[ I nostri racconti
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20 Luglio, 2007 15:33
EDR3:AGNESE E MARTINO EPILOGO
EPILOGO
La carrozza si era fermata al limite della radura:
I cavalli erano stremati e Martino aveva pensato di fare una piccola sosta
prima di affrontare il valico. Anche Emilia era stanchissima e una pausa
avrebbe fatto bene a tutti.
Agnese e Federico si incamminarono lungo il sentiero,
verso il boschetto di betulle, che chiudeva la radura ; ma, come di comune
accordo, ad un tratto si fermarono , guardandosi negli occhi........
Agnese si sedette su un masso , vicino al ruscello.
Per un lungo momento rimasero in silenzio;
poi Federico le prese una mano e sussurrò
“Sposatemi”
Agnese sentì il suo cuore sussultare a quelle parole così tanto attese e
sospirate ; sorrise, tra lacrime di gioia
“Perché volete sposarmi, Federico?”
“Perché vi amo e vi desidero.. perchè non posso fare a meno di voi e poi
perché..- e Federico rise brevemente- beh!,
questa potrebbe essere una delle tante ragioni.
E con un semplice gesto estrasse dal taschino l’orologio e ne aprì la cassa...
un ricciolo d’oro,avvolto in un nastro rosa, scivolò nel grembo di Agnese...
“Sposami, Agnese”
Agnese chiuse gli occhi e trattenne il respiro..
“Si”
[ I nostri racconti
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19 Luglio, 2007 15:26
EDR3:AGNESE E MARTINO XII PUNTATA
DODICESIMA PUNTATA
PALAZZO RISTORI
Agnese guardava con attenzione il ritratto di Fabrizio; il giovane gentiluomo era stato raffigurato con la divisa da ufficiale francese;il pittore aveva fermato sul suo volto, che appariva quasi frontalmente,un sorriso impercettibilmente enigmatico, conciliante ma sottilmente ironico... Il corpo di tre quarti dava un'impressione di movimento, un braccio posato sul bracciolo di una poltrona , la mano destra stretta sull’elsa della spada ; un ciuffo di capelli castani nascondeva in parte la fronte ma metteva così in evidenza, per contrasto, un paio di bellissimi occhi azzurri ,color cobalto, fieri e scintillanti...
Bianca stava spolverando gli alari del camino, ma di sottecchi scrutava Agnese , leggermente perplessa...
“Bianca!”
“Ditemi contessina..”
“Mi sono sempre chiesta Bianca se questo ritratto fosse somigliante a mio padre.. tu l’hai conosciuto...com’era mio padre?”
Bianca sorrise...”Vostro padre era un bravo padrone , ce ne erano pochi come lui,..un gentiluomo garbato, certo un po’ irruente..ma un bravo padrone, in fondo! Ed era affascinante, contessa ... Aveva circa la vostra età quando scappò via di casa, disperato, ad arruolarsi nell’esercito francese; a vostra nonna era rimasto solo questo quadro a ricordarle il figlio lontano...e lo guardava sempre..”
“Mio padre scappato?...scappato per disperazione.. perché?”
“Oh, io non ero presente al castello in quell’epoca!Ne ho solo sentito parlare da mio fratello Angelo...sapete, li aveva allevati Amelia, tutti e due...C’era tra loro forse più un rapporto di amicizia che quello che dovrebbe intercorrere tra servo e padrone.....comunque , sembra che il conte fosse promesso ad una marchesa bella come un angelo, ma perfida come Lucifero, che lo lasciò, per sposare un altro nobile, più vecchio ma più ricco e potente.......vostro padre l’amava ...e quindi scappò, solo e disperato...”
“L’amava....”
“Si, l’amava...ma quando tornò, dieci anni dopo, quell’amore era ormai per lui solo un fantasma del passato....il conte conobbe vostra madre e se ne innamorò perdutamente quando la vide per la prima volta...... L’altra donna non glielo perdonò mai.... lei l’amava ancora , anche se lo aveva lasciato....e per questo odiò vostra madre e cercò anche di ucciderla.....Era un demonio la marchesa Lucrezia Fanneker! Mi sembra quasi di vederla entrare in questo stesso salone, la notte in cui Lucia si uccise..........con il suo bel vestito e la sua splendida parure di smeraldi...........”
Agnese si voltò di scatto, pallidissima
“Una parure di smeraldi..”
“Già, sapete è curioso.....ho ripensato a lei proprio l’altro giorno, durante il ricevimento.....avrei giurato di aver rivisto, certo al collo di un’altra dama, una parure simile, se non uguale.....ai miei tempi ne ero rimasta affascinata.......gli smeraldi erano della stessa sfumatura dei suoi occhi...bellissimi e gelidi........ti guardavano nell’anima , quegli occhi..”
“E’ Lucrezia!”
“Agnese, ragiona, non è possibile! Lucrezia, se è ancora viva , come sostiene Martino, deve avere una certa età...non può essere Angelique! Quella ragazza ha detto di avere circa vent’anni......vent’anni..... sono passati vent’anni da quando è mancata Elisa....”
“Allora è sua figlia, Emilia., .e si spiega tutto:i vostri ricordi, lo sguardo, il ritratto, la parure di smeraldi, la sensazione di averla già vista.......Quella donna è la figlia di Lucrezia Fanneker... ed è venuta in questa casa per vendicarsi........Anche se non capisco perché dovrebbe! Era sua madre che ci odiava...”
“Martino , bisogna avvisare Martino...........dov’è?- Emilia agitatissima suonò il campanello- “Titta dov’ è il conte?”
“Mi spiace contessa, ma è uscito alcune ore fa e mi ha avvisato che ben difficilmente sarebbe tornato questa sera.......un ricevimento credo...”
Le due donne si guardarono in volto, disperate
“E’ terribile........Agnese!, Martino è là fuori, in qualche luogo, con i suoi amici a complottare contro i francesi...oh mi sembra di impazzire!Questa volta lo prenderanno e l’uccideranno!”
Agnese strinse le mani gelide di Emilia
“Vado a cercarlo Emilia........lo troverò e lo riporterò a casa; te lo prometto”
AI PIEDI DELLA SERRA D’IVREA
La casupola di pietra al bordo dello stagno, circondata dal bosco di faggi, si trovava al termine dell’ampia mulattiera che portava alla Serra e che più oltre si spingeva fino a raggiungere la cresta ; sul candido intonaco della facciata un umile artigiano aveva tracciato una rustica meridiana .
Martino , le briglie dei due cavalli in mano, aspettava, visibilmente preoccupato, seduto sul bordo di pietra della fontana.
“Come sta?Cosa ha detto il medico?”
Federico uscendo dalla casupola aveva chiuso lentamente la porta dietro di sé
“Cani...l’hanno torturato orribilmente.........ha la schiena piagata, molte costole rotte...e il medico sospetta anche delle lesioni interne...non possiamo certo muoverlo!”
“Dobbiamo comunque nasconderlo...oramai i francesi sanno chi è e dove si trova...possono tornare a prenderlo quando vogliono!”
“Tra qualche giorno, quando riprenderà le forze, lo porterò in una mia tenuta, che posseggo vicino ad Asti; lì Giulio potrà curarsi e tenersi nascosto per un po’...almeno fino a quando non riprenderà le forze; a quel punto temo che dovrà andarsene, lontano da casa , fino a quando questi francesi non verranno ricacciati nelle loro terre!”
“Questa sera , quando ci troveremo con gli altri, discuteremo di tutto ciò e prenderemo delle decisioni in merito: dobbiamo cercare di coinvolgere il re o sarà una battaglia persa in partenza!”
“Temo conte Ristori che il re non interverrà mai: ha troppa paura di perdere il trono e non capisce che così sta facendo il gioco di questi avidi francesi...Bene, io allora vado avanti ; ci vediamo tra breve, all’abbazia......ah, c’è qualcuno che vuole ringraziarvi conte!”
E così dicendo balzò a cavallo e si allontanò velocemente lungo il sentiero.
La porta della casupola si aprì: il fascio di luce che proveniva dall’interno illuminò la figura di una donna..
“Martino!”
“Costanza........”
“Martino io voglio ringraziarti per quello che hai fatto. So quanto deve esserti costato tutto ciò e ti ringrazio, per lui...........e per me!”
“Costanza, quello che ho fatto, non l’ho fatto né per lui, né per te...ma forse solo per me stesso.....
Vedi, molte cose sono cambiate da quando te ne sei andata e mi hai lasciato.........ho scoperto che Emilia mi ha sempre amato, in tutti questi anni ed ho così deciso di dividere la mia vita con lei: spero ardentemente di renderla felice....lo merita!Però, sai Costanza.......io non potrò mai dimenticarti...io ti ho amato veramente , Costanza....tu sei stata per me un soffio di vita....uno spiraglio di luce, il sole che cancella i giorni più tristi..... ”
“Martino....”
“No, ti prego, lascia che io ti parli........... ricordi, quando ti vidi per la prima volta? Nel chiostro del monastero, tra le novizie...e tu mi guardasti intimorita.. come eri bella sotto il velo di pizzo!.....avrei voluto baciarti in quel cortile, prenderti tra le mie braccia....ti ricordi?E tu cogliesti un fiore , dal cespuglio fiorito e me lo desti, arrossendo....ecco..- e Martino trasse dal taschino del giubbotto un libretto di cuoio, lo aprì......- ecco il tuo fiore, Costanza, l’ho sempre conservato......ma ora te lo rendo.........ricordati di me Costanza...ti chiedo solo questo, ricordati di me e del mio amore”
ABBAZIA DI LUCEDIO – notte fonda
L’antico insediamento monastico di Lucedio aveva conosciuto nel tempo miglior fortuna; da quando i monaci cistercensi erano stati allontanati con l’accusa di simonia e addirittura di satanismo, del grande complesso restavano solo pochi ruderi: il chiostro, l'aula capitolare ed il refettorio. Cupe leggende circolavano su quei luoghi ormai sinistri e questo aveva spinto Federico di Agliano a farne il luogo ideale per radunare i congiurati. Nella misteriosa cripta , nascosta sotto alla chiesa di S. Maria, si trovavano in quel momento una dozzina di aristocratici .
“Amici...questa sera siamo riusciti ad ottenere il rilascio di Giulio Doria di Ciriè! Vi ringrazio, perchè senza il vostro aiuto non saremmo riusciti di certo nell’intento..........ma ora dobbiamo essere ancora più attenti e guardinghi;i francesi saranno furiosi e non tarderanno a cercare sul campo una rivincita!Ho quindi deciso che questa sarà, per qualche tempo,l’ultima nostra riunione ...resteremo in contatto tra di noi, non temete, ma è forse il caso di separarci.....”
Improvvisamente il rumore di un colpo di moschetto lacerò il silenzio della notte
“Tradimento, tradimento. .i francesi!Sono entrati dai sotterranei!”
Le urla riecheggiarono sotto le ampie volte della Sala Capitolare. Presi di sorpresa, i congiurati tentarono disperatamente di opporsi e nella mischia più di un aristocratico venne colpito, senza pietà e a morte ,dai soldati francesi. Federico si batteva come un leone e così Martino, ma furono presto accerchiati e disarmati.
“Ma bene..........e allora signori, alla fine, direi che ho vinto io, n’est pas?”
“Desmoulin....carogna!”
“Oh....non è piacevole perdere, vero conte?E voi,...ma questa è una vera sorpresa...il famoso marchese di Agliano.....in mezzo a tutti questi patrioti piemontesi ............o briganti? “
“Vigliacco...come vi permettete?”
“ Ho la vaga sensazione che per voi due sia finita l’avventura, miei poveri e cari amici....portateli via....Avete visto , console?Vi avevo promesso una piccola sorpresa....che ne dite, vi è piaciuta?”
PALAZZO RISTORI- biblioteca , prime ore del mattino
Agnese era sconvolta
“Oh, Emilia.....l’ho cercato dappertutto.....non sono riuscita a trovarlo! Né alla locanda, né presso i fittabili..... .....Nessuno sa dove sia, neppure i servi, né Titta....Temo che tu abbia ragione......”
“Dove sarà.? Ho paura Agnese; ho come un presentimento.....”
“Contessa.. contessa......” Titta entrò nella biblioteca, affannato.
“Un uomo...chiede di voi e della contessina Agnese; sembra importante....viene da parte del conte Alessandro di Serveto!”
“Fatelo entrare!”
Un gentiluomo, cupo in volto e con gli alti stivali neri impolverati ,entrò nella biblioteca
“Signore....scusate l’ardire; voi non mi conoscete ..sono il conte Gastaldi di Trana, un vecchio amico di vostro fratello, contessina Agnese!Vengo da parte del conte Alessandro.
Mi spiace , ma non porto buone nuove...vostro fratello e tutti noi siamo stati traditi... qualcuno ha rivelato ai francesi l’esistenza di un cunicolo che collega la vecchia abbazia di Lucedio ad un fiume sotterraneo che si perde nelle campagne vicine....è stato un attimo, ci hanno presi di sorpresa e massacrati...........no!..non temete!- il gentiluomo si affrettò ad aggiungere, vedendo Emilia sbiancare.- Martino è vivo e con lui Federico di Agliano..ma sono stati presi prigionieri dai soldati di Desmoulin.......Io sono riuscito a scappare, nascondendomi tra le rovine.. e poi sono corso da Alessandro....”
“E’ finita, Agnese...... lo impiccheranno! E noi non potremo fare niente per salvarlo!” Emilia scoppiò in un pianto dirotto..
Agnese strinse a sé la cugina, il bel volto pallido ma risoluto
“No, Emilia.....non dobbiamo perdere così ogni speranza!Non voglio perderli! Martino..e Federico.....no!non è giusto..!Non so come.. ma ..ti giuro........non li lascerò morire così....Ditemi, dove li hanno portati?”
CASTELLO DI CARESANO- le prigioni
“Vi prego, signore: sono la contessa Ristori. Voglio vedere mio fratello e il marchese di Agliano...vi supplico!”
Il giovane militare francese era imbarazzato e non sapeva bene cosa rispondere a quella bella dama in lacrime, che si era presentata alla porta delle carceri.
“Non posso farvi entrare; non ne avete il permesso, signora!Volete farmi fucilare?”
“Vi scongiuro.. avete forse a casa una sposa, una sorella., una madre?Oh, se così fosse potete certo capire quale sia il mio stato d’ animo in questo momento..!”
“Ebbene, che avviene?”- Armande Desmoulin era improvvisamente comparso sulla soglia della stanza delle guardie
“Ma guarda! La contessa Ristori...ebbene ,mia bella signora ..qual buon vento?”
“Signore.....per pietà!”
“Pietà? E dov’è ora la vostra aristocratica arroganza, signora?Chiedete pietà ..a me?E cosa mi offrirete in cambio? Come, siete ammutolita? Non siete abituata a chiedere, a supplicare, per ottenere, n’est pas?”
Agnese alzò la testa, fiera
“Lasciatemi passare Desmoulin........non avete forse ottenuto quello che volevate? Ora avrete certo come ricompensa per i vostri servigi, soldi, potere, gloria ....insomma tutto quello che avete sempre desiderato, non è vero?.... , E allora, lasciatemi passare,. se vi è ancora nel vostro cuore un minimo di rispetto per la sofferenza umana.... O forse non sapete più cosa esso sia, cittadino Desmoulin? Cosa sia vivere, cosa sia l’amore, la speranza , il dolore ,........Per voi esiste solo il disprezzo, la collera e la rabbia verso tutto e tutti .. cosa ha avuto il potere di farvi dimenticare che esiste anche altro in un uomo, cittadino Desmoulin?Guardate nel profondo del vostro cuore e lasciatemi passare”
Armande Desmoulin la scrutò, forse per la prima volta, con rispetto...........vi era qualcosa in quella donna, nel suo sguardo appassionato, che aveva il potere di farlo dubitare di sé....
Si riscosse e parlò freddamente
”Come volete.. su, fatela entrare e parlare ai due prigionieri.....ma vi avviso, contessa Ristori: vi lascio solo pochi minuti. Sarà del resto più che sufficiente per dire loro addio, madame!”
Martino e Federico erano stati imprigionati insieme, in una delle celle comuni, tra semplici ladri di fieno ed assassini; incatenati al lurido tavolaccio, sembravano però prendere la situazione con rassegnazione.
“Mio caro conte....ho paura che il cittadino Desmoulin abbia perfettamente ragione.....da questa prigione usciremo ben difficilmente vivi.......mi spiace di avervi coinvolto in tutto ciò”
“Non mi avete costretto marchese, ho scelto di farmi coinvolgere.. ricordate?E poi non è detta l’ultima parola...........nella mia carriera di militare ho affrontato più volte la morte, ma non mi ha mai voluto e quindi non disperiamo !”
“Temo solo di non rivedere più chi mi è caro.. non ho paura di perdere la mia vita......”
E Federico chinò il capo....
“Federico!Oh, amore mio, amore mio grande !Amore della mia vita..!”
“Agnese, tu qui.?!..ma come hai fatto, anima mia?”
“Martino, perché.., perchè.....anche tu....”
“Non ti preoccupare, sorellina; vedrai.. ne usciremo vivi! ti prego, non piangere! E bacia Emilia per me...e dille che le voglio bene....” Martino si allontanò dalla grata...........
Agnese si aggrappò alle sbarre e strinse piangendo le mani di Federico
“Agnese.. Io ringrazio in ogni momento il cielo che ci ha fatti incontrare.. Quanto ti amo, Agnese!Da quando sei entrata nella mia vita nulla è più come prima, ....tu hai rubato il mio cuore e ti sei impossessata dei miei sogni . Sei la mia passione e il mio tormento , sei l’unico motivo per cui non voglio morire.......Credo che nessuno potrà mai dire di averti amato come ti ho amato io. Anima mia!Il mio cuore ti apparterrà per sempre”
“Signora, mi spiace, ma dovete andare, non posso farvi restare ancora qui.....”
“Un attimo ancora, vi prego, vi scongiuro!.......”.
“Oh, Federico , come potrei mai essere felice senza di te?Io sarò tua per sempre.... tu sei la vita per me. Non averti più vicino sarebbe per me solo un lento morire.. Io ho in me solo felicità da quando ti ho incontrato e non voglio perderti!.... farò tutto quello che sarà in mio potere, Federico per farti ritornare a me.. abbi fiducia in me, .amore mio!!
E Agnese si protese verso Federico, in un bacio appassionato...
Alessandro aspettava in carrozza, davanti alla prigione, l’uscita di Agnese, scuro in volto e preoccupato...Cosa si poteva fare, per cercare di evitare la logica conclusione di quella pazzia?
Agnese abbracciandolo, in lacrime, gli pose la stessa domanda
“Cosa possiamo fare, Alessandro?”
“Non molto, temo... li impiccheranno Agnese, il re non ha più molta voce in capitolo e sai che i Ristori in fondo,non sono mai stati ben visti a corte...si potrebbe però fare un tentativo.. non abbiamo niente da perdere, a questo punto....potremmo ricorrere all’influenza dei principi di Carignano”
“I Carignano?”
“Sì, ..i principi sono molto legati ai francesi......soprattutto la principessa conosce molto bene i membri del governo.e il principe ha il sogno segreto di succedere al nostro re....Quindi complotta contro di lui e ha molti amici tra questi invasori.... “
Agnese era impallidita.....la principessa di Carignano.....ebbene, Federico doveva uscire da quel carcere e anche Martino, non potevano morire ambedue..no!
“Mi presenterò a Palazzo Carignano, Alessandro, e cercherò in tutti i modi di farmi ricevere dai principi; credo che Josephine di Lorena conosca molto bene Federico..... mi ascolterà, dovrà ascoltarmi !.”
PALAZZO CARIGNANO -salotto della principessa
Le corte maniche a sbuffo del prezioso vestito della principessa Josephine di Carignano terminavano in alto con un rigido pizzo. Al collo due giri di perle, altre perle per gli orecchini e per il diadema, con al centro un grande cammeo:anche per un semplice ricevimento pomeridiano la toilette scelta era certamente raffinata e degna di una gran dama.
Josephine, dietro il ventaglio con scene di caccia, realizzato da un abile artigiano piemontese, nascose un piccolo sbadiglio; il marchese di Busca voleva a tutti i costi conquistare la sua bella vicina e da qualche minuto tentava di declamare con voce sognante un terribile madrigale!
Un valletto le porse un biglietto sul vassoio; la principessa scorse rapidamente lo scritto e corrugò la fronte:la contessa Agnese Ristori supplicava in poche righe di essere ricevuta per un colloquio riservato... Josephine era perplessa: cosa poteva mai volere da lei una Ristori?
“Fatela salire e accompagnatela nel mio salotto privato; e ditele che la riceverò tra qualche istante”
“Madame...”
Con un fruscio di seta Josephine di Carignano entrò nel minuscolo ma bellissimo salottino cinese Agnese si era ripetuta tante volte che se era lì lo era per Federico e per liberarlo, ma vedendo la bellissima dama, si sentì come persa ...e arrossì , inchinandosi sotto i penetranti occhi grigi di Josephine.
“Mia cara contessa......vi prego ,sedetevi! Non credo di conoscervi.. anche se il nome dei Ristori non mi è certo sconosciuto;non ho conosciuto né vostro padre e neppure vostra madre. Ma so bene che i Ristori sono sempre stati dei sudditi fedeli di sua maestà.”
“Ed è per questo che sono qui, madame! Chiedo il vostro aiuto per salvare mio fratello, il conte Martino Ristori e il marchese Federico di Agliano. Sono stati incarcerati come dei volgari malfattori...con l’accusa di aver complottato contro i francesi, per difendere il loro re!”
“Federico......Federico di Agliano....è stato preso dai francesi?”
“Si, madame; e lo impiccheranno, se non verrà liberato..”
Josephine di Carignano strinse impercettibilmente gli occhi e sembrò valutare con un rapido sguardo la giovane donna.
“Ho paura contessa che abbiate sopravvalutato le mie possibilità!Come potrei mai intervenire presso il comando francese?Non mi occupo di politica, madame...e non mi permetterei di invischiarmi in problemi che potrebbero intralciare i rapporti tra la corte e il governo francese.. E non vedo inoltre come tutto ciò mi riguardi..”
“Non vi riguarda? Come potete essere sicura di ciò, signora?Tutto quello che sta verificandosi in questi ultimi tempi deve riguardare qualsiasi aristocratico piemontese che ami la sua terra....”
“Signora!Vedo che avete preso molto a cuore sia la sorte di vostro fratello che quella del suo amico
......ma non posso aiutarvi!”
Agnese impallidì: quella donna arrogante era la sua unica speranza....come poteva rifiutarsi?
“Dite piuttosto che non volete, signora...credo che conosciate bene il marchese di Agliano!..Perchè dunque non volete aiutarlo?”
“Mia cara signora, come osate rivolgervi in questo modo nei miei confronti?Vi sono delle regole non scritte madame...io non posso e non devo interferire nelle decisioni politiche...”
“Vi prego...- ed Agnese si inginocchiò disperata davanti alla gran dama- siete la mia unica possibilità....io non voglio perderli.. non voglio perdere mio fratello....non voglio perdere l’uomo che amo. .preferirei morire piuttosto che vivere senza di lui!”
“Contessa Ristori...”
“Vi supplico......anche voi avete degli affetti e sapete cosa può voler dire non rivedere più una persona cara.....io amo Federico e non posso assistere alla sua rovina! Aiutatemi...voi potete farlo madame...siete l’unica in grado di aiutarlo.......lo so.. e vi chiedo per pietà, se vi è in voi un minimo di umanità di aiutarmi a farlo vivere....”
“Alzatevi, vi prego contessa- Josephine di Carignano con voce rotta e commossa aiutò Agnese ad alzarsi- ebbene...si.. conosco Federico...il marchese di Agliano è stato in questi anni uno degli amici più fidati e discreti.....saperlo in difficoltà mi sconvolge...e capisco il vostro dolore!Voi l’amate ..ebbene..anche io l’ho amato- Agnese trasalì- Ma non temete, Federico ora ama solo voi...è solo vostro contessa! Vi ama e siete fortunata, contessa Ristori, perché l’amore è prezioso e così raro, ai nostri giorni!E anche Federico è fortunato ad avere un amore come il vostro, così assoluto e vero!Va bene, vi aiuterò, non so come ma vi aiuterò!”
PALAZZO RISTORI- stanza di Emilia
Emilia non aveva più lacrime da versare; muta, guardava verso il grande giardino, senza vederlo veramente....
“Mi sembra di vivere in un incubo, Agnese!.. tra tre giorni li impiccheranno ... Tra tre giorni Martino non ci sarà più!”
“Josephine di Carignano mi ha promesso il suo aiuto, Emilia!”
Ma la giovane donna sembrava non ascoltarla
“ E’ come tanti anni fa, Agnese...quando mio zio Fabrizio doveva essere giustiziato sulla piazza di Rivombrosa. .Mi sembra di rivivere l’angoscia di quei momenti, le lacrime di mia madre....Oh, Agnese è un incubo!E io non so cosa fare.. nè qual è il mio dovere.. mi sento terribilmente sola e disperata, Agnese....”
“Non sei sola. Io sono qui, vicino a te..”
“Ma cosa faremo io e te , Agnese, da sole? Ci porteranno via tutto.. i francesi sequestreranno tutti i nostri beni!.”
“Non mi interessa questo, Emilia!...io voglio solo Martino e Federico...cosa potrebbe importarmi di beni e proprietà , se loro non ci saranno più? Perchè vivere , senza il sorriso di Federico?”
“Oh, Agnese! Non può essere così folle il mio destino.. farmi solo intravvedere la felicità sognata per tanti anni e poi spegnerla crudelmente, così senza appello.....strappandomelo dalle braccia, per sempre...”
PALAZZO REALE- Torino
Le pareti della grande galleria che portava alla sala dei banchetti del palazzo Reale di Torino erano ricoperte da enormi specchiere, che riflettevano le figure dei cortigiani che attraversavano in quel momento i lunghi corridoi della reggia; le pareti e il soffitto erano affrescate con soggetti mitologici che esaltavano le virtù dei sovrani di casa Savoia .”Il trionfo di Apollo” e “la Pace che tiene sottomesso il Furore guerriero” sembravano scrutare dall’alto i gentiluomini e le dame della corte sabaudia.
Scendeva da una delle due rampe della Scala delle Forbici ,che collegava il primo con il secondo piano del palazzo,una geniale realizzazione dell’architetto Juvarra , un gentiluomo francese, il marchese di Lavouillere , in animata conversazione con la principessa Josephine di Carignano
“Credo che mi dobbiate più di un favore, monsieur de Lavouillere!”
“Mia cara principessa...ma.quello che mi chiedete è veramente fuori da ogni regola ed è certo inusuale ..avete ben riflettuto?Trovo la vostra richiesta abbastanza particolare..”
“Spero comunque vogliate accontentarmi, caro marchese.. anche perché potrei sempre raccontare all’ambasciatore francese come siete riuscito a perdere sui tavoli da gioco degli hotel particuliers una buona parte dei soldi dell’esercito francese...Ho paura che tutto ciò non farebbe particolarmente felice il Direttorio!. Cosa direbbe poi il povero generale Buonaparte, sempre alla ricerca di finanziamenti per i suoi soldati!... Ne resterebbe certo sfavorevolmente impressionato..e sono quasi sicura che vi proporrebbe di raggiungerlo....al fronte! .direi quasi in prima linea..........”
“A quanto sembra non mi avete lasciato molta scelta; mia cara principessa.....penso proprio che non potrò esimermi dall’accontentarvi..”
“Ne ero certa, marchese, ....ero sicura di poter contare sul vostro senso pratico!Siete un vero gentiluomo, monsieur!”
APPARTAMENTO DI PALAZZO LANGOSCO
“Sarete contento, ora, Armande!”
“Angelique, proprio non vi capisco.....abbiamo ottenuto quello che volevamo!Martino Ristori tra breve penzolerà da una corda e i suoi beni entreranno nelle nostre tasche.....avevate qualche altro progetto nei suoi confronti ,mia bella merveilleuse? Siete strana, Angelique..che cosa passa nel vostro animo.?Avrei giurato che ne sareste stata contenta..”
“Tacete!”
“E’ buffo Angelique..sapete forse credo di capirvi...voi odiate il conte e con lui tutti i Ristori.. non so perché e non mi interessa.. eppure.. contemporaneamente lo amate o per lo meno avete nei suoi confronti uno strano sentimento!Che strani scherzi fa la vita ma petite!”
“Voi non avete capito niente di me, Armande mi fate schifo.. solo schifo.. e vi odio!”
Angelique afferrò la spazzola, scagliandogliela contro, nel tentativo inutile di colpirlo; Armande evitò l’oggetto e con un balzo la raggiunge, gettandola poi sul letto..” Sei solo una puttana, Angelique , una bellissima e meravigliosa puttana, ma cheriè..”
“Lasciami..”
“Solo quando mi piacerà, ma cherie, solo quando non mi servirai più!..”
PALAZZO RISTORI- salotto di Agnese
Le prime luci dell’alba avevano sorpreso Agnese ancora sveglia e seduta sulla dormeuse del salotto, in preda ad un’angoscia insopportabile
“Signora contessa...”
“Dimmi, Giannina!”
“C’è una dama che chiede di voi”
“Avevo detto che non volevo vedere nessuno, Giannina!E poi.. a quest’ora!”
“Avete ragione, ma madame de la Tour,vuole parlarvi.. dice che è urgente!E’ per il signor conte...”
“Angelique,..lei qui...Falla passare, Giannina”
“Anch’io quando sono triste guardo fuori dalla finestra e mi perdo nei miei pensieri...e sogno una vita diversa....aspettando un raggio di sole!”
“Signora... non vi avevo sentita entrare.. vi prego accomodatevi e..ditemi!Scusate se mi trovate in questo stato.. ma penso sappiate di mio fratello....”
“Sono venuta per questo, contessa....so che state cercando di farlo uscire dalla prigione, di salvarlo dalla forca! Ebbene, forse posso aiutarvi.. vi prego.. potreste fare giungere un mio biglietto a chi vi sta aiutando in questa impresa?E’ importante e non abbiamo molto tempo..”
E Angelique tese un foglio ripiegato ad Agnese.
“Perché fate questo Angelique? Perché fate questo per noi?”
“Non chiedetemelo.. non lo so neanche io, contessa...ma so che lo devo fare...è l’unica cosa che posso fare....me ne pentirò, lo so. .ma sento che devo farlo!”
CASTELLO DI CARESANO- le prigioni
Martino era seduto sul pagliericcio , mentre Federico si era avvicinato alla bocca di lupo che lasciava passare un po’ di aria in quella segreta umida e sporca.
“Cosa state guardando , Federico?”
“C’è una luna bellissima, questa sera...........”
“Già....avete ragione.”
“Domani moriremo, Martino”
“Sapete, non mi fa paura la morte, Federico.. l’ho affrontata così tante volte sul campo di battaglia! Ma mi si stringe il cuore se penso ad Emilia, povera donna! Mi ha aspettato tanto ed ora ?Ne morirà..............sapete, marchese. .io ho sprecato tutta una parte della mia esistenza; avrei potuto passare una vita felice e tranquilla accanto a lei ed invece.. !
Sono stato uno stupido, Federico!Potessi tornare indietro...vorrei ritornare bambino ..in questo momento apprezzerei persino quella megèra di Checca e le sue botte.. quante ne ho prese, quando servivo al Gatto nero!Vorrei rivedere mio padre ed Elisa, che mi ha amato e difeso come e più di una madre.........sapete, io una vera madre non l’ho mai avuta!
E’ stata Elisa a portarmi via da quella bettola .....ed è solo grazie a lei che ho ritrovato un padre.....Mi sembra ieri, quando il conte Fabrizio Ristori ha teso la sua mano per farmi salire sul suo cavallo...,dopo aver pagato la mia libertà con dodici galline e tre bei galli! E mi ha portato a Rivombrosa.....da Emilia!
Ho amato mio padre...,quando me l’hanno ucciso, ho giurato che l’avrei vendicato.. e l’ho fatto, sapete.. o per lo meno ci ho provato...ed ora?Cosa resta, ora ,della mia vita?”
“Io non voglio morire, Martino......se penso ad Agnese, non voglio morire!Anche la mia vita è stata vuota e inutile, spesa tra stupidi piaceri e stolti passatempi.. ma quando ho conosciuto vostra sorella ,oh! la vita è diventata per me degna di essere vissuta..........non voglio perderla Martino, non voglio perdere la speranza in un futuro migliore, passato insieme a lei.!.”
La porta della cella si aprì, con un sordo rumore di chiavistelli.
“Ma non è ancora l’alba! Signori, non rispettate neanche l’ultima notte di due condannati?”
Martino si alzò dal tavolaccio, con fatica.
“Nella notte ci si sente ancora vivi...prima dell’alba e della fine!”
Il carceriere lasciò
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]
17 Luglio, 2007 15:13
EDR3:AGNESE E MARTINO XI PUNTATA
UNDICESIMA PUNTATA
PALAZZO LANGOSCO- appartamento di Armande Desmoulin
Angelique non riusciva a comprendere lo strano atteggiamento di Armande.
“Ma Armande.! Non capisco!…perché non intervenite?Il console non può essere sparito così!Dovete farlo cercare!”
“E dove, mia splendida merveilleuse?E da chi, poi? Dai nostri soldati? Nei palazzi dei nobili piemontesi?A corte? Ci copriremmo di ridicolo..il console francese sparito, volatilizzato….n’est pas?No, non vi preoccupate…se conosco bene questi piemontesi patrioti, e comincio forse a comprenderli, anche se non li apprezzo molto, saranno loro a farsi vivi. e a proporre qualcosa.
E’ chiaro che deve esserci uno scopo:non hanno certo rapito il console per niente….Credo di sapere anche il perché….
Ma avranno qualche piccola sorpresa, mia cara; non conoscono bene Desmoulin, n’est pas? Scherzano con il fuoco, les pouvres petits! Bene..
Mia splendida merveilleuse, credo sia il caso di rinverdire la vostra conoscenza con i Ristori.; su fatevi bella , come sapete solo voi…dovrete essere particolarmente charmante, mia bella eterea….voglio che il conte Ristori non abbia occhio che per voi .. anzi, sapete cosa penso? Verrò questa volta anch’io, dai Ristori….credo che avrò un’interessante conversazione con il conte Martino Ristori e con sua sorella….certo, forse l’ho sopravvalutato;in questa impresa il conte non è un capo, ma probabilmente una pedina…., ma non è certo questo un problema, credo che mi sarà utile lo stesso...”
CASTELLO PIOSSASCO DI NONE- segrete del castello
“Ebbene? Ha parlato?”
“Mi spiace, cittadino ma il soggetto è leggermente testardo;abbiamo insistito un po’, ma né la corda né le frustate hanno ottenuto qualche cosa…..se volete possiamo continuare, il medico dice che può ancora resistere per un po’,.. Pensavo di utilizzare il cavalletto”
“Dov’è?”
“L’abbiamo sistemato giù nella cella comune, tra ladri ed assassini….una strana compagnia per un aristocratico!”
“Portatemelo….”
Giulio Doria,in stato di semincoscienza, si reggeva in piedi a fatica.
”Mio caro conte.. …e allora? Abbiamo cambiato idea? Non mi sembrate in buone condizioni….forse sarebbe il caso di parlare,non credete?O volete che continuiamo la discussione nelle segrete ?”
“Siete…un farabutto… e finirete all’inferno…mai…mai.. no…non ho niente …da dirvi”
“Un vero e proprio eroe….n’est pas?Ma anche gli eroi muoiono; perché volete morire…per chi non vi merita?Mio caro conte… …….mi spiace quasi per voi, .. siete qui in questa sgradevole situazione….e c’è chi approfitta della vostra assenza! Sapete,anche se fate tanto il misterioso, credo comunque di conoscere un vostro piccolo segreto…tra gentiluomini ci si comprende, n’est pas? e quindi diciamo che sono rimasto alquanto sorpreso di vedere ultimamente, ad un ricevimento, una signora che vi è cara…in un atteggiamento che credo non vi sarebbe piaciuto affatto”
“Tacete!”
“Oh, ma guarda….siete sensibile su ciò.. beh!, allora cosa ne direste se io avessi visto la dama in questione tra le braccia di un gentiluomo ……..che non siete certo voi?? Perché volete morire per una donna e per degli amici che non vi meritano?”
“Siete una serpe..!”
“Non mi credete?Fate male, conte….se fossi in voi ci penserei…Portatelo via!”
“Scusate, cittadino! “
“Ditemi capitano Cordier ..”
“ Se vi ricordate, quando abbiamo arrestato il conte Doria, vi erano tra i sopravvissuti all’assalto anche dei servi…..”
“Ebbene?.”
“Pensavamo fossero tutti contadini e servi di casa Doria, ma sembra che questo non sia poi completamente vero… Uno di questi ,sotto tortura, ha parlato…..e penso che troverete la sua confessione alquanto interessante….”
“Mio caro capitano…ho sempre avuto un estremo rispetto per i valorosi soldati della Repubblica!! ……..”
PALAZZO RISTORI
Agnese , seduta sulla bergère, in un grazioso abito rosa ed amaranto, guarnito da un sottile nastro che riprendeva la tonalità del vestito, ascoltava con la dovuta deferenza i complimenti e le preziosità delle dame e dei cavalieri che in quel pomeriggio estivo partecipavano al ricevimento mensile di palazzo Ristori. Soffocò uno sbadiglio dietro il ventaglio di pizzo: come odiava questi insulsi incontri! Riusciva a capire benissimo Martino, che in tali occasioni spesso spariva , adducendo risibili scuse… Questa volta però aveva dovuto soccombere al suo ruolo di padrone di casa: quel mellifluo e sgradevole francese!Da quando era arrivato, lui e quella donna, Angelique de la Tour, si erano accaparrati la sua attenzione……..e Martino era troppo gentile e buono per riuscire a liberarsene! Agnese aveva quasi deciso di intervenire quando qualcosa la distrasse.
Una giovane donna sembrava guardare ,con particolare interesse, un quadro caro ad Agnese: pallida, il collo elegante, gli occhi grigi penetranti, non priva di una bellezza che sfuggiva ai canoni più comuni ,aveva qualcosa nel portamento e nello sguardo che colpiva l’animo .
“Scusate madame, vedo che questo quadro ha attirato la vostra attenzione..”
“ Mia cara contessa..- la dama sorrise- l’uomo ritratto è un vostro parente?”
“Mio padre, madame, è mio padre, il conte Fabrizio Ristori.. E’ l’unico ricordo che ho di lui; morì quando avevo solo pochi mesi.”
“ E’ veramente incredibile………sapete? Ho la netta sensazione di aver già visto un simile ritratto.. o perlomeno mi sembra di riconoscerne i tratti ..”
“E dove lo avete visto , signora??”
“Oh, scusate se non mi sono presentata: sono madame De Villier, una fuoriuscita francese….mia madre era dama di compagnia della Duchessa di Artois..Mia cara contessa, non vorrei sbagliarmi, ma credo di aver già visto questo gentiluomo riprodotto in un altro quadro; sono quasi sicura di averlo notato nella casa di un’amica di mia madre, in Francia… per essere precisi questa nobildonna era dama d’onore della principessa di Lamballe”
“La principessa di Lamballe..?”
“Si, la principessa di Lamballe. Vi ricordate??La povera amica della regina Maria Antonietta, che ha pagato con la vita,l’estrema dedizione alla Corona ,che aveva caratterizzato del resto tutta la sua esistenza.. ….fu uccisa nell’assalto alla prigione della Salpêtrière, a Parigi, e con lei molte dame della corte!”
Agnese era perplessa; eppure la donna sembrava degna di fede e poi, perchè avrebbe dovuto raccontarle una simile storia? E Agnese ricordava benissimo una certa conversazione che si era svolta solo qualche settimana prima nel giardino.. allora, cosa mai poteva legare una bella merveilleuse francese ai Ristori?
Angelique aveva superato se stessa :l’abito , molto ricco, di broccato bianco ricamato a fiori e foglie a fili d’oro, con la vita molto alta e sottolineata da un triplo giro di perle , fermate a loro volta da un cammeo , incastonato nel tessuto sotto il seno, sottolineava le sue forme non certo acerbe….Al collo la magnifica collana di smeraldi richiamava il colore dei suoi bellissimi e gelidi occhi….Gli sguardi di molti dei gentiluomini presenti si erano fermati più volte su di lei con evidente piacere, ma l’unico per cui in fondo aveva scelto l’audace toilette sembrava completamente indifferente al suo fascino.
Il conte Ristori chiacchierava amabilmente con lei, è vero, ma non sembrava certo colpito dai suoi sguardi languidi , che racchiudevano un chiaro messaggio….anzi Martino sembrava molto più attirato dalla figura della cugina Emilia, che si stava intrattenendo con alcune anziane matrone.
“Mio caro conte, mi deludete…”
“E perché mai, signora?”
“Come, io cerco di suscitare in voi un minimo interesse nei miei confronti ed ecco!Non rispondete neppure alle mie domande….”
“Scusate, sono imperdonabile….dite..”
“Vi stavo chiedendo di accompagnarmi nel vostro splendido giardino: vorrei rivedere le rose e i lillà che ho ammirato nella mia ultima visita..suvvia conte, siate garbato.. è un piccolo desiderio….non chiedo di più”
“Come volete madame de La Tour ....ma cosa dirà monsieur Desmoulin..se vi rapisco in questo modo?”
“Non vi preoccupate….non credo che la cosa gli interessi più di tanto”
E con una risata argentina si appoggiò lievemente al braccio di Martino
“Emilia, ti devo parlare..”
Agnese non fece in tempo a terminare la frase: il cittadino Armande Desmoulin ,che fino a quel momento sembrava aggirarsi senza una meta nel grande salone, l’aveva improvvisamente raggiunta “Mia cara contessa Ristori ! è da molti giorni che desideravo parlare con voi...volevo farvi i miei complimenti !Siete una femme très jolie e anche molto coraggiosa...”
“Cosa intendete , signore?”
“Vi prego vogliate accettare questo umile complimento! Trovo che poche donne potrebbero essere più interessanti di voi....e anche intelligenti, n’est pas..? Apprezzo sempre questa virtù.....e so riconoscerla molto bene....vorrei però farvi notare che qualche volta l’essere troppo intelligenti può costituire un difetto.. specie se può portare ad una valutazione errata del nemico..”
“Non capisco, quale nemico?”
“Oh, mia cara , non vi preoccupate ..... semplici riflessioni ,di un vostro ardente ammiratore che non vorrebbe vedervi mai in imbarazzo,...voilà, perché sarebbe veramente disdicevole una simile eventualità.....non trovate?”
Martino era leggermente imbarazzato. La bella merveilleuse si stava facendo sempre più audace
“Mia cara signora....mi lasciate senza fiato ; avete proprio deciso di conquistarmi .. ; ne sono onorato ma......”
“ Ebbene conte.....diciamo che mi avete affascinato; e sarei molto felice di approfondire la nostra conoscenza.....cosa ne dite?”
“Mia cara signora...- Martino tentò di rispondere leggermente- .forse mi avete sopravvalutato.........non sono un gentiluomo così galante come pensate..”
“Ebbene, perché no? Chi vi trattiene? – Angelique passò il dito sui risvolti della giacca di Martino- Cosa avete da perdere?Secondo me avreste solo da guadagnare.........”E la bella francese rivolse uno sguardo ardente al conte. Che sguardo! Martino trattenne il respiro...
“Avete uno sguardo molto particolare, Angelique..sapete, la prima volta che vi ho visto mi avete ricordato qualcuno...”
“Martino!”
Emilia era comparsa sulla terrazza; Angelique nascose un cenno di stizza
“Scusate madame....ma gli ospiti reclamano la tua presenza, Martino!”
“E’ veramente un peccato conte, la nostra conversazione stava diventando sempre più interessante.....vorrà dire che la rimanderemo a tempi migliori..”
Angelique scoccò un breve sguardo obliquo ad Emilia, allontanandosi poi velocemente.
“Che impudente! Decisamente non posso lasciarti un attimo , Martino,... e devo anche sorprenderti in intima conversazione con una bella donna!”
“Emilia, Emilia.......adesso non sarai gelosa!Anima mia...... Vieni qui, abbracciami e dammi un bacio; ti voglio bene Emilia...su non mettermi il broncio, non è da te.....non mi interessano le altre donne...anche se hanno un paio di magnifici occhi verdi ! Io voglio solo te Emilia: solo tu mi sopporti sempre, mi guardi negli occhi e capisci quello che sto pensando. .tu sei l’unica per me Emilia!E voglio da te tutto l'amore che nessun altro è stato capace di darmi; tu sei la felicità che ho sempre cercato e che fortunatamente ho trovato.”
“Martino sei proprio impossibile......lasciami... i nostri ospiti possono vederci e cosa diranno poi?”
“Diranno che il conte Martino Ristori è finalmente rinsavito e ha trovato l’unico vero amore della sua vita...ora baciami Emilia....e lascia pure che dicano quel che vorranno ........”
Un gruppo di nobildonne, riunito nel salottino, scambiava impressioni e pettegolezzi sulle imprese amorose di alcuni aristocratici, tra risate maligne e divertite.
“Avete sentito dell’ultima conquista del povero barone di Sant’Angelo?Una donna impossibile, quell’attrice francese..Sembra che l’abbia lasciato per un capitano dell’esercito sabaudo.. pensate che scandalo!”
“E il conte di Sanfront?E’ vero quel che si dice? Mi sembra impossibile...povera contessa!”
“Sarà anche un grande conquistatore di cuori femminili...ma è un conquistatore impaziente però che si stanca presto quando la resistenza è troppo forte o troppo lunga....”
“Mia cara marchesa! Dovete conoscerlo bene...per dire ciò”
“Ahimè, non come vorrei.........purtroppo c’è chi lo conosce meglio di me..”
“Ho sentito dire che è un vecchio amico della principessa di Carignano..”
“Oh, si...proprio un vecchio amico..”- la dama rideva dietro il bel ventaglio di pizzo
“Ma di chi state parlando, marchesa?”
“Ma come ? Non mi direte che non conoscete almeno di fama il grande Federico di Agliano!
Il suo sguardo, i suoi occhi neri e profondi hanno fatto palpitare più di un cuore femminile, vero mia cara?”
Agnese che, alla ricerca di Emilia, si era fermata in quel momento sulla soglia del salotto, , si sentì mancare.........non era possibile !Non lui, non Federico........ chiuse gli occhi.. Lui l’amava !O forse l’aveva detto a lei ,come a quell’altra?
“Agnese, che hai?Sei pallida?Non ti senti bene?”
“Oh, Martino,scusami con gli ospiti .... portami via di qui, ti prego...”
E Agnese si rifugiò piangendo tra le braccia del fratello.
“Lo amo. L’ho amato dalla prima volta che l’ho visto, Martino. Il suo sguardo, la piega delle sue labbra, il suo sorriso....... Sento di non potere fare a meno di lui:è come se fosse una parte di me.”
Agnese, rannicchiata nella grande poltrona della biblioteca, il fazzolettino appallottolato nel pugno, piangeva, silenziosamente. Martino, le mani dietro la schiena, lo sguardo rivolto verso la grande vetrata, l’ascoltava, nella penombra serale , rischiarata solo dalla brace del camino.
“Ed ora, cosa posso fare...mi ama davvero o sono stata per lui solo un attimo fugace, una conquista, un oggetto qualunque, da prendere e poi buttare via? Ti prego ,aiutami Martino; come posso capire se è davvero lui l’uomo della mia vita? ”
Martino si girò verso la sorella, un sorriso buono e comprensivo sul volto; le accarezzò con dolcezza i capelli.
“Tu lo ami....e allora , Agnese, cosa importa quello che è stato! Difendi il tuo amore Agnese, da tutto e da tutti.......lotta per esso, non arrenderti! E .non lasciarti sviare dal passato. Dalle tue parole intuisco che un grande amore vi lega e questo deve essere superiore ad ogni pettegolezzo, ad ogni malignità. L’uomo che ami, so per certo che ti ama e non può fare a meno di te.. Parla con lui, ascoltalo e concedigli il beneficio del dubbio,......prima di respingerlo e con esso il tuo amore! “
PALAZZO SALMATORIS- sede del console francese in Piemonte
“Cittadino Desmoulin, mi è stato consegnato questa mattina un biglietto: è per voi”
“Grazie maggiore Condorcet”
Armande ruppe con impazienza i sigilli che chiudevano lo scritto e iniziò velocemente a leggere; via via che procedeva nella lettura, una piega di sottile ironia iniziò a delinearsi sulle sue labbra.
“Notizie del nostro beneamato console, maggiore...sembra leggermente impaziente e voglioso di lasciare gli amici piemontesi ..vuole tornare a casa! L’accontenteremo...a modo nostro, ma l’accontenteremo!”
ALBERGO DEL LEONE NERO – stazione di posta sulla strada per Torino
Il gentiluomo sedeva vicino al camino della locanda, interamente avvolto da un lungo, nero mantello con cappuccio, che strisciava sulla pietra d'istria della pavimentazione. Davanti a lui, posata su un tavolino, vi era una scacchiera ; l’uomo sembrava intento a simulare una ipotetica partita,con una serie di brevi e brillanti mosse. Ma a chi l’avesse osservato con maggiore attenzione, gli sguardi furtivi lanciati con frequenza verso la porta, avrebbero rivelato un interesse molto distante dalla posizione dei pezzi
L’acciottolìo dei piatti di rame e stagno,il tintinnìo dei bicchieri, e il rumore delle posate, le risa e gli strilli non sembravano scuoterlo dalle sue riflessioni.
Improvvisamente la porta si aprì e una folata di vento fece ondeggiare la fiamma del camino.
L’uomo che era entrato nella locanda era sicuramente un gentiluomo: lo rivelava il taglio dell’abito, apparentemente molto semplice ma accurato, e i modi signorili
“Oste!Del vino e un posto accanto al camino!Sono completamente inzuppato d’acqua...che terribile temporale! ”
E così dicendo raggiunse una delle due panche poste accanto al focolare.
“Bene...vedo signore che vi interessano gli scacchi...vi spiace?mentre aspetto che i miei abiti si asciughino potremmo fare una partita...che ne dite?”
“Perché no?A voi i bianchi, a me i neri..”
“Nessuno ci sta guardando...dite !”
“E’ tutto organizzato: il console arriverà alla cava tra due ore, in carrozza. Lo scambio verrà effettuato sul ponte, come avete ordinato. I nostri uomini sono disposti intorno, nella boscaglia e nascosti sul greto del fiume; non dovrebbero esserci problemi!”
“Temo Desmoulin..è astuto, abile ed infido; potrebbe tentare un colpo di mano”
“Che ci provi!Troverà pane per i suoi denti., questa volta non ci prenderà di sorpresa, marchese..”
Federico alzò la testa e sorrise
“Va bene, mi fido di voi, conte...vorrei però chiedervi ancora solo una cosa!”
“Guardate che un alfiere nemico minaccia la vostra torre, marchese.. ebbene, dite!”
“Noi questa notte rischiamo la nostra vita; potremmo anche non rivedere l’alba , conte...eppure, ,io devo parlarvi, anche se capisco che non è certo questo né il tempo né il luogo ....ma..io ..”
Federico si alzò, appoggiandosi al camino e guardando il fuoco
“Vi ascolto, ditemi pure, senza remore..cosa volete chiedermi?”
“Io voglio chiedervi la mano di Agnese, conte Ristori! Io l’amo e nel mio cuore vi è per lei solo tenerezza ed amore, più di quanto sia umanamente possibile...anche il solo vederla mi basta, per essere appagato e felice.... Vivo solo del suo sorriso, l’amo con tutto me stesso e voglio dividere con lei la mia vita...ebbene, cosa mi rispondete?”
Martino mosse l’alfiere sulla scacchiera; e poi guardò Federico, lo sguardo ridente
“Scacco al re... io ho vinto la partita .. ma voi oggi avete ottenuto qualcosa di molto più importante, marchese! E’ proprio vero.. Il vero amore non ha mai conosciuto né misura né confini!
Ve l’affido, Federico, perché sono sicuro che la farete felice; anche lei vi ama, non dubitate, per lei siete l’essere più prezioso al mondo., .abbiatene cura ...amatela, e siate felici, voi che potete...”
CAMPAGNA PIEMONTESE-luogo imprecisato
La carrozza con il doppio mantice era ferma, al bordo della strada. I due bai, che ne costituivano la pariglia, sembravano attendere l’ordine per riprendere il viaggio, ed ogni tanto raspavano il terreno con gli zoccoli; eppure, a cassetta non si intravvedeva il conducente.
Nel silenzio della notte si udì un fischio improvviso, modulato su due note:il galoppo di un cavallo che si avvicinava lungo il sentiero sembrò ridestare echi e rumori tra le fronde degli alberi.
Il cavaliere raggiunta la carrozza, trattenne il cavallo e smontò abilmente ancora in corsa; si affacciò al finestrino e parlò sottovoce rivolto all’interno. Quindi, così come era arrivato, riprese la sua strada, spronando la bestia.
Lo sportello della carrozza si aprì e ne scesero due gentiluomini: il primo sembrava quasi spinto innanzi dal secondo.
“Tra pochi minuti ,console Berthier ,potrai raggiungere i tuoi amici...! Guai a te però...se qualcuno tenta qualche scherzo di cattivo gusto ti faccio saltare le cervella...sbrigati,!”
Il console francese, le mani legate dietro la schiena,iniziò a camminare verso il ponte ed incespicò sui sassi della carraia che, tra orlo del bosco e il margine dei prati, conduceva verso la meta indicata dal suo accompagnatore..
Dall’altra parte del ponte si intravedevano ,nella leggera foschia notturna, rischiarata solo in parte dalla luce delle lanterne, alcuni uomini, accanto ad un calesse: il console era atteso......Dal piccolo gruppo si staccarono due uomini. Il primo sembrava procedere anch’esso a fatica, forse e più del console
Come per una tacita intesa, solo il console e Giulio iniziarono ad attraversare il ponte, muovendosi nella direzione opposta: giunti quasi a metà del tragitto i loro sguardi si incrociarono per un breve istante....Giulio serrò le labbra in un sorriso sarcastico...a fatica riusciva appena a trascinarsi, ma sarebbe arrivato dall’altra parte del ponte e senza aiuto alcuno.....avrebbe dimostrato a quei francesi cosa valeva un gentiluomo piemontese.......Il dolore lancinante delle torture sembrava a tratti sommergerlo .....e, quando oramai le forze stavano per lasciarlo del tutto, si ritrovò infine tra le braccia dell’amico .
“Giulio, amico mio....che cosa ti hanno fatto?”
“Non ho parlato..sai...non ho parlato..ma ora portami via....ti prego..”
E così dicendo svenne, mentre veniva caricato sulla carrozza, che si mosse immediatamente, nella notte
Il console Berthier era allibito
“Siete impazzito, Desmoulin!Li avete lasciati andare via, senza cercare di fermarli..”
“Mio caro console, ma riflettete!...siete qua tra di noi ,in buono stato, direi...sarebbe stato molto disdicevole dover riferire a Parigi della vostra ahimè improvvisa dipartita.. Quindi ,se fossi in voi non mi lamenterei più di tanto!”
“Smettetela di fare lo spiritoso, Desmoulin.....diciamo che avete perso un’ ottima occasione per prendere finalmente i capi di questa congiura!”
“Se fossi in voi non ne sarei poi così sicuro!Mio buon amico, calmatevi , e non preoccupatevi...siete sempre stato poco incline a fidarvi di me e delle mie idee......allora, vi confesserò che per questa sera la vostra piccola avventura non è ancora completamente terminata!Ho in serbo per voi una sorpresa.....”
PALAZZO RISTORI – salotto della contessina Emilia
Le pareti del piccolo bouduar erano rivestite di preziosi arazzi fiamminghi in lana e seta.
Emilia era intenta a ricamare con Giannina un prezioso drappo per l’altare della pieve;alle sue spalle , appeso al muro, il ritratto di una gentildonna sembrava sorriderle benignamente. Agnese si affacciò timidamente alla porta.”Posso disturbarti Emilia? Avrei bisogno di parlarti”
Emilia sorrise alla vista della cugina
“Vieni Agnese....ti senti meglio?Ieri sei quasi fuggita dal ricevimento...vai pure,Giannina e fai portare il thè”
Emilia ripose il lavoro.”Dimmi, cosa succede?Di cosa hai bisogno?”
Agnese si sedette su una poltroncina, sospirando
“E’ da alcuni giorni che voglio parlarti, perché c’è qualche cosa che mi lascia perplessa....ma non so bene come iniziare! Forse avrai notato tra le tante nobildonne,presenti al nostro ricevimento, una fuoriuscita francese, una certa madame De Villier, una giovane donna discreta e riservata....ebbene, questa nobildonna si è molto stupita nel vedere il ritratto di mio padre, anche perché lo ha trovato pressoché uguale, a quel che ha affermato, ad un altro ritratto che era di proprietà, e non ti sembrerà vero, della madre di Angelique de la Tour...”
“Ne sei sicura?”
“Madame de Villier ne era più che certa.: parlava della dama di compagnia della principessa di Lamballe e se ricordi Angelique de la Tour aveva accennato al fatto che la madre facesse parte dell’entourage della principessa ;tutto ciò è molto strano, non trovi?.. ”
“Infatti....sai Agnese, quella donna non mi piace, non mi è mai piaciuta, non so perché ma tutte le volte che la guardo mi ricorda qualche cosa ....un qualcosa di particolarmente penoso ..... ”
Agnese rabbrividì “Credo sia il suo sguardo, Emilia: è di ghiaccio.....sembra leggerti nel fondo dell’anima; e non è uno sguardo buono, ma piuttosto malevolo,direi quasi cattivo.”
“Eppure Agnese, mi ricorda qualcuno......è da settimane che ci penso.. sai ,anche Martino dice la stessa cosa, eppure non riusciamo a ricordare....”
“E’ troppo giovane e non è mai uscita dalla Francia.. Come potreste riconoscerla? A meno che tu non l’abbia vista appunto a Parigi!”
“Quello che non capisco è il ritratto, Agnese! Perché dovrebbe aver posseduto un ritratto di Fabrizio? Non capisco....”
[ I nostri racconti
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12 Luglio, 2007 15:10
EDR3:AGNESE E MARTINO X PUNTATA
DECIMA PUNTATA
PALAZZO RISTORI- biblioteca
Nella penombra della biblioteca Emilia, appoggiata allo stipite della porta- finestra che dava sul giardino, sembrava guardare verso il grande prato e la fontana ……
“Che cosa c’è , Emilia?” Martino silenziosamente era entrato nella stanza e aveva raggiunto la cugina.
“Oh, nulla, sai..ero persa nei miei pensieri….” Martino seguì lo sguardo della cugina...e sorrise.
“Ti ricordi quando studiavamo seduti sotto il gazebo ed io cercavo sempre un’occasione per scappare via?…povero precettore!”
“E’ vero..e io ti rincorrevo sul prato, con i libri che avevi abbandonato ……”
“E quella volta che abbiamo giocato nella tua stanza? Ti ricordi..tutte quelle piume?!!”
“Già, quella mattina Amelia era proprio disperata……e anche Elisa..”
Emilia chiuse gli occhi…..
“Martino…..volevo dirti che. ho deciso di andare via per qualche tempo….sai manco da Torino e da Palazzo Radicati da molti mesi e ..”
“Perché te ne vuoi andare, Emilia? Perché vuoi lasciare Rivombrosa?”
Emilia lasciò scivolare la mano sul bordo dorato del divano
“Forse è meglio così, Martino.. Forse in questo modo riuscirò a riflettere meglio su tante cose….su di me, su di te. ..su tutto quello che ci è successo in questi ultimi tempi.”
“Perché vuoi allontanarti da me?”
“Io non mi allontano da te, né da questi luoghi che mi sono cari.; voglio solo riflettere Martino, voglio solo stare un po’ sola con i miei pensieri..”
“Non voglio che tu vada via…….”
Emilia sorrise…
“Adesso mi sembri proprio quel bambino che protestava e che voleva avere sempre ragione….”
“Non andare via Emilia…cosa farei senza di te?”
“Oh c’è Agnese…ci sono i tuoi amici, Alessandro……..non sei solo Martino!”
“Si, io lo sono senza di te…”
E Martino prese tra le sue mani il volto di Emilia
“ Emilia sono stato un folle a non capire…….lo so che ti ho delusa troppe volte e che forse queste mie parole arrivano troppo tardi…ma io ho bisogno di te Emilia, della tua pazienza e della tua dolcezza, del tuo sorriso buono e gentile ….della tua serenità ..e del tuo amore …non posso offrirti molto se non un cuore stanco e disperato che ha tanto bisogno di te…ti prego Emilia, non partire, non lasciarmi ..ho bisogno di te…..ho sempre avuto bisogno di te..”
Martino si inginocchiò davanti ad Emilia e le prese una mano.
“Emilia ..hai ancora nel tuo cuore un angolo per questo stupido uomo?”
CASTELLO PIOSSASCO DI NONE- segrete del castello
Solo una lama di luce penetrava attraverso le solide inferriate nella cella fredda e umida.
Giulio , seduto sul fetido pagliericcio , si avvolse più volte nel mantello ; anche se si era in piena estate , in quelle celle sembrava dominare l’inverno.
Tutto l’edificio inferiore del castello era occupato da carceri .Nei grandi cameroni a volta i detenuti stavano in comune, spesso incatenati. Affacciate ai gradini della ripida scala c'erano invece alcune segrete per i condannati speciali: Giulio si trovava in una di queste .Le carceri del castello ospitavano per lo più detenuti politici o persone colpevoli di crimini particolarmente efferati, nonché, nelle più comode parti superiori, esponenti della nobiltà in attesa di riscatto.
Ogni tanto dalle profondità delle segrete si levava un urlo…il boia sapeva ben usare gli strumenti di tortura, il cavalletto e la corda !
Il suono dei chiavistelli interruppe i pensieri di Giulio.
“Ma bene….alors …caro conte! Avete riflettuto a sufficienza? O avete bisogno di una piccola sollecitazione?”
“Siete un cane e un vigliacco, signore…Mai, non parlerò mai…..”
“Mio caro amico…se fossi in voi non userei questo tono, né queste parole…..sapete….qui nessuno può dire così….qui prima o poi si parla mon ami!E vi consiglio di farlo autonomamente..mi spiacerebbe privare questo regno di un così devoto suddito di sua maestà, n’est pas?Quindi vi lasceremo ancora il tempo di riflettere, diciamo per un paio di giorni……e poi si vedrà….”
“Tra un paio di giorni io sarò fuori di qui…appena il re saprà che il conte Giulio Doria è arbitrariamente trattenuto dai francesi., interverrà”
“Permettetemi di disilludervi…sapete, non credo che il Re abbia intenzione di venire in vostro aiuto…..diciamo che voi siete solo un brigante e quindi, chi aiuterà mai un malfattore? No, ho proprio paura, conte, che la questione si risolverà solo con una piccola conversazione , tra voi e me…
Chi sono gli altri congiurati? Ditemelo e avrete salva la vita!”
“Mai!Piuttosto la morte”
“Ebbene..vedremo di accontentarvi….”
RIVOMBROSA- dintorni
Agnese aspettava seduta su una grande pietra, vicino al vecchio fontanile che raccoglieva l’acqua per i campi dei contadini; il cavallo brucava tranquillo l’erba nel boschetto di carpini e aceri che costeggiava il sentiero. Il grazioso vestito d’impalpabile mussola ,che aveva indossato per l’occasione , sembrava aprirsi come una corolla rosa sull’erba del prato. Un grande ed ovale cappello di rustica paglia incorniciava il suo bel volto.
La sera prima un servo sconosciuto le aveva consegnato un biglietto, che ora nell’attesa continuava a spiegazzare nervosamente tra le mani: Federico la invitava in poche righe ad un incontro segreto, in aperta campagna perché doveva assolutamente parlarle…
Agnese era riuscita ad uscire dal castello senza farsi notare, ma ora incominciava ad essere inquieta…
Nel silenzio della campagna ogni minimo rumore veniva amplificato;Agnese, che era sempre stata molto coraggiosa si sentiva inquieta e titubante…..forse aveva fatto male ad uscire così, senza scorta e soprattutto a fidarsi di un anonimo biglietto;per rassicurarsi, con mano tremante, impugnò la pistola di Martino che aveva sottratto quella mattina e che aveva portato per precauzione.
Il rumore di un ramo spezzato dietro di lei l’allarmò e si girò, il cane della pistola alzato..
“Sei proprio una donna coraggiosa, Agnese! E’ questo che amo in te!”
“Oh Federico, Federico…sei tu !!..cominciavo a supporre un agguato…..”
“Perdonami, amore mio,…ma ho dovuto essere ben sicuro di non venir seguito, in questo incontro,…non voglio coinvolgerti …. E perderti!”
Agnese si strinse a lui ; Federico le prese dolcemente il mento con la mano e si perse nei suoi grandi occhi, a contemplare il dolce ovale del suo volto;. sfiorò con un dito la linea delle sue labbra…, la dolce linea del collo……..amava tutto di quella donna e il solo pensiero di perderla lo faceva impazzire…Anche solo tenerla tra le braccia era un tormento e un’estasi.
“Anima mia, devo parlarti…avevo deciso di tenerti all’oscuro di alcune cose ma mi sono ormai reso conto che non posso tacere …e tu hai il diritto di sapere…avrai ormai capito che, come tuo fratello, faccio parte di un gruppo di nobili piemontesi che non si rassegna a perdere la propria libertà….ho giurato Agnese di fare tutto quello che è in mio potere per lottare contro questa gente che è venuta a portarci via le nostre terre , le nostre idee, il nostro mondo!Per questo ho anche ucciso Agnese…..Ma ora il mio più caro amico è nelle loro mani e io devo liberarlo.. glielo devo….Puoi capirlo, Agnese? Non posso lasciarlo in mano a quei bruti.. non posso permettere che gli venga fatto del male”
“Oh, Federico! io ti amo... voglio vivere con te, per sempre …e non potrei sopportare di perderti;
se ti succedesse qualcosa , credo che ne morirei……ma comprendo la tua ansia , il tuo dolore…hai ragione, devi andare a salvarlo…..è giusto; lui farebbe la stessa cosa per te.
Ti prego solo, stai attento e ti prego torna a me ! Io ti aspetterò…sempre, per sempre amore mio!”
“Agnese io ti amo...e tornerò :Agnese, te lo prometto, tornerò!”
PALAZZO ORSINI DI RIVALTA
Il duca Orsini di Rivalta era un vecchio amico del marchese Federico di Agliano; insieme avevano condiviso battaglie e scontri con più di un nemico. Colto e raffinato, il duca aveva fatto del suo castello un piacevole soggiorno per sé e per gli amici , tra i quali molti uomini di lettere e scienziati, che frequentavano e davano lustro al suo celebre salotto e che lui accoglieva nelle grandi stanze arredate con arazzi, mobili pregiati, tappezzerie preziose, specchiere imponenti, nelle gallerie con decine di quadri d'autore e nella fornitissima biblioteca. Erano poi anche frequenti e famose le recite teatrali che venivano spesso organizzate dal duca nei due giardini, uno all'italiana e uno all'inglese, che circondavano il palazzo.
Federico sapeva di poter contare in questa occasione su di lui e sul suo celebre ingegno.
“Mio caro amico , trovo che la vostra idea sia poco praticabile, considerando la situazione.. Uno scambio.. è possibile…ma con chi? Con il console Berthier? E’ un’idea pericolosa…e direi irrealizzabile…….difficile trovarlo privo di guardie il nostro console; è troppo furbo , non riuscirete mai a prenderlo di sorpresa.; però, ora che mi fate pensare.. Potremmo fare leva su un piccolo difetto del console….Sembra gli piacciano molto le belle donne…si, lasciatemi pensare…potrebbe essere una buona idea….ma quale donna si presterebbe a tutto ciò? “
Federico riflettè….perchè no, in fondo…poteva essere una soluzione!
“Credo di sapere dove trovare questa donna, duca..”
“Allora….potremmo tentare…..sì!”
PALAZZO DEI MARCHESI DI MIRANO
“Costanza.,so che amate Giulio. Ora, voglio proporvi di aiutarlo; sapete,forse esiste una possibilità di farlo uscire da quell’orrore….ma ho bisogno del vostro aiuto!. E quello che sto per proporre forse vi sorprenderà.. potete anche rifiutare , vi capirei”
“Io farei qualsiasi cosa per salvarlo….una donna innamorata non ha remore, marchese. E morirei per lui…”
“Non sarà necessario.. bene, ascoltatemi….”
PALAZZO CARIGNANO- Torino
I Principi di Carignano costituivano il ramo cadetto della famiglia Savoia. Il loro splendido palazzo patrizio, progettato e costruito ,in mattoni a vista ,da uno degli architetti più in voga della seconda metà del seicento, sembrava accogliere l’ospite in una specie di bomboniera rosa ,grazie all’effetto costituito dalle due ali laterali che si protendevano in avanti a racchiudere il grande cortile .Sulla facciata principale, rendendo un magnifico effetto , le decorazioni anch'esse in cotto, rimandavano ad avventure e imprese compiute dagli antenati, compresa la famosa vittoria in Canadà , a fianco dei francesi contro gli indiani Irochesi :sulle finestre del piano nobile, faceva bella mostra di sé un fregio che raffigurava la testa di un capo indiano .
I balli, le feste, le cavalcate, la caccia erano di casa a Palazzo Carignano :attorno all’affascinante figura della principessa Josephine di Lorena , sposa amatissima di Vittorio Amedeo quinto principe di Carignano e alla sua corte si raccoglievano le migliori personalità del mondo intellettuale del tempo.
Educata nel salotto della madre, la contessa di Brionne , la principessa, di corporatura elegante, aspetto nobile, occhi vivi e ridenti, dalla piccola bocca graziosa e sempre incline al sorriso, era lei stessa una fervida studiosa di storia greca e romana ,di filosofia, una sensibile lettrice di poesia e anche un’arguta scrittrice : ..era insomma quella che all’epoca veniva definita una “femme savant “,titolo assai raro tra le belle aristocratiche della corte piemontese.
Il suo fare disinvolto e spigliato non le aveva però fatto riscuotere presso la corte sabauda grandi simpatie e le aveva anzi inimicato molti rappresentanti della monarchia sabauda ,che vedevano in lei soprattutto una nemica, anche per la potenziale concorrenza alla successione al trono che i Carignano rappresentavano per il Re.
Josephine di Lorena saggiamente aveva preferito isolarsi dal resto della corte : fiera di carattere, dotata di coraggio e forza di spirito , preferiva la compagnia di chi desiderava divertirsi e passare piacevolmente il proprio tempo e questi certamente non mancavano tra i tanti aristocratici piemontesi : ricevere l’invito per una sua festa a Palazzo era un vanto e un onore per i nobili del tempo.
Per questa ragione il console Berthier era rimasto piacevolmente sorpreso nel trovare tra la posta del mattino il cartoncino listato d’oro con le insegne dei Carignano.
“ Sono invitato questa sera, con la delegazione francese, al ricevimento della principessa di Carignano ..”
“Se fossi in voi non andrei..in questo strano invito c’è qualcosa che mi lascia perplesso..”
“Cittadino Desmoulin adesso esagerate ! In questi ultimi tempi vedete solo congiure e trabocchetti….la principessa è francese e vi ricordo che i Carignano non sono poi così vicini alla Corona…”
“Caro console , vi ricordo che l’attuale principe è il nipote della principessa di Lamballe e non credo che sia molto piaciuta ai Carignano la fine della congiunta….inoltre il principe è un fine politico….attua un principio molto caro a questi piemontesi…trama nell’ombra e lascia che siano gli altri ad esporsi…..Comunque , se non vi spiace , vi accompagnerò……”.
I saloni ,splendidamente affrescati e decorati a stucco di Palazzo Carignano, risuonavano anche quella sera dei suoni e delle conversazioni galanti dei tanti ospiti, a molti dei quali la principessa era legata da profonda amicizia.
In uno dei salotti particuliers , celebre per le tappezzerie orientali, un gruppo di giovani aristocratici sembrava particolarmente impegnato in una discussione molto animata e ispirata alle grazie più o meno nascoste delle diverse beltà presenti.
Tra questi gentiluomini si distingueva un giovane elegantemente vestito, con la giacca a lunghe falde sul dietro, aderentissima e a doppiopetto, con maniche dai grandi risvolti.
“Mio caro duca, non trovate che questa sera vi siano delle signore particolarmente charmantes?
Sarebbe un delitto non approfittarne..”
“Conte, siete un vero e proprio libertino.. mi risulta che tra breve non potrete più fare liberamente simili commenti….sbaglio o la contessina Grimaldi vi aspetta al varco?”
L’aristocratico intervenuto sfoggiava a sua volta un paio di pantaloni a vita alta, abbottonati sotto al ginocchio e fermati da nastri. Attorno al collo un'alta fascia di tessuto, rigirata più volte, sostituiva la cravatta.
Qualche gentiluomo rise a questa uscita; il primo giovane si accigliò” Vi trovo assai poco garbato, duca….in fondo cosa c’è di male?Queste signore non aspettano altro che un’avventura piacevole…non credete?” E così dicendo si volse verso il console francese che in quel momento stava sorseggiando il liquore offertogli da un valletto.
“ Allora, cosa ne dite signor console? Mi dicono che siete un esperto di beltà femminili!”
Il console Berthier sorrise” Le dame piemontesi non hanno certo niente da invidiare alle belle parigine.. ..anche se mi sembrano n’est pas un po’ più fredde…e contegnose”
“Ne siete così sicuro? Diamine, io credo che vi stupirebbero….che ne dite di una scommessa? “
“Una scommessa?”
“Mio caro Berthier , scommetto il mio cavallo che riuscirete a conquistare una di queste beltà entro questa sera……..”
“Voi siete ubriaco!”
“Non sono mai stato così sobrio…! Cosa c’è di male? Al limite perderò il mio cavallo….o temete di non essere in grado di vincere la scommessa?”
“Signore!”
“Appunto…….mi dicono che Napoleone faccia strage di cuori….come francese non vorrete certo essere da meno, console!”
“Signori, signori…….non è il caso di alterarsi ; stiamo solo scherzando tra di noi..”
“Io non scherzo mai , lo sapete bene marchese!Allora, cosa ne dite console?Accettate la sfida?”
“E chi sarà di grazia la preda?”
“Oh, dunque……..che ne dite di quella bella signora che sta in questo momento chiacchierando amabilmente con il marchese di Racconigi? Non so chi sia ma questo rende la cosa ancora più interessante, non credete? “
La donna che era stata indicata dal giovane libertino era di una rara beltà; la splendida veste dai motivi floreali sottolineava il suo personale slanciato e una vertiginosa scollatura lasciava assai poco all’immaginazione. Come se avesse sentito su di sé lo sguardo dei due gentiluomini essa girò il capo e lanciò uno sguardo languido verso il francese.
“Vedete console? Avete già colpito!Ebbene, cosa aspettate?”
“Continuo a pensare che siate leggermente fuori di senno, ma voglio proprio dimostrarvi che noi francesi siamo in grado di ottenere qualsiasi cosa…Va bene, accetto la scommessa!Potete cominciare a dare l’addio al vostro cavallo”
La donna che il console Berthier stava intrattenendo dall’inizio della serata ,sembrava conquistata dalle parole e dai modi seducenti del francese….
Armande Desmoulin dall’altra parte del salone teneva sotto controllo la situazione, senza farsi però troppo notare; sospettava che il console avesse le idee ben chiare su come terminare la serata, ma non riusciva ad essere comunque tranquillo…forse era la presenza di tutti quegli aristocratici boriosi e supponenti, ….ah, come li odiava! Ma sarebbe venuto il momento in cui avrebbero dovuto piegarsi e rinunciare ai loro inutili privilegi……..
Il console intanto aveva sussurrato qualcosa alla bella eterea,baciandola leggermente sul collo; la donna aveva annuito ridendo; ed ora la coppia si stava lentamente allontanando ……
“Armande….- la giovane merveilleuse toccò il braccio del gentiluomo- con chi sta parlando il console?”
“Non saprei….certo, da come la guardava , con la sua prossima conquista…molto bella n’est pas?”
“Sai, la stavo osservando da qualche minuto ..e mi sembra di conoscerla…”
“Ti sbaglierai, ma petite….come potresti?Queste sono delle grandi dame e non sono certo avvezze a trattare con gente come noi……..”
“ Ti dico Armande che io quella donna l’ho già vista……….ecco!Ora ci sono: quella è la contessa Ristori!”
“Non è certo Agnese Ristori., né la cugina del conte….ti sbagli!”
“Non capisci, quella è la moglie del conte Ristori, ne sono certa…….”
“Maledizione…”
Armande si slanciò attraverso il salone, cercando di raggiungere la coppia…..ma per quanto cercasse nelle sale, e in seguito nei giardini, i due sembravano spariti…….
“Ci hanno giocato Angelique, ho paura che non rivedremo tanto presto il console Berthier!”
“Mia cara Josephine, vi ringrazio, mi siete stata preziosa:senza il vostro aiuto ben difficilmente sarei riuscito nel mio intento..”
“Non dovete ringraziarmi, caro Federico……..diciamo che ho voluto accontentare un vecchio amico,che ultimamente mi ha un po’ trascurata…ma credo di sapere il perché!”
“Mia cara principessa…...”
“Tacete, marchese, non dite una parola di più…so riconoscere un uomo innamorato…..anche se , ahimè ,non lo è di me!”
E la principessa soffocò un sospiro.
LUOGO IMPRECISATO DELLA CAMPAGNA PIEMONTESE
Il console Berthier era furente: come aveva fatto a cadere in una simile trappola, proprio lui, come un pivello, senza giudizio!..Ricordava di essersi appoggiato allo stipite della porta di un’alcova di palazzo Carignano,verso la quale l’aveva trascinato quella donna affascinante e così disponibile; aveva ancora tra le mani il ricordo delle sue piacevoli forme , discinte nell’abbraccio amoroso…..e poi improvvisamente più nulla…. si era risvegliato e ritrovato incatenato in una cripta umida e fredda , ad una colonna porosa , che sembrava trasudare acqua copiosamente……Imprecando e strattonando la catena che lo teneva ben avvinto al cerchio di ferro che cingeva la colonna, riuscì a raggiungere il mantello che giaceva poco distante e cercò di avvolgerselo intorno al corpo, per difendersi dal freddo pungente….
Infissa al muro, una torcia illuminava fiocamente l’interno ……..dove si trovava? Sembrava un’ abbazia…..certo disabitata….
“Ehi, non c’è nessuno? Mi sentite? Non potete lasciarmi qui..!” il console iniziò ad urlare..
“Stavo iniziando a chiedermi se non foste passato a miglior vita… ne avete impiegato di tempo per svegliarvi…!Decisamente dobbiamo aver ecceduto nella quantità di sonnifero…”
Uno sconosciuto, avvolto in un lungo mantello nero, il capo nascosto dal cappuccio, uscì dall’ombra..
“Signore!Chi siete?E cosa volete da me! Liberatemi….voi non sapete con chi avete a che fare..!”
L’uomo rise “ Mio caro console…..non vi preoccupate,sappiamo molto bene chi siete… come potremmo non conoscere il famoso console Berthier, pupillo del grande Barras, membro del Direttorio e del Consiglio dei cinquecento, l’uomo che è riuscito a passare indenne attraverso il Terrore, pur essendo un amico di Rosbespierre…….l’uomo che oggi ha il compito di proteggere la campagna del Generale..ed evitargli problemi……l’uomo che ultimamente ha ucciso e fatto uccidere in Piemonte tanta povera gente, l’ha privata di ogni bene e l’ha torturata nelle sue segrete….oh!, non vi preoccupate Berthier …noi vi conosciamo bene…..”
Berthier ,sotto quelle parole sferzanti, era improvvisamente impallidito e sembrava quasi volere nascondersi, addossandosi il più possibile al muro.
“Cosa vogliamo da voi? .Se fosse per me , cittadino Berthier, vorrei la tua sporca e inutile vita e godrei nel vederti penzolare dal ramo di qualche albero…..ma a quanto sembra oggi non è possibile, non è il tuo momento Berthier, sei fortunato…da quel che mi dicono sarà per la prossima volta ….quindi Berthier puoi anche rilassarti, ..potrai tornartene ai tuoi piaceri, ai tuoi intrighi, alle tue ruberie…tra breve..quando ti scambieremo con una persona che il tuo consigliere Desmoulin ha in questo momento per le mani….sempre che accetti……..tu che ne dici console? Forse dovremmo insistere…o pensi che il cittadino Desmoulin possa fare questo per te?”
“Canaglia!”
“E tu le canaglie, le conosci bene, vero Berthier?-e l’uomo strinse con mano di ferro il collo del console, fino a quasi soffocarlo ….
“Lasciatemi…..farò quel che volete…”- ansimò il console
“Bene, sapevo che ti saresti facilmente convinto…ecco qua carta e penna…..scrivi Berthier, scrivi quello che ti detterò,.se vuoi tornare nel tuo bel palazzo….tutto intero!.”
[ I nostri racconti
]
09 Luglio, 2007 15:07
EDR3:AGNESE E MARTINO IX PUNTATA
NONA PUNTATA
PALAZZO DEI CONTI DEL CARRETTO
Nello splendido palazzo ,affacciato sul grande parco all’inglese, dai viali costeggiati da alberi secolari, stava per iniziare la grande festa da ballo che avrebbe sancito l’entrata in società dell’ultimogenita del conte Marco del Carretto, la contessina Delfina.
I Del Carretto appartenevano ad una delle più antiche e importanti famiglie aristocratiche piemontesi, una nobile famiglia della marca aleramica, che poteva addirittura vantare tra i suoi antenati uno dei vassalli del Barbarossa,; il fratello dell’attuale conte aveva partecipato eroicamente alla battaglia di Millesimo a capo delle truppe piemontesi, trovando la morte sul campo.
Non vi era forse tra gli aristocratici piemontesi una famiglia più fedele al Re.
Al primo piano, nel salone da ballo neoclassico arricchito dal pavimento a mosaico in marmi policromi, già le prime coppie di ballerini intrecciavano le complesse figure della contraddanza mentre all’ingresso principale, nel sontuoso vestibolo barocco il conte e la contessa Ippolita del Majno ricevevano gli ultimi invitati
.
Martino era stato categorico
“Non posso restare ancora nascosto!Inizierebbero di sicuro i commenti, le illazioni e prima o poi arriverebbero alle orecchie dei francesi, che non aspettano altro per arrestarmi!E’ quindi l’occasione che aspettavamo…..La famiglia Ristori parteciperà al ballo”
“ Martino, ma tu non stai ancora bene, la ferita non è completamente guarita..”
“Non ti preoccupare Agnese, chiederò a Titta di rifarmi la fasciatura molto stretta e non si noterà nulla ……vorrà dire che non potrò invitarti a danzare….ma non credo tu abbia dei problemi a trovare un cavaliere di tuo gusto..”
Agnese arrossì impercettibilmente. ….anche nell’angoscia e nella disperazione di quei giorni più di una volta un paio di profondi occhi neri aveva turbato i suoi sogni……L’avrebbe rivisto, certamente . .e cosa si sarebbero detti? Agnese non sapeva se augurarsi un incontro con Federico o temerlo….
.”Certo, sono tutti lì ad attendermi!Cosa credi?”
“Agnese…..-Martino le sfiorò leggermente la guancia con la mano- sai, vorrei vederti felice accanto ad un uomo che sappia meritarti…..Cosa ne pensi di Alessandro? E’ un bravo giovane, ti conosce da tanti anni, ti stima e credo che ti voglia anche bene….”
“Non lo amo Martino, gli voglio bene, ma non lo amo….ma non ti preoccupare, Martino
…un marito saprò scegliermelo ….. E quando verrà quel momento mi sposerò solo con l’uomo che amo, e lui dovrà amarmi…….infinitamente ed esclusivamente”
Agnese vagava ,nelle stanze affollate di ospiti, alla ricerca di Federico; ma per quanto cercasse
non riusciva ad incrociare quello sguardo che l’aveva fatta sognare.
Anche Martino era alla ricerca di qualcuno e come Agnese non sapeva se augurarsi quell’incontro o temerlo .
E infine la vide. La giovane donna trasalì nel riconoscere il conte
.”Costanza! Sapevo di trovarti qui, lo speravo”
“ Martino…”
“ Costanza,no, ti prego ascoltami, lasciami parlare, sono giorni che voglio parlarti e cercare di spiegarmi…so di aver sbagliato, di non averti capito e tenuto in considerazione i tuoi sentimenti, ma ti prego, torna da me. Riproviamo, dammi un’altra possibilità…!Farò tutto quello che vuoi, ma ti prego. .Io ti ho amato e ti amo ancora Costanza ….perchè mi fai questo, perché?Che cosa ti ho fatto?”
Costanza era impallidita: Martino le aveva preso le mani nelle sue …..
“Ti prego Martino, non facciamoci ancora più male a vicenda…il nostro matrimonio è stato un errore.. un terribile sbaglio…..credimi, ho capito che non posso vivere in una situazione così falsa e inutile…e non ho paura dello scandalo , Martino…..ho deciso ,non tornerò più indietro….io non ti amo Martino, ti prego, dimenticami...,non potrei vivere con te.. io.. amo un altro uomo, Martino ..”
E Costanza corse via, piangendo.
Martino chiuse gli occhi………e quando li riaprì vide dall’altra parte della stanza Emilia…….
Il diplomatico francese chiacchierava amabilmente con il suo interlocutore “ Vedete generale, Napoleone è convinto che per assoggettare l’Italia bisogna conquistare non solo Torino e Milano, ma soprattutto, ad ogni costo, Roma !Non nascondiamoci poi il fatto che l’Italia può fornire alla Francia un ricco serbatoio di opere d’arte e di grano… I popoli italiani non saranno mai in grado di opporre alcuna resistenza, divisi come sono ,gelosi gli uni degli altri; così come del resto i rispettivi governi, illusi di essere uniti tra loro da un patto , in un vincolo , che non rispetteranno mai”
Martino girò la testa sentendo le parole del console; come si permetteva quel francese borioso e arrogante di insultare così tutti i presenti…….e fece per intervenire,.ma una mano di ferro gli strinse la spalla, lasciandolo senza fiato.
“State zitto, conte, tacete - sussurrò Federico di Agliano –vi siete già troppo esposto.. Ma non vi preoccupate; pagherà anche per questo”
Le grandi peonie vellutate, screziate, rosa chiaro ,cremisi o bianche perfette, adornavano gli angoli del giardino; nelle aiuole ovali , che precedevano l’Orangerie, le rose a piccoli cespugli occhieggiavano con i loro mazzetti di piccoli fiori rosa; il giardino di palazzo del Carretto era veramente curato e degno di un re. Agnese si sorprendeva ad accarezzare le corolle dei fiori, a sfiorarne i petali ….
Si era infine rifugiata in giardino anche perchè il ballo le era sembrato terribilmente noioso……senza la presenza di un certo gentiluomo!
Un rumore di passi sulla ghiaia la distolse dalle sue fantasticherie……Federico era lì, davanti a lei……
”Mia cara contessa Ristori il nostro destino è incontrarci nei giardini degli altrui palazzi! Ho appena trovato vostro fratello e mi ha confessato dove vi eravate nascosta ..sempre in mezzo ai fiori!.. Del resto voi stessa siete un fiore magnifico e delicato…Vi ho cercata Agnese….perchè devo parlarvi…”
E così dicendo Federico prese nelle sue le piccole e affusolate mani di Agnese
“ Oh, Agnese, dovresti vederti quando sorridi,come adesso: il tuo viso si illumina e i tuoi occhi si riempiono di gioia, ……dovresti vederti quando sorridi e capiresti perchè ti amo….perchè io.ti amo da morire, Agnese…sei in ogni mia lacrima, in ogni mio respiro, in ogni mio sguardo…sei il mio cielo Agnese....io ti amo più della mia stessa vita…e non posso fare a meno di te…..”
Agnese si sentiva trasportata in un sogno……
“Agnese…io ti amo da impazzire…..e in questi giorni ho lottato contro me stesso, perché vedi Agnese, io ti amo..ma in questo momento non sono libero di disporre della mia vita … non posso dirti niente Agnese., né spiegarti . …ma, ecco, io ti chiedo, se mi ami come io amo te, solo di aspettarmi e di avere fiducia in me……...amore mio,amore mio grande non voglio perderti..”
SULLA STRADA DELLE GRANGE
La carrozza del console francese , che in quel caldo pomeriggio di agosto seguiva la strada che da Larizzate conduceva a Crescentino,era diretta al borgo di Castell'Apertole ; qui, vicino alle povere case dei contadini, vi era un insieme di edifici in cui venivano allevati i migliori cavalli del Piemonte .
Il console Berthier aveva deciso non solo di espropriare quelle terre , proprietà personale della corona, ma anche di impadronirsi degli splendidi cavalli.
Il generale Bonaparte ne aveva urgente necessità ed aveva scritto in tal senso al console, sollecitando un suo intervento presso il Direttorio, ma l’astuto diplomatico si era reso conto ben presto che difficilmente il governo francese avrebbe acconsentito alla richiesta: Napoleone non era talmente amato da poter esigere tutto ciò! Quindi era forse il caso di ottenere un piccolo contributo dal re piemontese…….
“Mio caro console, continuo a pensare che forse non era il caso di esporsi in questo modo..”
“E perché mai , generale Chabot ?Dovrei forse avere paura di questi straccioni piemontesi e dei loro capi? Mi sembra che dopo Caluso si siano leggermente ridimensionati….”
“Vi ricordo che anche voi avete parlato solo di una battaglia e non di una guerra vinta!Quindi trovo questa passeggiata alquanto rischiosa…”
“I vostri uomini ci stanno scortando……non vi fidate più delle truppe della Repubblica?”
“Console! Non intendo dire ciò, sono un soldato e so cosa valgono i miei uomini…..ma siamo un po’ troppo lontani dall’ accampamento e in fondo siamo solo in dieci….”
“Più che sufficienti, non trovate? Un soldato della Repubblica vale a sua volta venti di questi cialtroni…”
“Caro console voi mi stupite sempre…..Proprio voi ..che qualche settimana fa vi lamentavate degli scarsi risultati ottenuti dalle truppe! E concordavate invece sui miei mezzi, anche se vi sembravano un po’ grezzi, n’est pas?”
“Cittadino Desmoulin, non fatemi pentire di avervi concesso più di quanto non abbiate meritato…non vorrei deludervi ma non mi sembra che neanche i vostri metodi abbiano dato dei grandi frutti.. “
“Questi piemontesi sono coriacei console….e poco inclini alla chiacchiera.. anche quando vi dovrebbero essere costretti…..E poi ho avuto qualche difficoltà……..gli uomini del generale sono troppo inclini a credere alle belle donne, non trovate?”
“Vi avevo avvisato Desmoulin…….non possiamo trattare i nobili piemontesi nello stesso modo in cui lo si è fatto in Francia…..qui purtroppo c’è ancora un re……e soprattutto ricordate che non possiamo mettere a repentaglio lo svolgimento della campagna del generale Bonaparte, provocando problemi nelle sue retrovie!”
“Resta comunque il fatto caro console che i capi della rivolta sono ancora uccel di bosco….e.fino a quando non saranno nelle nostre mani ho paura che non potrete assicurare al vostro amato generale proprio un bel niente!”
PALAZZO RISTORI –giardino
Seduta sopra una panchina del parco, Agnese guardava, senza però vederla realmente, la
grande fontana posta all’ingresso del giardino all’inglese e che simboleggiava l’incontro tra la Dora Baltea e il Po; la dichiarazione d’amore di Federico , anche se attesa e desiderata, l’aveva sconvolta. E quando Federico l’aveva baciata, oh,……. aveva provato delle sensazioni mai avute, una tenerezza e una felicità immensa . Il sapere di essere amata così l’aveva fatta piangere dalla gioia; eppure le ultime parole di Federico l’avevano lasciata perplessa…. perchè parlava di attendere e soprattutto di non essere libero nelle sue scelte? Agnese non capiva…..forse si riferiva ad un impegno preso precedentemente…in fondo si conoscevano da poco e Federico di Agliano era un ottimo partito…..eppure Agnese era quasi sicura che le parole di Federico non si riferissero a un simile problema…era come se un presentimento oscuro offuscasse la sua felicità…..Federico era preoccupato per qualche cosa che non poteva essere in fondo di così poco conto……chissà perché ad Agnese veniva in mente la notte in cui Martino era giunto al castello, ferito…….e se anche Federico fosse stato coinvolto nella congiura contro i francesi?….l’impegno per quella causa poteva certo scontrarsi con il sogno di una vita tranquilla, accanto alla donna amata….
“Oh,Signore. .fate che non sia vero…..non potrei sopportare tutto ciò, l’ansia e il terrore di non rivederlo più o di saperlo prigioniero …….Madre, dammi la forza , quella stessa forza che tu hai avuto………. e , se ciò che temo è vero, dammi il coraggio di stargli accanto ……e di aiutarlo!”
BORGO DI CASTELL’APERTOLE
Il minuscolo borgo di Castell’Apertole era stranamente silenzioso; le poche case di pietra , dai tetti spioventi per fare scivolare la neve e dalle minuscole finestre dalle spesse imposte per difendersi meglio dal vento e dal freddo, addossate le une alle altre e separate da uno stretto e tortuoso sentiero, sembravano disabitate, così come sembrava abbandonata la minuscola chiesa, in parte diroccata, che sorgeva al limitare del paese..
Il suono di un ruscello che scorreva era l’unico rumore che rompeva il silenzio del villaggio.
La carrozza del console, scortata dai soldati a cavallo, entrò nel villaggio ,facendo fuggire le gallinelle d’acqua che saltellavano sulla riva della roggia.
Il console scese per primo dalla carrozza
“Generale! E questo sarebbe il famoso borgo dove vengono allevati i cavalli più belli del Piemonte?”
“Scusate console ma le stalle sono dall’altra parte del paese….sono negli edifici di una vecchia cascina , attrezzata per ricoverare gli animali; queste sono le case di chi lavora nella tenuta…”
Uno sparo interruppe la frase del generale , che si portò una mano al petto e cadde in un lago di sangue!
“Imboscata, è un ‘imboscata, presto risalite in carrozza console!”
Il gruppo dei francesi era preso di mira da alcuni uomini armati che si nascondevano dietro i muretti a secco del sentiero; qualche soldato cadde , raggiunto dalle pallottole, altri tentarono di ripararsi dietro i loro cavalli…
Improvvisamente da dietro le case un urlo risuonò in francese:
“Arrendetevi! Siete circondati……..buttate le armi, se non volete morire!”
E alle parole seguì una scarica di fucileria.
Il console che si era nascosto tra i sedili della carrozza, per sfuggire ai colpi di pistola, trasalì
“Ma cosa mai ……..Desmoulin! che cosa sta succedendo?”
“Vedete, console…….in fondo anch’io ho avuto lo stesso pensiero del povero generale……….un posto magnifico, per un agguato, n’est pas?E quindi ho preso le mie ,diciamo, precauzioni…”
I patrioti sopravvissuti venivano intanto disarmati dai soldati di Desmoulin e raccolti brutalmente nella piazza.
“Bien…vediamo un po’ chi abbiamo qui ..oh, là là..qualche contadino, qualche servo….ma direi che questa volta abbiamo fatto una cattura importante….”
Desmoulin si avvicinò al gentiluomo mascherato e ferito ad un braccio che i soldati stavano strattonando..
“Mio caro conte Ristori…….direi che questa volta vi abbiamo preso con le mani nel sacco!Lasciatelo…Ebbene, conte, non vorrete sostenere di essere in viaggio, adesso!”
Il cavaliere alzò la testa e rise brevemente
“Credo signore che mi abbiate scambiato per qualcun altro……..Mi spiace deludervi! Ma temo che dovrete accontentarvi di me!” e così dicendo si strappò la maschera…..
PALAZZO DEL MARCHESE FEDERICO DI AGLIANO
“Maledetti francesi,…maledetti, maledetti……”
Federico di Agliano ,con un colpo violento, frantumò il vaso di cristallo che faceva bella mostra di sé sul marmo del camino
“Signor marchese, vi prego calmatevi……….non concluderemo certo nulla con la rabbia…ormai Giulio è nelle mani di quegli uomini e noi possiamo fare ben poco..”
“ Dove l’hanno portato?”
“Nelle segrete del castello dei Piossasco di None…quei traditori!”
“Dobbiamo farlo uscire da lì.; non so come ma dobbiamo farlo uscire ; lo uccideranno altrimenti..
Piuttosto che parlare e denunciarci, Giulio si farà uccidere!”
“E’ già tanto che l’abbiano fatto prigioniero, Federico!Generalmente questi cani di francesi uccidono chi capita loro sottomano, senza tanti problemi…non conoscono pietà!Lo tortureranno fino a sfinirlo..”
“Ascoltatemi bene, voi tutti! Non lascerò nulla di intentato per farlo uscire da quelle segrete ….e forse….ho già un’ idea..!”
“Lasciatemi, lasciatemi….lasciatemi entrare!”
Si udiva un tramestio nel corridoio….i gentiluomini riuniti nello studio di Federico si voltarono stupiti verso la porta : questa si spalancò ed entrò, trafelata , una donna in lacrime, che inutilmente un valletto cercava di trattenere
Il portamento e l’abito ne rivelavano il lignaggio e l’appartenenza alla classe nobiliare.
“Ditemi dov’è, ditemi che non è vero………dov’è Giulio?”
“Mia cara signora, vi prego calmatevi….chi siete? E perché cercate qui Giulio Doria di Ciriè?”
“Oh, vi prego, non mentite; so che gli siete amico……..e so anche che per lui voi fareste qualsiasi cosa….ma vi prego!.. ditemi che non è vero……ditemi che non l’hanno preso i francesi…..”
Federico abbassò la testa e restò in silenzio
“Allora è vero……povero amore mio……”- e la donna scoppiò in un pianto dirotto
“..Scusatemi signora, per questo mio ardire….ma voi chi siete? “
“Oh, signore……..mi chiamo Costanza…Costanza di Mirano …….”