altre decisamente rigide/uggiose. Quest’anno, da un punto di vista termico, è arrivato il 13 settembre e ci ha lasciati la settimana scorsa, quando una repentina discesa di aria fredda ha portato la nevicata di cui al post precedente e soprattutto quella copiosissima di venerdì u.s.; Tuttavia la temperatura non è mai scesa al di sotto dello zero: ciò non ha impedito che la neve cadesse e, appunto perché bagnata, fiaccasse col proprio peso molti rami dei miei alberi da frutto e non, ancora carichi di foglie. Gli agrumi invece non hanno fatto una piega, anche perché già al riparo della mia serra! Quest’anno abbiamo adottato una struttura semi-rigida, telaio in legno e superficie di nylon, tetto mobile solo per le nottate più fredde e porticina isi-pil per le innaffiature. All’interno il mio arancio secolare, il mandarino, il cedro, tanti limoni e qualche geranio. Mimose, ulivi ed oleandri, la macchia mediterranea insomma, non hanno più paura di questo inverno del terzo millennio: da quando stiamo qui non ricordo di aver mai letto sul termometro meno 10, la nebbia notturna con galaverna mattutina non me le ricordo neanche più: ma senza rimpianti, eh!

24 Nov, 2008

Piumone Versus Merinos

Inviato da cinein 12:14 | Permalink Permalink | Comments Commenti (3) | Trackback Trackback (0) | Generale

E anche il tram per Opicina xè nato disgrasià – Venendo giù da Servola una casa ghà ribaltà – bona de Dio iera giorno de lavor – e dentro non ghe xera che un povero frenador..

Innanzi tutto la salute! Ho completato la settimana numero 1 di semi-terapia (nel senso che inizialmente i dosaggi dei farmaci vanno dimezzati) con esiti pressoché nulli, salvo la prevedibile e preventivata sonnolenza che mi ha ulteriormente convinto a restare orizzontale. Del resto i primi concreti riscontri sono attesi dopo un mesetto, quindi pazienza e procedamus igitur.

Quale vostro meteorologo di fiducia sento invece il bisogno di approfondire il perché nevichi in tutto il nord e non qua nel triangolo della gnocca (Mo-Bo-Zocca) O meglio, qua in pedemontana è nevicato (e non dubito il paese di Vasco sotto una discreta coltre), ma causa l’abbondante pioggia notturna i bianchi fiocchi hanno impiegato ore ad attecchire, così che sul più bello, quando il paesaggio era ormai immacolato, Giove ha chiuso i rubinetti; E dalla mia finestra ora vedo solo prati verdi ed alberi spogli.

Tale situazione è anzichenò tipica: le perturbazioni in arrivo da nord-ovest sono precedute da aria calda mediterranea (quindi dal Po in giù inizialmente si ha pioggia) e seguite da venti freddi (solo la coda è fredda, quindi da me bufera di neve non prima delle 11.30) Tali venti ruotano presto dai quadranti orientali (E come la bora che viene e che va – i dixi che il mondo se ghà ribaltà, vedi incipit musicale) e presto (già domattina, ndr) spazza dai nostri cieli ogni minaccia-neve.

A Nord del Po invece il richiamo di aria caldo-umida non arriva, quindi comincia da subito a nevicare sull’asciutto, o meglio ancora sulla terra gelata: un’ora di precipitazione a Torino lascia quindi più neve al suolo che 5 ore a Modena Sud. Con buona pace di noi amanti del bianco!

ANGOLO DELLA TECNICA

Prescrizione VS Usucapione: entrambi gli istituti sono collegati al decorso del tempo ed all’inerzia del titolare del diritto, ma mentre la prescrizione comporta solo un effetto negativo (cioè l’estinzione del diritto stesso in capo al titolare) l’usucapione comporta anche un effetto positivo (vi è infatti un nuovo soggetto che usucapisce il diritto di chi è rimasto inerte per il tempo previsto dalle legge)

Dovete inoltre sapere che per usucapire un bene non basta acquisirne il possesso (servirebbero pure la buona fede e un titolo astrattamente idoneo a trasferirvi la proprietà, pur se a non domino), ma se vi accontentate di rubare un bene mobile e riuscite a restarne in possesso ininterrotto per 20 anni, beh, alla fine è vostro!

  

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