I nostri eroi si trovavano già in prossimità del Moncenisio quando il messo proveniente dal Piemonte giunse nello Champagne.

Fu il conte d’Anvau a ricevere il foglio sigillato, indirizzato alla contessa Ristori e, dopo aver riflettuto a lungo sulla decisione da prendere, si diresse a passi spediti verso la stanza di monsieur Bénac.

Attese con calma che il medico completasse una delle sue periodiche visite di controllo, quindi si informò sulla salute dell’infermo:

-         Sono profondamente ottimista – asserì il luminare  - mai nessun paziente si è ripreso tanto rapidamente, conte. Credo che tra poco più di una settimana monsieur Bénac potrà tornare alle sue attività, sia pure con la dovuta cautela!- aggiunse.

-         Tutto questo è indubbiamente merito della vostra incomparabile scienza, monsieur de La Marée. Non so dirvi quanto vi sia immensamente grato per i vostri servigi e …per la vostra discrezione – concluse.

Il medico si inchinò profondamente prendendo congedo dal gentiluomo che poté, infine, avvicinarsi al convalescente. Sul volto di Victor erano dipinte un’espressione di noia incommensurabile e un moto d’insofferenza controllata a stento:

-         Tale interminabile periodo di degenza mi uccide – proruppe – più di quanto non l’abbia fatto questa fastidiosa ferita – scostò leggermente la trapunta che aveva sulle gambe con un gesto spazientito. Il conte parve riflettere guardandolo a lungo.

-         Sì, mi rendo conto di quanto questo periodo d’inattività forzata debba essere seccante per voi – ammise, poi richiamò la sua attenzione sulla missiva –Mi trovo in un’imbarazzante situazione, amico mio. Voi forse, potreste essermi d’aiuto con la vostra saggezza… – Una piccola ruga si delineò sulla fronte di Victor. L’altro continuò:

E’ appena giunta dalla tenuta di Rivombrosa …questa – sollevò il foglio – potrebbe trattarsi di notizie di ordinaria amministrazione, ma d’altronde,  potrebbe anche recare informazioni di una certa urgenza – asserì con solennità – e…visto che i nostri amici sono nell’immediata impossibilità di rompere il sigillo, mi chiedevo se non fosse il caso di farlo noi stessi, così da poter, eventualmente, intervenire in modo tempestivo, se vi fosse una qualunque

-         emergenza…- egli rimase ad attendere una replica. Monsieur Bénac dovette constatare la logica cristallina di quel ragionamento.

-         In effetti, conte, le vostre considerazioni non fanno una piega – sembrò meditare. L’altro riprese:

-         Confido che i nostri amici vorranno perdonarci per questa deplorevole intrusione nella loro vita, se fatta in buona fede…- concluse.

-         Sì, concordo con voi, conte – confermò – vi cedo dunque l’onore di farlo …- L’altro esitò ancora, quindi spezzò il sigillo con un movimento secco e si tuffò nell’inquieta grafia femminile che ricopriva la pergamena. Appena ebbe finito sollevò uno sguardo allarmato:

-         Abbiamo avuto ragione, amico mio, il conte Ristori sembra avere ancora bisogno del nostro sollecito aiuto – decretò – quel pusillanime che siede sul trono del Piemonte ha ordinato l’arresto di suo figlio Martino, pare, riaprendo un vecchio caso di omicidio…-

 La notizia colpì Victor con la violenza di uno sparo. Si sollevò a mezzo, sorreggendosi ai braccioli della poltrona e tese una mano risoluta.

-         Datemi!– sibilò, quindi lesse a sua volta con voracità. Ciò che rilevò nel contenuto della lettera era più di quanto egli fosse in grado di tollerare.

 L’affetto sincero e profondo  che aveva sempre nutrito per il ragazzo lo aveva indotto, già una volta, a mettere a repentaglio la sua stessa incolumità. Non si pentiva, tuttavia, di quelle azioni, sarebbe stato pronto a rifare ogni cosa,  se si fosse ritenuto necessario. Una smorfia di disprezzo gli increspava le labbra.-         Vile codardo, arrivare a prendersela con il ragazzo per colpire il conte alle spalle è un’infamia imperdonabile! – ringhiò facendosi livido dalla collera - Non me ne starò qui con le mani in mano, conte. Intendo essere accanto a sua signoria al momento della resa dei conti…e proverò un piacere sottile nell’assistere alla spregevole disfatta di quell’impostore.- la veemenza con cui si esprimeva sembrava stridere con la sua indole pacata - Farà la fine che merita...io stesso mi impegnerò affinché sia così… – disse quasi a se stesso.

-         Non potete andare, non vi siete del tutto ristabilito - ribatté Philippe d’anvau –. Dovete pazientare ancora un po’. Partirò io ….il medico ha ordinato che…- Victor non gli consentì di proseguire.

-         Farete bene ad impedirmelo, allora, se ne avete il coraggio! Ma vi avverto, non c’è nulla al mondo che potrebbe farmi desistere da questo scopo – Lo sfidò con pericolosa tranquillità.

-         Se siete così determinato ad agire non c’è null’altro da fare che arrendersi, amico mio. Non mi rimane che accompagnarvi e vegliare su di voi !- concluse il conte con un sospiro di  rassegnazione.

 

E per l’ennesima volta la servitù venne costretta ad un’ istantanea quanto frenetica attività…

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Sua Maestà Vittorio Amedeo era intento ad annodarsi una cravatta di pizzo quando gli dissero  che il marchese Montiglio chiedeva udienza. Una ragguardevole schiera di lacché, sarti, parrucchieri, truccatori, si affaccendava intorno a lui per ultimare la sua complicata toletta, secondo un rito che si ripeteva tediosamente ogni giorno.

Mentre un cameriere gli appuntava una spilla di diamanti nel bel mezzo della cravatta, il re ordinò che l’ospite venisse introdotto senza indugio. Alzò lo sguardo e incontrò nello specchio quello del suo consigliere: vi ardeva una luce solenne, non priva di una certa urgenza.

Sospirò, scosse il capo con austerità e si affrettò a congedare la fitta cerchia di prodighi servitori, con un cenno indolente della regale mano; quindi si girò nell’imponente sedia dorata e incrociò le braccia sul dorsale riccamente tempestato di pietre preziose.

-         Ebbene, marchese,  mi chiedo cosa possa mai esservi di tanto urgente da non poter attendere la fine della mia toletta? –

Il visitatore depose tricorno e guanti e disse impassibile:

-         Vogliate perdonare l’importuna invadenza, Vostra Maestà, ma pensavo sareste stato ansioso di conoscere i progressi fatti nelle indagini che tanto vi stanno a cuore…-

Il re gli lanciò uno sguardo carico di alterigia.

-         Intendete forse dire, che avete trovato nuove prove schiaccianti a carico del figlio bastardo del conte?- sorrise con disprezzo.

Il marchese pensò che quell’affermazione avesse un nonsoché di esilarante sulla bocca di un personaggio dalle dubbie origini, quale lui era. Ad ogni modo, si guardò bene dal palesare il suo pensiero. Disse invece:

-         No, vostra Maestà, le prove a carico del figlio di sua signoria sono più che sufficienti per ottenerne la condanna a morte. E se così non fosse sarebbe un’inezia costruirne di altre…- concluse.

-         E dunque….? –

-         Le nuove che vi reco, Sire, riguardano, invece, le ricerche sul misterioso erede scomparso…Sono finalmente venuto a capo dell’enigma…-

                            FINE DELLA PUNTATA