Ads by Google   Login

[ ELISA DI RIVOMBROSA: IL ROMANZO ] 25 Giugno, 2007 20:11
Più tardi, quando anche gli ultimi invitati presero congedo, Elisa provò un profondo senso di sollievo. Gli appuntamenti mondani avevano il potere di sfibrarla e non amava sentirsi al centro di tante sollecite attenzioni. Incamminandosi stancamente lungo la galleria dei ritratti, gettò una rapida occhiata alla porta chiusa della stanza di Cristiano.  (Continua)
[ ELISA DI RIVOMBROSA: IL ROMANZO ] 25 Giugno, 2007 19:23
Mentre spronava il baio impaziente attraverso il declivio scosceso che conduceva al lago, la splendida amazzone si volse per un lungo istante, come in attesa.

Pure, nessuna figura si delineò oltre la curva gentile e nebulosa della collina, come ci si sarebbe aspettati in un primo momento. La gentildonna socchiuse allora gli occhi, quasi ad indugiare su un segreto pensiero e, restituendo la chioma indomita ai capricci del vento, tornò ad appiattirsi sul dorso dell’animale, al galoppo.                        

 Sebbene la raffinata eleganza degli abiti e l’indiscutibile grazia dei movimenti, non sembrassero lasciare dubbi sulla sua estrazione sociale, vi era una tale fresca e inconsapevole inosservanza dell’etichetta nel suo contegno, nel suo stesso incauto vagabondare senza scorta alcuna,  da apparire quantomeno  singolarmente inusuale in una dama d’elevato lignaggio.

L’aria pungente del primo mattino faceva sentire la sua morsa inclemente, ma la giovane donna pareva non curarsene affatto, si lasciava inebriare dall’acre fragranza di resina, che i boschi di conifere sprigionavano tutt’intorno, e dalla sensazione esaltante di quella corsa, quasi a volervi estinguere caparbiamente ombre importune.

Oltre il poggio erboso punteggiato di faggi, si apriva la radura che circondava l’immenso specchio d’acqua del lago; i primi timidi chiarori dell’alba ne animavano la superficie lattiginosa di riflessi cangianti e molteplici, e riaccendevano dolcemente i colori di quell’universo  sopito, dove ogni cosa si svestiva del suo involucro d’ombra per offrirsi senza difese alla luce inesorabile del giorno.

 La figura armoniosa rallentò l’andatura del cavallo fino a fermarsi in prossimità della distesa scintillante, scese agilmente e, dopo aver legato saldamente le redini ad un ramo vicino, si mise a sedere sul tronco di un albero abbattuto, che affiorava dal verde tenero della riva.

 Le solitarie passeggiate mattutine erano ormai divenute una piacevole consuetudine. Contrariamente a quanto accadeva alle gentildonne di nascita aristocratica, la giovane contessa Ristori non si faceva mai scrupolo a girovagare da sola,  quell’abitudine le veniva dai tempi in cui non era che un’umile serva, quando la sua indole orgogliosa e ribelle la spingeva a trovare un’evasione alla sorveglianza serrata di padroni dispotici ed esigenti. Persino adesso, tuttavia, la conquista di un prestigio sociale che la affrancava da soprusi ed imposizioni, non aveva reso meno impellente, in lei, il bisogno di ritagliarsi uno spazio tutto suo, lontano dal frastuono del mondo.

 (Continua)
[ I nostri racconti ] 25 Giugno, 2007 15:02

SETTIMA PUNTATA

PALAZZO DORIA DI CIRIE’ -studio del conte Giulio

“Volevo ricordarti Federico che ho parlato in questi giorni con il conte d’Olivola…..ci ha assicurato il suo sostegno; e per quanto riguarda il duca di Marolles sembra che non vi siano problemi per l’uso della cava sulla Sesia....ma ti interessa o no? Decisamente le feste hanno su di te un pessimo risultato…insomma Federico, non ti capisco, è da ieri che mi sembri stregato da qualche filtro o pozione magica…o sei stato per caso  affascinato da una splendida fata?.”

“Proprio di una fata si tratta: bella e ammaliatrice, incantevole nella sua freschezza e gioventù, irresistibilmente attraente…..”

Sembrava a Federico di risentire tra le sue braccia il corpo flessuoso di Agnese ; anelava ad aspirarne  la lieve fragranza , il suo  tenue profumo di mughetto

“Amico mio, mi spaventi…….non ti ho mai visto così! Travolto dalla passione e completamente privo di senso pratico.. Non vorrei spegnere il tuo ardore sai ma ti ricordo che abbiamo qualche problema in sospeso tu ed io in questi giorni….”

“ Lo so Giulio che è una follia, proprio in questo momento, lo so, me lo sono ripetuto già  più e più volte ultimamente. Ma ho anche capito che non posso rinunciare ad Agnese. E’ come se dovessi rinunciare a me stesso”

PALAZZO RISTORI- Appartamento di Agnese

Agnese sognava…. Federico le  cingeva le spalle. Le baciava la nuca, il collo, e le ripeteva che l’amava., l’amava da morire , non poteva più fare a meno di lei   .Agnese,stretta nel suo abbraccio, avrebbe voluto divincolarsi, ma come vinta da una forza a lei superiore capiva confusamente di non potere, ..era come se non volesse lasciarlo! …….

Si svegliò di colpo, matida di sudore; no, non era stato un sogno.

Federico di Agliano l’aveva veramente baciata ……..e l’amava, sì, Agnese ne era quasi certa………ma lei l’amava? Quali erano i suoi veri sentimenti?Non l’aveva forse giudicato un uomo scontroso e indisponente ? Come poteva allora amarlo?………e si amava così, dunque, senza limiti, senza remore, senza una ragione apparente?…………era questo l’amore quindi, un desiderio che attraeva ed univa….era lo stesso amore  che avevano provato sua madre e suo padre? Il vero amore?

Federico l’aveva lungamente guardata, intensamente, uno sguardo che aveva avuto il potere di lasciarla senza fiato ; poi era risalito a cavallo e se ne era andato , senza dirle una parola……….Agnese era rimasta così, lo sguardo perso nel  nulla , le vesti scomposte , i riccioli dorati sparsi sulle spalle , i nastri del grazioso cappellino disciolti ….e  così l’aveva trovata un esterrefatto Alessandro, al quale lei era solo riuscita a chiedere, con voce tremante, di essere riportata a casa …

Agnese si guardava riflessa nello specchio, ai piedi del letto.  Giannina era entrata per portare il vassoio della colazione e per rassettare la camera..

“Giannina posso chiederti una cosa?”

“ Certo, ditemi contessina..”

“Tu hai mai amato?”

Giannina rivide improvvisamente  il povero Beppo, riverso in una pozza di sangue,sulle scale di Rivombrosa..

“Cosa volete sapere da me.?”

“ Cosa è stato per te amare? Cosa vuol dire amare , Giannina?”

Giannina lentamente si sedette vicino ad Agnese.

“Sapete, quando vostro padre si dichiarò ad Elisa ero lì vicina., lo ricordo come se fosse oggi! Sembrava impazzito..e di questo parere, ricordo , era soprattutto vostra zia Anna…Gridava il suo amore per lei, su quella scalinata, davanti a tutti, senza paura di uno scandalo……ecco, l’amore è illogico, non ha remore, non si piega a stupide convenzioni.

Chi ama non ha limiti, non può avere limiti….e vostra madre lo  ha amato appassionatamente e disperatamente,. Oh, per lei è stato molto duro all’inizio. Non era compresa, neppure dalla sua famiglia.;li aveva tutti contro e anche tra di noi c’era chi non comprendeva come fosse profonda  e unica la sua  passione per vostro padre.; eppure non si è mai tirata indietro…..anche quando vostro padre venne ingiustamente accusato : disse che avrebbe preferito morire per amore, piuttosto che continuare a vivere senza di lui.. …..sì, contessina io ho provato l’amore, ma quello che c’era tra loro due era qualcosa di unico….quello era l’amore vero!

SOTTO L’OMBRA DELLA GRANDE QUERCIA

Agnese sfiorò leggermente con le dita la scritta incisa sulla lapide di Fabrizio e di Elisa

Come  amava l’ombra rassicurante della grande quercia , il lieve rialzo ondulato della collina, il silenzio e la pace che sembrava avvolgere quel luogo… un luogo che faceva parte di lei, della sua infanzia, dove si era recata tutti i pomeriggi per tanti anni con la madre adorata “a  trovare papà”,ricordava ancora le parole di Elisa,. e a portargli un piccolo mazzo di margherite di campo che lei raccoglieva nel prato, mentre sua madre restava in silenzio a guardare quella semplice scritta….

Martino , alla morte di Elisa, aveva voluto una sola tomba ed un'unica lapide; ed ora, così come erano stati uniti nella vita , Fabrizio ed Elisa lo erano anche nella morte.

 Agnese si accoccolò, le braccia che circondavano le ginocchia, i capelli scomposti da una lieve brezza …nella quiete e nel silenzio di quel luogo le sembrava di poter riallacciare il dialogo interrotto con i suoi cari, li sentiva così  vicini e presenti….

“Cosa posso fare per Martino,…..lui soffre e si dispera…come posso alleviare il suo dolore, trovare le parole adatte per stargli vicino…aiutatemi vi prego …..Madre, ho conosciuto un uomo che forse mi ama come avete amato papà…..credo che vi sarebbe piaciuto ….aiutatemi voi a capire se lo amo davvero..se è lui la mia vita, il mio respiro….oh.. Mi mancate , mi mancate tanto….”

DINTORNI DI RIVOMBROSA

Era quasi l’alba. La luce dell’aurora filtrava  attraverso le fronde degli alberi ; la rugiada mattutina bagnava ancora i ciottoli del sentiero e tra il fogliame l’allodola cantava..

Martino aspettava impaziente sotto la grande Croce di S. Andrea che segnava il bivio per Castellamonte. Le briglia del cavallo tra le mani, continuava inquieto a rivolgere lo sguardo verso il sentiero che attraversava il bosco.

Finalmente si udì il galoppo di alcuni cavalli : due cavalieri mascherati , avvolti in ampi mantelli,comparvero improvvisamente alla curva

“ Scusate il ritardo conte Ristori”

 Il gentiluomo che aveva parlato era il più alto dei due e dal tono si capiva che non era certo abituato a ricevere ordini, quanto piuttosto a darne

“ Cominciavo a pensare di aver sbagliato luogo…e ora, signori ! Ho seguito alla lettera le istruzioni  che mi avete fatto pervenire nel vostro messaggio. Nessuno mi ha seguito ...e nessuno soprattutto sa dove sono..”

“ Ne era sicuro conte Ristori, anche perché i miei uomini circondano e controllano questo posto da più di un’ora”

“ Signore! Non vi fidate di me? Sono dunque stato spiato..”

“ Semplici precauzioni conte, non temete; i francesi hanno spie ovunque e cominciano ad organizzarsi nei nostri confronti ..quei cani!”

“ Permettete: generalmente non è mia abitudine parlare a gentiluomini mascherati. Preferirei vedere in faccia il mio interlocutore!”

“E’ forse meglio per voi , per tutti noi ,conservare l’anonimato, conte e rimandare una conoscenza più approfondita ad altra occasione. I francesi hanno dei metodi molto particolari per ottenere informazioni; quindi, vedete, è meglio che non ci si conosca a vicenda, per la vostra e la nostra sicurezza.. Bene, a noi dunque…..vi propongo un’azione tra tre giorni contro le truppe francesi che occupano in questo momento il forte di Caluso..non vi sono molti soldati, è vero,  , ma la posizione è strategica – e il gentiluomo spiegò la mappa , appoggiandola sulla sella del cavallo- vedete.. basterà bloccare la strada che porta a Foglizzo e nessuno potrà giungere in loro soccorso..

Mi preme comunque dirvi che non sempre tutto  potrebbe svolgersi secondo i nostri piani…..per quanto l’attacco possa sembrare facile,si tratta sempre di un’operazione  che comporta un certo rischio..”

“Signore, sono stato un soldato ….so cosa sia un rischio e so anche che un contrattempo può costare molto caro…..ma non vi preoccupate.. anche se da tempo mi sono congedato so come si affronta il nemico..”

“ Ho preferito comunque dirvelo….ognuno di noi ha degli affetti, che potrebbe anche non rivedere più..”

“Non mi importa….non mi importa più di nulla signore….non ho più niente che mi leghi e non ho più nessuno che mi aspetti..” La dolce immagine di Agnese comparve davanti agli occhi di Martino” Ho solo una sorella…ma lei capirà…è una Ristori, è forte , coraggiosa…capirà , sì capirà..”

“ Se ne siete convinto..bene, allora…….. non vi è più niente da discutere tra noi.;vi aspetto, voi e i vostri uomini tra tre giorni , a mezzanotte, all’Abbazia di S.Antonino .E’ stato un piacere conte Ristori……buona fortuna!”

GIARDINO DI PALAZZO RISTORI

“ Mia cara contessa Ristori! Sono così contenta di aver potuto accettare il vostro invito! – Angelique scendeva con passo aggraziato la lunga scalinata- il giardino è splendido..vedo che amate le rose.. A Parigi erano i fiori che mi mancavano di più”

Nel silenzio della calura estiva, solo il sussurrare della fontana rompeva la pace del pomeriggio. Agnese ed Emilia avevano deciso di far servire il thè nel gazebo, all’ombra dei grandi platani.

“ Siete parigina , madame?”

“ Si, sono nata a Parigi ma ho trascorso gran parte della mia infanzia a corte…mia madre era dama d’onore  della principessa di Lamballe e quindi negli ultimi tempi frequentavamo Versailles”

“Cielo.. avrete avuto dei problemi in seguito a ciò, penso…”

Problemi!… un lampo passò negli occhi di Angelique..cosa poteva saperne quella donna…..nascondendo l’irritazione, la merveilleuse continuò :

“ Mio padre era un gentiluomo francese che frequentava la corte , conobbe mia madre, si piacquero, e quindi……..ma mia madre rimpiangeva il Piemonte, la sua terra natale e avrebbe desiderato tornare…”

Emilia corrugò la fronte mentre ascoltava le chiacchiere di quella donna tanto gentile ed elegante , che, chissà  perché, non le piaceva affatto.

Per quanto cercasse nella memoria poi  non riusciva a  ricordare un’ amica della madre che se ne fosse andata a vivere in Francia, a parte Madame Chevalier …..certo, lei stessa non aveva sempre vissuto al castello e questa gentildonna poteva aver conosciuto Anna nel periodo in cui lei si era trasferita a Parigi,..eppure un vago senso di incertezza la tormentava.

“So che è imperdonabile madame, ma scusate..da quanti anni vostra madre viveva in Francia? “

Angelique rise, un riso particolare che fece venire in mente ad Agnese  il rumore di un bicchiere di cristallo in frantumi..” Questo mia cara è un modo molto gentile per chiedermi l’età! Ebbene proprio perché siete voi….e non un adorabile gentiluomo, ve lo confesserò:ho diciannove anni, madame”

“ Quattro anni meno di me- Agnese rifletteva ad alta voce- Ma alla vostra età siete così spigliata, così…”

“ Libera?- la voce di Angelique era improvvisamente diventata tagliente- gli eventi della vita possono maturare tantissimo, n’est pas? Io non ho conosciuto mio padre..morì quando avevo solo qualche mese; alla sua morte diciamo che ci siamo dovute adattare…..e le alterne vicende , che volete madame, formano e ti fanno crescere più in fretta..”

Angelique aprì nervosamente il bellissimo ventaglio di tartaruga “ Ma, piuttosto, ditemi di voi..avete sempre vissuto in questo luogo incantato?”

“Ho passato quasi tutta la mia infanzia in questo  palazzo, madame de la Tour ….a  parte qualche breve periodo presso amici o parenti…mentre mia cugina per parecchi anni ha vissuto proprio a Parigi”

“ Davvero? Interessante..”

Emilia intervenne “ Mia madre mi permise di frequentare il collegio di Saint Cloud e quindi conosco molto bene Parigi  ….almeno, la conoscevo. Ho studiato in Francia fino ai giorni della Rivoluzione, madame..”

Ed Emilia ricordò la famosa notte in cui Martino, con la divisa lacera, sporca di sangue, aveva violentemente  bussato al grande portone del convento della Visitazione, per portarla via , anche contro il parere delle suore, inorridite da quella intrusione, da una Parigi improvvisamente impazzita..; ripensò a come, organizzata la fuga, avessero poi attraversato la città, eluso i posti di blocco improvvisati dai sanculotte che  ,dopo l’assalto alle Tuileries, ebbri di sangue e di violenze , cercavano gli aristocratici per ucciderli; ricordava ancora con raccapriccio  come fossero passati, travestiti da borghesi,  in mezzo al corteo inferocito del popolo che portava sulle picche le teste mozze delle guardie reali ……nella lunga e pazza corsa di quella notte Martino aveva sparato e ucciso chi sbarrava loro la strada verso la salvezza….e in quei momenti per la prima volta Emilia aveva scoperto dentro di sé l’amore ardente per Martino…

Pacatamente continuò” Da allora però madame non mi sono più mossa..e trovo che questi tempi non siano certo i migliori per viaggiare…….può quindi essere che le nostri madri si siamo conosciute in quel periodo……..”

Però perché non riusciva a staccare lo sguardo da quegli occhi verdi, di ghiaccio, che sembravano scavarle l’anima?

In quel momento Martino apparve sulla soglia delle scuderie.

“ Guardate, c’è mio fratello, il conte Martino Ristori……Martino, ti prego, vieni a conoscere la nostra ospite!”

Martino si avvicinò lentamente;aveva sempre odiato le galanterie e le visite …ma non voleva dispiacere ad Agnese.

“ Mie care signore…, scusate se non mi sono fatto vedere prima e non vi ho accompagnato nella vostra passeggiata, ma c’erano purtroppo dei problemi che hanno richiamato la mia attenzione.. Spero madame che vi siate divertita comunque e che abbiate potuto godere dell’ospitalità di Rivombrosa”

“ Ho apprezzato moltissimo mio caro conte e ho ringraziato più volte  vostra sorella, che è stata così gentile da invitarmi e da permettermi di passare uno splendido pomeriggio”

Martino si inchinò leggermente e prese la mano inguantata di Angelique per un formale baciamano; quando si rialzò, si trovò di fronte lo sguardo scintillante della merveilleuse.

Trattenne il respiro:..quegli occhi, penetranti e bellissimi .. dove aveva già visto quegli occhi?…un ricordo confuso si fece strada nella sua memoria.. Impossibile! Eppure….

Angelique strinse impercettibilmente la mano di Martino “ Vi ringrazio ancora conte e spero di rivedervi presto  ..”

VERSO PALAZZO LANGOSCO

Angelique, seduta sui cuscini di velluto della carrozza scostò con impazienza le tendine.

Avrebbe dovuto  essere contenta, molto contenta.: in fondo il suo sogno si stava realizzando, ancora un poco di pazienza e avrebbe avuto in mano facilmente i Ristori e si sarebbe vendicata… perché allora questo senso di insoddisfazione  e di inadeguatezza? Non aveva forse seguito anche i consigli di Armande? Per tutta risposta le balenò innanzi lo sguardo buono di Martino..

Improvvisamente in Angelique sbocciò un sentimento confuso …..non era possibile, non poteva aver  percorso miglia e miglia invano ..e solo perché il conte Martino Ristori l’aveva guardata e aveva trattenuto la sua mano….; un vago senso di rincrescimento sembrava nascere in lei e la spaventò, come l’atterrì l’idea di provare ripugnanza  per quello che stava per fare,.

“ Non posso rinunciare, sarebbe una follia…..”

Eppure quando aveva guardato Martino aveva provato qualcosa , una sensazione nuova  e che  pensava non potesse più esistere in lei…..

PALAZZO RISTORI

“Agnese, chi era quella donna?”

“ Si chiama Angelique, Angelique de la Tour..è francese..perchè Martino?”

“ Io quella donna l’ho già vista..”

“ Impossibile…..arriva dalla Francia..non è mai stata in Piemonte….”

“ Eppure Agnese il suo sguardo non mi è nuovo…..”

“ Anche lei ti guardava…..direi molto interessata!”

“Non riesco a togliermela di mente…..io quella donna l’ho già vista..”

“Probabilmente vi è una certa somiglianza con qualcuno che hai conosciuto…..ma è un caso, a volte può succedere ,no?”

“ Un caso , sì può essere….un caso..”

 APPARTAMENTO DI PALAZZO LANGOSCO

“Che cosa vuoi dai Ristori, Armande?”

Angelique si stava spazzolando i lunghi capelli seduta davanti alla pettineuse, mentre la  cameriera in ginocchio le infilava  ai piedi le babbucce di seta

E lanciò nello specchio uno sguardo verso il gentiluomo che si era chinato su di lei.

Il francese sorpreso la guardò “ Non è da te Angelique chiederti il perché delle nostre azioni…cosa ti succede? Non ti riconosco più ma chèrie..dove è finita la mia ragazzina viziata, spensierata e superficiale  che ben conosco?”

“ Non essere sciocco Armande….mi sto solo chiedendo dove vuoi arrivare…..”

“ Ad essere scandalosamente ricco..n’est pas? Spudoratamente e felicemente…..credevo che questo programma fosse di tuo gradimento….mi sbaglio? Mia frivola merveilleuse…il conte ti ha forse offerto il suo cuore?”

“Era solo una domanda..e tu non mi hai risposto!”

“ Anche tu non mi hai risposto, Angelique…perchè ti interessano così tanto i Ristori?”

SAGRATO DELLA CHIESA DI S.ANNA

L’uomo poveramente vestito chiedeva l’elemosina seduto sui gradini, davanti alla chiesa di S.Anna,.

Armande distrattamente si soffermò vicino al portale, come per cercare nella scarsella un soldo

 “Siete il cittadino Desmoulin.?.Avrei da dirvi qualcosa che forse può interessarvi”

“Dite ..sono tutto orecchi..”

“Questa notte…verrà tentato un assalto al forte di Caluso…non so chi vi parteciperà ma di sicuro qualche aristocratico in cerca di gloria…Credo sia una buona occasione per prenderli..”

“Mai elemosina fu meglio ricompensata,mon ami!”

[ ELISA DI RIVOMBROSA: IL ROMANZO ] 09 Giugno, 2007 12:00

vi Posto il primo trailer ispirato al Romanzo di Dordogne

[ I nostri racconti ] 04 Giugno, 2007 14:45

SESTA PUNTATA

STATO MAGGIORE DELL’ARMATA D’ITALIA

“Cittadino generale..” il soldato semplice esitava a  rivolgersi al suo comandante che ultimamente, aveva notato, si irritava per un nonnulla.

“ Che vuoi, soldato?”

“ C’è un borghese.. il cittadino Desmoulins che vi vuole parlare”

Il generale corrugò le sopracciglia.. chi poteva essere questo borghese che si spingeva fino al suo accampamento…il nome non gli era nuovo…forse qualche spia inviatagli da Barras..

Da quando aveva avuto l’ardire di contraddirlo durante l’assedio di  Tolone, il membro del Direttorio lo adorava……stranezze di politici ! Imprecò sottovoce; odiava dover rendere conto ai membri del Direttorio che lo pressavano e gli chiedevano sempre vittorie. e soprattutto soldi per le esauste finanze dello stato…In un momento di esasperazione  aveva chiesto ai membri del governo se si aspettassero da lui miracoli….con 7 franchi di paga per soldato!

“Fatelo passare”

Armande Desmoulins avanzò tranquillamente verso il centro della tenda

“ Buongiorno cittadino generale…sono il cittadino Armande Desmoulins.”

“ Non credo di avere mai avuto il piacere della vostra conoscenza….ci conosciamo cittadino?”

“ Mio caro generale…direi che abbiamo degli amici in comune, a Parigi ,ça va!”

“ Non ho molto tempo cittadino; ditemi cosa volete e chi vi manda!”

Armande rise brevemente

“ Diciamo che voglio farvi un favore ..e non mi manda nessuno, state tranquillo  diciamo che sono qui  solo  per un mio interesse personale , generale….”

“ Non sono abituato a ricevere favori, specie da un borghese, monsieur!E generalmente gli interessi degli altri non coincidono mai  con i miei”

“ Oh,oh  ma in questo caso credo che potremmo trovare un terreno di intesa;in fondo ,se la memoria non mi inganna, ci siamo già fatti reciprocamente qualche piccolo favore….qualche anno fa  ad Antibes, generale…..il 9 termidoro.”

Il generale trasalì e guardò fisso negli occhi Armand.

“ Ah, vedo che cominciate a ricordare…….E’ stata un’esperienza disdicevole, n’est pas? Povero Augustin, così giovane…finire ì i suoi giorni in quel modo  sulla ghigliottina …voi siete stato invece più fortunato, …non c’erano prove, in fondo . Eravate  solo amici….e  quindi non potevate  certo aver complottato con lui …e con Robespierre…contro la Repubblica!..” 

“ Non c’erano prove, cittadino, se ben ricordate..”

“ Già, ma ..le prove si possono anche far scomparire, no? Comunque generale, non sono certo venuto solo per ricordare con voi dei fatti così lontani e poco piacevoli per tutti noi..no,no, ripeto sono venuto solo per fare il mio buon dovere di cittadino….”

“ Se mi ricordo bene voi avete per lo meno un’idea curiosa di cosa sia il dovere e soprattutto l’onore….”

“Sempre molto diplomatico generale….come vi chiamavano dopo quelle terribili giornate di Parigi? Ah, già il generale Vendemmiaio…  però,anche le vostre truppe, se mi consentite, non mi sembrano ultimamente  molto inclini a rispettare né il dovere né l’onore”

“Non fatemi  passare per un capo di briganti , cittadino!….ho dovuto giustificare, per necessità e per qualche giorno i saccheggi, perché i miei uomini avevano fame, .Ma ora basta:fucilazione immediata per chi ruba, disonore per i reparti che hanno fatto razzie, destituzione per quegli ufficiali che hanno partecipato ai saccheggi..”

“ Nessuno meglio di me vi stima e soprattutto conosce il vostro alto senso morale.. , purtroppo a volte i proclami possono restare lettera morta…se non vengono applicati..”

“ Ho fatto fucilare proprio ieri alcuni soldati e un caporale che avevano rubato arredi sacri in una chiesa”

“ Bien..avete fatto benissimo…è sempre utile ricordare al nemico ma anche all’amico chi comanda……credo però che dovrete fucilare anche qualche piemontese non  ancora ben convinto di tutto ciò…- il gentiluomo francese abbassò la voce- So per certo che alcuni nobili piemontesi stanno organizzando piccole bande di contadini per attaccare e uccidere i  soldati francesi. che avete lasciato a presidiare forti e strade delle vostre retrovie”

“ Voglio quei nomi!”

“ Ne ero sicuro..ma capirete generale che non è così semplice…questi contadini difendono i loro padroni spasmodicamente…è difficile farli tradire anche se diciamo che di mezzi ne conosco parecchi e molti decisamente efficaci…inoltre credo che il console francese non creda nelle mie ottime capacità….e non abbia alcuna intenzione di aiutarmi!Ho  perciò bisogno di uomini fidati per riuscire a trovarli e a prenderli.”.

“ Li avrete, …….ma voglio che questi  sedicenti patrioti cadano nelle mie mani  vivi……..per farli impiccare davanti alle loro famiglie e ai loro amici;  ricorderemo così  a questi piemontesi che è vano opporsi al generale  Bonaparte“

“ E quando li prenderemo…….voi confischerete i loro averi...ed io diciamo che approfitterò della vostra generosità, n’est pas?”

PALAZZO RISTORI

Il  profondo silenzio che regnava generalmente nella  biblioteca di palazzo Ristori non era certamente in quel momento sintomo di pace e tranquillità: vi era invece quasi un’atmosfera palpabilmente gelida .

Martino sollevò con irritazione lo sguardo

“ Non se ne parla Costanza. Mai,  avete capito? E’un discorso chiuso….non accetterò mai una vostra decisione in tal senso. Voi resterete a palazzo, vi piaccia o non vi piaccia.”

La giovane donna era in piedi, davanti al grande camino, a capo chino , stringendo nervosamente le mani ma alle dure parole di Martino rialzò fieramente il capo

“ Voi non potete ordinarmi un bel niente..anche se ignoro che cosa voi abbiate fatto per meritare l’imperitura gratitudine dei miei genitori……maledetti accordi dotali! Cosa pretendete da me? Amabilità, discrezione, dignità….? Mi avete solo comprata ..ed io non riesco ad avere per voi cortesia e affettuosa considerazione, .come vorrebbe mia madre”

Martino impallidì “ Mi odiate così tanto dunque? Perché solo ora reagite in questo modo ai miei tentativi di cercare un’intesa tra noi?”

“Martino non sarò mai per voi una moglie docile e devota; né una compagna amabile e garbata……non vi amo…e non amo il vostro denaro. Potete tenervelo, voi e la vostra inutile alterigia…”

Uno schiaffo interruppe l’ultima frase: la giovane donna si portò la mano alla guancia….Martino si prese il volto tra le mani…

Costanza indietreggiò lentamente, aprì la porta della biblioteca ed uscì

Agnese , avvisata da Giannina, aveva trovato Martino al buio, nella grande stanza, davanti al  fuoco morente ….

” Perché hai chiesto la sua mano Martino ? Solo perché era tuo dovere sposarti?”

“ Ne sono stato attratto Agnese……… ho perduto il mio cuore  e gettato al vento ogni possibile ragionevolezza, irretito  dalla sua bellezza, dalla perfezione del suo viso, dallo sguardo innocente e dalla sua ritrosa timidezza…ero sicuro che con la dolcezza e la pazienza avrei ottenuto il suo cuore .ma questo pomeriggio Agnese mi sono reso conto di essermi totalmente illuso….Costanza ha respinto il mio amore…mi disprezza , mi odia ….”

“ Ed ora cosa farai?”

“ Vuole andarsene via….ritornare dai suoi….e dimenticarmi per sempre. Oh, Agnese ma io l’amo non posso vivere senza di lei……….non lo avrei mai creduto ma l’amo infinitamente  e inutilmente..ormai”

E così dicendo chinò il capo , disperato.

BOSCO DELLA PARTECIPANZA

L’imponente bosco della Partecipanza si estendeva in una fitta selva sin dai tempi medievali tra Crescentino e Costanzana; nell’antichità aveva sempre ispirato un sacro terrore alle popolazioni della zona e aveva   dato luogo a leggende e dicerie popolari, Il  fitto bosco , costituito da querce, pioppi e dall’invadente robinia , era attraversato da una stretta  strada che portava al borgo di Robella : era  quindi un luogo dove la popolazione della zona poteva facilmente trasportare e vendere  o scambiare merci ed ottenere quindi redditi ma anche una occasione per briganti senza scrupoli per poter razziare facilmente i malcapitati viaggiatori. I  briganti sfruttavano sia la trama fitta del  bosco  che un complesso sistema di  sentieri nascosti dal sottobosco, così  da riuscire a sorprendere i viaggiatori e da poter in seguito  disporre dopo la rapina di una rapida via di fuga.

Vicino ai ruderi dell’abbazia di S.Genuario , che sorgeva ai limiti della selva,  un gruppo di cavalieri si era dato appuntamento

I neri mantelli li rendevano irriconoscibili, ma da sotto di essi il luccichio delle armi era facilmente distinguibile, anche nel buio della  notte.

“ Amici, questa è la strada che verrà percorsa tra breve dai nostri nemici…stiamo solo aspettando il segnale per agire…mi raccomando, nessuna pietà, non devono esserci prigionieri…ricordate Pavia! Le truppe del Generale Bonaparte l’hanno saccheggiata, messa a ferro e fuoco, e nessuno è stato risparmiato, né donne, né bambini…..e a Verona le truppe del Direttorio hanno massacrato gli insorti ……..non meritano dunque nulla se non il filo delle nostre spade!.”

Un fischio si udì  nella notte.

”Arrivano…..sparpagliatevi….” Il carro degli appaltatori di imposte si muoveva lentamente, scortato da una decina di soldati, il comando francese aveva deciso di utilizzare quella strada un po' fuori mano, per trasportare i soldi delle tasse e tutto quello che era stato requisito nella zona, con cui pagare il soldo delle truppe.

Per tutta la giornata, attraverso i boschi fiancheggianti la strada maestra il convoglio era stato tenuto d'occhio dai contadini. Ora era il momento di attaccare.

Si udì uno sparo, seguito da un altro; i francesi tentarono disperatamente di tornare indietro ma lastrada, molto stretta, impediva qualsiasi inversione. Urla, grida, nitriti.. alcuni uomini, abbandonate le armi, cercarono rifugio correndo nella boscaglia ma furono raggiunti dai ribelli e uccisi...

Un soldato francese, che coraggiosamente tentava di difendersi con la baionetta, fi presto circondato e non ebbe scampo; nel giro di pochi minuti la scorta venne completamente sgominata.

"Presto svuotate il carro e rovesciatelo. Voi..proseguite per la Robella e nascondetevi; ci rivedremo tra tre giorni se Dio vuole a S. Maria..Viva il Re!"

Nel bosco ritornò il silenzio interrotto solo dal gracchiare dei corvi.

PALAZZO SALMATORIS

SEDE DEL CONSOLE FRANCESE IN PIEMONTE

Il console Berthier era paonazzo per la collera

“ E’ una cosa inaudita .L’altro giorno i nostri vengono presi a fucilate mentre cercano di arrestare il prevosto di Cherasco, ,altri sono presi di mira mentre riscuotono il tributo imposto dal generale alla città di Ciriè , a Tortona i contadini si sollevano e uccidono i soldati lasciati nel presidio … come se non bastasse venite a riferirmi che ieri dieci, dico dieci valorosi soldati della repubblica sono stati uccisi e il carro delle tasse sparito, con tutto il suo contenuto ………inqualificabile! cosa dirò ora al generale Buonaparte che ha già dei problemi con il soldo delle truppe…e al quale il Direttorio alla sua richiesta di fondi ha risposto di arrangiarsi.?

Il generale Chabot intervenne pacatamente

“Il Direttorio sostiene che le casse statali siano vuote “

“ Io credo che più che altro siano piene le tasche degli appaltatori di imposte, vere sanguisughe, che versano allo stato solo le briciole di cio' che incassano con le tasse “replicò il maggiore Condorcet

“Signori, signori, è inutile discutere tra di noi ! La situazione è grave; devo assicurare al generale la tranquillità delle retrovie, un continuo flusso di munizioni e vettovagliamento. In questa situazione mi è impossibile mantenere un simile compito!”

“ E’ comunque vergognoso che i nostri soldati siano depredati e uccisi da volgari briganti di strada”

.“ In questo caro Berthier credo siate in errore!”

Il gentiluomo che fino a quel momento era stato in silenzio , seduto sulla poltrona davanti al caminetto si alzò con calma

 “ Cittadino Desmoulin, cosa intendete dire?”

“ Penso che forse non si tratti di vile plebaglia..come dite voi caro Berthier ma di qualcuno che vorrebbe farlo sembrare….questi attacchi mirati sono ben studiati a tavolino direi e non sono certo basati sull’improvvisazione di una branco di contadini analfabeti . Secondo il mio modesto parere dovreste cercare tra quegli aristocratici scontenti che sobillano e soffiano sul fuoco 

“Avete qualche idea cittadino Desmoulin?”

“Più che idee sensazioni…solo sensazioni, ma sapete io mi fido molto delle sensazioni..”

“ Spero che le vostre sensazioni portino a dei risultati concreti!Vi ricordo che siete in Piemonte solo per espresso desiderio del generale Jourdan…”

“ Mio caro console….ad ognuno il proprio protettore…e ,visto che siamo in tema,avete .notizie di   Madame de Beaumont?”

“ Signori!Signori!- il generale Chabot intervenne- queste discussioni sono fuori di luogo..dobbiamo intervenire, prima che sia troppo tardi e diventi impossibile gestire la situazione. Console, voi cercherete di ottenere un appoggio a corte; non tutti gli aristocratici piemontesi sono contro la Francia..molti sono addirittura contro lo stesso re! Ricorreremo a prestiti forzosi , nei confronti di quelle città che si sono rifiutate di accogliere i nostri soldati…….e voi Desmoulin fate che le vostre supposizioni diventino realtà !Dobbiamo agire signori e in fretta.”

APPARTAMENTO DI PALAZZO LANGOSCO

La giovane donna seduta davanti alla toeletta stava  leggendo rapidamente e con uno sguardo corrucciato il biglietto che le era stato appena recapitato

“Dannazione”-  Angelique appallottolò lo scritto e lo buttò nel fuoco…..restò a guardarlo bruciare, lo sguardo fisso……….poi meccanicamente allungò la mano a toccare il sottile nastro rosso che le circondava il collo. Non era un vezzo come qualche  dama aveva supposto al ballo dei Ristori…in Francia era il simbolo della perdita di una persona cara  avvenuta sulla ghigliottina.

“Questi stupidi aristocratici ……e le loro idiote convinzioni! devo  partecipare alla riunione di casa Galleani. E’ troppo importante. Chiederò ad Armande, lui riuscirà a farmi entrare senza grossi problemi..”

Angelique sospirò:tenere a bada il furbo francese diventava ogni giorno sempre più difficile.

Non l’amava e del resto neanche lui, probabilmente…....se ne serviva solo  cinicamente, come del resto era avvenuto a Parigi; lei attirava facilmente i giovani aristocratici e lui ne approfittava per i suoi turpi traffici.: ricatti, principalmente, tradimenti, soffiate al comando francese…..del resto era la sua professione, no? Lo era al tempo di Saint Just….e ora in fondo era solo cambiato l’uomo per il quale si vendeva.

La giovane donna guardava cupamente il fuoco: come odiava ricordare il suo passato!..

E quelle urla alla Salpêtrière, la prigione femminile di Parigi, gremita di disgraziate, di povere pazze e di prostitute, il giorno del grande massacro , preceduto da stupri e da violenze inimmaginabili, compiuto dalla plebaglia assetata di sangue, quando il cittadino  Fournier  , spogliati i prigionieri , aveva  incitato la folla al massacro …..

Ah quelle urla, quelle urla!! E la povera Principessa di Lamballe, sventrata sopra un mucchio di cadaveri,solo  perche' si era rifiutata di gridare "viva la nazione"…e poi la sua testa infilzata su quella picca orrenda e portata in trionfo… ed  esibita alla sovrana attraverso le finestre del Tempio!

Come aveva fatto a non impazzire anche lei, quando l’avevano divisa dalla madre e portata fuori, nuda, al ludibrio popolare?….. Sua madre… Non l’aveva più rivista;solo un lurido carceriere le aveva detto ridendo che era stata portata alla ghigliottina con le altre donne che erano sopravvissute agli orrori di quella giornata. Uscita dalla prigione per errore, per qualche strano caso, cosa le era rimasto se non la strada….e la casa discreta di madame Chuchot.?

 Quando aveva incontrato Armande oh! era stata ben felice di darsi a lui.; del resto cosa aveva mai da perdere? Cosa ne sapevano questi stupidi aristocratici del dolore, della fame, delle violenze,di tutti quegli orrori che lei aveva dovuto subire, solo pochi anni prima……..

 Non avrebbe mai potuto supporre un così tragico destino.; se chiudeva gli occhi rivedeva sua madre,  madame de Tourzel , sempre sorridente e  bellissima, circondata da dame e cavalieri  a corte , a Versailles, dove Madame de Tourzel era stata, per un certo periodo,anche  governante dei principi reali.

Con loro Angelique bambina aveva giocato e riso, fino a quella maledetta fuga, quando il re era stato ripreso e loro con lui, tradotte in quel carcere infernale da cui lei era uscita, si, ma in che condizioni…………Ma ora avrebbe ripreso tutto quello che le era stato rubato! E avrebbe portato a termine anche  ciò che sua madre prima di morire le aveva fatto giurare di compiere.

Angelique si asciugò rabbiosa le lacrime che le bagnavano il volto.

“ Vedrete, madre,  sarò degna di voi……..sarò degna dei Fanneker!”

PALAZZO E GIARDINO  DEI CONTI GALLEANI DI SARTIRANA

Agnese avrebbe volentieri fatto a meno di partecipare al ricevimento dei conti di Sartirana; non voleva abbandonare Martino quel pomeriggio, l’aveva visto troppo angosciato per la situazione familiare e molto preoccupato . Ma lo stesso Martino l’aveva convinta

“ Vi sono così poche possibilità di divertimento per te Agnese in questo periodo! Voglio che per un giorno tu possa dimenticare i nostri guai…….fammi contento, vai; mi farà buona compagnia  Emilia..”

“Vorrei venissi anche tu Martino..”

“ Preferisco di no, Agnese; quasi sicuramente vi saranno i genitori di Costanza e sua sorella ……..non me la sento di incontrarli.; è per me un momento troppo penoso”

Costanza al mattino aveva ordinato la carrozza e fatto caricare i bagagli, rifiutandosi di ascoltare le parole di Agnese, che aveva tentato di far riflettere la cognata. La giovane donna era partita, senza voltarsi indietro ; Martino , dalla finestra della biblioteca, l’aveva vista allontanarsi e con lei le sue ultime speranze..

L’ampio portico di Palazzo Galleani  si apriva verso il cortile quadrato al quale accedevano le carrozze degli invitati; dallo scalone che portava al loggiato del piano nobile si accedeva al salone d’onore , riccamente decorato con affreschi e stucchi, attraverso le preziose porte, con eleganti ornati nei pannelli e nelle cornici.

Agnese, accompagnata dall’amico di Martino, Alessandro di Serveto, era stata accolta amabilmente dalla padrona di casa,la contessa Gabriella, che per l’occasione sfoggiava un abito di impalpabile seta  con un lungo strascico. Tra le dame che frequentavano la corte sabauda Gabriella di Sartirana era la più ricercata ed ammirata, per le sue toilette sempre perfette ma anche e soprattutto per la nobiltà d’animo , la finezza dei modi e l’eleganza del parlare. Aveva in sé ,sebbene  non fosse una beltà, l’arte di piacere.

Tra le tante nobildonne presenti Agnese con sorpresa aveva rivisto Angelique de la Tour,  la giovane merveilleuse. Come era possibile che quella donna fosse sempre presente alle feste dei nobili della zona?Agnese non capiva, avvertendo confusamente in quella situazione singolare qualcosa di stranamente spiacevole .

Angelique le si era avvicinata e con garbo l’aveva salutata, complimentandosi con lei per l’abito di seta francese di fine eleganza.

Agnese aveva risposto al complimento con fredda cortesia , pentendosene però immediatamente ; per quale ragione doveva essere scortese? Quella donna non le aveva in fondo proprio fatto nulla di male..era straniera, francese, è vero ..ma era forse un delitto?

Cercò quindi in qualche modo di rimediare.” Mia cara ,se non ricordo male mi avevate detto che i luoghi in cui vive la mia famiglia vi sono cari…..se lo desiderate potreste venire  a trovarmi e con piacere vi accompagnerei in una visita della tenuta..”

“ Vi ringrazio e verrò volentieri contessa” Angelique , aveva finalmente ottenuto così l’invito desiderato.

Nel salone era stato predisposto un palco per i musici , mentre nel giardino era stata  per l’occasione allestita ,da parte di  una comitiva di teatranti, un’opera di Ovidio, l’“Imbarco per Citera” , rivisitata e trascritta da un certo signor La Motte.

Agnese mal sopportava le pompose e ridondanti rappresentazioni barocche e dopo il primo atto,al quale per cortesia aveva assistito, molto annoiata , espresse ad Alessandro il desiderio di abbandonare la rappresentazione e di raggiungere invece  i giochi d’acqua delle fontane , che si trovavano al limitare del grande parco .

Alessandro di Serveto trovò l’idea assai poco opportuna

“ Cosa potrebbero pensare i padroni di casa, Agnese! Non potete andarvene in giro così…sedetevi sotto questo bersò, mentre vado a prendervi un bicchiere di limonata”

E, malgrado le sue proteste, si allontanò alla ricerca della bibita.

Agnese sospirò:avrebbe veramente preferito camminare per il viale delimitato da una serie di statue, tra le aiuole e le siepi di bosso , ornate da vasi di agrumi. Il giardino all’italiana era delizioso : oltre le aiuole  si estendeva un vasto prato con tigli secolari; una piccola collina,un laghetto e alcuni boschetti , attraversati da viali tortuosi , chiudevano la vista della proprietà.

“ Cosa potrebbe mai capitarmi, insomma! Alessandro è un uomo impossibile…impiegherà certo un po’ di tempo per trovare il tavolo dei rinfreschi ; lo aspetterò passeggiando”

Indispettita aprì l’ombrellino: odiava essere trattata come una statuetta di fragile porcellana!

 I vialetti e le aiuole piene di fiori le ispiravano solo idee di pace e tranquillità. di cui sentiva in quel momento una grande necessità; Agnese era angustiata per Martino, capiva il suo dolore e non sapeva proprio cosa fare per alleviarlo..

Persa nei suoi pensieri si accorse troppo tardi del cavallo e del cavaliere che a tutta velocità veniva al galoppo verso di lei  ….

“ Mio Dio, Agnese! Vi siete fatta male? State bene ? “

Il cavaliere, lasciate le briglie, era sceso velocemente dal cavallo : Agnese si sentì avvolta dalle forti braccia dell’uomo che la rialzarono da terra…..e si vide ansiosamente scrutata da un paio di profondi  e disperati occhi scuri

“ Federico…”

“State bene? Ditemi , state bene? Io……”

 Federico di Agliano la stringeva a sé ….Agnese si sentiva trascinata suo malgrado come in un turbine, così come le era successo durante il ballo …. Mentre Federico le accarezzava lievemente i capelli, chiuse gli occhi …era come se , per la prima volta in vita sua, si sentisse protetta, felice, appagata.

Come era bella……..Federico ,senza una giustificazione né una spiegazione razionale, travolto da una serie di sensazioni per lui totalmente nuove, da quello che non sapeva se chiamare passione  , desiderio o amore, si sentiva incapace di resistere all’attrazione che lo spingeva verso di lei.

E la bacio, lievemente e poi sempre più ardentemente, desiderando perdersi in quel bacio e annullarsi in lei……

Agnese accettò quel bacio, come se l’avesse aspettato da tanto,inebriata da un’ irrazionale felicità, abbandonandosi tra le braccia di Federico, che l’attrasse di più a sé.

Il nitrito del cavallo li riportò improvvisamente alla realtà……i due giovani increduli si guardarono negli occhi… e si separarono…..