12 Jul, 2006
QUE PASA? – 12/7/06
Se trovo quello che ha detto – che il tempo è un gran dottore – gli lego un sasso stretto stretto – e poi lo getto in fondo al mare… Ragazzi, c’è poco da fare, mi rendo conto che sto degenerando, ma la concentrazione la metto tutta nel lavoro, quindi almeno quando scrivo il blog mi lascio andare completamente. La citazione iniziale è di Loredana Bertè, una che di brutti momenti se ne intende di sicuro.
E’ insolito l’orario e il luogo in cui sto scrivendo adesso, ma il portatile mi consente di appoggiarmi su un parapetto del centro storico della mia città e tradurre immediatamente le mie sensazioni in lettera. Vi dirò allora di un pomeriggio assolato, di una brezza calda che risale dalla valle e si incanala tra le case, raccogliendone ancor più calore, per investirmi infine come un phon da 5000 kilowatt. E la gente poi, sembra essere divisa in vivi e morti, più precisamente tra bambini, che finita la scuola si godono ogni giorno di vacanza come se questa non dovesse più finire, e giri in bici, e la piscina, e la mamma che rompe, e poi da capo; e tutti gli altri, presi dalle loro faccende quotidiane, a loro volta suddivisi in chi ha l’aria condizionata e chi no (io no, of course, ma amo il caldo torrido che fa tanto Grecia).
Sto semplicemente aspettando l’ispirazione per tornare in ufficio a lavorare, ma non credo che nulla del genere possa passare da queste parti; quindi ora prendo su, ci vado e basta.
Informo i miei lettori(?), almeno quelli dei quali ho il numero di telefono, che oltre a sorbirsi il mio blog, ho anche 500 sms gratis verso tutti da sputtanare entro fine mese; quindi, anche se per la teoria che ormai mi esce dalle orecchie, per la quale chiodo schiaccia chiodo, sarebbe più salubre messaggiare ragazze disponibili, temo che vi beccherete un po’ di insano delirio mediatico anche via sms. A che servono gli amici altrimenti?
Canzone del 11/7: Ligabue “Happy hour”… anche se non vuoi, è dappertutto
Canzone odierna: L. Bertè “Sei bellissimaaaaaa”, indovinate a chi la dedico?
11 Jul, 2006
CAMPIONI DEL MONDO! – 11/7/06
Ebbene sì ragazzi. Dopo 24 anni siamo campioni del mondo. Quarto titolo mondiale, solo il Brasile Pentacampeao meglio di noi.
Se dovessi fare una graduatoria dei miei sport preferiti, il CALCIO batterebbe di gran lunga ogni altro, sia per la soddisfazione di praticarlo che vederlo giocare. La BICI, permettetemi un gioco di parole, segue a ruota, ma senza poter aspirare al primato nemmeno per un attimo.
Senza annoiarvi con la miriade di tornei, partite e partitelle disputate, fino ai semplici palleggi che ancora spesso faccio in cortile, vi dirò che avrei dato l’anima perché il mio piede sinistro fosse a livello del destro, e magari così realizzare il mio sogno di ragazzo: debuttare allo stadio Braglia davanti alla mia gente, segnare ed arrampicarmi sulla recinzione della curva Montagnani in un ideale abbraccio con coloro che soffrono con me per i gialli dal lontano 1988.
Tornando ai giorni nostri, domenica sera, al termine di una giornata tremebonda mi presento a casa del mio amico M. per ripetere il rituale che il martedì precedente ci aveva portati in finale. Le defezioni sono notevoli: P., schiavo del suo ruolo politico non è riuscito a svincolarsi dalla sagra paesana (!); E., prossimo sposo, ha fatto vincere l’ammore con un romantico week-end al mare con la donna; C., sessomaniaco a livello di un Savoia, è addirittura andato a timbrare il cartellino sul Garda…
Parafrasando il cantautore genovese e la sua “Eravamo 4 amici al bar”, non importa mica essere in tanti; e difatti l’Italia trascina noi superstiti in un vortice di emozioni (direi dal secondo tempo soprattutto di sofferenza) che, incredibile dictu in questo sventato inizio luglio, si conclude con l’apoteosi al rigore di Grosso. Campioni del mondo. E recuperato il politicante-farneticante ci si immerge nel centro cittadino con scene da profondo sud – vedi Napoli e poi muori – nel senso che c’era anche da farsi male davvero nel tripudio collettivo!
Ora qui si innesta la nota dolente: ma uno come me, che si è guardato non solo ogni partita del girone di qualificazione, ma addirittura le amichevoli con Burundi e Guatemala; uno come me dicevo, può farsi mollare dalla morosa 7 giorni prima della vittoria mondiale dell’Italia? Io ce l’ho messa tutta per mischiarmi alla gente e farmi trascinare nella gioia, ma porco cazzo sono rimasto con un sorriso ebete fino a notte fonda, senza sentire mio un successo che mi spettava di diritto.
Andato a letto troppo tardi, ed alzatomi troppo presto, la giornata odierna è stata dedicata alle mie faccende: la settimana scorsa non sono stato molto produttivo, almeno col lavoro bisogna rimettersi subito in carreggiata.
Canzone del 9/7: Robbie Williams “Advertising space” … please be gentle, i’m still learning…
Canzone del 10/7: Laura Pausini “Benedetta Passione” …e se fosse una canzone – fatta solo per ricordare – i momenti in cui sei stato mio…
8 Jul, 2006
la solitudine del cagnetto
LA SOLITUDINE DEL CAGNETTO – 8/7/06
La zia I. ha superato il duplice intervento cui è stata sottoposta, i valori si normalizzano, risponde bene insomma, anche se per un po’ starà in rianimazione.
Con la mente più sgombra sono andato a fare un giro in bici; traguardo conquistato: Samone di Zocca. In una sola riga abbiamo toccato due delle mie passioni più grandi: la BICI e VASCO ROSSI. Di Vasco, nativo appunto di Zocca, sappiamo già tutti tutto; della mia bici da corsa no: regalatami il 3 giugno 1999, mio 25° compleanno, è subito diventata la prosecuzione naturale del mio corpo; ha rapporti agili, il più tenero mi ha portato a scalare le cime più alte del nostro appennino. Io aborro la pianura, si va avanti per inerzia; In montagna no: quando la strada sale, o ti alzi sui pedali o giri il manubrio e torni a casa. Va da sé che quest’anno cercherò di bissare i traguardi del mitico ’99, con una rilevante eccezione: adesso i miei anni sono 32, la mia schiena è a pezzi (2 vertebre schiacciate) e il tempo che ho è fatalmente sempre meno. Ma anche l’analogia non è da sottovalutare: a distanza di 7 estati mi trovo smarrito in week-end lunghi e soleggiati, con il bisogno e la voglia di dimostrare a me stesso di non aver mollato: vai Pantani!
Mi accorgo adesso che nel breve volgere di 7 giorni avrei già avuto l’occasione di meritarmi la beatificazione. Saprete certo che per essere proclamato santo un uomo deve compiere nella sua vita almeno 3 miracoli: io avrei rivoluto indietro N.(1) e avrei salvato mio zio(2) e mia zia(3); al momento ne è riuscito mezzo, e non certo per opera mia! Aggiungo che oltre ai 3 miracoli, si può diventare santi solo dopo la propria morte; Accontentiamoci quindi di portare il nome di un santo, per la mia canonizzazione c’è tempo….
Ed ora veniamo ad un tema solo apparentemente frivolo, quello che dà il titolo a questo mio sproloquio odierno: la solitudine del cagnetto. Dovete dunque sapere che da ormai 2 mesi un cucciolo di pastore tedesco scorrazza per le mie campagne, ma cadreste in errore pensando che un cane che gira libero da catene per una tenuta agricola sia con ciò solo felice. Per lui la compagnia è tutto! Preferisce stare su un trattore in uno spazio angusto con rumori assordanti ma vicino a me, che a casa sotto il fresco portico con le ciotole piene di bere e mangiare, ma da solo.
Qui sta il problema: trattasi di un cucciolo, che io avevo abituato ad una mezza oretta al giorno di corse e giochi vari. Da sabato scorso non mi va di parlare, figuriamoci di giocare: e questo J., il mio cagnetto, non lo può capire, quindi si annoia mortalmente aspettando il mio risveglio.
Se volete aiutarlo, 2 possibilità: o venite a casa mia a farlo giocare, o riportate il tempo indietro al 30 giugno, meglio se di 2 anni fa, quando ho fatto una scelta che sembra rivelarsi sbagliata.
Canzone di oggi, 8/7: De Gregori “Il bandito e il campione”: quando si correva - per rabbia o per amore – e chi sarà il campione – già si capisce
7 Jul, 2006
IL VENERDI DEL PUTTO – 7/7/06
E’ appena andato in archivio il mio primo venerdì da single (putto, nella nostra accezione dialettale) da 6 anni e mezzo. Mi dispiace solo non poterlo mettere sul blog subito. Come già avrete notato non è un momento particolarmente fortunato, e la Telecom ha pensato di darmi una mano staccandomi il telefono per il mancato pagamento di una bolletta mai arrivata (problema irrisolvibile fino a lunedì, quindi dovrete attendere fino allora le mie eventuali esternazioni di ven-sab-dom).
Nel pomeriggio il capo mi aveva mandato ad un convegno teoricamente di nostro interesse professionale, salvo trovarmi ad ascoltare dissertazioni sugli adempimenti in materia di antiriciclaggio dei liberi professionisti… che mi abbia voluto fare uno scherzo per risollevarmi il morale? Aggiungo, mea culpa, di aver lasciato i finestrini della macchina, parcheggiata sotto un sole cocente, socchiusi per non trasformarla in un forno. Durante il convegno si è rovesciato un nubifragio sulla città e, per farla breve, ho trovato il sedile lato guida inzuppato d’acqua.
Naturalmente la mia mente era rivolta alla salute della zia I.; quindi, abbandonato l’inutile convegno, sono andato a farle visita all’ospedale.
Beh, qui non c’è blog ke tenga, entrato nella sua stanza lo sconforto che mi ha preso è indescrivibile: una vecchietta semi-incosciente in fin di vita, e ai piedi del suo letto il figlio (mio cugino) e sua moglie che solo ieri avevano dato sepoltura allo zio M.
Rifiuto ogni speculazione sulla cosa; io sono rimasto con loro fino a sera, cercando di dare quella presenza che loro diedero a me lo scorso anno quando morì mio nonno A.: mi fu di aiuto.
Capirete dalle premesse che, nonostante la libertà mio malgrado ritrovata, la serata non sia stata proprio il viatico per un week-end da leoni. Con il cuore stretto tra il rimpianto per la perdita della donna che ancora amo, il dolore per la scomparsa dello zio, e la preoccupazione per l’intervento che l’indomani subirà la zia, ho preferito affidarmi a uno schema collaudato: film in prima serata (3 uomini ed una gamba) e uscita sul tardi per raggiungere gli amici (putrido risto disco che il venerdì sfagiola la serata dei balli latini: oh, spero di non offendere nessuno se dico che quel tipo di musica mi fa cagare. Comunque un buon mojito mi ha aiutato ad ammazzare il tempo.
7 Jul, 2006
PIOVE SUL BAGNATO – 7/7/06
Mi sovvengono le parole di mio padre quando domenica, al termine del pranzo, ho annunciato ai miei familiari di essere tornato mio malgrado single: “beh, succede, non è mica morto nessuno”, ha chiosato il mio babbo.
Detto – fatto.
Ieri pomeriggio si è spento mio zio M., lavorato ai fianchi dal Parkinson e messo Ko nel breve volgere di 2 settimane da un ictus celebrale.
Ora, va bene che aveva raggiunto una certa età, ma la cosa ha toccato tutti noi più di quanto non riesca a scrivere. Considerate che stiamo parlando della mia famiglia, di tipo patriarcale, fino ad una manciata di anni fa così numerosa ed ormai ridotta ai minimi termini.
Aggiungete che allo stesso modo se n’era andato l’anno scorso mio nonno A., per me veramente un secondo padre: prometto di ritornare in futuro sulla figura di mio nonno paterno, su quanto mi abbia insegnato e soprattutto quanto ancora oggi mi manchi. Per ora basti dire che questo parallelo ha risvegliato in me tristezze mai sopite e reso l’addio a mio zio più difficile.
Già perché, vedete, io porto il nome di un santo, ma non sono particolarmente pervaso dalla fede, e soprattutto non riesco a trovare alcun conforto andando a pregare davanti ad una lapide.
Quindi ieri sera sono uscito di casa sì, ma per andare al rosario dello zio, mentre oggi c’è stato il funerale: cerimonia sempre uguale a se stessa, ma con due note da segnalare: il discorso col quale il parroco ha voluto ricordare il fratello M., di una pochezza ed approssimazione imbarazzanti; a murare poi la bara dello zio dentro al loculo dell’ala nuova del cimitero di Mo. ha provveduto una donna! Mai in vita mia avevo visto una muratrice, becchina per giunta…
Voglio farvi capire che quando il destino si accanisce davvero non ha misura: la moglie dello zio M. era stata operata quest’inverno per un problema circolatorio alle gambe, dimessa dopo un mese di riabilitazione con la raccomandazione di continuare a tenere la gamba più compromessa in esercizio: dite che mia zia I. abbia fatto questo? Chi l’ha seguita in questi mesi dice di no, almeno non molto, demotivata anche dal vedere la salute del marito peggiorare di giorno in giorno. E ieri PATATRAC: mezz’ora dopo la morte del marito è stata ricoverata d’urgenza al nuovo nosocomio cittadino, con una infezione seria alla gamba (leggi probabile amputazione) ed un presunto infarto intestinale (non operabile..).
Immaginate che se ieri ho abbinato al mio primo capitolo del blog una valutazione del mio umore zero (su una scala da 0 a 10), oggi avrei bisogno dei numeri negativi. Il che conferma che quando uno sta sul fondo in realtà può ancora scendere… Ringrazio comunque ancora il blog, perché se non è facile parlare di una storia importante che è finita, diventa quasi impossibile farlo di fronte alla morte: è come se la voce, in rispetto di chi se non è più con noi, decidesse di non uscire dalla bocca, volenti o nolenti, per un tempo indefinito. Io scrivo, e domani è più vicino
Anzi, ho deciso di cambiare questa cosa: ad ogni giornata, ad ogni mio intervento voglio abbinare non un voto, ma una canzone. Partendo dal primo luglio.
1/7 (il benservito): Laura Pausini “e resto immobile qui, senza parlare, senza dirti, non mi lasciare”
2/7 (the day after): De Gregori “Rimmel”, ma in realtà non esiste canzone per una giornata così
3/7 (day after bis): Vasco Rossi “guardami in faccia quando mi parli, se sei sincera, la voglio in faccia la verità, e se sarà dura, la chiamerò sfortuna, maledetta sfortuna”
4/7 (coma vigile): Ligabue “l’amore conta, e conta gli anni a chi non è mai stato pronto”
5/7 (ieri): niente canzoni, ma la legge di Murphy “se oggi una cosa può andare male, ci andrà”
6/7 (oggi): Pink Floyd “I wish you were here”, per lo zio M. e per chi ho perso per strada
5 Jul, 2006
era una notte buia e tempestosa
ERA UNA NOTTE BUIA E TEMPESTOSA – 5/7/06
Spesso accade che a grandi emozioni facciano seguito azioni altrettanto grandi, o perlomeno inusuali: ecco, inusuale è un termine che calza a pennello per questa mia improvvisa voglia di blog.
Mi presento, sono Thomas Moro, un ragazzo emiliano di 32anni suonati al quale sabato sera 1 luglio 2006 è caduto il mondo addosso: dopo 6 anni e mezzo passati assieme, N., la mia ragazza, mi ha scaricato.
E’ la storia più vekkia del mondo, e non posso dire ke ci non ci fossero segnali di crisi, ma sapete come sono le donne quando fanno cadere dall’alto verità insormontabili e problemi insuperabili: mortali! Io ci sto dannatamente male, e dopo 2 giorni passati letteralmente in apnea (cioè senza dormire e senza pressoché parlare con nessuno) ed un terzo in coma vigile, stante il bisogno di sfogarmi e cominciare a farmene una ragione, stamattina 5 luglio l’illuminazione: CHE BLOG SIA.
Non ke ritenga la mia vita così interessante da dover essere raccontata ad alcuno, ma scrivere quotidianamente questo diario dei tempi moderni mi aiuterà a rendermi conto che il tempo sta passando e magari mi sto limitando ad aspettare passivamente ke la ferita si rimargini.
AVVISO AI NAVIGANTI:
Il motivo che mi spinge a bloggare E’ SOLO COLPA MIA: 1000 volte nei 6 anni e mezzo della Ns relazione N. mi ha fornito inviti di ogni genere per coinvolgermi di più nella sua vita, 1000 volte abbiamo abbozzato progetti di vita insieme ed io, peraltro di alcuni anni più giovane di lei, insicuro e squattrinato, ho sempre “tirato indietro”.
Questo blog non è uno sfogo contro N. che mi ha mollato, ma contro di me che non ho saputo superare i miei limiti e prendermi quei rischi che per amore vanno presi, non creando, parole sue, “nessuna base”. Caro Thomas, la fine di questa storia è la tua sconfitta, un capitale enorme dilapidato (per chi non lo avesse capito, oltre ad essere molto bella ed intelligente, N. ha anche un sacco di interessi, purtroppo non sempre coincidenti coi miei), sul quale rischio di piangere tutta la vita, e siccome di anni davanti dovrei averne ancora parecchi, finora tutti i giorni la ho supplicata di darmi un’altra possibilità.
Perché il dramma è proprio qui: non solo ti accorgi della frittata solamente dopo che la hai fatta, ma la sera che mi ha lasciato ero andato da lei con in tasca 2 progetti di mutuo per ristrutturare quello che sarebbe diventato il Ns nido d’amore. AVETE CAPITO BENE? Io, povero illuso, avevo interpretato la sua crisi come una richiesta di aiuto, il bisogno di un progetto concreto in cui credere per andare avanti nelle difficoltà della vita; salvo scoprire che le difficoltà erano con me, non col resto del mondo, e che quella maledetta sera mi aveva convocato solo per comunicarmi l’esonero, già messasi d’accordo per andare al mare con altri il giorno dopo. Come dire, alea iacta est.
Ma ripeto, al di là del modo squallido di dirmi addio, il fallimento di questa storia è mio, che mi sono limitato per tanto tempo ad “andare a morosa”, senza proporre, senza coinvolgere, al massimo assecondando passivamente. Il destino ha reso tutto più brutto, impedendomi di realizzare i miei sogni proprio ora che li avevo chiari, che ho una carica da spaccare il mondo, che se potessi dimostrarle quanto sono pronto e smanioso di fare tutto con lei, chissà…
Capisco che le mie pene d’amore interessino fino ad un certo punto, e prometto ai miei lettori(?) che col tempo le mie piagnucolose lacrime di coccodrillo lasceranno il posto a cose a voi più interessanti. Perché amici, vedete, io sono fatto così: mi accendo con poco, ma altrettanto velocemente mi siedo. Quindi aspettatevi exploit che altri giammai, ma anche tante relazioni scialbe e malinconiche. Per i patiti dello Zodiaco, avrete già capito che sono un gemelli seconda decade, concreto ma fumoso, volitivo ma indolente, sempre e solo per palati sopraffini.
Per la privacy (il mio ambito lavorativo è il settore legale) non verrà fatto sul blog il nome di alcuno, nemmeno su suo espresso consenso, perché rischierebbe di identificare altri per relationem: che so io, una sera si va al night con 2 amici di cui uno sposato, lo metto on-line col mio nome (che è il nome di un santo, Tommaso Moro, morto per difendere la sua fede) quello dell’amico single consenziente e l’iniziale del nome del ragazzo sposato; per avventura la moglie di quest’ultimo va a leggersi il mio blog…. Per me ci viene un po’ di casino, e vi garantisco che questa cosa è già successa proprio a uno dei miei migliori amici.
Io dico: simul stabunt, simul cadunt, cioè se N., causa della mia verve letteraria, dovesse rivolermi, il mio diario cesserebbe in quel momento. O magari continueremmo a scriverlo a 4 mani.
Per ora è tutto, ma stasera può darsi che scriva ancora, se qualche buonanima non verrà a tirarmi fuori di casa e dalla mia depressione strisciante….