Ultima fermata: Auschwitz
Ho scoperto di essere ebreo solo stamattina. Entrando in classe, il bidello mi ha indicato il banco, dove avrei dovuto sedermi, lontano dagli altri compagni, e da Paolo, tra tutti il più caro.
Inizia così la storia di Arturo.
Arturo finzi è un personaggio di fantasia, la sua storia però, è tutt’altro che fantasia. Essa rappresenta con esattezza storica, ciò che è accaduto a migliaia di bambini e ragazzi italiani dall'anno 1938. Attraverso la vicenda di Arturo, si rivivono le amicizie, le emozioni dei primi amori, i sentimenti, le preoccupazioni dei ragazzi italiani negli anni della dittatura. Arturo si racconta attraverso un diario, parlando degli slogan e dei discorsi propagandistici che bombardavano i bambini al fine di educarli all’ubbidienza e alla devozione per il Duce. Arturo, è un ebreo che non sa nemmeno di esserlo, ma, prima le leggi razziali del 1938, poi la retata nel ghetto di Roma e infine la deportazione nei campi di sterminio, lo rendono progressivamente consapevole del dramma nazifascista.
Alla ragazza di cui è innamorato, prima di avviarsi al treno che porterà lui e la sua famiglia in un campo di sterminio, scrive così: sia un tuo imperativo capire e ricordare.
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