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[ MONDOCULTURA ] 30 Settembre, 2007 01:17

Ha una vocazione per certi versi storica, la scrittrice americana Tracy Chevalier, che ama ricostruire con pazienza e attenzione vicende che appartengono a passati lontani e vicini: sin dalla sua prima prova narrativa, La ragazza con l’orecchino di perla, l’autrice ha privilegiato infatti la voce di un personaggio (in questo caso, la serva Griet) totalmente immerso nella sua epoca, rendendolo espressione di un realistico spaccato di vita quotidiana. Se l’esordio avviene mettendo sulla scena una personalità artistica nota, il pittore seicentesco Vermeer, il secondo romanzo (Quando cadono gli angeli) è invece imperniato sulle vicissitudini delle famiglie vittoriane Coleman e Watherhouse, che non sono meno immerse nelle tradizioni, nella cultura, nei pensieri di quel mondo. La Chevalier, dunque, gestisce magistralmente salti temporali e psicologici, tanto che il terzo romanzo (La dama e l’unicorno) è stavolta ambientato nella Francia del XV secolo e ha per protagonista un creatore d’arazzi, in parallelo ideale con l’olandese Vermeer. Torna, dunque, il tema dell’arte e dell’ispirazione, che si caratterizza per il legame poetico tra l’artista e la sua musa; tuttavia, le opere d’arte sono testimoni della decadenza e delle corruzioni degli uomini che le circondano, così da subire le influenze delle loro frustrazioni e sotterfugi. Ancor più complessa è l’ambientazione fisica e spirituale del libro successivo, La vergine azzurra, che è strutturato sull’aperto dialogo passato-presente: mentre Isabelle vive nella Francia cinquecentesca delle persecuzioni religiose, Ella è una franco-americana che, alla ricerca delle sue origini, si imbatte nella drammatica storia della sua antenata francese. E’ chiaro, quindi, come il passato e il presente siano saldamente connessi a creare una rete di influssi e intrecci che si manifestano nelle azioni, nei caratteri e persino nei colori: è infatti l’intenso azzurro che compare nel titolo a rivelare misticamente e magicamente il legame esistente tra le due donne. Il messaggio è sempre lo stesso: l’arte, in quanto interprete di sentimenti e portatrice di bellezza, resiste allo sfacelo indotto dal tempo e contemporaneamente, però, assolve a questa funzione portando su se stessa i segni di quel tempo (basti pensare alla statua dell’angelo sulla tomba dei Watherhouse  che, cadendo, conserverà sempre le tracce del danneggiamento subito). Nonostante quest’ambiguità, che è presente nell’arte come nell’esistenza umana, la visione della scrittrice è in qualche modo ottimistica, dato che ogni racconto finisce per essere un percorso di crescita e iniziazione; tale cammino ascendente –che appartiene all’autrice come ai suoi personaggi- culmina ne L’innocenza, con le parole di Blake che scuotono l’Inghilterra di fine settecento. Ma, in fin dei conti, il motore della narrazione è sempre una figura femminile, secondo l’arcaica concezione che la donna racchiude e dischiude la chiave di accesso ai mondi del passato e del futuro, rappresentando l’unica redenzione e purificazione possibile per l’artista che si accinge a creare la sua opera.

M.Chiara Cantelmo

[ MONDORELIGIONE ] 27 Settembre, 2007 09:24

LETTURE: Am 6, 1a.4-7; Sal 145; 1 Tm 6, 11-16; Lc 16, 19-31

Iniziamo subito con una stranezza:

In questo Vangelo il povero viene chiamato per nome; il ricco è senza nome…

Bè, sai com’è, a noi capita l’esatto contrario, i nomi dei ricchi ce li ricordiamo, ahi voglia e che li ricordiamo …

Che ci lasciamo tentare, dato che siamo in periodo di “Legge Finanziaria”, da  discriminazioni di tipo economico, lotti di classe…?

Decisamente Gesù non è venuto per questi tipi di discorsi ma per ben oltre!

Ad esser sinceri il “povero” ricco di questo Vangelo non ha fatto proprio niente di male;

viveva semplicemente la sua vita, secondo quello che aveva in tasca, non parla di ricchezze illecite,  furti o altre porcherie del genere.

“C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.”

A ricordare bene i Vangeli anche Gesù è stato rivestito di tali ricercati tessuti e, sicuramente, nei suoi banchetti con i peccatori si sarà trovato in qualche mensa lautamente bandita…

Ci trovate quindi niente di male in questo ricco?

Stavo per dimenticare: nel Vangelo c’è anche un mendicante di nome Lazzaro.

Sicuramente meno famoso dell’altro Lazzaro che viene richiamato in vita da Gesù ma c’è anche lui:

“Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.”

Che strana domanda mi salta per la mente:“Ne incontrate mai, nei vostri percorsi quotidiani, di poveri più o meno come Lazzaro?Bene, conserviamoci questa domanda con annessa nostra risposta per dopo.Il nome Lazzaro ha un bel significato: “Dio aiuta”.Effettivamente, a parte i cani, questo mendicante non ha nessuno dalla sua parte;almeno su questa terra è invisibile agli occhi del ricco.Eppure si situa in un posto ben visibile, la porta del ricco, ma non viene visto!

Ha fame e, senza chiedere nulla, attende di sfamarsi di quello che cade dalla mensa di un altro uomo.Sapete, al tempo di Gesù non si usavano posate e la mollica di pane veniva usata dal ricco per pulirsi le mani;rabbrividite al sol pensiero di cosa anelava mangiare Lazzaro?Io sì.Bè, cosa strana ma è così, infine muoiono sia il povero che il ricco.Io lo ripeto, il ricco, ci sarebbe da dire poveraccio vista la fine che fa, non aveva fatto in vita sua proprio niente di male;peraltro  Lazzaro non gli aveva chiesto neppure nulla e di conseguenza il ricco non gli ha detto neppure alcun “No!”Uè, e allora perché tanta diversità di trattamento?

“Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo.

 Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti…”   Non è giusto, ci sarebbe da dire che chi ha situato Lazzaro con i giusti e il “ricco” nei tormenti aveva già emesso il “verdetto” in partenza.
Alla fin fine l’unica colpa del ricco è di essere ricco;
ma chi lo ha fatto nascere ricco d’altronde è Colui che infine lo situa nei tormenti!Sapete, la colpa di quest’uomo non è decisamente la ricchezza!C’è una disumana indifferenza che coglie l’uomo di fronte alla realtà che lo circonda;un “aborto selettivo” di persone e situazioni che noi tutti, quotidianamente, scegliamo di fare in noi.Per il ricco del Vangelo Lazzaro non esiste proprio.Quest’uomo vive la sua vita chiuso nel suo egoismo di cui diventa credente e  praticante.Mentre nella sua religione rimane semplicemente credente per il suo egoismo diventa scrupolosamente praticante!Caro fratello, non per amareggiarti, magari avrai già tanti problemi nella tua vita, ma quell’uomo ricco siamo io e te.Sì, siamo io e te quando addirittura riusciamo a non riconoscere come  uomini degli esseri umani che incontriamo tutti i giorni.Uomini che non sono solo delle “mosche moleste” che si presentano ad un semaforo rosso sulla strada a scorrimento veloce della nostra vita;Uomini che non sono solo delle ombre nere rassomiglianti ad esseri umani, assaliti da insetti, che ogni tanto ci appaiono, inaspettatamente e indesideratamente, in televisione al posto di qualche scatola di soldi da scegliere o di qualche domanda demenziale da rispondere per cambiare una vita;Uomini che non appartengono ad una razza inferiore da deportare in qualche nostro civile lager fuori porta a cui ogni tanto ci si può divertire a gettare addosso bottiglie incendiarie.Uomini che ci sono accanto tutti i giorni sul posto di lavoro, nel nostro condominio e che noi non vediamo.  Il ricco, nella sua personale indifferenza ha la sua colpa.E’ inutile ora cercare di addossare o condividere colpe con i vari amministratori locali o centrali, di destra o di sinistra.C’è una indifferenza, che ha la fonte nel nostro cuore, che non riconosce nel prossimo il fratello! Questo cancro dell’anima ci porta a cambiare magicamente canale,come se la nostra vita avesse un telecomando…Come società, come Chiesa, come singoli noi dobbiamo interrogarci;interrogarci ora.

levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro”

Quella distanza di cui il ricco ha cognizione solo dopo la morte, in realtà esisteva già in vita.Solo che lui se ne rende conto decisamente troppo tardi.Il tempo, ancora il tempo come la settimana passata, è un dono di Dio.Il nostro oggi è il momento in cui siamo chiamati a vedere ed agire come figli della Luce.Quello che noi abbiamo ricevuto in dono da Dio, in quanto  cristiani dobbiamo usarlo come dono per il prossimo.Il ricco di questo questa Domenica  è fra le persone più tristi che ho incontrato leggendo i Vangeli.Poveraccio veramente, non si è accorto che il Lazzaro gettato davanti alla sua porta era Dio.Dio getta se stesso davanti alla nostra porta per salvarci.Sì, il povero che noi incontriamo è il Signore.E’ il Vangelo che ce lo dice con estrema chiarezza:

“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).  

           La ricordate la domanda di prima? Sai, il Signore ci ha sicuramente messo accanto un fratello di nome Lazzaro da amare;se ami Dio ama tuo fratello Lazzaro.A volte una parola, a volte un ascolto, a volte un camminare insieme, a volte un condividere,a volte anche solo un sorriso…       

  servo inutile don michele.

[ Il Mondopazzo di Pupazzo ] 26 Settembre, 2007 16:14
Consejo Civico de Organizaciones Populares e Indigenas de Honduras

copinhonduras@yahoo.es (504) 783-0817
www.laneta.apc.org/copinh

Municipio Lenca de San Francisco Opalaca:

Decide un NO rotundo a la represa sobre el Río Gualcarque.



El pasado septiembre 22, en el municipio Lenca de San Francisco Opalaca, ubicado en la riqueza de la cordillera de Puca Opalca, mas de quinientos personas, entre líderes comunitarios y la población en general, se dio una hermosa
lección de verdadero poder ciudadano, en la cual los habitantes de este municipio optaron en un cabildo abierto:
por un NO ROTUNDO a las pretensiones de las compañías TERRA-ENERSA y Río Power, de construir una represa sobre el río Gualcarque, la que de darse afectaría no solo a la población de San Francisco de Opalaca, pues los grupos financieros contemplan un complejo de represas que afectaría también a la población de las comunidades colindantes de Intibucá y La Esperaza..
 (Continua)
[ GIOVANI FLASH ] 26 Settembre, 2007 12:30
Valentina Corvigno, 28 anni, Architetto, di Capriglia.

Guardo la televisione cercando di tirare fuori quello che può servirmi come bagaglio personale. La tv è un contenitore, sta a noi selezionare solo le informazioni che possono tornarci utili. Per questo ritengo che tutti i programmi siano funzionali, se inquadrati in questa prospettiva, l’importante è operare una cernita e non prendere ogni cosa che ci viene detta come oro colato”.

       

                                                                                           

Barbara Vesce, 25 anni, Laureata in Lingue, Cantante, di Montefalcione.

Non sono soddisfatta dell’ambiente in cui vivo, perché vuoto di stimoli esterni. Piuttosto devi crearli tu, ecco perché sono sempre alla ricerca e quando posso viaggio. Questo mi consente di confrontarmi con altri mondi e altre culture”.

  

Valentina Battista, 29 anni, Responsabile Marketing presso un’Agenzia di Comunicazione, di Monteforte Irpino.

“Ho la fortuna di realizzarmi attraverso un lavoro che mi piace e che è il naturale sbocco dei miei studi universitari. Qui al Sud il lavoro te lo devi inventare, come è stato per me ed i miei colleghi, insieme abbiamo creato un’agenzia di comunicazione”. 

  Daniele Brancaccio, 29 anni, Key Account, di Avellino.

“È divergente il modo in cui un ventenne e uno della mia generazione percepiscono l’amore, il primo lo vive nel suo aspetto più impulsivo, un trentenne intende e ricerca un amore di tipo razionale. Amare è, comunque, rapportarsi con l’altro, è capire ed essere capiti”.

[ MONDOGIOVANI ] 26 Settembre, 2007 12:19

Annalisa Bilotto, 23 anni, Studentessa in Scienze Politiche, di Mercogliano. Aspirazione: essere serena. 

“La mia insoddisfazione verso l’attuale sistema politico nasce dalla divergenza tra i miei studi universitari, che sono orientati alla soluzione, appunto, dei problemi politici e invece la pratica, che si riduce all’impossibilità di intervenire effettivamente, in quanto il sistema è chiuso e i giovani non vi hanno accesso, se non dispongono di raccomandazioni”. I tempi attuali sono, inoltre, segnati da un’estrema superficialità nell’approccio alla famiglia. Annalisa sostiene che la vera questione sia lo scarso rispetto dei sentimenti: “La maggior parte delle persone tende a privilegiare in un rapporto di coppia l’abitudine e le apparenze piuttosto che principi come l’onestà e la sincerità. Questo incide sulla svalutazione della famiglia”. Quando parliamo di lavoro la giovane ventitreenne ci dice di non saperne molto perché sta ancora cercando la sua strada professionale. Il fatto che abbia compiuto una scelta universitaria sbagliata le conferma che il sistema scolastico non è esente da responsabilità, nel senso che “la scuola dovrebbe ascoltare e supportare lo studente nella scoperta delle sue attitudini e nella scelta conseguente del percorso da intraprendere”. E sempre il sistema scolastico contribuisce allo scarso interesse dei giovani verso  la cultura, percepita come qualcosa di faticoso perché imposta, perché ingabbiata nel do ut des sbagliato: studiare per il voto, in luogo di studiare per se stessi. Anche la televisione partecipa al disinteresse verso ciò che è cultura proponendo programmi vuoti di contenuti e relegando l’offerta di qualità nella tarda serata e in notturna. “L’effetto è che siamo indottrinati a questa superficialità sin da piccoli, quando è più facile che un genitori piazzi un bimbo davanti alla Tv o alla PlayStation, piuttosto che fargli capire l’importanza di leggere un libro”. Nel tempo libero Annalisa ascolta musica, legge per lo più narrativa contemporanea, asseconda la sua passione per il cinema. Le sue preferenze non si riducono ad un genere o a pochi altri, al contrario la studentessa ci dice che la sua apertura e la flessibilità sono frutto di una precisa scelta: “Sono convinta che ogni canzone o libro o film abbia un messaggio e che per questo vale la pena ascoltare quanto l’artista ha da dire. A noi poi la scelta di concordare o discordare”.

“Quando un fenomeno come la droga ha alle spalle un sistema è comprensibile che lo si viva con estrema leggerezza, come in effetti accade, nonostante le campagne di sensibilizzazione. In questo caso credo che l’errore sia quello di far leva sugli effetti nocivi delle droghe, mentre invece bisognerebbe spostare l’attenzione sul metodo di reazione ai problemi e far capire ad un giovane che non ne ha bisogno e che esistono altri modi per risolvere delle situazioni difficili. Ma tra le diverse motivazioni che spingono un ragazzo a fare uso di stupefacenti c’è anche l’ambizione a conseguire uno status, farsi accettare dal gruppo, adeguarsi ad una moda. Chiaramente queste ragioni mascherano un disagio, un’insicurezza”. Quando le chiediamo quale sia il suo rapporto con la religione, Annalisa distingue la fede dalla Chiesa. “Credere in un Ente creatore, cui ricondurre le cose che accadono è un discorso. Dall’altra parte registro invece un’istituzione troppo invischiata nella politica, in Italia il potere di condizionamento che la Chiesa esercita sull’approvazione di leggi fondamentali per la collettività, come quella sulla procreazione assistita, è davvero eccessivo”. Altro discorso è quello sui gruppi religiosi giovanili, “molto vivificante è stata l’esperienza che ho avuto la possibilità di fare a Napoli, dove provvedevamo ad allestire una mensa per i barboni. Non siamo stati solo noi ad aiutare loro, ma loro ci hanno insegnato davvero tanto. Trovo che iniziative come questa, che ti consentono davvero di tradurre in pratica i principi del vangelo, siano più utili di una sterile riunione”. 

A CURA DI NADIA ARACE PUBBLICATO SU BUONGIORNO IRPNIA

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