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[ I nostri racconti ] 12 Luglio, 2007 15:10

DECIMA PUNTATA

PALAZZO RISTORI- biblioteca

Nella penombra della biblioteca Emilia, appoggiata allo stipite della porta- finestra che dava sul giardino, sembrava guardare verso il grande prato e la fontana ……

“Che cosa c’è , Emilia?” Martino silenziosamente era entrato nella stanza e aveva raggiunto la cugina.

“Oh, nulla, sai..ero persa nei miei pensieri….” Martino seguì lo sguardo della cugina...e sorrise.

“Ti ricordi quando studiavamo seduti sotto il gazebo ed io cercavo sempre un’occasione per scappare via?…povero precettore!”

“E’ vero..e io ti rincorrevo sul prato, con i libri che avevi abbandonato ……”

“E quella volta che abbiamo giocato nella tua stanza? Ti ricordi..tutte quelle piume?!!”

“Già, quella mattina Amelia era proprio disperata……e anche Elisa..”

Emilia chiuse gli occhi…..

“Martino…..volevo dirti che. ho deciso di andare via per qualche tempo….sai manco da Torino e da Palazzo Radicati da molti mesi  e ..”

“Perché te ne vuoi andare, Emilia? Perché vuoi lasciare Rivombrosa?”

Emilia lasciò scivolare la mano sul bordo dorato del divano

“Forse è meglio così, Martino.. Forse in questo modo  riuscirò a riflettere meglio su tante cose….su di me, su di te. ..su tutto quello che ci è successo in questi ultimi tempi.”

 “Perché vuoi allontanarti da me?”

“Io non mi allontano da te, né da questi luoghi che mi sono cari.; voglio solo riflettere Martino, voglio solo stare un po’ sola con i miei pensieri..”

“Non voglio che tu vada via…….”

Emilia sorrise…

“Adesso mi sembri proprio quel bambino  che  protestava  e che voleva avere sempre ragione….”

“Non andare via Emilia…cosa farei senza di te?”

“Oh c’è Agnese…ci sono  i tuoi amici, Alessandro……..non sei solo Martino!”

“Si, io lo sono senza di te…”

E Martino prese tra le sue mani il volto di Emilia

“ Emilia sono stato un folle a non capire…….lo so che ti ho delusa troppe volte e che forse queste mie parole arrivano troppo tardi…ma io ho bisogno di te Emilia, della tua pazienza e della tua dolcezza, del tuo sorriso buono e gentile ….della tua serenità ..e del tuo amore …non posso offrirti molto  se non un cuore stanco e disperato che ha tanto bisogno di te…ti prego Emilia, non partire, non lasciarmi ..ho bisogno di te…..ho sempre avuto bisogno di te..”

Martino si inginocchiò davanti ad Emilia e le prese una mano.

“Emilia ..hai ancora nel tuo cuore un angolo per questo stupido uomo?”

CASTELLO  PIOSSASCO DI NONE- segrete del castello

Solo una  lama di luce penetrava attraverso le solide inferriate nella cella fredda e umida.

Giulio , seduto sul fetido pagliericcio , si avvolse più volte  nel mantello ; anche se si era in piena estate , in quelle celle sembrava dominare l’inverno.

Tutto l’edificio inferiore del castello  era occupato da carceri .Nei grandi cameroni a volta i detenuti stavano in comune, spesso incatenati. Affacciate ai gradini  della ripida scala c'erano invece  alcune segrete per i condannati speciali: Giulio si trovava in una di queste .Le carceri del castello ospitavano per lo più detenuti politici o persone colpevoli di crimini particolarmente efferati, nonché, nelle più comode parti superiori, esponenti della nobiltà in attesa di riscatto.

Ogni tanto dalle profondità delle segrete si levava un urlo…il boia sapeva ben usare gli strumenti di tortura, il cavalletto e la corda !

Il suono dei chiavistelli interruppe  i pensieri di Giulio.

“Ma bene….alors …caro conte! Avete riflettuto a sufficienza? O avete bisogno di una piccola sollecitazione?”

“Siete un cane e un vigliacco, signore…Mai, non parlerò mai…..”

“Mio caro amico…se fossi in voi non userei questo tono, né queste parole…..sapete….qui nessuno può dire così….qui prima o poi si parla mon ami!E vi consiglio di farlo autonomamente..mi spiacerebbe privare questo regno di un così devoto suddito di sua maestà, n’est pas?Quindi vi lasceremo ancora il tempo di riflettere, diciamo per un paio di giorni……e poi si vedrà….”

“Tra un paio di giorni io sarò fuori di qui…appena il re saprà che il conte Giulio Doria è arbitrariamente trattenuto dai francesi., interverrà”

“Permettetemi di disilludervi…sapete, non credo che il Re abbia intenzione di venire in vostro  aiuto…..diciamo che voi siete solo un brigante e quindi,  chi aiuterà mai un malfattore? No, ho proprio paura, conte, che la questione si risolverà solo con una piccola conversazione , tra voi e me…

Chi sono gli altri congiurati? Ditemelo e avrete salva la vita!”

“Mai!Piuttosto la morte”

“Ebbene..vedremo di accontentarvi….”

RIVOMBROSA- dintorni

Agnese aspettava seduta su una grande pietra, vicino al vecchio fontanile che raccoglieva l’acqua per i campi dei contadini; il cavallo brucava tranquillo l’erba nel boschetto di carpini e aceri che costeggiava il sentiero. Il grazioso vestito d’impalpabile mussola ,che aveva indossato per l’occasione , sembrava aprirsi come una corolla rosa sull’erba del prato. Un grande ed ovale cappello di rustica paglia incorniciava il suo bel volto.

La sera prima un servo sconosciuto le aveva  consegnato un biglietto, che ora nell’attesa continuava a spiegazzare nervosamente tra le mani: Federico la invitava in poche righe  ad un incontro segreto, in aperta campagna perché doveva assolutamente parlarle…

Agnese era riuscita ad uscire dal castello senza farsi notare, ma ora incominciava ad essere inquieta…

Nel silenzio della campagna ogni minimo rumore veniva amplificato;Agnese, che era sempre stata molto coraggiosa si sentiva inquieta e titubante…..forse aveva fatto male ad uscire così, senza scorta e soprattutto a fidarsi di un anonimo biglietto;per rassicurarsi, con mano tremante, impugnò la pistola di  Martino che aveva sottratto quella mattina e che aveva portato per precauzione.

Il rumore di un ramo spezzato dietro di lei l’allarmò e si girò, il cane della pistola alzato..

“Sei proprio una donna coraggiosa, Agnese! E’ questo che amo in te!”

“Oh Federico,  Federico…sei tu !!..cominciavo a supporre un agguato…..”
“Perdonami, amore mio,…ma ho dovuto essere ben sicuro di non venir seguito, in questo incontro,…non voglio coinvolgerti …. E perderti!”

Agnese si strinse a lui ; Federico le prese dolcemente il mento con la mano  e si perse nei suoi grandi occhi, a contemplare il dolce ovale del suo volto;. sfiorò con un dito la linea delle sue labbra…, la dolce linea del collo……..amava tutto di quella donna e il solo pensiero di perderla lo faceva impazzire…Anche solo tenerla tra le braccia era un tormento e un’estasi.

“Anima mia, devo parlarti…avevo deciso di tenerti all’oscuro di alcune cose ma mi sono ormai reso conto che non posso tacere …e tu hai il diritto di sapere…avrai ormai capito che, come tuo fratello, faccio parte di un gruppo di nobili piemontesi che non si rassegna a perdere la propria libertà….ho giurato Agnese di fare tutto quello che è in mio potere per lottare contro questa gente che è venuta a portarci via le nostre terre , le nostre idee, il  nostro mondo!Per questo ho anche ucciso Agnese…..Ma ora il mio più caro amico è nelle loro mani e io devo liberarlo.. glielo devo….Puoi capirlo, Agnese? Non posso lasciarlo in mano a quei bruti.. non posso permettere che gli venga fatto del male”

“Oh, Federico! io ti amo... voglio vivere con te, per sempre …e non potrei sopportare di perderti;

 se ti succedesse qualcosa  , credo che ne morirei……ma comprendo la tua ansia , il tuo dolore…hai ragione, devi andare a salvarlo…..è giusto; lui farebbe la stessa cosa per te.

Ti prego solo, stai attento e ti prego torna a me ! Io ti aspetterò…sempre, per sempre amore mio!”

“Agnese io ti amo...e tornerò :Agnese, te lo prometto, tornerò!”

PALAZZO ORSINI DI RIVALTA

Il duca Orsini di Rivalta era un vecchio amico del marchese Federico di Agliano; insieme avevano condiviso battaglie e scontri con più di un nemico. Colto e raffinato, il duca aveva fatto del suo  castello un piacevole soggiorno per sé e per gli amici , tra i quali molti uomini di lettere e  scienziati, che frequentavano e davano lustro al suo celebre salotto e che lui accoglieva nelle grandi stanze arredate con arazzi, mobili pregiati, tappezzerie preziose, specchiere imponenti, nelle gallerie con decine di quadri d'autore e nella fornitissima biblioteca. Erano poi anche frequenti e famose le  recite teatrali che venivano spesso organizzate dal duca nei due giardini, uno all'italiana e uno all'inglese, che circondavano il palazzo.

Federico sapeva di poter contare in questa occasione su di lui e sul suo celebre ingegno.

 “Mio caro amico , trovo che la vostra idea sia poco praticabile, considerando la situazione.. Uno scambio.. è possibile…ma con chi? Con il console Berthier? E’ un’idea pericolosa…e direi irrealizzabile…….difficile trovarlo privo di guardie il nostro console; è troppo furbo , non riuscirete mai a prenderlo di sorpresa.; però, ora che mi fate pensare.. Potremmo fare leva su un piccolo difetto del console….Sembra gli piacciano molto le belle donne…si, lasciatemi pensare…potrebbe essere una buona idea….ma quale donna si presterebbe a tutto ciò? “

Federico riflettè….perchè no, in fondo…poteva essere una soluzione!

“Credo di sapere dove trovare questa  donna, duca..”

“Allora….potremmo tentare…..sì!”

PALAZZO DEI MARCHESI DI MIRANO

“Costanza.,so che amate Giulio. Ora, voglio proporvi di aiutarlo; sapete,forse esiste una possibilità di farlo uscire da quell’orrore….ma ho bisogno del vostro aiuto!. E quello che sto per proporre forse vi sorprenderà.. potete anche rifiutare , vi capirei”

“Io farei qualsiasi cosa per salvarlo….una donna innamorata non ha remore, marchese. E morirei per lui…”

“Non sarà necessario..  bene, ascoltatemi….”

PALAZZO CARIGNANO- Torino

I Principi di Carignano costituivano il ramo cadetto della famiglia Savoia. Il loro splendido  palazzo patrizio, progettato e costruito ,in mattoni a vista ,da uno degli architetti più in voga della seconda metà del seicento,  sembrava accogliere l’ospite in una specie di bomboniera rosa ,grazie all’effetto costituito dalle  due  ali laterali che si protendevano in avanti  a  racchiudere il grande cortile .Sulla facciata principale, rendendo un magnifico effetto , le decorazioni anch'esse in cotto, rimandavano ad avventure e imprese compiute dagli antenati, compresa la famosa vittoria in Canadà , a fianco dei francesi contro gli indiani Irochesi :sulle finestre del piano nobile, faceva bella mostra di sé un fregio che raffigurava la testa di un capo indiano .

I balli, le feste, le cavalcate, la caccia erano di casa a Palazzo Carignano :attorno all’affascinante figura della principessa Josephine di Lorena , sposa amatissima di Vittorio Amedeo quinto principe di Carignano e alla sua corte si raccoglievano le migliori personalità del mondo intellettuale del tempo.

Educata nel salotto della madre, la contessa di Brionne , la principessa, di corporatura elegante, aspetto nobile, occhi vivi e ridenti, dalla piccola bocca graziosa e sempre incline al sorriso, era lei stessa una fervida studiosa di storia greca e romana ,di filosofia, una sensibile lettrice di poesia e anche un’arguta scrittrice : ..era insomma quella che all’epoca veniva definita una “femme savant “,titolo assai raro  tra le belle aristocratiche della corte piemontese.

Il suo fare disinvolto e spigliato non  le aveva però fatto riscuotere  presso la corte sabauda grandi simpatie e le aveva anzi  inimicato molti rappresentanti della monarchia sabauda ,che vedevano in lei soprattutto una nemica,  anche per la potenziale concorrenza alla successione al trono che i Carignano rappresentavano per il Re.

Josephine di Lorena saggiamente aveva preferito isolarsi dal resto della corte : fiera di carattere, dotata di coraggio e forza di spirito , preferiva la compagnia di chi desiderava  divertirsi e  passare piacevolmente il proprio tempo   e questi certamente non mancavano tra i tanti aristocratici piemontesi  : ricevere l’invito per una sua festa a Palazzo era un vanto e un onore per i nobili del tempo.

Per questa ragione il console Berthier era rimasto piacevolmente sorpreso nel trovare tra la posta del mattino il cartoncino listato d’oro con le insegne dei Carignano.

“ Sono invitato questa sera, con la delegazione francese, al ricevimento della principessa di Carignano ..”

“Se fossi in voi non andrei..in questo strano invito c’è qualcosa che mi lascia perplesso..”

“Cittadino Desmoulin adesso esagerate ! In questi ultimi tempi vedete solo congiure e trabocchetti….la principessa è francese e vi ricordo che i Carignano non sono poi così vicini alla Corona…”

“Caro console , vi ricordo che l’attuale principe è il nipote della principessa di Lamballe e non credo che sia molto piaciuta ai Carignano la fine della congiunta….inoltre il principe è un fine politico….attua un principio molto caro a questi piemontesi…trama nell’ombra e lascia che siano gli altri ad esporsi…..Comunque , se non vi spiace , vi accompagnerò……”.

I saloni ,splendidamente affrescati e decorati a stucco di Palazzo Carignano, risuonavano anche quella sera  dei suoni e delle conversazioni galanti dei tanti ospiti,  a molti dei quali la principessa era legata da profonda amicizia.

In uno dei salotti particuliers , celebre per le tappezzerie orientali, un gruppo di giovani aristocratici sembrava particolarmente  impegnato in una discussione molto animata e ispirata alle grazie più o meno nascoste delle diverse beltà presenti.

Tra questi gentiluomini si distingueva un giovane elegantemente vestito, con la  giacca a lunghe falde sul dietro, aderentissima e a doppiopetto, con maniche dai grandi risvolti.

“Mio caro duca, non trovate che questa sera vi siano delle signore particolarmente charmantes?

Sarebbe un delitto non approfittarne..”

“Conte,  siete un vero e proprio libertino.. mi risulta che tra breve non potrete più fare liberamente simili commenti….sbaglio o la contessina Grimaldi vi aspetta al varco?”

 L’aristocratico intervenuto sfoggiava a sua volta un paio di pantaloni a vita alta, abbottonati sotto al ginocchio e fermati da nastri. Attorno al collo un'alta fascia di tessuto, rigirata più volte, sostituiva la cravatta.

Qualche gentiluomo rise a questa uscita; il primo giovane si accigliò” Vi trovo assai poco garbato, duca….in fondo cosa c’è di male?Queste signore non aspettano altro che un’avventura piacevole…non credete?” E così dicendo si volse verso il console francese che in quel momento stava sorseggiando il liquore offertogli da un valletto.

“ Allora, cosa ne dite signor console? Mi dicono che siete un esperto di beltà femminili!”

Il console Berthier sorrise” Le dame piemontesi non hanno certo niente da invidiare alle belle parigine.. ..anche se mi sembrano n’est pas un po’ più fredde…e contegnose”

“Ne siete così sicuro? Diamine, io credo che vi stupirebbero….che ne dite di una scommessa? “

“Una scommessa?”

“Mio caro Berthier , scommetto il mio cavallo  che riuscirete a conquistare una di queste beltà entro questa sera……..”

“Voi siete ubriaco!”

“Non sono mai stato così sobrio…! Cosa c’è di male? Al limite perderò il mio cavallo….o temete di non essere in grado di vincere la scommessa?”

“Signore!”

“Appunto…….mi dicono che Napoleone faccia strage di cuori….come francese non vorrete certo essere da meno, console!”

“Signori, signori…….non è il caso di alterarsi ; stiamo solo scherzando tra di noi..”

 “Io non scherzo mai , lo sapete bene marchese!Allora, cosa ne dite console?Accettate la sfida?”

“E chi sarà di grazia la preda?”

“Oh, dunque……..che ne dite di quella bella signora che sta in questo momento chiacchierando amabilmente con il marchese di  Racconigi? Non so chi sia ma questo rende la cosa ancora più interessante, non credete? “

La donna che era stata indicata dal giovane libertino era di una rara beltà; la splendida veste dai motivi floreali sottolineava il suo personale slanciato e una vertiginosa scollatura lasciava assai poco all’immaginazione. Come se avesse sentito su di sé lo sguardo dei due gentiluomini essa girò il capo e lanciò uno sguardo languido verso il francese.

“Vedete console? Avete già colpito!Ebbene, cosa aspettate?”

“Continuo a pensare che siate leggermente fuori di senno, ma voglio proprio dimostrarvi che noi francesi siamo in grado di ottenere qualsiasi cosa…Va bene, accetto la scommessa!Potete cominciare a dare l’addio al vostro cavallo”

La donna che il console Berthier stava intrattenendo dall’inizio della serata ,sembrava conquistata dalle parole e dai modi seducenti del francese….

Armande Desmoulin dall’altra parte del salone teneva sotto controllo la situazione, senza farsi però troppo notare; sospettava che il console avesse le idee ben chiare su come terminare la serata, ma non riusciva ad essere comunque tranquillo…forse era la presenza di tutti quegli aristocratici boriosi e supponenti, ….ah, come li odiava! Ma sarebbe venuto il momento in cui  avrebbero dovuto piegarsi e rinunciare ai loro inutili privilegi……..

Il console intanto aveva sussurrato qualcosa alla bella eterea,baciandola leggermente sul collo; la donna  aveva annuito ridendo; ed ora la coppia si stava lentamente allontanando ……

“Armande….- la giovane merveilleuse toccò il braccio del gentiluomo- con chi sta parlando il console?”

“Non saprei….certo, da come la guardava , con la sua prossima conquista…molto bella n’est pas?”

“Sai, la stavo osservando da qualche minuto ..e mi sembra di conoscerla…”

“Ti sbaglierai, ma petite….come potresti?Queste sono delle grandi dame e non sono certo avvezze a trattare con gente come noi……..”

“ Ti dico Armande che io quella donna l’ho già vista……….ecco!Ora ci sono: quella è la contessa Ristori!”

“Non è certo Agnese Ristori., né la cugina del conte….ti sbagli!”

“Non capisci, quella è la moglie del conte Ristori, ne sono certa…….”

“Maledizione…”

Armande si slanciò attraverso il salone, cercando di raggiungere la coppia…..ma per quanto cercasse nelle sale, e in seguito nei giardini, i due sembravano spariti…….

“Ci hanno giocato Angelique, ho paura che non rivedremo tanto presto il console Berthier!”

“Mia cara Josephine, vi ringrazio, mi siete stata preziosa:senza il vostro aiuto ben difficilmente sarei riuscito nel mio intento..”

“Non dovete ringraziarmi, caro Federico……..diciamo che ho voluto accontentare un vecchio amico,che ultimamente mi ha un po’ trascurata…ma credo di sapere il  perché!”

“Mia cara principessa…...”

“Tacete, marchese, non dite una parola di più…so riconoscere un uomo innamorato…..anche se , ahimè ,non lo è di me!”

E la principessa soffocò un sospiro.

LUOGO IMPRECISATO DELLA CAMPAGNA PIEMONTESE

Il console Berthier era furente: come aveva fatto a cadere in una simile trappola, proprio lui, come un pivello, senza giudizio!..Ricordava di essersi appoggiato allo stipite della porta di un’alcova di palazzo Carignano,verso la quale l’aveva trascinato quella donna affascinante e così disponibile; aveva ancora tra le mani il ricordo delle sue piacevoli forme , discinte nell’abbraccio amoroso…..e poi improvvisamente più nulla…. si era risvegliato e ritrovato incatenato in una cripta umida e fredda , ad una colonna  porosa , che sembrava trasudare acqua copiosamente……Imprecando e strattonando la catena che lo teneva ben avvinto al cerchio di ferro che cingeva la colonna, riuscì a raggiungere il mantello che giaceva poco distante e cercò di avvolgerselo intorno al corpo, per difendersi dal freddo pungente….

Infissa al muro, una torcia illuminava fiocamente l’interno ……..dove si trovava? Sembrava  un’ abbazia…..certo disabitata….

“Ehi, non c’è nessuno? Mi sentite? Non potete lasciarmi qui..!” il console iniziò ad urlare..

“Stavo iniziando a chiedermi se non foste passato a miglior vita… ne avete impiegato di tempo per svegliarvi…!Decisamente dobbiamo aver  ecceduto nella quantità di sonnifero…”

Uno sconosciuto, avvolto in un lungo mantello nero, il capo nascosto dal cappuccio, uscì dall’ombra..

“Signore!Chi siete?E cosa volete da me! Liberatemi….voi non sapete con chi avete a che fare..!”

L’uomo rise “ Mio caro console…..non vi preoccupate,sappiamo molto bene chi siete… come potremmo non conoscere il famoso console Berthier, pupillo del grande Barras, membro del Direttorio e del Consiglio dei cinquecento, l’uomo che è riuscito a passare indenne attraverso il Terrore, pur essendo un amico di Rosbespierre…….l’uomo che oggi ha il compito di proteggere la campagna del Generale..ed evitargli problemi……l’uomo che ultimamente ha ucciso e fatto uccidere in Piemonte tanta povera gente, l’ha privata di ogni bene e l’ha torturata nelle sue segrete….oh!, non vi preoccupate Berthier …noi vi conosciamo bene…..”

Berthier ,sotto quelle parole sferzanti, era improvvisamente impallidito e sembrava quasi volere nascondersi, addossandosi il più possibile  al muro.

“Cosa vogliamo da voi? .Se fosse per me , cittadino Berthier, vorrei la tua sporca  e inutile vita e godrei nel vederti penzolare dal ramo di qualche albero…..ma a quanto sembra oggi non è possibile, non è il tuo momento Berthier, sei fortunato…da quel che mi dicono  sarà per la prossima volta ….quindi Berthier puoi anche rilassarti, ..potrai tornartene ai tuoi piaceri, ai tuoi intrighi, alle tue ruberie…tra breve..quando ti scambieremo con una persona che il tuo consigliere Desmoulin ha in questo momento per le mani….sempre che accetti……..tu che ne dici console? Forse dovremmo insistere…o pensi che il cittadino Desmoulin possa fare questo per te?”

“Canaglia!”

“E tu le canaglie, le conosci bene, vero Berthier?-e l’uomo strinse con mano di ferro il collo del console, fino a quasi soffocarlo ….

“Lasciatemi…..farò quel che volete…”- ansimò il console

“Bene, sapevo che ti saresti facilmente convinto…ecco qua carta e penna…..scrivi Berthier, scrivi quello che ti detterò,.se vuoi tornare nel tuo bel palazzo….tutto intero!.”

[ I nostri racconti ] 09 Luglio, 2007 15:07

NONA PUNTATA

PALAZZO DEI CONTI DEL CARRETTO

Nello splendido palazzo ,affacciato sul grande parco all’inglese, dai viali costeggiati da alberi secolari, stava per iniziare la grande festa da ballo che avrebbe sancito l’entrata in società dell’ultimogenita del conte Marco del Carretto, la contessina Delfina.

I Del Carretto appartenevano ad una delle più antiche e importanti famiglie aristocratiche piemontesi, una nobile famiglia della marca aleramica, che poteva addirittura vantare tra i suoi antenati uno dei vassalli del Barbarossa,; il fratello dell’attuale conte aveva  partecipato eroicamente alla battaglia di Millesimo a capo delle truppe piemontesi, trovando la morte sul campo.

Non vi era forse tra  gli aristocratici piemontesi una famiglia più fedele al Re.

Al primo piano, nel salone da ballo neoclassico arricchito dal pavimento a mosaico in marmi policromi, già le prime coppie di ballerini intrecciavano le complesse figure della contraddanza mentre all’ingresso principale, nel sontuoso vestibolo barocco il conte e la contessa Ippolita del Majno ricevevano gli ultimi invitati

.

Martino era stato categorico

“Non posso restare ancora nascosto!Inizierebbero di sicuro i commenti, le illazioni  e prima o poi arriverebbero alle orecchie dei francesi, che non aspettano altro per arrestarmi!E’ quindi  l’occasione che aspettavamo…..La famiglia Ristori parteciperà al ballo”

“ Martino, ma tu non stai ancora bene, la ferita non è completamente guarita..”

“Non ti preoccupare Agnese, chiederò a Titta  di rifarmi la  fasciatura molto stretta e non si noterà nulla ……vorrà dire che non potrò invitarti a danzare….ma non credo tu abbia dei problemi a trovare un cavaliere di tuo gusto..”

Agnese arrossì impercettibilmente. ….anche nell’angoscia  e nella disperazione di quei giorni più di una volta un paio di profondi occhi neri aveva turbato i suoi sogni……L’avrebbe rivisto, certamente . .e cosa si sarebbero detti? Agnese non sapeva se augurarsi un incontro con Federico o temerlo….

.”Certo, sono tutti lì ad attendermi!Cosa credi?”

“Agnese…..-Martino le sfiorò leggermente la guancia con la mano- sai,  vorrei vederti felice accanto ad un uomo che sappia meritarti…..Cosa ne pensi di Alessandro? E’ un bravo giovane, ti conosce da tanti anni, ti stima e credo che ti voglia anche bene….”

“Non  lo amo Martino, gli voglio bene, ma non lo amo….ma non ti preoccupare, Martino

…un marito saprò scegliermelo ….. E quando verrà quel momento mi  sposerò solo con l’uomo che amo,  e lui dovrà amarmi…….infinitamente ed esclusivamente”

Agnese vagava ,nelle stanze affollate di ospiti, alla ricerca di Federico; ma per quanto cercasse

non riusciva ad incrociare quello sguardo che l’aveva fatta sognare.

Anche Martino era alla ricerca di qualcuno e come Agnese non sapeva se augurarsi quell’incontro o temerlo .

E infine la vide. La giovane donna trasalì nel riconoscere il conte

.”Costanza! Sapevo di trovarti qui, lo speravo”

“ Martino…”

“ Costanza,no,  ti prego ascoltami, lasciami parlare, sono giorni che voglio parlarti e cercare di spiegarmi…so di aver sbagliato, di non averti capito e tenuto in considerazione i tuoi sentimenti, ma ti prego, torna da me. Riproviamo, dammi un’altra possibilità…!Farò tutto quello che vuoi, ma ti prego. .Io ti ho amato e ti amo ancora Costanza ….perchè mi fai questo, perché?Che cosa ti ho fatto?”

Costanza era impallidita: Martino le aveva preso le mani nelle sue …..

“Ti prego Martino, non facciamoci ancora più male a vicenda…il nostro matrimonio è stato un errore.. un terribile sbaglio…..credimi, ho capito che non posso vivere in una situazione così falsa e inutile…e non ho paura dello scandalo , Martino…..ho deciso ,non tornerò più indietro….io non ti amo Martino, ti prego, dimenticami...,non potrei vivere con te.. io.. amo un altro uomo, Martino ..”

E Costanza corse via,  piangendo.

Martino chiuse gli occhi………e quando li riaprì vide dall’altra parte della stanza Emilia…….

Il diplomatico francese chiacchierava amabilmente con il suo interlocutore “ Vedete generale, Napoleone è convinto che  per assoggettare l’Italia bisogna conquistare non solo Torino e Milano, ma soprattutto, ad ogni costo, Roma !Non nascondiamoci poi il fatto che l’Italia può fornire alla Francia un ricco serbatoio di opere d’arte e di grano… I popoli italiani non saranno mai in grado di opporre alcuna resistenza, divisi come sono  ,gelosi gli uni degli altri; così come del resto  i rispettivi governi, illusi di essere uniti tra loro da un patto , in un vincolo , che non rispetteranno mai”

Martino girò la testa sentendo le parole del console; come si permetteva quel francese  borioso e arrogante di insultare così tutti i presenti…….e fece per intervenire,.ma una mano di ferro gli strinse la spalla, lasciandolo senza fiato.

“State zitto, conte,  tacete - sussurrò Federico di Agliano –vi siete già troppo esposto.. Ma non vi preoccupate; pagherà anche per questo”

Le grandi peonie vellutate, screziate, rosa chiaro ,cremisi o bianche perfette, adornavano gli angoli del giardino; nelle aiuole ovali , che precedevano l’Orangerie, le rose a piccoli cespugli occhieggiavano con i loro  mazzetti di piccoli fiori rosa; il giardino di palazzo del Carretto era veramente curato e degno di un re. Agnese si sorprendeva ad accarezzare le corolle dei fiori, a sfiorarne i petali ….

Si era infine rifugiata in giardino anche perchè il ballo le era sembrato terribilmente noioso……senza la presenza di un certo gentiluomo!

Un rumore di passi sulla ghiaia la distolse dalle sue fantasticherie……Federico era lì, davanti a lei……

”Mia cara contessa Ristori  il nostro destino è incontrarci nei giardini degli altrui palazzi! Ho appena trovato vostro fratello e mi ha confessato dove  vi eravate nascosta ..sempre in mezzo ai fiori!.. Del resto voi stessa siete un fiore magnifico e delicato…Vi ho cercata Agnese….perchè devo parlarvi…”

E così dicendo Federico prese nelle sue le piccole e affusolate mani di Agnese

“ Oh, Agnese, dovresti vederti quando sorridi,come adesso:  il tuo viso si illumina e i tuoi occhi si riempiono di gioia, ……dovresti vederti quando sorridi e capiresti perchè ti amo….perchè io.ti amo da morire, Agnese…sei in ogni mia lacrima, in ogni mio respiro, in ogni mio sguardo…sei il mio cielo Agnese....io ti amo più della mia stessa vita…e non posso fare a meno di te…..”

Agnese si sentiva trasportata in un sogno……

“Agnese…io ti amo da impazzire…..e in questi giorni  ho lottato contro me stesso, perché vedi Agnese, io ti amo..ma in questo momento non sono libero di disporre della mia vita  … non posso dirti niente Agnese., né spiegarti . …ma, ecco, io ti chiedo, se mi ami come io amo te, solo di aspettarmi e di avere fiducia in me……...amore mio,amore mio grande  non voglio perderti..”

SULLA STRADA DELLE GRANGE

La carrozza del console francese , che in quel caldo pomeriggio di agosto seguiva la strada che da Larizzate conduceva a Crescentino,era diretta al borgo di  Castell'Apertole ; qui, vicino alle povere case dei contadini, vi era un insieme di edifici  in cui venivano allevati i migliori cavalli del Piemonte .

Il console Berthier aveva deciso non solo di espropriare quelle terre , proprietà personale della corona, ma anche di impadronirsi degli splendidi cavalli.

Il generale Bonaparte  ne aveva urgente  necessità ed aveva scritto in tal senso al console, sollecitando un suo intervento presso il Direttorio, ma l’astuto diplomatico si era reso conto ben presto che difficilmente  il governo francese avrebbe acconsentito alla richiesta: Napoleone non era talmente amato da poter esigere tutto ciò! Quindi era forse il caso di ottenere un piccolo contributo dal re piemontese…….

“Mio caro console, continuo a pensare che forse non era il caso di esporsi in questo modo..”

“E perché mai , generale Chabot ?Dovrei forse avere paura di questi straccioni piemontesi e dei loro capi? Mi sembra che dopo Caluso si siano leggermente ridimensionati….”

“Vi ricordo che anche voi avete parlato solo di una battaglia e non di una guerra vinta!Quindi trovo questa passeggiata alquanto rischiosa…”

“I vostri uomini ci stanno scortando……non vi fidate più delle truppe della Repubblica?”

“Console! Non intendo dire  ciò, sono un soldato e so cosa valgono i miei uomini…..ma siamo un po’ troppo lontani  dall’ accampamento e in fondo siamo solo in dieci….”

“Più che sufficienti, non trovate? Un soldato della Repubblica vale a sua volta venti di questi cialtroni…”

“Caro console voi mi stupite sempre…..Proprio voi ..che qualche settimana fa vi lamentavate degli scarsi risultati ottenuti dalle truppe! E concordavate invece  sui miei mezzi, anche se vi sembravano un po’ grezzi, n’est pas?”

“Cittadino Desmoulin, non fatemi pentire di avervi concesso più di quanto non abbiate meritato…non vorrei deludervi ma non mi sembra che neanche i vostri metodi abbiano dato dei grandi frutti.. “

“Questi piemontesi sono coriacei console….e poco inclini alla chiacchiera.. anche quando vi dovrebbero essere costretti…..E poi ho avuto qualche difficoltà……..gli uomini del generale sono troppo inclini a credere alle belle donne, non trovate?”

“Vi avevo avvisato Desmoulin…….non possiamo trattare i nobili piemontesi nello stesso modo in cui lo si è fatto in Francia…..qui purtroppo c’è ancora un re……e soprattutto ricordate che non possiamo mettere a repentaglio lo svolgimento della  campagna del generale Bonaparte, provocando problemi nelle sue retrovie!”

“Resta comunque il fatto caro console che i capi della rivolta sono ancora uccel di bosco….e.fino a quando non saranno nelle nostre mani ho paura che non potrete assicurare al vostro amato generale proprio un bel niente!”

PALAZZO RISTORI –giardino

Seduta sopra una  panchina del parco, Agnese guardava, senza però vederla realmente, la

grande  fontana posta all’ingresso del giardino all’inglese e che simboleggiava l’incontro tra la Dora Baltea e il Po; la dichiarazione d’amore di Federico , anche se attesa e desiderata, l’aveva sconvolta. E quando Federico l’aveva baciata, oh,……. aveva provato delle sensazioni mai avute, una tenerezza  e una felicità immensa . Il sapere di essere amata così  l’aveva fatta piangere dalla gioia; eppure le ultime parole di Federico l’avevano lasciata perplessa…. perchè parlava di attendere e soprattutto di non essere libero nelle sue scelte? Agnese non capiva…..forse si riferiva ad un impegno preso precedentemente…in fondo si conoscevano da poco e Federico di Agliano era un ottimo partito…..eppure Agnese era quasi sicura che le parole di Federico non si riferissero a un simile problema…era come se un presentimento oscuro offuscasse la sua felicità…..Federico era preoccupato per qualche cosa che non poteva essere in fondo di  così poco conto……chissà perché ad Agnese veniva in mente la notte in cui Martino era giunto al castello, ferito…….e se anche Federico fosse stato  coinvolto nella congiura contro i francesi?….l’impegno per quella causa poteva certo scontrarsi con il sogno di una vita tranquilla, accanto alla donna amata….

“Oh,Signore. .fate  che non sia vero…..non potrei sopportare tutto ciò, l’ansia e il terrore di non rivederlo più o di saperlo prigioniero …….Madre, dammi la forza , quella stessa forza che tu hai avuto………. e , se ciò che temo è vero, dammi il coraggio di stargli accanto ……e di aiutarlo!”

BORGO DI CASTELL’APERTOLE

Il minuscolo borgo di Castell’Apertole era stranamente silenzioso; le poche case di pietra , dai tetti spioventi per fare scivolare la neve e dalle minuscole finestre dalle spesse imposte per difendersi meglio dal vento e dal freddo, addossate le une alle altre e separate da uno stretto e tortuoso sentiero, sembravano disabitate, così come sembrava abbandonata la minuscola chiesa, in parte diroccata, che sorgeva al limitare del paese..

Il suono di un ruscello che scorreva era l’unico rumore che rompeva il silenzio del villaggio.

La carrozza del console, scortata dai soldati a cavallo, entrò nel villaggio ,facendo fuggire le gallinelle d’acqua che saltellavano sulla riva della roggia.

Il console scese per primo dalla carrozza

“Generale! E questo sarebbe il famoso borgo dove vengono allevati i cavalli più belli del Piemonte?”

 “Scusate console ma le stalle sono dall’altra parte del paese….sono negli edifici di una vecchia cascina , attrezzata per ricoverare gli animali; queste sono le case di chi lavora nella tenuta…”

Uno sparo interruppe la frase del generale , che si portò una mano al petto e cadde in un lago di sangue!

“Imboscata, è un ‘imboscata, presto risalite in carrozza console!”

Il gruppo dei francesi era preso di mira da alcuni uomini armati che si nascondevano dietro i muretti a secco del sentiero; qualche soldato cadde , raggiunto dalle pallottole, altri tentarono di ripararsi dietro i loro cavalli…

Improvvisamente da dietro le case un urlo risuonò in francese:

“Arrendetevi! Siete circondati……..buttate le armi, se non volete morire!”

E alle parole seguì una scarica di fucileria.

Il console che si era nascosto tra i sedili della carrozza, per sfuggire ai colpi di pistola, trasalì

“Ma cosa mai ……..Desmoulin! che cosa sta succedendo?”

“Vedete, console…….in fondo anch’io ho avuto lo stesso pensiero del povero generale……….un posto magnifico, per un agguato, n’est pas?E quindi ho preso le mie ,diciamo,  precauzioni…”

I patrioti sopravvissuti  venivano intanto disarmati dai soldati di Desmoulin e raccolti brutalmente nella piazza.

“Bien…vediamo un po’ chi abbiamo qui ..oh, là là..qualche contadino, qualche servo….ma direi che questa volta abbiamo fatto una cattura importante….”

Desmoulin si avvicinò al gentiluomo mascherato e ferito ad un braccio  che i soldati stavano strattonando..

“Mio caro conte Ristori…….direi che questa volta vi abbiamo preso con le mani nel sacco!Lasciatelo…Ebbene, conte, non vorrete sostenere di essere in viaggio, adesso!”

Il cavaliere alzò la testa e rise brevemente

“Credo signore che mi abbiate scambiato per qualcun altro……..Mi spiace deludervi! Ma temo che dovrete accontentarvi di me!” e così dicendo si strappò la maschera…..

PALAZZO DEL MARCHESE FEDERICO DI AGLIANO

“Maledetti francesi,…maledetti, maledetti……”

Federico di Agliano ,con un colpo violento, frantumò il vaso di cristallo che faceva bella mostra di sé sul marmo del camino

“Signor marchese, vi prego calmatevi……….non concluderemo certo nulla con la rabbia…ormai Giulio è nelle mani di quegli uomini e noi possiamo fare ben poco..”

“ Dove l’hanno portato?”

“Nelle segrete del castello dei Piossasco di None…quei traditori!”

“Dobbiamo farlo uscire da lì.; non so come ma dobbiamo farlo uscire ; lo uccideranno altrimenti..

Piuttosto che parlare e denunciarci, Giulio si farà uccidere!”

“E’ già tanto che l’abbiano fatto prigioniero, Federico!Generalmente questi cani di francesi uccidono chi capita loro sottomano, senza tanti problemi…non conoscono pietà!Lo tortureranno fino a sfinirlo..”

“Ascoltatemi bene, voi tutti! Non lascerò nulla di intentato per farlo uscire da  quelle segrete ….e forse….ho già un’ idea..!”

“Lasciatemi, lasciatemi….lasciatemi entrare!”

Si udiva un tramestio nel corridoio….i gentiluomini riuniti nello studio di Federico si voltarono stupiti verso la porta : questa si spalancò ed entrò, trafelata , una donna in lacrime, che inutilmente un  valletto cercava di  trattenere

Il portamento e l’abito ne  rivelavano il lignaggio e l’appartenenza alla classe nobiliare.

“Ditemi dov’è, ditemi che non è vero………dov’è Giulio?”

“Mia cara signora, vi prego calmatevi….chi siete? E perché cercate qui Giulio Doria  di Ciriè?”

“Oh, vi prego, non mentite; so che gli siete amico……..e so anche che per lui voi fareste qualsiasi cosa….ma vi prego!.. ditemi che non è vero……ditemi che non l’hanno preso i francesi…..”

Federico abbassò la testa e restò  in silenzio

“Allora è vero……povero amore mio……”- e la donna scoppiò in un pianto dirotto

“..Scusatemi signora, per questo mio ardire….ma voi chi siete? “

“Oh, signore……..mi chiamo  Costanza…Costanza  di Mirano …….”

[ Generale ] 01 Luglio, 2007 17:37

Credevate che la prima serie di Elisa di Rivombrosa fosse terminata alla 13° puntata? beh per le stordite e gli storditi non è così.... anzi sarebbe più corretto dire che per noi non esiste nemmeno una prima serie , ma semplicemente l'unica ed irripetibile storia di Elisa di Rivombrosa: una favola eterna ed avvincente che ha affascinato e "stordito" milioni di telespettatori e proprio in virtù di quell'affetto che ci lega a questa bellissima storia eccovi la 14° puntata il finale che tutti avremmo voluto vedere.

Un grazie particolare a tutti coloro che hanno collaborato a questa impresa ( i nomi li troverete alla fine della puntata) e alla pazienza di chi ha saputo aspettare che questo finale apparisse anche sul blog delle stordite :)

 

 (Continua)
[ ELISA DI RIVOMBROSA: IL ROMANZO ] 01 Luglio, 2007 16:32

Elisa emerse bruscamente dal sogno nebuloso nel quale era sprofondata, quando la pendola, nella galleria del secondo piano, batteva cinque rintocchi. Anche l’ultimo tentativo di abbandonare gli assilli nell’oblio era dunque sfumato: il sonno tenacemente le sfuggiva.

Lo sguardo di due penetranti occhi blu cobalto continuava a perseguitarla anche nelle tenebre della stanza, risvegliando prepotentemente un’ondata di  emozioni impetuose, importune, sublimi.

Cercò a tastoni sul guanciale, la misteriosa ghirlanda, come per accertarsi dell’attendibilità degli eventi; i fiori erano ancora lì, più reali che mai, e il rosso insolente trapassava l’oscurità, quasi a volersi imporre alla sua volontà vacillante. Se solo avesse potuto lasciarsi andare a quella dolcissima illusione…

 (Continua)
[ I nostri racconti ] 30 Giugno, 2007 15:05

OTTAVA PUNTATA

PALAZZO RISTORI- in piena notte

Distesa su una dormeuse , Agnese cercava di ingannare il tempo leggendo un’ opera di Racine che aveva preso in biblioteca.

Non riusciva ad addormentarsi; per qualche oscura ragione si sentiva inquieta. Vi era un silenzio irreale nel castello, che l’angosciava…. Neanche il romanzo aveva il potere di distrarla! Gettò il libro in un angolo e sospirò. Martino quella sera era stato  particolarmente nervoso: a cena non aveva risposto se non a monosillabi a tutti i suoi tentativi di intavolare una qualsiasi discussione  e aveva mangiato pochissimo.

Anche Emilia se ne era accorta, ma non aveva commentato.; ultimamente sembrava pensare ad altro anche lei…

Agnese si alzò , si diresse verso la finestra, l’aprì; il frinire dei grilli e delle cicale accompagnava  l’afa soffocante di quella notte estiva..

Improvvisamente ad Agnese sembrò di udire un gemito.. forse era il vento, che si era alzato? Eppure…..no, questo era un vero lamento.. qualcuno stava male, là fuori!

Prese il candeliere e si precipitò a socchiudere la porta….sì, aveva ragione, qualcuno, forse ferito, si stava lamentando. Tenendo alta la candela, per rischiarare il corridoio,  si avventurò fino alla scala che portava alle stanze dei piani superiori.

“ Martino! Che cosa…cosa è successo? E voi chi siete?” Agnese si fermò allibita sul pianerottolo, vedendo il fratello barcollante e sostenuto da un gentiluomo sconosciuto.

“ Stai male? Oh,no!Ma sei ferito! –gridò improvvisamente vedendo che dalla mano che comprimeva il fianco sinistro filtrava lentamente del sangue.

“Per carità,  zitta!, non chiamate nessuno” implorò il gentiluomo “ Dovete fidarvi di me signora..vi prego….la vita di vostro fratello e la mia sono nelle vostre mani.. aiutatemi a portarlo nella sua stanza…”

“ Ma è ferito!.. morirà se non chiamiamo un medico…”

“Non morirà ..ma  portiamolo nella sua stanza …..non dobbiamo farci vedere né sentire da nessuno…e poi chiameremo un medico.. ve lo prometto”

Agnese trattenne un singhiozzo…

”Come è successo , perché?”- Emilia pallidissima si affacciò alla porta della sua stanza..

“Signore vi prego….... ne va della vita del conte.. e anche della vostra”

“Seguitemi” Agnese sollevò il candeliere , “faremo come volete..”

Il medico aveva terminato di medicare le ferite di Martino che nell’incoscienza aveva ripreso a lamentarsi….

“ Non può restare qui..”

Le luci dell’alba iniziavano a filtrare attraverso gli spessi tendaggi

 “ Se lo trovano i francesi è finita…….e prima o poi qualcuno della servitù potrebbe parlare”

“I miei domestici sono fidati, signore..”

“ Voi non sapete quali mezzi conoscano quelle iene  per fare parlare un uomo….no, dobbiamo portarlo via di qui, da qualche parte , dove non possano trovarlo”

Agnese rialzò la testa…..”So dove possiamo portarlo….c’è un posto in cui non lo troveranno mai”

PALAZZO DEL MARCHESE FEDERICO DI AGLIANO

Federico , appoggiato allo stipite della finestra , sembrava guardare lontano, al di la delle siepi di bosso che chiudevano il grande prato……..ma lo sguardo era teso e preoccupato

Giulio, stanco e impolverato , si lasciò andare sulla poltrona

“Una donna piena di risorse la tua Agnese, non si è sconvolta più di tanto sai? Sempre fortunato tu …Oh! L’abbiamo portato in un vecchio capanno di caccia dei Ristori, al limitare della loro proprietà.;è ben nascosto dalla boscaglia e penso possa trattarsi di un buon nascondiglio, data la situazione!.. il dottore, un uomo fidato, ha estratto il proiettile e tamponato la ferita; certo, il conte ha perso molto sangue ma dovrebbe cavarsela…..diciamo che per qualche tempo Martino Ristori sarà ..in viaggio!”

“Non ci crederanno”

“Adesso dipende tutto da Agnese Ristori……ma credo che saprà tenere testa ai francesi.. almeno, lo spero per lei”

PALAZZO SALMATORIS- sede del console francese in Piemonte

L’antico palazzo Salmatoris , nel quale Napoleone aveva dettato  al marchese Costa di Beauregard e al barone La Tour le condizioni di resa della monarchia sabauda ,ospitava oramai da qualche mese l’entourage del console francese in Piemonte; nel grande appartamento , utilizzato più di un secolo prima  da  Vittorio Amedeo I e dalla moglie Cristina di Francia , allontanatisi da Torino per sfuggire la peste e la guerra, si svolgevano gli incontri del console Berthier con i suoi consiglieri .

Armande Desmoulin saliva lentamente il lungo scalone d’onore, sovrappensiero, lasciando scorrere lo sguardo sugli splendidi affreschi del Taricco che ne decoravano le pareti : l’assalto, tentato nella notte al forte di Caluso, grazie alle informazioni ricevute, era stato respinto, molti degli assalitori uccisi, alcuni feriti e caduti nelle mani della guarnigione. Eppure Armande non era particolarmente contento di come si erano svolti gli eventi. I veri capi, quelli che agivano nell’ombra e che avevano organizzato l’attacco, erano sfuggiti, Armande ne era certo.

Alle stesse conclusioni era giunto anche il console Berthier

“ Signori, una battaglia è vinta….ma non abbiamo certo sconfitto questi briganti piemontesi; non dobbiamo dare loro il tempo di riprendersi e ricostruire le loro bande. Cosa consigliate, generale Chabot?”

“ Utilizziamo le truppe e iniziamo a controllare le case e a confiscare le proprietà di questi insorti…vedrete che gli altri si guarderanno bene dal continuare!”

“ Si potrebbe anche  cercare di far parlare i prigionieri……….non credete generale?”

“Cittadino Armande Desmoulin, sapete che non condivido questi vostri metodi , che hanno avuto  il potere di farci odiare dalla popolazione; e noi non dobbiamo alienarci le simpatie di questo popolo! Non otterremo niente uccidendo, torturando e impiccando indiscriminatamente chiunque…..io sono un soldato della Repubblica  e combatto; non sono un assassino, cittadino Desmoulin!!”

“Oh, là là, mio caro generale..resta però il fatto che questi mezzi da voi ritenuti così esecrabili ci abbiano permesso ultimamente di ottenere dei risultati…….che voi, con tutte le vostre truppe, non siete riuscito a raggiungere, in questi ultimi mesi, cittadino generale!”

“ Signori, signori, lasciamo per piacere queste inutili considerazioni!! E’ il risultato che conta, purtroppo, generale Chabot! Lo so,  mi ripugna, come del resto ripugna a voi, ma sono d’accordo  questa volta con  il cittadino Desmoulin…..se non ispiriamo terrore a questa gente non otterremo nulla !

Va bene , Desmoulin: lo so che avete uomini e mezzi., che vi sono stati dati direttamente dal generale  Bonaparte, non so in quale modo e perché , ma che comunque avete ottenuto ….e allora datevi da fare! Vi prego solo di una cosa: ricordo benissimo gli eccessi compiuti in Savoia.

Quindi,state attento: questa non è la Vandea e questi non sono dei semplici contadini, ma sono degli aristocratici piemontesi e per quanto il re non abbia più molta voce in capitolo, per il momento non possiamo ancora decidere della nobiltà di questo regno…..quindi , siete autorizzato ad indagare, con i metodi che vi sembreranno più opportuni, ma non voglio essere coinvolto in ciò che farete..”

“ Siete stato chiarissimo console…..a me il lavoro sporco, a voi la gloria, n’est pas? “

ALLA MADONNA DEL POPOLO

Il sole del primo pomeriggio faceva risplendere la splendida facciata in cotto della chiesa della Madonna del Popolo ,avvolgendo la costruzione di mattoni rossi in uno splendore dorato.

Agnese scese dalla carrozza, ed alzò la testa contemplando la  grande porta d'ingresso artisticamente intagliata ; con un sospiro si rivolse al suo accompagnatore:

“ Vi prego Alessandro.. potete aspettarmi fuori dalla chiesa? Vorrei entrare da sola”

“Agnese, io rispetto i vostri desideri, però vorrei capire perché mai ho dovuto accompagnarvi fino a qui ed ora devo attendervi……..non potreste dirmi che cosa accade e perché Martino è partito senza dirmi niente? Dovevamo vederci oggi per una partita di caccia.. “

“Alessandro, vi spiegherò più tardi  … ma ora vi prego , se siete un amico, non chiedetemi nulla.”

E così dicendo Agnese spinse la porta della chiesa ed entrò.

Nel buio, appena rischiarato dalle candele, l'altare maggiore, un vero capolavoro dell'arte barocca, dominava l’abside; le pareti laterali erano impreziosite da una serie di magnifici affreschi , rappresentanti la “Strage degli innocenti”e “L’ultima cena”.

Agnese si raccolse un attimo in preghiera; era stanca, terribilmente stanca ed angosciata dal pensiero di Martino, sofferente e forse moribondo là nel capanno………”Vi prego, Signore, datemi la forza , fate che io sia in grado di salvarlo da tutto e da tutti……..è mio fratello, non ho più nessuno, mi resta solo lui……….mamma, papà, vi prego aiutatemi, non lasciatemi sola “

Si rialzò e si diresse verso la cappella laterale, impreziosita da stucchi e da statue lignee;si inginocchiò ad uno dei confessionali .

“Sono la contessa Agnese Ristori, padre. Ho avuto il vostro messaggio”

La voce dell’uomo nascosto nel confessionale era solo un sussurro.

“Ascoltatemi bene …..un ferito, uno degli uomini che ha partecipato con vostro fratello all’assalto di Caluso,  sotto tortura ha parlato…i francesi sanno che il conte Ristori è implicato

in una congiura ai loro danni……..verranno  certamente questa sera al castello e lo cercheranno..”

“Non lo troveranno”

“Ma troveranno voi, vostra cugina, i vostri servi………”

“Non ho paura dei francesi!”

“Ma non potete affrontarli da sola……vi minacceranno, vi faranno  cadere in contraddizione..”

“Cosa mi consigliate?”

“Ebbene…dovrete comportarvi come se nulla fosse….organizzate una riunione, una festa, qualcosa insomma; devono trovarvi attorniata da amici.. e felice, completamente ignara…….così resteranno disorientati…ad un uomo sotto tortura si può far confessare qualsiasi cosa ..anche informazioni false.. ”

“ Mi chiedete molto”

“Penso sia  l’unica soluzione…”

“Tenterò. …”

NEL CAPANNO FUORI DAL MONDO

Il fuoco andava  spegnendosi : le ultime braci nel camino, simili a delle stelle morenti,brillavano nella penombra della stanza.

Emilia , seduta sulla vecchia poltrona, davanti al letto di Martino ,era disperata. Il conte  continuava a lamentarsi nel sonno, la febbre stava salendo e la giovane donna non sapeva più cosa fare..

“Martino, ti prego, non morire……..come potrei vivere senza di te?Non mi importa se tu ami quell’altra…ma io senza di te non esisto, non posso esistere…..resisti Martino, ti prego resisti, non morire……..unico amore della mia vita!”

Ed Emilia scivolò lentamente in terra , inginocchiata, abbracciando Martino con lo sguardo….

“Perché , perché Martino…….le vuoi così bene?  da cercare la morte per lei.. non ne vale la pena…lei non ti ha mai amato……….come ti amo io ..  Oh !Martino..  perchè non ti sei mai accorto del mio amore?….e ora, se tu muori, morirò anch’io perché non vale più la pena di vivere senza di te…” Scoppiò in un pianto dirotto “Vivi amore mio, vivi ….ed io sarò felice anche se non mi vorrai..”

E mentre le braci del fuoco si spegnevano ad una ad una  , lentamente, Emilia si  addormentò, sfinita.

Il trillo solare dell’allodola,  alle prime luci dell’alba la svegliò… man mano il chiarore del nuovo giorno si diffuse nella stanza, illuminando infine il volto di Martino..

Come aveva potuto addormentarsi così ?Lasciandolo solo!Disperata, si chinò sul letto dell’uomo amato.

”Martino, Martino rispondimi…!!.”

“Emilia……”- Martino aprì lentamente  gli occhi

“Dove sono?... Perché stai …piangendo?”

“Oh, Martino…….Signore ti ringrazio…….sei vivo..”

PALAZZO RISTORI

Seduta davanti alla preziosa scrivania della biblioteca , Agnese ripensava tremando alla terribile serata appena trascorsa .

Si rivedeva accogliere nel salone delle feste, appoggiata al marmo del grande camino,con un sorriso sulle labbra, i soldati francesi ed il loro capitano , tra gli amici, i nobili aristocratici e le loro mogli, seduti ai tavolini da gioco e impegnati in  partite ai dadi e alle carte  o intenti a chiacchierare amabilmente  sui grandi divani di velluto rosso della sala da biliardo…… Nell’ombra della sera, rischiarata  dal grande lampadario , gli abiti color pastello delle dame erano sembrati brillare di luce propria .Lei stessa aveva indossato una toilette particolarmente elegante, un vestito azzurro cielo che le stava d’incanto……Con notevole sangue freddo, alla richiesta ,da parte del perplesso capitano francese,di un colloquio privato., aveva ostentato grande sicurezza ed alterigia, rifiutandosi di lasciare soli  i suoi invitati, anche se per pochi minuti………Per quale ragione ,poi? Per delle stupide ed inutili illazioni sul conte suo fratello, che comunque in quel momento era in viaggio di affari, verso la Francia e presso amici , ben conosciuti e stimati del resto dallo stesso console francese……Cosa volevano dunque da lei? Si trattava sicuramente di un errore e se avessero continuato con quello che era solo un irritante atteggiamento avrebbe avuto di che lamentarsi con l’ambasciatore francese presso la corte sabauda…

Il capitano francese, abbastanza confuso e perplesso, si era così ritirato in buon ordine………….

Agnese aveva riso, scherzato e civettato con gli ospiti per tutto il resto della serata.

Ma quando finalmente anche l’ultima carrozza aveva lasciato palazzo Ristori, Agnese era scoppiata in pianto………..

Martino era salvo, per il momento e con lui Rivombrosa!

Armande Desmoulin era furibondo

“Giocati, vi siete fatti giocare da quella donna! Incredibile”

“Ma cittadino, non è possibile..vi  è stato sicuramente un errore.”

“ Il mio errore è stato quello di credervi in grado di tenere testa ad una fragile fanciulla, capitano!Un ufficiale francese preso in giro da una semplice ragazzetta….Il generale Bonaparte avrà sicuramente qualcosa da dirvi e molto presto anche!”

“Cittadino Desmoulin………”

“Siete degli incompetenti ….Vi conviene sparire ..e in fretta!”

Rimasto solo Armande si calmò ed iniziò a riflettere:

“Sembra proprio che non sarà così facile ottenere dei risultati in poco tempo contro questi piemontesi …il sogno di arricchirmi alle spalle di questi aristocratici Ristori  si sta pericolosamente allontanando …,.Devo  comunque riconoscere che Agnese Ristori è un  nemico intelligente….. hai vinto la tua battaglia Agnese Ristori….ma per vincere una guerra la strada è molto lunga………ed io sono molto paziente. Vedrai, prima o poi riuscirò a portarti via la tua Rivombrosa, …vincerò io Agnese…., parola di Armande Desmoulin!

CAPANNO DI CACCIA

Il  cavaliere, dopo aver aggirato il podere di Santa Marta, imboccò al galoppo la strada sterrata che si infilava tra i campi e che più avanti sfiorava il lago di Viverone; poi tagliò improvvisamente sulla destra, abbandonando il sentiero e infilandosi nella macchia ancora rada ma che precedeva il bosco di betulle e castagni: il busto verticale e sciolto, l’assetto in avanti sulla sella, verso il pomo, rivelavano un’abitudine e un’ ottima propensione per l’equitazione.

Il cavallo nel suo galoppo sfrenato si addentrò nel  fitto bosco di castagni ,che di tanto in tanto si apriva   in  scorci suggestivi.

La magia di quei  luoghi risaltava  soprattutto in quell’ ora  che precedeva  il tramonto , con una meravigliosa luminosita' , sfumata nei colori piu' tenui.

Il cavaliere ridusse l’andatura al trotto e accarezzò con la mano il pelo dell’animale per tranquillizzarlo

“Bravo Ugo….ora rallenta, siamo quasi arrivati…”

Il capanno di caccia sembrava disabitato; dal camino usciva però un sottile filo di fumo….

Il gentiluomo, impugnate le redini con la mano sinistra, scese  da cavallo , lasciandosi scivolare fino a terra. Legò il cavallo alla staccionata e poi ,con circospezione, si avvicinò alla porta e tentò di aprirla..

“Fermo o sparo..chi è là??”

“Martino..sono io ..Agnese..non vorrai spararmi per caso!”

Il conte avanzò zoppicando  nella penombra della stanza, il cane della pistola alzato.

“ Vestita in questo modo…..come potevo riconoscerti? Cosa ti è saltato in mente ..vestirti da uomo!”

Agnese rise e si tolse il cappello: i lunghi capelli biondi le si sciolsero come una nuvola sulle spalle..

“Mio caro, almeno così non mi hanno certo riconosciuta, né seguita….vedo che stai meglio, altrimenti non avresti avuto il coraggio di rimproverarmi!”

“Agnese, Agnese..” – Martino represse una smorfia di dolore- cerchi sempre di scherzare ,tu!”

“ Mio caro fratello, sono troppo  contenta , permettimi quindi  di  manifestare la mia gioia….sei vivo.. ho temuto per te Martino, ho temuto di non poterti più avere vicino….” E  Agnese abbracciò stretto il fratello

“Martino promettimi.. mai più metterai a repentaglio la tua vita, mai più….ti prego; mi sembrava di impazzire……..perchè mi hai tenuto all’oscuro della tua decisione? Non mi vuoi più bene dunque? Non sono forse più la tua amata sorellina…….oh, Martino io ti voglio bene e te ne vorrò sempre, ma ti prego non escludermi dalla tua vita; permettimi di starti vicino, nel bene e nel male.. e di non allontanarmi più come hai fatto in questi giorni.. Io lo so che hai sofferto e che stai ancora soffrendo, ma ti prego, dammi la possibilità di aiutarti a sopportare questo dolore, te ne prego..”

“ Agnese, un amore è capace di infliggere nell’anima una ferita mortale, più grave di quella che può causare una spada, una ferita che non ti fa sanguinare ma che non va mai via … e una grande  rabbia ti rimane dentro…e ti chiedi perché…perché proprio a te? Io amo ancora Costanza, anche se lei mi ha lasciato…..e non so per quanto tempo l’amerò ancora……..forse per sempre ! Ma ti prometto che non mi farò distruggere da questo amore………ho capito in questi giorni che voglio troppo bene a te, ad Emilia per lasciarvi sole  e disperate..”

“Emilia ti vuole tanto bene, sai? Ti ha assistito giorno e notte , fino a quando non ti sei ripreso…”

“Lei mi ha sempre voluto bene, da quando eravamo  bambini e ci nascondevamo sotto il tavolo della sala da pranzo! Mi ha sempre difeso e aiutato…sì, lei mi vuol bene, come una sorella..”

Agnese chinò la testa…..”Sai io penso che lei ti voglia veramente bene, Martino…….e non come una sorella……..ma tu non te ne sei mai accorto…….lei ti ama Martino, ti ama disperatamente e inutilmente, ……..come tu hai amato e ami Costanza ..”

Le ombre della sera erano ormai scese ; nel capanno di caccia Martino, seduto davanti al fuoco acceso nel  vecchio camino rifletteva sulla sconvolgente  verità che gli aveva appena sussurrato Agnese …e rivedeva ora, oh, in tutt’altro modo, tanti episodi della sua fanciullezza.. da quella prima volta in cui Emilia aveva preso le sue difese contro la madre, alla terribile mattina di Natale, in cui gli aveva regalato quel bellissimo libro di strategia militare che l’aveva conquistato e che ancora conservava tra le sue cose più care insieme alla spada dalla punta stondata , la vecchia spada di Fabrizio, il padre tanto amato ..

Emilia era sempre stata accanto a lui, in ogni momento della sua esistenza; l’aveva confortato, sostenuto, incoraggiato e difeso, tante e tante volte…..E lui non si era mai reso conto che la ragazzina gentile che per prima gli aveva offerto la sua amicizia, l’aveva anche immediatamente amato ……..

“Sono stato un folle……..avevo accanto a me l’amore e non l’ho riconosciuto……..ed ora, cosa farò?Come potrò ancora guardarla negli occhi ? Oh, Emilia ………cosa abbiamo fatto delle nostre vite……….solo una lunga agonia…….”