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GIOVANI FLASH BUONGIORNO IRPNIA 14 SETTEMBRE 2007
Gaetano Renna, 19 anni, Inoccupato, di Avellino.
“Ciascuno è alla ricerca della ragazza ideale, che è quella che ti comprende e ti sostiene e a cui confidi i tuoi pensieri, perciò deve essere prima di tutto la tua migliore amica. È con lei che condividi esperienze e sentimenti, è lei che ti fa stare bene perché ti completa”.
Fabio Guancia, 19 anni, Corriere, di Avellino.
“Il fenomeno droga è una realtà ormai diffusa, tanti sono i ragazzi che ricorrono all’uso di sostanze stupefacenti per evadere dal senso di vuoto e dall’assenza di alternative che la comunità in cui viviamo, purtroppo, non offre”.
Valentina Cimmino, 27 anni, operatrice ai videoterminali, di Avellino.“Poche sono le persone che hanno la possibilità di fare il lavoro che le realizza, e ad Avellino in particolare a noi giovani manca l’opportunità di scegliere. Il problema è che questa città è organizzata in caste e se non disponi di una rete di conoscenze non ti rimane che adattarti a quello che c’è”.
MARIA CHIARA DA BUONGIORNO IRPINIA DEL 14 SETTEMBRE 2007
Maria Chiara Cantelmo, 19 anni, Studentessa in Scienze Umanistiche, di Avellino. Aspirazione: vivere scrivendo.
“La cultura è un bisogno innato. Per questo credo che se lo studio non fosse qualcosa di imposto, ciascuno si avvicinerebbe spontaneamente alla conoscenza e all’approfondimento”. Maria Chiara ha da poco concluso l’esperienza scolastica e pur essendo giovanissima mostra già di avere le idee chiare circa la funzione umana della cultura. Così la televisione, potentissimo strumento di comunicazione, partecipa, anche se al di sotto delle sue potenzialità, alla formazione culturale degli spettatori attraverso programmi d’attualità e di divulgazione scientifica: “Purtroppo, però, l’uso che si fa di questo media non è sempre corretto, troppo spesso quella che subiamo è la tv spazzatura”. Il primo luogo ove l’individuo si forma è quello familiare: “È qui che apprendiamo i primi insegnamenti, poi inevitabilmente e naturalmente avviene il distacco. Quello che riscontro nella famiglia è la dicotomia tra il forte senso di appartenenza da una parte e la tentazione di recidere le radici per potere intraprendere il proprio percorso”.
Il suo atteggiamento verso la politica è di amara disillusione, “perché credo che l’esercizio della stessa abbia la capacità di modificare le persone che la fanno, distogliendole dalle buone intenzioni iniziali e orientandole verso il perseguimento del bene personale e non di quello comune”. Allo stesso modo, la studentessa avellinese è consapevole dell’effettiva difficoltà di far aderire il lavoro che “ci sentiamo cucito addosso” alle richieste che il mercato impone. In primo luogo, però, “il lavoro, quando interpreta le nostre aspirazioni, è il mezzo che ci consente di essere completi come uomini”. Non molti hanno la fortuna di far combaciare vocazione e professione, allora il tempo libero diventa “lo spazio in cui realizzare tutto ciò che non sei riuscito a far rientrare nel lavoro”. “Ad Avellino” continua Maria Chiara “non disponiamo di strutture rispondenti alle nostre esigenze, né le iniziative culturali sono adeguate. Anche eventi particolari, come la Notte Bianca, si riducono a manifestazioni sporadiche e isolate. Penso che dovremmo pretendere più continuità”. La giovane irpina si definisce una persona estremamente razionale, eppure ritiene che le emozioni più forti siano quelle che coinvolgono la mente. Il rapporto con l’altro è sempre un’occasione di crescita, come lo è anche la ricerca della fede: “La cosa più importante rimane l’interrogarsi, a prescindere dalle risposte”. Il suo rapporto con l’ambiente è di segno positivo, la natura è il luogo dell’autenticità, essa “ci mette in contatto con la parte primitiva di noi”. Invece il tessuto sociale è strutturato, organizzato in gruppi, talvolta sistemati secondo un ordine piramidale e secondo chiavi diverse che sono ora le classi sociali, ora i gruppi culturali. La sua analisi in merito al fenomeno della droga la porta ad accostare ancora una volta la cultura alla società: “Trascurando la questione della discutibilità del ricorso a queste sostanze, sono colpita e anche affascinata dal fatto che in passato ci fosse un connubio tra l’uso delle droghe e la poesia. Oggi, invece, l’uso di stupefacenti è separato dalla creazione artistica, affermandosi più che mai come simbolo della decadenza morale e culturale della nostra società”.
A cura di Nadia Arace pubblicato da Buongiorno Irpinia
RAFFAELE DA BUONGIORNO IRPINIA DEL 14 SETTEMBRE 2007
Raffaele Cucciniello, 21 anni, Studente in Chimica, di Aiello del Sabato. Aspirazione nella vita: essere un uomo felice.
Raffaele ci offre une esempio di come ci si possa porre in maniera attiva nei confronti della società e dei tempi in cui viviamo. Le sue riflessioni in merito ai grandi temi che affrontiamo di volta in volta in queste lunghe chiacchierate non si limitano ad un pour parler, ma sono sostenute e rilanciate dall’esperienza pratica della vita di tutti i giorni. “La politica non è una questione di scelta partitica, ma è impegno del singolo all’interno della società. Fare politica è mettersi in gioco per il bene della collettività, è senso civico, è una responsabilità cui tutti siamo chiamati e che abbiamo il compito di tradurre nel concreto”. Allo stesso modo il lavoro è un dovere che ogni cittadino ha verso la famiglia, la società, lo Stato e attraverso esso il singolo contribuisce alla crescita e allo sviluppo della comunità in cui vive. “Il lavoro nobilita l’uomo, lo fa sentire utile a sé e agli altri. Per questo ritengo che ogni occupazione sia dignitosa e che non intercorra differenza tra un operaio e un ingegnere”. Con la famiglia d’origine esiste un legame inscindibile sin dal concepimento, “ad essa dobbiamo essenzialmente il nostro essere, cioè all’affetto e all’educazione ricevute, alle possibilità in termini di studio e di attività che ci sono state offerte”. In merito a quest’ultimo punto Raffaele ci spiega che lo studio è stato per lui uno stimolo per non sentirsi inferiore agli altri, perché “ci consente di superare le barriere economiche e sociali. La cultura ci regala la possibilità di arricchirci e conoscere gli altri, di rispettare la diversità in tutte le sue forme”. Nel tempo libero il giovane studente si dedica allo scoutismo e alla pallacanestro, alternando il volontariato e il servizio verso il prossimo alla passione sportiva, con tutti gli annessi e connessi: tifo, trasferte, aggregazione. Il forte legame con la terra gli rende poco congegnale il caos cittadino, “inoltre ad Avellino” continua Raffaele “c’è ben poco verde, e trovo davvero inutile l’edificazione di tutte queste villette che spuntano come funghi, quando poi si cementifica persino sui precipizi”. L’ambiente sociale avellinese è poco propositivo, nel senso che diffuso è il costume di emulare gli altri adeguandosi alle mode del momento, questo a detrimento dell’identità e delle diversità dei singoli. “Le strutture del territorio” sostiene Raffaele “sono proporzionate alle necessità della comunità, anche se non ci si accontenta mai di ciò che si ha. Penso, invece, che si potrebbe investire meglio, nel senso che piuttosto che orientare tutte le pubbliche finanze per adeguarci ai modelli urbanistici europei, si potrebbe destinare una fetta dei fondi per sostenere progetti che consentano di fare aggregazione”. Raffaele non ha una buona impressione della televisione, ne guarda poca, eccezion fatta per i Tg locale, qualche film e lo sport. La trova satura di discussioni da bar, per niente realistica, anzi consegue l’effetto deleterio di fuorviare le menti. Sulla droga, la riflessione del ventunenne rimanda alle ultime leggi varate durante la scorsa legislatura, che ne hanno facilitato, anziché scoraggiato, la diffusione: “La cocaina, adesso, è diventata accessibile anche alle fasce sociali che prima non potevano permettersela. Inoltre il taglio repressivo delle misure intraprese credo che celi ancora una volta l’ipocrisia di uno Stato che anziché intervenire a monte del problema, promuovendo le condizioni e offrendo le alternative che distolgano un giovane dal ricorso agli stupefacenti, interviene a fatti compiuti”. “In linea teorica la globalizzazione ha delle potenzialità positive, se tradotta in globalizzazione del benessere e riduzione della povertà, in diffusione di medicinali e cure, perché nel Sud del mondo si muore ancora di malattie che in Occidente sono state debellate vent’anni fa. In concreto, invece, si riduce all’omologazione ad un sistema economico che schiaccia le diversità, anche culturali, e che in quanto imposto e dominante annulla il diritto e la libertà di scelta”. Il rapporto con la fede è un percorso individuale, ci dice Raffaele, che non contempla canoni cui sottostare: “È una scelta che va limata negli anni, va vissuta progressivamente e testimoniata nella vita quotidiana mettendo in pratica i principi di solidarietà, fratellanza e sostegno del prossimo espressi dalla lezione biblica”.
A cura di Nadia Arace pubblicato su Buongiorno Irpinia 14 settembre 2007