11 Jun, 2007
la scuola - parte prima
Oggi trattiamo un tema attualissimo, direi, a dispetto della mia età: i compagni di scuola (compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato, o sei entrato in banca pure tu. Venditti docet).
Ovviamente il discorso non viene affrontato in abstracto, ma con riferimento alla mia esperienza personale; Dunque, io sui banchi ho passato davvero tanto tempo (ancora oggi approfitto dei “ridotti” come studente dell’Alma Mater): asilo-elementari-medie-liceo-università-master, e di bambini prima, ragazzi poi, uomini e donne infine, ne ho conosciuti altrettanti.
Tralasciando i compagni di asilo-elementari, molti dei quali ho obliviato, e i compagni di università, non avendo io praticamente frequentato alcuna lezione, rimangono gli amici conosciuti sui banchi delle scuole medie inferiori e superiori (id est il liceo). Unfortunately, di quanti conobbi alle medie propriamente dette ho perso traccia, avendo io frequentato in Friuli. Tranne Stefano (amico, la vita è strana, magari ti imbatterai nel mio blog e ti farà piacere leggere di te): avete presente le città di mare? Quella che mi ha visto crescere, che poi è la città natale della cantante Elisa (forse non sai quel che darei, perché tu sia felice, piangi lacrime di aria, lacrime invisibili, che solamente gli angeli, san soffiar via), basava le sue fortune sui cantieri navali. Micoperi: a voi non dirà nulla, ma ai tempi fu la più grande piattaforma petrolifera e venne realizzata sotto casa mia. Beh, quando i cantieri lavoravano gli operai portavano a casa lo stipendio, diversamente cassa integrazione a go-go. Io ero figlio di un impiegato comunale, un buono stipendio sicuro, ma vi andava detratto il mutuo sulla casa. Premesso che nulla mi mancò, il passaggio da una serena infanzia all’adolescenza lo feci col mio amico Stefano. Le prime uscite “da soli”, il primo cinema, i discorsi sulle ragazze, i giornaletti porno, le sfide interminabili a nome di cosa-città-animale-ecc. Tutti i giorni a scuola insieme, pranzo rapido e via, pantaloni e maglioni di lana coi buchi fino a sera giocare a pallone (la maglia del Bologna, sette giorni su sette.. Luca Carboni, Silvia). Cieli tersi e campi sferzati dal vento di bora, ma così forte da rendere imprevedibili i passaggi: lo schema unico possibile era allora lo sfondamento, l’azione personale. E io, che sono rimasto quel ragazzo nel fisico (1,85 x 70kg) e nello spirito, continuo a cercare di andare in porta con la palla, qui che il vento con la V maiuscola non soffia mai, che la palla “bisogna darla via”...
In realtà sono tornato ancora “dalle mie parti”, appena ho avuto la patente e poi ancora dopo: ho rivisto gente, mi sono invaghito di una ragazza, ho fatto una particina in uno spettacolo. Ma soprattutto ho visto la miseria nella mia città, cantieri chiusi, degrado. La gente, che già è schiva di suo, ancora più chiusa. E il mio amico S. che si era perso per strada, scuola lasciata a metà, troppe sale giochi, bar e birre. (se tornerai, magari poi, noi riconquisteremo tutto, come tanti anni fa, quando per noi, forse la vita era più facile.. 883).
Non vado su da anni, anzi, mi viene una malinconia solo a pensare alla ferrovia con le traversine ghiacciate di prima mattina, che vi congedo tosto
ANGOLO LATINORUM (ultimo appuntamento, direi)FORUM IULII, cioè Friuli ai tempi dei Romani: vi risparmio la lezione di storia, ma se siete amanti dei mosaici e Ravenna vi ha stancato, allungatevi fino ad Aquileia (Ud). Ne troverete una distesa chilometrica, a cielo aperto, poche file e biglietti. E rinfrancatevi sulla attigua spiaggia di Grado (Go), una lingua di sabbia gialla finissima
SEGUE….
5 Jun, 2007
Dica trentatre
Uno in più, nient’altro che un numero, perché più, vado avanti più mi sembra che, io mi possa fidare di me, non tantissimo però di più, e sempre un po’ di più..
Introduciamo lo spinoso argomento odierno con una canzone di Max Pezzali, ragazzo apparentemente allegro/spensierato, ma che nei suoi testi mette quella punta di riflessione mista tristezza che lo fa sentire vicino a me (e a molti altri, direi). L’avrete già capito: domenica ho compiuto 33 anni. E per l’occasione ho scelto di fare una cosa dissacrante, o quantomeno per me insolita: weekend glamour/fashion al mare. Perché se il mare è Milano Marittima (d’ora innanzi Mi.Ma.), e se tutti i posti frequentati sono griffati Papeete, vuoi proprio l’omonimo “bagno” e relativo happy hour o la discoteca “VillaP.”, non avrei bisogno di aggiungere altro. A beneficio dei pochi ancora ignari, preciso che l’aperitivo danzante del Papeete (inno 2007: “oooh, papeete, mi sembra di volare, un gabbiano in riva al mare..&rdquo
è senz’altro l’evento più cool dell’estate, il virus dal quale nessuno sembra immune. Ed in effetti quando io ed il mio amico calcettaro et modaiolo ci siamo materializzati in loco, il clima era bollente; e non certo per il pallido sole che pur scaldava l’Adriatico! Sarà perché da 2 mesi ero a digiuno da locali da ballo di sorta, ed esente in toto da spiaggia nel 2007, ma tra la musica incalzante (pur se monocorde) e l’alcool che scorreva a fiumi nelle vene degli avventori, mi sono trovato calato in una situazione quasi imbarazzante, tra ragazzine ubriache in versione “duo les-bon”, tanga, abbronzature, muscoli, tatuaggi, enormi occhiali da sole.
Cenato in hotel, economico quanto di qualità, nel limitrofo paese di Cervia, eccoci pronti a vivir la noche di Mi.Ma. Tra Mojiti e Caipiroske viene l’ora di andare in Villa (many thanks al fumatissimo amico che ci ha permesso di entrare bypassando la pur modesta fila). Qui troverete più o meno gli stessi corpi ostentati prima in spiaggia, appena un po’ più vestiti (nonostante il freddo umido di sabato notte). Confesso di non aver provato l’approccio con la fauna locale, avendo incontrato conoscenti delle mie parti, ma a occhio e croce mi mancavano alcuni elementi chiave per nutrire chance di successo: droga e dinero, disponibilità insomma.
Tornati in albergo all’alba, risveglio col sole, spiaggia, ancora papeete, rientro hacendo cola, parenti e amici a casa che mi aspettavano con torta e tante candeline per farmi festa
Morale della favola: se avete voglia di rifarvi gli occhi, e non vi fate infastidire dai posti “finti”, una capatina in questo rinomato angolo di Romagna la dovete proprio fare. Ma lasciate a casa: 1) il cervello, qui è davvero un inutile optional; 2) il libretto degli assegni, che non vi venga voglia di mettervi in competizione coi papponi habituè; 3) la patente di guida, così non ve la ritirano all’uscita dalla disco: mai visti tanti etilometri alle 6 di mattina!
MOTTO LATINO
SIT TIBI TERRA LEVIS: che la terra sia leggera su di te. Ho trovato questa frase sulla lapide vicina alla tomba di mio nonno, che ogni anno vado trovare, per ragguagliarlo e chiederne l’aiuto, prima di iniziare a lavorare in campagna. L’avevo già incontrata ai tempi del liceo, in una versione tipo di Seneca o Tiberio, e l’ho trovata di grande sensibilità e delicatezza
1 Jun, 2007
Si tu no vuelves
23 May, 2007
Sò da la busa
Sò da la busa, letteralmente su dalla buca, è una tipica espressione dialettale, da stadio, che noi tifosi usiamo esclamare quando il Modena viene assediato nella propria area (la buca, appunto). Quando la palla ristagna nei pressi della tua porta, vuoi per un rimpallo o proprio per una gran giocata, il golletto può sempre scapparci. L’imprecazione del singolo allora si fa coro “Avanti gialli, avanti gialli”, e i ragazzi (e tutti quei ragazzi, come te non hanno niente, come te e io vorrei, darmi da fare, forse essere migliore… “Bruci la città”, new hit di Irene Grandi), solitamente, partono al contrattacco.
Sò da la busa me lo sono scritto io venerdì sulla mano sinistra. Io dico, va bene tutto, ma se aspettavo a rimettermi in gioco di essere tornato al 100% della forma, campa cavallo. Quindi ho ripreso le mie attività lavorative ed extra, e nel weekend ho verificato le mie arti oratorie ed amatorie (che non sembrano aver risentito del lungo periodo di inattività, magari perché comunque erano ben poca cosa!). Con una punta di soddisfazione vi segnalo anche che, di ritorno al lavoro, ho constatato che la gente cerca proprio me! Cioè, nonostante fra malattia viaggi e cazzeggio quest’anno io sia stato praticamente nullo, c’è chi aspettava il mio ritorno come quello del Messia (non il razzo spaziale del film Deep Impact, per piacere), non avendo neppure valutato di rivolgersi altrove. Devo segnarmi che sprecare un tale credito di fiducia sarebbe criminale.
Sò da la busa, infine, adesso devono pensarlo anche le donne. Cercherò di non cadere nel banale, ma quando arrivano i primi caldi esce “allo scoperto” un lavoro di cosce-culi-seni, rigorosamente tatuati, da far andare giù di testa il maschio italico. O quantomeno il sottoscritto. Ma dove si erano nascoste tutt’inverno? E’ la medesima considerazione che avrò fatto l’anno passato, e che farò in quelli a venire, solo oggi mi domandavo cosa debbano provare i miei amici, fidanzati (o peggio ancora sposati) ma ben lontani dalla pax sensorum. Dio, alcuni mi chiamano in preda a rimorsi misti tempeste ormonali, per spronarmi ad agire “tu che puoi, che sei libero di prendere e andare”. Altri semplicemente mi vorrebbero coinvolgere in uscite “mirate”. Sono quegl’altri però che mi preoccupano, i bigotti alla Bagnasco, che da una parte santificano la coppia/famiglia… e dall’altra?
MOTTO LATINO (in collaborazione con F.)
Vivere tota vita discendum est, dice il sommo saggio, che tradotto significa "per tutta la vita si impara a vivere". Quindi “finche c’è vita c’è speranza di imparare”… Io ammetto di non aver ancora imparato bene a stare al mondo ma, e non lo dico a mò di consolazione, c’è chi ha da imparare ben più di me!
14 May, 2007
Brazil (al me caz al pesa un kil)
Dunque, il mio umore non è dei migliori e la ragione è presto detta: non ho ancora recuperato da questa cazzo di malattia. Lungi da me scendere in noiosi dettagli clinici, diciamo solo che mi resta una lacerante fitta al costato e una spossatezza al limite dello svenimento. La cosa ha vari risvolti negativi, e uno in particolare: debbo dare forfait per il Brasile.
Partendo dal principio, sono 2 mesetti che il mio pseudo-collega A. mi chiede di accompagnarlo in Sudamerica, partenza il 17 maggio, ritorno il 31. Io ho nicchiato a lungo (come faccio sempre quando non sono convinto di una cosa), ma al ritorno da Amsterdam, ancora ebbro di gioia, ho dato il mio ok. La proposta era davvero interessante: 583 euro di volo a/r e vitto e allogio pressoché gratis in loco. Il mio amico infatti ha moglie brasiliana in Fortaleza; sarei dunque stato ospite a casa loro, pur con tutta la libertà di questo mondo se avessi deciso di addentrarmi nella foresta amazzonica piuttosto che sulle spiagge incantate verso la Cayenna.
Veniamo ora ai “contro”, che ci sono sempre (ed alla mia mente, analitica a dispetto dell’indole sognatrice, difficilmente sfuggono), anche se vengono a galla solo quando si presenta il problema: cioè adesso! Innanzitutto il mio amico è disabile, detto brutalmente è costretto in carrozzina. Va da sé che il mio apporto non sarebbe stato solo morale, ma un vero sostegno fisico: ora è chiaro, se non mi reggo in piedi io…
Punto numero 2: el dinero. Questa cazzo di agenzia viaggi, (Cherry tour, faccio uno strappo alla privacy per mettere in guardia quanti stiano programmando le vacanze), ha fatto i biglietti senza proporci alcuna assicurazione azionabile se impossibilitati a partire. Pur sapendo dai primi del mese che difficilmente sarei riuscito a rimettermi in sesto, non ho potuto far altro che aspettare l’ineluttabile. Fortunatamente il mondo è piccolo, e prima o poi mi capiterà di rendere un favore da 600 euro a quell’impiegata...
Considerazione finale: quand l’ha da ander mel a tott i càst, a vèn i zlaun ank al mes d’agàst. Cioè che uno prenda la tosse il 20 aprile e non riesca a rimettersi per il 17 del mese dopo è grossa, comunque sapete che in tutto questo vedo anche una volontà superiore a che io non parta: e così sia!
Approfitto per segnalare ai miei lettori che il vaticinio espresso su queste colonne a fine 2006, relativo alla mia morosa per il 2007 (da scegliere tra B. e G.), è definitivamente sbagliato. Con un pratico sms ho fatto presente a G. che la mia latitanza non è dovuta tanto al poco tempo od alla malattia, ma semplicemente al fatto che non intendo più frequentare ragazze che non sanno neanche loro quel che vogliono (una víctima total de sus antojos - pero un día abrí los ojos - e con rabia la arranqué de mi memoria - poco a poco fui saliendo hacia adelante - y en los brazos de otra amante - pude terminar al fin con esta historia - Porque yo en el amor soy un idiota - que ha sufrido mil derrotas, que no tengo - fuerzas para defenderme - pero ella casi siempre aprovechaba - y si algún día me besaba, eso era -solo para entretenerme y es así. “un monton de estrellas” di P. Montanez).
MOTTO LATINO
Si vis pacem para bellum, uno dei pretesti più antichi che conosca, perfettamente calzante per il dimissionario Tony Blair e per il suo comandante in capo, George W Bush
4 May, 2007
De Profundis
Cosa mi aspetto dal domani? Sole in faccia no – ma in fondo io ci spero ancora – che tu ci sia nel mio domani.. Ecco a voi i Lunapop, cioè quando Cesare Cremonini aveva ancora qualcosa da dire.
Io non sono affatto preoccupato per il mio domani, epperò… Capita che mi trovi costretto a letto da 10-giorni-10: un fottuto virus mi regala febbre ma soprattutto tosse. La tosse ha dapprima messo alle corde i miei addominali e in breve la schiena si è bloccata. Poi mi ha provocato una pleurite (infiammazione acuta) al polmone destro. I tempi di recupero si dilatano di giorno in giorno, e la cosa mi mette in ambasce. Io lo so che la salute è la base: quando F. mi fece le carte, io chiesi dell’amore, certo, ma subito dopo della salute, e lei trasalì. “nessuno me la chiede mai”. Io non temo niente e nessuno quando sto bene, le dissi. Chiusa parentesi.D’altronde ho avuto modo di staccare per un tempo incredibilmente lungo: diciamo che dalla partenza per Amsterdam (6 Aprile) non ho ancora ripreso contatto con la realtà 1) del lavoro; 2) degli amici; 3) di ogni altra cosa/persona che riempiva le mie giornate. Vedete, ho come l’impressione che questo lungo stop, proprio in questo momento, sia la classica ciambella di salvataggio che ti viene lanciata dall’alto, ma da molto in alto..
Perdonerete il misticismo della riflessione, ma in questa inusuale malattia e successive ricadute ci vedo la volontà di riportarmi coi piedi per terra, e farmi ricordare cosa vuol dire “stringere i denti”, insomma che uno deve soffrire per arrivare ai propri traguardi, piccoli e grandi.
Ma io? Aiutiamoci col blog, che poi è la mia memoria storica: che obiettivi mi ero dato per il 2007 nell’ultimo post dell’anno?
- Professionalmente, mi ero riproposto, molto semplic(istica)mente, di dare seguito a quanto di buono avevo fatto nel 2006: beh, dopo i primi 4 mesi c’è da arrossire! Sto lasciando cadere gli inviti di nuove proposte e collaborazioni che comunque mi pervengono, non mi aggiorno, proprio mi disinteresso. E in campagna, veramente incredibile, idem. Mi vergogno quasi a scriverlo, sono troppo molle per essere vero, non ho fatto uno sforzo quest’anno: appena è arrivata la fatica, mi sono fermato. La stanchezza, ho chiuso gli occhi. La ragazza, le ho aperto la porta. Gli amici, li ho raggiunti. Così non andrò lontano, anzi, per me si è già al capolinea.. Benedetta malattia!
- Las mujeres: bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno? Se l’obiettivo dichiarato era “trovare la morosa”, siamo ancora fermi al palo del 31/12/2006. Sulla mia rubrica ragazze libere che abbiano i crismi della “sperata compagna” non ce ne sono. Ho però trascorso tanti bei momenti (e non parlo solo di sesso, sed etiam) in squisita compagnia, perciò vi dico: magari fosse andata sempre così! (anche se B. è rimasta più di un sassolino nella mia scarpa..)
- Mis amigos: comunque la giri, sbagli. Alla soglia dei 33 ho accettato serenamente che una (grossa) parte delle persone colle quali uscivo un tempo (neanche così remoto, eh) non la si vede più in giro. Periodicamente si va ad un matrimonio, regalo contro abbuffata, e ti saluto mingone. Dopo tot tempo verrai ricontattato per il battesimo del primogenito.. Senza rancore sai, ma te’g vee po’ tè! Resta comunque tutta quella schiera di soggetti “putti”, che io non ritengo né migliori né peggiori dei primi, più qualche fuoriuscito, cioè qualcuno che interpreta “sportivamente” il rapporto coniugale. Qua dentro stanno i miei migliori amici e.. vi stupirò: il mio rammarico non è per il tempo che passa e gli amici che ho perso per strada, ma per non riuscire a fare che poche cose coi ragazzi ancora vivi. Dai raga, tutti in Brazil con me il 17. Poi magari si torna, magari no..
OMNIA MUNDA MUNDIS: testuale citazione da “l’insegnante va in collegio” (che CULtura, eh) fatta dal prete per spiegare come ai puri (cioè a sua nipote, Edvige Fenech!) tutto sembri trasparente, puro insomma1 May, 2007
Ma Pulce, where is?
Titolo demenziale (solo per chi non ha visto l’ultima pubblicità della Wind, con Aldo Giovanni e Giacomo che giocano a una specie di nascondino), perfettamente in linea con l’idea che mi è balenata in testa: rivisitare l’immortale opera Pirandelliana “6 personaggi in cerca d’autore”.
Tale decisione è stata presa in stato catatonico, febbre a 38 e tosse rabbiosa; niente di più facile che, guarito e rinsavito, il progetto venga abbandonato. Mi piace però pensare di poter impattare un mondo trasversale come il teatro con un mio lavoro. Ancor più mi lusinga credere che qualcuno un giorno si prenderà la briga di mettere in scena un frutto della mia mente malata.
Bando alle ciance, il plot a grandi linee sarà questo. Un ragazzo, di buona famiglia e di altrettanta cultura, si sveglia una mattina d’inizio estate e realizza di essere in braghe di tela. Persa la morosa (la ragazza mi ha lasciato è colpa mia, Vasco), il lavoro che va e viene, gli amici che uno dopo l’altro si accasano e salutano (così io, vedo le fedi alle dita di lui, che porco giuda potrei essere io qualche anno fa, 883). Il personaggio è invero interessante
, ma non spiaccicherà una parola in tutta l’opera. Sì, A. è muto, anche perché l’unica persona che potrebbe interpretarlo degnamente ha l’erre moscia e quindi, per i dettami del teatro professionistico, non è in grado
di recitare.
Veniamo ora ai protagonisti, i fatidici 6 del titolo. Sono tutte donne, tutte possedute (vuoi proprio in senso biblico, vuoi in modo più platonico) da A. nel periodo successivo alla sua “presa di coscienza”. Le 6 dell’Ave Maria prima si alterneranno poi e sempre più si sovrapporranno sul palcoscenico, perché vedete, il leit motiv di quest’opera è: “ma a uno le ragazze devono per forza piacere una alla volta?”.
Ai miei affezionati lettori debbo una spiegazione in più: questo lavoro non sarà semplicemente la messa in scena del mio blog (anche se la trama lo ricalcherà a grandi linee). Vorrebbe essere una specie di “Sliding doors”, ma al cubo, anzi alla sesta! Cioèprovare ad immaginare come avrebbe potuto/dovuto proseguire ogni singola storia, e portare alle conseguenze estreme l’intreccio. Per esempio io, oggi come oggi starei frequentando contemporaneamente 6 donne (10 ragazze per me posson bastare…. Però io muoio per te! Lucio Battisti, no?). Tuttavia non voglio reggerne i fili: i miei personaggi non sono burattini e io non sono un puparo. Non sarà un pollaio e io non farò il gallo (del pulito). Penso di lasciar andare a nastro libero per un bel pò i dialoghi: la fantasia non mi manca! Poi, accumulato pagine di materiale, vuoi con un sapiente taglia/cuci, vuoi con gli escamotage del mestiere (perdita della memoria, illuminazione divina, ecc), mi ritroverò il capolavoro tra le mani.
Sicuramente ora vado a rileggermi l’originale di Pirandello, ma non mi sembra che la sua trama abbia niente a che vedere con la mia…
MOTTO LATINO
In medio stat virtus (in alto Fortitudo). Purtroppo, da un punto di vista cestistico perlomeno, quest’anno le cose vanno esattamente alla rovescia, con la Vu nera ormai certa dei play-off e noi Aquilotti confinati nel Limbo (che, mi sembra di capire, nemmeno esiste più19 Apr, 2007
What's on
Tema del mio intervento odierno è IL CINEMA
Approcerò il tema con sano disincanto: per me film è sinonimo di azione, risate, culi (la mia personale Palma d’oro per Tinto Brass, grazie al quale sono assurte all’onore della cronaca, tra le altre, Claudia Koll, Stefania Sandrelli, Laura Antonelli, Francesca Dellera).
Niente di strano dunque se i film che ho visto il maggior numero di volte sono: 1) Altrimenti ci arrabbiamo, cult movie con la coppia, italianissima a dispetto dei nomi d’arte, Terence Hill e Bud Spencer; 2) Lo chiamavano Trinità, medesimi attori protagonisti, “venticello” guest star; 3) Attila il flagello di dio (A come atrocità, doppia T come tempesta e terremoto, I come ira di Dio, L come laco di sangue e A come adesso vengo lì e ti spezzo le corna), un Diego Abatantuomo prima maniera; 4) Fantozzi, con Paolo Villaggio costretto alla visione della Corazzata Potionkin (non si scrive così, ndr) durante una sfida mondiale dell’Italia; 5) Rocky Balboa, la maschera di sangue di Sylvester Stallone che invoca Adrianaaaaaaa sul ring; 6) un titolo a vostra scelta dove recitassero(?) contemporaneamente Renzo Montagnani, Alvaro Vitali ed Edvige Fenech.
A tutt’oggi aborro le pellicole lente: quindi una croce va posta sui registi “nordici”, da Lars Von Trier a Cronenbergh, passando per tanti semi-sconosciuti danesi e norvegesi. Massimo grado di pericolo anche per un certo cinema francese, vado retro aprioristico per i film “orientali” (cinesi, giapponesi, coreani: fate dei transistor, c’le mèi!).
Ho addirittura elaborato una teoria per la quale ha senso investire 7,50 Euro in un cinema con maxi schermo e 57mila dolby surround solo per vedere film d’azione, con effetti speciali e colpi di scena a go-go. Una pellicola girata in uno sgabuzzino, con 4 attori e 3 dialoghi in croce, può tranquillamente essere goduta sul divano di casa: il vostro televisore sarà più che idoneo allo scopo!
Ciò non toglie che ultimamente, sarà che di “boiate” ne ho già viste abbastanza, sarà anche e soprattutto grazie ad F. e M., io stia spostando la mia attenzione su spettacoli un minimo più impegnati. Sabato, ad esempio, mi sono sciroppato “Centochiodi”, ultimo (temo in senso assoluto, visto l’età anagrafica del regista) lavoro di Ermanno Olmi, dove anche un Raz Degan (non bevevo Jagermeister perché… sono fatti miei!) fa la sua porca figura.
Per giunta mi piace sempre più andare a teatro, nonostante i biglietti abbiano prezzi non modici (30 euro sono un trentesimo di uno stipendio medio, eh!), e lì, dall’avan-teatro al Lago dei Cigni, non ho davvero preclusioni di sorta. Noto che la mia ignoranza in materia è evoluta prima in curiosità ed ora in interesse. Con l’arrivo della bella stagione faccio conto anche di vedermi alcuni concerti (io stesso suono più volentieri all’aperto): Vasco all’Heineken Jammin Festival, quest’anno a Venezia, unica mia data certa!
Hasta luego, amigos
12 Apr, 2007
Westlandgracht
Sottotitolo: Io ed F. ad Amsterdam
Considerata la meta del nostro viaggio, prevengo subito le vostre 2 più scontate domande: sì, ho guardato con interesse le famose “vetrine” della città, ma non ho consumato; no, nei coffee-shop non ho nemmeno messo piede. Dunque, che cakkio ci sono andato a fare fin là in cima?Andiamo con ordine: intanto si trattava, per usare una metafora calcistica (tra l’altro poche soddisfazioni in questo campo in mia assenza), del classico pallone che spiove verso di te al limite dell’area. Palla carica d’effetto, sì insidiosa che 9 su 10 o la lisci o la calci in tribuna, ma troppo invitante per tirarsi indietro!
Peraltro io lo so che, non possedendo qualità particolari o una volontà di ferro, cioè quelle cose che fanno emergere un uomo sulla distanza, per “fare del bello” debbo giocoforza puntare tutto sull’exploit; e sulla mia innata capacità di cavalcare l’onda, cioè sul capire quando passa quella giusta. Ora posso dirlo, anche stavolta ho visto bene. Del resto, ricorderete, avevo un solo vero dubbio al riguardo: il viaggio in treno, 19 ore con cambi a Bologna, Milano e Basilea, che poteva spezzarmi le reni ancor prima di toccare il suolo olandese. Non è stato così (sentito ringraziamento alla mia schiena), e anzi, due ore dopo l’arrivo in stazione centrale già mi aggiravo per l’Hortus Botanicus di A’dam. Nei giorni a seguire abbiamo visitato i musei dedicati a VanGogh (gli “Iris” il suo quadro più bello in esposizione, n.d.r.), a Rembrandt (ma non solo, al Rijskmuseum trovate tra gli altri un certo Vermeer) e ad Anna Frank (sì, proprio la bambina autrice del diario che leggevate alle medie, l’ebrea nascosta in una casa, ora museo, di Amsterdam, alfine scoperta e poi morta nel campo di concentramento nazista di Bergen-Belsen); abbiamo fatto una romantica crociera in battello lungo i canali, ammirando palazzi e rasentando house-boat (case galleggianti) in un ingegnoso sistema di dighe e chiuse; abbiamo mangiato le prelibatezze della cucina olandese a mezzogiorno, mentre la sera veniva dedicata ai menù internazionali (Tibet ed Indonesia, segnatamente). Il sistema dei trasporti è efficientissimo (anche il nostro hotel, lontano ma pulito, era ben servito), il clima frizzante (temperature da fine inverno ma con cieli sereni), la gente educata e poliglotta. Insomma, le giornate mi sono passate da Dio, e di questo va dato il giusto merito ad F. Io non sono un piantagrane, mi ritengo anzi un tipo accomodante, ma ciò non basta a giustificare la perfetta intesa che si è creata tra di noi. Notate che con F. avevo finora passato “solo” varie belle serate, ma questi 6-giorni-6 trascorsi insieme mi hanno fatto conoscere una persona di cultura, bella a tutto tondo (riferimento voluto alle rotondità anatomicheA beneficio di chi intenda recarsi nei Paesi Bassi, pubblico i nomi dei giorni della settimana in olandese, abbreviazioni fondamentali per capire gli orari dei tram: ZAterdag (sabato), ZOndag (dom), MAandag (lun), DInsdag (mar), WOensdag (mer), DOnderdag (gio), VRijdag (ven). BUON VIAGGIO!
4 Apr, 2007
Paolo Fresu chi?
Cominciamo da qui: come troppo spesso ancora mi capita, ho millantato qualità/possibilità che non ho o comunque tutte da verificare. Trattasi nella fattispecie del Cd di Paolo Fresu; quando mi è stato chiesto se potevo scaricare dal web alcune canzoni di tale autore e farne un cd, io ho prontamente risposto di sì. Solo dopo ho scoperto che stiamo parlando di un Jazzista e soprattutto che suoi brani on-line se ne contano sulle dita di una mano. Nessuno dei miei amici, ovviamente direi, sa manco chi sia Paolo Fresu. Morale, o mi compro il cd originale (vade retro Satana) e lo masterizzo, oppure dico: scusa, mi sono sbagliato, sono un parolaio
. Trattasi di sega mentale direte voi, ma serva quantomeno a far capire che non è che on-line ci sia proprio tutto…
“Ti regalo le mie scarpe, sono nuove, prendi anche qualche libro, può servire, saprò alzarmi in volo, e vedere dove sei, ti manderò, a dire goodbye”. Parole e musica dei Nomadi per salutarvi before I go. Venerdì in tarda mattinata si parte per Amsterdam, e per varie (invero guzzanti) circostanze credo che non riuscirò a salutare personalmente che pochi amici: lo faccio dunque con queste due righe, accludendovi i miei migliori Auguri di una serena Pasqua.
Vi dirò, intanto ho serenamente superato lo choc del lungo viaggio in treno, tant’è che anche il pur breve tragitto da casa mia alla stazione di Bologna lo faccio by train! Poi noto che questa spedizione sta diventando tanto estemporanea quanto carica di significati. Premesso che sono un provinciale, quindi uno che non prende su e va in Olanda come andrebbe alla Coop a fare spesa. Considerato che è la prima volta che “vado in vacanza” con cotanta compagnia e ciò può riservare sorprese, io credo positive. Detto che ad Amsterdam non cerco niente di particolare, ma la città e la situazione offrono tanto, sì che io immagino di tornare indietro con qualcosa (non l’Aids, un kilo di droga o un quadro di VanGogh trafugato,
).
Necessitas non habet legem, espressione sempre di moda quando si ha voglia di fare una cosa e la si giustifica dicendo che in quella situazione non si poteva fare diversamente, anche se poi la legge quella cosa la vieterebbe… Vi dice niente?
30 Mar, 2007
Il bivio
22 Mar, 2007
AMSTERDAMNED
Ragazzi, ho una brillante idea sul da farsi per la Pasqua (resurretio Domini) ormai imminente: un weekend lungo ad Amsterdam. La proposta mi è stata fatta ieri sera e, sinceramente, sia la destinazione che la compagnia sono di mio massimo interesse.
Oggi come oggi l’unico motivo di ragionevole dubbio è dato dalle modalità del viaggio: ho intitolato lo scritto Amster-damned appunto perché andare da Bologna in Olanda in treno (con cambi a Milano e Basel) mi sembra una pena dantesca: avere 5 giorni di vacanza e sprecarne 2 per il trasferimento non ha senso. Saprete certo che esistono molte compagnie low-cost che volano (in 1h e 50) sulla Venezia dei Paesi Bassi a tariffe irrisorie. Mio compito sarà dunque annullare i biglietti già sottoscritti con le ferrovie tedesche (vaaaaaaa bene!) e coi soldi del rimborso acquistare il volo: non fosse un periodo festivo sarebbe anche facile.. we’ll see!
Olanda dunque, monarchia costituzionale e stato più densamente popolato d’Europa, patria dei tulipani e di Vennegoor of Hesselink. E Amsterdam (ed eri contentissima-quando guardando Amsterdam-non t’importava-della pioggia-che cadeva, by Tiziano Ferro), una delle grandi capitali europee che ancora non ho visto, ma che mi chiama a sé fin dai tempi della scuola (era leggenda negli atri del Itc Corni come il prode B. avesse posseduto una pari età dei Paesi Bassi dopo averla fatta fumare/ubriacare), passando per la curva Nord del Braglia (dove si cantava “e la pancia di Dugoni –figlio di un noto scarpaio di Modena, pace all’anima sua, ndr - è in vetrina ad Amsterdam, Amsterdaaaaaaam&rdquo
, fino ad arrivare agli inter-rail e a tutti gli amici che tornavano raccontando di donnine meravigliose e droghe portentose.
Io dovrei(?) aver ormai superato la fase delle pulsioni giovanili (troie e cannoni), perciò mi sono documentato sulle altre bellezze (arte, cultura, spettacoli, cucina) che riempiranno le mie giornate in loco.
Vi aggiornerò a breve sugli sviluppi
12 Mar, 2007
Hallo? Hallo?
2 Mar, 2007
Perchè Sanremo è Sanremo
26 Feb, 2007
Bentrovati
Giochi coi miei sogni – dimmi perché - Straccio quel numero – e senza di te – Diventerò una star, una celebrità – La gente intorno a me – dovrà capire che – Diventerò una star…
Questo breve incipit musicale (hit dei Finley) per far capire che il progetto “Thomas Moro” va avanti. Tranquillizzati dunque i miei attenti lettori, e scusatomi al contempo per il disorientamento arrecato loro dal cambio di indirizzo (many thanks a iobloggo.com, che mi ha ospitato nei 7 mesi precedenti), riprendo da dove ci eravamo lasciati: un bacio d’autore in un tiepido giorno d’inizio febbraio. Ora, sarò all’antica io, o forse (chissà con che diritto poi: bambolina barracuda, Liga) mi illudo che le ragazze con le quali esco debbano essere per forza romantiche, ma c’è qualcosa che non mi torna. L’equazione è invero facile, ma io mi ci perdo sempre: corteggi (mia tròp, an, c’a ne’s sa mai) la donna, crei una situazione gol, magari segni anche (il bacio di cui sopra), e poi? Nella mia testa sei già “a campo vinto”, devi solo lasciare che le cose seguano il loro corso, e ti ritrovi la cosa più bella del mondo tra le mani.. SAI NO? Preferisco ammantare nel dubbio tutto il resto, il nome di quella che mi ha ridotto in ambasce, ciò che osta alla “naturale prosecuzione” del nostro rapporto (chiaramente ho elaborato varie teorie), financo il racconto delle mie ultime “mosse”. Preferisco riprendere il mio ruolo di cronista, ovviamente di me stesso e di ciò che mi circonda, ma sempre in terza persona. Disincantato e disilluso come dev’essere un ometto della mia età.
E dunque, dove può andare a sbattere la testa un bravo ragazzo come me il sabato sera? Ma in centro a Bo (“Bologna per me provinciale – Parigi minore – mercati all’aperto, bistrot – della rive gauche l’odore” omonima di Guccini), zona universitaria, per respirare un’aria un po’ più internazionale, quasi una fuga dalla retorica quotidianità padana. E così ci siamo mischiati ai tifosi del Madrid nel pub a guardare il derby con l’Atletic (1-1 per la cronaca, il sottoscritto col berrettino dei colchoneros in testa); e poi S.P., crogiuolo di razze diverse in 50 mq, rum&fruit ancora assestato sui 3 euro, fino a che mi trovo schiacciato contro Serena, 19 anni, francese dei Pirenei: sai, studio ingegneria… Avrei voluto dirle di quando ero bambino, e portavo il letame dalla stalla alla concimaia. Creavo dei veri grattacieli di sterco, e mi immaginavo un domani ingegnere edile. Ma non mi è sembrato il caso, e non solo perché non avrei saputo tradurlo in francese. Ho lasciato che la calca mi sospingesse più in là, fin verso l’uscita. Oggi, domenica 25 febbraio, ennesima ripartenza di chi non ha poi una meta ben precisa in testa, relax totale: domani c’è da andare a Malpensa a prendere un amico reduce da 15gg di spiagge esotiche. Vecchio storico!
MOTTO LATINO DEL GIORNO: Parva sed apta mihi. Trattasi della mia Opel Corsa, che sin da maggio 2000 mi accompagna nei posti più ostici (che sia il centro di una città, dove la parcheggio in un fazzoletto, o le adiacenze del M., dove ispezionano le vetture – do you remember? – in cerca di droga). Magari non fa colpo sulle donne, ma considerato che con un litro di gasolio fa 25 km…
