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MENTIDEVIATE

09 Oct, 2006

GLI ANNI DELLE DOMANDE – Parte 2 – I RICORDI…

Umbe — Inviato da Mentideviate @ 13:20

Momenti tristi, momenti di gioia, di rabbia, goliardici, o semplicemente stupidi. Quanti aneddoti, quanti ricordi…

Ricordo…

Le lezioni di italiano, quando, come intramezzo tra un Brunello e un Chianti, il nostro professore Mario ci illustrava un noioso copione che recitava a memoria, senza preoccuparsi minimamente di condire quella stramaledetta “pasta in bianco”, unica pietanza prevista dal “menù” dell’ordinamento scolastico. E poi c’erano i temi. Ah… i temi. L’unica cosa che ogni tanto mi risvegliava dal mio profondo letargo. Letargo nel quale però mi rigettavo a capofitto nel momento della lettura del voto. Ora, io capisco che non sia facile per un professore dare un giudizio equo, ma in tre anni non mi ha mai dato meno di 6- e mai più di 7 (preso sì e no 3 volte). Possibile? Eppure diversi miei compagni prendevano 8 quasi ogni volta. Ed io li invito. Li invito tutti a scrivere su questo blog. Voglio che le mie labbra pendano dalla loro prosa struggente; voglio ridurmi a fare il mero contabile, il burocrate, a sventolarli nelle afose giornate estive con una palma, mentre loro scrivono i loro capolavori; voglio strisciare ai loro piedi mentre i loro romanzi scalano inesorabilmente le classifiche dei libri più acquistati; voglio adorarli e adularli, quei grandi geni della penna, incredibile caso di concentrato di talenti letterari in una piccola classe di provincia.

Ricordo…

Quando, per sfinimento, il nostro (purtroppo scomparso) professore di francese Tonino cedette alle nostre suppliche, concedendoci 10 minuti supplementari per correggere il compito il giorno dopo. La mia diabolica mente si mise immediatamente in moto e, tempo un nano secondo, afferrai il testo del compito di Gioacchino (un losco figuro che si aggregò alla nostra classe in terza) e me lo infilai sotto la maglia. Poi chiesi di andare in bagno… la risposta era scontata: “Va bene, ma prima lascia tutto sulla cattedra, testo compreso”. Uscii di corsa dall’aula ed andai a fare le fotocopie del testo che avevo nascosto, ma trovai la fotocopiatrice guasta! Noooo!!! Ero disperato, ma non potevo mollare! Così corsi fuori, nel parcheggio, misi in moto il mio motorino ed andai a fare le fotocopie alla cartoleria più vicina. Poi rimontai in sella al mio bolide e sfrecciai verso la scuola, più veloce che potevo. In tutto impiegai circa dieci minuti. Quando rientrai in classe, ero sudato fradicio per la corsa e tentavo di trattenere il fiatone. Tutti, professore compreso, mi guardarono come fossi un alieno. Il panico dominava tra l’insopportabile rumore del silenzio. “Non entrate in quel bagno” – furono le mie uniche parole.

Ricordo…

Le ore di economia aziendale, quando il mio senso di alienazione toccava le vette più alte. Maratone. Maratone di dettati, di lunghi monologhi decantati dalla professoressa Anna, che noi dovevamo rigorosamente dattilografare sul nostro quaderno. Mi ricordo la mia mano sudata, dove impugnavo la penna con forza, con rabbia, tanto che dopo un po’ sentivo dolore tra il pollice e l’indice. Ricordo che strusciavo continuamente la mano sul banco, per asciugarla da quell’insopportabile sudorino appiccicoso, mentre le mie gambe, che avevano il privilegio di essere nascoste sotto il banco, si agitavano come per sfogare un nervosismo figlio di quegli inutili sforzi, di quei dettati che non avevano altro scopo che farci stare zitti e buoni; tipologia di spiegazione assai elementare, nonché poco faticosa per chi la impone. Ricordo anche le interminabili pause caffè, mia unica salvaguardia dai raptus assassini. E le divagazioni, le interminabili parentesi su famiglia e aneddoti del passato della professoressa. Parentesi che volevamo non si chiudessero mai, tanto erano più rilassanti della stramaledetta economia. La cara Anna, più che da insegnante, si comportava come una “zia”. Poi, il fatto che per me una “partita doppia” sia, mettiamo caso, una semifinale di Champions League… beh, questo è tutto molto relativo… o magari no?!

Ricordo…

Le ore di informatica e trattamento testi, quando, posizionati con insolito entusiasmo davanti al pc, ci prodigavamo in infinite sfide coi vari videogiochi degli emulatori. Io, Marco, Enrico e Gioacchino, davamo vita a veri e propri tornei, durante i quali gli schiamazzi nascevano spontanei, richiamando l’attenzione della professoressa. Se poi l’insegnate di turno doveva assentarsi dall’aula per, a quanto sembra, andare a sbrigare pratiche e scartoffie, succedeva il finimondo. La professoressa si raccomandava dicendo: “Arrivo un minuto in segreteria, non fate confusione”. Noooo… ma che scherza? Cosa glielo farebbe mai pensare?... Avevamo salvato sui nostri pc alcune canzoni del live a Roma dei Nirvana. Le avviavamo e mettevamo il volume al massimo. Talvolta ci mettevamo addirittura a pogare nel centro dell’aula, fino a quando, guardando dalla finestra, non scorgevamo la professoressa che percorreva il corridoio con passo deciso ed aria minacciosa. …E mi ricordo anche di quando i miei occhi demoniaci scorsero un tecnico mentre guardava su internet alcuni calendari sexy. Giusto in quel momento, il malcapitato fu chiamato per un breve consulto e si allontanò dalla sua postazione (ovvero dal server). Essendo il server utilizzato per mostrare i vari esempi alla classe, era costantemente collegato ad un proiettore, il quale in quel momento era, naturalmente, spento. Ed io lo accesi! Quando il tecnico tornò a sedere, il proiettore, che intanto si era riscaldato, iniziò a proiettare sul muro le imperiose mammelle della Marcuzzi. Dei timidi risolini strozzati in gola si trasformarono presto in grasse risate, che annaffiarono l’aula mentre il tecnico, paonazzo in volto e senza alzare lo sguardo da terra, spense il proiettore per poi rimettersi a posto senza proliferare parola.

Ricordo…

Quando mi domandai per la prima volta perché sulla macchinetta del caffè c’era anche l’opzione “bicchiere”, che ti permetteva, con l’economico esborso di 5 centesimi, di acquistare un bicchiere vuoto. “Chi cavolo lo compra un bicchiere vuoto?... Ma a che gli serve?” – mi domandai. Ed in quel momento mi si accese una lampadina… ebbi un idea folgorante. Acquistai il bicchiere ed iniziai a girovagare per i corridoi. Quando passavo vicino a qualcuno, professori compresi, facevo finta di distrarmi e mi ci scontravo leggermente, facendogli cadere addosso il bicchiere vuoto. Che scene! Alcuni professori si tiravano indietro, credendo di dover far sgocciolare il caffè dalla camicia, assumendo delle pose che nemmeno Keanu Reeves in Matrix. Qualcuno impiegava circa 7-8 secondi per capire che si trattava solo uno scherzo innocente. Finito l’ “effetto sorpresa” però, non ci cascava più nessuno. Ed allora, con la complicità di Gioacchino, ci inventammo un altro stratagemma: mettevamo un bicchiere, stavolta pieno d’acqua, in bilico sulla porta del bagno, così che, quando qualcuno ci entrava, il bicchiere gli cadeva addosso bagnandolo. Naturalmente questo scherzo faceva incazzare la gente molto più del primo, ed infatti noi ci tenevamo a debita distanza, pronti a fuggire per non farci incolpare dallo scalognato di turno.

Ricordo…

Gli intervalli. I 5 minuti più corti della giornata. Ma che razza di pausa è un intervallo di 5 minuti? Come può distrarsi e rilassarsi una persona in un arco di tempo così insignificante? Un giorno, come da consuetudine, io e Gioacchino ci avvicinammo ad un distributore di merendine per prendere un “qualcosa” da sgranocchiare. Dunque: già mi trovavo in un luogo che sentivo ostile e dove facevo cose che non mi stimolavano, poi mi davano solo 5 minuti per mangiare un qualche troiaio di dubbio valore nutrizionale e che mi succede? Mi rimane incastrata, quella fottutissima merendina! Vista la stabilità dei miei nervi, sarei potuto impazzire e fare a fettine il bidello con una motosega, se solo avessi avuto tale strumento a portata di mano (stranamente, quel giorno l’avevo dimenticata a casa, insieme al libro di francese). Spintoni e pugni verso quella stupida macchina nacquero spontanei, fino a che Gioacchino, probabilmente sul punto di usare il bazooka, rivide le sue intenzioni e mi fece una proposta geniale: “Si va al bar?”. Ero titubante. Ma dannazione, avevo proprio voglia di mangiarmela, una gustosa schiacciatina. Prendemmo così il mio motorino e fuggimmo verso il bar, a comprare cibo e bevande. Poi io, visto che c’ero, mi comprai anche la Gazzetta all’edicola adiacente. Lo facemmo tutti i santi giorni, dalla fine della quarta all’ultimo giorno della quinta. Le nostre fughe inizialmente avvennero, appunto, col mio motorino. Poi, quando presi la patente ed iniziai ad andare a scuola col mio bolide “unomillecentocolorantracite”, decidemmo di andarci a piedi, in quanto la macchina non aveva la giusta “agilità” per evadere da quella prigione didattica. E fu allora che raggiungemmo l’apoteosi. Correre a perdifiato da scuola verso il bar ci dava una sensazione di libertà quasi inspiegabile. Era un fuga, per quanto misera ed estemporanea, da tutto e da tutti, non solo dalla scuola, ma dal nostro status di banali studenti che essa rappresentava. Era un evasione dalle nostre vite noiose, dall’ipocrisia di un ambiente paesano, da quella sensazione di ristrettezza che ci mozzava il fiato, che ci faceva venir voglia di fare le valige e scappare, chissà poi per dove. L’ultimo giorno di scuola, facevano tutti degli enormi elenchi delle cose che gli sarebbero mancate di quegli anni. Io e Gioacchino ci guardammo ed esclamammo all’unisono: “Le corse al bar nell’intervallo”. Oddio, se avevamo ragione. Vorrei farla per l’ultima volta una di quelle stupide e libere corse, porca miseria quanto mi mancano.

FINE.


Commenti

  1. A pensarci bene sei di una spavalderia disarmante........
    Invece di ironizzare sui tuoi voti e sparare a zero sulla tua ex prof.
    d'italiano dovresti riflettere un attimo sul perchè di quei giudizi...
    sarebbe molto più costruttivo!!!!! Forze lo faceva perchè aveva già
    visto in te un premio Pultzer e non voleva che ti adagiassi sugli
    allori!!!???
    oppure chissà..... i tuoi compagni si esprimevano semlicemente meglio!

    Inviato da letizia — 09 Oct 2006, 13:45

  2. o cazzo umbe' grazie, mi hai fatto ricordare gli degli anni fantastici
    della mia vita e di quante cazzate si riuscivano a fare oltre ad
    avermi fatto fare delle belle risate.
    E poi notavo che dal nord al sud la situazione scolastica e psicologica
    degli studenti, non e' poi tanto diversa.
    a presto

    Inviato da Elemiah — 09 Oct 2006, 13:56

  3. Cara Letizia, lo sai che sono critico e antipatico... ed infatti ti faccio notare
    che hai scritto "forze"... a me, forse, le forze mi mancano dopo ieri
    sera...

    Inviato da umbe — 09 Oct 2006, 14:00

  4. E fu allora che raggiungemmo l’apoteosi. Correre a perdifiato da scuola verso il bar ci dava una sensazione di libertà quasi inspiegabile. Era un fuga, per quanto misera ed estemporanea, da tutto e da tutti, non solo dalla scuola, ma dal nostro status di banali studenti che essa rappresentava. Era un evasione dalle nostre vite noiose, dall’ipocrisia di un ambiente paesano, da quella sensazione di ristrettezza che ci mozzava il fiato, che ci faceva venir voglia di fare le valige e scappare, chissà poi per dove.

    Complimenti vivissimi. La sua prosa sta raggiungendo ottimi livelli nonostante lei sia un lemming.

    Inviato da duccio — 09 Oct 2006, 14:43

  5. concordo con Duccio.

    Inviato da fede — 09 Oct 2006, 15:20

  6. concordi sul fatto che è un lemming vero fede??

    Inviato da duccio — 09 Oct 2006, 15:50

  7. Ok, lo ammetto.

    Inviato da il lemming — 09 Oct 2006, 16:03

  8. beh, che dire... decisamente ottimo...mi piace davvero tanto come
    scrivi, anche perchè mi metto a ridere da sola davanti al computer...
    questo non toglie che tu non sia un lemming(concordo anch'io con
    duccio)e uno scansafatiche!! comunque dato che hai scoperto le bontà
    e soprattutto i benefici effetti del tris di vodka, ti sfido...(anche
    se sarà una sfida tra titani, o da titanio...)

    Inviato da aghi aghi — 09 Oct 2006, 17:08

  9. Accetto la sfida e lascio decidere a te il campo di battaglia,
    ma le armi le decido io! Malibù-bù-bù...

    Inviato da umbe — 09 Oct 2006, 17:49

  10. senti, il malibù no!!!mi fa schifo...me l'avete fatto assaggiare al
    meccanò e, se non era per le tre bevute precedenti, non ce l'avrei fatta
    a buttarlo giù!!

    Inviato da aghi aghi — 09 Oct 2006, 18:07

  11. Blasfema! come osi parlare male del malibù!?
    Vorrà dire che troveremo un compromesso...

    Inviato da umbe — 10 Oct 2006, 14:17

  12. ma com'e' che e fatto sto mailbu'??

    Inviato da Elemiah — 10 Oct 2006, 19:25

  13. malibu'!
    se po' sbaglia!

    Inviato da Elemiah — 10 Oct 2006, 19:26

  14. X DUCCIO:veramente duccio volevo lodare le incantevoli righe prosaiche du umbe...
    X UMBE:lemminglemminglemminglemminglemminglemminglemminglemming...

    Inviato da fede=lemming — 11 Oct 2006, 14:26

  15. x elemiah.
    il malibù è un rum al cocco. provalo unito a rum chiaro e succo d'arancia.

    Inviato da duccio — 12 Oct 2006, 17:35

  16. Cavolo umbe, QUANTO HAI RAGIONEEEEEE!!! anke a me mancano un sacco le cazzate ke si facevano al liceo...partendo dalle prime cs stupide..tipo sputare nel caffè del prof^^....fino alle più ardite..tipo rubare alla prof il compito di mate.....cavolo mi mancano le fughe dal bidello ke ci rincorreva x la stada, le fughe dalle finestre o dalla porta d’emergenza x scanzare i prof…mi mancano le sere delle magagne x nn entrare a scuola il giorno dopo…tipo gli allagamenti o le spruzzate degli estintori…mi mancano anke le stronzate della prof di ita….uffi nn è giusto…l’uni è troppo diversa ;_;
    nn si potrebbe ritornare indietrooooo???
    cmq ancora complimenti umbe

    Inviato da il ritorno di vix^^ — 12 Oct 2006, 17:53

  17. a preticamente il "mo m'abbij"....ottimo

    Inviato da Elemiah — 13 Oct 2006, 14:35

  18. Ciao Vix, ti volevo chiedere: quanti anni di carcere ti hanno dato
    per quello che hai fatto al liceo?
    (o come ti chiederebbe pasqualoni:
    quanti hanni di carcere ti anno dato per quello che ai fatto al liceo?)

    Cavolo che "teppista" ;-) A parte gli scherzi... non è che io senta una
    grande nostalgia di quei tempi... si sa che col tempo si riesce a
    ridere anche di quanto eravamo scemi, insicuri o immaturi, ma non
    per questo vorrei tornare ad esserlo (insicuro e immaturo intendo...)!

    Inviato da umbe (tuttora scemo) — 13 Oct 2006, 16:45

  19. Veramente la mia fedina penale è pulitissimaaaaaa!!!^___^ effettivamente io ed i miei amici non eravamo degli angioletti^^...cmq io non rimpiango l'immaturità e l'uinsicurezza di all'ora xkè veramente ci sn ancora...cioè nn credo di essere matura ed insicura ci sn nata^^...qllo ke rimpiango sn quei momenti in cui ci sentivamo i padroni del "mondo" qndo sfidando le regole ci sentivamo forti e soprattutto ci sentivamo un gruppo..adesso nionostante le amicizie sono rimaste e ci si vede..nn è più cm un tempo...non correremo mai più x qlla strada gridando 2 sta arrivando il bidelloooo!!!"...non ci sedieremo più sugli scalini fuori scuola a cazzeggiare....non risentirò mai più l'emozione di qndo gridammo OCCUPAZIONEEEEEEEE e cacciammo il preside dalla sua stanza, qndo la scuola era nostra e nostra soltanto...quel senso di libertà sciocco e infantile mi manca...è qllo ad essere il motivo della mia nostalgia;_;

    Inviato da vix — 15 Oct 2006, 20:57


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