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[ Generale ] 26 Maggio, 2007 20:51

Questo è uno stupendo quadro di Caspar David Friedrich,della seconda metà del '700 e si intitola Uomo e Donna Contemplano La Luna. Io lo definirei un dipinto dell'anima sebbene il soggetto in questione rappresenti un paesaggio del tutto reale: un uomo e una donna che osservano il calare della luna.

Ma la natura è qui rappresentata in modo così etereo, sognante da renderla paradossalmente innaturale, o meglio soprannaturale. E' la stessa sensazione che ho provato quella notte di agosto una diecina di anni fa quando, distesa sul terrazzino in cima alla casa della mia amica,tra un pettegolezzo e l'altro mi sono soffermata a guardare le stelle. Era come se per un attimo l'universo si fosse mostrato a me in tutta la sua grandezza. Ed io mi sono sentita così piccola al suo cospetto ma anche così grande nel farne parte. Tornano alla mente i versi del caro Leopardi, versi che stranamente ho faticato a ricordare durante le mie interrogazioni a scuola, ma che dinnanzi a questo quadro affiorano come per magia:

Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare

(l'Infinito)

Ed ecco altre poesie che descrivono in maniera eloquente la magia di questo dipinto:

Abbiamo perso anche questo crepuscolo.
Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano
mentre la notte azzurra cadeva sul mondo.
Ho visto dalla mia finestra
la festa del tramonto sui monti lontani.
A volte, come una moneta
mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.
Io ti ricordavo con l'anima oppressa
da quella tristezza che tu mi conosci.
Dove eri allora?
Tra quali genti?
Dicendo quali parole?
Perchè mi investirà tutto l'amore di colpo
quando mi sento triste e ti sento lontana?
E' caduto il libro che sempre si prende al crepuscolo
e come cane ferito il mantello mi si è accucciato tra i piedi.
Sempre, sempre ti allontani la sera
e vai dove il crepuscolo corre cancellando statue.

( Abbiamo Perso, P. Neruda) Grazie a Sissi66

Vedi notte, serena, lucente,
Pura, azzurra, stellata, ridente;
I venti fuggiro,
Le nubi svaniro,
Si fan gli arboscelli
Più verdi e più belli;
Gorgogliano i rivi
Più freschi, e più vivi;
Scintilla alla Luna
La tersa laguna.
Vedi notte, serena, lucente,
Pura, azzurra, stellata, ridente

( Dai Canti di Ossian) Grazie a Pepianov

IN SORDINA

Calmi nella penombra
che gli alti rami diffondono
penetriamo il nostro amore
di questo silenzio profondo.

Fondiamo le anime, i cuori
e i nostri sensi rapiti,
in mezzo ai vaghi languori
dei corbezzoli e dei pini.

Socchiudi gli occhi, le braccia
incrocia sopra il tuo petto,
dal cuore sopito discaccia
per sempre ogni progetto.

Lasciamoci persuadere
cullati dal dolce fiato
che increspa fino ai tuoi piedi
le onde fulve del prato.

E quando, solenne, la sera
dai neri querceti cadrà,
voce che per noi si dispera,
l'usignolo canterà.

(Paul Verlaine) grazie a Dordogne

Un punto microscopico brilla, poi un altro,poiun altro:è l'impercettibile,è l'enorme.Questo lumicino è un focolare, una stella,un sole, un universo;ma questo universo è niente.Ogni numero è zero di fronte all'infinito. L'inaccessibile unito all'impenetrabile , l'impenetrabile unito all'inesplicabile, l'inesplicabile unito all'incommensurabile: questo è il cielo."

(V. Hugo)
Grazie a Jacqueline

E' oggi: tutto l'ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell'aurora.

Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,

e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.

Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.

(P Neruda) Grazie a Sissi66

CIRCOSPEZIONE

Dammi la mano, trattieni il respiro, sediamoci
sotto quest'albero immenso dove muore la brezza
in sospiri ineguali sotto grigi rami
che il chiaro di luna scialbo e dolce accarezza.

Stiamo fermi, gli occhi abbassati alle ginocchia.
Non pensiamo, sogniamo.Lasciamo fare alla gioia
che se ne fugge e all'amore che finisce
e ai capelli sfiorati dalle ali dei gufi.

Dimentichiamo di sperare. Discreta e contenuta
l'anima di ognuno di noi prolunghi
questa calma e questa morte serena del sole.

Rimaniamo in silenzio nella pace notturna:
non è bene molestare nel suo sonno
la natura, questo dio feroce e taciturno.

(Paul Verlaine) Grazie a DordognePlacida notte, e verocondo raggio
della cadente luna;e tu che spunti
fra la tacita selva in su la rupe,
nunzio del giorno; oh dilettose e care
mentre ignote mi fur l'erinni e il fato,
sembianze agli occhi miei......
Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella
sei tu,rorida terra. Ahi di codesta
infinita beltà parte nessuna
alla misera Saffo i numi e l'empia
sorte non fenno.....

(Leopardi) Grazie a Jacqueline

SERA

Tre pioppi immensi
e una stella.

Il silenzio morso
dalle rane, somiglia
a un velo decorato
con piccoli nèi verdi.

Dentro il fiume,
un albero secco
è fiorito in cerchi
concentrici.

E ho sognato sopra l'acqua,
la moretta di Granada

(Garcìa Lorca) Grazie a Dordogne

 


O frenetiche notti!
Se fossi accanto a te,
queste notti frenetiche sarebbero
la nostra estasi!

Futili i venti
a un cuore in porto:
ha riposto la bussola, ha riposto la carta.

Vogar nell'Eden!
Ah, il mare!
Se potessi ancorarmi
stanotte in te!

(Emily Dickinson) grazie a Dordogne

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[ I nostri racconti ] 25 Maggio, 2007 21:27
Madame Deffage è stata di una gentilezza infinita, sai Emilia?Mi ha persino accompagnata da una sarta alla moda di Briancon che  ha realizzato dei bellissimi abiti per il matrimonio,….solo che non so proprio quale scegliere………cosa ne dici di questo ?”

Agnese , aiutata da Emilia, stava aprendo i bauli nella sua camera; Emilia, sorridendo, ascoltava il cicaleccio di Agnese e con calma rassettava gli abiti, sgualciti per la permanenza nei bauli ..

Nastri, cappellini, grandi manicotti …un intero guardaroba …tutto di ottimo gusto e di grande raffinatezza………o quasi tutto!

 “ Agnese, che cos’è QUESTO?” Emilia  aveva sollevato un impalpabile vestito……così trasparente da nascondere ben poco se indossato.

“ Oh, Emilia non mi diventerai ora  una vecchia signora…..è l’ultima moda di Parigi; vi sono signore molto à la page che vestono così nei loro salotti e anche madame Josephine Bonaparte e madame Tallien..”

Veramente Agnese ricordava l’ imbarazzo provato nel provare quell’abito così poco consistente, ma si era sentita talmente provinciale davanti alle considerazioni estasiate della sarta ………che si era fatta convincere all’acquisto.

“ Già, credo di aver conosciuto la signora in questione ,quando però si faceva ancora chiamare Beauharnais………E non mi sembra che madame Carrabus debba essere presa ad esempio da una giovane virtuosa……”

“Emilia sei sempre troppo seria………..guarda, staresti benissimo anche tu  con questo abito ..A parte che sei già così bella!“

Emilia sorrise; Agnese trovava sempre il modo per farsi perdonare….e per ottenere quello che voleva!

“ Davvero sei bellissima e mi sono sempre chiesta come mai non ti sia ancora sposata……ricordo perfettamente quando ero bambina lo stuolo di corteggiatori che girava in giardino sospirando dietro di te…….Ricordo il duca di Chiablese, per esempio, ti ronzava sempre intorno come un’ ape sui fiori e….”

Emilia l’interruppe “ Se è per questo mi sembra che anche a te non manchino i corteggiatori….”

Agnese ripensò al suo arrivo del giorno prima e a come fosse improvvisamente arrossito nel salutarla  Alessandro di Serveto………peccato che fosse…… così “vecchio”?!

Chissà anche perché poi ,raccontando l’avventura con i banditi e  che tanto aveva preoccupato Martino, si fosse “dimenticata” di come si fosse conclusa..……..

Un po’ imbarazzata,  riprese, con fare leggero:“ Cara Emilia,veramente non mi sembra di aver  ancora visto molti corteggiatori; e quei pochi sono tutti di una noia mortale!Non fanno che parlare di guerra, combattimenti e di politica..  no, no, non credo che vi libererete tanto presto di me e poi- concluse risoluta-   mi sposerò solo con l’uomo che amo.”

Emilia lasciò cadere lo scialle che stava sistemando sulla sedia e si volse verso la finestra…

” Curioso sai?.........sono le stesse parole che un giorno dissi a tua madre;le feci promettere che avrebbe dovuto  sposare solo l’uomo che amava……….i miei genitori non si amavano, si odiavano e io……….anch’io ho sempre pensato che………”

Improvvisamente Emilia scoppiò in un pianto dirotto…..

Agnese attonita si avvicinò alla cugina e le appoggiò una mano sulla spalla, mentre un vago sospetto per la prima volta si faceva strada in lei..

”……e si sposa tra tre giorni…….”

“ Perché non glielo hai mai detto? In tutti questi anni…”

“Oh Agnese per lui sono stata solo e sempre una compagna di giochi e poi come e più di una sorella;non ha mai capito i miei veri sentimenti e io non ho avuto mai il coraggio di esternarli…E lei non lo ama, sai? E’ solo un matrimonio di convenienza;lei è giovane, bella, gli darà dei figli… ma non lo ama , non potrà mai amarlo come lo amo io……….”

Ed Emilia disperata si rifugiò tra le braccia di Agnese.

Appartamento di PALAZZO LANGOSCO

La donna che lo specchio dalla splendida cornice rococò  rifletteva, era di una rara bellezza; i capelli di un rosso tizianesco e che incorniciavano un ovale perfetto appena rosato, erano raccolti graziosamente, alti sulla nuca e con alcuni riccioli ribelli rovesciati sulla fronte. Un'impalpabile "robe en chemise" in tulle color panna circondava le belle spalle, rivelando più che nascondendo il resto del corpo.

Nei grandi occhi color smeraldo , dal taglio leggermente obliquo,che  illuminavano il viso vi era però un qualcosa di rapace e di ambiguo…

“ Oggi mi sembri particolarmente splendida, ma cherie…” L’uomo che aveva profferito il complimento si allungò indolente sul letto sfatto, sollevandosi su un gomito ; a quelle parole la donna , seduta davanti alla toilette,  compiaciuta si volse e gli lanciò un breve sguardo complice ..

“ Io sono sempre splendida Armande, lo sai!Piuttosto…sei riuscito ad ottenere l’invito per il matrimonio?”

“ Mia cara merveilleuse……….-con fare annoiato l’uomo si alzò dal letto- non hai un’ idea di come mi sia costato chiedere questo piccolo favore ai miei cari e nuovi amici;lo sai che non chiedo mai. Io pretendo……..”

“ E in questo siete di una terribile volgarità , Armande”

“ Ma per il resto ho buon gusto, n’est pas? “ E la mano dell’uomo iniziò impercettibilmente ad accarezzare la dolce linea del collo………

“ C’è chi , anche qui, non mi può negare niente, Angelique……….Cosa poi, …un piccolo favore, per due stranieri, annoiati, ricchi, che vogliono partecipare all’unico evento invitante che si svolgerà in questi luoghi……….Comunque, ma cherie, se non ti conoscessi bene…………e ti conosco, vero? Molto intimamente ………..direi che questa tua curiosa  insistenza nel voler partecipare al ballo dei Ristori è strana .Perchè ci vuoi andare?”

“ Mio caro amico, voi avete i vostri  segreti, non è vero?........e quindi lasciatemi i miei…….. Sappiate però che quando progetto una cosa, potete avere la certezza che la condurrò sempre a buon termine……… qualunque essa sia……………”

Afferrandole la mano, Armande sfiorò le dita con le labbra, un lampo malizioso nello sguardo

“ Sono lieto di sentirvelo dire.ma……….sapete..non vorrei che i nostri segreti si intralciassero a vicenda………….sarebbe disdicevole, non trovate?” E giocando con il primo fiocco della vestaglia, lo tirò leggermente, rivelando l’attaccatura dei seni…

Angelique rise brevemente

“ Non vi preoccupate, cittadino Armande, non capiterà……..mai”

Cripta dell’ABBAZIA DI LUCEDIO

Nel buio della notte, solo una piccola falce di luna faceva da compagnia al cavaliere solitario che con furia risaliva l’argine del fiume, spingendo il cavallo verso il sentiero nascosto che fiancheggiava l’argine; il rumore degli zoccoli, risuonava cupamente nella calma  della campagna , accompagnato dall’ansito del cavallo .

Si era intanto levata una sottile brezza che faceva stormire le fronde degli alberi………..

Improvvisamente il sentiero si aprì  in una radura ,ai margini della quale un’ombra minacciosa sembrava erigersi:erano le rovine dell’antica abbazia, scansate dai più per superstizione e per le leggende che quelle mura avevano sempre suscitato .Il cavaliere scese velocemente dal cavallo, lanciò le briglie ad un servo apparso dal nulla e afferrata una torcia si inoltrò tra i rovi che circondavano la costruzione, fino a raggiungere una stretta apertura : con decisione entrò e si trovò a percorrere una lunga scalinata che portava fino ad una grande stanza dall’ampia volta.

 Nella cripta illuminata da alcune torce, infisse sui cerchi di ferro che circondavano le grandi colonne, un gruppo di uomini  mascherati accolse l’ultimo arrivato con un mormorio di sollievo.

“ Bene, direi che siamo arrivati tutti…….” L’uomo che aveva parlato avanzò verso il centro della stanza; la maschera di seta color rosso sangue che gli nascondeva il volto, sotto la luce delle torce sembrava emettere bagliori sinistri.

“Amici , compagni,fratelli……………mi rivolgo a voi ………ai fedeli sudditi di sua maestà.

Vi ho voluto convocare perché è ormai  ora di prendere una decisione……E’ora di scacciare questi francesi arroganti che  non fanno altro che devastare e, in nome della libertà, distruggono anche tutto quello che è sacro.

Saccheggiano le chiese, depredano i palazzi, rubano mobili, cavalli , oggetti preziosi, stuprano, uccidono….fino a quando li lasceremo fare ? Nizza e la Savoia perse , annesse alla Francia……come se non bastasse hanno avuto dal trattato libera disponibilità di strade e fortezze..

 Eppure a maggio gran parte del Monferrato si è sollevata  per le angherie dei francesi……e solo qualche giorno fa  a Chieri, gli stessi cittadini hanno reagito  ed ucciso non pochi fomentatori di ribellione. La gente di Valpolcevera e di Fontanabuona è insorta,  contro chi è venuto a predicare uguaglianza e libertà ma ha portato solo guerra e miseria………amici, siamo stati insieme a Millesimo e Mondovi….sul colle della Cosseria , accerchiati da forze cinque volte a noi superiori, ci siamo battuti con coraggio , per un giorno e una notte e abbiamo ceduto infine  si ma con l’onore delle armi …Il Direttorio odia la monarchia sabaudia e Napoleone pensa solo di annetterci alla Francia!.E’ ora amici miei di risollevare la fronte ……..e di combattere contro questi invasori.

A morte!.......... A morte i francesi!”

“ A morte!” come un solo grido l’urlo riecheggiò sotto le ampie volte……..

RIVOMBROSA- BIBLIOTECA DEL CASTELLO

Nella penombra della biblioteca la voce dell’uomo si era ridotta ad un sussurro

“ La situazione conte Ristori è ulteriormente peggiorata………….dieci giorni fa  un gruppo di novatori ha tentato di rapire il Re vicino a Rivoli…….l’assalto è stato respinto e i ribelli impiccati……..questo è logicamente un ennesimo  tentativo dei Francesi ; senza il Re non vi sarebbero più ostacoli all’annessione del Piemonte con la Francia…………”

“E il principe di Carignano?”

“ Non può o non vuole assumere un ruolo attivo in questo momento…….”

“ Che cosa proponete?”

“Armare i contadini, formare delle piccole bande……..che assaltino i francesi isolati….e facciano terra bruciata attorno a loro…..il popolo non li segue e non li seguirà mai…. la Grande Armata è senza scarpe e senza paga da molti mesi; Napoleone ha promesso ai suoi le nostre terre……le pagherà ben care!………”

“ I miei contadini sono allo stremo……. I continui saccheggi nei campi  e nelle case da parte dei disertori e degli sbandati hanno aggravato la situazione………l’inverno trascorso è stato terribile e .anche in questa zona la carestia si è fatta sentire… molti se ne sono andati ……..ma..tenterò…”

“ I contadini vi amano………..e sono sempre stati fedeli ai Ristori e alla memoria di vostro padre..”

“ Tenterò”

GIARDINI DI PALAZZO RISTORI

“ La citroniera non è mai stata così bella, vero Giannina?”

Agnese si era alzata di buon mattino e , complice una splendida giornata di sole , aveva deciso di fare una breve passeggiata nei giardini del palazzo, tra le siepi di bosso del labirinto e le grandi aiuole di rose del giardino alla francese ..ma poi , incuriosita, era entrata nella grande serra dove ferveva l’attività dei servi che, agli ordini di Bianca e Giannina, stavano preparando le decorazioni per il grande ballo nel quale il conte Martino Ristori avrebbe presentato a tutta la nobiltà la sua futura sposa..

Agnese era sempre rimasta affascinata dall’intreccio di rami formato dalle piante e creatosi nell’arco di decenni ….il soffitto, le pareti, anche le grandi porta-finestra che si aprivano sui terrazzi prospicienti i giardini, erano invasi e avviluppati da una  foltissima ed intricata vegetazione…..Agnese da bambina non si sarebbe certo meravigliata al veder comparire tra un tralcio di edera ed un ramo di glicine il musetto gentile di una fata………….era il suo luogo segreto, dove si rifugiava quando le prendeva la malinconia e dove si nascondeva fino a quando Amelia, non veniva a snidarla e la trascinava via dopo un bacio affettuoso…….

Giannina sorrise

”Contessina volete aiutarmi ad intrecciare queste ghirlande?”

“ Sono bellissime…..e dove le metterete?

“ La contessina Emilia pensava di decorare in questo modo lo scalone…”

“Staranno d’incanto….…mia cugina ha sempre avuto un gusto squisito.”

Bianca che ascoltava, disponendo le rose nei vasi, improvvisamente si rabbuiò……ricordava altre mani, altre decorazioni gioiose che tanto tempo prima qualcuno aveva preparato con la stessa gioia e fervore………

“ Giannina, non ci sono più rami d’edera per chiudere questo mazzo……………e le corde……

.i nastri………...dove sono finiti i nastri color giunchiglia? Sono sicura che sono stati ritirati nella mia scatola ………giù in cantina……..ti ricordi?”

“ Va bene, va bene- Giannina affrettatamente interruppe Bianca- vedo di ritrovarteli….con la scatola che li conteneva! ..-esitò- Volete venire anche voi contessina?Scommetto che non avete mai visto le cantine del castello……..”

“ Oh, sì Giannina, con piacere………oggi sono in animo di grandi scoperte..”

Ed Agnese ridendo e chiacchierando amabilmente seguì la domestica attraverso il dedalo delle stanze della servitù ,dal primo piano giù giù per le ripide scale che scendevano nei sotterranei.

Effettivamente Agnese nelle sue scorribande non era mai riuscita a mettere il naso in quelle cupe cantine, un po’ perché il  buio l’aveva sempre intimorita, un pò perché Amelia ben difficilmente l’avrebbe permesso..ma ora seguiva baldanzosa e incuriosita Giannina  che la precedeva con una candela e un gran mazzo di chiavi.

“ Sono anni che non scendo qua sotto….generalmente ci vengono Titta o gli altri uomini per portare quello che non serve…..vediamo..”E così dicendo aprì una porta di legno sgangherata che rivelò dietro di sé una lunga sequenza di stanze ingombre e stracolme di vecchi dipinti, sedie, mobili che avevano di certo conosciuto tempi migliori ma che , scesi dai piani alti,  ora ammuffivano malinconicamente in qualche angolo.

Agnese era affascinata da tutto ciò e mentre Giannina procedeva in quella confusione alla ricerca della scatola dei nastri di Bianca, si fermava ogni tanto a raccogliere un libro, una stoffa, un soprammobile, a sbirciare dentro a una cassa, levando esclamazioni di stupore ogniqualvolta qualcosa di particolarmente strano le capitava sottomano.

C’era nella prima stanza un vecchio baule, non particolarmente intarsiato o ricco di modanature,che aveva solleticato la sua curiosità…sembrava ad Agnese di aver ritrovato un vecchio amico..

Giannina la vide ferma e notò il baule……..” Era di vostra madre”, poi quasi dispiaciuta di quello che aveva detto continuò le sue ricerche, lasciando Agnese nella stanza……

La giovane si inginocchiò lentamente davanti al baule  ed iniziò a sfiorarlo con le dita…”Mia madre..” e poi con ansia, cercò e fece scattare la serratura e l’aprì……………….un lieve profumo d’altri tempi l’avvolse e la fece trasalire; con gesti inizialmente incerti poi sempre più affrettati iniziò a perlustrarne l’interno, alla ricerca  senza saper bene di che cosa…Una serie di corpetti, gonne, sottogonne e grembiuli, scialli , traboccava ora dal baule….più sotto un ventaglio, una parrucca bianca, lettere, dei libri, quanti libri leggeva Elisa!...Lo aveva quasi svuotato quando si accorse di un piccolo libro, meglio , un quaderno dalla copertina di cuoio, chiuso da un laccio dello stesso materiale,  che lo avvolgeva più volte,… nascosto in un angolo , proprio in fondo al baule ,sotto una coperta damascata .

Esitò,.come se stesse per entrare in un mondo non suo e dovesse quasi chiederne il permesso;commossa,  ma vogliosa nello stesso tempo di ritrovare qualcosa di quella madre della quale restava in lei solo una tenerezza infinita.

Giannina intanto, dopo aver passato in rivista scatole e scatoloni, aveva trovato la famosa scatola di Bianca. Sospirò; si ricordava perfettamente quando era stata utilizzata l’ultima volta e sperò ardentemente in una miglior fortuna per quei nastri che mani innamorate avevano intrecciato in ghirlande d’amore…..

Restò sorpresa, ritornando sui suoi passi , nel vedere Agnese seduta su una vecchia poltrona sfondata, immersa nella lettura di……….un qualche cosa che Giannina ricordava benissimo, anche se erano ormai passati più di venti anni.” Oddio..è il diario di vostra madre….l’avete trovato!”

Agnese alzò lo sguardo……….uno sguardo improvvisamente triste e commosso.

“ Vi spiace Giannina se mi fermo un poco qui? Lasciatemi la candela……e non vi preoccupate!...Vorrei restare sola……per un po’.”

BIBLIOTECA DI PALAZZO RISTORI

Al rumore improvviso della porta che si apriva Martino  alzò gli  occhi , tralasciando le carte e i contratti che stava consultando 

“ Agnese! Finalmente.. dove ti sei nascosta durante tutta la mattinata? Ti ho fatto cercare perché……..” Martino si interruppe bruscamente, guardando con curiosità la sorella…ma dove diavolo era finita? Spettinata, l’abito impolverato………….allarmato , come sempre quando era preoccupato, si alzò dalla sedia e  l’aggredì” Insomma si può sapere che cosa hai combinato? Guarda come ti sei conciata!”

“ Martino……….come è morta nostra madre?”

Il conte Ristori ammutolì……….”Perché lo vuoi sapere?”

“ Non sono più una bambina Martino………voglio sapere quello che mi avete sempre nascosto….voglio sapere come è morta nostra madre”

Martino si rivolse verso la grande finestra……..il suo sguardo sembrava perso nel nulla……..

“Dimmi, ti prego..o..”

“Ero preoccupato perché non l’avevo ancora vista rientrare……non era da lei rimanere così tanto tempo fuori………sapevo dove era andata….ci andava sempre…anche quella volta ……doveva portargli qualcosa…….la sua  spada…e le andai incontro 

La trovai aggrappata alla lapide della tomba ……..qualcuno le aveva sparato alle spalle………ma non era morta , quando arrivai:… Mi si spense tra le braccia…….e non potei fare niente, né chiamare qualcuno, gridare,……..niente:se ne andò così………..non mi riconobbe, sai?”

 Agnese circondò con le braccia le forti spalle del fratello..

“Perché dici così?”

“ Per le sue ultime parole……..sorrideva……..sembrava felice…..”

“ Quali furono le sue ultime parole?”

“ Fabrizio……..chiamò nostro padre………Fabrizio”

E Martino scoppiò in pianto…………..

“ Chi è stato?”

Martino stancamente ritornò verso la scrivania..

“ Non si è mai saputo con certezza”

“ Ma avrete avuto dei sospetti…non è possibile….perchè?”

Martino si sentiva spingere indietro negli anni, verso quel terribile pomeriggio…………si rivedeva ai piedi della tomba di Fabrizio, stretto ad Elisa moribonda…..disperato l’aveva chiamata più volte ed Elisa aveva aperto gli occhi……..ma non l’aveva guardato.. come se stesse vedendo qualcosa dietro di lui…….. poi si era come illuminata…..e quel nome……..

“ Non lo so, non lo so- e l’angoscia che l’aveva attanagliato in tutti quegli anni finalmente si manifestava nelle sue parole

“ Non Victor, no, non Victor, lui l’amava, non le avrebbe mai fatto del male.”.. e se invece fosse stato lui.. per non lasciarla a quell’altro…era un pensiero terribile..

“Victor?”

“Victor, Victor Benac….è stato un padre per me Agnese…..tu non puoi ricordare.. eri troppo piccola.”

“ Ho un vago ricordo di un signore gentile e premuroso………”

“ Quando trovai Elisa moribonda pensai a lui……..ma non è possibile!. Lo cercai in seguito…e lo trovai nel suo studio…………si era ucciso con un colpo di pistola…..”

“ Che orrore..”

“ Ma non poteva essere stato lui., capisci Agnese, non l’avrebbe colpita alle spalle. .e non lì.. non sulla tomba di nostro padre……….Sono vent’anni che questo ricordo mi angoscia……..amavo troppo Victor, non posso, non voglio vederlo come l’assassino di Elisa……….Mi farebbe troppo male”

Si udiva in lontananza il rumore di un tuono………un’.improvvisa folata di vento smosse le tende e aprì con forza la finestra appena socchiusa……………

“Chi poteva allora  odiarla così?”

“ Agnese……..io ho sempre avuto un sospetto ma ..è una follia lo so………c’è una donna che ha attraversato molte volte la vita dei nostri genitori, una donna che può anche odiare te, me….e che desidera la morte di tutti noi.. per vendetta…………..per amore e per vendetta……….pensavo fosse morta……..credevo fosse morta…………ma cinque anni fa l’ho rivista.. Non so se è ancora viva…ma io la temo………non posso provarlo ……….ma io credo che sia stata lei……non so come ci sia riuscita…ma solo lei aveva una ragione per odiare nostra madre………perchè amava nostro padre………stai attenta Agnese, quella donna è il demonio……e se è ancora viva prima o poi tornerà per compiere la sua vendetta”.

La pioggia iniziò a cadere con violenza …Agnese si strinse al fratello..

“E noi l’aspetteremo…insieme….”

La lettura del diario di Elisa aveva sconvolto Agnese ed operato su di lei un curioso effetto…..Sembrava ad Agnese di non aver mai visto bene  quello che l’aveva sempre circondata dall’infanzia…..riscopriva ora con gli occhi di Elisa i grandi giardini, i lunghi corridoi, le tante stanze del palazzo….e si sorprendeva a volte a sfiorare  porte, affreschi, piccoli particolari, su cui sapeva si era soffermato lo sguardo materno…

Chiese ed ottenne da una perplessa Bianca l’indicazione della vecchia stanza di Elisa e restò per parecchie ore seduta su quel caro letto, senza un particolare motivo…….

Visitò la stanza del padre, quella stanza in cui Elisa aveva conosciuto l’amore e il dolore………...e riscoperse così anche una figura paterna…che amò, incondizionatamente, come l’aveva amata sua madre………ne palesò il carattere, i tratti, lo sguardo………..

E pianse…..ritrovando in quel percorso interiore non solo il padre e la madre perduti , ma anche se stessa.

[ I nostri racconti ] 25 Maggio, 2007 21:26

RIVOMBROSA -BIBLIOTECA DEL PALAZZO

Gli ultimi raggi di sole filtravano attraverso le tende della biblioteca di palazzo Ristori e sembravano giocare sulle costole dei vecchi libri ,accendendo di luce e di riflessi le scritte dorate .

Accanto al camino, preso nelle sue fantasticherie , il conte Martino Ristori, contemplava il grande ritratto dell’antenato che tante volte gli aveva fatto compagnia nelle lunghe ore di studio passate nella biblioteca di famiglia.

Il fuoco era stato acceso da poco e la fiamma stentava ad aggredire il ciocco di legno che Titta aveva preparato. Del ragazzo che un tempo aveva servito al Gatto Nero non vi era più traccia, se non per un certo scintillio degli occhi che smentiva l’immagine di serietà e di compostezza sottolineata dagli abiti eleganti indossati dal conte.

Martino Ristori si era rifugiato nell’unico posto tranquillo del castello; i preparativi del matrimonio fervevano e non c’era angolo in cui i servi non stessero pulendo, rassettando e disponendo per l’arrivo dei numerosi invitati. Agli ordini di Bianca e di Giannina una dozzina di nuovi domestici erano indaffarati non solo nella grande cucina, ma anche nel giardino, dove si sarebbe svolta la cerimonia e il banchetto di nozze.

Il conte sorrise tra sé : tra breve Agnese sarebbe finalmente arrivata…e avrebbe portato una ventata di vita e di briosità nel vecchio maniero  .

Eppure, Martino non era completamente tranquillo; una strana ansia lo perseguitava da qualche  giorno, complice forse un sogno, un incubo che l’aveva tormentato ultimamente. Più che un sogno era forse un ricordo; Martino sospirò ripensandoci……

In quella mattinata del 10 agosto di cinque anni prima, insieme ai suoi compagni, Martino , che militava come  soldato nell’esercito francese, aveva partecipato alla difesa  delle Tuilleries; i popolani avevano aperto il fuoco contro i soldati , che erano stati sopraffatti in breve tempo....Martino ricordava ancora il rantolo del suo capitano, colpito da un colpo di moschetto, che si era attaccato alla manica della sua divisa e , nell’agonia , gli aveva ordinato di salvare il Re

 Martino si era slanciato lungo la scalinata, cercando di precedere la marmaglia che montava urlante e che,dopo aver divelto i cancelli, invadeva il palazzo……Correndo lungo i corridoi, tra i cortigiani che scappavano atterriti, gli era capitato di aprire una porta, per controllare che non vi fosse più nessuno, per invitare alla fuga….e l’aveva vista, lì ritta in mezzo alla stanza, con quegli occhi che ti guardavano fisso, come lui stesso da bambino aveva osservato, occhi di ghiaccio….La donna non doveva averlo riconosciuto…e in un attimo era sparita, svanita…sì. Doveva trattarsi di un sogno….solo un incubo poteva fargli immaginare Lucrezia Fanneker viva e tra i cortigiani del re di Francia!

 

Un improvviso bussare alla porta della biblioteca distolse Martino dai suoi pensieri

“ Avevo detto che non volevo essere disturbato.”

“ Ci avrei giurato Martino; è da te sfuggire la confusione e il disordine…..ero certo di trovarti rinchiuso in mezzo a tutte queste scartoffie”

Martino rise “ Solo tu potevi infischiartene dei miei ordini….va bene…- e rivolgendosi al cameriere che aveva cercato inutilmente di trattenere il nuovo arrivato-Orlando porta  qualcosa da bere per me e il mio amico …”

“E di quello buono!” rincarò l’altro lasciandosi cadere con poco garbo sul divano.

Il giovane che aveva così interrotto i cupi pensieri di Martino era un lontano parente del marchese Sorbelloni; lui e Martino si erano frequentati e conosciuti nell’adolescenza e tra di loro si era creata una forte amicizia, anche se di carattere e di aspetto non vi era nulla di più dissimile tra loro; se Martino era fondamentalmente un taciturno, Alessandro di Serveto, così si chiamava il giovane nobile, era chiassoso, pronto al riso e allo scherzo. Ma era anche e soprattutto per Martino un amico fidato.

“Allora, cosa mi racconti Martino? Non ci avrai ripensato , spero..”

“ Sempre pronto a scherzare tu….no,no, non ti preoccupare dovrai farmi da testimone, anche se so che non ne sei molto contento…”

“ Beh, allora si può sapere che hai? Quando sono entrato avevi un’aria da funerale…”

Martino sospirò e si sedette di fronte all’amico.

“ Non trovi che l’attuale situazione delle nostre terre sia già di per sé motivo di preoccupazione? Da quando il re è stato costretto a firmare l'armistizio , non siamo più padroni a casa nostra..i miei contadini sono molto spaventati , gruppi di soldati allo sbando percorrono le campagne, uccidendo, rubando ….maledetto Buonaparte”

“ Veramente, io le maledizioni le invierei a quei fuoriusciti francesi che qualche anno fa hanno ben pensato di venire a rifugiarsi in Piemonte….come il Conte di Artois, sua moglie, i figli e i principi di Condè…Quasi quasi quel Napoleone mi sta simpatico…se non fosse francese e corso, oltretutto…”

Martino mentre l’amico parlava si era avvicinato alla finestra , richiamato dal rumore di una carrozza…….Ma alle ultime parole di Alessandro si voltò adirato:

“In questi giorni Carlo Emanuele IV sta ricevendo l’ultimo affronto: la cittadella di Torino è in mano ai francesi, si chiede anche la consegna dell’Arsenale e si minaccia il bombardamento della città ..ti pare poco?............Alessandro io sono un soldato e come tale fedele al Re, anche se i Savoia nei confronti della mia famiglia non hanno mai dimostrato molto interesse,.. non posso accettare queste tue parole! Sei un nobile e non ……..”

Il vibrante discorso di Martino fu interrotto dall’improvvisa entrata di Emilia.

Il tempo era stato clemente con lei: la ragazzina,compagna di giochi e di studi di Martino, aveva lasciato il posto ad una splendida donna, dall’aspetto calmo e posato.

“ Sempre pronti a discutere voi due…Martino! E’ arrivata Agnese…”

[ I nostri racconti ] 25 Maggio, 2007 21:20

Lungo la strada che  sfiorando Novalesa scende verso Susa, al termine di uno splendido pomeriggio di giugno dell’anno 1797, avanzava  una carrozza, trainata dal trotto sostenuto di una bella coppia di bai; per quanto essa  ad un  primo sguardo sembrasse molto semplice e sobria ,  lo stemma comitale disegnato sugli sportelli ne rivelava l’appartenenza ad una delle più antiche famiglie nobiliari piemontesi.

 (Continua)
[ I nostri racconti ] 25 Maggio, 2007 19:41

Vi presento una delle più belle e avvincenti fan-ficitions su Rivombrosa che ha come protagonisti i giovani eredi Agnese e Martino. IL merito di questo romanzo va tutto alla penna della nostra autrice Pepianov. Ma non aggiungerò altro, vi auguro solo buona lettura...

 (Continua)