[ MONDOAVVENIMENTI
]
29 Maggio, 2007 22:19
Prossimi appuntamenti Mondoscopisti!
Da giugno, l'organizzazione Mondoscopio, sarà partecipe, con altre associazioni socio-culturali, ad una serie di iniziative, finalizzate alla sensibilizzazione giovanile in merito a particolari e rilevanti tematiche!
Pertanto, sin d'ora, cominceremo a farVi conoscere le relative date e i singoli argomenti che tratteremo!
Siete, quindi, tutti invitati ai prossimi incontri!!!
Mondoscopisti di tutto il mondo UNIAMOCI!!!
[ MONDOARTE
]
29 Maggio, 2007 10:11
Analizzando Leonardo
Analizzando LEONARDO DA VINCI: L’ultima cena
L’opera fu realizzata a partire dal 1495, anno in cui Ludovico il Moro commissionò il dipinto a Leonardo da Vinci, già al servizio dello Sforza a Milano dal 1482, su una delle pareti minori del refettorio nel convento domenicano di Santa Maria delle Grazie.L’affresco occupava tutta la parete di fondo, ma oggi ne vediamo solo il rettangolo contenente “L’ultima cena”. La scena continuava anche in alto, tra gli archi contenenti le divise araldiche degli Sforza, e nella parte inferiore dove era simulato il pavimento.Nella costruzione dell’opera, Leonardo si impegnò in una rigorosissima prospettiva in modo che chi accedeva dall’ingresso, si trovasse di fronte a un ambiente reale che continuava nell’ambiente artificiale dell’Ultima cena. Determinante è anche sottolineare che in questa opera Leonardo, si distacca dalla tradizione iconografica prevalente nelle Cene dipinte a Firenze durante la seconda metà del quattrocento, di cui è esempio quella del Ghirlandaio nel convento di Ognissanti.(fig. 2)
(fig. 2)
Infatti Leonardo sceglie di rappresentare non l’atto della consacrazione del pane e del vino, ma il momento che segue immediatamente alle parole pronunciate da Cristo: “in verità, vi dico, uno di voi mi tradirà”. Ed è proprio questa frase, che scatena il turbamento degli apostoli.
La violenta emozione che si diffonde da un capo all’altro della composizione travolge il tradizionale allineamento simmetrico delle figure, che tendono ad avvicinarsi alla figura centrale del Cristo.
Tutta la composizione è scientificamente legata alla costruzione geometrica ed è infatti perfettamente divisibile in quadrati da cui sono tracciabili le diagonali che contengono e delimitano lo svolgimento della scena.
Tra questi si distingue bene la figura di Giuda (quarto da sinistra) che tiene con il braccio destro il sacchetto dei trenta denari ricevuti.
Ø Nel gruppo in piedi a sinistra si identificano gli apostoli Bartolomeo, Giacomo minore e Andrea. Bartolomeo poggia ambedue le mani sul tavolo e si protende con il corpo come se non avesse capito bene e volesse sentire bene ciò che lo ha sconvolto e reso incredulo. Andrea solleva le mani quasi ad allontanare da sé i sospetti. Tutti e tre volgono lo sguardo verso Gesù. Giacomo con una mano si appoggia lievemente al braccio di Andrea e con l’altro tocca la spalla di Pietro nel gruppo vicino in una richiesta muta che allarga il dialogo e coinvolge il gruppo successivo.
Ø Nel secondo gruppo troviamo Giuda, Pietro e Giovanni, racchiusi in una composizione piramidale. Giovanni con le mani intrecciate poste sul tavolo si protende con espressione dolcemente assorta verso Pietro che gli parla all’orecchio formando con il proprio corpo una linea obliqua e parallela a quella creata dal ritrarsi del corpo di Giuda, che così fa spazio a Pietro. Quest’ultimo,chinandosi, si insinua tra i due. Un coltello, appena usato per tagliare il cibo durante la cena, spunta , impugnato da Pietro con la mano rovesciata , dietro la schiena di Giuda.
Ø Nel terzo gruppo, Tommaso, Giacomo Maggiore e Filippo, collocati a destra del Cristo, formano una composizione inscrivibile in una piramide. Giacomo Maggiore, al centro, allarga le braccia con il gesto sincero di chi non avendo nulla da nascondere si offre a qualsiasi indagine. Dietro di lui, a sinistra, fa capolino incredulo Tommaso, con il tradizionale dito indagatore che lo contraddistingue; a destra, con la figura leggermente inclinata in avanti, Filippo porta le mani al petto in segno di innocenza.
Ø Il quarto gruppo, comprende gli apostoli Matteo, Simone e Taddeo. Matteo indica il Maestro con le braccia e si volge indietro verso gli altri due apostoli incredulo e disperato, cercando in essi conforto e interrogandoli su quanto hanno appena ascoltato. Qui il dialogo sembra esprimersi quasi esclusivamente con le mani: Taddeo risponde sollevandole con le palme all’insù e confermando anch’egli con la sua meraviglia e il suo sgomento di essere totalmente estraneo al fatto.
Ø La figura centrale, cioè quella del Cristo è chiusa in un ideale Triangolo, espressione della Trinità divina, e assorta nell’istituzione dell’ Eucarestia. Cristo indica con le mani il vino e il pane sulla tavola in segno di sacrificio cui si appresta. La sua immobilità rappresenta quel “primo motore” da cui ogni azione scaturisce e verso il quale ritorna, dando vita a un complesso moto di gesti .
L’ultima Cena nell’ultimo restauro ha guadagnato dei particolari che appaiono dotati di una luminosità e freschezza cromatica finora insospettate. Il colore è usato nei toni della luce. Luce le cui sorgenti sono una finestra reale del refettorio e le tre dipinte sul fondo, che si aprono su un cielo teso all’imbrunire.
[a cura di Alessandro Romito]
Bibliografia: ZERI Federico; Leonardo: L’ultima cena, in Cento dipinti Rizzoli
[ MONDOARTE
]
24 Maggio, 2007 18:06
Mostra di pittura. Carlo Gatti
La pittura di colore di Carlo Gatti è in mostra dal 5 al 20 maggio presso il Titino Green Park Hotel.
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Il maestro irpino, a pieno titolo tra gli interpreti più interessanti dell’arte contemporanea italiana, propone una rappresentazione immediata della realtà, diretta, eppure carica di suggestioni che affondano nella ricerca profonda dell’essere delle cose.
La tavolozza è ricca, il colore è il codice della comunicazione: dall’intenso blu cobalto delle distese aeree e marine, all’ocra duro e al rosso, in una combinazione di tonalità calde e fredde.Così, prima ancora di esprimersi con la gestualità, le sue figure si esprimono attraverso la forza cromatica.
A volte emergono grandi volti, talvolta paesaggi, più spesso nudi di donna, accompagnati da una foresta di simboli da interpretare, come il limone, che rappresenta l’amaro della vita e le maschere, emblemi della finzione umana.
Insieme alla densità dei colori, Carlo Gatti insiste sui dettagli, in un gioco di contrasti e di alternanze che assegnano alla sua opera una tensione all’enigmaticità.
Esponente della corrente figurativo-simbolica, il maestro ha concettualizzato le “Scomposizioni d’amore”, in cui il piano scenografico viene scomposto in rettangoli, che con la loro rigidità geometrica contrastano con le morbide curve delle figure femminili rappresentate.Nelle scomposizioni, i soggetti si muovono quasi sempre su sfondi astratti, irreali, scandendo, ancora una volta, il principio dualistico che presiede alla natura e alla sua arte.
Cifra comune a tutti i dipinti del maestro è individuabile nel senso di un eterno consumarsi, come se tutto si svolgesse in un continuo presente, come se tutto non dovesse finire mai. Attualmente
Carlo Gatti vive e lavora tra Roma e Mercogliano.
(A cura di Nadia Arace )
[ Il Mondopazzo di Pupazzo
]
22 Maggio, 2007 12:48
COME TE LA PASSI?
Oggi ho incontrato un amico che non vedevo da tempo… da molto tempo, è stato un incontro molto fugace il tempo di due battute al volo un abbraccio e poi ognuno per la sua strada.
Quello che mi ha colpito però sono state le domande che mi ha posto, che stai facendo? (la prima) quanto guadagni ? (la seconda) hai figli? (la terza) ed infine la classica frase di congedo “ dai ci sentiamo un giorno di questi”.
Tutto normale direte voi, ed invece ad un analisi più attenta si scorgono tante verità, sulla prima domanda voleva sapere se mi ero realizzato nel lavoro, sulla seconda in quale scala sociale collocarmi e sulla terza… se ero riuscito a farmi una famiglia, dal canto mio mi sono limitato a rispondere e ad ascoltare e la cosa più bella che manco finivo di rispondere già dovevo ascoltare, alla fine della chiacchierata l’ho visto più sereno più rilassato, sarà forse perché su due dei tre quesiti era messo meglio di me?
Non saprei dire, fatto sta che di questi incontri quando hai dai 25 ai 30 anni se ne fanno molti e il più delle volte si concludono con un appuntamento mai rispettato.
Perché facciamo queste domande a chi incontriamo è davvero voglia di sapere cosa fa l’altro o è solo per confrontarsi? Perché quando non si ha nulla da dire non ci limitiamo solo ad un ciao o ad un abbraccio in segno di stima? Perché abbiamo l’ansia di dover dire cosa siamo agli altri? In fondo come nel caso che vi ho citato io non ho chiesto nulla… ha fatto tutto lui…
C’è da rimanere perplessi ti viene voglia di rispondere le cose più assurde poiché alle volte chi ti interroga non vuole affatto sapere come stai quello che provi, ma solo capire se se la passa meglio di te e a quale mondo appartieni…
Se vi chiedono dunque di quale mondo siete parte attualmente limitatevi a rispondere mondoscopio. Tutto il resto è superfluo…
La redazione - mondoscopio
[ MONDOATTUALITA'
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21 Maggio, 2007 19:06
L'immoralità italiana
Lo sguardo di Mondoscopio oggi si rivolge all'immoralità italiana!
Perchè l'immoralità esiste ovunque, è vero!!! Ma le cose che si sentono in Italia, considerato che siamo pienemente inseriti nel "mondo-civile-occidentale", raggiunge a volte l'inverosimile.Siamo convinti che senza aiuti non si va da nessuna parte, proprio per questo accondiscendiamo al compromesso....spesso......sempre.....troppo comunque...e basta con questa mentalità da prima Repubblica.....ma la seconda sarà poi così diversa? Ma forse forse che si stava meglio prima? Ah, non cadiamo in tentazione! Non si stava ne meglio prima ne oggi! Bisogna solo cambiare mentalità, capire che il privilegio di oggi, può essere il danno di domani, perchè si contribuisce ad una società ingiusta, immorale! Occorre farcela con le nostre forze! Ah, se non riuscite che si può fare? Battetevi per un mondo più giusto, che alla fine qualcosa cambierà! In alternativa..... siete degli immorali anche voi!.....Redazione-Mondoscopio.