15 Nov, 2008
fybromialgia
When I look into your eyes – I can see a love refrain – but darling when I hold you – don’t you know I feel the same?
Nothing lasts forever – and we both know asking change – and it’s hard to hold a candle – in the cold november rain
Dopo 3-giorni-3 di pioggia battente un pò di Guns (November rain) ci azzeccano proprio, ma stasera le atmosfere languido-malinconiche cedono tosto il passo alle sperate news, e che news: FUMATA BIANCA, ABBIAMO IL NOME!
La malattia che mi affligge da ormai 19 mesi si chiama dunque Fibromyalgia (e per chi volesse saperne di più esiste un sito, www.fibromyalgia.it, curato proprio dal medico che mi ha visitato oggi)
La diagnosi è stata invero facile, considerato che nel corpo umano ci sono 18 tender-points, neutri in una persona sana ma dolorosissimi nel fibromialgico, e di questi diciotto 16 mi fanno male alla pressione di un dito, che diventa un male porco in quelli in prossimità dei miei punti critici (sterno e gomito sinistri)
La prova dei tender-points rappresenta la cartina tornasole della malattia, della quale io avevo comunque già riscontrato i sintomi tipici (stanchezza cronica, astenia, dolori lancinanti, vista annebbiata, difetto di concentrazione, sonno disturbato, tachicardia) comparandoli a quelli di altri fibromialgici conclamati in forum e siti specialistici.
Debbo pure dire che già martedì ero andato vicino al gol: il neurologo mi aveva ipotizzato una sindrome da affaticamento cronico, che ci stava, ma non spiegava i dolori e le palpitazioni al cuore. E soprattutto trattavasi di malattia incurabile, a differenza della fybromialgia che si può combattere!
Mettiamo ora i puntini sulle i.
La cura farmacologica dura alcuni mesi, va abbinata a una dieta fatta di sacrifici (alcuni dolorosi per me, tipo pasta, zuccheri, caffè, carni rosse, dolci) e ad attività fisica mirata. Se risponderò bene a tutto ciò proseguirò nella terapia per anni. Altrimenti tali blande medicine andranno integrate con psico-farmaci (si va a stimolare i neuroni della serotonina), e magari poi il male mi passa, ma divento un rincoglionito. In ogni caso non credo mi vedrete in circolazione prima dell’anno nuovo, e anche nei mesi successivi riprenderò gradatamente. Poi si vedrà. Il medico mi ha parlato di un orizzonte temporale di 5/6 anni, quindi non contate su di me per progetti di alcun tipo: voglio specificarlo a beneficio di chi, nonostante mesi di miei rinvii e dinieghi a raffica, aspetta ancora la mia guarigione per “fare il fuoco” o giù di lì. Il medico è stato categorico: quand’anche mi sentirò di fare 10, dovrò comunque fermarmi a 5. I miei muscoli sono sani, ma perennemente in tensione ed ipo-ossigenati, fino ad arrivare a vere ischemie coi dolori lancinanti che ben mi sono noti.
Cosa farò ora?
Numero 1) Lunedì vado in studio, spiego a Chiara la situazione e mi congedo definitivamente: la sua è la più inutile delle attese (a parte che mi ha già rimpiazzato con la sua amica, quindi di fatto le faccio un favore) ; Con l’anno nuovo si riparte, sicuramente da solo e quindi con gli orari e le modalità che mi sentirò di giorno in giorno (anzi, la metà di quello che mi sentirò di fare)
Numero 2) Convocazione dei miei amici attorno al desco o in separata sede per i meno conviviali: in claris non fit interpretatio, io dico le cose come stanno, poi se uno mi vorrà togliere il saluto o peggio ancora continuare a stressarmi per improbabili uscite, càz so.
Numero 3) A casa l’ho già detto, ma dovrò far focalizzare sulle ripercussioni agresti: o si pensa ad un operaio in pianta stabile o si comincia a segare delle piante. Economicamente è meglio la seconda opzione, ma la palla passa ai miei famigliari
So never mind the darkness – we still can find a way – nothing lasts forever – even cold novembre rain10 Nov, 2008
Scisma d'Oriente
Amici, ben trovati. Questo è un post pieno di speranza, in una settimana che mi riserva due visite specialistiche dalle quali (in realtà solo dalla seconda) attendo esiti fausti, id est la sospirata diagnosi. Ogni altro discorso lascia il tempo che trova, e sarà più prudente parlarne solo da sabato. Ma c’è un tema che già si può anticipare.
Niente di nuovo se vi dico che la mia presenza (in realtà assenza certificata sino al 1/1/2009) presso il noto studio legale è bell’e che terminata. Semplicemente non ha senso andare a lavorare in un posto dove ti senti ospite, graditissimo eh, ma se non ci sei è meglio! E comunque le mie residue pratiche se le è avocate Chiara venerdì scorso (ma non per darle a T., che quindi non si capisce esattamente cosa cavolo faccia lì dentro, non avendo clienti suoi), quindi se devo andare giù per navigare in internet…
La novità è che mi sto dando da fare per trovare un nuovo studio, o meglio una stanza in uno studio associato: il mio budget massimo è 300 euro/mese tutto incluso, cifra pienamente rispettata nel primo sopralluogo fatto stamane. Solo che a ghè un problema: questo studio è a Formigo, e ciò richiederebbe altrettanti euro/mese in benzina per gli spostamenti casa/ufficio… Ah, è assolutamente irrilevante che i miei “coinquilini” siano del settore, anzi: magari lavorare in mezzo a immobiliaristi, geometri o commercialisti creerebbe sinergie positivie! Se qualcuno dei miei lettori ha soluzioni consone da segnalarmi nel triangolo Bologna-Modena-Sassuolo…
Seconda (e ultima) considerazione: è tornata “l’accoppiata”, cioè con 1 euro mi faccio Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera. Proprio sul quotidiano meneghino mi sono sorbito un Alberoni qualunque rimproverare noi uomini di leggere poco, ma non in senso assoluto, poca narrativa. Che dire, io leggo solo per necessità ed è già troppo, il tempo libero preferisco dedicarlo ad attività all’aria aperta o comunque lontane anni luce da libri, pc e scartoffie assortite.
Alberoni dice poi che le donne, leggendo storie di altre donne e uomini, le loro vite/amori/sofferenze/illusioni/tradimenti, imparerebbero meglio di noi a conoscere della vita e delle persone. Cosa che poi si tradurrebbe nel saper scrivere ed esprimersi meglio. Un laureato che legge poco parla peggio di un non laureato appassionato di narrativa. Mi sembra abbastanza vero, a parte che è inutile saper parlare bene se non sai nemmeno la capitale della Norvegia… No?
ANGOLO DELLA TECNICA
Le Caldarroste: se c’è una cosa che mi piace sgranocchiare dopocena sono proprio “du marunzein”. Conosco abilissimi spadellatori, a partire da mio fratello per finire con il futuro papà P., ma per fare delle buone caldarroste, oltre ad una buona mano, bastano 3 cose in tutto: i marroni (quelli di CasteldelRio solitamente non tradiscono), una padella bucherellata con lungo manico nella quale cuocerli (facendoli saltare spesso) previa la fondamentale “castratura” (incisione del marrone fatta con coltellino, sfido chiunque ad ometterla) ed un fuoco “basso” (le fiamme brucerebbero esternamente i maraun senza cuocerli). Terminata la cottura, è poi preferibile lasciarli “a padire” avvolti da uno straccio in una padella magari vicino al fuoco, ma capisco che a volte sia impossibile resistere a quel profumino.
Quasi dimenticavo: dietro alle caldarroste ci va bevuto un ottimo vino novello. Stamane ne ho comprato una cassa, rigorosamente lambro di 7cani: domani è San Martino, con relativa estate di puntualità svizzera!
4 Nov, 2008
la Roma non si discute, si obAMA
Dunque, vigilia dell’election-day statunitense: sperando di non gufare, dichiaro il mio tifo sfegatato per Barack Obama. Non solo perché esponente del partito democratico, che è logicamente più vicino ai miei ideali sinistroidi dei repubblicani di McCain. E nemmeno per ciò che potrà comportare la sua elezione per gli USA e per tutto il mondo: per quanto il candidato nero mi ispiri fiducia, non dubito che molte delle sue promesse elettorali verranno disattese (addirittura temo che Obama possa non arrivare vivo a fine mandato).
Io tifo Obama semplicemente perché i Bush mi hanno rotto il cazzo; sia a livello di politica estera, dalle loro guerre “preventive” (da Saddam ai Taliban) all’indifferenza sui temi dell’inquinamento mondiale; che a livello di politica interna, visto che l’economia americana, da sempre e oggi più che mai con la globalizzazione, è in grado di sostenere ma soprattutto di affossare le Borse di tutto il mondo: secondo voi i tremebondi derivati ed i subprime dove li hanno inventati?
E poi tifo Obama perché e nero, ed un nero alla casa bianca (rubando il titolo a Bruno Vespa) ci sta troppo bene. Anzi, il primo presidente nero Usa che segue a pochi giorni il primo campione del mondo di Formula 1 nero (io non ricordo colored mondiali prima di Hamilton) è un segno dei tempi. Non fosse che la Chiesa è fuori da ogni contesto spazio-temporale (sono anzi in piena “restaurazione” con Ratzinger), mi aspetterei a breve un Papa di colore.
Io sono in clima Americano fin dal weekend di stampo Halloweeniano, nel quale ho realizzato una zucca che neanche lo zio Sam in persona ed una festa a tema per P.
Per chiudere, mi riallaccio al titolo: pochi minuti fa la mia Roma ha interrotto una lunga emorragia di sconfitte suonando il Chelsea (che mi pare anche il nome della figlia della cornutissima Hillary Clinton, prima vittima del ciclone-Obama). Non so come dire, quest’anno sembra andare tutto storto, io non sto mai bene, il lavoro è veramente problematico… cerco un segnale positivo per una nuova, speriamo duratura ripartenza: la musichetta della Champions può avere proprietà taumaturgiche?!
ANGOLO DELLA TECNICA
Stasera vorrei parlarvi, per restare in tema, del sistema elettorale statunitense: sono sicuro che tutti avrete chiaro che non basta ottenere il maggior numero assoluto di voti per diventare Presidente USA (Bush aveva perso di mezzo milione di preferenze&hellip
, ma magari non vi orientate bene tra Grandi Elettori, Congresso and so on. Purtroppo sono troppo stanco, e comunque ad andare a domani sera le maratone televisive vi delucideranno su ogni concetto, magari intervallati con le interviste al parrucchiere di Sarah Palin e al barbiere di Obama…
29 Oct, 2008
Autumn in Vignola
Tradiscono i decenni / Saranno gli anni fa / Il tempo li fa belli / Questi anni non li avrai / Se non li perderai
Tradiscono i decenni / Vedrai che ti vedrai / Nel taglio dei capelli / Ahi quanti ne tagliai / Nel mare ti vedrai
Nel mentre la canzone / l’estate bella sai / Nel mentre la canzone / E tu scontenta stai / Prestata agli anni tuoi
Poi dopo penserai / Quel certo sole – dov’è mai? / Negli anni - gli anni tuoi / Che vivi dopo - in penombra / Sfogliando foto, riguardando un film
Apertura nostalgica con Amedeo Minghi e la sua Decenni: in attesa della mia futura (eventuale) guarigione, voglio spronare voi tutti ad agire, voi che potete, che la condizione fisica vi sorregge. E non importa in quale direzione: anche l’uscita più stupida sarà sempre meglio che ammuffire in casa, anche la ragazza più insulsa sarà meglio che guardare le veline in tv, la sconfitta più sonora del Modena al Braglia vi rimarrà più di 10 Milan–Juve su Sky, una piadina col friggione sui viali non avrà paragoni con la più succulenta cena nella casa vuota. E così i film visti al cinema piuttosto che sul proprio lettore dvd, una mostra gustata dal vivo e non sui libri di storia dell’arte, i concerti e non l’Ipod, un bicchiere di vino in osteria e non in poltrona.. Persino lavorare in ufficio è meglio che il tele-lavoro!
O almeno, a me manca tutta questo e tanto altro ancora. Soprattutto rimpiango il potermi accordare con gli amici, non dico per le vacanze di Natale, ma almeno da un giorno per quell’altro! E invece Vattelapesca, chissà come girerà domani? E dopodomani?
Trovo che “Il pranzo di ferragosto”, gustato proprio ieri sera con F., sia un’ottima pellicola a sostegno di quanto detto sopra: se vi capita, ci troverete dentro il succo della vita e magari vi predisporrà in modo differente alla brutta stagione ormai arrivata. Hai visto mai che lo spauracchio della vecchiaia, con tutte le sue privazioni, vi motiverà ad uscire anche sotto il diluvio o a meno 15?
ANGOLO DELLA TECNICA
La Cantina: oggi mi sento un po’ come Gesù nel tempio (ciao De Andrè, a 10 anni dalla tua morte), do consigli non potendo più dare il cattivo esempio. A quanti di voi piaccia il vino, sappiate che bastano una trentina di bottiglie, assortite come dirò di seguito, per avere gli abbinamenti giusti ad ogni tipo cena. Ossia, la mia cantina è così composta: 4 rossi piemontesi (Barolo e Barbaresco), 4 toscani (Chianti e Brunello), 4 del triveneto (Amarone e Pinot Nero) e 3 del centro-sud (Salice salentino, Etna e Cannonau). Le 15 bottiglie di bianco le ho scelte così: 2 aromatici da aperitivo (Gewurztraminer e Moscato), 6 da pasto (Pinot grigio del colliio, Verdicchio di Jesi, Orvieto, Greco di Tufo, Fiano d’Avellino, Vermentino di Gallura), 2 di spumante italiano metodo classico, 1 di champagne, 1 Prosecco e 1 Cartizze; 1 Passito di Pantelleria (vino dolce) e 1 Sauternes (per i formaggi tipo camembert) chiudono la mia scelta.
Ma non dimenticate i vini “nostrani”! Una cassa di lambrusco grasparossa (rosso secco), una di pignoletto (bianco secco) e una di trebbiano (bianco dolce) tolgono le castagne dal fuoco in any case! Nunc est bibendum
20 Oct, 2008
SUPERSIC
L’intervento odierno è dedicato allo sport, a campioni celebrati e ad altri appena consacrati tali, al mondo dei motori piuttosto che al Dio Eupalla (citazione da Gianni Brera); prettamente a fruizione maschile quindi, ma spero non per questo eccessivamente pesante per le lettrici.
Le luci della ribalta (anche se in Italia era ancora notte) si accendono su Marco Simoncelli, meglio noto come SuperSic, da poche ore campione del motomondiale classe 250. Per me è un idolo già da tempo, vuoi per il suo modo vincentemente spontaneo di affrontare le corse (come la vita direi, pensate che mocho vileda ha in testa), vuoi per la parlata romagnola o per l’italianissima Moto Gilera che cavalca. Ma da oggi questo 21enne di Coriano (Rn) esce definitivamente dai panni di talento folkloristico per calarsi in quelli di World Champions, al termine di una gara dove ha gestito in modo accorto il vantaggio sull’unico rivale, l’ispanico Alvaro Bautista (Bati-gas, per gli amici). In un momento di italica grande soggezione nei confronti dei cugini iberici, celebriamo la vittoria del Sic con le sue magistrali parole: “Gli spagnoli farebbero meglio a dare più gas e farsi meno pugnette!”
Capitolo Valentino Rossi: salendo di cilindrata (MotoGp) il risultato resta identico: World Champion 2008! In realtà Vale può fregiarsi del titolo già da 2 gare, ma vuoi l’imbarazzante disinvoltura con la quale ha vinto, vuoi il mio umore ai minimi storici, non avevo trovato tempo e modo di elogiarlo adeguatamente. A parte che uno che a 29 anni ha già 8 (diconsi otto) mondiali in bacheca non ha certo bisogno del mio trafiletto… O forse sì, perché se il Dottore (nel paddock è The Doctor, e non certo per la Laurea conferitagli honoris causa) non è ancora stanco di entusiasmare il pubblico, sia nelle gare all’arma bianca che nei fantastici siparietti del dopo-corsa, non sarò io a smettere di festeggiare ogni sua vittoria: che spettacolo! Rossi c’è, Rossi c’è
A differenza delle moto, fortunatamente la stagione calcistica è appena agli inizi; già, perché a guardarle adesso le classifiche ci sarebbe da impiccarsi: Modena e Roma sul fondo, la prima come inevitabile conseguenza di una crisi societaria che si trascina da mesi, la seconda alle prese con l’anno di transizione tra la gestione Spalletti e la nuova gestio (Ancellotti?), entrambe con liste infortunati troppo lunghe per non risentirne pesantemente. E se vincere aiuta a vincere (Mancio docet), sicuramente perdere ti abitua alla sconfitta, quindi… Sveglia Ra-gaz-zi!
ANGOLO DELLA TECNICA
Il lambrusco Grasparossa è un vino rosso, frizzante e a bassa gradazione alcolica. Queste sue caratteristiche lo differenziano grandemente dai rossi più celebrati (chianti toscano, barbera piemontese), bisognosi di abbinamenti adeguati (grandi carni rosse, selvaggina).
Il lambro no, lo si può consumare in ogni momento della giornata, a colazione con un pezzo di gnocco avanzato dalla sera prima (come facevano i miei nonni), nell’antistadio per celebrare una vittoria dei Gialli, fino alla cena con cotechino e zampone, sua vera morte.
Dei 3 tipi di lambrusco, il Grasparossa si fa preferire ai cugini Sorbara e Salamino di Santa Croce soprattutto in virtù della provenienza dei propri uvaggi (minimo 85% di Grasparossa, restante di Malbo gentile e nere comuni), vigneti situati sulla prima collina modenese e quindi al riparo dalle grandi umidità ed escursioni termiche della pianura.
La vendemmia 2008, appena conclusasi in quanto il grasparossa è un’uva nera dura (che quindi matura tardi, tradizionalmente a fine settembre), è stata avara nei quantitativi ma generosa nella qualità: invito tutti a verificare di persona già fra 2 settimane con il Lambrusco Novello della cantina di Settecani di Castelvetro!
11 Oct, 2008
Mi scende la catena
5 Oct, 2008
All you need is already in
Naturalmente dal titolo non discende che io voglia rigettare Dio, in assoluto ed in particolare per non andare contro gli ultimi moniti di Ratzinger.
Voglio solo dire che dal combinato degli esiti di tutti gli esami a cui mi sto sottoponendo (pochi, in realtà
si evince una cosa sola: non ho una malattia “comune” ma nemmeno un virus “strano”, magari tropicale. La zona di indagine che ora stiamo approfondendo è quella neuro-muscolare, che così, a naso, mi sa essere quella giusta. Avrei anche un nome bell’e che pronto da darvi in pasto ma, scottato da recenti disillusioni e rispettoso delle competenze e del lavoro altrui, aspetto che tale patologia mi venga prima diagnosticata: appuntamento al prossimo post per l’alleluja?!
In ogni caso, dopo un anno e mezzo di sofferenza intravedo la possibilità di attuare comportamenti positivi per contrastare la situazione avversa (tradotto dal Nuovissimo Spalletti, fare la giusta terapia) e conseguentemente eliminare i sintomi più dolorosi/fastidiosi della stessa. Ma di tornare quello di prima non se ne parla.
Non è mia abitudine dissertare di cose ipotetiche, tantomeno fasciarmi la testa prima di romperla, ma se abbiamo visto giusto questa malattia “non mi toglierà un’ora di vita, ma potrà rovinarmi ogni giornata”. Il resto dipenderà solo da me, da come saprò adattarmi al nuovo status quo. Voglio dire: se tenterò di ritornare il mammasantissima di prima, cadrò e ricadrò penosamente altrettante volte. Se rinuncerò alla lotta, andrò presto alla deriva di una vita solitaria e senza obbiettivi. Invece io voglio trovare subito il mio nuovo limite, cioè il massimo a cui una corretta terapia, fatta di pochi farmaci, dieta corretta e vita sana possa portarmi. E poi tutti i giorni alzare l’asticella un po’ più in alto, anche solo un millimetro per volta.. Io ci credo: quello che ci serve è già dentro di noi, ora a me tirarlo fuori!
P.S.: sono sempre stato convinto che a una certa età, diciamo sui 35, uno, volente o nolente sia uomo; e come tale debba affrontare e risolvere i problemi che gli si presentano. Anche se di quella cosa non sa niente e nessuno gli dà una mano. Mi domando però perché uno faccia il medico se poi non gli va di curare i malati.. s’et fèv l’ impieghèe l’era mèi par tott!
22 Sep, 2008
I Wish you were here
Qual è la canzone più bella che sia mai stata scritta? O semplicemente quella che non vi stancate mai di sentire? Per me si tratta, sin dubio, di “Wish you were here” dei Pink Floyd, e non di una di Vasco (tra l’altro fresco reduce da una 2 giorni di tutto esaurito al Dall’ara), come da me era logico attendersi. Noblesse oblige.
Ho scelto questo tema introduttivo in onore e memoria del tastierista della disciolta band inglese, Richard Wright, spentosi pochi giorni fa a soli 63 anni. Diventa dunque impossibile una reunion dei Pink Floyd, operazioni che il sottoscritto aborre a prescindere perché patetiche, spesso, e ancor più spesso mosse solo da fini lucrativi.
Gustatevi dunque il testo, senza traduzione perché intanto si capisce, poi perché le canzoni non vanno tradotte.
So, so you think you can tell Heaven from Hell,
blue skies from pain.
Can you tell a green field from a cold steel rail? A smile from a veil?
Do you think you can tell?
And did they get you trade your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change? And did you exchange
a walk on part in the war for a lead role in a cage?
How I wish, how I wish you were here.
We're just two lost souls swimming in a fish bowl,
year after year,
running over the same old ground. What have we found?
The same old fears,
wish you were here.
Altro da segnalare? Per la serie “non ci sono più le mezze stagioni”, eccoci passare in sole 36 ore dai 33 gradi del venerdì ai 13 della domenica. Eccessivi i primi, eccessivamente pochi i secondi: ieri sera alla sagra dell’uva ho visto arzille vecchiette con dei piumini indosso…
Naturalmente, se ci sono le feste dell’uva significa che io ho finito di raccogliere le pere (ultima Kaiser staccata mercoledì 17 alle ore 11). I primi “uvaroo” (privati che comprano la mia uva per farsi il vino a casa) sono stati soddisfatti in questo weekend, da venerdì la cantina sociale di S. darà l’ok per la vendemmia del lambrusco, main course della mia premiata azienda agricola.
Altrettanto naturalmente, al calo della temperatura e dell’afa ha corrisposto una ripresa della mia vigoria. Ciò mi ha consentito il ritorno all’attività, agreste come forense, ma non ancora alla vita mondana; per quest’ultima sarà decisiva (spero) la visita medica che farò in settimana. Non essendo un malato grave “tradizionale”, cerco la risposta in virus strani e malattie tropicali: la parola passa all’infettologo. E che Dio me la mandi buona
ANGOLO DELLA TECNICA
La comunione, che si ha quando “la proprietà od altro diritto reale spetta in comune a più persone” (art. 1100 c.c.), in quella sua particolare forma che è il condominio negli edifici, è stata mio oggetto di studio ieri pomeriggio.
Ho così riscontrato, magno cum gaudio di E., che al condomino è permesso di aprire un foro nel muro (che è parte comune dell’edificio e quindi, astrattamente, gli altri condomini potrebbero avere da ridire) per permettervi il passaggio della canna fumaria. La Suprema Corte è unanime sul punto. Discorso diverso sarà il disagio arrecato agli altri condomini alla voce “luci e vedute” (cioè quanta parte del guardo altrui va ad escludere il mio manufatto), sempre rispettando i limiti imposti dall’art. 1122.
13 Sep, 2008
Sonhora
Sono qui – amami – io sarò – baci facili – io lo so – che sei tu – quella che fa – per me
Siamo qui – a viverci – siamo noi – cuori impavidi – è per te – che farò – il mio love show
Non voglio proporvi la solita solfa, quindi farò un intervento lampo: settembre si è aperto male, troppo caldo e troppe pere da raccogliere per uno nelle mie condizioni. Del “tagliafuori” (severa marcatura sottocanestro) subìto in studio vi ho già informato, degli esiti degli esami medici sinora fatti è presto detto: tutti negativi, cioè si brancola del buio. Fortunatamente il mio lato razionale sta prevalendo e quindi, invece di darci a mucchio, proseguo deciso nel tour de force di ambulatori/sale raggi/prelievi che i medici man mano mi propongono. Nel frattempo il morale è basso: mi sono rotto di dire alla gente che non sto bene, non ho voglia di uscire e nemmeno di fare due chiacchiere, perché comunque si finisce per parlare di me, di cosa potrei avere e di cosa dovrei fare. Insomma, un pacco!
Appena si sarà scoperto che cos’ho (che cos’ho – forse ho voglia di te – ma non riesco – a trovare – un fiammifero – per guardarmi dentro; Irene Grandi , in vacanza da una vita) voglio andare in spiaggia e restarci indefinitamente. Quanto mi è mancato il mare in queste 2 estati, la spensieratezza del sole che ti cuoce la pelle, il rumore della risacca, addormentarsi sul materassino tra le onde… anche la sabbia negli occhi, cacchio!
In realtà avrei una lista di cose da fare che neanche quella dei film in download su e-mule…
ANGOLO DELLA TECNICA – LA CARPOCAPSA
Ho deciso di avvicendare la pur seguitissima rubrica meteo, promettendo di trovarle adeguata collocazione nella pagina d’apertura. Da oggi condividerò vobiscum le mie conoscenze in campo legale ed agricolo, cominciando dal secondo. La raccolta delle pere Kaiser, ultime cronologicamente ma non per bontà, mi sta riservando una “fòtta” (sgradita sorpresa) che mai: le larve dell’insetto title-track, farfallina di colore grigio nerastro, si sono insediante a primavera all’interno dei miei frutti (pere, mele e castagne il loro target), crescendo parallelamente al frutto stesso. Ora, tralasciando quelle cadute al suolo perché totalmente marce, noto sulla buccia di una buona metà delle pere che colgo un piccolo forellino annerito: se spacco la pera in 2, c’è la lunga galleria scavata dal bego; ed il relativo bego ormai pronto a trasformarsi in crisalide.
Questa malattia delle pomacee è nota fin da inizio secolo (l’ho trovata sui libri di scuola del nonno di G., laureato in agraria nel 1937) ed è decisamente resistente ai trattamenti anticriptogamici, soprattutto se non si interviene al momento giusto: a me quest’anno la carpocapsa mangia 2000 euro, intant!
6 Sep, 2008
Mi fanno le scarpe?
Rilassati un po’, tu vittima e complice, continui a picchiare, a farmi male, rilassati un po’, non c’è fermo immagine, che possa placare, il mio dolore..
Incipit musicale con l’emergente Rino De Maria, che nella mia situazione attuale ci sta da Dio. Solo che a picchiare non è una donna, ma quel malanno che mi porto dietro da tempo. Ora siamo alla resa dei conti: dopo lo “spaghetto” del pronto soccorso, sono determinato a farmi rivoltare come un calzino per scoprire cosa mi manda in tilt. Dunque, fermo ai box da 10 giorni, ho sospeso le attività agresti a tempo indeterminato, come pure ogni impegnativa uscita da casa. Mi muovo solo per andare a fare gli esami (primo responso negativo, cioè il test sotto sforzo non ha rivelato niente al mio corazon) e brevi passaggi in studio…
E meno male che riesco ad andarci in studio! Te cos’hai fatto in vacanza? Hai pensato a rilassarti, a divertirti, magari un bel viaggio... La mia collega, cioè la titolare nonchè proprietaria del relativo stabile, ha pensato di “tirare dentro” una sua amica: roba che se stavo a casa fino al primo ottobre me la trovavo piazzata alla mia scrivania! Il problema è duplice, sia economico, nel senso che questa ragazza non porta suoi clienti (dove mangiavamo in 2 domani mangeremo in 3), che logistico, cioè le stanze sono 2 più una grandissima sala d’attesa (con divano rosso utile come saprete per le situazioni più disparate), presto divisa da una parete di cartongesso per ricavare la postazione lavorativa mancante. Per quanti siano venuti a trovarmi in studio e vi abbiano passato momenti più o meno piacevoli, prometto di fotografare il luogo prima della trasformazione (poi on-line su suxpippo).
Nostalgia nostalgia canaglia, di un amico di una strada di un bar, di un paese che sogna che sbaglia, ma se chiedi poi tutto ti dààààààà
METEO
La temuta perturbazione che doveva spezzare la nostra estate ha girato al largo (strano), proprio rasentando le Alpi. Questo ha comportato il solito richiamo di aria africana, senza però il benefico maestrale seguente al passaggio nuvoloso. Previsione: aria artica alle porte, ma io non credo che ci tornerà molto utile. Se avete 2 spicci in tasca, una bella settimana a Djerba (39 gradi ieri sera) la potete prenotare!
30 Aug, 2008
Dialetto
Intendo darvi un’infarinatura sulle principali parole ed espressioni idiomatiche di mio uso quotidiano. Non che per un po’ ve ne farete di molto: mercoledì ho pensato di fare un bel viaggetto premio al pronto soccorso in seguito a galoppante tachicardia. Mi sono preso un bello spavento e tuttora sono scosso, visto che gli esami fatti sul posto non hanno evidenziato la causa di tale malore: nel mentre che eseguirò gli ulteriori, opportuni, accertamenti, dovrò restarmene a riposo nel mio buen retiro onde evitare nuovi e poco gradevoli episodi.
By the way, ecco il Tommaso Moro vocabolario 2008:
A: parole tipiche arsàn (reggiano) e arlòi (orologio). Espressione idiomatica a ghè un problema (c’è un problema), usata quando mi viene proposta una cosa per me inconsulta (andiamo al Papeete questa sera? A ghè un problema: al Papeete ci vai poi te)
B: bìnel (imbuto) e bòregh (letteralmente nido del colombo, mediatamente intreccio di fili/rami). Bròta vaca (brutta vacca), tipica imprecazione che può diventare bestemmia intercludendo madàna (madonna)
C: càdga (cotica) e cènno (cinno o bambino). C’at gnèssa un azideint (che ti venisse un accidente, vedi Luca Carboni, la mia città
, imprecazione indirizzata a qualcuno, spesso un automobilista
D: d’sgrasiè (disgraziato) e deficieint (deficiente). Espressione idiomatica dit da baun o da burla? (dici davvero o scherzi), in realtà più spesso rivolta contro di me che non si sa mai se dico sul serio
E: èsen (asino) e evidèint (ictu oculi). Et sé al fighi (sai le fighe), tipico e laconico commento maschile quando le donne fanno una cosa per noi incomprensibile (tipo, citando mio amico C., farti arrapare e poi sul più bello dire: basta, mi è venuto mal di testa)
F: fnòc (finocchio) e fottiti (inv.). Fa tè! Usata quando una cosa ti garba particolarmente (stasera guardi la finale di champions? Fa te)
G: galantàm (galantuomini, la cui tipica ora è mezzanotte) e gazèe (gasato, sia di persone che di bevande). Gnank mort (neanche morto), diniego stringato e insuperabile
I: inibitì (ebete) e isdìr (innestare una pianta su una pianta selvatica). I-gnorànt (ignorante), tipica disapprovazione del comportamento altrui (cos’hai fatto ieri sera, sei andato al Moro? Ignorant, voleva andato al Frozen)
L: lìga (le giunture di ginocchio e gomito) e lèder (ladro). L’è mèi fères inculer da un nègher (è meglio farsi sodomizzare da un negro, solitamente Seedorf), chiaro riferimento alle dimensioni del membro degli uomini di colore per intendere una cosa particolarmente dolorosa
M: mugnega (albicocca) e magnabrògn (letteralmente mangia prugne, tipico per i fannulloni invisi a Brunetta). Mai pòra (mai paura), mio tipico approccio guascone a situazioni che preoccupano altri, mutuato da rivenditore vignolese di ricambi per auto
N: nàder (anitra) e ninàtt (maiale). N’et incàra finì? (non hai ancora finito), chiaro segno d’insofferenza verso le lungaggini altrui
O: òm (uomo) e òlem (olmo). O ke ‘t vè o ke’t stè (o che vai o che resti), tipico quando sei al bar e si decide di andare a ballare ma c’è un amico incerto se aggregarsi
P: piòt (aratro) e pàm/pèrsech (mele e pesche). Peinsa te! (pensa tu), commento sconfortato (ottimo quando vedi una bella ragazza con un vecchio)
Q: quèder (quadro o quadrato) e quistiunèr (litigare). Quand i àn fat un bus ind ‘na seva, i gh volen pasèr tott (fatto un buco nella siepe vogliono passarci tutti), chiara metafora, direi.
R: rudèia (piselli) e rumèt (eremita). Ravanèr (ravanare), tipico quando cerchi di scoprire le forme di una donna in un approccio in macchina
S: smandghè (dai modi poco urbani) e sandràun (sandrone, cioè semplicione, come la maschera modenese). Set ‘sa ghè? Davero, veh (sai cosa c’è? Davvero, veh), espressione geniale nel sottintendere la parola finale (di solito un insulto, ma va capito dal tono del discorso)
T: tirabussàun (cavatappi) e tuler (tagliere, anche di schiena larga). Tropa grazia sant’Antànni (troppa grazia sant’Antonio), perfetto nell’improbabile ipotesi in cui mandi un sms circolare a più ragazze (andiamo a bere qualcosa stasera?) e 2 o più rispondono entusiaste
U: ùcarot (ocarotto) e ùstier (ostiare, tirare dei cankeri). Un sbandèren (una moltitudine), mitica apertura di un concerto di Guccini rivolto al numeroso pubblico (a sì un s., siete tantissimi)
V: vlòp (viluppo, ingarbuglio) e vècc (vecchio, anche nel senso di andare a v., cioè passare la sera da amici). Vòt ank un cafè? (vuoi anche un caffè
, tipico quando uno si approfitta troppo della situazione
Z: zavài (cianfrusaglia) e zànder (genero). Zemian ed Modna (modenesi della città
, tipicamente contrapposti dai Pavironici ai zemian ed campagna.
METEO
L’estate sta finendo? Non si direbbe proprio! Il vostro metereologo di fiducia, confortato dal ritorno della propria fonte prima in materia, vi garantisce un’altra settimana di bel tempo e temperature massime oltre i 30 gradi. Guardando più oltre, va scavandosi una depressione “seria” sul mare del Nord, che minaccia di inviarci una perturbazione altrettanto seria nella giornata di giovedì 4 settembre. Ci sarà tempo per riparlarne, intanto io mi ripiglio!
26 Aug, 2008
Il perizoma
E poi via – pedinare una morbida scia – una striscia invitante – talmente accogliente – da perderci il fiato – e che sia quel che sia.. Con un Luciano Ligabue prima maniera (Sogni di rock’n’roll) irrompo nel (banale) sondaggio estivo, propinato della solita rivista scandalistica inglese, sulle forme perfette del macho e della femme fatale. E’ necessario, in quanto lapalissiano, contrastare l’idea che la bellezza ed il sex-appeal vadano valutati con metri e compassi! Eh già, perché se oltre Manica sono convinti che per l’uomo viga ancora “l’altezza mezza bellezza” (con buona pace di quanti si attestano sull’italico 1,75 mt), mentre per la donna fra girovita-giropetto-girofianchi si danno letteralmente i numeri (salvo poi portare ad esempio l’erede di Kate Moss, notoriamente piatta come il mare di Barents d’inverno), io la vedo diversamente.
Mi sembra corretto che, sull’uomo “giusto” (sano, come dicono oltre Panaro) siano le care lettrici a pronunciarsi, magari lasciando pepati e diffusi commenti negli appositi spazi del blog. Io sorvolo, restando serenamente appollaiato sul mio metro e 85, nè grasso né capellone (eufemismi), abbronzato d’estate e bianco cencio altrimenti, esente da muscoli palestrati e tatuaggi da carcerato; Dunque non incluso nei 100 uomini most wanted of the world, né emblema del latin-lover (rido perché, tu mi chiami latin-lover, canto alla donne, sì, ma parlo di me… Cesare Cremonini);
Per quel che riguarda “l’altra metà del cielo” mi limiterò a brevi ma esaustive osservazioni. E’ cosa nota che a me piaccia la cosiddetta bellezza mediterranea. Il che non solo significa che non sono mai uscito con una ragazza bionda, ma pure che le mie “muse” debbono presentare quelle rotondità canoniche, naturalmente nel contesto di una figura snella. Ecco, la Cucinotta de “il postino” di Troisi è una buona sintesi.
Voglio dire, cosa me ne faccio di una Charlize Theron o di una Carolina Kostner? Chissà, forse traviato da un’adolescenza di commediacce all’italiana (filone Edvige Fenech e Nadia Cassini) e giornalini porno (Le Ore, Playmen, etc) settimanalmente forniti dal padre di un amico del cortile, ho presto ricercato non l’algida fanciulla tipo Candy Candy, ma una scollacciata e sfacciata Lamù piuttosto che Margot. Le filiformi modelle di Vogue mi hanno sempre lasciato indifferente, e così le gru arrampicate su tacchi da 15 propinate oggi come emblema di femminilità.
Io continuo a sognare la Selvatica dei Negrita (quando sei selvatica, altro che l’America), una ragazza carina ma certo “vigliacca”, formosa e che non castighi le proprie curve, anzi le esalti magari con un bel perizoma…
METEO
Facile facile: settimana piatta come le modelle inglesi di cui sopra. Sole disperato da domani a domenica, al più qualche nuvola innocua o foschia, con temperature in lieve ma costante ascesa; sotto con i last-minute (voi) e le ultime pere (io) !
22 Aug, 2008
Vascombriccola vs Nonsiamomicagliamericani
La fortuna ha voluto che le 2 principali cover-band di Vasco si esibissero in questi giorni nelle vicinanze della mia maison: avrò fatto mancare la mia presenza?!
Cantando a squarciagola, sono state occasioni propizie per verificare e rinfrescami i testi delle canzoni. Vi invito a fare altrettanto partecipando al piccolo gioco qui di seguito. Trovate 10 strofe (significative) di altrettanti pezzi del Blasco. Una volta che li avrete identificati, vi basterà ricavare dai titoli la lettera corrispondente al numero assegnatogli (es.: 1 “respiri piano per non far rumore..” Il titolo della canzone è Albachiara. Dovete estrarre la lettera numero 1 del titolo, cioè la A. E così di seguito con gli altri 9 indizi). Mettendole in ordine (cioè la lettera 1 è anche la prima lettera della parola misteriosa, la 2 è la seconda, etc etc) ricaverete il titolo della mia canzone preferita del rocker di Zocca (aiutino: è tra queste 10)
1 “vorrei stringerti le braccia, le braccia intorno al collo e baciarti, baciarti dappertutto”
2 “e poi ci troveremo come le star, a bere del whisky al Roxy bar”
3 “voglio proprio vedere, se come dice il droghiere, laggiù tutti a, a gonfie vele”
4 “la ragazza mi ha lasciato è colpa mia, sono stato anche beccato dalla polizia”
5 “forse eravamo stupidi, però adesso siamo cosa, che cosa che, che cosa se”
6 “questa sera questa sera questa sera, non lo so, c’è qualcosa di strano nell’aria, che non si può, non si può spigare, a meno che, non ritorni per forza a parlare, ancora di te”
7 “ma dove vai, ma dove vai, tanto oramai sei mia, faccio così, passo di lì”
8 “ti distingui dal luogo comune, ti piace vivere come vuoi, e rispondi solo a te”
9 “ lascia stare, quel qualche anno in più, e meno male, che sei convinta tu”
10 “non si può, sorvolare le montagne, non puoi andare dove vorresti andare, sai cosa c’è, ogni cosa resta qui”
METEO
Dunque, 2 scenari possibili: una perturbazione va accostandosi alle Alpi Occidentali. Da Firenze in giù la ‘osa è irrilevante. Le regioni alpine e prealpine vedranno invece un sabato temporalesco e una domenica con ampi rasserenamenti e venticello di maestrale. Chiaramente la variabile siamo noi, al nord dell’Italia ma a sud del Po’: mi sento di garantire una rinfrescata per domenica, ma sabato potrebbe non cadere una goccia d’acqua, o venire un bello sguazzo. Mah?
13 Aug, 2008
Beijing 2008
Io – voglio una vita serena-la-lla – perch’è da quando son nato – che è – disperata, spericolata – però libera – verde, sconfinata – io dovrei…
Scrivo da miei arroventati campi per augurare a tutti voi Buon Ferragosto. Lo so, oggi è solo l’11, ma sono certo di non passare in studio (neanche per vedere se ha preso fuoco) fino al 18; probabilmente nemmeno accenderò il pc. Situazione diametralmente opposta in campagna, dove maturano pere su pere nella successione che avete imparato a conoscere su queste colonne. Dieci minuti fa ho staccato l’ultima William e già attendo l’ok de i compratori per gettarmi sulla prossima qualità, la Conference. In beata solitudo: stamattina mio fratello è partito per le ferie.
Come avrete capito dal mio incipit musicale, martedì sera sono stato alla festa dell’unità di Villalunga per il concerto-evento di Tricarico: gran sballo a basso prezzo (cioè la benzina – ciapess un canker a sultani ed emiri vari – per arrivare in loco) e soprattutto in compagnia di molti amici, che poi sono il tema di questo sproloquio ferragostano.
Grazie a quelle che i tg definiscono partenze intelligenti o differenziate, si è verificata la situatio per cui il 6 agosto tutti i miei migliori amici erano ancora nella rovente Emilia. Alcuni minacciano pure di restarci tutto il mese! Così in una sola sera ho rivisto il paterfamilias E. ed il di lui pasciuto pargolo; il turcofono G., rientrato in sede dopo il naufragio della propria ditta sul Bosforo e già pronto ad un’annata di Braglia giallo-nero-verde-blu; C. e P., il primo venuto in bici ed il secondo con famiglia al seguito, direttamente sotto il palco di Tricarico.
Grazie alla loro buona volontà, id est lo stabilire un meeting point prossimo alla mia maison (ricordo sempre che alle 7 sono già sulla pianta e vi rimango fino al calar delle tenebre), ho potuto poi rivedere: M., ormai affermata professionista – anche se non ho capito in che campo – con auto aziendale ed un pacco di benfit; G., uscita dalla casa paterna e da un ormai logoro menage, inquieta nel nuovo appartamento arredato in modo classico, arroventato dal sole e scherzato dalla tecnologia; B., capillare conoscitore del sesso in appartamento, idolo nel mondo virtuale quanto asettico fra quattro amici ed un boccale di birra.
Rimangono sulla mia agenda due o tre nomi, coi quali vorrei rientrare in contatto questa settimana: R., col quale (e relativa consorte) sabato sera ho mancato il randez-vous castelvetrese; P., assessore con delega alle rotonde, più verosimilmente al fresco della Val di rabbi; C., mio amico modaiolo e calcettaro, da un anno caduto in disgrazia parallelamente al mio decadimento fisico.
Riprendendo dal titolo, richiamo la vostra attenzione sulla kermesse olimpica, che ha preso il via alle ore 08 p.m. del 08/08/08 e promette di tenermi incollato allo schermo per molti giorni a venire. Fra i mille nomi che potrei farvi, scelgo l’atleta che sento a me più vicino, sia nella capigliatura che nello strumento musicale: Tommaso Rocchi, fuoriquota dell’olimpica di Casiraghi&Zola e caso eclatante di sfortuna olimpica: non puoi mica romperti una gamba alla vigilia dei quarti di finale!
METEO
Nulla di nuovo sotto il solleone: a nord del Po’ l’estate ha ricevuto un primo colpo (dolorosissimo nella mia amata Grado), ma qui da noi solo vento e aria respirabile per qualche giorno. Mercoledì 13 è previsto l’arrivo di una nuova perturbazione, ma temo che il discrimen del Po’ resterà valido…
3 Aug, 2008
Sanpei
No, non sarà – una vecchia scarpa non sarà – ma il salmone più gigante – del – Ca-na-dà
Amica tua – una canna fatta di magia – e quell’amo una calamita – impossibile cambiare strada
Oh Sanpei – giramondo come i marinai – quanti mari vedrai…
Dunque, oggi parliamo di pesca. E non del succosissimo frutto, ma dello sport celebrato sul piccolo schermo dalla fortunatissima serie di cartoni animati “Sanpei”, il ragazzo giapponese con “orecchie a sventola e cappello giallo in testa, sotto il sole e sotto la tempesta”. Sampei era uno di quei modelli inarrivabili per noi ragazzi-pescatori, il tipo che becca dappertutto, mare-lago-fiume-palude-torrente di montagna, magari con una canna di bambù e una libellula per esca.
Sappiate che, dopo il pallone e la bici, la pesca è senz’altro il mio sport preferito, comunque quello che pratico da più lungo tempo: non andavo ancora a scuola che già cercavo lombrichi sotto i vasi di fiori per attaccarli all’amo! Essendo cresciuto al mare, il primo pesce che ho preso sarà stato senz’altro un’aguglia (pescetti lunghi e smilzi), ma onestamente non ricordo. Invece ricordo bene le lunghe attese sul molo con la togna in mano (nulla più che alcuni metri di lenza arrotolati in una spagnoletta di sughero con galleggiante-piombini-amo in acqua), le passeggiate sulla spiaggia per cercare mitili da usare come esca, le onde alte che mi impedivano di capire se il pesce stava abboccando o no. A proposito, sarà pesca anche andare a granchi quando c’è bassa marea?
Preciso che ad iniziarmi a questo nobile(?) sport è stato mio zio A. e non mio padre G., incompatibile con ogni attività che richieda attesa e pazienza. Quindi ho imparato da un pescatore d’acqua dolce concetti che poi applicavo in mare: sarà per questo che non ho svuotato l’Adriatico?
Comunque, la mia carriera di pescatore è fatta di tante puntate di Fish-eye, riveste specializzate, attrezzature sempre più sofisticate (ma intervallate a periodi romantici, dove mi andavo a tagliare una canna di bambù, ci legavo la bava, e all’amo attaccavo un pezzo di pane), abbonamenti a laghetti di pesca sportiva (catch and release), ingarbugli inestricabili, licenza di pesca (che, a differenza di quella di caccia, non viene revocata se fai obiezione di coscienza); e una infinità di aneddoti, che sono restio raccontare in quanto, si sa, i pescatori sono tra i più grandi contaballe.
Uno però ce l’ho scolpito nella mente e merita: si era al laghetto della Lunga in un pomeriggio di piena estate, nascosti dal sole sotto un’acacia. Il mio amico O., all’epoca quattordicenne, aggancia un bel ciprinide (una carpa, ndr), ma commette l’imperdonabile errore di dargli corda. Il pescione in un amen si infila sotto le cannette, la lenza vi ci si impiglia, e quando il mio amico fa per tirare su.. Track, la canna gli si fiacca in due. Relativo rosario inframezzato dalle risa mie e di mio fratello. Poi, sarà perché ero il più grande o perchè già di animo nobile(!), offro la mia canna allo scorato O. e prendo il suo moncone residuo (cioè la prima stecca fino alla prima anella, mulinello incluso), ancor funzionante se usata a un centimetro dalla riva. Naturalmente, accade l’imponderabile: un pesce enorme (cioè sui 3 kg) abbocca al mio amo! E io, con uno strumento assolutamente inadatto, lo porto a riva, cioè a portata di guadino. Il quale però aveva il manico incastrato, e allora metti un piede in acqua per arrivare alla preda, che fiuta l’occasione insperata e con un colpo di reni strappa la lenza, lasciandomi a sacramentare esattamente dove O. si era interrotto pochi minuti prima.
Che giurneda dal caz!
ANGOLO METEO
Premesso che la raccolta delle pere Santa Maria mi assorbe completamente, detto che la mia fonte prima (Guido Caroselli) in materia è a sua volta in ferie, temo che le previsioni meteo siano presto fatte: alta pressione stabile dal Po’ in giù, infiltrazioni d’aria appena un po’ più fresca al Nord, ma capaci comunque di temporali rovinosi come quello della notte scorsa su Torino e Milano. Tipica situazione da mare, quindi, dove mi auguro tutti voi vi troviate. Io se riesco me ne andrò a pesca…
