Elisa, ancora frastornata, ascoltava quelle invitanti lusinghe, fortemente tentata di abbandonarsi a tanta disarmante saggezza.

Florence richiamò ancora una volta l’attenzione dei suoi visitatori :

-         Vedete bene, mia cara, che la mia è un’opinione condivisa – sorrise apertamente – Ora…vi lascio alle premurose attenzioni di vostro marito. – il suo improvviso  tagliar corto colse la contessa di sorpresa

 

  – E’ ora che provveda ai preparativi, se non vogliamo tardare al nostro incontro con il destino! Troppo a lungo sono stata sorda agli appelli del buon senso.…è arrivato il momento di agire…- e uscì dalla stanza come una fola, senza lasciare agli ospiti il tempo di riprendersi da quella valanga inarrestabile di parole.

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Elisa si svegliò di soprassalto, quella notte, con un’orribile sensazione di malessere che le stringeva lo stomaco in una morsa d’acciaio. Improvvisamente i ricordi  riaffiorarono alla memoria e lo stesso dolore sordo tornò a pulsarle nel petto.

Le braccia rassicuranti di Fabrizio le circondavano la vita in un gesto infinitamente tenero che il sonno aveva suggellato, ella si girò sfiorando con le labbra uno zigomo dalla linea decisa, che la luce proveniente dalla finestra, faceva risaltare nel buio; nulla però, riusciva a dare pace ai suoi pensieri irrequieti. Scivolò carponi fuori da quell’abbraccio ed aprì la vetrata pensando che, forse, la fresca brezza le avrebbe giovato.

La notte era dolcissima, tempestata di stelle. Elisa aspirò a fondo l’aroma intenso di primavera che si librava soavemente nell’aria e sentì la tensione allentarsi impercettibilmente.

Il chiarore lattiginoso della luna bagnava di un magico splendore l’immenso parco del castello d’Anvau, si adagiava danzando sull’acqua leggermente increspata della fontana, dove riposava l’aggraziato cupido di pietra. Le rose rampicanti, intorno al piccolo gazebo, trafiggevano di bianco l’oscurità, in uno sfavillio irreale.

Un fruscio lieve, alle sue spalle, la fece emergere da quella contemplazione estatica; pure, ella non si voltò. Sentiva la presenza vigile e rassicurante dell’uomo che amava, e questo le bastava. Chiuse ancora gli occhi protendendo ogni senso verso i tentacoli invisibili di quell’incanto.

Fabrizio, sollevato su un gomito, osservava l’esile sagoma di sua moglie; la candida spalla che il pizzo del négligé scopriva appena, creava un’improvvisa macchia di luce tra l’ombra. Le si avvicinò cautamente, per non turbare il precario equilibrio dell’atmosfera, e sfiorò con la guancia i suoi capelli fluenti, liberi finalmente dalle costrizioni di tante complicate acconciature. Attraverso il tessuto sottile che la avvolgeva, percepì tutta l’inquietudine di quelle ore di veglia, la sentì vulnerabile, infinitamente fragile. La sua voce calda spezzò il silenzio:

-         Hai già ammirato la stella più straordinaria del firmamento? Ecco, lassù… – indicò un punto verso oriente – splende più d’ogni altra! – sussurrò piano stringendola a sé

Elisa sorrise appena a quell’allusione, ricordava molto bene che un tempo, non molto lontano, egli le aveva donato una stella, battezzandola con il suo nome. Quella stessa stella le aveva lacerato il cuore durante le interminabili notti di solitudine. Quasi come se avesse colto il suo pensiero, egli proseguì:

-         A me non occorre più guardare la notte per vederla, essa riverbera nella mia vita ogni istante..- tacque a lungo continuando a sentire su di sé la pesantezza di quel silenzio denso d’affanno. Socchiuse gli occhi:

-         - Mi sembra di sentire il tramestio dei tuoi pensieri stanchi, Elisa; arrivano a turbare persino i miei sogni…-

-         Mi dispiace, non riesco ad impedirmi di pensare…ci sono ancora troppe domande che non trovano risposta! – esclamò con voce incrinata.

-         Vorrei tanto che tu condividessi con me ogni assillo, ogni pena, amor mio…non tenerti dentro tutto quanto…- poggiò le labbra sulla fronte diafana.

-          Non intendevo escluderti…- si rannicchiò tra le sue braccia  - è che a volte sento il bisogno di stare da sola…E’ ancora tutto così confuso!- esclamò trascinando dolorosamente le parole.

-         Vuoi che ti lasci, allora? – sembrò distaccarsi appena da lei.

-         No, rimani… – una mano insistente gli trattenne il braccio – L’immagine di mia madre mi ossessiona, senza darmi requie. Ripercorro ogni momento della mia vita, cerco di spiare ogni suo atteggiamento…eppure, nulla ha mai fatto sospettare alcunché, mi sono sempre sentita incondizionatamente amata, non ho mai avvertito differenze tra me e Orsolina, che pure, era la sua unica vera figlia…e tuttavia, non riesco a farmene una ragione, il pensiero che lei sia stata a conoscenza di ogni cosa e che abbia taciuto la verità, per tutto questo tempo, mi ferisce oltre ogni dire …come ha potuto? –

Fabrizio attese di aver trovato la maniera giusta, prima di esprimere il suo pensiero, era consapevole di quanto ogni parola sbagliata potesse ferirla:

-         Credo che per lei fosse un segreto troppo imbarazzante da  rivelare, a chiunque… anche a te. Difendere la memoria, proteggere la dignità dell’uomo che avevi sempre creduto fosse tuo padre era più importante. – attese ansioso la sua replica.

-         Forse hai ragione. Però la rabbia non mi abbandona…una rabbia che mi cresce dentro e non riesco a placare. Vi sono altri interrogativi irrisolti: mia madre, o forse dovrei dire la donna che mi ha cresciuto, sa che suo figlio regna sul Piemonte? Il re Carlo Emanuele III era a conoscenza della mia identità? – il tono della sua voce era incalzante.

Presto, molto presto, potrai rivolgere tutte queste domande a lei. Penso sia giunto il momento dei chiarimenti. Domani partiremo per Rivombrosa...- il nome della sua terra gli

-         procurava sempre una fitta al cuore - Victor ci raggiungerà quando si sarà del tutto ristabilito, il suo valido aiuto ci sarà prezioso in questo momento delicato…-

Elisa poco attenta alle ultime affermazioni continuava a inseguire i suoi pensieri:

-         Sì, è giunto il tempo dei chiarimenti – ripeté assorta – ma non sarà per nulla facile trovare le parole, senza incrinare i rapporti.. – emise un lungo sospiro – Non…non riesco ancora a capacitarmi, ho la sensazione di dovermi svegliare, prima o poi, da quest’incubo…- dischiuse le labbra senza concludere la frase.

Fabrizio la afferrò alla vita con decisione fissandola intensamente. Il suo tono era scherzosamente perentorio.

-         Credo che così possa bastare... – le sollevò il mento costringendola a guardarlo – IO, non tu, dovrei risentirmi per essere stato così miseramente ingannato. Dopo mille rocambolesche peripezie, per nulla semplici, lasciamelo dire, riesco a sposare un’affascinante quanto impudente popolana, per poi scoprire di trovarmi legato ad una noiosissima principessa del sangue…e che per di più avrei potuto evitarmi tante inutili fatiche. Detesto lo spreco di energie…preferisco conservarle per qualcosa di gran lunga più stuzzicante! –

Il sorriso malizioso che gli aleggiava sulle labbra era irresistibile. Elisa rise di cuore. Egli la guardò felice di essere riuscito a fugare, sia pure per un momento, le ansie che la opprimevano.

-         Ecco, questo è il sorriso che vorrei vederti sempre – le accarezzò delicatamente una guancia con un dito – Hai già sofferto troppo, anche per colpa mia, giuro che nulla turberà più i tuoi sogni. La tua vita tende a una svolta decisiva…- si riscosse - Pensa alle facce di tutti quei nobili pieni di boria quando…lo scopriranno. E pensare che per anni hanno arricciato il naso, niente di meno che, davanti a ….una principessa del sangue…-

 

Risero ancora insieme per quella  burla del destino, poi le risate si spensero dolcemente in baci appassionati, in carezze leggere, quindi insinuanti, in sospiri ardenti …che si persero nella complicità della notte sotto lo sguardo compiacente della luna.