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introduzione ai programmi di affiliazione.

introduzuione alle affiliazioni — Inviato da micalaca1965 @ 01:16

introduzione a programmi di affiliazione

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Introduzione a programmi di affiliazione .com
Pagare per il traffico, per i contatti o per le vendite. E' questo il punto di forza che ha permesso ai programmi di affiliazione, in una fase di stallo per l'online advertising "classico", di conoscere anche in Italia una certa notorietà.
Se però gli affiliation programs in Italia non hanno avuto ancora il "boom" che conoscono all'estero, questo è dovuto al fatto che manca ancora una certa cultura in materia: il normale utente non sa cosa siano esattamente, il titolare di un e-shop non sa come implementarlo e, molto spesso, gli specialisti del digital marketing si fanno cogliere impreparati, non conoscendone essi stessi le potenzialità.
Perchè programmidiaffiliazione.com, quindi? Proprio per fornire a tutti gli interessati, che siano studenti, giornalisti, piccoli webmaster interessati a sottoscrivere una affiliazione per guadagnare qualche soldo attraverso il proprio sito, grandi merchant online che vogliono sfruttare il "pay per performance" per incrementare visibilità e vendite, o anche internet marketing specialist "ignoranti" sull'argomento, una fonte attendibile di notizie, spiegazioni, informazioni, oltre ad una nutrita serie di link a siti dove poter approfondire questi temi, dove trovare un fornitore di servizi, dove acquistare hardware e software necessari. Senza contare la directory gratuita presente su questo sito, che consente a tutti i titolari di programmi di affiliazione "made in Italy" di potersi pubblicizzare gratuitamente.
Programmidiaffiliazione.com è una fonte di informazioni indipendente, non legata ad alcuna New media agency, Internet solutions provider, Web consulting agency. Questo ci consente di non essere faziosi, di parte, ma di lavorare con l'unico scopo di informare in maniera corretta il visitatore di questo sito.
Un'arma vincente per entrambi
Buona parte del successo che i programmi di affiliazione stanno conoscendo è dovuto anche al fatto che questo strumento del digital marketing sembra lavorare bene in due versi.
- Consente all'affiliato, colui che promuove il prodotto o il servizio dell'affiliante, di poter avere entrate anche consistenti (se si è in grado di promuoversi al meglio) con cui poter portare avanti il proprio sito che, nella maggior parte dei casi americani, è un sito amatoriale, realizzato per passione. Pensiamo ad esempio ai tantissimi siti di giovani appassionati di basket NBA, siti incentrati sulla propria squadra del cuore, dove vengono pubblicati risultati, statistiche, foto... e viene promossa -con l'affiliazione, appunto- la vendita di merchandising della squadra, dai gagliardetti alle divise da gioco.
- Consente al merchant (o affiliante) di poter raggiungere -attraverso i siti degli affiliati- utenza in target, propensa al contatto o all'acquisto. E consente di pagare solo quanto effettivamente la pubblicità ha prodotto, senza dover pagare le impressions. Consente, in definitiva, di poter valutare più facilmente il ROI, il ritorno dell'investimento.
Tutti felici e contenti, quindi? Non del tutto, in verità. L'età relativamente "giovane" di questo strumento si accompagna infatti anche ad alcuni problemi "adolescenziali", come quello di non poter realmente garantire un contratto di affiliazione.
- Chi può garantire al 100% che il merchant non manometta il sistema di affiliazione per pagare meno provvigioni all'affiliato?
- Chi garantisce al merchant deciso a pagare per click o per lead che questi dati non siano gonfiati dall'affiliato, utilizzando appositi software "sparaclick" o inventandosi diversi alias con cui compilare i form di contatto con l'azienda?
L'ingresso in campo di grandi società specializzate proprio in questo, nel fornire cioè non solo il software gestionale del programma ma anche una sorta di garanzia per le parti, sembra risolvere nella maggior parte dei casi il problema. Ma di strada bisogna farne ancora molta prima di poter arrivare ad un sistema riconosciuto come effettivamente sicuro. E l'esperienza si può fare solo provando, sperimentando e facendo tesoro degli errori.
Noi di programmidiaffiliazione.com vogliamo accompagnare i protagonisti lungo questa strada, come attenti testimoni dell'evoluzione in atto
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cos'e un programma di affiliazione

cos'e una affiliazione! — Inviato da micalaca1965 @ 01:06

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Cos'è un programma di affiliazione
programmi di affiliazione
"Paga la tua pubblicità online per ciò che realmente produce" o, in inglese, "pay per performance". E' su questo concetto che si basa la notorietà che, soprattutto dalla metà dell'anno 2000 in poi, i programmi di affiliazione hanno cominciato ad avere anche sul mercato italiano dell'online marketing. E, stando alle previsioni delle principali società di ricerca - Forrester (www.forrester.com) su tutte- conquisteranno una importante fetta del mercato della promozione su Internet.
Cosa sonoUn programma di affiliazione è un accordo applicato al Web che viene stretto tra un affiliante -generalmente il titolare di un sito di e-commerce o di offerta di servizi- ed uno o più affiliati -anch'essi con un proprio sito web o curatori di una newsletter-.
L'accordo consiste nel consentire all'affiliato di "rivendere", attraverso il proprio sito, i prodotti od i servizi dell'affiliante, ricavando una commissione per i risultati effettivamente raggiunti (che possono essere, ad esempio, il generare traffico su un sito, l'iscrizione ad una newsletter, la vendita di un prodotto o servizio).Per usare una similitudine legata all'economia offline, gli affiliati possono essere paragonati ai rappresentanti plurimandatari chiamati a promuovere i prodotti o i servizi di un'azienda (l'affiliante). "Plurimandatari" perchè un affiliato può gestire, sul proprio sito o sulla propria newsletter, più affiliazioni. Per la migliore riuscita di questo business è fondamentale che il tema del sito o della newsletter sia il più possibile attinente al prodotto o servizio che si promuove in esso, come viene chiarito in questo sito.
Alla base della scoperta di un sistema che, negli States, è diffuso già dalla metà degli anni '90 (esistono esempi più "datati" anche italiani, ma di scarso interesse), può esservi sicuramente la brusca frenata che l'online advertising ha accusato in tutto il mondo dall'ultimo quadrimestre del 2000. Il crollo delle Borse ha, di fatto, sgonfiato l' "Internet boom", trascinando al fallimento centinaia di aziende "dotcom" e facendo scappare la maggior parte degli investitori.Portafogli non più tanto rigonfi ed efficacia delle -pur sempre costose- campagne banner messa in discussione (un click through rate dello 0,36% negli States ai primi del 2001 ha scoraggiato moltissime aziende dall'investire nell'online advertising) hanno spinto anche i digital marketers italiani ad aguzzare l'ingegno ed a cercare di applicare alla realtà italiana uno strumento di marketing -i programmi di affiliazione- che negli Stati Uniti è stato testato e sviluppato, sino a fargli raggiungere una certa attendibilità in termini di efficacia e, soprattutto, valutazione del ROI (ritorno dell'investimento).
Sulla carta, quindi, i programmi di affiliazione sono uno strumento estremamente valido; l'esperienza sul campo ha però evidenziato non pochi problemi cui, con l'evoluzione dello strumento , si cerca di porre rimedio.Ed in questo sito cercheremo di esserti di aiuto.

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come funzionano i programmi di affiliazione

come funziona,le affiliazioni — Inviato da micalaca1965 @ 00:59

come funzionano i programmi di affiliazione!

Come funzionano i programmi di affiliazione
I programmi di affiliazione vedono coinvolte tre figure:
il vendor (o affiliante), che mira a promuovere, ad esempio, la vendita online dei propri prodotti/servizi;
l'affiliato, che sfrutta il proprio sito o la propria newsletter per avere qualche introito che consenta, quantomeno, di coprirne le spese di gestione;
il cliente (o possibile tale), che tramite l'affiliato (cliccando sul link proposto) arriva sul sito dell'affiliante.
A questi può aggiungersi una quarta figura: l'azienda che, in outsourcing, gestisce il programma di affiliazione -gestione tecnica, registrazione del traffico, amministrazione dei pagamenti- e che può fungere anche da "garante" per lo stesso.
Gli affiliate programs sono, innanzi tutto, una forma di marketing altamente targettizzata: si cerca, cioè, di stringere degli accordi con titolari di siti i cui visitatori siano potenzialmente interessati ai prodotti o servizi che s'intendono vendere. Il concetto che sta alla base di tutto è quello di consentire a questi siti, ritenuti potenzialmente interessanti da parte dell'affiliante (e che, naturalmente, riescano a raggiungere anche un certo livello di credibilità nei visitatori), di generare traffico, contatti o vendite (l'affiliato funge, in pratica, da medium) a favore del proprio sito; gli affiliati vengono quindi pagati in base ai risultati effettivamente prodotti. I vendors si aprono così nuovi canali di vendita online a costi estremamente ridotti; canali che, nel caso non contribuiscano direttamente alle vendite, aumentano in ogni caso il traffico sul sito e la "popularity" dello stesso.
Il percorso teorico che porta ad un'affiliazione si può riassumere come segue: il piccolo webmaster , il cui sito o la cui newsletter non generano un traffico tale da poter interessare i grandi network pubblicitari, per generare qualche entrata decide di provare il sistema dell'affiliazione; visita così siti commerciali (in tema con i contenuti del proprio sito o newsletter) per vedere se questi offrano opportunità di affiliazione, oppure consulta una delle tante directories che catalogano per argomento i principali programmi di affiliazione disponibili e sottoscrivibili.Scelto quello che più lo interessa (basandosi anche sulle percentuali o sulle garanzie che offre), compila il relativo form di iscrizione fornendo i dati propri e del sito (o newsletter) ed attende l'accettazione da parte dell'affiliante. In caso positivo, sono inviati al nuovo affiliato tutti i codici da inserire sul sito e le relative linee guida. L'implementazione richiede pochissimo tempo ed una conoscenza anche solo superficiale dell'HTML. Molto spesso sono gli stessi affilianti che offrono supporto tecnico agli affiliati (gratuitamente o dietro una fee); questo consente anche a chi non ha conoscenze specifiche di gestione di un sito di poter sottoscrivere uno di questi programmi.Una volta che il banner o il messaggio testuale dell'affiliazione è online, il programma ha ufficialmente inizio. Sia l'affiliante sia l'affiliato possono controllare online, in apposite aree dedicate, l'andamento dell'affiliazione, in modo da avere sempre visibile il numero di accessi, contatti o vendite generati nonché le commissioni maturate. Tramite questo pannello di controllo, l'affiliante può anche decidere di chiudere un'affiliazione con un sito, ad esempio, i cui contenuti non si rivelino in tema, oppure variare le commissioni da pagare per ogni contatto generato o vendita andata a buon fine.
La prima domanda che l'affiliato si porrà è: funzionerà?Internet, meglio metterlo subito in chiaro, non è lo strumento che consente di fare soldi facilmente e senza fatica; il commercio online, come quello offline, richiede tantissimi sacrifici, oculatezza ed applicazione costante per decollare; lo stesso è richiesto tanto agli affilianti quanto agli affiliati. Le statistiche sono chiare: il 90% delle commissioni va a meno del 10% degli affiliati , i cosiddetti "super affiliati"; agli altri rimangono le briciole.In Italia, attualmente, a generare il maggior numero di vendite sono i canali shopping dei grandi portali; portali che, in molti casi, hanno accettato di farsi pagare unicamente in base alle commissioni maturate, che possono variare in questi casi dal 10 al 20% del venduto IVA esclusa.

 (Continua)

programmi di affiliazione

programmi di affiliazione — Inviato da micalaca1965 @ 23:29

programmi di affiliazione

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Guadagnare online con i programmi di affiliazione in 10 passi - Prima parte
Una guida completa ai programmi di affiliazione per creare da zero un nuovo sito ed iniziare subito a guadagnare grazie all'affiliazione ed a Google Adsense a cura di
Questo tutorial su come guadagnare con i programmi di affiliazione vuole essere una semplice lista di punti da seguire per chi, partendo da zero, voglia veder aumentare di mese in mese le proprie entrate derivanti da un sito web. I programmi di affiliazione esistono da moltissimi anni e sono tante le persone che sono riuscite ad accumulare piccole fortune sfruttandoli al meglio. Seguendo accuratamente i 10 semplici punti che troverete di seguito anche voi potrete iniziare a guadagnare in modo facile, veloce e, perché no anche divertendovi ! Esistono vari metodi per guadagnare con un sito web ed i programmi di affiliazione, alcuni richiedono grossi capitali, tempo, e competenze informatiche. Per iniziare però in questa guida partiremo da cose più semplici e soprattutto realizzabili con investimenti minimi, senza trucchi o comportamenti che potrebbero essere giudicati poco corretti. Continuando la lettura acquisirete molte informazioni utili sia sull’affiliazione che sull’ottimizzazione di un sito per i motori di ricerca, la scelta delle giuste keywords da utilizzare, la scrittura dei contenuti e qualche elemento di web marketing. Oltre ai normali programmi di affiliazione prenderemo anche in considerazione Google Adsense viste le ottime possibilità di guadagno che offre anche ai siti più piccoli. Mettete subito fra i vostri favoriti questo articolo per due motivi: 1) Desidererete tornarci presto 2) Verrà costantemente aggiornato per informarvi su nuove tecniche di guadagno come il nuovo network di advertising targato Yahoo, al momento in Beta ma presto disponibile per tutti. Siamo pronti per iniziare, armatevi di santa pazienza, ricordate che l’importante è non demoralizzarsi ed imparare dai propri errori, poche persone sono riuscite a guadagnare ingenti fortune in pochi giorni, creare un sito di successo per i programmi di affiliazione richiede tempo, 3 mesi potrebbe essere un buon arco temporale per iniziare a valutare i risultati del proprio lavoro, prima di questo periodo difficilmente i vostri guadagni saranno interessanti.
Definire gli obbiettiviCome prima cosa è giusto darsi delle mete precise. Quanto volete guadagnare dal vostro sito ? Abbastanza per una vacanza ? Qualche cena fuori in più ? Un vero stipendio ? Per iniziare non datevi degli obbiettivi troppo avanzati, decidete quanto volete guadagnare mensilmente ed iniziate a lavorare per raggiungere quella cifra, una volta lì potrete espandere i vostri orizzonti e fissare una nuova meta. Al vostro primo tentativo una buona cifra potrebbero essere un 200 Euro al mese. Non è molto lo so e se sarete bravi potrete facilmente guadagnare molto di più ma è un obbiettivo facilmente raggiungibile, cercando fin da subito di guadagnare cifre alte potreste scoraggiarvi molto presto e pensare che la vostra meta è troppo lontana, state bassi, c’è sempre tempo per correggere al rialzo le proprie aspettative !
Trovate una buona nicchiaPrima di creare un sito bisogna decidere di quale argomento tratterà ! Forse siete degli appassionati di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato e vorreste fare un sito interamente dedicato a questo film. Mi dispiace ragazzi, il nostro obbiettivo questa volta è guadagnare non far conoscere al mondo gli Oompa Loompa, sarà per la prossima volta. Se volete guadagnare dovete trovare un settore tematico nel quale girino soldi e ci siano diverse aziende pronte ad investire in pubblicità e programmi di affiliazione, è quindi indispensabile individuare un’interessante nicchia di mercato. Al momento di scegliere il giusto target per il proprio sito ci sono quattro fattori decisivi da tenere in considerazione:
La vostra conoscenza dell’argomento
La popolarità dell’argomento
Il numero di concorrenti
La redditività del settore Un’analisi errata di uno solo di questi punti potrebbe portarvi all’insuccesso quindi prestate particolare attenzione a questa fase, una pianificazione iniziale errata potrebbe portarvi rapidamente al fallimento. Un’altra ottima idea è quella di scrivere tutto quello che vi passa per la testa in questa fase, qualcosa di importante potrebbe sfuggirvi. Fortunatamente per analizzare i primi tre punti tutto quello di cui avrete bisogno è un po’ di tempo libero ed una connessione ad Internet ! Vediamo cosa fare: Conoscenza del settoreE’ un lavoro certo, lo state facendo per guadagnare online, ok, ma sicuramente se il settore che andrete a scegliere è di vostro interesse i risultati saranno migliori, il lavoro da casa risulterà meno pesante e perché no, potreste anche divertirvi. Ricordate che per realizzare un sito di successo con i programmi di affiliazione vi serviranno degli ottimi contenuti. Andare a riempire un sito di articoli e documenti su argomenti a voi totalmente sconosciuti porterà via un’infinità di tempo, vi demoralizzerà ben presto e soprattutto vi farà annoiare a morte. Popolarità dell’argomentoIl vostro sito non genererà certo guadagni da solo ! chi vi farà guadagnare saranno i suoi visitatori che, speriamo, faranno click sui banner o acquisteranno i prodotti sponsorizzati, è quindi importante trovare una nicchia di ampio interesse. Scrivete una lista dei possibili argomenti per il sito e per ognuno di essi cercate di pensare alcune parole chiave, generiche, che le persone potrebbero cercare riguardanti quella tematica. Una volta pronta la lista è il momento di scoprire a quante persone interessa. E’ più facile di quanto si pensi, aprite un browser con il nostro tool di analisi delle keyword e iniziate ad inserire le varie parole chiave che avete individuato per ogni nicchia. Se il sito è in italiano selezionate la relativa bandiera in modo da affinare i risultati. Il programma vi dirà, secondo i dati forniti da Overture, quante ricerche vengono effettuate mensilmente per la data Keyword. Potrete così facilmente capire quali settori sono di maggiore interesse, personalmente vi consiglio di scegliere nicchie per le quali vengano effettuate meno di 500 o 1000 ricerche mensili. Utilizzando le icone sopra ai risultati di ricerca potrete facilmente esportare i risultati in vari formati. Fatelo e conservate i file, vi serviranno più avanti. Analisi della concorrenzaBene, ora abbiamo una ristretta lista di nicchie potenzialmente interessanti e con un considerevole numero di persone che effettuano ricerche su queste tematiche. E’ il momento giusto di vedere quanta concorrenza c’è in questi settori. Nulla di più facile (almeno per i nostri scopi), andiamo su google e cerchiamo le stesse parole chiave precedentemente selezionate. Ci sarà sufficiente guardare il numero totale di risultati forniti per capire quanti altri siti trattano l’argomento. E’ sempre meglio cercare di non avere più di un milione di concorrenti ! Non bisogna comunque farsi scoraggiare se si trovano sempre un numero enorme di risultati … ricordate, stiamo cercando una nicchia ! Se ad esempio volete realizzare un sito sui computer portatili, probabilmente una ricerca per “portatili” o “notebook” restituirà un’infinità di risultati, beh “portatili” non è prettamente una nicchia ! potrebbero esserci altre keyword più specifiche che garantiscano comunque un buon numero di ricerche ma con minore concorrenza, potremmo ad esempio specializzarci sui “portatili Acer” o sui “portatili usati”. La fantasia è l’unico limite ed è anche un fattore estremamente importante in questa fase. Continuate a cercare e scremare finché non troverete una nicchia con un buon rapporto di ricerche effettuate/potenziali concorrenti. Redditività del settoreVisto che il nostro obbiettivo è guadagnare con il sito web che andremo a creare, dobbiamo essere sicuri che la nicchia identificata con i metodi precedenti possa garantirci un adeguato ritorno economico, ovvero che ci siano aziende e siti web che stanno investendo in pubblicità sia tramite Adsense che tramite programmi di affiliazione. Per quanto riguarda adsense il trucco è abbastanza semplice, andate sulle pagine di Adwords e fate finta di iniziare una nuova campagna pubblicitaria, vi verranno chieste le parole chiave per cui volete che compaiano i vostri annunci, inserite le keywords della nicchia scelta, Adwords calcolerà i costi medi di un’inserzione per ogni singola parola. Ovviamente più tale valore è alto più possibilità avrete di guadagnare quando pubblicherete gli annunci sul vostro sito. Un altro metodo, meno scientifico ma più intuitivo è quello di fare caso a quanti box pubblicitari compaiono sulle pagine di google quando effettuate ricerche per parole chiavi inerenti. Visto che Adsense funziona ad asta, più sono gli inserzionisti più alto sarà il guadagno per click ! Se una normale keyword poco interessante può fruttare circa 0,05 euro, alcune keywords ad alto rendimento potranno farvi guadagnare anche 1 euro a click ! Solo per farvi un esempio, parole chiave come “Hotel Rimini”, “Voli low cost” etc nel periodo estivo hanno rendimenti altissimi ! Chiuso il capitolo Adsense dovrete controllare se esistono programmi di affiliazione nel vostro settore. La soluzione più rapida per iniziare è iscriversi ai due principali networks di affiliazione in Italia, Tradedoubler e Zanox. Una volta registrati avrete accesso alla lista completa degli inserzionisti, divisi per categorie. Guardate attentamente cosa viene proposto e se ci sono programmi in linea con la vostra nicchia. Un altro sistema è la buona vecchia ricerca su google, provate ad inserire le vostre keywords seguite dal termine “Affiliazione”, “Programma di affiliazione” etc. se c’è qualcosa verrà sicuramente fuori !
Scegliere il programma di affiliazionePerfetto, ora sapete di cosa parlerà il vostro sito ! Probabilmente ci saranno diversi programmi di affiliazione, concorrenti fra di loro, che saranno in tema con il vostro sito, per esempio se avete deciso di parlare di libri potreste trovarvi a dover scegliere fra Amazon, Internet Book Shop e Bol.com. Utilizzare contemporaneamente tutti e tre i programmi di affiliazione potrebbe rivelarsi un autogol e disperdere i potenziali acquirenti. Ricordate, molti programmi di affiliazione offrono guadagni maggiori agli affiliati che generano molte vendite, in questo caso è meglio concentrare l’attenzione su un singolo partner in modo da avere poi un maggiore potere contrattuale e poter ottenere migliori commissioni. Scegliere il giusto programma di affiliazione non è semplice ed il tema sarà sicuramente trattato più approfonditamente in un articolo futuro, vediamo comunque gli elementi fondamentali sulla base dei quali fare la propria scelta:
Modalità di pagamento: Pay per click, Pay per leads, Pay per sales
Commissioni riconosciute
Possibilità di creare sottolivelli di affiliazione
Regole contrattuali
Qualità e notorietà del sito
Prezzi di vendita
Software di affiliazione utilizzato Tutti questi elementi sono decisamente importanti e devono essere valutati con grande attenzione. Un sito che riconosce commissioni sulle vendite del 10% può sembrare più attraente di un sito che riconosce solo il 5% ma non è necessariamente così. Al momento di fare una decisione dovrete immedesimarvi sempre nel potenziale acquirente e porvi domande come: Il sito del venditore è professionale ? E’ facile portarvi a termine un acquisto ? I prezzi sono più alti o più bassi della concorrenza ? E’ evidente che a parità di prezzi ci sono molte più possibilità che un utente acquisti un libro da Amazon.com piuttosto che da uno sconosciuto e poco professionale sito web cinese. Ricordate, il 5% di 100 vendite è decisamente meglio del 10% su 10 vendite. La presenza di remunerazioni Pay per click è sicuramente un ottimo incentivo ma sono solitamente così basse da non essere indispensabili almeno fino a che non riuscirete a generare un gran numero di Click. Anche le regole contrattuali sono da controllare attentamente. Alcuni programmi di affiliazione riconoscono commissioni a vita per tutti gli acquisti che farà un utente da voi mandato mentre altri riconoscono solamente la prima commissione. E’ importante inoltre verificare i minimi da raggiungere per poter ricevere i pagamenti, se sono troppo alti il gioco potrebbe farsi pericoloso. Fate infine molta attenzione a chi può iscriversi al programma di affiliazione: alcuni merchant accettano esclusivamente soggetti con partita iva per semplificarsi le cose. Il software di affiliazione utilizzato dal merchant è anch’esso molto importante, un software fatto in casa potrebbe essere poco affidabile e limitato se non addirittura effettuare un tracking dei click e delle vendite erroneo. Cercate sempre di scegliere programmi di affiliazione che si appoggino a software di affiliazione ben noti e testati e magari che consentano un’ampia gamma di possibilità per integrare la pubblicità nel vostro sito, i soli banner grafici non bastano ! Nei successivi tre articoli scopriremo come creare il nostro sito web, posizionare le pubblicità in modo efficace e migliorare costantemente il nostro lavoro ed i nostri guadagni

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un sito per gli scontenti.

un sito per gli scontenti — Inviato da micalaca1965 @ 18:53
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Un sito per gli scontenti


I clienti insoddisfatti possono essere tramutati in clienti fidelizzati. Per farlo però bisogna approntare una serie di caratteristiche di servizio e tecniche che vadano incontro alle esigenze dei clienti.


Abbiamo già detto di come l’azienda debba predisporre al suo interno delle risorse destinate espressamente alla gestione dell’insoddisfazione del cliente. Oltre a una filosofia di recupero e alle risorse, però, è necessario stabilire anche degli standard di servizio a questo scopo.
La prima e generale caratteristica che un sito d’e-commerce deve portare in evidenza per questi fini sono le policy relative alla privacy e alla possibilità di recesso. A questi due temi – che saranno le maggiori cause di contendere rispetto all’insoddisfazione dei clienti – dovranno essere dedicate pagine specifiche e facilmente raggiungibili dai clienti.Oltre a svolgere un servizio disponibile per i clienti insoddisfatti, pagine di questo tipo rappresentano anche un indice di serietà e affidabilità nei confronti di tutti gli utenti/clienti, e quindi si dovrà procedere alla loro stesura con la massima attenzione. Agli aspetti propri messi in atto dall’azienda, sarà opportuno magari affiancare le previsioni di legge in merito. L’utente in questo modo potrà capire che l’impresa si muove in questi campi nel pieno rispetto delle norme esistenti, a garanzia dell’attività stessa.
Entrambe le pagine dovrebbero poter contare sulla presenza di indirizzi e-mail aziendali destinati espressamente alla segnalazione di richieste, proteste, reclami e quant’altro. In questo modo l’utente saprà che oltre alla teoria espressa nei testi potrà subito accedere alla pratica raggiungendo all’interno dell’azienda la persona preposta a queste incombenze. In funzione della mole di lavoro da gestire (e dalle conseguenti possibilità di reclami) si potrà addirittura segnalare un numero di telefono interno dedicato a questo scopo. Tuttavia, l’indicazione del numero di telefono se da una parte avvicina molto il cliente al servizio, dall’altra rischia di diventare il centro di raccolta delle segnalazioni più varie, comprese quelle a cui normalmente non si darebbe seguito, impegnando notevolmente la risorsa dedicata con un effetto probabilmente dispersivo. Questa scelta va quindi valutata attentamente. Piuttosto, si può prevedere uno spazio di chat con i clienti, da aprirsi soltanto per un periodo di tempo fisso al giorno o alla settimana, per esempio, un’ora al giorno a fine servizio oppure mezza giornata alla settimana, e comunque in modo proporzionale al numero di segnalazioni che arrivano all’azienda. In questo caso, poi, lo spazio chat potrebbe servire non solo ad accontentare gli insoddisfatti, ma ad avvicinare tutti gli utenti, anche soltanto per richiesta d’informazioni dettagliate o chiarimenti su alcuni prodotti/servizi.
Gli indirizzi e-mail destinati alla raccolta dei reclami dovrebbero comparire anche in altre pagine critiche del servizio: sicuramente in una – indispensabile – pagina di spiegazione su come avvengono i processi di raccolta ordini e di smaltimento degli stessi. Questa pagina potrebbe intanto spiegare nel dettaglio le procedure, in modo che l’utente sappia esattamente quali possono essere i tempi d’attesa, le eventuali possibilità di cambio merce e di recesso, appunto. Per questi indirizzi e-mail sarebbe opportuno poi attivare una risposta automatica immediata, che farà subito percepire all’utente che la sua questione è stata inoltrata a chi di dovere. Si ricordi però di segnalare nella risposta che una risorsa interna ha ricevuto la segnalazione. Infatti, il cliente deve capire che dall’altra parte si è attivata una persona e non semplicemente un sistema automatico!
Questi sono solo alcuni aspetti – i fondamentali – da prevedere nel proprio sito per gestire l’insoddisfazione dei clienti. Abbinandoli a una filosofia aziendale di massima cura e affidandoli a una risorsa interna competente, flessibile e aperta, le possibilità di recuperare il cliente sono molte.
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difendersi dai clic fraud!!!

difendersi dai clic fraud — Inviato da micalaca1965 @ 18:32

Google

 

Un'azione legale contro Google porta alla ribalta il problema della certezza dei dati sul pay per click. La soluzione definitiva? Affidarsi a operatori autonomi.


L'ultima notizia è di questi giorni, ma il problema è ben più datato. Advanced Internet Technologies, società americana specializzata in servizi di hosting e housing, ha promosso un'azione legale contro Google. La prima udienza si terrà nel prossimo maggio e servirà per capire se la corte darà la possibilità di guidare una class action, cioè una causa comune, nei confronti del motore di ricerca. Con la class action, più soggetti si mettono insieme e fanno un'azione giudiziaria collettiva, costituendosi come parte civile tutti insieme e con la possibilità di essere rappresentati da uno stesso pool di avvocati. Negli Stati Uniti, la class action rappresenta uno strumento formidabile nelle mani dei consumatori contro le multinazionali e le grandi aziende. Per questo Google non dorme sonni tranquilli.

Ombre su AdWords

A finire sotto accusa, nello specifico, è il servizio pubblicitario AdWords di Google. Il suo funzionamento è noto: ad ogni clic degli utenti è associato una quota che l'inserzionista versa nelle casse di Google. Di per sé, una delle forme pubblicitarie di maggior successo sul Web. Ma con qualche problema. Infatti, quei clic devono essere monitorati con grande attenzione per evitare che siano creati clic fasulli ad arte da parte degli utenti o di software sviluppati appositamente. È il problema noto come click fraud.

I precedenti

L'annuncio di Advanced Internet Technologies può stupire soltanto i non addetti ai lavori. Infatti, la questione della veridicità dei dati di pay per click si trascina già da diverso tempo. L'estate scorsa la società americana Click Defense aveva denunciato un vero e proprio abuso di click da parte di Google. In sostanza, Google non farebbe abbastanza per capire da dove provengono quei clic - se siano cioè effettivi potenziali clienti oppure concorrenti o pirati del Web o software automatici. A primavera, la questione era stata sollevata da un privato cittadino in termini ancora più pesanti: un negoziante dell'Arkansas non se l'era presa solo con Google, ma con tutti i motori di ricerca che effettuano operazioni di advertising basata sul pay per clic. L'accusa era ancora più pesante di quella attuale: i motori di ricerca avrebbero fatto cartello per gonfiare artificiosamente il numero dei click sui quali gli inserzionisti sono chiamati a pagare le loro quote.

Un problema reale

Che si tratti di poca cura nella valutazione dei click o di un vero e proprio cartello, la questione certa è che gli inserzionisti non possono affidarsi soltanto ai numeri presentati dai motori di ricerca. Advanced Internet Technologies opera in servizi di hosting e housing: ha quindi tutti gli strumenti per poter verificare in proprio la corrispondenza dei click presentati da Google. Ma tutti gli altri? Non sempre si possiede in casa la tecnologia adatta per monitorare gli accessi, e la proposta di Advanced Technologies di ottenere da Google gli IP degli utenti che fanno click sembra poco percorribile. E il problema, sia ben chiaro, non riguarda solo Google, ma ogni iniziativa legata al pay per click.

La soluzione? Statistiche degli accessi

La soluzione definitiva, quindi, è quella di acquisire strumenti e piattaforme per monitorare le statistiche d'accesso al proprio sito. Non semplici report d'accesso, ma precise indicazioni sulla provenienza degli utenti al proprio sito, magari corredate dall'analisi del tasso di conversione, cioè dell'effettivo raggiungimento dell'obiettivo da parte dell'utente. Infatti, la valutazione da dare sul pay per click è duplice: da una parte, prima di tutto, la veridicità del dato dei click; dall'altra, la sua efficacia, perché di campagne pubblicitarie si sta parlando. In altre parole: che i click siano reali, e che portino dei risultati.

La scelta dell'operatore

Il terreno più difficile sul quale muoversi, infine, è la scelta dell'operatore che fornisca le statistiche d'accesso. Infatti, il monitoraggio fatto in casa delle provenienze al sito deve essere obiettivo, senza ombra di dubbio alcuno. Nella scelta dell'operatore, quindi, bisogna valutare con attenzione la totale assenza di qualsiasi commistione con interessi pubblicitari. Scegliere un operatore che abbia un interesse e un ritorno economico dai dati sui click è un po' come chiedere i dati di share e audience televisiva alle reti televisive stesse. L'indipendenza degli attori in gioco è fondamentale, perché dalla sicurezza dell'obiettività del dato nasce un rapporto fiduciario anche con le agenzie di pubblicità. Ne discendono migliori investimenti pubblicitari, ritorno economico per tutti, crescita del mercato Web. Sono da escludere quindi quelle società di statistiche che hanno partecipazioni o interessi nella pubblicità online. E a proposito di commistioni e interessi diversi è bene chiarire con fermezza: non è una questione di concorrenza, anche se ovviamente facciamo tutti il tifo per ShinyStat. È una questione di responsabilità del mercato delle statistiche online e della sua funzione di crescita dell'e-commerce e del movimento Internet nel suo complesso

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blog e-commerce!!!

blog e-commerce! — Inviato da micalaca1965 @ 18:25

Un blog per l’e-commerce?


I blog personali hanno conquistato la Rete e sono diventati uno dei fenomeni Internet più interessanti degli ultimi tempi. Le tendenze in arrivo dall’America prevedono un loro ampio sviluppo anche come strumento di marketing. Ma sarà vera gloria?


Mentre in Italia l’uso dei blog è ancora strettamente legato a siti e interessi personali, negli Stati Uniti si è già aperta la discussione sul loro possibile sviluppo e impiego nell’e-commerce. Non in senso puro, però. Infatti, tutti gli esperti concordano sul fatto che un blog, per sua stessa natura, non potrebbe mai essere un buon sito di vendita online. La fortuna di un blog è il suo contenuto e il suo «consumo», per così dire, in tempo reale, grazie alla facilità d’aggiornamento e alla ricchezza di elementi di rimando esterni al sito. In un luogo virtuale del genere, la ricerca di un prodotto o di un servizio non sembrerebbe particolarmente agevole, a meno di non stravolgere l’impostazione stessa del blog (ma a quel punto, sarebbe un sito come un altro). La tendenza che si sta facendo largo, ancora a piccoli passi, è quella di utilizzare i blog come canali di marketing attorno ai quali creare una community di appassionati e fedeli clienti. In Italia, non si sono ancora visti esperimenti del genere, ma i pochi imprenditori americani che hanno tentato questa strada sono soddisfatti.
Sicuramente un marketing-blog non porta nuovi clienti, se non in misura ridotta, ma si rivela un ottimo mezzo per migliorare il classico servizio di e-commerce. Come?

L’e-shop esistente viene mantenuto solo come canale di vendita puro, con poche brevi descrizioni dei servizi o dei prodotti e le informazioni legali necessarie. Tutto il resto del contenuto, normalmente utilizzato per creare community attorno al sito di vendita, viene spostato sul blog: news, tendenze, curiosità, ma anche segnalazioni di prossime promozioni, partnership o eventi.
Quali sono i vantaggi di questo spostamento? Intanto, l’e-shop risulta più leggero, probabilmente più semplice da comprendere e navigare, più professionale. Per il suo sviluppo si ricorrerà alle cure di un esperto. L’aggiornamento di tutto il contenuto di contorno potrà essere fatto sul blog direttamente dall’imprenditore velocemente, senza bisogno di conoscere Html o programmazione, da qualsiasi browser. Per gli utenti sarà immediatamente fruibile, assolutamente non invasivo, più interessante e opportuno del sito di e-commerce. Naturalmente i due siti devono essere in stretto rapporto tra loro e linkati in maniera ben evidente. Ovviamente, un simile canale di marketing non può funzionare sempre. I grandi e-shop generalisti o i supermercati o i megastore online non ne trarrebbero un grande beneficio. Ma il rivenditore di nicchia sa già che la sua clientela sarà anche affamata di notizie, curiosità, spiegazioni sui prodotti in vendita. Un negozio online di pesci tropicali avrà una clientela necessariamente interessata anche alle discussioni e alle spiegazioni su questo argomento. Il blog è uno strumento di maggior controllo e di maggior semplicità gestionale rispetto alla creazione di una community. Il trovare materiale informativo separato dal canale di vendita accrescerà la propensione del consumatore a fidarsi del negozio. I benefici potrebbero essere importanti. Perché non provare?
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il pay per clic

il pay per clic! — Inviato da micalaca1965 @ 18:14

Google
Mentre la pubblicità online, lo scorso giugno, ha conosciuto un exploit di grandissimo rilievo (+58% di spesa rispetto a giugno 2005) grazie al traino dei mondiali di calcio, Google si è guardato attorno e ha deciso di lanciarsi in un nuovo modello di pubblicità online. Dal pay per click che sottosta al sistema AdSense, il gigante di Mountain View ha deciso di sperimentare quest'estate un nuovo sistema basato sul pay per action. In pratica, gli editori saranno pagati non più sulla base dei click avvenuti sulle inserzioni pubblicitarie, ma sulla base delle action effettivamente compiute dai visitatori.

Che cosa sono le "action"

Per "action" si intende l'effettivo svolgimento dell'azione desiderata e spinta dalla campagna pubblicitaria. In primis, l'acquisto di un prodotto o servizio, ma non solo: una certa campagna può essere finalizzata all'acquisto, ma un'altra può essere finalizzata alla raccolta di dati sensibili, di iscrizioni al sito o di qualsiasi altra "azione", appunto. A deciderlo è l'inserzionista. Il termine action è quello più diffuso e utilizzato - soprattutto in America - per definire queste azioni. Un suo sinonimo altrettanto usato è "conversion" o conversione, in italiano.

Oltre il Pay per click

La decisione di Google era per certi versi attesa. Il modello del pay per action non è nuovo, e anzi è predicato dai guru del marketing già da diversi anni. Grazie alla tracciabilità della transazione elettronica, Internet rende possibile capire non solo se una campagna conduce un utente verso un prodotto, ma addirittura se lo spinge a comprare o comunque a concludere l'azione desiderata. Il modello di pay per click messo in atto da Google era già stato al centro di diverse polemiche per le presunte frodi, cioè i click artificiosi messi in atto intenzionalmente allo scopo di gonfiare i risultati e quindi di far spendere più soldi agli inserzionisti. La controversia (anche legale) non è del tutto chiusa, ma è evidente che il motore di ricerca guardi con interesse a modelli diversi di business pubblicitario.

Non tutto è da buttare

Come ribadito più volte, però, la questione del pay per click non può essere ricondotta esclusivamente a una questione di frode o onestà del sistema stesso. La vera questione riguarda invece il controllo, che deve essere incrociato, sia da parte dell'inserzionista sia da parte del motore di ricerca, sia al limite da parte di una società terza. Infatti, in molti casi i vantaggi delle visite su un sito non sono immediatamente riscontrabili, e anche il pay per action può avere dei risvolti negativi, questa volta per gli editori. Infatti, la modalità d'acquisto online è spesso indiretta: un visitatore visita un sito alla ricerca di un prodotto o servizio, lo valuta, se ne va, effettua confronti e verifiche incrociate (online, su altri siti, ma anche offline in alcuni casi), e solo al termine di un processo decisionale medio o lungo si decide per l'acquisto. Il modello del pay per action risponde a una logica d'acquisto (o di risposta alla proposta) immediata, che non sempre si sposa con i tempi di decisione del cliente.

I modelli misti

Per questo il modello vincente in futuro sarà probabilmente quello di un mix tra i due sistemi. Da una parte, una percentuale sull'action vera e propria condotta dall'utente veicolato dalla pubblicità. Dall'altra, un valore x stabilito a priori per ogni visita fatta registrare dalla pubblicità. Anche perché si trascura l'aumento di valore che può avere un brand grazie alle visite indotte, anche quelle che non conducono all'action vera e propria.

Il busillis

Il vero busillis di tutta la questione, quindi, non è tanto quella del modello (per action o per click), piuttosto quella dell'esattezza dei conteggi. Soltanto sistemi di monitoraggio e statistiche Web indipendenti sono in grado di garantire una visione oggettiva della campagna pubblicitaria. E non si parla soltanto di efficacia o di "return" per l'inserzionista. La stessa agenzia pubblicitaria avrebbe tutto il vantaggio a capire la performance della propria campagna, aldilà della soddisfazione del cliente.

il pay per clic

il pay per clic! — Inviato da micalaca1965 @ 17:38

Termini associati:motori di ricerca] --> -->I vari motori di ricerca hanno introdotto il Pay-Per-Click da tempo, molte realtà usano proficuamente questo strumento e soprattutto molte agenzie pubblicitarie propongono il posizionamento in modalità Pay-Per-Click (nel seguito dell'articolo sarà chiamato PPC) ai loro clienti. Diverse volte mi sono sentito porre la domanda:
Conviene il Pay-Per-Click?Non è meglio puntare solo al posizionamento organico?
La risposta è ovviamente:
Dipende...
Nel resto di questo articolo presento uno schema con alcune considerazioni attraverso cui, senza la pretesa di essere esaustivo, cercherò di evidenziare i limiti ed i punti di forza dei due approcci... -->


Posizionamento PPC
Posizionamento Organico
Tempistica
Attivazione Immediata: si può mettere online la campagna dopo poche ore dall'attivazione. Questo lo rende particolarmente adatto:
nel caso di promozioni, festività o altri eventi che hanno durata limitata nel tempo.
in occasione di lancio di nuovi siti web, nuovi prodotti e/o servizi, avvio attività.
quando occorre raggiungere il target in tempi rapidissimi ad esempio per comunicazioni urgenti, avvisi, ...
Nel caso del posizionamento organico invece i risultati non sono immediati, possono passare anche molti mesi per ottenere una posizione valida poichè occorre ottimizzare il sito, creare/organizzare contenuti adeguati, indicizzare i contenuti, valorizzare la link popularity, ...
Sicurezza dei risultati
Con il PPC ci si mette al sicuro da eventuali stravolgimenti delle serp (Search Engine Result Pages: le pagine dei risultati in seguito ad una ricerca), assicurando una presenza continuativa nei motori di ricerca.
Con il posizionamento organico ci possono essere delle fluttuazioni a causa dei continui miglioramenti agli algoritmi di ranking, e/o a causa delle attività dei concorrenti.
Numero di parole chiave
Possibilità comparire su di un numero molto elevato di parole chiave attinenti all'argomento e con ricerche complesse con le quali puoi non essere presente con il posizionamento organico.
Il numero delle parole chiave può essere alto, ma non con tutte si riesce ad essere in buona posizione, soprattutto quando si opera in settori competitivi.
Visibilità
Il PPC permette anche di far comparire i messaggi su altri siti/portali che trattano di argomenti correlati: la cosiddetta "rete di contenuti" nel caso di AdWords di Google.

Messaggi Mirati
Con il PPC è possibile lanciare messaggi molto più mirati potendo scegliere il testo degli e le "landing page" (pagine di atterraggio) degli utenti, con un effetto comunicativo sicuramente superiore. Questo permette di lanciare molto precisi e di far arrivare gli utenti su delle pagine create ad hoc con testi studiati per raggiungere degli obiettivi precisi, ad esempio il compimento di alcune azioni (tipo compilazione di un modulo, iscrizione ad un forum, chiamata, e perchè no anche vendite...)
La possibilità di indirizzare gli utenti direttamente a pagine specifiche è più difficile ed onerosa con il posizionamento organico.
Costi
Il PPC sul lungo periodo è più costoso, quando finisce il budget gli annunci svaniscono. Semplificando si può affermare che i costi con il PPC sono proporzionali ai risultati.
Con il posizionamento organico i risultati permangono nel tempo e in genere i costi sono fissi.
Settori
Nel caso di settore ad alta concorrenza molto inflazionati può essere più vantaggioso lavorare con il PPC
Nel caso di concorrenza limitata può bastare il solo posizionamento organico per ottenere buoni risultati; con un buon lavoro si riesce ad essere nelle prime posizioni con la maggior parte delle parole chiavi rilevanti,
L'ideale per ottenere visibilità sui motori di ricerca in modo altamente efficace è un giusto mix tra il posizionamento PPC e quello organico.E l'intervento di uno specialista (SEM) è molto importante per aiutare l’azienda nel compiere le scelte più appropriate ed ottimizzare i ritorni dell'investimento (ROI). Questo perchè essere presenti in entrambe le aree di risultati accresce il valore percepito del sito, ottimo per fare Branding.
Varie ricerche (sia italiane sia internazionali) hanno stabilito che in generale si clicca di più nei risultati organici.
Ma in ogni caso il target delle persone che cliccano sui collegamenti sponsorizzati PPC è differente da quelle che invece cliccano sui risultati organici.Quindi se si appare in entrambe le sezioni si aumenta la visibilità, si domina la scena, aumenta la possibilità di essere cliccati e nel frattempo si toglie spazio ai concorrenti.

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guida pay per clic,spiegazione facile

guida pay per clic — Inviato da micalaca1965 @ 15:54

Google

Quando le persone sentono parlare di marketing online, spesso pensano a 2 tra i più popolari metodi che una azienda può usare per migliorare la propria visibilità sul web: il primo utilizza il posizionamento organico sui motori di ricerca e il secondo la pubblicità pay-per-click.
In un mondo ideale, dovreste usare entrambi i sistemi in maniera strategica per massimizzare il profilo del sito. Purtroppo, vincoli di budget o risorse disponibili minime possono portare a non raggiungere i risultati ideali in nessuna delle due campagne. In questo caso è meglio, in genere, puntare solo su una. Ma qual è la migliore per voi?

Ottimizzazione Organica sui motori di ricerca (SEO Organico)
Le campagne per il posizionamento organico sui motori di ricerca offrono diversi e distinti vantaggi rispetto alle campagne pubblicitarie pay-per-click, come hanno dimostrato recenti studi. Di seguito un breve elenco di alcune di queste conclusioni.
Propensione al click
Numerosi studi hanno indicato che le persone cliccano con probabilità sempre più bassa sugli annunci PPC rispetto che sui risultati organici derivanti dalla ottimizzazione del sito.Per esempio, uno studio ha trovato che gli utenti in seguito ad una ricerca cliccano con una probabilità sino a 6 volte superiore sui primi risultati organici piuttosto che su quelli paganti [1],mentre uno studio di eye-tracking [2] ha mostrato che il 50% degli utenti inizia la propria ricerca visionando le prime posizioni dei risultati organici.Altri studi hanno mostrato che solo il 30% degli utenti clicca sui risultati a pagamento, lasciando uno schiacciante 70% a coloro che cliccano i risultati organici [3]. E uno studio del 2003 riporta che l’85% di coloro che effettuano ricerche dice di aver cliccato sui risultati a pagamento meno del 40% di tutte le loro ricerche, e il 78% di tutti coloro che hanno risposto afferma di aver trovato l’informazione cercata attraverso i link sponsorizzati appena il 40% delle volte [4].
Fiducia
Gli studi stanno iniziando ad indicare che il livello di fiducia per i risultati organici è molto più alto di quello dei risultati a pagamento, e i risultati a pagamento sono visti come una seccatura da alcuni utenti.Uno studio ha trovato che solo il 14% degli utenti ha fiducia nei risultati a pagamento, e il 29% dice di essere “infastidito” da essi [5]. Un altro studio ha trovato che il 66% dei clienti non ha fiducia nei risultati a pagamento [6]. Chiaramente, non è in genere una buona idea, sconvolgere i potenziali clienti prima che abbiamo cliccato su vostri link.
Valore dei visitatori
I risultati organici dei motori di ricerca tendono ad essere visti come canali meno influenzabili dagli operatori del settore ricercato, e perciò sono in grado di fornire visitatori più valore. Il tasso di conversione globale, o il tasso di quegli utenti che effettuano una azione su di un sito in seguito ad una ricerca, è il 17 % più alta per i risultati non a pagamento rispetto a quelli paganti (4,2% rispetto allo 3,6%) [7]. E’ stato notato anche che la maggior parte delle vendite provenienti dai motori di ricerca sono originate dai risultati organici [8].
Visitatori diventano più consapevoli del Pay-per-Click come Pubblicità
Sempre più persone usano Internet per ricerche di informazioni, e sempre più utenti che usano i motori di ricerca stanno diventando consapevoli del fatto che i risultati a pagamento sono uno strumento di marketing. Uno studio ha mostrato che non solo il 38% degli utenti è consapevole della distinzione tra risultati a pagamento e quelli organici, il 54% è consapevole della distinzione su Google, che è largamente considerato il motore di ricerca più popolare [9].
Crescita dei costi del Pay-per-Click
Intanto, i costi del pay-per-click stanno crescendo costantemente. Tra Ottobre 2004 e Dicembre 2005, il prezzo medio delle keyword sono cresciuti da circa 25$ a sotto i 55$,10. E il costo delle keyword può aumentare anche del 100% durante la stagione delle vacanze [11].Questi dati non sono comunque passati inosservati; uno studio relativo ai problemi riscontrati da aziende negli Stati Uniti ha evidenziato che il 57% degli intervistati ha trovato che le keyword desiderate erano “troppo care”, mentre il 51% ha mostrato preoccupazione perchè stava sovrappagando per alcune parole chiave [12].Per contro, quando date il lavoro in outsourcing ad una società che offre servizio di posizionamento organico sui motori di ricerca, i vostri costi verosimilmente rimarranno più stabili rispetto a quelli affrontati per la pubblicità pay-per-click.
Risultati a lungo termine
Mentre una campagna pay-per-click può produrre risultati più velocemente, le campagne di ottimizzazione organica sui motori di ricerca possono darvi risultati che durano a lungo.Con il PPC, quando il budget finisce o quando la tua azienda decide che la campagna deve essere terminata, anche i risultati terminano. Con il posizionamento organico, i contenuti del tuo sito ottimizzato e le modifiche fatte possono avere un impatto positivo sui risultati delle ricerche almeno fino alla prossima modifica negli algoritmi dei motori di ricerca, e probabilmente anche oltre.
Rilevanza
Gli utenti considerano i risultati organici dei motori di ricerca più rilevanti rispetto a quelli a pagamento. Su Google, il 72,3% ha la sensazione che i risultati organici siano più rilevanti, mentre solo il 27,7% considera gli annunci a pagamento come più rilevanti. Yahoo dà risultati simili, con il 60,8% che considera rilevanti i risultati organici e solo il 39,2% che considera rilevanti i PPC [13].
Pay-Per-Click
Mentre le statistiche di cui sopra potrebbero far sembrare che il posizionamento organico sia la scelta valida in ogni caso, in certe situazioni può essere più vantaggiosa la pubblicità pay-per-click. Ad esempio per chi cerca risultati veloci con piccoli budget, la risposta giusta potrebbe essere una campagna pay-per-click.
Risultati
Come affermato precedentemente, i risultati dalla pubblicità PPC sono immediati. Dall’altro lato, una campagna di ottimizzazione organica può impiegare sino a 3 mesi o anche di più per far apparire i primi risultati. In questi casi, il PPC è vantaggioso per coloro che stanno cercando di promuovere una iniziativa che partirà in breve tempo, o per quei business che sono stagionali per natura o per chi fa promozione solo durante certi mesi dell’anno.
Budget
I piccoli business con budget estremamente ristretti possono giovarsi del pay-per-click che può essere un investimento migliore rispetto al posizionamento organico poiché spenderanno meno - semplicemente le buone agenzie SEO non lavorano per 100$ al mese. Limitando le parole chiave a termini altamente specifici e strettamente attinenti al business aziendale, non ci sarà un grande ammontare di traffico generato, ma sarà mirato ai risultati desiderati. Inoltre, la scelta di tali parole chiave molto specifiche probabilmente implicherà un costo a click meno caro. Ancora, in mercati di nicchia con vendite di alto valore, dove non c’è una grande attività di ricerca a causa di prospettive limitate, potrebbe non essere utile ingaggiare una agenzia per i servizi di posizionamento organico a diverse migliaia di dollari al mese (n.d.t.: questi sono prezzi degli USA) quando invece si possono comprare differenti parole chiavi pecifiche per quella nicchia e generare traffico in questo modo.
Facile da gestire internamente
Le campagne PPC non complicate possono essere gestite molto più facilmente internamente rispetto a quelle di. Tali campagne in genere coinvolgono imprese business to business e orientate a servizi di alto livello, non quelle rivolte al largo consumo.Poiché l’ottimizzazione sui motori di ricerca richiede una ripida curva di apprendimento e poiché ci sono molte tattiche opinabili che possono portare un sito a rischio di penalizzazione (le tattiche che spesso utilizzano i neofiti dell’ottimizzazione sui motori di ricerca), potrebbe avere più senso iniziare una campagna pay-per-click.E inoltre, poichè state trattando direttamente con i motori, ad esempio Yahoo Search Marketing e Google adwords, non avete bisogno di pagare un intermediario, e questi siti offrono utili tutorial su come utilizzare al meglio il marketing pay-per-click. Ancora,il concetto di pay-per-click è facile da afferrare e capire fin dall’inizio.
Niente contratti
La maggior parte delle campagne per l’ottimizzazione organica sui motori di ricerca richiedono un contratto di una certa lungheza poiché le agenzie SEO sanno bene che i risultati importanti raramente appaiono nottetempo. Quando scegliete di gestire internamente una campagna pay-per-click ovviamente un contratto non è un problema. Ma in generale, anche quando collaborate con una agenzia, tendenzialmente non avreste bisogno di firmare un contratto perchè l’agenzia prende una percentuale su quanto voi spendete, anche se ci potrebbe essere un costo iniziale di setup. Senza contratti, sarete liberi di riallocare risorse marketing in altri direzioni se scoprite che le campagne pay-per-click non portano i risultati desiderati.
Conclusioni
Chiaramente, il posizionamento organico di un sito sui motori di ricerca ha alcuni distinti vantaggi rispetto alla pubblicità pay-per-click. Comunque, ci sono indubbiamente certe situazioni e scenari dove la pubblicità pay-per-click è più vantaggioso strategicamente. Con un budget sufficientemente alto, sarete in grado di avere una ottimizzazione organica sui motori di ricerca in tandem con una campagna effettiva pay-per-click. Ma se potete scegliere una sola strategia, studiate bene la vostra situazione prima di decidere.
Bibliografia e Referenze:

 (Continua)

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guida pay per clic — Inviato da micalaca1965 @ 15:54

Google

Quando le persone sentono parlare di marketing online, spesso pensano a 2 tra i più popolari metodi che una azienda può usare per migliorare la propria visibilità sul web: il primo utilizza il posizionamento organico sui motori di ricerca e il secondo la pubblicità pay-per-click.
In un mondo ideale, dovreste usare entrambi i sistemi in maniera strategica per massimizzare il profilo del sito. Purtroppo, vincoli di budget o risorse disponibili minime possono portare a non raggiungere i risultati ideali in nessuna delle due campagne. In questo caso è meglio, in genere, puntare solo su una. Ma qual è la migliore per voi?

Ottimizzazione Organica sui motori di ricerca (SEO Organico)
Le campagne per il posizionamento organico sui motori di ricerca offrono diversi e distinti vantaggi rispetto alle campagne pubblicitarie pay-per-click, come hanno dimostrato recenti studi. Di seguito un breve elenco di alcune di queste conclusioni.
Propensione al click
Numerosi studi hanno indicato che le persone cliccano con probabilità sempre più bassa sugli annunci PPC rispetto che sui risultati organici derivanti dalla ottimizzazione del sito.Per esempio, uno studio ha trovato che gli utenti in seguito ad una ricerca cliccano con una probabilità sino a 6 volte superiore sui primi risultati organici piuttosto che su quelli paganti [1],mentre uno studio di eye-tracking [2] ha mostrato che il 50% degli utenti inizia la propria ricerca visionando le prime posizioni dei risultati organici.Altri studi hanno mostrato che solo il 30% degli utenti clicca sui risultati a pagamento, lasciando uno schiacciante 70% a coloro che cliccano i risultati organici [3]. E uno studio del 2003 riporta che l’85% di coloro che effettuano ricerche dice di aver cliccato sui risultati a pagamento meno del 40% di tutte le loro ricerche, e il 78% di tutti coloro che hanno risposto afferma di aver trovato l’informazione cercata attraverso i link sponsorizzati appena il 40% delle volte [4].
Fiducia
Gli studi stanno iniziando ad indicare che il livello di fiducia per i risultati organici è molto più alto di quello dei risultati a pagamento, e i risultati a pagamento sono visti come una seccatura da alcuni utenti.Uno studio ha trovato che solo il 14% degli utenti ha fiducia nei risultati a pagamento, e il 29% dice di essere “infastidito” da essi [5]. Un altro studio ha trovato che il 66% dei clienti non ha fiducia nei risultati a pagamento [6]. Chiaramente, non è in genere una buona idea, sconvolgere i potenziali clienti prima che abbiamo cliccato su vostri link.
Valore dei visitatori
I risultati organici dei motori di ricerca tendono ad essere visti come canali meno influenzabili dagli operatori del settore ricercato, e perciò sono in grado di fornire visitatori più valore. Il tasso di conversione globale, o il tasso di quegli utenti che effettuano una azione su di un sito in seguito ad una ricerca, è il 17 % più alta per i risultati non a pagamento rispetto a quelli paganti (4,2% rispetto allo 3,6%) [7]. E’ stato notato anche che la maggior parte delle vendite provenienti dai motori di ricerca sono originate dai risultati organici [8].
Visitatori diventano più consapevoli del Pay-per-Click come Pubblicità
Sempre più persone usano Internet per ricerche di informazioni, e sempre più utenti che usano i motori di ricerca stanno diventando consapevoli del fatto che i risultati a pagamento sono uno strumento di marketing. Uno studio ha mostrato che non solo il 38% degli utenti è consapevole della distinzione tra risultati a pagamento e quelli organici, il 54% è consapevole della distinzione su Google, che è largamente considerato il motore di ricerca più popolare [9].
Crescita dei costi del Pay-per-Click
Intanto, i costi del pay-per-click stanno crescendo costantemente. Tra Ottobre 2004 e Dicembre 2005, il prezzo medio delle keyword sono cresciuti da circa 25$ a sotto i 55$,10. E il costo delle keyword può aumentare anche del 100% durante la stagione delle vacanze [11].Questi dati non sono comunque passati inosservati; uno studio relativo ai problemi riscontrati da aziende negli Stati Uniti ha evidenziato che il 57% degli intervistati ha trovato che le keyword desiderate erano “troppo care”, mentre il 51% ha mostrato preoccupazione perchè stava sovrappagando per alcune parole chiave [12].Per contro, quando date il lavoro in outsourcing ad una società che offre servizio di posizionamento organico sui motori di ricerca, i vostri costi verosimilmente rimarranno più stabili rispetto a quelli affrontati per la pubblicità pay-per-click.
Risultati a lungo termine
Mentre una campagna pay-per-click può produrre risultati più velocemente, le campagne di ottimizzazione organica sui motori di ricerca possono darvi risultati che durano a lungo.Con il PPC, quando il budget finisce o quando la tua azienda decide che la campagna deve essere terminata, anche i risultati terminano. Con il posizionamento organico, i contenuti del tuo sito ottimizzato e le modifiche fatte possono avere un impatto positivo sui risultati delle ricerche almeno fino alla prossima modifica negli algoritmi dei motori di ricerca, e probabilmente anche oltre.
Rilevanza
Gli utenti considerano i risultati organici dei motori di ricerca più rilevanti rispetto a quelli a pagamento. Su Google, il 72,3% ha la sensazione che i risultati organici siano più rilevanti, mentre solo il 27,7% considera gli annunci a pagamento come più rilevanti. Yahoo dà risultati simili, con il 60,8% che considera rilevanti i risultati organici e solo il 39,2% che considera rilevanti i PPC [13].
Pay-Per-Click
Mentre le statistiche di cui sopra potrebbero far sembrare che il posizionamento organico sia la scelta valida in ogni caso, in certe situazioni può essere più vantaggiosa la pubblicità pay-per-click. Ad esempio per chi cerca risultati veloci con piccoli budget, la risposta giusta potrebbe essere una campagna pay-per-click.
Risultati
Come affermato precedentemente, i risultati dalla pubblicità PPC sono immediati. Dall’altro lato, una campagna di ottimizzazione organica può impiegare sino a 3 mesi o anche di più per far apparire i primi risultati. In questi casi, il PPC è vantaggioso per coloro che stanno cercando di promuovere una iniziativa che partirà in breve tempo, o per quei business che sono stagionali per natura o per chi fa promozione solo durante certi mesi dell’anno.
Budget
I piccoli business con budget estremamente ristretti possono giovarsi del pay-per-click che può essere un investimento migliore rispetto al posizionamento organico poiché spenderanno meno - semplicemente le buone agenzie SEO non lavorano per 100$ al mese. Limitando le parole chiave a termini altamente specifici e strettamente attinenti al business aziendale, non ci sarà un grande ammontare di traffico generato, ma sarà mirato ai risultati desiderati. Inoltre, la scelta di tali parole chiave molto specifiche probabilmente implicherà un costo a click meno caro. Ancora, in mercati di nicchia con vendite di alto valore, dove non c’è una grande attività di ricerca a causa di prospettive limitate, potrebbe non essere utile ingaggiare una agenzia per i servizi di posizionamento organico a diverse migliaia di dollari al mese (n.d.t.: questi sono prezzi degli USA) quando invece si possono comprare differenti parole chiavi pecifiche per quella nicchia e generare traffico in questo modo.
Facile da gestire internamente
Le campagne PPC non complicate possono essere gestite molto più facilmente internamente rispetto a quelle di. Tali campagne in genere coinvolgono imprese business to business e orientate a servizi di alto livello, non quelle rivolte al largo consumo.Poiché l’ottimizzazione sui motori di ricerca richiede una ripida curva di apprendimento e poiché ci sono molte tattiche opinabili che possono portare un sito a rischio di penalizzazione (le tattiche che spesso utilizzano i neofiti dell’ottimizzazione sui motori di ricerca), potrebbe avere più senso iniziare una campagna pay-per-click.E inoltre, poichè state trattando direttamente con i motori, ad esempio Yahoo Search Marketing e Google adwords, non avete bisogno di pagare un intermediario, e questi siti offrono utili tutorial su come utilizzare al meglio il marketing pay-per-click. Ancora,il concetto di pay-per-click è facile da afferrare e capire fin dall’inizio.
Niente contratti
La maggior parte delle campagne per l’ottimizzazione organica sui motori di ricerca richiedono un contratto di una certa lungheza poiché le agenzie SEO sanno bene che i risultati importanti raramente appaiono nottetempo. Quando scegliete di gestire internamente una campagna pay-per-click ovviamente un contratto non è un problema. Ma in generale, anche quando collaborate con una agenzia, tendenzialmente non avreste bisogno di firmare un contratto perchè l’agenzia prende una percentuale su quanto voi spendete, anche se ci potrebbe essere un costo iniziale di setup. Senza contratti, sarete liberi di riallocare risorse marketing in altri direzioni se scoprite che le campagne pay-per-click non portano i risultati desiderati.
Conclusioni
Chiaramente, il posizionamento organico di un sito sui motori di ricerca ha alcuni distinti vantaggi rispetto alla pubblicità pay-per-click. Comunque, ci sono indubbiamente certe situazioni e scenari dove la pubblicità pay-per-click è più vantaggioso strategicamente. Con un budget sufficientemente alto, sarete in grado di avere una ottimizzazione organica sui motori di ricerca in tandem con una campagna effettiva pay-per-click. Ma se potete scegliere una sola strategia, studiate bene la vostra situazione prima di decidere.
Bibliografia e Referenze:


il inizio ppc,ptr.

il inizio ppc,ptr. — Inviato da micalaca1965 @ 05:45

Google

Cosa solno le PTR?
Le PTR (Paid To Read) sono sostanzialmente delle società che vi pagano per leggere delle mail. In queste mail ci sono dei link a siti contenteneti delle pubblicità. In pratica: PAGANDOCI PER RICEVERE E-MAIL E VISITARE SITI, QUESTE AZIENDE POSSONO DIMOSTRARE AI LORO CLIENTI DI AVERE UN GRANDE NUMERO DI PERSONE CHE VEDONO I LORO SITI E, QUINDI, POSSONO VENDERE BENE GLI SPAZI PUBBLICITARI. Tutto qui.
Informazioni preliminari:
Prima di inziare il lavoro vero e proprio dovete effettuare alcune semplici operazioni:
1. Aprire un conto corrente virtuale tramite PayPal: Per chi non lo possiede ancora: clicca su questo link:
https://www.paypal.com/it/.Registrati (è tutto completamente gratuito). L'indirizzo email che sceglierai sarà quello che dovrai fornire alle società quando vorrai effettuare il versamento sul tuo conto PayPal. Consiglio di segliere un conto di tipo PERSONAL perchè così non vi verranno applicate le fee (tasse) sulle somme in entrata. Il conto personal non accetta versamenti con carta di credito, quindi se volete usufruire di questa opzione dovete aprire anche un conto PREMIERE.
2. Occorre sapere un po' di inglese, perchè le società sono Americane. Ma non spaventatevi! Diciamo che sapere l'inglese è molto utile, ma non indispensabile, vi spiego il perchè: qualche volta vi possono arrivare dei "cheat link" cioè dei link che le società vi inviano per vedere se siete degli utenti onesti. Il più è farci un po' di pratica... di solito c'è scritto "Don't clik this link!" oppure "Cheat link" accanto al link da non cliccare. Comunque è molto facile sbagliarsi, soprattutto per la fretta di leggere tutte le mail (a me è già successo!). Dovete stare moto attenti però: il male minore è che vi possono togliere qualche centesimo, quello peggiore è che dopo qualche volta che cliccate un cheat link vi cancellino l'account! Quindi all'occhio! Vi metto a disposizione un traduttore, così quando siete in difficoltà... Ecco il link:
http://babelfish.altavista.com/
3. Siccome dovete lavorare con le mail, la cosa migliore è crearvi dei nuovi indirizzi, il votro personale tenetevelo per voi. In questo sito http://www.email.it/ita/index.php potrete crearvi i vostri indirizzi gratuitamente. Vi consiglio di crearne uno per ricevere le mail ed un'altro da dare quando inizierete a cercare degli affiliati.
4. Siccome vi toccherà rimanere un po' di tempo collegati ad internet vi consiglio di cercarvi una connessione che non vi faccia sempre pensare a quanto state spendendo, l'ideale è una connessione di tipo Flat, che vi consenti di stare connessi quanto volete, pagando al mese una certa cifra. Comunque fate voi. Il tempo che decidete di dedicare alla lettura delle mail sta a voi deciderlo.
Ed ora passiamo alla creazione dell'account nelle società:


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