GLI ANNI DELLE DOMANDE – Parte 1 – L’ALIENAZIONE SCOLASTICA
La barba cresceva ancora timidamente sul mio volto, ma nei miei occhi, seppur ancora ingenui, si poteva già scorgere un certo senso di inquietudine se vi si guardava attentamente. Tanti dubbi e tante paure si celavano dietro atteggiamenti di menefreghismo e di spensieratezza, in un tempo in cui non sapevo ancora cosa significasse lasciare il mondo degli adolescenti per affacciarsi a quello degli adulti.
Erano gli anni delle scuole superiori, quegli anni nei quali, tra un calcio ad un pallone ed una partita ad un videogame (o, eventualmente, una partita a pallone ed un calcio ad un videogame…), mi chiedevo il perché di tante stupide cose. Ed allora cercavo le risposte negli amici, nei miei genitori, nella musica e, soprattutto, dentro me stesso. Ma spesso tale ricerca si rivelava infruttuosa. Troppe erano le domande alle quali non sapevo dare una risposta. Stavo vivendo in funzione di un domani, mi trastullavo in attesa di un giorno nel quale avrei potuto essere più indipendente, più libero di rincorrere le mie passioni. Non che pretendessi di “trovare la mia strada”, perché per quello, purtroppo o per fortuna, sentivo (come sento tuttora) che mi ci sarebbe voluto ancora del tempo; ma avrei voluto quantomeno iniziare a camminare da solo, ad ergermi in quella “selva oscura” che è il “cammin di nostra vita” (credo di aver utilizzato delle espressioni già usate da un qualche poetucolo… il quale non scriveva male, ma non era certo alla mia altezza… al massimo la sua prosa si poteva accostare a quella di duccio… no via, non era poi così scadente…) . Ma bando alle ciance, è giunto il momento di evocare i vecchi fantasmi:
“Te cosa vuoi fare da grande?”. Ma che razza di domanda è?! Come fa una persona adulta e vaccinata ad avere l’incoscienza di porre tale quesito ad un ragazzino di 13 anni?! Roba da denunciarlo per danni morali! Ad ogni modo, quando in terza media mi posero questa domanda, varie ipotetiche risposte furono vagliate dal mio cervello: l’allenatore della Fiorentina, il direttore di Playboy, Lupin IV, il Dittatore Assoluto (nonché Tiranno) del Granducato di Toscana… ma niente che la mia timida bocca potesse riferire. Ma tale domanda implicava una risposta ed il tempo passava inesorabile, scandito impietosamente dal silenzio di quella triste aula. Alla fine non ricordo cosa risposi, dissi semplicemente un mestiere umile, che non mi facesse emergere rispetto agli altri e che, allo stesso tempo, denotasse come le ambizioni di un Umberto 13enne fossero ancora tutte da delineare. Ero ancora un ragazzino ingenuo, ma cazzo, ve lo assicuro, ero molto più sensibile di quegli adulti sapientoni che mi insegnavano le radici quadrate, in che anno è nato Leopardi (l’anno ti chiedevano, cazzo, l’anno…) o in che giorno è morto Napoleone, con poesia annessa, da ripetere rigorosamente senza prendere fiato. Niente mi esaltava in tutto ciò, anzi, niente mi incuriosiva o destava la mia attenzione. Ma dovevo scegliere una scuola. E scelsi. La scuola più facile e vicina a casa. Questo fu l’unico criterio di scelta, tanto ero distaccato da quel mondo che tarpava le mie fantasie, e volai, anzi, strisciai, verso le scuole professionali.
E giunsi quindi alle superiori. E qui devo aprire una parentesi. Dunque, io non ho mai creduto a niente che non fosse tangibile, terreno. Ma ultimamente grosse crepe iniziano a formarsi in queste mie convinzioni, facendomi credere che certe cose, se non sono proprio segno di un inesorabile destino, sono almeno figlie di sensazioni e di istinti che non siamo ancora in grado di decifrare ma che, tuttavia, ci spingono verso una qualche direzione. Allora, i primi bambini ai quali ho rivolto la parola alle elementari, Alessandro (che, se ne faccia una ragione, è uguale a Peter Crouch) e Emanuele (detto Gigio), diverranno poi i miei inseparabili amici per i 5 anni a venire, rendendoci i protagonisti di un trio ironico ed irriverente. Ma facciamo ora un balzo in avanti: arrivo all’università, manca poco al test d’ingresso, la tensione si taglia col coltello, ma io, cretino come al solito, faccio una battuta. Nel coro di borbottii, emerge una risata… chi sarà stato? Matteo. Scambiamo due chiacchiere e ci facciamo l’imbocca al lupo per il test. Arriva poi il primo giorno di lezione, non sapendo dove andare a sbattere la testa, leggevo sul tabellone elettronico quale fosse l’aula dove dovevo recarmi, quando vedo un ragazzo mettersi accanto a me e porsi le mie stesse domande. E chi era? Matteo. Di 300 iscritti a “Media e Giornalismo” c’era lui. E guardate che poi io ho socializzato un po’ con tutti, ma in nessuno ho trovato le affinità che ho con quel pazzo (…bene, ora che ti ho fatto questa smielata, ascolta: hai rotto il cazzo, non scrivi un pezzo sul blog da mesi, più o meno da quando Pasqualoni è ubriaco). Ma ora torniamo indietro: scuole professionali, primo giorno. Arrivo in classe, mi guardo intorno e noto che, o quella gente mangiava ormoni a colazione, o ero capitato in una sezione di pluribocciati (successivamente scoprii che la seconda ipotesi era quella reale e che la più “anziana” aveva già la patente… giuro!). Riconosco un ragazzino, tale Enrico, col quale avevo giocato a calcio anni prima. Lo saluto, lui mi presenta un certo Nico; ci mettiamo tutti e tre seduti vicino, Nico al centro, io alla sua sinistra e Enrico alla sua destra. Inseparabili. Inseparabili per tre anni… solo una ingiusta bocciatura in terza del nostro amico negherà a me e Enrico la presenza di Nico al nostro fianco fino alla quinta. Ma gli anni che mi hanno fatto più riflettere sono stati sicuramente gli ultimi due. Quarta e quinta superiore: la classe era stata “smembrata” dalle ben undici bocciature della terza, ed era divenuta una smilza sezione di 14 persone, dove, complice anche la nostra maturazione, l’intensità dei rapporti umani (e, in alcuni agognati casi, sessuali), si intensificò a dismisura. Il mio distaccamento ed il mio nullafacentismo, intanto, toccavano vette mai immaginate neppure dal più folle dei visionari, fino ad arrivare ad avere un diario totalmente pulito e, nell’anno delle quinta, a rifiutarmi di acquistare i libri di testo. Ora, nonostante la mia autostima sia ormai nota ai più, non credo proprio di essere un genio colossale, al quale basta ascoltare mezza spiegazione per prendere la sufficienza, eppure l’unica materia in cui facevo qualcosa era matematica. Sì, matematica. Mi faceva cacare, ma per il rispetto di quel gran professore che era (ed è) Giampaolo, mi sforzavo di fare i compiti che ci assegnava, naturalmente durante le ore di lezione delle altre materie. Ad ogni modo, secondo voi, quante insufficienze avrò avuto? Zero. Zero! Copiando e improvvisando riuscivo e barcamenarmela alla meno peggio. Solo che questo non faceva altro che far aumentare il mio disprezzo verso un qualcosa che non mi stimolava, che sentivo distante, che si palesava in tutto il suo “splendore” per quello che era veramente: una buffonata. Ma, nonostante tutto, a quattro anni di distanza, sono riuscito a filtrare da tanta inutilità alcuni lampi, momenti indimenticabili che custodirò per sempre dentro di me….
CONTINUA…

Ed allora cercavo le risposte negli amici, nei miei genitori, nella musica e, soprattutto, dentro me stesso. Ma spesso tale ricerca si rivelava infruttuosa.
ORA TU LE CERCHI NELL ALCOOL.
Inviato da IL SEMIANALFABETA — 02 Oct 2006, 14:09
scommetto,umbe,che dovevi essere considerato uno di quei secchioncelli che...madonna,neanke un insufficenza!!!io l'altro ieri nel test d'italiano ho già preso 5....a proposito di voti!!oggi,icredibile ma vero,ho preso eben 8+ (OTTO PIùùùùùùùùùùùùùùùùùù)IN LATINO!LATINO!sapete che vuol dire?!che sono un genio.non ho mai fatto latino,mentre i miei compagni si,e hanno preso tt 7 o alcuni 9(quelli sono malati dalla nascita)...
Inviato da fede — 03 Oct 2006, 14:39
mi faccio paura da sola.cmq umbe,non capisco il poerchè di qst articolo..forse i tuoi dubbi esistenziali parzialmente infantili si stanno riflettendo sul tuo presente?!cmq sn scandalizzata,arrabbiata e oltraggiata dal vostro comportamenteo..non mi siete neanche venuti a trovare qlk volta!vabbè....lasciamo perdere,siete tt casi disperati!ciauz
Inviato da fede leggermente offesa — 03 Oct 2006, 14:40
alcolista.
Inviato da fede — 04 Oct 2006, 14:51
concordo su tutto umbe. bella prosa.
Inviato da mary — 06 Oct 2006, 14:21
Grazie grazie... nella seconda parte vi farò fare 4 risate...
Inviato da umbe — 06 Oct 2006, 14:53