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MENTIDEVIATE

13 Aug, 2007

IL RABBIT PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO

Umbe — Inviato da Mentideviate @ 16:47

Che è quello di andare coi Troll

E bene sì, non mi resta che recitare l’ennesimo mea culpa. Ci sono cascato di nuovo; crollato miseramente. Potrei tentare di aggrapparmi a puerili scuse, dire che ero ubriaco (scusante molto credibile, tra l’altro); che il drastico passaggio da 100 a 0 della mia attività sessuale ha mandato in tilt i miei ormoni rendendoli una bomba sempre pronta a esplodere; che, per una sera, tanto chi se ne frega. Ma queste sono solo concause, magri appigli che non mi salveranno dall’alzar della marea. La verità è che sono un rabbit. Ecco, l’ho detto. Un fottutissimo rabbit. Con le orecchie a punta, la coda di cotone e le zampacce pelose. E quel malsano bisogno di riprodurre la specie con una fretta del tutto immorale. E il mio stramaledetto istinto a volte prende il controllo, non c’è verso di domarlo. Io ce l’ho messa tutta almeno, ma alla fine ha vinto di nuovo, maledetto inpritting da mammifero stopposo. Avrete già capito: e bene sì, mi sono di nuovo aggrappato a un essere femminile di dubbio gusto e valore. Ma facciamo un passo indietro, riordiniamo la situazione. Allora: cena alla casa al mare di Pasqualoni (presenti anche Aghi e un amico), il rituale prevede che la birra scorra a fiumi ed io, è ovvio, alle tradizioni ci tengo. Sul finire del pasto, spuntate probabilmente dal nulla, si materializzano 3 allegre figliole. Una è una specie di cavallo arabo: postura retta ed elegante, gambe slanciate e possenti, una criniera scura tutta da domare. La seconda si perde nell’anonimato, difficile farne una descrizione. L’altra la definirei invece una specie di tubetto di mastice. Ma ora indovinate quale mi ha squadrato dal primo secondo. Troppo facile, manco ve lo sto a dire. Aghi mi ha guardato dritto negli occhi e si è raccomandata di buon cuore: “No Umbe. No.” “Tranquilla – gli ho risposto – a meno che non veda più nulla non succederà”. Che in pratica era come dire “ci vado tra un paio d’ore”, solo che andava letto tra le righe. Galeotta fu la discoteca. Nel tentativo di montare in sella all’indomabile destriero, mi sono lanciato in improbabili e goffe danze, che ricordavano un po’ i passi elefanteschi della Lecciso. Per non essere troppo spudorato e non dare eccessivamente nell’occhio, zampettavo a turno con le varie pulzelle, in modo da mettere pressione alla bestia mitologica sopra citata. In tale contesto, il problema non era tanto saltellare con la gioviale Aghi-Aghi, cosa che mi ricordava le nostre deplorevoli performance al Kaleido riempiendomi il cuore di gioia e il fegato di pugnali affilati, quanto ballare con il mastice, che tentava di incollare il pertugio di tal tubetto sulla mia bocca ad ogni occasione. A quel punto mi sono arroccato in difesa con il più squallido dei catenacci, tentando di difendermi da quei continui attacchi (per altro più che rivedibili). “Non mi accontento di un misero pareggio in casa, voglio espugnare San Siro!” – esclamavo fiero e altezzoso nelle orecchie appuntite di Paqualoni. “Sì, sì, grande, grande. Hai tutta la mia stima. Ho visto un ottimo attacco. Grande Bobone!” (Pasuqloni è ubriaco da febbraio ‘06, ndr) - risponde l’altro rabbit. Ma il tempo passava inesorabile, le speranze scemavano mestamente e tutto quel frullar di cosce abbronzate mi stava dando alla testa più del malibù. Alla fine il mastice ha sferrato l’ultimo attacco, aggrappandosi con forza al mio gracile torace. A quel punto, con una mossa da vero rabbit, mi sono discostato dalla mandria equina e ho vilmente ceduto ai ben poco sensuali ricatti di quelle due sistole di invidiabili dimensioni, impiantate, aimè, su un corpo che non ne reggeva il confronto. Al ritorno Pasqualoni mi si avvicina ed esclama: “Buuu!!! Buuu!!! Fischi del pubblico”. Inesorabili e inevitabili.


Commenti

  1. A stare cassa.

    Inviato da Alena — 17 Aug 2007, 11:05

  2. dopo la vittoria contro il marconi, il presidente del lapin si e' cosi' espresso: Ordunque. Avendo i miei giuocatori alfin raggiunto le vette della ottava serie, IO, presidente nonche' re del Lapin, concedo con spirito gIeneroso e animo filantropico ai miei ragazzi di recarsi per tre giorni a godere della belta' e della splendente finezza delle ragazze del kabaret praha...Qui il presidente ha chiuso il suo discorso e se n'e' andato urlando inspiegabilmente AMIGO AMIGO FAIV BIRRA GRATIS.

    Inviato da FJ — 26 Aug 2007, 10:35


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