edr versione alternativa XI PUNTATA prima parte

Victor cercò di respirare a fondo, era perfettamente conscio dello stato di ansiosa aspettativa in cui teneva i suoi amici. Avrebbe voluto appagare all’istante la loro curiosità, condividendo i risultati di tante faticose ricerche, ma la ferita ancora dolorante gli imponeva di prendersi tempo, tra una parola e l’altra:
- …La regina aveva una dama di compagnia fidatissima…. un’amica devota. Quando Anna Cristina Luisa morì…. ella svanì come per magia. Qualcuno a corte…. si sta ancora chiedendo con inquietudine dove sia finita…-
Il conte Ristori levò impercettibilmente le sopracciglia, il suo sguardo penetrante si fece più attento:
- Cominciate ad interessarmi incredibilmente, amico mio…-
- Ero certo che sarebbe stato così, conte! ..La donna, dicevo, scomparve in barba a tutti…e si suppone che abbia portato con sé terribili segreti…-
Elisa non riuscì a contenere le domande che le si affollavano alle labbra:
- E voi…..siete già riuscito a parlarle, monsieur Bénac? O quanto meno.. conoscete il suo nome? -
- …No, contessa…non sono ancora riuscito ad avere un colloquio con lei, e temo che la mia condizione mi impedirà di farlo, ancora per un po’. Quanto al suo nome, però, posso facilmente soddisfare la vostra curiosità: al tempo in cui era dama di compagnia si faceva chiamare madame de Vaubin, ed era la giovanissima vedova di un generale dell’esercito che godeva fama di eccezionale coraggio, in guerra…-
Elisa ebbe una sensazione vaga a quelle parole, inspiegabile. Ad ogni modo non vi fu il tempo di pensare; la voce di monsieur Bénac si sovrappose al suo tentativo di precisare quell’intuizione folgorante:
- Sono riuscito a seguire le sue tracce fino in Francia..- uno spasimo gli si spense in gola, dovette darsi tempo, respirò a fondo - …vive a Parigi, dove ha sposato un gentiluomo ben inserito in società: un certo monsieur de Marguéry. –

L’ultima frase aveva dato conferma alla premonizione della nostra eroina. Il conte invece, che non aveva sospettato nulla fino a quel momento, volse il capo in direzione di Elisa, negli occhi uno sguardo di stupita interrogazione. Il caso sembrava divertirsi a giocare con le loro vite, disseminando strane coincidenze sul loro cammino.

Delle grida festose interruppero la conversazione privata tingendo d’arcobaleno quel quadro a fosche tinte. Una voce inconfondibile di bimba raggiunse ovattata la stanza spingendo Elisa ad accostarsi alla finestra. L’immagine di Agnese che saltellava correndo per il grande parco, seguita da Amelia, le riscaldò subito il cuore riportandola alla dolce consapevolezza della propria maternità.
La giornata era luminosa, il tempo volubile del giorno prima aveva lasciato nel cielo strappi di nuvole candide che ne facevano risaltare ancor più l’azzurro acceso. La leggera brezza primaverile arruffava dispettosa le foglie, faceva levitare impercettibilmente la veste leggera di Agnese, dandole un’apparenza eterea.
Fabrizio prese teneramente sua moglie alla vita e le depose un piccolo bacio furtivo sul collo:
- Ho programmato il loro arrivo, sin dalla mia partenza. Ritengo che qui nostra figlia sia più al sicuro e… sono felice di averti piacevolmente sorpreso…!-

Quella semplice frase esprimeva una complicità nuova, la promessa di un meraviglioso futuro insieme.


Victor si perse per un attimo nella contemplazione di quel quadretto che si stagliava contro la luce limpida del mattino. Non poté impedirsi di provare una fitta d’invidia, priva tuttavia di ogni traccia di gelosia. Era definitivamente guarito dalla passione travolgente che aveva nutrito per Elisa e ora cominciava a chiedersi se anche lui, un giorno, avrebbe condiviso un sentimento altrettanto profondo con qualcuno.
Elisa, cullata dalle parole di Fabrizio, non riusciva più a contenere la sua gioia, l’emozione la invadeva a ondate creando un piccolo ingorgo dolente alla gola.

Gli occhi le si riempirono di lacrime che non riuscì a ricacciare indietro, per quanti sforzi facesse. I richiami insistenti di Agnese riecheggiavano sempre più vicini: - Mamma, mammina mia! - ripeteva cinguettando lieta

Senza più indugiare la contessa corse incontro a sua figlia, che le si gettò tra le braccia con la fresca spontaneità di sempre. La strinse a sé assaporando appieno la tenera sensazione di quel contatto.
Prese tra le sue le manine della bimba e, scostandola leggermente da sé, la osservò per un lungo istante soffermandosi su ogni particolare, come per imprimerselo nella memoria.
Una cascata di soffici riccioli, trattenuti da un nastro rosa le incorniciava il visetto paffuto ricadendole sulle spalle in boccoli ordinati. La boccuccia protesa era un bocciolo soave e delicato.
Amelia, che era riuscita faticosamente a tenerle dietro, arrivò in quel momento, il petto palpitante per l’affanno; strinse la mano di Elisa al colmo della commozione:
- Oh Elisa, che paura mi hai messo, se non fosse stato per Sua Signoria – s’inchinò rispettosamente in sua direzione – sarei impazzita dalla preoccupazione. Ma cosa è successo piccina mia? –
Il suo rapporto con Amelia era sempre stato speciale, l’aveva considerata molto più che una semplice governante, quasi una seconda madre.
- E’ una lunga storia Amelia, ti racconterò…- esclamò la giovane donna elusiva. Non le andava di sciupare quel momento con tristi pensieri.
Fabrizio aveva osservato la scena con sorniona benevolenza, avvolgendo con lo sguardo due tra le persone che più amava al mondo.

Si ripeté che nulla di brutto avrebbe potuto turbare la sua felicità perfetta. Non poteva certo presagire quale tiro mancino gli riservasse ancora la sorte…
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Sua Maestà Vittorio Amedeo camminava nervosamente, misurando a grandi passi la sala consiliare. Qualcosa doveva aver irrimediabilmente turbato i suoi pensieri, e quella preoccupazione appariva evidente in tutta la sua imponente persona. La sua regale mano diede espressione alla rabbia che si impadroniva di lui assestando un pugno sul grande tavolo di mogano intarsiato.
Quell’opera mirabile dei più rinomati artigiani francesi, tuonò sotto quel colpo possente ripercuotendone il suono amplificato per tutta l’ampiezza della stanza.
La persona che il re attendeva con impazienza venne finalmente introdotta; madame Lavoulère portava, sotto il cappello a tese larghe, una veletta scura che le celava parzialmente il volto. Sollevò il sottile schermo di pizzo con un movimento aggraziato della mano affusolata e si inchinò profondamente al sovrano.
Il suo viso ben disegnato si rivelò allora in tutto il suo splendore; la bella bocca dalle labbra provocanti aveva una piega decisa, che lasciava intravedere quanta ostinata determinazione si nascondesse dietro quell’apparenza angelica. Eléonore, per quanto giovane, sapeva già molto bene quello che voleva dalla vita.
L’ “amicizia” del re le aveva spalancato molte porte e, avendo assaporato il gusto inebriante del potere, non avrebbe permesso che nulla al mondo si mettesse tra lei e la sua scalata verso l’autoaffermazione. L’indole candidamente immorale che la contraddistingueva lasciava agevolmente supporre che i mezzi con cui si riprometteva di raggiungere i suoi scopi non sarebbero stati sempre onorevoli. La sua voce soave pose fine alla trepida attesa del sovrano:
- Vostra maestà vorrà avere la bontà di scusare il mio ritardo….ma il viaggio di ritorno è stato poco agevole…- si liberò del grazioso cappello, adorno di morbide piume che sormontava una complicata acconciatura “à la capricieuse”, e restituì al re uno sguardo denso di implicazioni.
- Parlate dunque, Eléonore – la sollecitò impaziente - quali nuove mi portate? –
- Purtroppo nessuna buona nuova, sire…i nostri piani, come anticipava peraltro la missiva, non sono andati a buon fine….-
- Che cosa è accaduto? - il re parve quasi sul punto di perdere ancora il controllo - tutto sembrava procedere per il meglio. Avevamo finalmente tra le mani una pedina strategica!- ruggì.
- Così sembrava in un primo tempo, Vostra Maestà. Per colmo di sventura, la contessa è riuscita a fuggire prima che tutto fosse portato a compimento. Il duca Liberati…malauguratamente ha perso la vita in un’imboscata. Le autorità del luogo sostengono si sia trattato di un agguato di briganti… ma io e voi sappiamo bene quale firma rechi l’attentato…-
- Il conte Ristori è vivo, dunque è così…? - i suoi occhi fiammeggiavano d’ira - Mi uccide gli amici e, come se non bastasse, minaccia seriamente di scardinare la mia reggenza fin dalle sue fondamenta! Non vi avevo affidato che un unico incarico per ripagarmi della fiducia che avevo riposto in voi: liberarmi di lui, un volta per tutte! Non siete che dei buoni a nulla! – ringhiò in un impeto di collera incontrollabile.
Madame Lavoulère non parve minimamente turbata da quello sfogo. Aveva imparato a trattare con quel sovrano dai furori repentini, e si era fatta un’idea precisa degli stratagemmi da utilizzare per rabbonirlo. Le sue sottili arti di seduzione femminile erano ancora un’arma efficace. Dopo tutto anche il re era un uomo; mise bene in mostra la profonda scollatura, che rivelava un seno procace e invitante, e disse suadente:
- Non è ancora detta l’ultima parola, Sire! Se volete il mio parere, non credo che il conte abbia nulla di schiacciante in mano, o avrebbe già da tempo fatto una mossa…-
- Non pretenderete che rimaniamo qui ad attendere che agisca, sulla base di una supposizione, signora ? - disse in tono che diveniva visibilmente meno aggressivo.
Il suo sguardo indugiava su quelle forme attraenti, già distratto da altri pensieri. Quella donna aveva la facoltà di soggiogarlo rendendolo schiavo del suo desiderio per lei. Perfettamente consapevole del suo potere Eléonore continuò quasi in un sussurro insinuante: - Mi fate il torto di sottovalutarmi se pensate che non intendessi che questo. Vi sono infiniti modi di mettere i bastoni tra le ruote a qualcuno. – completò la frase in modo volutamente misterioso. Il re sembrò incuriosito ed ammaliato a un tempo:
- …E voi signora, immagino che abbiate già qualche idea in proposito…- disse languidamente.
La giovane donna lo fissò con uno sguardo complice mentre gli si faceva sempre più vicina:
- ..Dimenticate suo figlio Martino, Sire, il conte sembra essere molto sensibile ai legami di famiglia…-
Il re aveva lasciato scivolare le sue labbra voraci sulla seducente curva del collo di Eléonore, definitivamente vinto dal suo fascino, mentre le sue mani la stringevano con veemenza. Ella aveva di gran lunga oltrepassato la distanza lecita che un suddito dovrebbe mantenere con il suo sovrano, si abbandonò alle piacevoli sensazioni abbassando le lunghe ciglia sensuali. La solenne conversazione segreta venne temporaneamente rinviata.






