Barbara Vegliante da buongiorno Irpinia del 3 agosto 2007
Barbara Vegliante, 27 anni, Laureata in Conservazione dei Beni Culturali Etno-Antropologici, di Mercogliano. Aspira a Realizzarsi nella vita.
“La parola politica racchiude tanti significati e rimanda ad altrettanti aspetti della vita quotidiana”, afferma Barbara, “così anche quando facevo un esame all’università o semplicemente affrontando un discorso mi sono resa conto di quanto diretto fosse il rapporto con la politica”. Benché non parteggi per uno schieramento definito, la ventisettenne si ispira ad una linea personalissima, che è la sintesi degli elementi migliori che le rispettive parti politiche offrono. Ci dice che l’impegno di suo padre, che per molto tempo si è dedicato in prima persona alla vita pubblica locale, ha inciso sul suo rapporto con la politica. È nell’ambito familiare che la giovane laureata ha trovato la sua prima amica, sua madre, e un modello da seguire, quello del padre, che ha sempre sostenuto le sue scelte, mentre invece più conflittuale è il rapporto con le sorelle, qui lo scontro è più interiore che esterno, nel senso che nasce dal “contrasto tra il rapporto che vorrei avere e quello che invece è stato costruito”. Quando ci parla di lavoro, Barbara si richiama all’altra grande questione, quella dell’inefficienza del sistema dell’istruzione in Italia: “Durante gli studi non veniamo preparati adeguatamente. La scuola prima e l’università poi dovrebbero costruire un ponte col mondo del lavoro e facilitare il nostro inserimento, trasmettendoci delle competenze concrete. Invece siamo impreparati all’esperienza sul campo. Nei diversi colloqui di lavoro che ho sostenuto, per esempio, mi hanno chiesto se sapessi compilare schede per la catalogazione di pezzi da esporre in un museo e purtroppo la mia risposta è stata negativa”. La grande passione per le arti ha sempre riempito il suo tempo libero, hip hop, pittura, recitazione, lettura sono le attività cui Barbara dedica gli spazi liberi della giornata. Una parte importante del suo tempo è occupata dagli affetti. Il rapporto d’amore è contemporaneamente terreno di scontro e di crescita, attraverso il confronto con l’altro si matura e ci si riappacifica con l’esterno. Di segno positivo è il suo rapporto con l’ambiente, essendo stata educata all’integrazione e all’interazione. “Mi piace fermarmi ad osservare la natura, perché nel vento, nei silenzi, nel paesaggio e negli animali che lo popolano trovo un senso di pace profonda. Il tessuto sociale è per me occasione di scambio, confronto, arricchimento, per questo motivo guardandomi indietro, dopo aver vissuto esperienze in altre città, mi rendo conto che la realtà del piccolo paese dove ho trascorso fino a qualche anno fa molto tempo era limitata e limitante”. La città di Avellino offre strutture dove si fa cultura “il centro sociale, come l’ex carcere borbonico spesso ospitano mostre. Inoltre disponiamo di un teatro cittadino. Ecco, piuttosto interverrei con una politica dei prezzi che incoraggiasse la partecipazione di noi giovani. Per quanto riguarda, invece, i locali avellinesi, devo rilevare che sono tutti omologati e non promuovono proposte alternative”. In merito al problema della tossicodipendenza, Barbara ci parla della necessità di fare informazione: “Un po’ di tempo fa ho partecipato ad un corso presso il S.E.R.T. di Avellino. Noi volontari avevamo il compito di informare gli studenti circa i danni devastanti che derivano dall’uso di droghe”. La televisione “va utilizzata correttamente, nel senso che nel flusso indistinto di informazioni che ci bombardano quotidianamente bisogna individuare solo quello che può servire alla nostra formazione. Inoltre invito tutti a spegnere il televisore a tavola, perché purtroppo questo potente mezzo di comunicazione ha il potere di impedire la comunicazione in famiglia”. La globalizzazione è un fenomeno che Barbara ha analizzato in occasione della sua tesi di laurea, che le ha consentito di operare un’indagine sull’hip hop e sulla figura del migrante. La crescente esigenza delle culture periferiche di affermare la propria identità per evitare di essere schiacciate da una globalizzazione culturale è oggi una realtà consolidata, “il nuovo sforzo, adesso, dovrebbe essere quello di armonizzare il locale col globale” continua Barbara. Infine ci racconta che durante gli anni della scuola non aveva un buon rapporto con la Storia, che “era una materia come un’altra, il cui studio era solo in funzione del voto in pagella. Crescere e guardare quello che succede intorno poi ti porta a pensare che noi siamo parte di tutto ciò che abbiamo letto nei libri, e altri leggeranno di noi. La Storia è il terreno della vita anche se spesso dimentichiamo che i nostri piedi ci si muovono sopra”.
A cura di Nadia Arace pubblicato su Buongiorno Irpinia del 3 agosto 2007







