Madame Deffage è stata di una gentilezza infinita, sai Emilia?Mi ha persino accompagnata da una sarta alla moda di Briancon che ha realizzato dei bellissimi abiti per il matrimonio,….solo che non so proprio quale scegliere………cosa ne dici di questo ?” Agnese , aiutata da Emilia, stava aprendo i bauli nella sua camera; Emilia, sorridendo, ascoltava il cicaleccio di Agnese e con calma rassettava gli abiti, sgualciti per la permanenza nei bauli ..
Nastri, cappellini, grandi manicotti …un intero guardaroba …tutto di ottimo gusto e di grande raffinatezza………o quasi tutto!
“ Agnese, che cos’è QUESTO?” Emilia aveva sollevato un impalpabile vestito……così trasparente da nascondere ben poco se indossato.
“ Oh, Emilia non mi diventerai ora una vecchia signora…..è l’ultima moda di Parigi; vi sono signore molto à la page che vestono così nei loro salotti e anche madame Josephine Bonaparte e madame Tallien..”
Veramente Agnese ricordava l’ imbarazzo provato nel provare quell’abito così poco consistente, ma si era sentita talmente provinciale davanti alle considerazioni estasiate della sarta ………che si era fatta convincere all’acquisto.
“ Già, credo di aver conosciuto la signora in questione ,quando però si faceva ancora chiamare Beauharnais………E non mi sembra che madame Carrabus debba essere presa ad esempio da una giovane virtuosa……”
“Emilia sei sempre troppo seria………..guarda, staresti benissimo anche tu con questo abito ..A parte che sei già così bella!“
Emilia sorrise; Agnese trovava sempre il modo per farsi perdonare….e per ottenere quello che voleva!
“ Davvero sei bellissima e mi sono sempre chiesta come mai non ti sia ancora sposata……ricordo perfettamente quando ero bambina lo stuolo di corteggiatori che girava in giardino sospirando dietro di te…….Ricordo il duca di Chiablese, per esempio, ti ronzava sempre intorno come un’ ape sui fiori e….”
Emilia l’interruppe “ Se è per questo mi sembra che anche a te non manchino i corteggiatori….”
Agnese ripensò al suo arrivo del giorno prima e a come fosse improvvisamente arrossito nel salutarla Alessandro di Serveto………peccato che fosse…… così “vecchio”?!
Chissà anche perché poi ,raccontando l’avventura con i banditi e che tanto aveva preoccupato Martino, si fosse “dimenticata” di come si fosse conclusa..……..
Un po’ imbarazzata, riprese, con fare leggero:“ Cara Emilia,veramente non mi sembra di aver ancora visto molti corteggiatori; e quei pochi sono tutti di una noia mortale!Non fanno che parlare di guerra, combattimenti e di politica.. no, no, non credo che vi libererete tanto presto di me e poi- concluse risoluta- mi sposerò solo con l’uomo che amo.”
Emilia lasciò cadere lo scialle che stava sistemando sulla sedia e si volse verso la finestra…
” Curioso sai?.........sono le stesse parole che un giorno dissi a tua madre;le feci promettere che avrebbe dovuto sposare solo l’uomo che amava……….i miei genitori non si amavano, si odiavano e io……….anch’io ho sempre pensato che………”
Improvvisamente Emilia scoppiò in un pianto dirotto…..
Agnese attonita si avvicinò alla cugina e le appoggiò una mano sulla spalla, mentre un vago sospetto per la prima volta si faceva strada in lei..
”……e si sposa tra tre giorni…….”
“ Perché non glielo hai mai detto? In tutti questi anni…”
“Oh Agnese per lui sono stata solo e sempre una compagna di giochi e poi come e più di una sorella;non ha mai capito i miei veri sentimenti e io non ho avuto mai il coraggio di esternarli…E lei non lo ama, sai? E’ solo un matrimonio di convenienza;lei è giovane, bella, gli darà dei figli… ma non lo ama , non potrà mai amarlo come lo amo io……….”
Ed Emilia disperata si rifugiò tra le braccia di Agnese.
Appartamento di PALAZZO LANGOSCO
La donna che lo specchio dalla splendida cornice rococò rifletteva, era di una rara bellezza; i capelli di un rosso tizianesco e che incorniciavano un ovale perfetto appena rosato, erano raccolti graziosamente, alti sulla nuca e con alcuni riccioli ribelli rovesciati sulla fronte. Un'impalpabile "robe en chemise" in tulle color panna circondava le belle spalle, rivelando più che nascondendo il resto del corpo.
Nei grandi occhi color smeraldo , dal taglio leggermente obliquo,che illuminavano il viso vi era però un qualcosa di rapace e di ambiguo…
“ Oggi mi sembri particolarmente splendida, ma cherie…” L’uomo che aveva profferito il complimento si allungò indolente sul letto sfatto, sollevandosi su un gomito ; a quelle parole la donna , seduta davanti alla toilette, compiaciuta si volse e gli lanciò un breve sguardo complice ..
“ Io sono sempre splendida Armande, lo sai!Piuttosto…sei riuscito ad ottenere l’invito per il matrimonio?”
“ Mia cara merveilleuse……….-con fare annoiato l’uomo si alzò dal letto- non hai un’ idea di come mi sia costato chiedere questo piccolo favore ai miei cari e nuovi amici;lo sai che non chiedo mai. Io pretendo……..”
“ E in questo siete di una terribile volgarità , Armande”
“ Ma per il resto ho buon gusto, n’est pas? “ E la mano dell’uomo iniziò impercettibilmente ad accarezzare la dolce linea del collo………
“ C’è chi , anche qui, non mi può negare niente, Angelique……….Cosa poi, …un piccolo favore, per due stranieri, annoiati, ricchi, che vogliono partecipare all’unico evento invitante che si svolgerà in questi luoghi……….Comunque, ma cherie, se non ti conoscessi bene…………e ti conosco, vero? Molto intimamente ………..direi che questa tua curiosa insistenza nel voler partecipare al ballo dei Ristori è strana .Perchè ci vuoi andare?”
“ Mio caro amico, voi avete i vostri segreti, non è vero?........e quindi lasciatemi i miei…….. Sappiate però che quando progetto una cosa, potete avere la certezza che la condurrò sempre a buon termine……… qualunque essa sia……………”
Afferrandole la mano, Armande sfiorò le dita con le labbra, un lampo malizioso nello sguardo
“ Sono lieto di sentirvelo dire.ma……….sapete..non vorrei che i nostri segreti si intralciassero a vicenda………….sarebbe disdicevole, non trovate?” E giocando con il primo fiocco della vestaglia, lo tirò leggermente, rivelando l’attaccatura dei seni…
Angelique rise brevemente
“ Non vi preoccupate, cittadino Armande, non capiterà……..mai”
Cripta dell’ABBAZIA DI LUCEDIO
Nel buio della notte, solo una piccola falce di luna faceva da compagnia al cavaliere solitario che con furia risaliva l’argine del fiume, spingendo il cavallo verso il sentiero nascosto che fiancheggiava l’argine; il rumore degli zoccoli, risuonava cupamente nella calma della campagna , accompagnato dall’ansito del cavallo .
Si era intanto levata una sottile brezza che faceva stormire le fronde degli alberi………..
Improvvisamente il sentiero si aprì in una radura ,ai margini della quale un’ombra minacciosa sembrava erigersi:erano le rovine dell’antica abbazia, scansate dai più per superstizione e per le leggende che quelle mura avevano sempre suscitato .Il cavaliere scese velocemente dal cavallo, lanciò le briglie ad un servo apparso dal nulla e afferrata una torcia si inoltrò tra i rovi che circondavano la costruzione, fino a raggiungere una stretta apertura : con decisione entrò e si trovò a percorrere una lunga scalinata che portava fino ad una grande stanza dall’ampia volta.
Nella cripta illuminata da alcune torce, infisse sui cerchi di ferro che circondavano le grandi colonne, un gruppo di uomini mascherati accolse l’ultimo arrivato con un mormorio di sollievo.
“ Bene, direi che siamo arrivati tutti…….” L’uomo che aveva parlato avanzò verso il centro della stanza; la maschera di seta color rosso sangue che gli nascondeva il volto, sotto la luce delle torce sembrava emettere bagliori sinistri.
“Amici , compagni,fratelli……………mi rivolgo a voi ………ai fedeli sudditi di sua maestà.
Vi ho voluto convocare perché è ormai ora di prendere una decisione……E’ora di scacciare questi francesi arroganti che non fanno altro che devastare e, in nome della libertà, distruggono anche tutto quello che è sacro.
Saccheggiano le chiese, depredano i palazzi, rubano mobili, cavalli , oggetti preziosi, stuprano, uccidono….fino a quando li lasceremo fare ? Nizza e la Savoia perse , annesse alla Francia……come se non bastasse hanno avuto dal trattato libera disponibilità di strade e fortezze..
Eppure a maggio gran parte del Monferrato si è sollevata per le angherie dei francesi……e solo qualche giorno fa a Chieri, gli stessi cittadini hanno reagito ed ucciso non pochi fomentatori di ribellione. La gente di Valpolcevera e di Fontanabuona è insorta, contro chi è venuto a predicare uguaglianza e libertà ma ha portato solo guerra e miseria………amici, siamo stati insieme a Millesimo e Mondovi….sul colle della Cosseria , accerchiati da forze cinque volte a noi superiori, ci siamo battuti con coraggio , per un giorno e una notte e abbiamo ceduto infine si ma con l’onore delle armi …Il Direttorio odia la monarchia sabaudia e Napoleone pensa solo di annetterci alla Francia!.E’ ora amici miei di risollevare la fronte ……..e di combattere contro questi invasori.
A morte!.......... A morte i francesi!”
“ A morte!” come un solo grido l’urlo riecheggiò sotto le ampie volte……..
RIVOMBROSA- BIBLIOTECA DEL CASTELLO
Nella penombra della biblioteca la voce dell’uomo si era ridotta ad un sussurro
“ La situazione conte Ristori è ulteriormente peggiorata………….dieci giorni fa un gruppo di novatori ha tentato di rapire il Re vicino a Rivoli…….l’assalto è stato respinto e i ribelli impiccati……..questo è logicamente un ennesimo tentativo dei Francesi ; senza il Re non vi sarebbero più ostacoli all’annessione del Piemonte con la Francia…………”
“E il principe di Carignano?”
“ Non può o non vuole assumere un ruolo attivo in questo momento…….”
“ Che cosa proponete?”
“Armare i contadini, formare delle piccole bande……..che assaltino i francesi isolati….e facciano terra bruciata attorno a loro…..il popolo non li segue e non li seguirà mai…. la Grande Armata è senza scarpe e senza paga da molti mesi; Napoleone ha promesso ai suoi le nostre terre……le pagherà ben care!………”
“ I miei contadini sono allo stremo……. I continui saccheggi nei campi e nelle case da parte dei disertori e degli sbandati hanno aggravato la situazione………l’inverno trascorso è stato terribile e .anche in questa zona la carestia si è fatta sentire… molti se ne sono andati ……..ma..tenterò…”
“ I contadini vi amano………..e sono sempre stati fedeli ai Ristori e alla memoria di vostro padre..”
“ Tenterò”
GIARDINI DI PALAZZO RISTORI
“ La citroniera non è mai stata così bella, vero Giannina?”
Agnese si era alzata di buon mattino e , complice una splendida giornata di sole , aveva deciso di fare una breve passeggiata nei giardini del palazzo, tra le siepi di bosso del labirinto e le grandi aiuole di rose del giardino alla francese ..ma poi , incuriosita, era entrata nella grande serra dove ferveva l’attività dei servi che, agli ordini di Bianca e Giannina, stavano preparando le decorazioni per il grande ballo nel quale il conte Martino Ristori avrebbe presentato a tutta la nobiltà la sua futura sposa..
Agnese era sempre rimasta affascinata dall’intreccio di rami formato dalle piante e creatosi nell’arco di decenni ….il soffitto, le pareti, anche le grandi porta-finestra che si aprivano sui terrazzi prospicienti i giardini, erano invasi e avviluppati da una foltissima ed intricata vegetazione…..Agnese da bambina non si sarebbe certo meravigliata al veder comparire tra un tralcio di edera ed un ramo di glicine il musetto gentile di una fata………….era il suo luogo segreto, dove si rifugiava quando le prendeva la malinconia e dove si nascondeva fino a quando Amelia, non veniva a snidarla e la trascinava via dopo un bacio affettuoso…….
Giannina sorrise
”Contessina volete aiutarmi ad intrecciare queste ghirlande?”
“ Sono bellissime…..e dove le metterete?
“ La contessina Emilia pensava di decorare in questo modo lo scalone…”
“Staranno d’incanto….…mia cugina ha sempre avuto un gusto squisito.”
Bianca che ascoltava, disponendo le rose nei vasi, improvvisamente si rabbuiò……ricordava altre mani, altre decorazioni gioiose che tanto tempo prima qualcuno aveva preparato con la stessa gioia e fervore………
“ Giannina, non ci sono più rami d’edera per chiudere questo mazzo……………e le corde……
.i nastri………...dove sono finiti i nastri color giunchiglia? Sono sicura che sono stati ritirati nella mia scatola ………giù in cantina……..ti ricordi?”
“ Va bene, va bene- Giannina affrettatamente interruppe Bianca- vedo di ritrovarteli….con la scatola che li conteneva! ..-esitò- Volete venire anche voi contessina?Scommetto che non avete mai visto le cantine del castello……..”
“ Oh, sì Giannina, con piacere………oggi sono in animo di grandi scoperte..”
Ed Agnese ridendo e chiacchierando amabilmente seguì la domestica attraverso il dedalo delle stanze della servitù ,dal primo piano giù giù per le ripide scale che scendevano nei sotterranei.
Effettivamente Agnese nelle sue scorribande non era mai riuscita a mettere il naso in quelle cupe cantine, un po’ perché il buio l’aveva sempre intimorita, un pò perché Amelia ben difficilmente l’avrebbe permesso..ma ora seguiva baldanzosa e incuriosita Giannina che la precedeva con una candela e un gran mazzo di chiavi.
“ Sono anni che non scendo qua sotto….generalmente ci vengono Titta o gli altri uomini per portare quello che non serve…..vediamo..”E così dicendo aprì una porta di legno sgangherata che rivelò dietro di sé una lunga sequenza di stanze ingombre e stracolme di vecchi dipinti, sedie, mobili che avevano di certo conosciuto tempi migliori ma che , scesi dai piani alti, ora ammuffivano malinconicamente in qualche angolo.
Agnese era affascinata da tutto ciò e mentre Giannina procedeva in quella confusione alla ricerca della scatola dei nastri di Bianca, si fermava ogni tanto a raccogliere un libro, una stoffa, un soprammobile, a sbirciare dentro a una cassa, levando esclamazioni di stupore ogniqualvolta qualcosa di particolarmente strano le capitava sottomano.
C’era nella prima stanza un vecchio baule, non particolarmente intarsiato o ricco di modanature,che aveva solleticato la sua curiosità…sembrava ad Agnese di aver ritrovato un vecchio amico..
Giannina la vide ferma e notò il baule……..” Era di vostra madre”, poi quasi dispiaciuta di quello che aveva detto continuò le sue ricerche, lasciando Agnese nella stanza……
La giovane si inginocchiò lentamente davanti al baule ed iniziò a sfiorarlo con le dita…”Mia madre..” e poi con ansia, cercò e fece scattare la serratura e l’aprì……………….un lieve profumo d’altri tempi l’avvolse e la fece trasalire; con gesti inizialmente incerti poi sempre più affrettati iniziò a perlustrarne l’interno, alla ricerca senza saper bene di che cosa…Una serie di corpetti, gonne, sottogonne e grembiuli, scialli , traboccava ora dal baule….più sotto un ventaglio, una parrucca bianca, lettere, dei libri, quanti libri leggeva Elisa!...Lo aveva quasi svuotato quando si accorse di un piccolo libro, meglio , un quaderno dalla copertina di cuoio, chiuso da un laccio dello stesso materiale, che lo avvolgeva più volte,… nascosto in un angolo , proprio in fondo al baule ,sotto una coperta damascata .
Esitò,.come se stesse per entrare in un mondo non suo e dovesse quasi chiederne il permesso;commossa, ma vogliosa nello stesso tempo di ritrovare qualcosa di quella madre della quale restava in lei solo una tenerezza infinita.
Giannina intanto, dopo aver passato in rivista scatole e scatoloni, aveva trovato la famosa scatola di Bianca. Sospirò; si ricordava perfettamente quando era stata utilizzata l’ultima volta e sperò ardentemente in una miglior fortuna per quei nastri che mani innamorate avevano intrecciato in ghirlande d’amore…..
Restò sorpresa, ritornando sui suoi passi , nel vedere Agnese seduta su una vecchia poltrona sfondata, immersa nella lettura di……….un qualche cosa che Giannina ricordava benissimo, anche se erano ormai passati più di venti anni.” Oddio..è il diario di vostra madre….l’avete trovato!”
Agnese alzò lo sguardo……….uno sguardo improvvisamente triste e commosso.
“ Vi spiace Giannina se mi fermo un poco qui? Lasciatemi la candela……e non vi preoccupate!...Vorrei restare sola……per un po’.”
BIBLIOTECA DI PALAZZO RISTORI
Al rumore improvviso della porta che si apriva Martino alzò gli occhi , tralasciando le carte e i contratti che stava consultando
“ Agnese! Finalmente.. dove ti sei nascosta durante tutta la mattinata? Ti ho fatto cercare perché……..” Martino si interruppe bruscamente, guardando con curiosità la sorella…ma dove diavolo era finita? Spettinata, l’abito impolverato………….allarmato , come sempre quando era preoccupato, si alzò dalla sedia e l’aggredì” Insomma si può sapere che cosa hai combinato? Guarda come ti sei conciata!”
“ Martino……….come è morta nostra madre?”
Il conte Ristori ammutolì……….”Perché lo vuoi sapere?”
“ Non sono più una bambina Martino………voglio sapere quello che mi avete sempre nascosto….voglio sapere come è morta nostra madre”
Martino si rivolse verso la grande finestra……..il suo sguardo sembrava perso nel nulla……..
“Dimmi, ti prego..o..”
“Ero preoccupato perché non l’avevo ancora vista rientrare……non era da lei rimanere così tanto tempo fuori………sapevo dove era andata….ci andava sempre…anche quella volta ……doveva portargli qualcosa…….la sua spada…e le andai incontro
La trovai aggrappata alla lapide della tomba ……..qualcuno le aveva sparato alle spalle………ma non era morta , quando arrivai:… Mi si spense tra le braccia…….e non potei fare niente, né chiamare qualcuno, gridare,……..niente:se ne andò così………..non mi riconobbe, sai?”
Agnese circondò con le braccia le forti spalle del fratello..
“Perché dici così?”
“ Per le sue ultime parole……..sorrideva……..sembrava felice…..”
“ Quali furono le sue ultime parole?”
“ Fabrizio……..chiamò nostro padre………Fabrizio”
E Martino scoppiò in pianto…………..
“ Chi è stato?”
Martino stancamente ritornò verso la scrivania..
“ Non si è mai saputo con certezza”
“ Ma avrete avuto dei sospetti…non è possibile….perchè?”
Martino si sentiva spingere indietro negli anni, verso quel terribile pomeriggio…………si rivedeva ai piedi della tomba di Fabrizio, stretto ad Elisa moribonda…..disperato l’aveva chiamata più volte ed Elisa aveva aperto gli occhi……..ma non l’aveva guardato.. come se stesse vedendo qualcosa dietro di lui…….. poi si era come illuminata…..e quel nome……..
“ Non lo so, non lo so- e l’angoscia che l’aveva attanagliato in tutti quegli anni finalmente si manifestava nelle sue parole
“ Non Victor, no, non Victor, lui l’amava, non le avrebbe mai fatto del male.”.. e se invece fosse stato lui.. per non lasciarla a quell’altro…era un pensiero terribile..
“Victor?”
“Victor, Victor Benac….è stato un padre per me Agnese…..tu non puoi ricordare.. eri troppo piccola.”
“ Ho un vago ricordo di un signore gentile e premuroso………”
“ Quando trovai Elisa moribonda pensai a lui……..ma non è possibile!. Lo cercai in seguito…e lo trovai nel suo studio…………si era ucciso con un colpo di pistola…..”
“ Che orrore..”
“ Ma non poteva essere stato lui., capisci Agnese, non l’avrebbe colpita alle spalle. .e non lì.. non sulla tomba di nostro padre……….Sono vent’anni che questo ricordo mi angoscia……..amavo troppo Victor, non posso, non voglio vederlo come l’assassino di Elisa……….Mi farebbe troppo male”
Si udiva in lontananza il rumore di un tuono………un’.improvvisa folata di vento smosse le tende e aprì con forza la finestra appena socchiusa……………
“Chi poteva allora odiarla così?”
“ Agnese……..io ho sempre avuto un sospetto ma ..è una follia lo so………c’è una donna che ha attraversato molte volte la vita dei nostri genitori, una donna che può anche odiare te, me….e che desidera la morte di tutti noi.. per vendetta…………..per amore e per vendetta……….pensavo fosse morta……..credevo fosse morta…………ma cinque anni fa l’ho rivista.. Non so se è ancora viva…ma io la temo………non posso provarlo ……….ma io credo che sia stata lei……non so come ci sia riuscita…ma solo lei aveva una ragione per odiare nostra madre………perchè amava nostro padre………stai attenta Agnese, quella donna è il demonio……e se è ancora viva prima o poi tornerà per compiere la sua vendetta”.
La pioggia iniziò a cadere con violenza …Agnese si strinse al fratello..
“E noi l’aspetteremo…insieme….”
La lettura del diario di Elisa aveva sconvolto Agnese ed operato su di lei un curioso effetto…..Sembrava ad Agnese di non aver mai visto bene quello che l’aveva sempre circondata dall’infanzia…..riscopriva ora con gli occhi di Elisa i grandi giardini, i lunghi corridoi, le tante stanze del palazzo….e si sorprendeva a volte a sfiorare porte, affreschi, piccoli particolari, su cui sapeva si era soffermato lo sguardo materno…
Chiese ed ottenne da una perplessa Bianca l’indicazione della vecchia stanza di Elisa e restò per parecchie ore seduta su quel caro letto, senza un particolare motivo…….
Visitò la stanza del padre, quella stanza in cui Elisa aveva conosciuto l’amore e il dolore………...e riscoperse così anche una figura paterna…che amò, incondizionatamente, come l’aveva amata sua madre………ne palesò il carattere, i tratti, lo sguardo………..
E pianse…..ritrovando in quel percorso interiore non solo il padre e la madre perduti , ma anche se stessa.