Dire che quella sera Elisa fosse di umore lieto e benevolo, equivarrebbe ad usare violenza alla verità, tuttavia ella simulava bene una calma che non provava in alcun modo.

L’idea di andare al ballo la opprimeva oltremisura e, per un attimo, fu quasi tentata di declinare l’invito con un pretesto qualsiasi. L’allegria ostentata e chiassosa di un ricevimento era quanto di più lontano potesse esserci dal suo stato d’animo. D’altro canto, era perfettamente consapevole che quella avrebbe potuto rivelarsi una preziosa opportunità per le sue indagini. Così, alla fine, decise di mettere da parte ogni reticenza per concedersi alle prodighe cure di Bianca..

Mentre osservava distrattamente le sue mani esperte dare forma all’artificiosa acconciatura “ Pouf au sentiment”, che avrebbe conferito un tocco di esotica ricercatezza al suo domino pervinca dalla scollatura bassa, Elisa si perdeva tra i sentieri contorti di mille pensieri. Quantunque i persistenti sensi di colpa nei confronti di Cristiano non le dessero requie, i quesiti irrisolti sul mistero che circondava la morte di suo marito finivano spesso con l’avere il sopravvento.

Se Fabrizio era davvero ancora vivo, quali potevano mai essere state le ragioni che lo avevano spinto a fingersi morto ed a tenerla crudelmente lontana da lui? E che cosa aveva a che vedere la sua presunta morte, con il nuovo interesse del re?

Appariva evidente che dovesse esserci un legame nascosto tra i tasselli di quel rompicapo, la cui logica sottile le sfuggiva ancora, e il libro di Racine, trovato quella notte sulla toletta della sua stanza, sembrava inequivocabilmente rivelare un oscuro intrigo legato alla corona.

Poco più tardi Elisa si recò a corte, accompagnata dagli amici di sempre – Anna e Antonio – lasciando Agnese alle attenzioni amorevoli di Amelia.

L’immenso salone del palazzo reale era affollato da nobiluomini e nobildonne in costumi suggestivi, il volto coperto da maschere; la luce degli innumerevoli candelabri, elegantemente disposti alle pareti, riverberava qua e là, aggiungendo magia a quello scenario irreale.

S’indovinava senza difficoltà alcuna, l’identità di molti dei presenti, altri erano invece  volutamente più  misteriosi, ma di tanto in tanto, una voce nota tradiva anche il dissimulatore più abile.

Dopo un primo momento di esitazione, Elisa era riuscita a vincere l’imbarazzo che le paralizzava i movimenti, e si era mescolata con ardita disinvoltura al trambusto variopinto del ricevimento. La consapevolezza di essere sotto gli occhi del bel mondo dava alle sue azioni un gradevole sapore di sfida, la sua mascherina di pizzo color pervinca andò, così, a sormontare presto la complicata acconciatura, e due occhi pericolosamente fieri sostennero gli sguardi di scandalizzato stupore che si levavano, man mano, al suo passaggio.

Una gentildonna dal portamento elegante, in domino verde mela, puntò con decisione verso di lei, la bella bocca seducente atteggiata ad un sorriso cordiale:

-         E voi dovete essere la contessa Ristori – esclamò sollevando disinvoltamente la maschera – erano secoli, in verità, che morivo dalla voglia di fare la vostra conoscenza, ed eccovi finalmente!-

 

La contessa non riuscì a dissimulare una certa sorpresa:

-         …Non mi sembra di avere il piacere di  conoscervi…- i suoi occhi lanciarono una breve, incerta occhiata al gruppo di persone da cui, la sua interlocutrice, si era staccata, per venirle incontro, poi ritornarono a fissarla con schiettezza disarmante.

-         Ma naturalmente, che sciocca non sono mai, bisogna che provveda subito a colmare le lacune della vostra lunga assenza dalla vita di corte …sono Eléonore Lavoulère… - quel nome fece brevemente vibrare una corda nella sua memoria. Si studiò subito di non pensare che la sua assenza forzata, dai salotti sabaudi, era stata voluta esplicitamente dal sovrano e cercò di ricambiare, suo malgrado, il sorriso che la gentildonna le rivolgeva – Le vostre imprese leggendarie, cara contessa, non hanno mancato di raggiungerci fin qui, nella monotonia delle nostre giornate….  non potete assolutamente immaginare quanto la vostra presenza sia gradita! -

Agitò con grazia i capelli corvini, che l’acconciatura lasciava parzialmente liberi, nei begli occhi scintillanti uno sguardo che ricordava vagamente quello di un uccello rapace. Di colpo Elisa riuscì a dare una collocazione precisa alla nebulosa reminiscenza che indugiava nella sua mente, e una nuova consapevolezza prese ad animarla, mentre posava lo sguardo sulla celebrata amante del re. Se il sovrano cercava di circondarla con i suoi tentacoli, si sarebbe prestata astutamente al gioco.

-         Come avete voi stessa affermato, sono rimasta fin troppo, lontana dalla gaia raffinatezza dei salotti sabaudi…era tempo di rimediare! – la velata ironia di quell’affermazione mancò il bersaglio, o la sua interlocutrice non volle coglierne la provocazione.

-         La vostra saggezza è ammirevole, contessa, è superfluo aggiungere che la benevolenza di Sua Maestà è un dono prezioso per ogni suddito …- concluse con un tono solenne madame Lavoulère, apparentemente ignara della sfumatura grottesca che assumeva quella frase all’orecchio della nuova ospite.

Elisa sentì una curiosa stretta allo stomaco, ma si sforzò di sorridere ancora, frenando lo sdegno che montava dentro di lei.

-         Le vostre nozze imminenti con un Principe del regno di Napoli poi, fanno di voi un argomento centrale nelle instancabili conversazioni torinesi. – continuava a parlottare guidando la contessa verso un punto della sala in cui le vetrate si aprivano sullo splendido parco illuminato.- Adesso che ci penso…- esclamò volgendo rapidamente intorno uno sguardo intento - non mi sembra di aver visto il Principe Caracciolo con voi, questa sera…-

-         Non è venuto infatti, Signora.. Il Principe si scusa per la sua assenza, ma è stato colto da uno sgradevole malessere …- rispose in modo evasivo Elisa. La notizia della “rottura” si sarebbe presto divulgata anche senza il suo apporto personale, non intendeva certo affrontare l’argomento proprio in quel momento, né tanto meno con quell’uccello rapace.

-         Oh, che disdetta…nulla di grave, mi auguro?- Chiocciò madame Lavoulère.

La sua domanda rimase senza risposta. I primi accordi dell’orchestra avevano salvato Elisa da una situazione sgradevole, ed ella si apprestò ad abbassare la maschera e  ad offrire, di buon grado, la mano al duca Liberati, che le faceva l’onore di  chiederle tempestivamente la prima danza.

Le note carezzevoli e vivaci della musica ondeggiavano nell’atmosfera languida della sala. Elisa passava con instancabile grazia da un cavaliere all’altro, nell’allegro minuetto, finché …il suo nuovo cavaliere la teneva curiosamente stretta a sé, adesso, quasi da toglierle il respiro, contravvenendo a tutte le regole di quella danza rinascimentale. La sua mano imperiosa alla base della schiena aveva un tocco che sapeva di ricordi, Elisa si sentì percorrere da un brivido importuno

Che fosse?…. No, non era possibile. Da alcuni giorni, i nervi tesi come corde di violino, le giocavano tiri mancini.

La maschera copriva interamente il volto dello sconosciuto, ella cercò di carpirne lo sguardo attraverso le fessure, il luccichio di quegli occhi aveva qualcosa di inquietante e rassicurante allo stesso tempo – si disse - .

Ancora una volta la colse un singolare presentimento, si sentì soffocare dall’emozione.

-         Perdonate signore…vi conosco forse? – riuscì a dire con voce malferma - Qual è il vostro nome, di grazia….ho come l’impressione di…!

Non fece in tempo a concludere la frase, non fu che un fuggevole istante ed era già tra le braccia del nuovo cavaliere, che la guidava con movimenti morbidi e fluidi.

Il cuore in tumulto, Elisa cercò di concentrarsi sui passi, sulla musica. Il gentiluomo diede segno di notare qualcosa:

-         Contessa Ristori …mi sembrate turbata, che accade…un malessere forse? Volete che trovi un posto tranquillo e che vi porti qualcosa di fresco da bere? – chiese in  tono amabile.

-         No, non è nulla duca, vi ringrazio è solo che, sono senza fiato, penso che uscirò in giardino, l’aria fresca della notte mi farà bene. -

-         Volete che vi tenga compagnia, contessa? – chiese con sollecitudine.

-         No, non è necessario, preferisco rimanere un po’ da sola.; ma siete stato gentile a chiedermelo! -

Il gentiluomo sconosciuto, nel suo costume nero da domino era già svanito, chissà dove, in mezzo alla folla. Ancora ansante, Elisa si allontanò rapidamente dal frastuono, per passeggiare tra le lanterne che illuminavano il parco semideserto e mettere ordine tra i suoi pensieri.

Doveva essersi sbagliata, eppure quelle mani  risolute ed esperte… le avrebbe riconosciute tra mille…