edr versione alternativa XIII PUNTATA prima parte
Elisa scostò leggermente le cortine damascate e diede uno sguardo fuori dal finestrino.

L’aspro paesaggio montano cedeva gradualmente il passo ad uno scenario più dolce, in cui le morbide linee dei declivi piemontesi scomparivano a perdita d’occhio nella bruma evanescente del primo mattino.
Candide ragnatele di fumo si avvolgevano, in soffici spire, intorno ai tronchi degli alberi e tra i rami protesi, spegnendo i colori vividi dei boschi.
Alle loro spalle, al di sopra di quella nube vaporosa, svettavano, come per magia, i picchi aguzzi delle alpi, dove indugiavano immemori dispetti di neve, sfumati di rosa.
Ad un improvviso sbalzo della carrozza, Agnese emise un mormorio indistinto, smorzato dal sonno; la fronte delicata si aggrottò appena, le lunghe ciglia tremarono accennando ad aprirsi. La contessa accarezzò allora con una mano, la docile testolina ricciuta, adagiata sul suo grembo, cercando di prolungare il riposo inframmezzato della bimba.
Era riuscita, lei stessa solo a tratti, a sprofondare in un sonno leggero, disturbato dagli incubi e dalla postura poco confortevole.
Gettò uno sguardo distratto ai suoi compagni di viaggio: Amelia dormiva in una buffa posa, la bianca cuffietta di sghimbescio sulla testa reclina; Fabrizio perfettamente sveglio, non doveva aver chiuso occhio nemmeno per un istante. Di sotto le pesanti palpebre, le sue pupille inquiete seguivano le curve interrotte del paesaggio in movimento, attraversate, di tanto in tanto, da un cupo baluginio.
A dispetto dei suoi ripetuti tentativi di rassicurarla con atteggiamenti ostentatamente scanzonati, Elisa sapeva bene quale peso gli gravasse nel petto. L’ultima mano di quella insidiosa partita si prefigurava più complicata del previsto, le vite di molte persone rischiavano di essere spazzate via in un gioco fatale, senza esclusione di colpi.
Appena i loro sguardi s’incrociarono il conte atteggiò la piega dura delle labbra ad un sorriso forzato:
- Ci siamo quasi, ormai- disse con voce stanca – dovremmo essere a casa tra poco più di un giorno, sei riuscita a riposare un po’? – chiese.
- Non molto, in verità…-

Egli allungò una mano a sfiorare la guancia paffuta della piccina – Siamo riusciti, quanto meno, a preservare i suoi sogni…invidio la spensieratezza dei bambini. – un’espressione colma di tenerezza gli accendeva lo sguardo.
- Fabrizio? – la nota, interrogativa ed allarmata a un tempo, nella sua voce era troppo chiara per poter essere ignorata – egli volse appena il capo e le prese una mano.
- Si? - chiese sorridendo ancora – cosa posso mai fare per la principessa più bella del reame?-
Il tentativo di sviare il discorso fu vano, almeno per quella volta; una ruga appena accennata si delineava sulla fronte di Elisa che proseguì ignorando la battuta scherzosa:
- Fino ad ora è stato relativamente semplice superare i controlli senza complicazioni, ma adesso….in Piemonte il nostro volto è assai noto, come faremo a raggiungere Rivombrosa senza essere riconosciuti? –
La tempestiva risposta del conte sembrava essere il frutto di interminabili ed accurate riflessioni:
- …Il mio lasciapassare fasullo continuerà, semplicemente, ad essermi utile.Vedi amor mio, ritengo che sia più saggio per me, interpretare il ruolo del fantasma ancora per un po’. Dubito fortemente che il re sia stato così stolto da rivelare pubblicamente i particolari imbarazzanti di questa vicenda…avrebbe dovuto spiegare la ragione per cui un eroe così acclamato nel vecchio regno, sia improvvisamente divenuto un pericoloso nemico della corona… e quindi …ammettere agli occhi di tutti la sua incapacità di liberarsi di una pedina tanto scomoda …. No - giocherellò distrattamente con i guanti - presumo che continuerà ad ignorare ufficialmente la mia presenza, e ad agire nell’ombra come gli è più congeniale, a meno che – il suo sguardo si fece d’un tratto curiosamente fisso -…io stesso non lo obblighi
- a prendere atto della mia esistenza…Come puoi notare essere uno spettro ha i suoi vantaggi! - un sorriso sardonico gli increspò le labbra.

- Sembri avere un piano ben preciso…! -
- No, non così preciso. Direi piuttosto.. azzardato. Tuttavia non mi rimane altra scelta, sono costretto a fidarmi del mio intuito, sperando che non mi tradisca proprio ora…- si accarezzò il mento con aria assorta.
- Continuo a pensare che qualcosa non quadri. Sembri dimenticare che io, Fabrizio, non sono un fantasma…ed il nome della contessa Ristori potrebbe rivelarsi un fatale campanellino d’allarme al prossimo controllo…-

- Anche in questo caso, Elisa, è un rischio che dobbiamo correre…- terminò la frase con un tono pericolosamente vago. La donna si soffermò a riflettere:
- C’è una cosa che vorrei chiederti. Prima di raggiungere Rivombrosa, sento l’esigenza di fare un’altra tappa…. So che prenderà del tempo e che tu sei impaziente di riabbracciare…-
Il conte levò la mano in un gesto di resa:
- Cominciavo a chiedermi già da un po’ quando ti saresti decisa a dirlo.- sorrise accondiscendente – Credo sia giusto così, Elisa, ci fermeremo prima da tua “madre,” così che tu… abbia modo di trovare una risposta per tutti i quesiti irrisolti.-
La fissò a lungo in modo tenero e penetrante - Tu vieni prima di qualunque altra cosa…-
Elisa era incapace di parlare per l’emozione che le stringeva la gola, lo guardò a lungo commossa e quello sguardo fu più eloquente di tante parole. Chissà come, egli riusciva sempre a sorprenderla anticipando ogni suo desiderio, indovinando ogni suo segreto pensiero. Avrebbe voluto gettarsi tra le sue braccia ma si rese conto che la situazione contingente non concedeva spazio a tali slanci. Improvvisamente uno scossone più violento degli altri causò il brusco risveglio di Amelia ponendo fine a quel fugace momento d’ intimità.
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Quando vide uno dei suoi lacchè intento a sistemare sulla carrozza due grosse valigie, di provenienza ignota, il conte d’Anvau, leggermente sorpreso, pretese circostanziati chiarimenti.
- Sono della signora, vostra signoria- spiegò l’uomo tradendo una certa insofferenza.
- Signora, quale signora? –
Non fu necessaria alcuna risposta, a risolvere l’enigma bastò l’apparizione di Mme de Marguéry ai piedi della grande scalinata. Indossava un graziosissimo cappello annodato sotto il mento con nastri color giunchiglia e portava un frivolo manicotto di piume che si sollevavano ad ogni lieve soffio di brezza; sul suo viso, però, si leggeva un’espressione irremovibilmente determinata.
- Oh, bene, pare sia infine tutto pronto! – esclamò.
- Mi guarderei bene dall’essere scortese, signora – disse il gentiluomo inchinandosi – ma credo che il conte sia stato abbastanza chiaro quando ha espresso il desiderio che voi restaste qui, al sicuro da tanti pericolosi giochi di potere! –
La gentildonna gli rivolse uno sguardo di sfida mascherata da un tono capricciosamente salottiero:
- Ho deciso che verrò con voi, conte, detesto l’inattività, ancorché sicura da rischi ed insidie. Preferisco di gran lunga l’avventura. –
Il conte la osservò imbarazzato, quella temibile dama dalla vocina soave, aveva tutta l’aria di fare sul serio.
- Insisto…il conte potrebbe sollevare obiezioni! - ribatté in un ultimo debole tentativo.
- Bazzecole, conte d’Anvau, la mia presenza è, invece, indispensabile! Il conte Ristori si sarà sicuramente servito di un lasciapassare a vostro nome. Vedete bene, quindi, che non avete altra scelta, dovrete rassegnarvi, per un po’, ad interpretare il ruolo di mio marito …saremo monsieur e madame de Marguéry in viaggio per il Piemonte…- concluse con un tono che non ammetteva repliche.

- E sia…le vostre argomentazioni hanno finito col piegare ogni mia resistenza – sospirò il conte tra il serio e il faceto – pare io sia destinato a non venire ascoltato…- e lanciò uno sguardo allusivo a monsieur Bénac, il cui volto di un pallore diffuso, appariva attraverso il finestrino.
- Cosa aspettiamo, dunque, non perdiamo altro tempo, signore, la strada è lunga! –
Egli si fece da parte per cedere il passo alla battagliera gentildonna, quindi l’aiutò a salire in carrozza.
– Una ben strana compagnia, non c’è che dire…- disse quasi a se stesso, scrollando il capo.





