Se mai Anna avesse potuto scorgere in uno specchio magico quel che accadeva a Parigi, in quei giorni, alla cognata, vi avrebbe visto immagini che l’avrebbero, in parte, alleggerita dalle sue ansie.
Ma non era certo in suo potere leggere nel destino e nulla pareva, d’altro canto, avere la facoltà di placare i pensieri di inquietudine che la turbavano.
Quel pomeriggio, nella Galleria del primo piano, sullo sfondo di una delle grandi finestre a riquadri che si aprivano sul parco di Rivombrosa, in un abito di seta leggera dai toni spenti che sembrava sottolinearne lo stato d’animo malinconico e sgomento, Anna Ristori parve ad Antonio irresistibilmente vulnerabile e, forse proprio per quella ragione, ancor più desiderabile. L’espressione di tristezza assorta che soltanto la piega amara delle labbra dava ad un viso altrimenti morbido, sembrava aver raggiunto i grandi occhi luminosi. La osservò abbandonare la fronte contro il vetro freddo della finestra, e intrecciare con forza le mani sulla bocca. Trattenne il respiro e le si fece silenziosamente vicino, poggiandole due mani incerte sulle spalle, in un gesto protettivo che era quasi una carezza.
Anna rimase immobile, quasi a voler deliberatamente ignorare la sua presenza. Non riuscì tuttavia a reprimere un breve tremito rivelatore.
- Hai freddo? – si sentì chiedere. Vi era una nota di apprensione nella voce dolce di Antonio.
Anna rabbrividì ancora, ma cercò di riaversi:
- No – disse attendendo ancora qualche istante prima di volgersi – non ho freddo …tuttavia, non credo di essere ancora pronta a …comprendere le tue ragioni …- le parole le salirono alle labbra d’impulso, aspre e penose a un tempo.
Adesso gli occhi di sua moglie apparivano più duri, e la bocca più risoluta, nel volto pallido.
- Sei molto severa, Anna. – replicò – e credo, in parte, di meritarlo. Ma non sono sicuro di riuscire a reggere a lungo il gelido mutismo che hai innalzato contro di me. Ritengo che dar voce alle nostre emozioni, farebbe bene ad entrambi … -

un profondo senso d’impotenza s’impadroniva di lui. Anna aveva distolto ancora lo sguardo e, attraverso il tessuto impalpabile che le ricopriva le belle spalle erette, egli poteva sentire la tensione di ogni suo muscolo - Non saprei che altro dire a mia discolpa, se non che le mie azioni sono state dettate da una profonda devozione. Non potevo rompere il giuramento fatto a tuo fratello... -
- …E hai potuto invece tollerare di vivermi accanto, nella menzogna, per tutto questo tempo?– si premette rabbiosamente una mano, chiusa a pugno, sulla bocca - Per quanto mi sforzi, non riesco ad impedirmi di volertene per le tue calcolate dissimulazioni, per le “vostre” cospirazioni, sorde al dolore di tante persone.. – disse con voce spezzata.- e adesso…che a tutto questo si aggiunge anche l’ansia per le sorti Elisa e Fabrizio, credo proprio di non riuscire a sostenere…- lacrime di sconforto, e contenuto rancore, le salivano finalmente agli occhi.
Antonio le prese il volto tra le mani fissandola con intensità, avrebbe dato qualunque cosa per riuscire a far breccia nel muro di desolato riserbo che sua moglie gli opponeva:

- Davvero desideri continuare ad affrontare da sola ogni cosa, e tenermi lontano da te? – una luce di vinta rassegnazione gli accendeva ora lo sguardo – Non sopporto di vederti soffrire ancora per causa mia, se è questo quello che vuoi…non ti rattristerò più con la mia presenza! –
Si scostò da lei in un gesto brusco e doloroso, prese a percorrere lentamente la galleria, poi a scendere l’austera scala di marmo. Fu allora che un rapido susseguirsi di passi lo fece voltare e, prima che fosse in grado di comprendere, Anna era già tra le sue braccia, il volto nascosto tenacemente tra le pieghe della cravatta di pizzo. Nessuno meglio di lui sapeva quanto doveva esserle costato mettere da parte il suo orgoglio e corrergli dietro. Antonio carezzò con tenerezza la nuca inerme di sua moglie, sussurrandole all’orecchio parole dolci e appassionate. La strinse a sé con forza, le sollevò il mento con un dito, indugiando con le labbra sulle belle palpebre socchiuse, poi i sussurri e le scuse si persero in un bacio che suggellava, finalmente, la pace ritrovata.













