OTTAVA PUNTATA
PALAZZO RISTORI- in piena notte
Distesa su una dormeuse , Agnese cercava di ingannare il tempo leggendo un’ opera di Racine che aveva preso in biblioteca.
Non riusciva ad addormentarsi; per qualche oscura ragione si sentiva inquieta. Vi era un silenzio irreale nel castello, che l’angosciava…. Neanche il romanzo aveva il potere di distrarla! Gettò il libro in un angolo e sospirò. Martino quella sera era stato particolarmente nervoso: a cena non aveva risposto se non a monosillabi a tutti i suoi tentativi di intavolare una qualsiasi discussione e aveva mangiato pochissimo.
Anche Emilia se ne era accorta, ma non aveva commentato.; ultimamente sembrava pensare ad altro anche lei…
Agnese si alzò , si diresse verso la finestra, l’aprì; il frinire dei grilli e delle cicale accompagnava l’afa soffocante di quella notte estiva..
Improvvisamente ad Agnese sembrò di udire un gemito.. forse era il vento, che si era alzato? Eppure…..no, questo era un vero lamento.. qualcuno stava male, là fuori!
Prese il candeliere e si precipitò a socchiudere la porta….sì, aveva ragione, qualcuno, forse ferito, si stava lamentando. Tenendo alta la candela, per rischiarare il corridoio, si avventurò fino alla scala che portava alle stanze dei piani superiori.
“ Martino! Che cosa…cosa è successo? E voi chi siete?” Agnese si fermò allibita sul pianerottolo, vedendo il fratello barcollante e sostenuto da un gentiluomo sconosciuto.
“ Stai male? Oh,no!Ma sei ferito! –gridò improvvisamente vedendo che dalla mano che comprimeva il fianco sinistro filtrava lentamente del sangue.
“Per carità, zitta!, non chiamate nessuno” implorò il gentiluomo “ Dovete fidarvi di me signora..vi prego….la vita di vostro fratello e la mia sono nelle vostre mani.. aiutatemi a portarlo nella sua stanza…”
“ Ma è ferito!.. morirà se non chiamiamo un medico…”
“Non morirà ..ma portiamolo nella sua stanza …..non dobbiamo farci vedere né sentire da nessuno…e poi chiameremo un medico.. ve lo prometto”
Agnese trattenne un singhiozzo…
”Come è successo , perché?”- Emilia pallidissima si affacciò alla porta della sua stanza..
“Signore vi prego….... ne va della vita del conte.. e anche della vostra”
“Seguitemi” Agnese sollevò il candeliere , “faremo come volete..”
Il medico aveva terminato di medicare le ferite di Martino che nell’incoscienza aveva ripreso a lamentarsi….
“ Non può restare qui..”
Le luci dell’alba iniziavano a filtrare attraverso gli spessi tendaggi
“ Se lo trovano i francesi è finita…….e prima o poi qualcuno della servitù potrebbe parlare”
“I miei domestici sono fidati, signore..”
“ Voi non sapete quali mezzi conoscano quelle iene per fare parlare un uomo….no, dobbiamo portarlo via di qui, da qualche parte , dove non possano trovarlo”
Agnese rialzò la testa…..”So dove possiamo portarlo….c’è un posto in cui non lo troveranno mai”
PALAZZO DEL MARCHESE FEDERICO DI AGLIANO
Federico , appoggiato allo stipite della finestra , sembrava guardare lontano, al di la delle siepi di bosso che chiudevano il grande prato……..ma lo sguardo era teso e preoccupato
Giulio, stanco e impolverato , si lasciò andare sulla poltrona
“Una donna piena di risorse la tua Agnese, non si è sconvolta più di tanto sai? Sempre fortunato tu …Oh! L’abbiamo portato in un vecchio capanno di caccia dei Ristori, al limitare della loro proprietà.;è ben nascosto dalla boscaglia e penso possa trattarsi di un buon nascondiglio, data la situazione!.. il dottore, un uomo fidato, ha estratto il proiettile e tamponato la ferita; certo, il conte ha perso molto sangue ma dovrebbe cavarsela…..diciamo che per qualche tempo Martino Ristori sarà ..in viaggio!”
“Non ci crederanno”
“Adesso dipende tutto da Agnese Ristori……ma credo che saprà tenere testa ai francesi.. almeno, lo spero per lei”
PALAZZO SALMATORIS- sede del console francese in Piemonte
L’antico palazzo Salmatoris , nel quale Napoleone aveva dettato al marchese Costa di Beauregard e al barone La Tour le condizioni di resa della monarchia sabauda ,ospitava oramai da qualche mese l’entourage del console francese in Piemonte; nel grande appartamento , utilizzato più di un secolo prima da Vittorio Amedeo I e dalla moglie Cristina di Francia , allontanatisi da Torino per sfuggire la peste e la guerra, si svolgevano gli incontri del console Berthier con i suoi consiglieri .
Armande Desmoulin saliva lentamente il lungo scalone d’onore, sovrappensiero, lasciando scorrere lo sguardo sugli splendidi affreschi del Taricco che ne decoravano le pareti : l’assalto, tentato nella notte al forte di Caluso, grazie alle informazioni ricevute, era stato respinto, molti degli assalitori uccisi, alcuni feriti e caduti nelle mani della guarnigione. Eppure Armande non era particolarmente contento di come si erano svolti gli eventi. I veri capi, quelli che agivano nell’ombra e che avevano organizzato l’attacco, erano sfuggiti, Armande ne era certo.
Alle stesse conclusioni era giunto anche il console Berthier
“ Signori, una battaglia è vinta….ma non abbiamo certo sconfitto questi briganti piemontesi; non dobbiamo dare loro il tempo di riprendersi e ricostruire le loro bande. Cosa consigliate, generale Chabot?”
“ Utilizziamo le truppe e iniziamo a controllare le case e a confiscare le proprietà di questi insorti…vedrete che gli altri si guarderanno bene dal continuare!”
“ Si potrebbe anche cercare di far parlare i prigionieri……….non credete generale?”
“Cittadino Armande Desmoulin, sapete che non condivido questi vostri metodi , che hanno avuto il potere di farci odiare dalla popolazione; e noi non dobbiamo alienarci le simpatie di questo popolo! Non otterremo niente uccidendo, torturando e impiccando indiscriminatamente chiunque…..io sono un soldato della Repubblica e combatto; non sono un assassino, cittadino Desmoulin!!”
“Oh, là là, mio caro generale..resta però il fatto che questi mezzi da voi ritenuti così esecrabili ci abbiano permesso ultimamente di ottenere dei risultati…….che voi, con tutte le vostre truppe, non siete riuscito a raggiungere, in questi ultimi mesi, cittadino generale!”
“ Signori, signori, lasciamo per piacere queste inutili considerazioni!! E’ il risultato che conta, purtroppo, generale Chabot! Lo so, mi ripugna, come del resto ripugna a voi, ma sono d’accordo questa volta con il cittadino Desmoulin…..se non ispiriamo terrore a questa gente non otterremo nulla !
Va bene , Desmoulin: lo so che avete uomini e mezzi., che vi sono stati dati direttamente dal generale Bonaparte, non so in quale modo e perché , ma che comunque avete ottenuto ….e allora datevi da fare! Vi prego solo di una cosa: ricordo benissimo gli eccessi compiuti in Savoia.
Quindi,state attento: questa non è la Vandea e questi non sono dei semplici contadini, ma sono degli aristocratici piemontesi e per quanto il re non abbia più molta voce in capitolo, per il momento non possiamo ancora decidere della nobiltà di questo regno…..quindi , siete autorizzato ad indagare, con i metodi che vi sembreranno più opportuni, ma non voglio essere coinvolto in ciò che farete..”
“ Siete stato chiarissimo console…..a me il lavoro sporco, a voi la gloria, n’est pas? “
ALLA MADONNA DEL POPOLO
Il sole del primo pomeriggio faceva risplendere la splendida facciata in cotto della chiesa della Madonna del Popolo ,avvolgendo la costruzione di mattoni rossi in uno splendore dorato.
Agnese scese dalla carrozza, ed alzò la testa contemplando la grande porta d'ingresso artisticamente intagliata ; con un sospiro si rivolse al suo accompagnatore:
“ Vi prego Alessandro.. potete aspettarmi fuori dalla chiesa? Vorrei entrare da sola”
“Agnese, io rispetto i vostri desideri, però vorrei capire perché mai ho dovuto accompagnarvi fino a qui ed ora devo attendervi……..non potreste dirmi che cosa accade e perché Martino è partito senza dirmi niente? Dovevamo vederci oggi per una partita di caccia.. “
“Alessandro, vi spiegherò più tardi … ma ora vi prego , se siete un amico, non chiedetemi nulla.”
E così dicendo Agnese spinse la porta della chiesa ed entrò.
Nel buio, appena rischiarato dalle candele, l'altare maggiore, un vero capolavoro dell'arte barocca, dominava l’abside; le pareti laterali erano impreziosite da una serie di magnifici affreschi , rappresentanti la “Strage degli innocenti”e “L’ultima cena”.
Agnese si raccolse un attimo in preghiera; era stanca, terribilmente stanca ed angosciata dal pensiero di Martino, sofferente e forse moribondo là nel capanno………”Vi prego, Signore, datemi la forza , fate che io sia in grado di salvarlo da tutto e da tutti……..è mio fratello, non ho più nessuno, mi resta solo lui……….mamma, papà, vi prego aiutatemi, non lasciatemi sola “
Si rialzò e si diresse verso la cappella laterale, impreziosita da stucchi e da statue lignee;si inginocchiò ad uno dei confessionali .
“Sono la contessa Agnese Ristori, padre. Ho avuto il vostro messaggio”
La voce dell’uomo nascosto nel confessionale era solo un sussurro.
“Ascoltatemi bene …..un ferito, uno degli uomini che ha partecipato con vostro fratello all’assalto di Caluso, sotto tortura ha parlato…i francesi sanno che il conte Ristori è implicato
in una congiura ai loro danni……..verranno certamente questa sera al castello e lo cercheranno..”
“Non lo troveranno”
“Ma troveranno voi, vostra cugina, i vostri servi………”
“Non ho paura dei francesi!”
“Ma non potete affrontarli da sola……vi minacceranno, vi faranno cadere in contraddizione..”
“Cosa mi consigliate?”
“Ebbene…dovrete comportarvi come se nulla fosse….organizzate una riunione, una festa, qualcosa insomma; devono trovarvi attorniata da amici.. e felice, completamente ignara…….così resteranno disorientati…ad un uomo sotto tortura si può far confessare qualsiasi cosa ..anche informazioni false.. ”
“ Mi chiedete molto”
“Penso sia l’unica soluzione…”
“Tenterò. …”
NEL CAPANNO FUORI DAL MONDO
Il fuoco andava spegnendosi : le ultime braci nel camino, simili a delle stelle morenti,brillavano nella penombra della stanza.
Emilia , seduta sulla vecchia poltrona, davanti al letto di Martino ,era disperata. Il conte continuava a lamentarsi nel sonno, la febbre stava salendo e la giovane donna non sapeva più cosa fare..
“Martino, ti prego, non morire……..come potrei vivere senza di te?Non mi importa se tu ami quell’altra…ma io senza di te non esisto, non posso esistere…..resisti Martino, ti prego resisti, non morire……..unico amore della mia vita!”
Ed Emilia scivolò lentamente in terra , inginocchiata, abbracciando Martino con lo sguardo….
“Perché , perché Martino…….le vuoi così bene? da cercare la morte per lei.. non ne vale la pena…lei non ti ha mai amato……….come ti amo io .. Oh !Martino.. perchè non ti sei mai accorto del mio amore?….e ora, se tu muori, morirò anch’io perché non vale più la pena di vivere senza di te…” Scoppiò in un pianto dirotto “Vivi amore mio, vivi ….ed io sarò felice anche se non mi vorrai..”
E mentre le braci del fuoco si spegnevano ad una ad una , lentamente, Emilia si addormentò, sfinita.
Il trillo solare dell’allodola, alle prime luci dell’alba la svegliò… man mano il chiarore del nuovo giorno si diffuse nella stanza, illuminando infine il volto di Martino..
Come aveva potuto addormentarsi così ?Lasciandolo solo!Disperata, si chinò sul letto dell’uomo amato.
”Martino, Martino rispondimi…!!.”
“Emilia……”- Martino aprì lentamente gli occhi
“Dove sono?... Perché stai …piangendo?”
“Oh, Martino…….Signore ti ringrazio…….sei vivo..”
PALAZZO RISTORI
Seduta davanti alla preziosa scrivania della biblioteca , Agnese ripensava tremando alla terribile serata appena trascorsa .
Si rivedeva accogliere nel salone delle feste, appoggiata al marmo del grande camino,con un sorriso sulle labbra, i soldati francesi ed il loro capitano , tra gli amici, i nobili aristocratici e le loro mogli, seduti ai tavolini da gioco e impegnati in partite ai dadi e alle carte o intenti a chiacchierare amabilmente sui grandi divani di velluto rosso della sala da biliardo…… Nell’ombra della sera, rischiarata dal grande lampadario , gli abiti color pastello delle dame erano sembrati brillare di luce propria .Lei stessa aveva indossato una toilette particolarmente elegante, un vestito azzurro cielo che le stava d’incanto……Con notevole sangue freddo, alla richiesta ,da parte del perplesso capitano francese,di un colloquio privato., aveva ostentato grande sicurezza ed alterigia, rifiutandosi di lasciare soli i suoi invitati, anche se per pochi minuti………Per quale ragione ,poi? Per delle stupide ed inutili illazioni sul conte suo fratello, che comunque in quel momento era in viaggio di affari, verso la Francia e presso amici , ben conosciuti e stimati del resto dallo stesso console francese……Cosa volevano dunque da lei? Si trattava sicuramente di un errore e se avessero continuato con quello che era solo un irritante atteggiamento avrebbe avuto di che lamentarsi con l’ambasciatore francese presso la corte sabauda…
Il capitano francese, abbastanza confuso e perplesso, si era così ritirato in buon ordine………….
Agnese aveva riso, scherzato e civettato con gli ospiti per tutto il resto della serata.
Ma quando finalmente anche l’ultima carrozza aveva lasciato palazzo Ristori, Agnese era scoppiata in pianto………..
Martino era salvo, per il momento e con lui Rivombrosa!
Armande Desmoulin era furibondo
“Giocati, vi siete fatti giocare da quella donna! Incredibile”
“Ma cittadino, non è possibile..vi è stato sicuramente un errore.”
“ Il mio errore è stato quello di credervi in grado di tenere testa ad una fragile fanciulla, capitano!Un ufficiale francese preso in giro da una semplice ragazzetta….Il generale Bonaparte avrà sicuramente qualcosa da dirvi e molto presto anche!”
“Cittadino Desmoulin………”
“Siete degli incompetenti ….Vi conviene sparire ..e in fretta!”
Rimasto solo Armande si calmò ed iniziò a riflettere:
“Sembra proprio che non sarà così facile ottenere dei risultati in poco tempo contro questi piemontesi …il sogno di arricchirmi alle spalle di questi aristocratici Ristori si sta pericolosamente allontanando …,.Devo comunque riconoscere che Agnese Ristori è un nemico intelligente….. hai vinto la tua battaglia Agnese Ristori….ma per vincere una guerra la strada è molto lunga………ed io sono molto paziente. Vedrai, prima o poi riuscirò a portarti via la tua Rivombrosa, …vincerò io Agnese…., parola di Armande Desmoulin!
CAPANNO DI CACCIA
Il cavaliere, dopo aver aggirato il podere di Santa Marta, imboccò al galoppo la strada sterrata che si infilava tra i campi e che più avanti sfiorava il lago di Viverone; poi tagliò improvvisamente sulla destra, abbandonando il sentiero e infilandosi nella macchia ancora rada ma che precedeva il bosco di betulle e castagni: il busto verticale e sciolto, l’assetto in avanti sulla sella, verso il pomo, rivelavano un’abitudine e un’ ottima propensione per l’equitazione.
Il cavallo nel suo galoppo sfrenato si addentrò nel fitto bosco di castagni ,che di tanto in tanto si apriva in scorci suggestivi.
La magia di quei luoghi risaltava soprattutto in quell’ ora che precedeva il tramonto , con una meravigliosa luminosita' , sfumata nei colori piu' tenui.
Il cavaliere ridusse l’andatura al trotto e accarezzò con la mano il pelo dell’animale per tranquillizzarlo
“Bravo Ugo….ora rallenta, siamo quasi arrivati…”
Il capanno di caccia sembrava disabitato; dal camino usciva però un sottile filo di fumo….
Il gentiluomo, impugnate le redini con la mano sinistra, scese da cavallo , lasciandosi scivolare fino a terra. Legò il cavallo alla staccionata e poi ,con circospezione, si avvicinò alla porta e tentò di aprirla..
“Fermo o sparo..chi è là??”
“Martino..sono io ..Agnese..non vorrai spararmi per caso!”
Il conte avanzò zoppicando nella penombra della stanza, il cane della pistola alzato.
“ Vestita in questo modo…..come potevo riconoscerti? Cosa ti è saltato in mente ..vestirti da uomo!”
Agnese rise e si tolse il cappello: i lunghi capelli biondi le si sciolsero come una nuvola sulle spalle..
“Mio caro, almeno così non mi hanno certo riconosciuta, né seguita….vedo che stai meglio, altrimenti non avresti avuto il coraggio di rimproverarmi!”
“Agnese, Agnese..” – Martino represse una smorfia di dolore- cerchi sempre di scherzare ,tu!”
“ Mio caro fratello, sono troppo contenta , permettimi quindi di manifestare la mia gioia….sei vivo.. ho temuto per te Martino, ho temuto di non poterti più avere vicino….” E Agnese abbracciò stretto il fratello
“Martino promettimi.. mai più metterai a repentaglio la tua vita, mai più….ti prego; mi sembrava di impazzire……..perchè mi hai tenuto all’oscuro della tua decisione? Non mi vuoi più bene dunque? Non sono forse più la tua amata sorellina…….oh, Martino io ti voglio bene e te ne vorrò sempre, ma ti prego non escludermi dalla tua vita; permettimi di starti vicino, nel bene e nel male.. e di non allontanarmi più come hai fatto in questi giorni.. Io lo so che hai sofferto e che stai ancora soffrendo, ma ti prego, dammi la possibilità di aiutarti a sopportare questo dolore, te ne prego..”
“ Agnese, un amore è capace di infliggere nell’anima una ferita mortale, più grave di quella che può causare una spada, una ferita che non ti fa sanguinare ma che non va mai via … e una grande rabbia ti rimane dentro…e ti chiedi perché…perché proprio a te? Io amo ancora Costanza, anche se lei mi ha lasciato…..e non so per quanto tempo l’amerò ancora……..forse per sempre ! Ma ti prometto che non mi farò distruggere da questo amore………ho capito in questi giorni che voglio troppo bene a te, ad Emilia per lasciarvi sole e disperate..”
“Emilia ti vuole tanto bene, sai? Ti ha assistito giorno e notte , fino a quando non ti sei ripreso…”
“Lei mi ha sempre voluto bene, da quando eravamo bambini e ci nascondevamo sotto il tavolo della sala da pranzo! Mi ha sempre difeso e aiutato…sì, lei mi vuol bene, come una sorella..”
Agnese chinò la testa…..”Sai io penso che lei ti voglia veramente bene, Martino…….e non come una sorella……..ma tu non te ne sei mai accorto…….lei ti ama Martino, ti ama disperatamente e inutilmente, ……..come tu hai amato e ami Costanza ..”
Le ombre della sera erano ormai scese ; nel capanno di caccia Martino, seduto davanti al fuoco acceso nel vecchio camino rifletteva sulla sconvolgente verità che gli aveva appena sussurrato Agnese …e rivedeva ora, oh, in tutt’altro modo, tanti episodi della sua fanciullezza.. da quella prima volta in cui Emilia aveva preso le sue difese contro la madre, alla terribile mattina di Natale, in cui gli aveva regalato quel bellissimo libro di strategia militare che l’aveva conquistato e che ancora conservava tra le sue cose più care insieme alla spada dalla punta stondata , la vecchia spada di Fabrizio, il padre tanto amato ..
Emilia era sempre stata accanto a lui, in ogni momento della sua esistenza; l’aveva confortato, sostenuto, incoraggiato e difeso, tante e tante volte…..E lui non si era mai reso conto che la ragazzina gentile che per prima gli aveva offerto la sua amicizia, l’aveva anche immediatamente amato ……..
“Sono stato un folle……..avevo accanto a me l’amore e non l’ho riconosciuto……..ed ora, cosa farò?Come potrò ancora guardarla negli occhi ? Oh, Emilia ………cosa abbiamo fatto delle nostre vite……….solo una lunga agonia…….”





