vi racconto un aneddoto molto personale
oggi giornata assai dura,,,,vomito per l'ennesiam volte per la mia gastrite nervosa......poi il pomeriggio vado in reparto mezzo e mezzo,,,il dottore mi dice che sono cosi debole perchè forse ho la mononucleosi(la malattia del bacio),,,ma sono anni che non bacio qualcuno!!!!!!!!!!!!!!!!!!11111
ad ogni modo l'aneddoto,,,,,ottobre 2001..sono entrato a medicina e la mia compagna di liceo no,...mi arriva una lettera anonima scritta col crittorafo che dice testualmente| sei entrato a medicina ma a medcina troverai sofferenza e morte.,,,beh io non ci faccio peso,,non sono superstizioso non credo a ste cavolate.......ma sono due mesi che mia madre mi ripropina peggio di una nonna abruzzese che fa la lana con le mani artrosiche la solita solfa..è stata lei che ti fa il malocchio,,,lei che ha un pupazzetto che ti assomiglia e te la vuole fare pagare,,,,ma ve ne rendete conto?? io vivo in questa casa dove l'oscurantismo in confronto è comunismo.

Chiunque ti abbia scritto questa lettera, ha solo voluto metterti paura.
Considera però l'ipotesi, anche stupida, che si riferisca a malattie e morte dei pazienti (ciò se pur brutto, è inetivatile). In fin dei conti, se hai riportato la lettera testualmente, non c'è scritto la tua sofferenza o la tua morte.
La facoltà che hai scelto, comporta rischi e doveri verso gli altri: io non oso pensare, se mai mi capiterà di progettare qualche impianto chimico, alle sensazioni che proverò se qualcosa dovesse andar storto nel funzionamento.
So che però, sentirsi ripetere da qualcuno che hai vicino qualsiasi cosa, ti porta ad un punto di esasperazione dove quasi ti chiedi "ma se lo dice lei, sarà vero o no?".
Adesso, la cosa che spero più di molte altre, è che tu possa venire dove sai nei giorni che sai (e bada, ho scritto giorni, al plurale). Mica per altro, per regalarti qualche ora di serenità, lontano da casa per un po'.
A domani, ciao Fil, ciao a tutti "quelli del blog".
Inviato da Paolo LI — 24 Oct 2006, 22:51
Dal gruppo Kairos di firenze Ai fratelli e alle sorelle della Chiesa italianA
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Il Gruppo La Fonte ha voluto dar vita ad un documento da inviare al Convegno della Chiesa Italiana in programma a Verona dal 16 al 20 ottobre p.v. A partire da questa scelta è stato stilato un documento che si è voluto breve, non nel segno della denuncia, ma della testimonianza e della proposta.
Il documento ha costituito materia del ritiro di Torrazzetta (20-21 maggio 2006), dove sono state raccolte numerose osservazioni; nella circostanza hanno fornito il loro contributo anche i gruppi La Creta di Bergamo, Kairos di Firenze e La Sorgente di Roma, che avevano peraltro già discusso il testo nelle loro riunioni.
Il Documento è stato ripreso e fatto proprio da numerosi altri gruppi di credenti omosessuali che a loro volta l'hanno inviato ai loro Vescovi perchè lo presentino all'assise di Verona.
Inviato da Ragazzo_dolce — 25 Oct 2006, 21:16
Ai fratelli e alle sorelle della Chiesa italiana
Siamo un gruppo di credenti che dal 1986, sotto il nome de "La Fonte", si ritrovano per offrire alle persone omosessuali un luogo di accoglienza e proporre un cammino spirituale che tenga conto sia della fede cristiana che della propria identità affettiva e relazionale.
Come membri della Chiesa italiana ci sentiamo interpellati dal prossimo Convegno ecclesiale di Verona che ci chiama a essere: “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”.
In spirito di reciproco ascolto, desideriamo offrire la nostra testimonianza e proposta, a partire da tre punti del documento preparatorio.
1. Siamo convinti che la Chiesa di Gesù è chiamata a essere un luogo dove si fa «attenzione al disagio» (n. 9), e amiamo pensarci in questa prospettiva.
La persona omosessuale, appartenendo di fatto a una minoranza, oggetto non di rado di rifiuto sociale, aggravato a volte da motivazioni religiose, sperimenta una emarginazione che è causa di non poche sofferenze.
Per noi il gruppo costituisce un luogo di incontro nella fraternità e nella autenticità: qui sperimentiamo quella accoglienza che facilita il confronto tra chi altrove può raramente parlare con franchezza di tutto il proprio vissuto; qui cerchiamo e troviamo nel vangelo quell’annuncio gioioso che ci fa crescere verso una vera liberazione; qui il disagio, assunto e superato, si fa scuola di accoglienza (cfr. Rm 15,7)...SEGUE...
Inviato da Ragazzo_dolce — 25 Oct 2006, 21:21
. Ci ritroviamo pienamente nella descrizione della comunità cristiana come del luogo in cui «la testimonianza si fa racconto della speranza vissuta, dei segni di risurrezione che essa ha prodotto nell’esistenza » (n. 10).
Il “racconto” è esattamente il modo con cui viviamo le nostre riunioni. Ci confrontiamo con pagine, bibliche o di autori spirituali, in cui risuona la proposta cristiana, preghiamo insieme, condividiamo le gioie e le fatiche delle nostre vite. Qui possiamo crescere in un percorso di riconciliazione con noi stessi, con gli altri e con la nostra fede.
Qui impariamo a guarire e a lasciarci guarire dal risentimento e dal sospetto, a trovare un equilibrio che superi insieme un malinteso “orgoglio” così come una visione negativa di sé. Riconosciamo che nel muoverci verso questo obiettivo le parole di Gesù, messe al centro, sono per noi di grande aiuto...SEGUE...
Inviato da Ragazzo_dolce — 25 Oct 2006, 21:24
3. Quanto ai vari ambiti della testimonianza ci siamo particolarmente soffermati su quello che riguarda la vita affettiva (n. 15a), collocato significativamente al primo posto. Riconosciamo che su questo punto i messaggi che giungono dei pronunciamenti magisteriali, aldilà delle intenzioni, sono spesso fonte di sofferenza, aggravano il disagio e il senso di esclusione, incoraggiano meccanismi di rifiuto nella stessa comunità cristiana.
Noi riteniamo che la persona omosessuale abbia una sua affettività, che in quanto espressione dell’identità profonda, è buona, e che dunque dovrebbe essere accolta, educata e sostenuta come si fa con gli eterosessuali. Riteniamo che anche la relazione omosessuale possa essere un luogo dove fare esperienza di un amore accolto e donato, e dove imparare anche a fare i conti con i limiti e le fragilità che segnano ogni rapporto affettivo, che, se buono, è sempre complementare e fecondo. In questa luce ci dispiace che spesso l’affermazione di una dignità propria della relazione omosessuale venga letta automaticamente come un attacco alla famiglia, impedendo così ogni dialogo sereno.
Ci dispiace che nella prassi della riconciliazione ci siano ancora pastori che, più attenti all’aspetto sessuale che a quello affettivo della relazione, impongono agli omosessuali parametri morali così rigidi quali non vengono usati con altri o su altre questioni: tale atteggiamento di fatto ha allontanato e allontana molti dalla pratica sacramentale quando non dalla comunità cristiana nel suo insieme...SEGUE...
Inviato da Ragazzo_dolce — 25 Oct 2006, 21:26
Pensiamo alla fine che per un omosessuale credente sia difficile essere testimone di speranza quando la sua identità viene in modo sistematico descritta come “intrinsecamente disordinata”, e quando al suo bisogno affettivo, letto riduttivamente come un potenziale pericolo di coinvolgimento sessuale, non viene data di fatto altra risposta se non la repressione.
In conclusione vorremmo davvero che nella Chiesa italiana rispetto agli omosessuali venga messa in atto «un’approfondita riflessione che positivamente li sostenga e valorizzi, in positivo, gli aspetti complessi della loro realtà» (Convegno di Loreto 1985: Atti, p. 321), e di conseguenza si creino iniziative pastorali di accoglienza e supporto, per gli omosessuali e le loro famiglie. Questo è quanto noi cerchiamo di fare.
Ci sembra che l’esperienza del gruppo costituisca per chi vi accede un segno di speranza e un momento di riconciliazione.
Ci piacerebbe condividerla con tanti altri.
Il gruppo “La Fonte”
© Gruppo Kairòs Firenze
Inviato da Ragazzo_dolce — 25 Oct 2006, 21:30