“Il Codice Gargantua”, capitolo 3
“Il Codice Gargantua”, capitolo 3
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3.
Lo Scoglio
Salirono, infine, sullo scoglio di Pantagruele, Rockall. Lo scoglio era l’ultimo rimasuglio di Bresail e delle terre scoperte, ma mai più ritrovate, da Niccolò Zeno: si tratta dell’ultimo lembo di Friesland ed Estotiland. Zeno parlò anche di una terra che tuttora esiste: Islant, cioè l’Islanda. Per il resto, tutto è franato e sull’ultimo lembo rimanente da quei tempi mitici vive in rorido romitaggio Pantagruele, che salutarono sentitamente.
Partendo da sotto, una scala
intagliata nella roccia viva faceva salire i viaggiatori su di un piccolo
pianoro al centro del quale c’era l’abitazione di Pantagruele, accompagnato
solo da qualche servo, necessario a rendergli piacevole il soggiorno. Il
piccolissimo pianoro era fra due cime, una leggermente più alta dell’altra, ma
l’altezza massima sarà stata di 28-
L’acqua era assicurata da prese nel mare e da desalinizzatori, oltre che da serbatoi che si riempivano dell’acqua piovana, mai veramente rara, dato il clima pienamente atlantico dell’isola. I giorni davvero belli non erano molti, perché pioveva spesso. La statua di Nettuno si trovava sulla più alta delle due piccole cime di Rockall. Era la riproduzione della statua della fontana di Nettuno che si trovava nella città di Berlino prima della Seconda Guerra Mondiale. Era intesa a propiziare il mare. Gli uccelli la sporcavano spesso, ma c’erano delle pompe meccaniche che la ripulivano, facendo cadere in mare il guano. Quest’ultimo fertilizzava il mare, che intorno era pieno di alghe, le quali a loro volta attiravano moltissimi pesci, per cui attorno allo scoglio il mare era pescosissimo. Delle lenze meccaniche si mettevano in moto per pescare, il resto veniva dalla terraferma per mezzo di vascelli aereo-navali. L’energia, infine, vi era garantita da una serie di generatori ad idrogeno, che estraevano l’idrogeno dall’acqua, ed intorno era tutto mare. In altri termini: non era per nulla un problema l’energia.
Nei sotterranei del piccolo
castello vi era
Il giorno dopo l’arrivo, dopo
aver visitato
Il pane che accompagnava il cibo era pane di Cappadocia, con il latte, e pane in forma di boleto cosparso di semi di papavero; vi erano, inoltre, normale pane di grano, bianco, e pane d’orzo. Ghiri arrostiti con salsa di miele, aglio ed olive, seguivano. Poi un’insalata di cavoli, lenticchie già cotte prima e sbucciate, fave, cipolle, lattuga. Involtini di foglie di vite riempiti di carne di volatile, con sugo di miele, olio d’oliva e spezie varie. Altra portata della stessa insalata. Tartare di formaggio di capra fresco alle erbe, coscia di maiale di latte, grigliato con budino nero; poi, lardo al cumino. Insalata di alghe e sushi seguiva, per stemperare. Ancora: scampi al cardamomo e aragosta alla pantagruelina. Coscia d’anatra con composta di mela cotogna. Broccoli bolliti con semplice olio d’oliva, per stemperare. Frittura di cosce di rana all’aglio di Spagna. Salmone affumicato al miele, con capperi e mela cotogna. Insalata di cavoli bianchi, peperoni piccanti ed acciughine, per staccare. Lasagne al limone con ripieno di scampi. Formaggio a piramide dell’antica Etruria. Crème brûlée alla confettura di pantagruelina. Ananas arrosto con crema pasticciera. Attiniti, cioè frittelle con sopra miele, nel nostro caso miele di pantagruelione. Sigaro di cioccolato al tabacco speziato. Cappuccino di caramello con budino alla vainiglia. “Placente”, cioè una schiacciata di pasta dolce a strati riempiti di ricotta dolcissima, stile la cassata siciliana, con dentro pezzetti di cioccolato – si trattava di un’aggiunta all’originale ricetta –, il tutto ricoperto di miele, miele di pantagruelione. Soufflé alla pantagruelina, digestivo, capace di far digerire ad un diabetico una mucca intera.
“Mio caro Pantagruele, non è che tu sia certo
paramucillico, eterodattilo, omoteriaco, teroeterico, ortocollinico,
orogenodattilo, dattilorico, orospondilo, eterospastico, echinospondilo,
eterodermodattilo ed omostaticodinamico” gli diceva il Glorioso. “Non è mica
artoartato” aggiunse Guerrin, che aveva studiato medicina per poi abbandonare.
“Cioè artato ad arte” soggiunse il Glorioso. “Senz’arte né parte” continuò
Pantagruele. “Meno male che c’è stato il soufflé
finale” continuò Guerrin “sennò ci prendevamo una castroenterite. Per di più
eterodattera”. “Vale a dire?” chiese Pantagruele. “Si tratta di un grosso mal
di pancia quando si vedono troppe telenovelas di Veronica Castro o si ascoltano
troppi discorsi di Fidel Castro mentre s’introducono dall’esterno datteri”
spiegò il Glorioso. “Tutto è relativo” aggiunse Guerrin. “Siamo nei guai!
Queste tue sconsiderate affermazioni, Guerrin, non potranno che suscitare la
ferma opposizione, nonché incomprensione, da parte di chi vede la sua bestia
nera nel relativismo”. “Relatività non è necessariamente relativismo” disse
Pantagruele “inoltre, il grosso errore sta nell’aver preso come nemico il debole
relativismo, mentre l’avversario vero è il nichilismo. Ora, il nichilismo non
afferma affatto che ‘tutto è relativo’, il nichilismo maturo è un’orgia di
tanti piccoli valorini proprio perché non c’è più IL Valore, IL Fundamentum. E condannare il mondo non
riporterà il Fondamento al centro. Già, perché, in effetti, il nichilismo non è confutabile, questo è il punto. Ed
anzi chi vuol farlo è in evidente malafede. Il nichilismo può esser evitato,
combattuto, annientato solo e soltanto in un mondo di valori integri,
là dove il senso dell’essere vi è profondo e perspicuo in una maniera come
prima cosa non discorsiva e soltanto dopo anche
discorsiva. In altre parole, si può solo eliminare, non refutare. Quando questo
senso di comunanza con la vita, per un motivo o un altro, si è intaccato, la
via è presa e si deve percorrere tutto il calvario. Anzi, chi vuole
interromperlo con delle scuse, quegli è colui che vuol evitare la maturazione
del male, conditio sine qua non della
sua definitiva eliminazione”. “Ricordo un libro che lessi tempo fa, un vecchio
libro di cinquant’anni fa, che conteneva una ‘fiaba molossica’ che trattava del
nichilismo. Mi sono segnato su di un foglio quel passo, con i riferimenti
precisi, e l’ho inserito non nel grosso libro, bensì nel libretto sulle piante
allucinogene, gli unici miei averi oltre alle coperte, ai bicchieri ed al
bastone. Leggo: ‘Una nave gigantesca attraversa la costellazione di Orione, ha
le luci schermate, non è voluta da nessun Dio, ma nemmeno non voluta; non è
accompagnata da nessun Dio, ma neppure ostacolata – diciamo pure: non è nota a
nessun Dio. Nemmeno poi sappiamo di dove viene, ammesso che venga da qualche
posto; verso quale meta si diriga, ammesso che si diriga verso qualche meta. Ci
sono vari motivi che inducono a pensare che sia superfluo nominare la nave,
perché, presto o tardi, si sarà dissolta nelle tenebre, come tutte le sue
simili, e dunque sarà stato (…) come se non fosse mai stata. Tuttavia – e ciò è
l’unica cosa della nave che ci è nota con sicurezza – tuttavia le pareti delle
cabine sono tappezzate di regole che costituiscono l’ordinamento di bordo, cioè
di regole che sono state sanzionate da qualcuno che a sua volta non è stato
sanzionato; ma non si può negare che sono queste regole a permettere che a
bordo la vita brulicante si svolga assolutamente senza intoppi. Si domanda:
“Queste regole sono vincolanti?”’[3]
Questo è il passo”. “E’ molto giusto, centra il problema” disse Pantagruele.
“Col nichilismo non si scherza, è il più inquietante degli ospiti, che tu,
Pantagruele, non vorresti mai alla tua tavola. E non ci si deve far ingannare
dalle sue apparenze dimesse. Non so chi disse che
“Ma c’è qualcosa in più nella storia che hai riportato” disse Pantagruele. “Sì” continuò Guerrin “perché lascia intendere questo: che in definitiva il nichilismo è stato diffuso per distruggere la nave. Sì, perché quel che fa andare le cose sufficientemente bene nella nave sono quella massa di regole, che sanzionano, ma sono state dettate ed imposte da chi a sua volta non è sanzionato, né sanzionabile, e qui sta il bello. In altre parole: si tratta di una dittatura globale, la si chiami come si vuole, non totalitaria nel senso che non vuole “la totalità”, si è scordata della totalità, si è dimenticata del fondamento, anzi ha teorizzato che non ci può stare e che ognuno è ‘libero’ di scegliere ciò in cui credere, se vuol credere, o di non credere a nulla, se così gli va. Facendo questa mossa, l’Istituto della Pallacorda, i ‘Pallacordai’ si sono assicurati sin dall’inizio la vittoria, cosa mai compresa dai totalitaristi, che bramavano sempre la ‘totalità’, il ‘fondamento’, che più non ritrovavano nelle religioni e che per questo ricercavano concretamente in un qualcosa di materiale, in un idolo. Erano idolatri letteralmente. Ma i nichilisti non sono idolatri”. “L’idea che qualcuno abbia manomesso il destino della nave imponendo regole sanzionanti da parte di coloro che non sono sanzionabili contiene qualcosa in più. Cioè che chi così ha fatto ed agito sia stato consapevole di ciò che ha fatto. E, chiaramente, questo ‘qualcuno’ non è di quelli che sono apparsi sulla scena visibile del mondo, scrivendo ed imponendo quelle regole scritte sulle pareti delle cabine della nave interstellare” disse Pantagruele.
“Giusto” affermò il Glorioso “ma c’è ancora qualcosa in
più. Che, cioè, la contraddizione tra le regole che sanzionano però imposte da
chi non è sanzionato né sanzionabile sia una contraddizione voluta, posta in
atto perché, prima o poi, allargandosi sempre di più lo spazio fra le due
parti, la nave possa esplodere”. “Ciò si vede anche da un fatto ben espresso”
aggiunse Pantagruele “da una recente pubblicazione che ho qui sotto mano e vengo
a citare: ‘esistono forse nuovi soggetti, ma non esiste né deve esistere
linguaggio teorico per definirli e difenderli, esistono strategie belliche
razionalmente orientate, ma senza premesse giuridiche legittimanti’[4]. Si
rendono conto costoro che, dicendo che un linguaggio teorico ‘non deve
esistere’, che davvero questi nuovi soggetti non esistono? Detto altrimenti:
che questi ‘nuovi soggetti’ sono nichilismo maturo?”. “In realtà” soggiunse il
Glorioso “è il rifiuto della metafisica ad aver aperto la strada al nichilismo,
oggi maturato”. “Per esempio” continuò Pantagruele “la domanda che si fa
l’autore testé citato, cioè: ‘Entro quali termini la “natura” è ancora, o è mai
stata, un oggetto “naturale”, cioè non predeterminato dall’uomo’[5] non
può avere alcuna risposta se non metafisica”. “Ed in effetti” continuò il
Glorioso “già le espressioni che hai citato indicano che chi le ha scritte
rifiuta qualsiasi risposta metafisica, e pertanto la domanda rimarrà senza
risposta. L’unica cosa che possono fare è la solita cosa, la solita solfa:
riempire, stipare le cabine di regole, regolette, regoline, dando addosso ai
poveracci come noi, che non possono difendersi”. “Multa-land” affermò Guerrin,
che continuò dicendo: “Avete notato l’ossessione per le regolette, le multe,
che sconquassa il nostro mondo della sedicente ‘libertà’? Non è un fenomeno
casuale, ma discende direttamente dal discorso che avete fatto”. “Quanto alla
visione del mondo in cui
Ci fu allora una breve pausa, ma quanto si è riportato rende chiaramente l’idea di come Pantagruele unisse sempre le libagioni enormi e senza fine con discorsi filosofici. No, non era cambiato affatto, e il Glorioso si sentiva pienamente a casa, senza nessun nichilismo. Non sentiva nemmeno il bisogno di spiegare il “fondamento” o di spiegare perché lì si percepiva e nella “zona” era invece assente, cosicché loro erano stati costretti a formarsi una comunità per dar senso alla vita, con poche regole non scritte ma accettate da chi le volesse accettare. Questo modo era, infatti, l’unico possibile per trovare un po’ di senso nel mondo da cui veniva. Quanto a Guerrin, si adattò al mondo provvisto di senso con molta facilità.
Poi, così riprese Pantagruele, parlando di fronte ad un
buon boccale di schiumante pantagruelina: “Caro il Glorioso, ti ho scelto
perché non sei molto fortunato nelle cose economiche, ma sei molto fortunato in
battaglia. Ora, ho bisogno di parlare a Gargantua per chiedergli del futuro
dopo il chicken affaire”. “Chicken affaire…?!”.
“Sì, ti ricordi la tua passata indagine su chi metteva la gallina l’11
settembre a N.Y. City?”. “Ah, già!”. “Bene. Desidero sapere cosa succede in
futuro, in termini generali, non m’interessano i particolari o le cose
specifiche. In altre parole: cosa ci attende ora? E solo Gargantua può saperlo,
ma lui si è ritirato ad Avalon. Occorre ritrovarlo per potergli parlare. Come
ben sai, dove stiamo è l’ultimo frammento di Hy Bresail e di Friesland ed Estotiland, vale a dire di terre
mitiche: siamo sull’ultimo frammento, un piccolo scoglio, del mondo mitico
rimasto su questa terra desolata. Ma siamo su di un frammento che è uno
scoglio, tutto circondato dal tempestoso avverso nettuniano malefico Atlantico,
nelle cui viscere i demoni d’Atlantide barriscono ed urlano. Sono i Fomori (o Fomorians, in inglese), che scorrazzano
per l’Oceano, tra i resti delle Antiche Terre dell’Altro Mondo, Annwn. Solo di un vecchio amico
fortunato in battaglia, che quindi con certezza tornerà, mi posso fidare.
Accetti la missione?”. Il Glorioso si alzò, scattò sull’attenti con saluto
militare, facendo schioccare i talloni subitaneamente, dicendo: “Sì, sarà
fatto!”. Fu imitato da Guerrin, che disse: “Sì, signore! Sì!”. “Benissimo.
Difatti, l’avventura sarà strana ed imprevedibile. C’è bisogno di uno fortunato
in battaglia, cioè te. Sto sicuro che ritornerai. Avevi soltanto bisogno che
“Una domanda, o sublime Pantagruele” disse Guerrin. “Lì
dove si andrà dopo questo marchingegno di complicate situazioni, c’è per caso
il Prete Gianni, Presbyter Johannes
delle mie avventure di una volta, avventure che, tra l’altro, mi stanno pian
piano tornando in mente? Dev’essere l’effetto della pantagruelina”. “Sì, mio
caro. Lì c’è il Prete Gianni”. “Un’altra domanda. Come accidenti funziona il
vascello?” continuò Guerrin. “E’ un gamaheu”
rispose Pantagruele. “Gamaheu…?!”.
“Già. L’uomo è un microcosmo che,
come il Macrocosmo del qual è imago, ha in sé una parte mortale ed una
immortale. Che abbia una parte immortale lo si legge nel librone del Glorioso,
Libro Terzo”. Il Glorioso ritrovò il passo e lesse: “‘ (…) la nostra anima,
quando il corpo dorme e le sue operazioni sono per tutto compiute, non
essendovi più necessità alcuna di lei fino al risveglio, si prende libertà e va
a rivedere la sua patria, che è il Cielo. Di là riceve insigne partecipazione
della sua prima e divina Origine; e, contemplando quell’Infinita Intellettuale
Sfera, il cui Centro è in ogni luogo dell’Universo e
Per finire, Guerrin chiese: “E’ un caso che andiamo nel XVIII secolo?”. “No. Ha una ragione precisa. Ma ora, o amici, è tempo che domani voi andiate. Vi lascio al meritato riposo, dopo lunghi viaggi, ed in preparazione di altri lunghi viaggi, nello spazio e nel tempo. Vi do il mio augurio come lo diede a noi tutti Bacbuc: ‘Andate amici, con la protezione di quell’Intellettuale Sfera il cui Centro è ovunque e cui Circonferenza in nessun luogo, che noi chiamiamo Dio’. Ed ancora: ‘Colui che trova tutto nell’Unità, che riconduce tutto all’Unità e che tutto vede nell’Unità, può avere il cuore saldo e restare in pace con Dio’ dice L’Imitazione di Gesù Cristo, 1, 3. Andate in pace, fratelli” disse Pantagruele.
Il giorno dopo, salutato con affetto il buon Pantagruele, i due salirono sul vascello che si diresse subitaneamente verso le Americhe, tuttavia muovendosi nello spazio ed insieme nel tempo, cosicché, quando giunsero sulle coste canadesi, era il XVIII secolo e ad attenderli sul molo c’era un amico del Comandante Mark. Il viaggio durò soltanto un giorno ed a sera erano già nel XVIII secolo. Quindi ci fu soltanto lo spazio per un pranzo, che il cuoco palermitano di Pantagruele, Eleuterio Agenore, aveva preparato: pasta rafferma bagnata e fritta semplicemente, croccante in un vassoio che l’aveva mantenuta stupefacentemente calda nel viaggio per il freddo Atlantico; baccalà con passole e patate, dove le passole sono uvetta passa bianca, ma molto grossa e consistente; infine, frittelle di ricotta, sia dolci che salate.
Così, giunsero rapidamente al porto, dove lasciarono il
vascello temporale all’attracco, provvisto di un congegno di occultamento preso
da Star Trek, o, per dir meglio, preso ai Klingon di Star Trek. Scesero sul molo.
Una persona li attendeva.
[1] Cheverny imita Tin Tin e non viceversa. Sia detto con gran chiarezza…
[2] Stop! Non dite altro! State zitti! Zitti! Basta, la
decisione è presa.
[3] Günther Anders: L’uomo è antiquato, Il Saggiatore 1963
(edizione tedesca 1956), pp. 314-315.
[4] (“Un buon futuro per la filosofia, una buona
filosofia per il futuro”, di F. D’Agostini, in: Scenari del XXI Secolo, Appendice al Grande Dizionario
Enciclopedico UTET 2005, p. 855).
[5] Ibid., p. 858.
