“Il Codice Gargantua”, capitolo 5
5.
Il Codice Gargantua
L’Eremo stava su di uno spuntone,
con una roccia che lo proteggeva, al cui riparo un platano immenso ed
altissimo, dalla cima seccata, una quercia ed un faggio crescevano rigogliosi.
Esso dava verso l’Ovest, verso l’Oceano infinito del Tramonto. Era una capanna
di tronchi con gli spigoli di pietra calcare viva, bellissima e spugnosa. I
tronchi era risplendenti, ed il tetto, di paglia, con chugi
e mitsuogi, era di una paglia che
risuonava dolcissima e tenue al vento che la cullava.
Accomodato su di una sedia musicale, Aquila iniziò ad interloquire col suo vecchio amico Gargantua. Quanto a quest’ultimo, si alzò ed offrì ad Aquila il pan di via, nel contempo mostrandogli il Graal. “Qui si trova il Graal che tanti cercarono sin trovarlo. Ma qui pur venne Parsifal, che lo trovò. Sta qui, all’Estremo Ovest del mondo. Un gran cavaliere davvero fu Parsifal, come più non s’en videro da tempo”. “Il Graal dà pure la conoscenza del futuro”. “Sì” disse Gargantua. “Vengo da parte di Pantagruele”. “Come sta il vecchio giovane figliolo?”. “E’ ormai un gran saggio, ben lontani sono i tempi nei quali era un demonietto che tormentava gli assetati, quando, con le sue ‘loffie’ di una volta, era in grado di uccidere ben 29843987430924274233200040938389438938904794097532809320327324282042508985320504758926726309788,972598321759275013757280570 persone!”. Gargantua non poté fare a meno di ridere, pensando a quando quel gigante era un tenero neonato, grande non più di una vacca, così minuscolo (per lui, ovviamente…!). “E’ grande, ormai, ed è un grande ormai” aggiunse Aquila. “Dove si trova” chiese l’augusto genitore, interessato, come tutti i bravi padri, delle vicissitudini dell’amato figliolo. “Sta sullo scoglio di Rockall, l’ultimo lembo di Hé-Bresail o Breasil, l’ultimo lembo di Friesland ed Estotiland, l’ultimo lembo della Tradizione Occidentale vera, non quella che si è inventata l’Istituto per l’Esportazione della Pallacorda. Il resto è affondato”. “Non sono buone nuove”. “Purtroppo, le altre che ho da comunicarti sono anche peggio” continuò Aquila. “Per lo meno il Piccolo si è costruito un buon rifugio?”. “Splendido, direi, o Gargantua, degno d’un Piccolo Re, un Regulus, in esilio. Un rifugio antimoniale contro il mondo antinomiale. E’ un piccolo castello, un maniero piccino, però assai carino, coperto da una speciale pellicola contro le barrenti onde selvagge dell’Atlantico, Oceano del selvaggio Nettuno, mai quieto, mai domo, e nelle cui viscere si agitano come serpi maligne, come piovre tentacolari, come calamari d’orrore, i demoni dell’Atlantide. Puoi dunque dirmi tutto quel che reputi necessario possa servire a Pantagruele, ben sapendo che ormai è un saggio e si è preparato al peggio. Tieni conto che, se ha dovuto rifugiarsi in un lembo tanto inospitale, questo la dice lunga su come stanno davvero le cose laggiù, nel mondo di polvere inquinata. E ne so qualcosa ben io, che vivevo in una catapecchia di lamiera!”.
“Bene, vecchio amico Aquila. Come potrai notare, questa
capanna è spoglia ed umile, sebbene assai armoniosa”. “La roccia qui fuori è
splendida, Gargantua”. “E’ vero. Ma potrai notare quel dipinto, l’unico reale
ornamento di questa capanna. Si tratta del pannello centrale del trittico di
Hieronymus Bosch intitolato I Re Magi.
Nota il pericolante periclitante axis mundi
che regge la tettoia sotto la quale sta il Bambin Gesù, e nota quel personaggio
che, all’interno della capanna dal tetto di paglia, è trattenuto dall’apparire
sulla scena. C’è qualcuno o qualcosa che trattiene il personaggio con la
mitria, ma senza che venga fuori sangue. Nota che la pelle del personaggio è
pallida. Indica la lebbra. Ora, e puoi dirlo a Pantagruele, che vuol sapere del
futuro dell’ultimo lembo di terra dove si è potuto rifugiare, qui, attorno a
noi, ci sono delle Isole, le Isole Tohù-Bohù,
o Confuse. Non si tratta di
quell’isoletta che puoi vedere dove sono stati fatti rifugiare Ulisse e Diomede
perché si purifichino. Le Confuse sono assai più lontano e non puoi vederle ad
occhio nudo. Inoltre, non ci si può andare per nave da qui, ma invece soltanto
se dalla Terra ‘normale’ ti dirigi qui, non viceversa. Ciò è dovuto al corso
del vento, alla sua orientazione fissa.
Per poterci andare, alle Confuse intendo, partendo da qui, ci si può andare
soltanto passando per il mundus, per
il mundus subterraneus”. “Brutta ‘zona’, Gargantua. Ci sono passato ma non ci
riandrei con piacere”. “Tranquillo, ci sono andato io. Ho, insomma e
differenza, esplorato
I due sorbirono un pasto lucido di pan di via ed idromele frizzante cantante luminosa risplendente, nell’aria ricolma di pace celeste, con un leggero zefiro costante nel cielo blu chiaro.
Aquila salutò con calore Gargantua dopo avergli chiesto se
poteva usare la sua scrivania per scrivere due righe, che spiegavano più o meno
il “succo” di quanto da lui dettogli. Si trattava di una Missiva intitolata Il Codice Gargantua. Avrebbe
consegnato
Subito dopo partì con l’uovo igneo che lo portò istantaneamente
intorno all’isola Inarime. Lontano da essa un vascello fatato si muoveva
leggero: c’era Guerrin. A lui Aquila consegnò
Allora, Pantagruele lesse con attenzione Il Codice Gargantua. Dopo averlo letto e
dopo aver riflettuto a lungo sul significato di quelle poche ma significative
righe, decise di ammainare, definitivamente, il Vessillo di Arpocrate.
