L’Autore, a partire dalla propria esperienza nelle Filippine,indica il meccanismo attraverso cui l’economia globalizzata influisce sulla vita di milioni di famiglie e getta ombre sul futuro di un’intera nazione
Ogni giorno incontro personalmente le vittime della globalizzazione sulla strada, nei bar, negli slum. Si potrebbe quasi pensare che ci abbia fatto l’abitudine. Ma non è così: non è mai possibile abituarsi a certe cose, o non reagire a esse. Il «caso» Filippine - La globalizzazione è un movimento economico attraverso il quale nazioni e imprese si diffondono nel mondo, controllandone l’economia. Esse dominano sempre più l’agricoltura, la produzione di medicinali, le telecomunicazioni, i settori finanziari e manifatturieri, come pure i servizi. Nulla si salva dal loro potere e dalla loro influenza. Il lavoro minorile - Si tratta di un fenomeno diffusissimo in questo Paese asiatico, con 1,2 milioni di minori coinvolti. L’Unicef e la società civile stimano che nelle Filippine da 60mila a 100mila bambini e giovani, a partire dagli 8 anni, siano sfruttati dall’industria del sesso che è diventata globale: qui come altrove arrivano ogni anno centinaia di migliaia di turisti per avere rapporti sessuali con minori. Globalizzazione contro i poveri - Questo avviene a causa di accordi commerciali sbilanciati, mediati dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Siglati con l’aiuto e sotto la pressione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, tali accordi spesso hanno come risultato la creazione di una competizione ineguale, che fa scendere il costo delle materie prime e gli stipendi nei Paesi poveri dove le aziende trans-nazionali e il loro prodotti possono dominare i mercati. Massimizzazione dei profitti - Le aziende trans-nazionali esistono per profitto, non sono agenti di sviluppo. Nelle Filippine operano 416 di queste aziende. Oggi in questo Paese, gli investimenti arrivano soprattutto da giapponesi (41% del totale) e americani (13%): insieme superano gli investimenti filippini, che rappresentano solo il 17%. Salute ed educazione, prime vittime - La spesa per l’istruzione nelle Filippine è scesa dal 19,11% del bilancio nazionale nel 1999 al 16,06% nel 2003. Riguardo alla sanità, la spesa è calata dal 2,55% all’1,6%. Il budget per i servizi sociali si sono ridotti nello stesso periodo dal 26,52% al 22,2%. Il 40% delle famiglie sono oggi più povere e il rapporto della Banca Mondiale conferma che i poveri nelle campagne sono aumentati di 300mila unità tra il 1997 e il 2003. Questo dimostra come le aziende trans-nazionali non facciano nulla per arrestare la povertà, e questo perché i loro profitti sono reinvestiti nei Paesi d’origine, non sul posto. Accordi commerciali ineguali - La globalizzazione dell’economia filippina è stata resa possibile dalla firma di accordi ineguali, che hanno aperto la porta a investitori stranieri e ad aziende globali che producono con il proprio marchio. Dall’inizio esse hanno tagliato i salari, licenziato personale, ridotto i benefici per i lavoratori e venduto i prodotti sotto costo. I prodotti locali sono stati via via estromessi dal mercato, aumentando la disoccupazione. Non appena queste aziende hanno ottenuto il monopolio sul mercato, hanno iniziato ad alzare i prezzi. Nel 2003, ogni giorno, una media di 186 lavoratori filippini sono rimasti disoccupati a causa della globalizzazione. Migrazione, una piaga filippina -Con la diffusione della globalizzazione, la classe media perde la speranza di un futuro per i propri figli e quindi tende a emigrare nel ricco Nord del pianeta, dove si trova benessere in parte costruito sulla fatica del Sud povero. I loro figli sono ancora le vittime, in quanto vengono affidati a nonni e parenti lontani. Ne risultano famiglie divise e bambini con notevoli problemi psicologici. Gli emigrati inviano però denaro a casa: ben 14 miliardi di dollari di rimesse all’anno; ed è questo a tenere a galla l’economia filippina, non una benefica economia globalizzata. Una lezione per i nostri tempi - Non possiamo permettere che non passi giorno senza che i diritti umani siano violati e non intervenire, ancor più quando le vittime sono bambini. Troppi sono gli indifesi davanti all’oppressione dei loro stessi Governi e delle forze della globalizzazione. Dobbiamo lavorare per proteggere i loro diritti a una vita giusta e stabile. Possiamo farlo aiutando i bambini a partecipare alle campagne globali per i diritti umani. Non faremo mai abbastanza per mettere in grado i bambini e i giovani di avere una voce e il diritto di appellarsi alla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, quando i loro diritti sono violati. |
Testo e foto di Shay Cullen |







