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Il Codice Gargantua e coccodè

27 Jul, 2006

“Il Codice Gargantua”, capitolo 5

Generale — Inviato da oldrim @ 14:50
Qui il capitolo 5 de “Il Codice Gargantua”.

5.

Il Codice Gargantua

L’Eremo stava su di uno spuntone, con una roccia che lo proteggeva, al cui riparo un platano immenso ed altissimo, dalla cima seccata, una quercia ed un faggio crescevano rigogliosi. Esso dava verso l’Ovest, verso l’Oceano infinito del Tramonto. Era una capanna di tronchi con gli spigoli di pietra calcare viva, bellissima e spugnosa. I tronchi era risplendenti, ed il tetto, di paglia, con chugi e mitsuogi, era di una paglia che risuonava dolcissima e tenue al vento che la cullava. La Porta era di legno antico e maestoso, con delle borchie di bronzo vetusto e nobile, che la impreziosivano bellamente. Aquila entrò. Lo attendeva Gargantua, che lo salutò con felicità ed allegria. L’interno era spoglio, quasi monastico. Un letto, un bagno in una zona ricavata laterale, in uno spigolo, un tavolo, una sedia, una libreria, una dispensa. Si mangiava soltanto pan di via o pan degli angeli. La dispensa era ricolma di pan di via. Se si apriva la dispensa, si sarebbe visto soltanto un vaso, un Graal, che riforniva di pan di via senza che mai ne mancasse. Bastava semplicemente aprire. C’era un solo ornamento: un dipinto su di una parete.

Accomodato su di una sedia musicale, Aquila iniziò ad interloquire col suo vecchio amico Gargantua. Quanto a quest’ultimo, si alzò ed offrì ad Aquila il pan di via, nel contempo mostrandogli il Graal. “Qui si trova il Graal che tanti cercarono sin trovarlo. Ma qui pur venne Parsifal, che lo trovò. Sta qui, all’Estremo Ovest del mondo. Un gran cavaliere davvero fu Parsifal, come più non s’en videro da tempo”. “Il Graal dà pure la conoscenza del futuro”. “Sì” disse Gargantua. “Vengo da parte di Pantagruele”. “Come sta il vecchio giovane figliolo?”. “E’ ormai un gran saggio, ben lontani sono i tempi nei quali era un demonietto che tormentava gli assetati, quando, con le sue ‘loffie’ di una volta, era in grado di uccidere ben 29843987430924274233200040938389438938904794097532809320327324282042508985320504758926726309788,972598321759275013757280570 persone!”. Gargantua non poté fare a meno di ridere, pensando a quando quel gigante era un tenero neonato, grande non più di una vacca, così minuscolo (per lui, ovviamente…!). “E’ grande, ormai, ed è un grande ormai” aggiunse Aquila. “Dove si trova” chiese l’augusto genitore, interessato, come tutti i bravi padri, delle vicissitudini dell’amato figliolo. “Sta sullo scoglio di Rockall, l’ultimo lembo di Hé-Bresail o Breasil, l’ultimo lembo di Friesland ed Estotiland, l’ultimo lembo della Tradizione Occidentale vera, non quella che si è inventata l’Istituto per l’Esportazione della Pallacorda. Il resto è affondato”. “Non sono buone nuove”. “Purtroppo, le altre che ho da comunicarti sono anche peggio” continuò Aquila. “Per lo meno il Piccolo si è costruito un buon rifugio?”. “Splendido, direi, o Gargantua, degno d’un Piccolo Re, un Regulus, in esilio. Un rifugio antimoniale contro il mondo antinomiale. E’ un piccolo castello, un maniero piccino, però assai carino, coperto da una speciale pellicola contro le barrenti onde selvagge dell’Atlantico, Oceano del selvaggio Nettuno, mai quieto, mai domo, e nelle cui viscere si agitano come serpi maligne, come piovre tentacolari, come calamari d’orrore, i demoni dell’Atlantide. Puoi dunque dirmi tutto quel che reputi necessario possa servire a Pantagruele, ben sapendo che ormai è un saggio e si è preparato al peggio. Tieni conto che, se ha dovuto rifugiarsi in un lembo tanto inospitale, questo la dice lunga su come stanno davvero le cose laggiù, nel mondo di polvere inquinata. E ne so qualcosa ben io, che vivevo in una catapecchia di lamiera!”.

“Bene, vecchio amico Aquila. Come potrai notare, questa capanna è spoglia ed umile, sebbene assai armoniosa”. “La roccia qui fuori è splendida, Gargantua”. “E’ vero. Ma potrai notare quel dipinto, l’unico reale ornamento di questa capanna. Si tratta del pannello centrale del trittico di Hieronymus Bosch intitolato I Re Magi. Nota il pericolante periclitante axis mundi che regge la tettoia sotto la quale sta il Bambin Gesù, e nota quel personaggio che, all’interno della capanna dal tetto di paglia, è trattenuto dall’apparire sulla scena. C’è qualcuno o qualcosa che trattiene il personaggio con la mitria, ma senza che venga fuori sangue. Nota che la pelle del personaggio è pallida. Indica la lebbra. Ora, e puoi dirlo a Pantagruele, che vuol sapere del futuro dell’ultimo lembo di terra dove si è potuto rifugiare, qui, attorno a noi, ci sono delle Isole, le Isole Tohù-Bohù, o Confuse. Non si tratta di quell’isoletta che puoi vedere dove sono stati fatti rifugiare Ulisse e Diomede perché si purifichino. Le Confuse sono assai più lontano e non puoi vederle ad occhio nudo. Inoltre, non ci si può andare per nave da qui, ma invece soltanto se dalla Terra ‘normale’ ti dirigi qui, non viceversa. Ciò è dovuto al corso del vento, alla sua orientazione fissa. Per poterci andare, alle Confuse intendo, partendo da qui, ci si può andare soltanto passando per il mundus, per il mundus subterraneus”. “Brutta ‘zona’, Gargantua. Ci sono passato ma non ci riandrei con piacere”. “Tranquillo, ci sono andato io. Ho, insomma e differenza, esplorato la Confusa dove si rifugiò quel personaggio rappresentato nel dipinto di Bosch. E’ una capanna come quella del dipinto, solo che non c’è il Bambin Gesù e, ovviamente, nemmeno tutti quei personaggi del quadro. C’è solo e soltanto la capanna con quel personaggio dalla mitria, quell’Innominato, oppure l’Oscuro Gemello, il Novello Caino, il Figlio della Maddalena o anche Maddaleniano, oppure lo Zingaro Bacchettone. Qualcuno lo chiama Metteya o Metteo”. “Matteo, vuoi dire” interloquì Aquila. “No, no” continuò Gargantua “Metteo, non Matteo. Altri ancora lo chiamano semplicemente l’Innominato o il Gemello Senza Nome o il Gemello Ignoto. Altri, ancora, lo chiamano il Figlio Gemello del Gemello Pavone (Tawm Taws”. “Gemello Ignoto…? Forse vuoi parli del Milite Ignoto…?! Troppi ‘gemelli’ per i miei gusti, gemelli di gemelli o quadrimelli. Cioè, se due sono i gemelli, se uno è figlio gemello di un gemello, allora sono tre i gemelli! E, se uno è figlio di un gemello, gemello col padre, … allora è un clone! Tutto è assurdo”. “Non importa, l’assurdo è spesso la maschera della Verità nel mondo del Perenne Carnevale” rispose Gargantua. “Il punto” continuò “è che non solo lui non c’è più, ma nemmeno la capanna!”. “Ah!” disse Aquila. “Che fine ha fatto la capanna, che, mi sembra, voi chiamate in un certo modo”. “La chiamiamo Das Kleine Tempelhof. Quanto a dove sia ora, non è chiaro. Parlando con qualche strano ‘cagot’ dalle dita palmate che abita in quell’isola dimenticata da Dio, quell’ ‘Isola Misteriosa’ del Pacifico, quel Tabor, quel Maria-Theresa Reef, quell’Isola ‘Moreau’, al quale si accede per mezzo del mundus, pare che stiano trasferendo Das Kleine Hof sulla Terra da cui provieni”. “Tutto ciò non potrà certo far piacere a Pantagruele, mio caro Gargantua!”. “Ne sono ben consapevole. Digli che rafforzi quell’unico misero scoglio sul quale si è rifugiato, e che si prepari! Qual è la bandiera sul piccolo maniero à la Tin Tin dove si trova il buon vecchio giovane?”. “E’ il Vessillo di Arpocrate”. “Non sufficit” disse Gargantua che aggiunse: “E’ forse bene che lo ammaini. Non è più in armonia col tempo nuovo che si annuncia, anzi che già è iniziato”. “Vuoi forse dire che si dovrebbe sostituirlo?” chiese Aquila. Gargantua rispose: “Di questo parleremo un’altra volta”.

I due sorbirono un pasto lucido di pan di via ed idromele frizzante cantante luminosa risplendente, nell’aria ricolma di pace celeste, con un leggero zefiro costante nel cielo blu chiaro.

Aquila salutò con calore Gargantua dopo avergli chiesto se poteva usare la sua scrivania per scrivere due righe, che spiegavano più o meno il “succo” di quanto da lui dettogli. Si trattava di una Missiva intitolata Il Codice Gargantua. Avrebbe consegnato la Missiva, per mezzo dell’uovo igneo, a Guerrin, che l’avrebbe portata a Pantagruele.

Subito dopo partì con l’uovo igneo che lo portò istantaneamente intorno all’isola Inarime. Lontano da essa un vascello fatato si muoveva leggero: c’era Guerrin. A lui Aquila consegnò la Missiva dal cielo, senza quindi atterrare sul vascello, e salutando Guerrin con la mano. Guerrin rispose semplicemente facendo altrettanto. Era tutto. Fra di loro, come si è detto sin dall’inizio, non è che ci si sprecasse in parole od atti. Gli gettò dall’alto anche un po’ di pantagruelina. Pregò Guerrin di donarla a Ki no Tsurayaki, la cui sorte sarebbe stata profondamente mitigata, perché la virtù della pantagruelina è un certo disprezzo per i capricci della fortuna..

Allora, Pantagruele lesse con attenzione Il Codice Gargantua. Dopo averlo letto e dopo aver riflettuto a lungo sul significato di quelle poche ma significative righe, decise di ammainare, definitivamente, il Vessillo di Arpocrate.


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