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[ I nostri racconti ] 30 Giugno, 2007 15:05

OTTAVA PUNTATA

PALAZZO RISTORI- in piena notte

Distesa su una dormeuse , Agnese cercava di ingannare il tempo leggendo un’ opera di Racine che aveva preso in biblioteca.

Non riusciva ad addormentarsi; per qualche oscura ragione si sentiva inquieta. Vi era un silenzio irreale nel castello, che l’angosciava…. Neanche il romanzo aveva il potere di distrarla! Gettò il libro in un angolo e sospirò. Martino quella sera era stato  particolarmente nervoso: a cena non aveva risposto se non a monosillabi a tutti i suoi tentativi di intavolare una qualsiasi discussione  e aveva mangiato pochissimo.

Anche Emilia se ne era accorta, ma non aveva commentato.; ultimamente sembrava pensare ad altro anche lei…

Agnese si alzò , si diresse verso la finestra, l’aprì; il frinire dei grilli e delle cicale accompagnava  l’afa soffocante di quella notte estiva..

Improvvisamente ad Agnese sembrò di udire un gemito.. forse era il vento, che si era alzato? Eppure…..no, questo era un vero lamento.. qualcuno stava male, là fuori!

Prese il candeliere e si precipitò a socchiudere la porta….sì, aveva ragione, qualcuno, forse ferito, si stava lamentando. Tenendo alta la candela, per rischiarare il corridoio,  si avventurò fino alla scala che portava alle stanze dei piani superiori.

“ Martino! Che cosa…cosa è successo? E voi chi siete?” Agnese si fermò allibita sul pianerottolo, vedendo il fratello barcollante e sostenuto da un gentiluomo sconosciuto.

“ Stai male? Oh,no!Ma sei ferito! –gridò improvvisamente vedendo che dalla mano che comprimeva il fianco sinistro filtrava lentamente del sangue.

“Per carità,  zitta!, non chiamate nessuno” implorò il gentiluomo “ Dovete fidarvi di me signora..vi prego….la vita di vostro fratello e la mia sono nelle vostre mani.. aiutatemi a portarlo nella sua stanza…”

“ Ma è ferito!.. morirà se non chiamiamo un medico…”

“Non morirà ..ma  portiamolo nella sua stanza …..non dobbiamo farci vedere né sentire da nessuno…e poi chiameremo un medico.. ve lo prometto”

Agnese trattenne un singhiozzo…

”Come è successo , perché?”- Emilia pallidissima si affacciò alla porta della sua stanza..

“Signore vi prego….... ne va della vita del conte.. e anche della vostra”

“Seguitemi” Agnese sollevò il candeliere , “faremo come volete..”

Il medico aveva terminato di medicare le ferite di Martino che nell’incoscienza aveva ripreso a lamentarsi….

“ Non può restare qui..”

Le luci dell’alba iniziavano a filtrare attraverso gli spessi tendaggi

 “ Se lo trovano i francesi è finita…….e prima o poi qualcuno della servitù potrebbe parlare”

“I miei domestici sono fidati, signore..”

“ Voi non sapete quali mezzi conoscano quelle iene  per fare parlare un uomo….no, dobbiamo portarlo via di qui, da qualche parte , dove non possano trovarlo”

Agnese rialzò la testa…..”So dove possiamo portarlo….c’è un posto in cui non lo troveranno mai”

PALAZZO DEL MARCHESE FEDERICO DI AGLIANO

Federico , appoggiato allo stipite della finestra , sembrava guardare lontano, al di la delle siepi di bosso che chiudevano il grande prato……..ma lo sguardo era teso e preoccupato

Giulio, stanco e impolverato , si lasciò andare sulla poltrona

“Una donna piena di risorse la tua Agnese, non si è sconvolta più di tanto sai? Sempre fortunato tu …Oh! L’abbiamo portato in un vecchio capanno di caccia dei Ristori, al limitare della loro proprietà.;è ben nascosto dalla boscaglia e penso possa trattarsi di un buon nascondiglio, data la situazione!.. il dottore, un uomo fidato, ha estratto il proiettile e tamponato la ferita; certo, il conte ha perso molto sangue ma dovrebbe cavarsela…..diciamo che per qualche tempo Martino Ristori sarà ..in viaggio!”

“Non ci crederanno”

“Adesso dipende tutto da Agnese Ristori……ma credo che saprà tenere testa ai francesi.. almeno, lo spero per lei”

PALAZZO SALMATORIS- sede del console francese in Piemonte

L’antico palazzo Salmatoris , nel quale Napoleone aveva dettato  al marchese Costa di Beauregard e al barone La Tour le condizioni di resa della monarchia sabauda ,ospitava oramai da qualche mese l’entourage del console francese in Piemonte; nel grande appartamento , utilizzato più di un secolo prima  da  Vittorio Amedeo I e dalla moglie Cristina di Francia , allontanatisi da Torino per sfuggire la peste e la guerra, si svolgevano gli incontri del console Berthier con i suoi consiglieri .

Armande Desmoulin saliva lentamente il lungo scalone d’onore, sovrappensiero, lasciando scorrere lo sguardo sugli splendidi affreschi del Taricco che ne decoravano le pareti : l’assalto, tentato nella notte al forte di Caluso, grazie alle informazioni ricevute, era stato respinto, molti degli assalitori uccisi, alcuni feriti e caduti nelle mani della guarnigione. Eppure Armande non era particolarmente contento di come si erano svolti gli eventi. I veri capi, quelli che agivano nell’ombra e che avevano organizzato l’attacco, erano sfuggiti, Armande ne era certo.

Alle stesse conclusioni era giunto anche il console Berthier

“ Signori, una battaglia è vinta….ma non abbiamo certo sconfitto questi briganti piemontesi; non dobbiamo dare loro il tempo di riprendersi e ricostruire le loro bande. Cosa consigliate, generale Chabot?”

“ Utilizziamo le truppe e iniziamo a controllare le case e a confiscare le proprietà di questi insorti…vedrete che gli altri si guarderanno bene dal continuare!”

“ Si potrebbe anche  cercare di far parlare i prigionieri……….non credete generale?”

“Cittadino Armande Desmoulin, sapete che non condivido questi vostri metodi , che hanno avuto  il potere di farci odiare dalla popolazione; e noi non dobbiamo alienarci le simpatie di questo popolo! Non otterremo niente uccidendo, torturando e impiccando indiscriminatamente chiunque…..io sono un soldato della Repubblica  e combatto; non sono un assassino, cittadino Desmoulin!!”

“Oh, là là, mio caro generale..resta però il fatto che questi mezzi da voi ritenuti così esecrabili ci abbiano permesso ultimamente di ottenere dei risultati…….che voi, con tutte le vostre truppe, non siete riuscito a raggiungere, in questi ultimi mesi, cittadino generale!”

“ Signori, signori, lasciamo per piacere queste inutili considerazioni!! E’ il risultato che conta, purtroppo, generale Chabot! Lo so,  mi ripugna, come del resto ripugna a voi, ma sono d’accordo  questa volta con  il cittadino Desmoulin…..se non ispiriamo terrore a questa gente non otterremo nulla !

Va bene , Desmoulin: lo so che avete uomini e mezzi., che vi sono stati dati direttamente dal generale  Bonaparte, non so in quale modo e perché , ma che comunque avete ottenuto ….e allora datevi da fare! Vi prego solo di una cosa: ricordo benissimo gli eccessi compiuti in Savoia.

Quindi,state attento: questa non è la Vandea e questi non sono dei semplici contadini, ma sono degli aristocratici piemontesi e per quanto il re non abbia più molta voce in capitolo, per il momento non possiamo ancora decidere della nobiltà di questo regno…..quindi , siete autorizzato ad indagare, con i metodi che vi sembreranno più opportuni, ma non voglio essere coinvolto in ciò che farete..”

“ Siete stato chiarissimo console…..a me il lavoro sporco, a voi la gloria, n’est pas? “

ALLA MADONNA DEL POPOLO

Il sole del primo pomeriggio faceva risplendere la splendida facciata in cotto della chiesa della Madonna del Popolo ,avvolgendo la costruzione di mattoni rossi in uno splendore dorato.

Agnese scese dalla carrozza, ed alzò la testa contemplando la  grande porta d'ingresso artisticamente intagliata ; con un sospiro si rivolse al suo accompagnatore:

“ Vi prego Alessandro.. potete aspettarmi fuori dalla chiesa? Vorrei entrare da sola”

“Agnese, io rispetto i vostri desideri, però vorrei capire perché mai ho dovuto accompagnarvi fino a qui ed ora devo attendervi……..non potreste dirmi che cosa accade e perché Martino è partito senza dirmi niente? Dovevamo vederci oggi per una partita di caccia.. “

“Alessandro, vi spiegherò più tardi  … ma ora vi prego , se siete un amico, non chiedetemi nulla.”

E così dicendo Agnese spinse la porta della chiesa ed entrò.

Nel buio, appena rischiarato dalle candele, l'altare maggiore, un vero capolavoro dell'arte barocca, dominava l’abside; le pareti laterali erano impreziosite da una serie di magnifici affreschi , rappresentanti la “Strage degli innocenti”e “L’ultima cena”.

Agnese si raccolse un attimo in preghiera; era stanca, terribilmente stanca ed angosciata dal pensiero di Martino, sofferente e forse moribondo là nel capanno………”Vi prego, Signore, datemi la forza , fate che io sia in grado di salvarlo da tutto e da tutti……..è mio fratello, non ho più nessuno, mi resta solo lui……….mamma, papà, vi prego aiutatemi, non lasciatemi sola “

Si rialzò e si diresse verso la cappella laterale, impreziosita da stucchi e da statue lignee;si inginocchiò ad uno dei confessionali .

“Sono la contessa Agnese Ristori, padre. Ho avuto il vostro messaggio”

La voce dell’uomo nascosto nel confessionale era solo un sussurro.

“Ascoltatemi bene …..un ferito, uno degli uomini che ha partecipato con vostro fratello all’assalto di Caluso,  sotto tortura ha parlato…i francesi sanno che il conte Ristori è implicato

in una congiura ai loro danni……..verranno  certamente questa sera al castello e lo cercheranno..”

“Non lo troveranno”

“Ma troveranno voi, vostra cugina, i vostri servi………”

“Non ho paura dei francesi!”

“Ma non potete affrontarli da sola……vi minacceranno, vi faranno  cadere in contraddizione..”

“Cosa mi consigliate?”

“Ebbene…dovrete comportarvi come se nulla fosse….organizzate una riunione, una festa, qualcosa insomma; devono trovarvi attorniata da amici.. e felice, completamente ignara…….così resteranno disorientati…ad un uomo sotto tortura si può far confessare qualsiasi cosa ..anche informazioni false.. ”

“ Mi chiedete molto”

“Penso sia  l’unica soluzione…”

“Tenterò. …”

NEL CAPANNO FUORI DAL MONDO

Il fuoco andava  spegnendosi : le ultime braci nel camino, simili a delle stelle morenti,brillavano nella penombra della stanza.

Emilia , seduta sulla vecchia poltrona, davanti al letto di Martino ,era disperata. Il conte  continuava a lamentarsi nel sonno, la febbre stava salendo e la giovane donna non sapeva più cosa fare..

“Martino, ti prego, non morire……..come potrei vivere senza di te?Non mi importa se tu ami quell’altra…ma io senza di te non esisto, non posso esistere…..resisti Martino, ti prego resisti, non morire……..unico amore della mia vita!”

Ed Emilia scivolò lentamente in terra , inginocchiata, abbracciando Martino con lo sguardo….

“Perché , perché Martino…….le vuoi così bene?  da cercare la morte per lei.. non ne vale la pena…lei non ti ha mai amato……….come ti amo io ..  Oh !Martino..  perchè non ti sei mai accorto del mio amore?….e ora, se tu muori, morirò anch’io perché non vale più la pena di vivere senza di te…” Scoppiò in un pianto dirotto “Vivi amore mio, vivi ….ed io sarò felice anche se non mi vorrai..”

E mentre le braci del fuoco si spegnevano ad una ad una  , lentamente, Emilia si  addormentò, sfinita.

Il trillo solare dell’allodola,  alle prime luci dell’alba la svegliò… man mano il chiarore del nuovo giorno si diffuse nella stanza, illuminando infine il volto di Martino..

Come aveva potuto addormentarsi così ?Lasciandolo solo!Disperata, si chinò sul letto dell’uomo amato.

”Martino, Martino rispondimi…!!.”

“Emilia……”- Martino aprì lentamente  gli occhi

“Dove sono?... Perché stai …piangendo?”

“Oh, Martino…….Signore ti ringrazio…….sei vivo..”

PALAZZO RISTORI

Seduta davanti alla preziosa scrivania della biblioteca , Agnese ripensava tremando alla terribile serata appena trascorsa .

Si rivedeva accogliere nel salone delle feste, appoggiata al marmo del grande camino,con un sorriso sulle labbra, i soldati francesi ed il loro capitano , tra gli amici, i nobili aristocratici e le loro mogli, seduti ai tavolini da gioco e impegnati in  partite ai dadi e alle carte  o intenti a chiacchierare amabilmente  sui grandi divani di velluto rosso della sala da biliardo…… Nell’ombra della sera, rischiarata  dal grande lampadario , gli abiti color pastello delle dame erano sembrati brillare di luce propria .Lei stessa aveva indossato una toilette particolarmente elegante, un vestito azzurro cielo che le stava d’incanto……Con notevole sangue freddo, alla richiesta ,da parte del perplesso capitano francese,di un colloquio privato., aveva ostentato grande sicurezza ed alterigia, rifiutandosi di lasciare soli  i suoi invitati, anche se per pochi minuti………Per quale ragione ,poi? Per delle stupide ed inutili illazioni sul conte suo fratello, che comunque in quel momento era in viaggio di affari, verso la Francia e presso amici , ben conosciuti e stimati del resto dallo stesso console francese……Cosa volevano dunque da lei? Si trattava sicuramente di un errore e se avessero continuato con quello che era solo un irritante atteggiamento avrebbe avuto di che lamentarsi con l’ambasciatore francese presso la corte sabauda…

Il capitano francese, abbastanza confuso e perplesso, si era così ritirato in buon ordine………….

Agnese aveva riso, scherzato e civettato con gli ospiti per tutto il resto della serata.

Ma quando finalmente anche l’ultima carrozza aveva lasciato palazzo Ristori, Agnese era scoppiata in pianto………..

Martino era salvo, per il momento e con lui Rivombrosa!

Armande Desmoulin era furibondo

“Giocati, vi siete fatti giocare da quella donna! Incredibile”

“Ma cittadino, non è possibile..vi  è stato sicuramente un errore.”

“ Il mio errore è stato quello di credervi in grado di tenere testa ad una fragile fanciulla, capitano!Un ufficiale francese preso in giro da una semplice ragazzetta….Il generale Bonaparte avrà sicuramente qualcosa da dirvi e molto presto anche!”

“Cittadino Desmoulin………”

“Siete degli incompetenti ….Vi conviene sparire ..e in fretta!”

Rimasto solo Armande si calmò ed iniziò a riflettere:

“Sembra proprio che non sarà così facile ottenere dei risultati in poco tempo contro questi piemontesi …il sogno di arricchirmi alle spalle di questi aristocratici Ristori  si sta pericolosamente allontanando …,.Devo  comunque riconoscere che Agnese Ristori è un  nemico intelligente….. hai vinto la tua battaglia Agnese Ristori….ma per vincere una guerra la strada è molto lunga………ed io sono molto paziente. Vedrai, prima o poi riuscirò a portarti via la tua Rivombrosa, …vincerò io Agnese…., parola di Armande Desmoulin!

CAPANNO DI CACCIA

Il  cavaliere, dopo aver aggirato il podere di Santa Marta, imboccò al galoppo la strada sterrata che si infilava tra i campi e che più avanti sfiorava il lago di Viverone; poi tagliò improvvisamente sulla destra, abbandonando il sentiero e infilandosi nella macchia ancora rada ma che precedeva il bosco di betulle e castagni: il busto verticale e sciolto, l’assetto in avanti sulla sella, verso il pomo, rivelavano un’abitudine e un’ ottima propensione per l’equitazione.

Il cavallo nel suo galoppo sfrenato si addentrò nel  fitto bosco di castagni ,che di tanto in tanto si apriva   in  scorci suggestivi.

La magia di quei  luoghi risaltava  soprattutto in quell’ ora  che precedeva  il tramonto , con una meravigliosa luminosita' , sfumata nei colori piu' tenui.

Il cavaliere ridusse l’andatura al trotto e accarezzò con la mano il pelo dell’animale per tranquillizzarlo

“Bravo Ugo….ora rallenta, siamo quasi arrivati…”

Il capanno di caccia sembrava disabitato; dal camino usciva però un sottile filo di fumo….

Il gentiluomo, impugnate le redini con la mano sinistra, scese  da cavallo , lasciandosi scivolare fino a terra. Legò il cavallo alla staccionata e poi ,con circospezione, si avvicinò alla porta e tentò di aprirla..

“Fermo o sparo..chi è là??”

“Martino..sono io ..Agnese..non vorrai spararmi per caso!”

Il conte avanzò zoppicando  nella penombra della stanza, il cane della pistola alzato.

“ Vestita in questo modo…..come potevo riconoscerti? Cosa ti è saltato in mente ..vestirti da uomo!”

Agnese rise e si tolse il cappello: i lunghi capelli biondi le si sciolsero come una nuvola sulle spalle..

“Mio caro, almeno così non mi hanno certo riconosciuta, né seguita….vedo che stai meglio, altrimenti non avresti avuto il coraggio di rimproverarmi!”

“Agnese, Agnese..” – Martino represse una smorfia di dolore- cerchi sempre di scherzare ,tu!”

“ Mio caro fratello, sono troppo  contenta , permettimi quindi  di  manifestare la mia gioia….sei vivo.. ho temuto per te Martino, ho temuto di non poterti più avere vicino….” E  Agnese abbracciò stretto il fratello

“Martino promettimi.. mai più metterai a repentaglio la tua vita, mai più….ti prego; mi sembrava di impazzire……..perchè mi hai tenuto all’oscuro della tua decisione? Non mi vuoi più bene dunque? Non sono forse più la tua amata sorellina…….oh, Martino io ti voglio bene e te ne vorrò sempre, ma ti prego non escludermi dalla tua vita; permettimi di starti vicino, nel bene e nel male.. e di non allontanarmi più come hai fatto in questi giorni.. Io lo so che hai sofferto e che stai ancora soffrendo, ma ti prego, dammi la possibilità di aiutarti a sopportare questo dolore, te ne prego..”

“ Agnese, un amore è capace di infliggere nell’anima una ferita mortale, più grave di quella che può causare una spada, una ferita che non ti fa sanguinare ma che non va mai via … e una grande  rabbia ti rimane dentro…e ti chiedi perché…perché proprio a te? Io amo ancora Costanza, anche se lei mi ha lasciato…..e non so per quanto tempo l’amerò ancora……..forse per sempre ! Ma ti prometto che non mi farò distruggere da questo amore………ho capito in questi giorni che voglio troppo bene a te, ad Emilia per lasciarvi sole  e disperate..”

“Emilia ti vuole tanto bene, sai? Ti ha assistito giorno e notte , fino a quando non ti sei ripreso…”

“Lei mi ha sempre voluto bene, da quando eravamo  bambini e ci nascondevamo sotto il tavolo della sala da pranzo! Mi ha sempre difeso e aiutato…sì, lei mi vuol bene, come una sorella..”

Agnese chinò la testa…..”Sai io penso che lei ti voglia veramente bene, Martino…….e non come una sorella……..ma tu non te ne sei mai accorto…….lei ti ama Martino, ti ama disperatamente e inutilmente, ……..come tu hai amato e ami Costanza ..”

Le ombre della sera erano ormai scese ; nel capanno di caccia Martino, seduto davanti al fuoco acceso nel  vecchio camino rifletteva sulla sconvolgente  verità che gli aveva appena sussurrato Agnese …e rivedeva ora, oh, in tutt’altro modo, tanti episodi della sua fanciullezza.. da quella prima volta in cui Emilia aveva preso le sue difese contro la madre, alla terribile mattina di Natale, in cui gli aveva regalato quel bellissimo libro di strategia militare che l’aveva conquistato e che ancora conservava tra le sue cose più care insieme alla spada dalla punta stondata , la vecchia spada di Fabrizio, il padre tanto amato ..

Emilia era sempre stata accanto a lui, in ogni momento della sua esistenza; l’aveva confortato, sostenuto, incoraggiato e difeso, tante e tante volte…..E lui non si era mai reso conto che la ragazzina gentile che per prima gli aveva offerto la sua amicizia, l’aveva anche immediatamente amato ……..

“Sono stato un folle……..avevo accanto a me l’amore e non l’ho riconosciuto……..ed ora, cosa farò?Come potrò ancora guardarla negli occhi ? Oh, Emilia ………cosa abbiamo fatto delle nostre vite……….solo una lunga agonia…….”

[ ELISA DI RIVOMBROSA: IL ROMANZO ] 25 Giugno, 2007 20:11
Più tardi, quando anche gli ultimi invitati presero congedo, Elisa provò un profondo senso di sollievo. Gli appuntamenti mondani avevano il potere di sfibrarla e non amava sentirsi al centro di tante sollecite attenzioni. Incamminandosi stancamente lungo la galleria dei ritratti, gettò una rapida occhiata alla porta chiusa della stanza di Cristiano.  (Continua)
[ ELISA DI RIVOMBROSA: IL ROMANZO ] 25 Giugno, 2007 19:23
Mentre spronava il baio impaziente attraverso il declivio scosceso che conduceva al lago, la splendida amazzone si volse per un lungo istante, come in attesa.

Pure, nessuna figura si delineò oltre la curva gentile e nebulosa della collina, come ci si sarebbe aspettati in un primo momento. La gentildonna socchiuse allora gli occhi, quasi ad indugiare su un segreto pensiero e, restituendo la chioma indomita ai capricci del vento, tornò ad appiattirsi sul dorso dell’animale, al galoppo.                        

 Sebbene la raffinata eleganza degli abiti e l’indiscutibile grazia dei movimenti, non sembrassero lasciare dubbi sulla sua estrazione sociale, vi era una tale fresca e inconsapevole inosservanza dell’etichetta nel suo contegno, nel suo stesso incauto vagabondare senza scorta alcuna,  da apparire quantomeno  singolarmente inusuale in una dama d’elevato lignaggio.

L’aria pungente del primo mattino faceva sentire la sua morsa inclemente, ma la giovane donna pareva non curarsene affatto, si lasciava inebriare dall’acre fragranza di resina, che i boschi di conifere sprigionavano tutt’intorno, e dalla sensazione esaltante di quella corsa, quasi a volervi estinguere caparbiamente ombre importune.

Oltre il poggio erboso punteggiato di faggi, si apriva la radura che circondava l’immenso specchio d’acqua del lago; i primi timidi chiarori dell’alba ne animavano la superficie lattiginosa di riflessi cangianti e molteplici, e riaccendevano dolcemente i colori di quell’universo  sopito, dove ogni cosa si svestiva del suo involucro d’ombra per offrirsi senza difese alla luce inesorabile del giorno.

 La figura armoniosa rallentò l’andatura del cavallo fino a fermarsi in prossimità della distesa scintillante, scese agilmente e, dopo aver legato saldamente le redini ad un ramo vicino, si mise a sedere sul tronco di un albero abbattuto, che affiorava dal verde tenero della riva.

 Le solitarie passeggiate mattutine erano ormai divenute una piacevole consuetudine. Contrariamente a quanto accadeva alle gentildonne di nascita aristocratica, la giovane contessa Ristori non si faceva mai scrupolo a girovagare da sola,  quell’abitudine le veniva dai tempi in cui non era che un’umile serva, quando la sua indole orgogliosa e ribelle la spingeva a trovare un’evasione alla sorveglianza serrata di padroni dispotici ed esigenti. Persino adesso, tuttavia, la conquista di un prestigio sociale che la affrancava da soprusi ed imposizioni, non aveva reso meno impellente, in lei, il bisogno di ritagliarsi uno spazio tutto suo, lontano dal frastuono del mondo.

 (Continua)
[ I nostri racconti ] 25 Giugno, 2007 15:02

SETTIMA PUNTATA

PALAZZO DORIA DI CIRIE’ -studio del conte Giulio

“Volevo ricordarti Federico che ho parlato in questi giorni con il conte d’Olivola…..ci ha assicurato il suo sostegno; e per quanto riguarda il duca di Marolles sembra che non vi siano problemi per l’uso della cava sulla Sesia....ma ti interessa o no? Decisamente le feste hanno su di te un pessimo risultato…insomma Federico, non ti capisco, è da ieri che mi sembri stregato da qualche filtro o pozione magica…o sei stato per caso  affascinato da una splendida fata?.”

“Proprio di una fata si tratta: bella e ammaliatrice, incantevole nella sua freschezza e gioventù, irresistibilmente attraente…..”

Sembrava a Federico di risentire tra le sue braccia il corpo flessuoso di Agnese ; anelava ad aspirarne  la lieve fragranza , il suo  tenue profumo di mughetto

“Amico mio, mi spaventi…….non ti ho mai visto così! Travolto dalla passione e completamente privo di senso pratico.. Non vorrei spegnere il tuo ardore sai ma ti ricordo che abbiamo qualche problema in sospeso tu ed io in questi giorni….”

“ Lo so Giulio che è una follia, proprio in questo momento, lo so, me lo sono ripetuto già  più e più volte ultimamente. Ma ho anche capito che non posso rinunciare ad Agnese. E’ come se dovessi rinunciare a me stesso”

PALAZZO RISTORI- Appartamento di Agnese

Agnese sognava…. Federico le  cingeva le spalle. Le baciava la nuca, il collo, e le ripeteva che l’amava., l’amava da morire , non poteva più fare a meno di lei   .Agnese,stretta nel suo abbraccio, avrebbe voluto divincolarsi, ma come vinta da una forza a lei superiore capiva confusamente di non potere, ..era come se non volesse lasciarlo! …….

Si svegliò di colpo, matida di sudore; no, non era stato un sogno.

Federico di Agliano l’aveva veramente baciata ……..e l’amava, sì, Agnese ne era quasi certa………ma lei l’amava? Quali erano i suoi veri sentimenti?Non l’aveva forse giudicato un uomo scontroso e indisponente ? Come poteva allora amarlo?………e si amava così, dunque, senza limiti, senza remore, senza una ragione apparente?…………era questo l’amore quindi, un desiderio che attraeva ed univa….era lo stesso amore  che avevano provato sua madre e suo padre? Il vero amore?

Federico l’aveva lungamente guardata, intensamente, uno sguardo che aveva avuto il potere di lasciarla senza fiato ; poi era risalito a cavallo e se ne era andato , senza dirle una parola……….Agnese era rimasta così, lo sguardo perso nel  nulla , le vesti scomposte , i riccioli dorati sparsi sulle spalle , i nastri del grazioso cappellino disciolti ….e  così l’aveva trovata un esterrefatto Alessandro, al quale lei era solo riuscita a chiedere, con voce tremante, di essere riportata a casa …

Agnese si guardava riflessa nello specchio, ai piedi del letto.  Giannina era entrata per portare il vassoio della colazione e per rassettare la camera..

“Giannina posso chiederti una cosa?”

“ Certo, ditemi contessina..”

“Tu hai mai amato?”

Giannina rivide improvvisamente  il povero Beppo, riverso in una pozza di sangue,sulle scale di Rivombrosa..

“Cosa volete sapere da me.?”

“ Cosa è stato per te amare? Cosa vuol dire amare , Giannina?”

Giannina lentamente si sedette vicino ad Agnese.

“Sapete, quando vostro padre si dichiarò ad Elisa ero lì vicina., lo ricordo come se fosse oggi! Sembrava impazzito..e di questo parere, ricordo , era soprattutto vostra zia Anna…Gridava il suo amore per lei, su quella scalinata, davanti a tutti, senza paura di uno scandalo……ecco, l’amore è illogico, non ha remore, non si piega a stupide convenzioni.

Chi ama non ha limiti, non può avere limiti….e vostra madre lo  ha amato appassionatamente e disperatamente,. Oh, per lei è stato molto duro all’inizio. Non era compresa, neppure dalla sua famiglia.;li aveva tutti contro e anche tra di noi c’era chi non comprendeva come fosse profonda  e unica la sua  passione per vostro padre.; eppure non si è mai tirata indietro…..anche quando vostro padre venne ingiustamente accusato : disse che avrebbe preferito morire per amore, piuttosto che continuare a vivere senza di lui.. …..sì, contessina io ho provato l’amore, ma quello che c’era tra loro due era qualcosa di unico….quello era l’amore vero!

SOTTO L’OMBRA DELLA GRANDE QUERCIA

Agnese sfiorò leggermente con le dita la scritta incisa sulla lapide di Fabrizio e di Elisa

Come  amava l’ombra rassicurante della grande quercia , il lieve rialzo ondulato della collina, il silenzio e la pace che sembrava avvolgere quel luogo… un luogo che faceva parte di lei, della sua infanzia, dove si era recata tutti i pomeriggi per tanti anni con la madre adorata “a  trovare papà”,ricordava ancora le parole di Elisa,. e a portargli un piccolo mazzo di margherite di campo che lei raccoglieva nel prato, mentre sua madre restava in silenzio a guardare quella semplice scritta….

Martino , alla morte di Elisa, aveva voluto una sola tomba ed un'unica lapide; ed ora, così come erano stati uniti nella vita , Fabrizio ed Elisa lo erano anche nella morte.

 Agnese si accoccolò, le braccia che circondavano le ginocchia, i capelli scomposti da una lieve brezza …nella quiete e nel silenzio di quel luogo le sembrava di poter riallacciare il dialogo interrotto con i suoi cari, li sentiva così  vicini e presenti….

“Cosa posso fare per Martino,…..lui soffre e si dispera…come posso alleviare il suo dolore, trovare le parole adatte per stargli vicino…aiutatemi vi prego …..Madre, ho conosciuto un uomo che forse mi ama come avete amato papà…..credo che vi sarebbe piaciuto ….aiutatemi voi a capire se lo amo davvero..se è lui la mia vita, il mio respiro….oh.. Mi mancate , mi mancate tanto….”

DINTORNI DI RIVOMBROSA

Era quasi l’alba. La luce dell’aurora filtrava  attraverso le fronde degli alberi ; la rugiada mattutina bagnava ancora i ciottoli del sentiero e tra il fogliame l’allodola cantava..

Martino aspettava impaziente sotto la grande Croce di S. Andrea che segnava il bivio per Castellamonte. Le briglia del cavallo tra le mani, continuava inquieto a rivolgere lo sguardo verso il sentiero che attraversava il bosco.

Finalmente si udì il galoppo di alcuni cavalli : due cavalieri mascherati , avvolti in ampi mantelli,comparvero improvvisamente alla curva

“ Scusate il ritardo conte Ristori”

 Il gentiluomo che aveva parlato era il più alto dei due e dal tono si capiva che non era certo abituato a ricevere ordini, quanto piuttosto a darne

“ Cominciavo a pensare di aver sbagliato luogo…e ora, signori ! Ho seguito alla lettera le istruzioni  che mi avete fatto pervenire nel vostro messaggio. Nessuno mi ha seguito ...e nessuno soprattutto sa dove sono..”

“ Ne era sicuro conte Ristori, anche perché i miei uomini circondano e controllano questo posto da più di un’ora”

“ Signore! Non vi fidate di me? Sono dunque stato spiato..”

“ Semplici precauzioni conte, non temete; i francesi hanno spie ovunque e cominciano ad organizzarsi nei nostri confronti ..quei cani!”

“ Permettete: generalmente non è mia abitudine parlare a gentiluomini mascherati. Preferirei vedere in faccia il mio interlocutore!”

“E’ forse meglio per voi , per tutti noi ,conservare l’anonimato, conte e rimandare una conoscenza più approfondita ad altra occasione. I francesi hanno dei metodi molto particolari per ottenere informazioni; quindi, vedete, è meglio che non ci si conosca a vicenda, per la vostra e la nostra sicurezza.. Bene, a noi dunque…..vi propongo un’azione tra tre giorni contro le truppe francesi che occupano in questo momento il forte di Caluso..non vi sono molti soldati, è vero,  , ma la posizione è strategica – e il gentiluomo spiegò la mappa , appoggiandola sulla sella del cavallo- vedete.. basterà bloccare la strada che porta a Foglizzo e nessuno potrà giungere in loro soccorso..

Mi preme comunque dirvi che non sempre tutto  potrebbe svolgersi secondo i nostri piani…..per quanto l’attacco possa sembrare facile,si tratta sempre di un’operazione  che comporta un certo rischio..”

“Signore, sono stato un soldato ….so cosa sia un rischio e so anche che un contrattempo può costare molto caro…..ma non vi preoccupate.. anche se da tempo mi sono congedato so come si affronta il nemico..”

“ Ho preferito comunque dirvelo….ognuno di noi ha degli affetti, che potrebbe anche non rivedere più..”

“Non mi importa….non mi importa più di nulla signore….non ho più niente che mi leghi e non ho più nessuno che mi aspetti..” La dolce immagine di Agnese comparve davanti agli occhi di Martino” Ho solo una sorella…ma lei capirà…è una Ristori, è forte , coraggiosa…capirà , sì capirà..”

“ Se ne siete convinto..bene, allora…….. non vi è più niente da discutere tra noi.;vi aspetto, voi e i vostri uomini tra tre giorni , a mezzanotte, all’Abbazia di S.Antonino .E’ stato un piacere conte Ristori……buona fortuna!”

GIARDINO DI PALAZZO RISTORI

“ Mia cara contessa Ristori! Sono così contenta di aver potuto accettare il vostro invito! – Angelique scendeva con passo aggraziato la lunga scalinata- il giardino è splendido..vedo che amate le rose.. A Parigi erano i fiori che mi mancavano di più”

Nel silenzio della calura estiva, solo il sussurrare della fontana rompeva la pace del pomeriggio. Agnese ed Emilia avevano deciso di far servire il thè nel gazebo, all’ombra dei grandi platani.

“ Siete parigina , madame?”

“ Si, sono nata a Parigi ma ho trascorso gran parte della mia infanzia a corte…mia madre era dama d’onore  della principessa di Lamballe e quindi negli ultimi tempi frequentavamo Versailles”

“Cielo.. avrete avuto dei problemi in seguito a ciò, penso…”

Problemi!… un lampo passò negli occhi di Angelique..cosa poteva saperne quella donna…..nascondendo l’irritazione, la merveilleuse continuò :

“ Mio padre era un gentiluomo francese che frequentava la corte , conobbe mia madre, si piacquero, e quindi……..ma mia madre rimpiangeva il Piemonte, la sua terra natale e avrebbe desiderato tornare…”

Emilia corrugò la fronte mentre ascoltava le chiacchiere di quella donna tanto gentile ed elegante , che, chissà  perché, non le piaceva affatto.

Per quanto cercasse nella memoria poi  non riusciva a  ricordare un’ amica della madre che se ne fosse andata a vivere in Francia, a parte Madame Chevalier …..certo, lei stessa non aveva sempre vissuto al castello e questa gentildonna poteva aver conosciuto Anna nel periodo in cui lei si era trasferita a Parigi,..eppure un vago senso di incertezza la tormentava.

“So che è imperdonabile madame, ma scusate..da quanti anni vostra madre viveva in Francia? “

Angelique rise, un riso particolare che fece venire in mente ad Agnese  il rumore di un bicchiere di cristallo in frantumi..” Questo mia cara è un modo molto gentile per chiedermi l’età! Ebbene proprio perché siete voi….e non un adorabile gentiluomo, ve lo confesserò:ho diciannove anni, madame”

“ Quattro anni meno di me- Agnese rifletteva ad alta voce- Ma alla vostra età siete così spigliata, così…”

“ Libera?- la voce di Angelique era improvvisamente diventata tagliente- gli eventi della vita possono maturare tantissimo, n’est pas? Io non ho conosciuto mio padre..morì quando avevo solo qualche mese; alla sua morte diciamo che ci siamo dovute adattare…..e le alterne vicende , che volete madame, formano e ti fanno crescere più in fretta..”

Angelique aprì nervosamente il bellissimo ventaglio di tartaruga “ Ma, piuttosto, ditemi di voi..avete sempre vissuto in questo luogo incantato?”

“Ho passato quasi tutta la mia infanzia in questo  palazzo, madame de la Tour ….a  parte qualche breve periodo presso amici o parenti…mentre mia cugina per parecchi anni ha vissuto proprio a Parigi”

“ Davvero? Interessante..”

Emilia intervenne “ Mia madre mi permise di frequentare il collegio di Saint Cloud e quindi conosco molto bene Parigi  ….almeno, la conoscevo. Ho studiato in Francia fino ai giorni della Rivoluzione, madame..”

Ed Emilia ricordò la famosa notte in cui Martino, con la divisa lacera, sporca di sangue, aveva violentemente  bussato al grande portone del convento della Visitazione, per portarla via , anche contro il parere delle suore, inorridite da quella intrusione, da una Parigi improvvisamente impazzita..; ripensò a come, organizzata la fuga, avessero poi attraversato la città, eluso i posti di blocco improvvisati dai sanculotte che  ,dopo l’assalto alle Tuileries, ebbri di sangue e di violenze , cercavano gli aristocratici per ucciderli; ricordava ancora con raccapriccio  come fossero passati, travestiti da borghesi,  in mezzo al corteo inferocito del popolo che portava sulle picche le teste mozze delle guardie reali ……nella lunga e pazza corsa di quella notte Martino aveva sparato e ucciso chi sbarrava loro la strada verso la salvezza….e in quei momenti per la prima volta Emilia aveva scoperto dentro di sé l’amore ardente per Martino…

Pacatamente continuò” Da allora però madame non mi sono più mossa..e trovo che questi tempi non siano certo i migliori per viaggiare…….può quindi essere che le nostri madri si siamo conosciute in quel periodo……..”

Però perché non riusciva a staccare lo sguardo da quegli occhi verdi, di ghiaccio, che sembravano scavarle l’anima?

In quel momento Martino apparve sulla soglia delle scuderie.

“ Guardate, c’è mio fratello, il conte Martino Ristori……Martino, ti prego, vieni a conoscere la nostra ospite!”

Martino si avvicinò lentamente;aveva sempre odiato le galanterie e le visite …ma non voleva dispiacere ad Agnese.

“ Mie care signore…, scusate se non mi sono fatto vedere prima e non vi ho accompagnato nella vostra passeggiata, ma c’erano purtroppo dei problemi che hanno richiamato la mia attenzione.. Spero madame che vi siate divertita comunque e che abbiate potuto godere dell’ospitalità di Rivombrosa”

“ Ho apprezzato moltissimo mio caro conte e ho ringraziato più volte  vostra sorella, che è stata così gentile da invitarmi e da permettermi di passare uno splendido pomeriggio”

Martino si inchinò leggermente e prese la mano inguantata di Angelique per un formale baciamano; quando si rialzò, si trovò di fronte lo sguardo scintillante della merveilleuse.

Trattenne il respiro:..quegli occhi, penetranti e bellissimi .. dove aveva già visto quegli occhi?…un ricordo confuso si fece strada nella sua memoria.. Impossibile! Eppure….

Angelique strinse impercettibilmente la mano di Martino “ Vi ringrazio ancora conte e spero di rivedervi presto  ..”

VERSO PALAZZO LANGOSCO

Angelique, seduta sui cuscini di velluto della carrozza scostò con impazienza le tendine.

Avrebbe dovuto  essere contenta, molto contenta.: in fondo il suo sogno si stava realizzando, ancora un poco di pazienza e avrebbe avuto in mano facilmente i Ristori e si sarebbe vendicata… perché allora questo senso di insoddisfazione  e di inadeguatezza? Non aveva forse seguito anche i consigli di Armande? Per tutta risposta le balenò innanzi lo sguardo buono di Martino..

Improvvisamente in Angelique sbocciò un sentimento confuso …..non era possibile, non poteva aver  percorso miglia e miglia invano ..e solo perché il conte Martino Ristori l’aveva guardata e aveva trattenuto la sua mano….; un vago senso di rincrescimento sembrava nascere in lei e la spaventò, come l’atterrì l’idea di provare ripugnanza  per quello che stava per fare,.

“ Non posso rinunciare, sarebbe una follia…..”

Eppure quando aveva guardato Martino aveva provato qualcosa , una sensazione nuova  e che  pensava non potesse più esistere in lei…..

PALAZZO RISTORI

“Agnese, chi era quella donna?”

“ Si chiama Angelique, Angelique de la Tour..è francese..perchè Martino?”

“ Io quella donna l’ho già vista..”

“ Impossibile…..arriva dalla Francia..non è mai stata in Piemonte….”

“ Eppure Agnese il suo sguardo non mi è nuovo…..”

“ Anche lei ti guardava…..direi molto interessata!”

“Non riesco a togliermela di mente…..io quella donna l’ho già vista..”

“Probabilmente vi è una certa somiglianza con qualcuno che hai conosciuto…..ma è un caso, a volte può succedere ,no?”

“ Un caso , sì può essere….un caso..”

 APPARTAMENTO DI PALAZZO LANGOSCO

“Che cosa vuoi dai Ristori, Armande?”

Angelique si stava spazzolando i lunghi capelli seduta davanti alla pettineuse, mentre la  cameriera in ginocchio le infilava  ai piedi le babbucce di seta

E lanciò nello specchio uno sguardo verso il gentiluomo che si era chinato su di lei.

Il francese sorpreso la guardò “ Non è da te Angelique chiederti il perché delle nostre azioni…cosa ti succede? Non ti riconosco più ma chèrie..dove è finita la mia ragazzina viziata, spensierata e superficiale  che ben conosco?”

“ Non essere sciocco Armande….mi sto solo chiedendo dove vuoi arrivare…..”

“ Ad essere scandalosamente ricco..n’est pas? Spudoratamente e felicemente…..credevo che questo programma fosse di tuo gradimento….mi sbaglio? Mia frivola merveilleuse…il conte ti ha forse offerto il suo cuore?”

“Era solo una domanda..e tu non mi hai risposto!”

“ Anche tu non mi hai risposto, Angelique…perchè ti interessano così tanto i Ristori?”

SAGRATO DELLA CHIESA DI S.ANNA

L’uomo poveramente vestito chiedeva l’elemosina seduto sui gradini, davanti alla chiesa di S.Anna,.

Armande distrattamente si soffermò vicino al portale, come per cercare nella scarsella un soldo

 “Siete il cittadino Desmoulin.?.Avrei da dirvi qualcosa che forse può interessarvi”

“Dite ..sono tutto orecchi..”

“Questa notte…verrà tentato un assalto al forte di Caluso…non so chi vi parteciperà ma di sicuro qualche aristocratico in cerca di gloria…Credo sia una buona occasione per prenderli..”

“Mai elemosina fu meglio ricompensata,mon ami!”

[ ELISA DI RIVOMBROSA: IL ROMANZO ] 09 Giugno, 2007 12:00

vi Posto il primo trailer ispirato al Romanzo di Dordogne