D’un tratto,  Elisa si sentì afferrare alle spalle e in pochi istanti venne trascinata con fermezza al riparo degli sguardi, dietro una siepe di bosso. Fece per lanciare un urlo in preda al panico, quando si avvide che si trattava del  misterioso domino nero, prodigiosamente  riapparso.

Con un movimento agile e delicato egli le tirò via la maschera facendosi pericolosamente vicino. Per un istante interminabile   rimase così, in una sorta d’intimità indecorosa e sublime, smarrito nella contemplazione del suo volto, che pareva risaltare in tutta la sua struggente bellezza, immerso com’era nel fascino della notte che si apriva alle sue spalle.

 Le sue dita incerte  seguirono lentamente la curva del collo armonioso di lei, le sfiorarono la nuca, là dove indugiava un ricciolo ribelle, e ritrovarono, in un fremito, il contorno delizioso di una spalla, che il merletto della scollatura scopriva appena, soffermandosi un breve istante, fatalmente vicine alla curva delicata del seno. Elisa poteva percepire  distintamente il suo respiro spezzato dall’emozione, il tremito dolce dei suoi muscoli protesi, e si sentiva soggiogata ad un’invincibile malia che la paralizzava.

Il cavaliere sollevò inaspettatamente la propria maschera e, prima ancora di scoprire ciò che ogni fibra del suo essere sapeva già, ella vide il volto appassionato di Fabrizio avvicinarsi, valicando in un soffio la breve distanza che ancora li separava, poi, d’un impulso incontrollabile, le sue labbra dischiusero le sue, la sua bocca fece pressione sulla sua con una tale veemenza da farle quasi male, le sue braccia la travolsero in un’ondata di emozioni sopite e antiche.

 Le sembrava quasi di vivere in un sogno, un sogno meraviglioso da cui non avrebbe voluto mai destarsi. Eppure ogni sensazione era singolarmente vivida e lui era lì, accanto a lei, più reale che mai!

Il corpo di Elisa diventava impaziente a quelle carezze, a quei baci troppo a lungo sognati, troppo a lungo rimpianti…

-         Dio mio, Elisa, il profumo dei tuoi capelli…- proruppe con voce roca e impetuosa - ogni notte ho creduto di impazzire per il desiderio di averti tra le braccia, di sentire la tua bocca contro la mia…- lo sguardo di Fabrizio percorreva avidamente ogni lineamento del suo volto, quasi a volersi riappropriare, in pochi istanti, di ciò che aveva perduto - …di annegare nei tuoi occhi…. di perdermi nel tuo respiro!–

Le note ovattate della danza si sperdevano nell’aria rarefatta del parco raggiungendoli appena in quel rifugio improvvisato. Un nodo alla gola le impediva quasi di parlare, per timore di spezzare l’incantesimo:

-         ...amore mio, sei proprio tu…è tutto vero, allora?- articolò debolmente – …se tu sapessi quante volte ho immaginato tutto questo…io credevo…ma com’è possibile? -

Con un gesto tenero e rapido della mano, Fabrizio la zittì, attirandola a sé con rinnovata intensità. Al bagliore delle lanterne, il suo viso appariva stanco e tirato, come di chi ha molto sofferto.

I suoi occhi erano quelli di sempre, carichi di passione e infinita dolcezza.

-         …I segreti che serbo sono un fardello talmente gravoso…ma, non posso spiegarti ora, troppe vite sono in pericolo… volevo solo …-

 

Dei passi, delle voci si facevano sempre più vicini a loro. Il duca Liberati, cavaliere dell’ultima danza,  percorreva un viale del parco con un altro gentiluomo in domino scarlatto, i due chiacchieravano ad alta voce:

-         Mi era parso che la contessa fosse uscita a prendere una boccata d’aria fresca, pareva non stesse bene! -

-         Caro duca, le signore sono alquanto volubili talvolta… non fatevene un cruccio, sarà già tornata a danzare! -

 Elisa cercò di sbucare fuori dalla siepe nel modo più naturale possibile e di sfoderare un sorriso smagliante e un tono frivolo:

-         Oh duca, siete voi, vi ringrazio per la premura, non dovevate, è tutto passato adesso, torniamo dentro, vi prego.-

Il duca lanciò intorno uno sguardo furtivo, quindi sorrise e riprese la sua passeggiata in direzione della sala da ballo, al braccio della contessa.

Dopo quell’attimo rubato Elisa non riuscì più a scorgere Fabrizio tra la confusione della serata.

Per quanto le costasse seguitare a fingere una gaiezza che non le apparteneva, elargì sorrisi e cortesie a chiunque la circondasse. E intanto un canto incontenibile le risuonava nella mente e le gonfiava il petto: - “ Fabrizio era vivo!”- Solo quella certezza le dava la forza di reggere quell’ambigua pantomima.

Era riuscita, se non altro, ad evitare che quei nobiluomini scoprissero qualcosa.

Tornata a Rivombrosa, sul suo letto, gli occhi sognanti spalancati nel buio, venne assalita dai ricordi  e dalle inquietudini.

D’improvviso, si udirono dei colpi lievi alla porta, Elisa sussultò:

-         Chi è? – chiese esitante.

-         Sono Bianca, scusa l’orario, Elisa, un messo ha lasciato questo biglietto, ha detto che era molto urgente e che doveva essere consegnato personalmente alla contessa Elisa Ristori! – spiegò la cameriera dopo aver dischiuso la porta.

Elisa trasalì ansiosa e timorosa a un tempo:

-         Chi era? -

-         Non saprei, non si è presentato! Ha detto soltanto che non attendeva risposta ed è andato via prima ancora che potessi fargli domande, l’ho trovato alquanto strano! -

-         Bene, grazie Bianca, puoi andare –

 

 

Appena bianca si fu allontanata, la contessa aprì il sigillo con movimenti nervosi e un’ intima trepidazione, non poteva che essere di Fabrizio…quando si sarebbero rivisti? Dove?                        

I sui occhi divorarono le parole della lettera in pochi istanti, vacillò, faticava ad afferrare il senso di quanto letto, o meglio, era la sua volontà che rifiutava di comprendere.

Fabrizio partiva ancora…questa volta per sempre. Non aveva resistito alla tentazione di rivederla un’ultima volta, anche se per questo aveva rischiato di mettere a repentaglio la vita di lei. Avrebbe conservato il ricordo di quegli attimi rubati. Le ragioni che gli imponevano tale scelta non potevano, per il momento, venir rivelate. Elisa doveva ritornare alla sua vita, alla sua serenità, al suo nuovo amore, per Agnese. La loro storia era senza speranze…l’ombra della scelta tra due uomini avrebbe sempre pesato sul loro amore, e l’ultima cosa che Fabrizio avrebbe voluto, era che quella scelta fosse dettata dal senso del dovere. Inoltre che futuro avrebbe potuto offrirle? Doveva dimenticare…l’imperativo era categorico.

Elisa si lasciò cadere sul letto  in un moto di disperazione. No, non ancora una volta! Lo sconforto fece posto alla rabbia, una rabbia intensa quanto lo era il dolore. Cosa avrebbe mai potuto fare per fermarlo, per ritrovarlo?…..

 

FINE DELLA PUNTATA