Il giorno stesso del ricevimento, per una singolare fatalità,  accadde qualcosa che avrebbe fatto precipitare gli eventi futuri...

Quella mite mattina di marzo Elisa era intenta a sistemare dei fiori, appena colti, in uno dei vasi disposti sui tavoli della biblioteca, in preda a un incontenibile turbamento. Le attività quotidiane costituivano una barriera insufficiente ai suoi instancabili pensieri, ma contribuivano a tenerla, quantomeno, parzialmente occupata.

Ciò nondimeno, il quadro che ella offriva, sia pure del tutto involontariamente, in quel momento, era di una grazia incomparabile. Un raggio obliquo di sole s’insinuava, furtivo, di tra i tendaggi semiaperti, carezzando di vivida  luce il suo etereo profilo assorto, le sue labbra piene lievemente dischiuse, la cascata di ricci morbidi e fluenti che ricadevano su un lato scoprendole deliziosamente la lunga linea del collo.

Fu quella l’immagine radiosa che il Principe colse fortuitamente, mentre entrava a riporre un manoscritto di Molière, che aveva appena terminato di leggere. Elisa  parve non avvedersi subito del suo ingresso silenzioso ed egli ne approfittò,  per contemplare indisturbato l’incantevole dipinto, dai chiaroscuri sapientemente distribuiti, che gli si parava dinanzi. Solo quando la contessa ebbe volto lo sguardo, e l’incanto venne irrimediabilmente spezzato, egli osò muovere qualche passo verso di lei, il cuore gonfio d’amore. La avvolse in un abbraccio appassionato, fissandola con ardore: erano giorni che lo teneva a distanza, dietro il paravento di mille pretesti inconsistenti.

La reazione di Elisa fu istantanea e inaspettata: si irrigidì inconsapevolmente, sciogliendosi da quella stretta, lo guardò a lungo con desolazione, e si allontanò verso la vetrata. Quel pugno allo stomaco era più di quanto Cristiano fosse ancora in grado di sopportare:

-         Credo sia giunto il momento di un chiarimento – articolò con calma, contenendo a stento le emozioni che s’impadronivano di lui -  Elisa, vuoi dirmi cosa ti accade?-

Ella prese il vaso di cristallo, attenta a non incontrare il suo sguardo, sapeva fin troppo bene che gli doveva una spiegazione. La sua mente annaspava frenetica alla ricerca delle parole adeguate, non poteva più continuare a fingere e a mentire! Ma cosa gli avrebbe detto? A quell’uomo così leale, che aveva già rinunciato a tutto per lei, a cui la vita aveva già riservato così tante sofferenze!

Cristiano parve disorientato davanti a quel nuovo, gelido distacco, la raggiunse presso la finestra e le prese debolmente le mani, per quanto impellente fosse in lui il desiderio di stringerla con veemenza a sé, quasi per forzarla a ritrovare, con l’intensità della propria, una passione che appariva in quel momento bizzarramente sfiorita.

-         Elisa? – ripeté con dolcezza infinita– guardami, ti prego…non comprendo! –

Ella fissò allora nei suoi, i propri occhi inquieti e sgomenti, e la verità che Cristiano vi lesse lo colpì  come una sferza in pieno viso. Non si era mai detto che un giorno Elisa avrebbe potuto cessare di amarlo, men che meno senza una ragione. L’amore tra loro era nato in modo così spontaneo e inevitabile che sembrava non potessero esistere, dubbi o incertezze per il futuro. Doveva esserci qualcosa che sfuggiva alla sua comprensione.

La sentiva respirare brevemente, con lieve affanno, a tratti bruscamente interrotti, quasi le emozioni divenissero improvvisamente troppo intense.

-         Elisa…- disse in una sorta d’invocazione, baciandole una mano con desolata tenerezza – ho forse ferito la tua sensibilità, sia pure inconsapevolmente? –

Lei scosse il capo e poiché non poteva dare a Cristiano la spiegazione che lui attendeva, gli diede l’unica che era in grado di dargli senza timore di mentire:

-         No, Cristiano …- esordì con voce tremante- Sono io piuttosto, che temo di ferire irrimediabilmente il tuo cuore… – le frasi fluivano in modo sconnesso, ma avevano trovato finalmente la via – L’idea delle nozze imminenti…ha risvegliato in me una reticenza inaspettata, eppure crudelmente rivelatrice…- lasciò cadere alla fine, d’un fiato.

Egli contrasse impercettibilmente le mani lungo i fianchi scuotendo il capo in un silenzioso, perplesso rifiuto:

-         Non riesco a capire...- mormorò.

Ella riprese a parlare, la voce spenta in una tonalità bassa, incapace di tacere persino di fronte alla lacerante intensità di quegli occhi scuri.

-         I moti del mio cuore…  colgono alla sprovvista anche me, Cristiano...eppure, sarebbe un fatale errore ignorarli.- ogni parola risuonava crudele e illogica – Mi sono interrogata per giorni, nel tentativo di sondare la mia inquietudine tormentata, e vi ho trovato una risposta che era lì da sempre, ad attendermi…- esitò, tristemente conscia della pena che quel dardo acuminato avrebbe causato - Il mio cuore appartiene...è sempre appartenuto..a un solo uomo!

Cristiano tacque a lungo, trattenendo quasi il respiro, nel suo sguardo la collera lottava con l’incredulità:

-         ….un solo uomo, è dunque questa la verità che ti tiene lontana da me? …E quando pensavi che avessi il diritto di saperlo, Elisa? – un riso amaro spezzò a mezzo le sue parole aspre – Quindi…ho sempre e solo dovuto competere con un fantasma…non è così? Non ti rendi conto di quanto tutto questo sia assurdo!- premette le dita contro le tempie nel vano sforzo di comprendere -  Tu hai appena parlato di “lui” al presente…Fabrizio è morto anni fa Elisa, eppure tu mi dici che è sempre stato tra noi…-

 

Cristiano si volse a fissare distrattamente, oltre i vetri, Martino che tirava di scherma con Antonio e la sua voce si affievolì in un tono doloroso che penetrava l’anima  C'è stato un tempo in cui ho creduto che sarebbe stato possibile, per te e per me, rinascere dalle ceneri del passato...invece...è stata solo un'icommensurabile menzogna...DIMMELO!

L’aveva afferrata rabbiosamente alle spalle e si era stretto a lei in un abbraccio violento e disperato, quasi la  violenza di quella vicinanza potesse acquietare la pena insostenibile che provava..

Elisa levò su di lui, due occhi velati di lacrime:

-         No, non è vero...c’è stato un tempo in cui anch’io l’ho ritenuto  possibile! Io ho creduto in noi, ho voluto credere con tutta me stessa che potevo essere ancora felice…-

 

A quelle parole Cristiano si scostò bruscamente da lei.

-         Di bene in meglio…Non sono stato che il vuoto tentativo di dimenticare la grande passione della tua vita, una sorta di fantoccio disarticolato da dirigere a tuo piacimento, da congedare quando ti saresti stancata…assolutamente privo di sentimenti ai tuoi occhi…-

-         Non è così…! - Elisa strinse la mano a pugno e la batté con forza contro la bella  fronte, in un gesto di sconforto.

-         Com’è allora, dimmelo Elisa, perché io lo comprenda? Ti ho amata come non ho mai amato nessuna donna al mondo, ti ho offerto la mia anima… e tu …ne hai fatto un gingillo per i momenti bui… -

Eretta in una tenera gravità, Elisa chiuse gli occhi, levando le mani inermi contro il disprezzo che la investiva:

-         Non posso farti torto se mi detesti. Lo so bene, nessuna scusa potrà mai essere sufficiente a riparare a tanto dolore! …Pure, continuare a mentirti sarebbe stato più vile…–

 

La sua bocca si atteggiò ad una smorfia sprezzante:

-         Encomiabile da parte vostra, contessa ….– un inchino derisorio accompagnò quelle parole,– il vostro animo nobile vi fa onore, non c’è che dire! Ma ve ne prego, risparmiatemi la vostra lealtà fittizia – il sarcasmo del suo sguardo lasciava lentamente il posto ad un’amara malinconia. Avrebbe ancora voluto trovare il modo per cancellare ogni dubbio, per ricondurla a sé, le si avvicinò in un ultimo slancio, le accarezzò le labbra in un gesto rapido e struggente - Bene, non è rimasto molto da aggiungere a quanto pare…vi libererò della mia presenza quanto prima. Manderò un servitore a prendere il mio bagaglio.- si voltò accennando alcuni passi verso la porta, quindi tornò a indugiare su di lei, una nota di autentica tristezza nella voce –Abbiate la bontà di disdire gli inviti, sono certo che saprete trovare un pretesto elegante e plausibile, semmai ne esiste uno! – 

Attraverso l’ampia vetrata, Elisa lo aveva veduto uscire dal castello, attraversare il giardino, varcare a cavallo il cancello aperto; avrebbe voluto disperatamente fare qualcosa per attenuare la sofferenza dei colpi inevitabilmente inferti, per non sentire quel profondo senso d’impotente frustrazione, ma non fu capace di muovere un muscolo...