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MENTIDEVIATE

06 Sep, 2007

IN COMPAGNIA DI SE STESSA

Umbe — Inviato da Mentideviate @ 16:11
...

E fu così che, con passo titubante, si ficcò in quel locale che qualcuno amava chiamare mondo. Chissà poi perché vi entrò. Evidentemente qualcuno gli aveva concesso del tempo da ammazzare. Il DJ, da lassù in alto, metteva sempre una musica di merda. O almeno lo era per lei. Subito si guardò intorno, così da scorgere la compagnia di quella sera. Ma chi prendeva in giro? Le marionette di quel locale non erano che il solito squallido teatrino: nessuna compagnia tra quelle facce sorridenti. “Cosa cazzo avranno da essere così felici” – si chiedeva – e intanto li osservava. Tutti perfetti dentro la loro campana di vetro, col loro bicchiere in mano, dentro il quale il ghiaccio aveva tutto il tempo di sciogliersi. Il loro sguardo la sfiorava per un istante. Non come delle dolci carezze, bensì come piccole schegge taglienti. Ma non erano certo quelle insignificanti ferite a preoccuparla. Adesso finalmente iniziava a sorridere anche lei. Come erano ridicoli, tutti li che sguazzavano nei loro giochi perversi. Sguardi che giudicano, sguardi calcolati, pesati sulla bilancia dell’ipocrisia. Una guerra, una stupida competizione all’ultima posa.

Forse non erano poi così felici.

La sua fantasia era soffocata da quell’aria così pesante, così si ordinò il solito Americano. Ecco, ora aveva trovato la sua compagnia. Guardava attentamente il suo ghiaccio, lo solleticava con la cannuccia. Avrebbe voluto guardare il suo cuore. Quel maledetto ghiaccio non aveva mai il tempo di sciogliersi. Quando posava il bicchiere, ormai svuotato del suo nettare rosso sangue, i cubetti erano sempre lì, levigati appena un po’ dalle sue labbra. Quel maledetto barman non li sapeva fare, gli Americani. Erano troppo forti, anche se per lei non lo erano mai abbastanza. Finalmente poteva smettere di guardare il suo ghiaccio. Sembrava non gliene importasse più niente. Ciò che desiderava era solo gettarsi tra le braccia di una calda e armoniosa corrente, e da essa farsi dolcemente trasportare. Godersi quello scampolo di vita. Ora che aveva perso la sua lucidità, tutto sembrava fottutamente chiaro.

Forse non era poi così ubriaca.

Era stanca. Si sedette e si accese una sigaretta. Fumava nervosamente, in modo quasi vorace. Come se avesse fretta. Ma fretta di cosa? Forse aveva già perso troppo tempo. In quel momento sentiva di non doverne perderne più. Pensò che era giunto il momento di cambiare: la vita era piena di spunti da cogliere, bastava provarci. Sì, forse la vita gli aveva assestato qualche calcio, ma non per questo avrebbe dovuto restituirgliene con gli interessi. Lo aveva fatto offuscata dalla rabbia, ma aveva finito per farsi ancora più male. Era l’ora di far cambiare la musica al DJ. Per non essere come gli altri. Per essere felici davvero. O almeno per vivere provandoci.

Forse la vita non faceva poi così schifo.


Commenti

  1. forse hai una prosa sublime...complimenti.

    Inviato da duccio — 06 Sep 2007, 16:45

  2. Dalla prosa se davvero un ragazzo di Carattere....

    Inviato da Una ragazza di Bratislava — 06 Sep 2007, 19:24

  3. beeello

    Inviato da silvia — 29 Sep 2007, 14:09

  4. FANTASTICOOOO

    Inviato da vale — 13 Dec 2007, 02:18


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