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22 Feb, 2007

nata sotto il segno dei pesci

Inviato da cinein 18:49 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | Generale
A beneficio dei miei lettori, vekki e nuovi, poliglotti e non (meglio se sì, in questo caso), pubblico mia mappa astrale ke dovrebbe illuminarvi sui lati più reconditi del mio carattere: Sun in Gemini, Moon in Sagittarius You were born with the Sun in Gemini and the Moon in Sagittarius. Your individuality appears intellectual, while your personality tends to be emotional. Inwardly you are intelligent and dynamic, and your mind is active. Your keen intellect is given to theoretical ideas and mental speculation. If you could live as you pleased, it would be a nomadic, gypsy sort of existence, totally free to experience new situations and people. In your daily affairs, others see you as restless and unsettled. In dealings with others you are sincere and, unless extremely pressed by circumstances, totally straightforward. Others regard you as a vibrant person. You display a tremendous interest in philosophy and religion, and enjoy developing your own functional ideas. The key to a better integration of your being is to harmonize your inner self, which is primarily intellectual, with your personality, which is more emotional. Ascendant in Capricorn, Saturn in the Sixth House At the time of your birth the zodiacal sign of Capricorn was ascending in the horizon. Its ruler Saturn is located in the sixth house. The sign of Capricorn denotes an existence in which temperament is very important. You will give an image of ambition, persistence, will power, consistency and perseverance. You were born with the tendencies to seek material, social, and, perhaps, even political power. Capricorn tends to a challenging life which forces you to exert all your resources in order to triumph. Because of your tact and prudence, you will be favored with the good will of important people. Your mind is egocentric, rational and you have a natural tendency toward scepticism. Able to work hard, you will bear obstacles and frustrations with patience. You will proceed with prudence in your love life and in all other activities. You will seriously consider all of the ramifications of a relationship, especially the aspects of your independence, and you will not commit yourself to a partner until you are sure of your choice. After that however there is a tendency to conduct a peaceful and quiet life. You are very economical in your daily activities, and if you do not exert some control over this trait, it could appear as rather mean. You are best placed in governmental, municipal, political, or large business organizations where hierarchy is very exactly defined. The key word for your professional orientation is responsibility. This position can give you great great stamina and a capability for organizing work processes. You might tend to overwork and find it difficult to ignore all your responsibilities. Your work and duties will be exhausting because of detail and exaggerated personal requirements. You may also develop difficulties in dealing with subordinates or fellow employees. It is up to you to fully comprehend that these are obstacles imposed by destiny as a result of cosmic considerations and if you are able to understand the cause of these difficulties you will be in a better position to overcome them. Per farvela breve, l'avere la luna in sagittario mi rende amante delle donne straniere, e l'ascendente in capricorno mi tiene legato alla terra. Queste sono verità provate, anke rileggendo il mio blog. Sul resto nn mi pronuncio.. MOTTO LATINO DEL GIORNO ab urbe condita, cioè "dalla fondazione di Roma": voi direte: che c'entra? Ieri sera la Roma ha sfidato il Lione negli ottavi di Champions. Putrido 0-0, ma io non dispero per il ritorno. Forza lupi, son finiti i tempi cupi!

5 Feb, 2007

teimp ed guera

Inviato da cinein 12:02 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | Generale
TEIMP ED GUERA – 5/2/07 Dunque, oggi abbraccio una nuova forma di espressione artistica: l’ermetismo. Ciò vuol dire che, fino a data da destinarsi (direi fino all’intervento del Deus ex machina, vedi rubrica più sotto), i miei interventi saranno realizzati in quella lingua che parlavano i nostri padri, e che ora minaccia di andar perduta causa contaminazioni aliene: il dialetto! Qual novello Apollinaire congedo tosto, non senza rimpianto, quanti si perderanno lungo il cammino, e passo alla cronaca. Set sa ghè? Che incò a saun in forma. A srà che dap a tant teimp stanot aiò durmi 8 ori ed fila, a srà che la dànna c’lam pies finalmeint la m’ha dee un bes come Dio comanda, me an nin so, ma incò a saun giree bein. Intant par taker stamateina am saun alvee col sol, c’le seimper un bel alveres. Tra l’eter al giurnedi al taken a slunghères (“par San Zemian 2 ori an fan”;), an ghè menga un frad lòz, in di pree as vad al premmi violi, primuli et margarètti, insama, me a seint aria ed primavera. Da c’la via am saun ank mes un maiunzein rosa, c’al fa un poc efnoc, ma ank tant fighein! Par gnir al daunca (“daunca che se daunca 3 cunchein i fan una caunca”;), id est al tema ed c’al sproloqui kè, a duvi saver che sabet mè zio O. l’à cumpii 90 an. Par i me letòr piò afezioned, le propria c’al zio c’al me gnu ad aiuter a vindmer. Logico che, insam a i me familier a samma andè a fereg i avguri. “Che bela surpresa c’a m’i fat” “an gh’era bisègn ed gnint” (with reference al regal, ‘na scatla ed cuciulatein) “ a iiva propria vòia ed vadrèv”. E po’, a savii cum’iein i vècc, magari i’n s’arcorden quàl ki an fat zinq minut premma, ma s’i taken a descarrer dla lor gioventù, i’t van a tirer fora di particuler ke et ga rest. Ora, la gioventù d’un c’le nee in tal melenovzeintdarsett, l’as ciama fascismo, giovani balilla e, sopratòtt, guèra mondiel. Parchè inco al to prublema le, quand et vee a tor la machina, che i t’lan averta e i t’an ciavee i zogh ed la plaistescion, o mel c’la vaga an ghè propria piò la machina. Ora, a pèrt che in dal ‘treinta dal machini agh n’era poki (i sgnòr i gireven in caròza, i puvràtt bela grazia s’i g’aviven la biziclàtta), tra fascisti e partigian a gh’era gnu un bel casein, e l’era facil fer la fin ed me zia Z., che i partigian i la scambièn par un tedàsc, e i ghe sparènn meinter l’era in ti pree da cà. Par en ciacarer ed tott qui ki ein mort in guera. Me zio O. al g’avè la furtònna ed finir in cuseina, insamma al feva al coq ed la mensa di ufiziel. Lò un sciop an l’ha mai vest, e ierdlà al s’arcunteva alcuni aneddoti c’igh capitènn a lò, tipo la mateina c’al duviva impier la stòvva, la lègna l’era moia e l’an ciapeva mia. Lò agh butè sover d’la benzina.. insamma, a carpè la stovva (agl’eren ed teracota), a ciapè fogh la tànda. E me zio al pasè un brot quert d’ora quand arivè al capitan.. A prèv ander avanti dagl’ori, come peraltro la fat me zio, ma a direv che, come premm interveint in dialatt a posa esr a basta. Naturalmeint a spèt i voster cumeint.. Av salott mingaun ANGOLO LATINORUM Deus ex machina. Trattasi di espressione di uso comune e ci rappresenta l’intervento risolutore, dall’alto appunto… Io mi sono infilato in un cul de sac, tale che non sono in grado di risolvere la mia situazione in senso ulteriormente migliorativo. Per sbloccare il tutto posso solo resettare e partire da capo. Ma vorrei vedervici voi a dire ciao a sì bella ragazza

31 Jan, 2007

ipod

Inviato da cinein 12:02 | Permalink Permalink | Comments Commenti (4) | Trackback Trackback (0) | Generale
IPOD – 31/1/07 Cominciamo da brevi cenni folkloristico-meteorologici: siamo nei giorni “della merla” che, se la memoria non mi inganna, prendono il nome dall’omonimo pennuto, il quale per ripararsi dal freddo intenso riparò per la notte dentro un camino. Entratovi blanco como yo, ne uscì la mattina seguente negro como Seedorf. Tradizionalmente è il periodo più freddo dell’anno, e cade proprio tra oggi, 31 Gennaio (San Zemian da la berba bianca) e il 3 Febbraio (San Bies, la neva l’ag pies). Mi sento di rassicurarvi, quantomeno dal punto di vista delle precipitazioni: da qui a sabato sole, magari freddino e con un po’ di foschie o nebbie, ma nulla più. Clima ideale per avventurarsi tra stand e bancarelle della mia città, Modena, che celebra oggi il suo santo protettore con la millenaria fiera di San Geminiano. Per godervela appieno lo chef consiglia: 1) la compagnia di una bella ragazza, possibilmente “nostrana”; 2) abbigliamento in grado di resistere sia alle intemperie che alle “schiumate” (i monelli non vanno a scuola e si divertono a spruzzare i passanti con bombolette spray, soprattutto in zona Ghirlandina); 3) orario di visita: pausa pranzo, quando si abbina la temperatura più mite, un minor numero di persone (che ti consente cioè di muoverti), qualche speranza di parcheggiare non a Scandiano; 4) Modena non è Napoli, ma quel minimo di accortezza è richiesta, per non incorrere principalmente in scippi e truffe. Io ho già fatto il tentativo di approcciare la fiera come da mie indicazioni di cui sopra, cioè ho chiesto alla bella ragazza che attualmente frequento di venirci con me. Purtroppo varie cose ostano all’agognato placet, segnatamente il suo orario di lavoro (pausa pranzo irrisoria) ed il fatto che lei è la ragazza di un altro! Ora, potrei addentrarmi nei meandri di questa storia che sto vivendo, che mi prende più di quanto non dica (anzi, non dico affatto, vedete che i miei interventi sono sempre più sporadici). Ma sarebbe inutile, lei mi fa sognare e mi tarpa le ali al contempo, praticamente non ho fatto alcun progresso nell’ultimo mese: se tento di possederla mi respinge, se tento di lasciarla oppone strenua resistenza. Ciò che non va-bene in tutto questo, è il fatto che io abbia smesso la ricerca della donna della mia vita, come se l’avessi già trovata… Mi piacerebbe fosse così, ma non è. Non è questo il sogno romantico che inseguo, anche se lei sa essere molto romantica (sei un’incredibile romantica, a volte isterica, di certo unica. Vasco d.o.c.g.), perché se è vero che gli ostacoli disseminati sul cammino fanno tutto ancor più bello, rendendo quasi spasmodica l’ansia del successo finale, qui di ostacoli ce n’è uno solo. E non corre assolutamente il rischio di venire rimosso. Se il mio cervello non si fosse liquefatto già da molto tempo, dovrei agire di conseguenza, per esempio cominciando a smessaggiare le ragazze disponibili che affollano (anche meno!!!) la mia rubrica, e chieder loro di venir conmigo alla fiera. B., per esempio, lavora a Modena, quindi oggi è libera…. Mah, quel che è certo è che io, geminiano di via Tassoni, oggi santificherò il santo patrono non facendo una beata minchia (il commissario Montalbano sono) todo el dia (perché, sa ghè dla nebia la mateina, perché, a sam dla ghirlandeina, perché, dla serie A an s’in cieva un caaaz, perché, perché, sam i tifos dal Modna). Il coro da stadio di cui da ultimo, per segnalarvi che sabato vado a Verona a cercare l’exploit che rilanci, me ed i canarini, in un sol colpo. Da solo ovviamente (“solo nasci e solo andrai” Si viene e si va, Ligabue). MOTTO LATINO Mens sana in corpore sano. Non necessita di traduzione, e lo cito solo per segnalarvi che ho giocato a pallone 2 volte in 3 giorni. Con risultati modesti per la verità, ma visto che la mens sana ormai me la scordo, almeno curiamo il corpore..

24 Jan, 2007

dakar

Inviato da cinein 12:00 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | Generale
DAKAR – 24/1/07 Dopo una settimana di astensione dalle prestazioni audio-video, eccomi qua (“cambiato per niente, ma neanche scontento, fottuto dal dovere, pensare di dovere avere” Liga, Souvenir). Ciò che mi è capitato in questi 7-giorni-7 non vale la pena di essere raccontato, perché non ha cambiato la mia situazione, rimasta uguale al nostro ultimo collegamento, e perché comunque, come spiegavo ieri sera a G. che mi vedeva affranto, in questo momento mi manca la visione globale, d’insieme: può anche darsi che io stia facendo scelte giuste, ma non lo so di per certo. Tutto ciò mi porta a pensare alla condizione dei partecipanti alle varie corse a tappe, mia passione mai finita. L’ultima di queste ad essersi conclusa è la Parigi-Dakar (in realtà quest’anno si partiva da Lisbona, capitale del Portogallo, dove il 28% delle intervistate dichiara di praticare il sesso anale; lo specifico per quanti, amanti del genere, siano in sede di programmazione delle ferie…;). Ora, per vincere questa manifestazione serve un buon pacchetto elemento meccanico-elemento umano. Cioè, non siamo in Formula1 dove vince la macchina migliore, ma nemmeno in MotoGP dove il pilota spesso fa la differenza. Qui c’è una figura aggiuntiva, il navigatore, che sulle moto sarà satellitare, ma sui veicoli a 4 o più ruote (partecipano anche i camion) è un uomo in carne e ossa. A beneficio delle mie lettrici, magari non così appassionate di motori, ricordo che buona parte delle tappe si svolge nel deserto; quindi non si segue una pista, foss’anche un sentiero di terra battuta: c’è da andare da Orano a El Khabal, e capirete che non basta farsi tracciare dal TomTomGo l’itinerario più breve, se questo passa per sabbie mobili, tribù di cannibali (eeeeh!), insormontabili ostacoli vari. Qui un buon secondo pilota davvero ti regala minuti preziosi. Quello che, riallacciandomi al discorso iniziale, servirebbe in questo momento a me, in ritardo cronico rispetto alla vita. Poi c’è un altro discorso da fare: va bene la visione globale, e quindi la classifica generale, ma vi piacerebbe vincere come ha fatto Peterhansel (FRA), senza dunque imporsi in alcuna tappa? Ok, probabilmente la macchina migliore l’aveva la Volkswagen, ma una condotta attendistica, speculativa, non fa per me. Prendi Faber: da Bologna giungono voci incontrollate che questo ragazzo (che io conosco come una persona molto in gamba), dopo lunghi appostamenti sia riuscito a dare della lingua in bocca a L., mia ex-collega di master (decisamente carina, ma la cui psiche è avvolta nelle nebbie perenni). La cosa mi fa molto piacere per lui, ma io dico: ha senso fare dei piani quinquennali per arrivare a una ragazza? E nel caso ti vada male, hai anche già preparato i fondi d’ammortamento per ripagarti del tempo perso? La mia risposta l’avete già: io credo che la visione globale l’abbia solo Dio, che guarda dall’alto. Indi per cui ritengo la via più sicura, ed anche la più soddisfacente per giungere al successo finale, vincere il maggior numero di tappe possibili. Se in un campionato vinci 25 partite su 30, come puoi perdere lo scudetto? Se nel motomondiale ti aggiudichi 14 Granpremi su 18, vuoi non laurearti world champion? E nel frattempo sei salito 14 volte sul gradino più alto del podio, iscrivendo il tuo nome nell’albo dei singoli circuiti. Riparto quindi con rinnovato entusiasmo: fatevi sotto, dunque, la sfida è appena cominciata! MOTTO LATINO Memento Audere Semper, il cui acronimo MAS è stato tristemente noto in campo bellico, ma che qui ha solo una interpretazione letterale

17 Jan, 2007

sant'antonio

Inviato da cinein 11:59 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | Generale
SANT’ANTONIO – 17/1/07 Forse è il bello della vita che le situazioni non siano lineari; forse quando lo sono troppo ci stancano, e ce le andiamo a complicare apposta per aggiungere un po’ di pathos; forse io non ho abbastanza polso per dire basta ad una bella ragazza; sicuramente ha ragione il mio amico A., quando dice che “è meglio una fetta di una buona torta che una torta intera che fa schifo” “Ricorderò e comunque e so che non vorrai – Ti chiamerò perché tanto non risponderai – Come fa ridere adesso pensarti come a un gioco – E capendo che ti ho perso – Ti scatto un’altra foto”. Considerazione preliminare: quando comincio a scrivere rifacendomi ad uno scritto altrui, che sia il testo di una canzone (qui è l’ultima di Tiziano Ferro), un romanzo, le battute di un film, ecco, vuol dire che in quel momento non riesco ad esprimermi con parole mie. Già, sembra che la nebbia che imperversa da giorni mi sia entrata dentro, e che mi impedisca di vedere, e sviscerare, situazioni in realtà semplici. Prendi G.: voi siete rimasti al punto in cui, dichiaratomi per fatti concludenti (approccio “boccale”;), ottengo un rifiuto motivato dal fondamento più serio, un fidanzato. Obiettivamente la cosa non può sorprendermi, trattasi di ragazza davvero carina, vuoi che non abbia il moroso. Per me la partita si sarebbe potuta/dovuta chiudere qua, e invece… le cose hanno preso una piega che non va-bene. Non va bene per me, che ogni volta che la vedo mentalmente le scatto una foto, temendo di non rivederla più. Non va bene per lei, che viene da me piena di entusiasmo misto “non dovrei essere qua”. Non va bene per entrambi perché questo non è amore, è struggersi nel fantasticare qualcosa che potrebbe essere ma non è (e difficilmente sarà). Prendi ora B.: “Adesso è chiaro – che non farai lo sbaglio – che non vedremo le stelle – che non è – stato un colpo di – ful – mi – ne” (Stadio). Qui c’è un problema di fondo: quando le cose vanno per le lunghe io divento matto. Perché, se sicuramente il più bel bacio del 2007 me l’ha dato lei, è altrettanto vero che, tipo oracolo, parla solo se interpellata. Tradotto, in questa fase sono io a doverla cercare. Se una relazione fosse schematizzabile con un grafico, e volessimo mettere sull’asse delle ascisse il fattore tempo (T) e su quello delle ordinate le cose fatte insieme (E, come emozioni), avremmo una curva in lenta ma progressiva ascesa. Purtroppo, per i miei gusti l’intervallo T zero -T uno è troppo lungo, e rischia di far passare in secondo piano anche i bei momenti passati insieme. Il problema vero, però, è che l’intervallo E zero ed E uno, scomponibile nei nostri singoli incontri, non è in grado di mettere in luce come tra un incontro e l’altro ci sia il vuoto più assoluto. Non c’è continuità. Ora, io quando mi comporto così con una ragazza, è perché, in fondo, non me ne frega poi più di tanto. Ed analizzando il suo atteggiamento propenderei decisamente per questa ipotesi, non fosse che di donna pur sempre trattasi, e quindi bisogna poi verificare caso per caso… Mah MOTTO LATINO “Nemo audiuntur qui sua turpitudine..” Cioè, invece di biasimare il comportamento delle due fanciulle di cui sopra, dovrei forse riflettere su come io, con apparente disinvoltura mi barcameni tra l’una e l’altra, dimenticando che, nel campionato dove la vittoria vale 3 punti, i pareggi sono come le sconfitte: alla lunga inutili

12 Jan, 2007

l'aperitaiv

Inviato da cinein 11:58 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | Generale
L’APERITAIV – 12/1/07 Ti voglio bene, non l’hai mica capito – ti voglio bene lascia stare il vestito – ti voglio bene non puoi farti eternamente corteggiare – ti voglio bene smetti di giocare – ti voglio bene, a un certo punto ti devi dare… Inutile insistere: il testo di questa canzone lo conoscete tutti (Vasco, non l’hai mica capito). E probabilmente sapete anche chi si merita cotanto slancio: la sfuggevolezza fatta a donna, la mia cara B. Prendi un ragazzo sognatore di natura e pieno di buoni propositi per l’anno nuovo, aggiungi un po’ d’influenza, cuoci (poco, sta già sui 38) a fuoco lento con sms sporadici ma carini. Dopo 90 minuti di forno, cioè di un aperitiv bar sul “far della sera”, il pollastro (ma forse è un ocarotto) è ben cotto, prèt a magner. Ora, caso vuole che B. in quel momento non abbia fame, o che non gradisca la pietanza (strano però, gli ingredienti ce li ha messi lei). Fattosta che quel povero Cristo torna alla sua maison ancor più rintronato di quando ne era uscito. Attenti lettori del blog, casomai non ve ne foste accorti la mia “manovra a tenaglia” di derivazione bellica è miseramente fallita. Né B. né G. sono cadute nella mia rete. Peggio, ci sono caduto io. Tipo Will Coyote o il Gatto Silvestro. Auspicavo un inizio anno gladiatorio, mi ritrovo un pugno di mosche. Pippo ha iniziato a segnare, io solo pali e traverse. Per i miei detrattori tutto ciò non solo era nell’ordine delle cose, era già scritto. Vaaaaaaaaaa bene. Ma c’è di peggio, perchè l’orgoglio (“è l’orgoglio che ti frega” Giocatela, oggi Vasco fa l’en plein) acuisce questa crisi di risultati; così ho rifiutato negli ultimi tempi varie palle gol alla mia portata, da ultimo un weekend fuori porta ed una trasferta oltreoceanica a fine mese. Fortunatamente da lunedì si cambia registro. I malanni di stagione mi hanno regalato una ulteriore settimana di vacanza, ma ora il tempo stringe, ci sono varie situazioni lavorative che debbo definire, instradare secondo i miei gusti.. Perché se mi sfugge dalle mani nude un’anguilla, ci sta. Ma se mi faccio fregare capra e cavoli, allora sono (gioco di parole) cavoli amari! Fatti, non pugnette! E ho guardato dentro casa tua – e ho capito che era una follia – avere pensato che – fossi soltanto – mia – E ho cercato di dimenticare – di non – pensare. Ma guardando la televisione – mi è venuta come l’impressione – che mi stessero rubando il tempo e che – tu – tu mi rubi l’amore – Ma poi ho camminato tanto e fuori – c’era un grande sole – che non ho – più – pensato – a tutte – queste co-se (senza parole, Vasco). MOTTO LATINO DEL DIA Semel in anno licet insanire. Cioè il termometro in piazza oggi ha deciso di esprimere la temperatura in gradi Farenait (che non si scrive così, n.d.r.). Adesso segna + 80. Mah…

11 Jan, 2007

don quijote

Inviato da cinein 11:57 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | Generale
DON QUIJOTE – 11/1/07 Hoy ha sido una desgraciada casualidad: in realtà è accaduto quello che in cuor mio sapevo già da un pezzo, e che, memore della recente ferita per S., mi ha evitato di cadere in un pozzo senza fondo (Andrea gettava, riccioli neri, dal bordo del pozzo.. De Andrè senior). I fatti intanto, perché questi sopravvivranno a noi. Son las 5 en la manana (Aventura). No, erano le 5 del pomeriggio quando G. mi informa che intende recarsi in biblioteca all’uscita del lavoro (dal lager, confidenzialmente). Ora, oggi è il primo giorno da non so quanto che non vado in ufficio per malattia. Cioè, sto male davvero. Ma un messaggio di lei dal tenore ambiguo (e dai pòr) mi convince che valga la pena raggiungerla in quel tempio della cultura. Vi piace l’arte? Pittura, scultura, fate voi, ma focalizzate sul genere neo-surrealista, perché da qui gli eventi non hanno un filo logico. Intanto in biblio potevamo non andare, tanto nessuno dei 2 aveva la tessera, e quindi non avevamo accesso ai computer. Si esce, la accompagno alla macchina. E ovviamente faccio per baciarla. Se Ronaldo sapesse divincolarsi come G., il Real non attraverserebbe alcuna crisi, parola mia. Stavolta però non può cavarsela così e, pur dovendole cavare le parole di bocca, le faccio sputare il rospo: “sto con un altro”, confessa alfine. Prendo su e me ne vado. Il surreale viene adesso. Mi dice che non le sembrava il caso di informarmi della cosa prima, tanto magari non mi interessava (a me sembrava che tra blog, cartoline dal mondo, sms, baci tentati e rispediti al mittente, il mio “interesse” lo avessi appalesato. Comunque). Io non obietto nulla, tanto ormai non c’è più nulla da dire. Ripasso mentalmente le ultime debacle, mie e dei miei più cari amici, e concludo che questa ci sta tutta. Quindi mi riavvio alla macchina. Metto in moto e lei è lì davanti. Scendo e mi abbraccia. Ma forte. I suoi capelli, i suoi occhi, il suo profumo. Altre parole. E poi ancora stretti stretti. Finalmente ci separiamo (abbiam fatto l’amore, prima di partire, è stato come morire, potrò mai dimenticare, dimenticare. Raf). Cena, partita in televisione, libro, chitarra, blog. In mezzo tanti sms con lei. Io sono un fesso, voglio il numero di telefono di Marta e di tutte/i quelle/i che ogni tanto lasciano un commento illuminato sul mio blog, così, prima di avventurarmi in qualche cosa di audace, mi faccio ricordare che non è cosa per me. Magari mi trasferisco in Brasile, o in Thailandia, e là forse, pagando, avrò soddisfazione.. Sai cosa c’è? C’è che quelli come me, quelli come Marta li mandano A FARE IN CULO (passaggio sobresaliente del film Radiofreccia, regista Luciano Ligabue). Hasta siempre MOTTO LATINO ODIERNO Ce ne saranno a bizzeffe, ma non me ne viene nessuno calzante… Mi aiutate voi? (e non abbiate paura di sparare sulla croce rossa)

4 Jan, 2007

all good things

Inviato da cinein 11:56 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | Generale
ALL GOOD THINGS – 4/1/07 PIPPO PIPPO PIPPO PIPPOGOL, PIPPO GOL, PIPPO GO-O-OL… Ok, primo intervento del 2007. Qualcosa di significativo è già accaduto in questo scorcio di inizio anno. Vado a rendervene conto, con gli occhi del goleador. - 2 Gennaio: mi presento in ufficio carico come una molla. So che mi aspettano 12 mesi decisivi. Voglio essere gladiatorio in ogni giorno e viverlo come se dovesse essere l’ultimo della mia vita (del resto a giugno compirò gli anni di Cristo… hai visto mai!). Sul tavolo trovo la Gazzetta dello Sport: intervista a cuore aperto a Pippo Inzaghi, il quale lancia proclami perfettamente in linea coi miei. E getta altra benzina sul mio fuoco. - 3 Gennaio: sotto con la ragazza che, ad oggi, ottiene i maggiori consensi (leggi voto 8) su queste colonne. Voglio subito dichiarare che ieri ho trascorso una gran bella pausa pranzo: ed il merito è tutto di G., appunto. La promessa visita al mio pluridecorato presepe è evoluta in una bucolica passeggiata tra pascoli e vigneti. Ora, sfido chiunque di voi a non vedere in questa situazione la più classica delle palle-gol. Beh, assolutamente no. Io il mio bacio gliel’ho chiesto ma, mutatis mutandis, la sostanza è rimasta identica ad un mese fa. E’ stato come se un bambino di 2 anni si fosse presentato sul dischetto a tirare un rigore a Buffon: non è giusto! Non è giusta la educata disinvoltura con la quale ha neutralizzato il mio tentativo. Per me una cosa così non sta né in cielo né in terra. Dio Cristo, sai che mi piaci, non è che possiamo essere amici. Io ce l’ho messa tutta, adesso basta fumo (“puoi reagire, o ti ridurrai, fumo e cenere”. Ultima dei Finley) negli occhi: non sarà G la mia ragazza del 2007. Peccato, più la conosco e più mi piace.. - 4 Gennaio: l’altro 50% delle mie chances di un buon inizio anno viene a casa mia tra 30 min. Se mi va male avrò sputtanato in 30 ore tutto ciò che mi ero portato di buono dal 2006. A domani i dettagli NUOVA RUBRICA: MOTTI E PROVERBI LATINI Oggi è scontatissimo: CARPE DIEM!

31 Dec, 2006

la noia

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LA NOIA – 31/12/06 L’anno che sta arrivando-ha una grande novità-l’anno vecchio è finito-ma qualcosa ancora qui non va.. Così fotografa il passaggio di consegne tra anno vecchio e nuovo il grande Lucio Dalla: non ricordo bene quando uscì questa canzone, ma io la trovo attualissima. Oddio, è chiaro che “qualcosa che non va” c’è sempre stato e ci sarà sempre. Io lo trovo financo necessario: pensate a un mondo dove vai a lavorare e tutto fila liscio, mai un problema di salute, chiedi a una ragazza di uscire e questa subito ti vola addosso. Per sorvolare sui problemi sopra-individuali (la guerra, la fame nel mondo, ecc). La pace dei sensi. Una noia mortale. Io non mi riferivo a questi scenari. La mia analisi è sempre focalizzata sul luogo dove vivo io, sulla gente che conosco, sulle cose che accadono sotto i miei occhi insomma. Un buon giornalista deve avere il controllo delle fonti. E’ inutile che io disquisisca dell’impiccagione di Saddam, che magari era morto da mesi. O dell’uomo sulla Luna, che magari non c’è mai andato. In generale io tendo a non credere a tutto quello che arriva alle mie orecchie per interposta persona. E quindi.. Quindi per parlarvi di Capodanno parto da me stesso. Sono le 21.07 del 31/12/2006 e mi trovo a casa, portatile sulle ginocchia, primo discorso di fine anno di Napolitano (lunga vita, presidente) appena archiviato; in un secondo momento raggiungerò i miei amici (quelli che hanno scelto di passare la serata in mezzo alla gente: opzione A) al W., putrido risto-disco sui primi contralti dell’appennino Reggiano. Da quando ho la macchina (13/01/1993), è il terzo Capodanno che passo da single. Il 31/12/1993 ero in Trentino coi miei amici storici (In the middle of the night, I go walking down the streets. Incerte le parole e l’autore. Chiedere a G., pilota alpino nell’occasione). Il 31/12/1999 ero a Roma con un amico d’infanzia. Concerto del Liga in piazza (Urlando contro il cielo, ooooooooh). Mai vista tanta gente in vita mia. Del resto si entrava nel terzo millennio. Tutti gli altri “ultimo dell’anno” li ho passati con la ragazza, quindi cene in casa o cenoni al ristorante con amici comuni, spesso altre coppie, cosa che in tutta onestà ho sempre vissuto con profonda angoscia. Quindi ho declinato il lodevole tentativo odierno del mio amico calcettaro e modaiolo che mi invitava a casa sua con moglie e altre due coppie (capodanno in a world apart: opzione B). Già, quest’anno non ho obblighi di sorta, non ho l’ansia di dover fare per forza qualcosa di eccezionale (benedetta la saggezza dei 32 anni). Non per questo sceglierò l’opzione C: andare a letto alle 10 (che sembra molto in voga a Castellarano) e fare finta che sia una serata come le altre: i botti che scoppiano in strada fin dal primo mattino non mentono. Vero o artificiale che sia, nella gente c’è entusiasmo per questa notte. Ed allora andiamola a vivere con gli altri (perchè tanto, prima o poi, gli altri siamo noi. Umberto Tozzi d’annata). Vi domanderete: che c’entra la noia, titolo di questo scritto? C’entra, c’entra. Negli ultimi mesi ho avuto occasione di uscire con varie ragazze, e proprio ieri sera, reduce da una di queste, meditavo su quanto cazzo ha ragione il mitico Franco Califano: “tutto il resto è noia- no, non ho detto gioia, ma noia-noia-noia”. Ti fai la barba con grande cura, scegli un abbigliamento secondo te consono, sei brillante nella conversazione, dimostri che solo tu sai far l’amore. E poi? Oggi non mi ha nemmeno sfiorato l’idea, non dico di chiamarla, ma di mandare un messagino a questa D.; Mentre ho amorevolmente smsato G., temo infatuata di Thomas Moro, ma non di chi da vita a questo personaggio. E financo B., ormai soprannominata anguilla cavillosa per la sua sfuggevolezza ragionata. Mi sento un vero deficiente: così finisco per dar ragione a quelle che se la tirano (ce l’hai solo te! Luca Barbarossa), snobbando quelle che accolgono la vita con gioia. NON VA-BENE COSA SUCCEDE IN CITTA’ (ultima puntata) Ieri sera sono stato a Ferrara, il ristorante brasiliano era chiuso (70 euro risparmiati!) e così abbiamo ripiegato su una pratica pizzeria, zona ghetto ebraico. Ringrazio sentitamente per non aver trovato la nebbia che, a detta dei locali, da una settimana avvolgeva città e campagne di una coltre impenetrabile. BUON ANNO A TUTTI!

25 Dec, 2006

auguri

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AUGURI – 25/12/06 La malinconia ha le onde come il mare, ti fa andare e poi tornare, ti culla dolcemente.. Così inizia l’ultimo successo di Luca Carboni. E così è trascorso il mio Natale 2006. Diciamo subito che, a dispetto della stagione, godiamo da alcuni giorni di un clima mite e secco. Che si traduce, per quanto mi riguarda, in belle giornate in campagna a “mucièr i stàk”, operazione agreste che consiste nel raccogliere lo sfalcio della potatura – dei frutteti, per ora – e farne una catasta, poi da incendiare con un super rogo. Il mio obiettivo è finire tale attività entro il 31, per bruciare simbolicamente anche l’anno vecchio. Difficile sottrarsi al gioco dei bilanci di fine anno, soprattutto se da 2 giorni decidi di startene in mezzo ai campi a svolgere un lavoro ripetitivo che lascia la mente libera di vagare (come ammoniva Jovanotti, riferendosi pero ai balli in disco). Sinteticamente, il 2006 è stato ricco di spunti significativi, la maggior parte dei quali positivi. Purtroppo i pur pochi episodi negativi hanno un peso specifico maggiore, e fanno piegare la bilancia sul segno meno. Non ho alcuna intenzione di ripercorrere a ritroso l’anno che già ci saluta, anche perché credo che una persona in gamba debba considerare gli eventuali successi come meri punti di partenza, e gli insuccessi come moniti, errori da non rifare. Esattamente il contrario di quel che ho sempre fatto io, pronto a sedermi sugli allori del pur minimo risultato positivo, ed altrettanto veloce a rimuovere dalla memoria i fiaschi, non traendone quindi alcun utile insegnamento per il futuro. In realtà da un po’ di tempo a questa parte, sarà che ho passato i 30, sarà che la gente comincia a darmi del lei, cerco di concatenare le mie azioni in modo tale, quantomeno, da non fare terra bruciata alle mie spalle (l’insofferenza è una brutta bestia, amici miei)! Ma per ora sto soltanto acquisendo una forma mentis da uomo, che in teoria dovrei avere da un pezzo; chiamiamola crescita intellettuale. Le fondamenta saranno il passo successivo, cioè consolidamento sul piano lavorativo dell’ottimo 2006, e formazione di un legame solido/stabile con una ragazza. Il tutto non dovrà però andare a discapito delle relazioni amicali, vera nota lieta dell’anno che va in archivio. E il bello dei bilanci di fine anno/fioretti per l’anno nuovo è che tutte queste cose sembrano, non dico fattibili, ma financo facili! COSA SUCCEDE IN CITTA’ Stasera esco, direzione Bologna, via del Giglio 8. Voglio togliermi questo dente prima dell’anno nuovo, essendo quel tipo di “locale da ballo” dove è pressoché impossibile: a) ascoltare buona musica; b) conoscere una donna meritevole di essere rivista più di due-tre volte. Ma P., attratto da una per lui inedita animazione latina, non transige: e V. sia! Tanto magari la donna della mia vita io già la conosco, e si tratta solo di aspettare…

21 Dec, 2006

me an capess

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ME AN CAPESS – 21/12/06 “So this is Christmas, and what have you done…” Già, parafrasando Bing Crosby, ormai è Natale, e tu cos’hai fatto? Hai comperato i regali? Stai sbrigando gli ultimi compiti sul lavoro/a casa/a scuola? Sei un fallito! Sai cosa ho fatto io? Ieri sera sono uscito con B.; e ho preso un 2 di picche che quasi non ci ho dormito su! I fatti. Nel primo pomeriggio di ieri ho l’insana idea di fare un passaggio in biblioteca. In teoria B. doveva essere a cento km di distanza ma, fatalità, la trovo lì seduta, riversa sul libro coi capelli sciolti ad accarezzarne le pagine. Coffee break insieme, durante il quale lancio la proposta del cinema serale, magari preceduto da una veloce pizza. Esattamente come farebbe il miglior Dylan Dog. E fin qui tutto bene, lei è libera, accetta. Alle 9 sotto casa sua (“appuntamento alle 9 e mezzo ma io-per non fare tardi forse ho cannato da Dio” 6/1/mito, by 883) e si va. Como puedo decirte? Gran bella serata. Io avevo adottato un look da bravo ragazzo, jeans camicia e maglione, sapendo che le piacciono i tipi “precisi”, al limite dello sfigato (vedi alla voce: impiegato di banca). Lei era semplicemente carina, con l’unico vezzo di un cappellino molto trendy. Tutto cospirava per regalarmi quello che davvero espero da questo Natale 2006: un bacio (“Il peso di un bacio, l’hai dato per caso, un giorno che ti sentivi solo, coriandoli a Natale” new hit dei Subsonica). Film d’animazione con lieto fine, veloce (faceva un certo freddo…;) passaggio in un borgo antico sulla strada del ritorno, ancora tante chiacchiere sotto casa sua (“quasi esplodo quando mi dici dai-vieni su da me che tanto non ci sono i miei” Vedi sopra). Ma qui casca l’asino. Faccio tanto di accostare la mia bocca alla sua e.. beh, io che ho sempre mille parole stavolta non ne trovo, non ne cerco nemmeno più. Quando sei a tu per tu col portiere e non segni, non vai poi tanto a guardare il perché. Avrò sbagliato film? (Dylan porta le ragazze a vedere film horror, quasi splatter) O è proprio l’attore che comincia a perdere dei colpi? Sia come sia, mancano 5 giorni a Natale e, visto che oramai il mio agognato pacchetto non lo troverò sotto l’albero, almeno che i miei cari ricevano il mio. Oggi pomeriggio, sempre per via di non lavorare troppo, mi dedicherò ai regali natalizi. Saluto COSA SUCCEDE IN CITTA’ Happy feet: se non siete ancora andati a vederlo, affrettatevi, il 24 esce di programmazione. Magari evitate la prima serata: ieri sera c’erano solo 2 bambini assonnati, ma alle 20.30 si rischia l’assordamento… E soprattutto ricordate che non ha effetti miracolosi sulle ragazze!

18 Dec, 2006

roma capoccia

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ROMA CAPOCCIA – 18/12/06 Come preannunciato nell’intervento precedente, questo fine settimana sono stato a Roma. E qui debbo subito ringraziare il mio amico C. che mi ha servito una palla gol degna del miglior Zidane: in tutti e 3 i giorni non ho dovuto tirare fuori una lira che fosse una! E ciò nonostante pernottassimo in un hotel da 140 Euro a notte di fronte ai fori imperiali, pranzi e cene dove capitava (ma sempre a spese della ditta); per tacere del trasporto: oh, non ho dovuto/potuto nemmeno dare il cambio al volante al mio amico… Suppongo tutti voi siate stati a Roma almeno una volta, quindi non vi annoierò con notazioni cultural-monumentali. Vi basti sapere che insieme ai due messicani ho tagliato la città a piedi: fori imperiali-campidoglio-altare della patria-fontana di trevi-piazza di spagna-lungotevere-vaticano. And back. Tutto questo in un clima da inizio primavera, cioè anche alla sera si girava in maglione! Premesso tutto questo, vi dirò che mi sono reso conto di varie cose, impossibili da notare guardando dall’angolazione sbagliata (depende, de que depende, de segun como se mire todo depende. Jarabe de Palo docet): - Sono un provinciale. Cioè, anche a Roma (o a Madrid) posso dire la mia, ma sempre meno di quello che uno si crede vedendomi in azione nel mio habitat naturale. Ho dovuto infatti constatare che. a) parlo inglese e spagnolo ad un livello appena sufficiente per relazionarmi con NordKorean e Mexicanos; b) l’ignoranza è una brutta cosa, nel senso che passando davanti a palazzi, chiese e musei, i miei compagni d’oltreoceano mi chiedevano una descrizione, meglio se approfondita, di quello che stavano vedendo/fotografando/filmando. Quante storie mi sono dovuto inventare! - Non so stare a lungo in mezzo alla gente. O meglio, ho bisogno dei miei spazi; e quindi, dopo 3 giorni nei quali non ho avuto nemmeno un attimo tutto per me, sentivo una stanchezza, quasi una frustrazione addosso epica. E mi sono ricordato di quante cose inutili ho fatto quando stavo con una donna, tipo essere nella città eterna e fare shopping per ore (per Elisa, tu guardi le vetrine e non ti stanchi mai… e non è nemmeno bella! Non ricordo la cantante) in via Cavour: ma le Nike Torsion o il tailleur di Prada sono identici a quelli che trovi in Emilia, dove magari costano anche meno. Mentre il Colosseo, o lo visiti oggi o nisba. Da questo non discende un corollario tale per cui girare da soli è meglio. Roma ha tanti scorci romantici che, avessi avuto una ragazza con me, saremmo stati da Dio. Dico solo che, novità da brevettare al volo, se vai in giro con della gente non sei libero di fare quello che vuoi. Stop. - Ormai è Capodanno ed io, oltre a non avere la più pallida idea di quel che farò quella notte, non ho davvero molto da portarmi nell’anno nuovo (l’anno che sta arrivando, ha una grande novità, l’anno vecchio è finito, ma qualcosa ancora qui non va. Lucio Dalla). E questa è la classica cosa che realizzi quando ti trovi lontano da casa, e da tutte quelle faccende che ti riempiono la giornata (lavoro, amici, famiglia). In estrema sintesi, quando il fatto che tu torni domani o tra dieci giorni non fa nessuna differenza per quella/o/i che hai lasciato a casa, beh, deve farti capire che sei ancora molto lontano da un progetto di vita “adulta”. Il 2006 va archiviato senza rimpianti. Il 31 dicembre farò “la vecchia”, cioè il fantoccio che simboleggia l’anno vecchio, e gli darò fuoco, senza rancore eh, ma mi assicurerò che non resti neanche un brandello di stoffa da bruciare… COSA SUCCEDE IN CITTA’ – ROMA Piazza Navona – Campo dè fiori. Vi segnalo questo zona della capitale, non fosse altro perché è facile da raggiungere ovunque voi siate alloggiati in centro. Ce stanno un sacco de’ giovani. A voi interagire. Se volete una serata più movimentata, allora dovete raggiungere il Testaccio, pieno di disco e locali vari. Ma questo non lo abbiamo sperimentato, essendo in aeroporto causa il volo notturno di mister Kim, Pam, Bong, Fric e Frac

15 Dec, 2006

il magnifico cornuto

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IL MAGNIFICO CORNUTO – 15/12/06 Dunque, partendo dal presupposto che io sono il classico tipo “vivi e lascia vivere”. Anzi, un pochino di più: io fondamentalmente me ne sbatto, me ne sono sempre sbattuto, come disse Gene Hackman a Robert de Niro in “la Giuria”. Premesso tutto questo, accadono 2 cose, profondamente diverse, che proprio non riesco a farmi scivolare addosso. La prima dà il titolo a questo post, e nella stupidità dei protagonisti trova tutta la sua forza. Ricorderete i miei pseudo-colleghi. Bene, dovete sapere che, da alcuni mesi a questa parte, cioè da quando il loro capo ha fatto un viaggio all’estero con la sua compagna (che lui ha inserito nella propria attività, ovviamente fin da subito non in un ruolo meramente esecutivo), uno dei nostri passatempi preferiti è spettegolare sulle vicende sentimentali della regal-coppia. In tale vacanza la Signora ha, usiamo un eufemismo, perso la testa per un indigeno squattrinato. Il tutto in presenza del compagno beota. Ora, due persone normali si sarebbero ben guardate dal far trapelare la cosa al loro ritorno in Italia (legge del “lavare i panni sporchi in famiglia”, tanto più valida se vivi e/o lavori in una piccola città). Nel giro di pochi giorni invece tutto l’ambiente di lavoro aveva servito su un piatto d’argento una bomba che neanche Maurizio Mosca col pendolino! Per farla breve, lì dentro non c’è una persona che, a oggi, non sia fermamente convinta che cotanta donna si sia fatta “incannare” dallo straniero. E le scenate di gelosia tra i 2 (ex)piccioncini, i bonifici di lei a fondo perduto all’amante indigente (?), bollette telefoniche da 500 Euro (le ultime due voci finanziate coi soldi di lui, n.d.r.!), non fanno che rafforzare le convinzioni dei goliardici dipendenti e rinnovarne le battute, sempre più salaci. Io stesso ormai non saprei più distinguere dove finisce la realtà e dove inizia la leggenda ma, come spiegavo nell’incipit, sto bene uguale. Almeno fino a 2 sere fa, quando mister M. mi chiama sul cellulare per dirmi: a) che non gli sta bene che io faccia comunella coi suoi dipendenti facendo facile ironia sul suo conto (sfido voi a non ridere di uno che giovedì, in preda ad un delirio di gelosia, molla/licenzia in tronco la compagna/dipendente e questa si ripresenta in ufficio, il martedì successivo, sorriso a 32 denti – finti – con una pelliccia da 5000 Euro, prezzo della riappacificazione; b) che non debbo raccontare in giro le sue vicende private. Io non l’ho mandato a fare in culo per mera educazione, per il rispetto che va portato a una persona più anziana di te, perché fondamentalmente M. è una brava persona, terrone maledetto e sborone ma di buon cuore; e poi perché lui mi passa del lavoro, e anch’io devo pur mangiare. Ma i suoi dipendenti sono stati apostrofati con ben altre parole: minacce neanche tanto velate di licenziamenti e querele per calunnia (a proposito, questo scritto integra gli estremi della diffamazione). Ma chi ne ha colpa se uno si trova una donna ben più giovane di lui, abituata ad un tenore di vita elevato e, dulcis in fundo, con un cervello grande come la sorpresa dell’uovo Kinder? Mah.. Seconda cosa: il caso Welby. La trovo una situazione così straziante che quando parte il servizio con lui sul letto, intubato a livello della trachea, cambio canale. Per chi non lo sapesse ancora, questa persona è affetta da una malattia incurabile, anzi degenerativa, quindi le sue aspettative/prospettive di vita sono, oltre che simili a quelle di un vegetale, totalmente legate ai macchinari che lo tengono vivo. Ma vuoi mai dire che un povero Cristo non possa nemmeno decidere quando staccare la spina? Che debba compatirsi ad apparire in televisione per suscitare nelle coscienze di tutti noi la reazione ad una legge che non considera come, al di sotto di un certo standard, il diritto alla vita debba cedere il passo al diritto alla morte? La Chiesa, stramaledetti Patti Lateranensi, può ancora tanto qui da noi? Io dico, strano eh, NO. Siamo nel 2007, non esiste che non si possa affrontare in modo sereno, quindi possibilmente apolitico e laico, questo tema; più grande di me e del mio blog, ma non posso più vedere gli occhi di Welby che chiedono comprensione, rispetto per una scelta drammatica ma logica. Maledetti preti! Stranamente, questa settimana che è trascorsa in modo insofferente (tranne la giornata di mercoledì: spedizione al mare d’inverno – è qualcosa che nessuno mai desidera – Loredana Bertè) rischia di avere un happy ending. Il mio amicone C. ha pensato a me per sfruttare un fine settimana a Roma totalmente spesato dalla sua ditta. Quindi domani io, C., 5 coreani (english spoken) e 2 messicani (ispanofoni), ci dirigeremo nella Capitale, che resta sempre la città più bella del mondo, a girare in lungo e in largo per piazza Navona, fori imperiali, Vaticano, eccetera eccetera eccetera. E domenica ritorno a casa con breve passaggio a Firenze. That sounds good. COSA SUCCEDE IN CITTA’ Niente, sono in bolletta dura, tra regali di Natale e polizze da pagare. 4 sere di fila in casa (record negativo). Ma questo weekend a Roma…

12 Dec, 2006

odi et amo

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ODI ET AMO – 12/12/06 Odi et amo: ma perché scomodare l’immortale Valerio Catullo? Per una donna, direte voi. Non sia mai, dico io! Cotanta grazia (tanto più che è detta “la dotta”;) la merita solo una città, Bologna appunto, capoluogo della mia regione. Partiamo pure dagli “ODI”: io sono modenese, tifoso sfegatato dei canarini, e il mio derby è col Bologna (Grazie, Corioni grazie, che ci hai portato, Bologna in B). Ho un tuffo al cuore se ripenso all’ultima sfida vinta (3 a 2 in rimonta) al Braglia in mia presenza; quello striscione, “1303-2003: oggi come allora vinci ancora” che, richiamando la disfida di Zappolino della “Secchia rapita”, spronava i canarini a dare tutto in un clima da battaglia, è il mio ricordo da stadio più intenso. Ma la rivalità, il campanilismo, va oltre l’aspetto sportivo. Dalla disputa sulla paternità del tortellino alla supremazia in campo motoristico, è addirittura una questione di modus vivendi. Più godereccio, comunque più gradasso il bolognese, signore con 10.000 lire in tasca, più misurato, quasi contratto, il modenese, sempre attento a non fare il passo più lungo della gamba (guarda un po’, sembra proprio la mia storia con N). Ma superate le antipatie personali, eccoci in una città che ha mille cose belle da raccontare. Peccato che il traffico veicolare renda difficile raggiungerla di giorno, quasi utopico parcheggiare, comunque davvero a prova di furbo. Tra Rita e Sirio, gli occhi elettronici sono pronti a pizzicare ogni tua infrazione a codice della strada e regolamenti comunali di sorta. Ogni volta una sfacchinata raggiungere le 2 torri (io, da bravo geminiano aborro i mezzi pubblici: o in macchina o a piedi), ma poi ne vale sempre la pena.. Vediamo dunque gli “AMO” Se piove non ti bagni (se fossi pioggia-seguirei la linea del tuo viso, Bologna e piove. By Fede Poggipollini, chitarrista del Liga in libera uscita da solista): una lunghissima teoria di portici abbraccia tutta la città fino al colle di san Luca “Che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino (Lucio Dalla, superoticostomp); appunto: da piazza Maggiore si dipartono a raggiera tante vie che raggiungono altrettante porte (residui delle fortificazioni della città), collegate tra loro da cerchi concentrici di dimensione più ampia man mano che ci si allontana dal centro. Delle bellezze artistiche e culturali non voglio nemmeno parlarvi: approfittando della scusa dello shopping natalizio vi farete un bel giro in piazza Maggiore, racchiusa tra palazzo Re Enzo, la chiesetta (!) di San Petronio e il palazzo comunale con la rinnovata Sala Borsa (oggi biblioteca). Vedrete poi le 2 Torri dirigendovi verso via Zamboni, cioè la zona universitaria. Bologna è l’università più antica del mondo (Irnerio, uno dei padri fondatori, visse nell’XI-XII secolo), io stesso ho ritenuto di dover completare la mia preparazione frequentando un Master organizzato dall’Alma Mater. Ma soprattutto, e qui volevo arrivare, tale ateneo richiama frotte di studenti da tutt’Italia, ma che dico, da tutt’Europa! Ciò ha benefici riverberi sulla vita della città, al primo posto nelle classifiche per divertimenti nel tempo libero, e quindi pullulante di cinema, teatri e, cosa più importante, locali notturni. Lungi da me consigliarvi come impiegare le vostre serate ma, quantomeno mercoledì e giovedì, io un giretto in centro me lo farei. Diciamo subito che i miei locali storici sono tutti racchiusi nel triangolo isoscele formato da via Castiglione, via Marconi e i viali (of course); quindi, aparcato el coche ad esempio in zona tribunali, vi muoverete comodamente a piedi. Passaggio obbligato: Soda Pops in versione Erasmus night, cioè, inutiliter dictu, la serata dedicata agli studenti di altre nationalità. Niente di meglio per esercitare la lingua, quelle straniere che parlate, oppure quella cosa che avete in bocca e che normalmente utilizzate solo per funzioni fisiologiche. Potrei continuare per ore, raccontandovi aneddoti capitatimi negli anni, troppi oramai, di frequentazioni bolognesi: nessuno varrebbe a rappresentarvi quello che vi perdete rimanendo nel vostro orticello, foss’anche Modena, Parma o Reggio…. COSA SUCCEDE IN CITTA’ – BOLOGNA – Giovedì sono stato a teatro, meglio avan-teatro, ma così avanti che non era nemmeno un teatro ma un bar; e gli spettatori non raggiungevano le 20 unità. Ero stato invitato da F., regista di codesta rappresentazione; vi dirò, a me lo spettacolo è piaciuto, ed anche F., con la quale mi sono intrattenuto in chiacchiere a palco chiuso, mi è sembrata davvero interessante. A seguire C.T., dove il mio amico calcettaro e modaiolo mi aspettava coi compagni del suo hobby più impegnativo. Sono rimasto sorpreso dalla facilità di interazione coi presenti. E ho detto tutto. Sabato. Cena in trattoria con C. e T., ex colleghi del Master di cui sopra, e poi via a peregrinare tra un posto e l’altro. Per concludere che il Soda (del quale continuo a sognare di diventare capo-barman) è la miglior alternativa per prezzo-qualità. Vi segnalo K. di NewYorkCity (tu chi conosci? Monica? Paola? Sei un fallito) Rien ne va plus

6 Dec, 2006

buon natale eugenio maiale

Inviato da cinein 11:48 | Permalink Permalink | Comments Commenti (0) | Trackback Trackback (0) | Generale
BUON NATALE EUGENIO MAIALE – 6/12/06 6 Dicembre: S. Nicolò. Detto così, sembra un Santo come un altro (ad esempio Tommaso Moro). In realtà altri non è che Santa (ni)Klaus. Ecco accendersi la vostra fantasia: Babbo Natale. A conferma di ciò che vi racconto, sappiate che nei paesi nordici (ma, senza andare tanto in là, anche in Friuli) oggi stesso è già tempo di scambio di doni. Non voglio che forziate la vostra morale vetero-cristiana, finendo dunque per scindere la nascita di Cristo e la venuta di Babbo Natale. E del resto non è che a Trieste (dove ho vissuto i miei primi 14 anni) la gente non sia cattolica, anzi: trattasi di feudo DemoCristiano, con punte di vero bigottismo. E comunque la gente il 25 Dicembre il regalo se lo fa, eccome. Pensatela allora come una Befana con un mese esatto di anticipo. Per farvela breve: quando ero un bambino questo era il periodo più bello dell’anno. A cominciare dalla fiera di S. Andrea, che invadeva le strade di Gorizia, spazzate da un vento gelido, nella settimana appunto che include il 30 Novembre. Lo zucchero filato più dolce ed i luna park più chiassosi che ricordi. E in un amen era già San Nicolò, la città avvolta nelle luminarie e negli addobbi, sempre sferzati dalla bora, poesie e filastrocche in dialetto friulano recitate a scuola con la maestra di canto. E la prima tornata di regali per noi piccini. Poi veniva l’AntiVigilia di Natale, chiudevano le scuole, mio padre aveva le ferie e si tornava tutti in Emilia per passare le feste con i nonni e il parentado. Mio zio A., per tutti Ciccio, aveva aspettato noi bambini per fare il presepe: sede deputata, inamovibile, il camino (non funzionante, of course) della sala da pranzo. Questa cosa mi ha segnato: cascasse il mondo, non è mai più venuto Natale senza che io avessi fatto il presepe. Il prossimo weekend dell’Immacolata verrà appunto dedicato a quest’opera: mi rivolgo dunque a quanti, miei amici oltre che miei lettori, per invitarvi alla tradizionale visita al suddetto presepe. Opening time: Mon-Fri 13-15 e 19-24; Sat-Sun 10-24. E’ gradita prenotazione telefonica, non fosse altro per accertarvi che io sia effettivamente a casa… La Vigilia era poi deputata all’addobbatio dell’albero di Natale, che preventivamente andava comprato dal vivaio: noi piccini lo volevamo sempre più grande; e mio zio mica si tirava indietro, anzi. Se c’è un segreto nella mia famiglia è questo: dentro siamo tutti rimasti semplici, come bambini appunto. Quando poi c’era da caricarlo in macchina, metterlo in un vaso, portarlo in sala ed alloggiarlo, beh, quelle erano imprese. La punta si fletteva sempre contro il soffitto, comunque alto oltre 3 metri: “mi raccomando, non tagliarla” diceva il nonno, anche perché, finite le feste quell’abete veniva trapiantato nel parco che circonda casa mia. E che magone se si seccava con l’estate! Cena della Vigilia di solo pesce. Poi tutti a giocare a carte, soprattutto a bestia, ibrido tra briscola e poker, in attesa che venisse mezzanotte per andare a mettere la statuina di Gesù Bambino nella culla. Oh, è trentadue anni che faccio questo gesto e ci credo ancora. Divago per constatare come l’idea di avere un figlio (un giorno lontano, comunque) non mi assilli minimamente: lo vorrei solo per fargli vivere il Natale e le sue tradizioni. Mio zio A., che io considero un fratello maggiore, non ha avuto figli, ma queste cose le ha trasmesse a me. E mi dispiacerebbe che con me andassero nel dimenticatoio. Vari pellegrinaggi nella notte tra camera da letto e la sala da pranzo per vedere se era arrivato Babbo Natale, mattina di ansia, quasi angosciosa; il lungo pranzo di Natale; e poi finalmente quel momento tanto sospirato: l’apertura dei pacchi. Beh, io non ricordo praticamente nessuno dei regali che ho ricevuto negli anni, e non che non fossero belli, anzi fantastici. Alla fine la festa non sono i doni in sé e per sé, è quella magica atmosfera che qui, come lassù, resiste al consumismo e si rinnova puntualmente in questo periodo, è incantarsi davanti alle luci ad intermittenza di una vetrina o di un albero addobbato, è entrare in Chiesa e sentirsi meno soli. Io so di avere un’anima, è questa che mi fa andare avanti anche quando non ne ho proprio voglia, come adesso. Perché il Natale ha anche in serbo la fregatura: quanti cadono in depressione in questo mese? A che serve dire a queste persone che gli sono vicino, pur amando il Natale con tutti i suoi annessi e connessi? Meditate gente, ed andate a trovare quelli che non sentite da tempo, proprio quelli che vi sembra che stiano tanto bene da soli. Come me?