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[ MONDOLIBRI ] 12 Settembre, 2007 09:51

MITOLOGIA MODERNA, DESTINO E RESPONSABILITA’

E’ una storia di passione e di interrogativi morali, il secondo romanzo dello scrittore senegalese Abasse Ndione: in Ramata, viene offerto al lettore un affascinante affresco sociale del Senegal moderno, nell’immagine emblematica della splendida protagonista, Ramata Kaba. Se nella prima opera narrativa, Vita a spirale, Ndione aveva scelto di rappresentare il male esistenziale e sociale nel mito della droga, ora sceglie una figura di donna bellissima, ricca, spregiudicata, infedele, che si muove tra i ricordi di un passato dai caratteri fortemente arcaico-rituali e un presente tutto proteso alla rincorsa dei miti del successo, del benessere, del piacere, secondo il modello occidentale. Questa istanza dicotomica è dominante in tutta la narrazione, che è infatti strutturata sull’aperto contrasto tra il Senegal delle tradizioni, dei riti e delle superstizioni, e il Senegal della modernità, del progresso, quello di cui è significativo esponente il ministro della giustizia Matar Samb, marito di Ramata. Due sono i fili conduttori della vicenda: da un lato, il personaggio di Ramata, che è grottescamente impegnata nella ricerca del piacere fisico, preclusole forse dall’infibulazione subita in gioventù; dall’altro, tutta la cornice che avvolge e integra i personaggi, talora come aura magica, talora come evento consequenziale di scelte personali, sempre come necessità fatale. Fatalmente –nel senso letterale del termine-, Ramata incontra il suo futuro marito; fatalmente, è la responsabile indiretta di un omicidio, ma soprattutto, ancor più fatalmente, trova unico appagamento proprio nell’uomo di cui ha ucciso il padre; infine, è la stessa fatalità che la conduce alla pazzia, come una moderna Madame Bovary, quando viene privata del suo amante e del piacere che lui le dona senza riguardo e senza intenzione. Per l’autore, il destino dispone fili che gli uomini tramano, secondo la propria moralità: ecco, quindi, sorgere la questione della soggettività etica e della responsabilità personale e collettiva. E’ morale vivere la passione fino in fondo, fino all’estremo, come fa Ramata? O è più morale vivere assolvendo ai ruoli socio-familiari imposti da un antico passato, come fanno innumerevoli personaggi? E ancora: qual è la responsabilità delle autorità nella corruzione di un paese frustato dalla povertà? L’autore, quasi fosse un naturalista europeo, regola la regia degli eventi, presenta i personaggi con ampie descrizioni dialogiche, fornisce digressioni storico-mitologiche precise, con intento quasi manzoniano, ma non esprime un giudizio perentorio ed evidente, velandolo con ironia e spietata consapevolezza nelle parole di un misterioso narratore interno. Per questo, tutto il racconto si chiude in sé spiralicamente, esattamente come nel romanzo precedente, e ha valore di mito, in quanto icona di una realtà, al contempo collettiva e individuale, quale è recepita in un’intera comunità umana, costituendone la base pratica e ideologica. Alla fine, sembra quasi che venga espresso proprio ciò che nei personaggi manca: una morale; ma essa è stentata, quasi scontata, sospesa, niente affatto risolutiva. D’altra parte, l’autore non teme di mettere in scena delitti e perversità di cui l’uomo, nel complesso, non risulta essere altro che spettatore, più o meno cosciente e più o meno attivo, così che ogni colpa diventa l’eco di un lontano imperscrutabile destino.


fonte rivista Notable articolo di M. Chiara Cantelmo

[ Il Mondopazzo di Pupazzo ] 11 Settembre, 2007 20:02
Tutti noi apprezziamo il parmigiano reggiano. non molti di noi, però, sanno che le mucche che danno il prezioso latte che consente la preparazione del pregiato formaggio sono alimentate con soia ogm. (Continua)
[ Il Mondopazzo di Pupazzo ] 11 Settembre, 2007 17:59
Il Brasile affronta oggi la difficile polarizzazione tra la necessità della crescita economica e l'imperativo di preservare le sue risorse naturali, polarizzazione particolarmente critica in relazione all'Amazzonia. L'apertura delle nuove frontiere dello sviluppo/crescita nel quadro del vigente sistema capitalista porta con sé l'aggravamento delle disuguaglianze sociali e un elevato tasso di devastazione ecologica. In nome dello sviluppo/crescita si abbandona la sostenibilità su scala mondiale. (Continua)
[ MONDOGIOVANI ] 11 Settembre, 2007 10:28
Ersilia Vitale, 28 anni, Laureata in Sociologia, di Monteforte. Aspirazione: Trovare un lavoro che la realizzi.

“Cosa significa oggi fare politica, quando i partiti si sono svuotati di contenuti e il sistema di privilegi si è imposto come modus agendi quotidiano? Basta analizzare l’annosa questione dei rifiuti che stiamo vivendo da tempo. All’inizio mi sono impegnata a promuovere la differenziata, quando poi ho visto che i rifiuti dei diversi cassonetti finivano nello stesso camion, mi sono scoraggiata. Ho cominciato a fare delle ricerche per risalire alle radici del problema e ho capito che il problema non siamo noi cittadini, ma chi ci amministra”. Anche la questione lavorativa va analizzata, dice Ersilia, sfatando il mito che non ci sia niente qui al Sud: “Non credo a chi dice che il lavoro non c’è. O meglio il lavoro c’è, anche se è sottopagato e precario. Chiaro che se ci riferiamo al lavoro con la maiuscola il discorso cambia, lì se non hai la raccomandazione non hai possibilità alcuna di impiegarti”. La funzione prima della cultura non è, però, l’inserimento nel mercato del lavoro, ma la flessibilità intellettuale e l’apertura di nuovi e più larghi punti di vista presso chi approfondisce la ricerca del sapere: “Lo studio non si esaurisce nel pezzo di carta, ma, a prescindere dal percorso formativo compiuto, è lo strumento che ti consente di vedere quello che prima non vedevi. Più sai e più capisci, e di conseguenza meglio sai affrontare e gestire le situazioni della vita”.

Molto legata alla sua famiglia, Ersilia ci racconta di viverla nell’intimità di chiacchierate sincere, piuttosto che nelle occasioni canoniche di festa: “Ogni tanto io e i miei familiari ci riuniamo e ci abbandoniamo a confidenze e riflessioni libere, superando i ruoli che confinano al di qua i genitori e al di là i figli”.  Nel tempo libero la giovane ama ascoltare musica e fare sport, anche se le strutture relative alle attività preferite dalla ventottenne non sono adeguate: “Qui ad Avellino disponiamo solo di due maneggi, peraltro molto costosi, mentre di piste ciclabili neanche l’ombra”. Le piace confrontarsi, ascoltare, dialogare con l’altro, ecco perché quando si parla dell’amore, ci risponde che adora scavare nell’intimo della personalità altrui, anche se ammette che un limite della società contemporanea è quello di confondere il proprio compagno con uno psicologo, “caricando su di lui i nostri problemi e aspettando che ce li risolva”. La sua analisi sociale, limitata al territorio dove risiede, la porta a dichiarare che “a parte alcuni casi di xenofobia, la mentalità dell’avellinese non è così chiusa come si pensa”. Diverso il discorso per quanto riguarda l’ambiente naturale: “Va segnalato lo sforzo delle istituzioni di creare nuovi spazi verdi, anche se alle volte ci si dimentica di quelli esistenti. Anche qui ritengo che il problema sia politico, nel senso che l’amore e la tutela dell’ambiente sono sottomessi ad altri interessi”. Parlando di disagio giovanile ad Avellino è immediato il riferimento alla diffusione preoccupante della droga: “Penso che le origini di questo problema siano fondamentalmente di natura culturale. Sperimentare il troppo offerto dalla civiltà dei consumi e al tempo stesso il vuoto di ideali è qualcosa che disorienta e confonde, noi giovani non riusciamo a trovare la giusta collocazione nella società”. Inoltre Ersilia sottolinea la necessaria distinzione tra droghe leggere e pesanti, ma non sostiene la legalizzazione delle prime, in quanto “l’uso di stupefacenti risulterebbe amplificato da una politica di questo tipo, mentre allo stesso tempo non emergerebbe il sistema malavitoso che gestisce il procacciamento e la diffusione capillare della droga”. Fedele alla sua formazione universitaria, Ersilia ha un approccio di tipo sociologico alla televisione: “Ho un buon rapporto con la tv, guardo spesso documentari e film sui canali a pagamento, dove è maggiore la qualità, ma non disdegno i reality, che sono un po’ la cartina al tornasole della nostra società, nel senso che mi consentono di capire verso dove ci stiamo muovendo”. Con la religione Ersilia ha un rapporto un po’ complesso, nel senso che preferisce vivere intimamente il suo rapporto con Dio, piuttosto che partecipare a riti e manifestazioni collettive. “La religione ci fornisce risposte”, dice la ventottenne, “anche se il cattolicesimo non manca di avere delle contraddizioni e dei punti oscuri. Ad esempio fomenta il senso di colpa nel fedele, ci spinge a colpevolizzarci per qualcosa che non abbiamo ancora compiuto. In questo senso è repressiva, mentre invece dovrebbe informare e guidare”.

A cura di Nadia Arace pubblicato da Buongiorno Irpinia 24 Agosto 2007

 
[ MONDOGIOVANI ] 11 Settembre, 2007 10:24
Angela Lotrecchiano, 19 anni, Diplomata, di Avellino. Aspirante ingegnere energetico.

Angela ha concluso gli studi superiori e si prepara all’esperienza universitaria consapevole che sarà difficile lavorare nella sua città, dove ha gli affetti e gli amici. Ma la diciannovenne è decisa a fare il lavoro che le piace, perché “una persona non realizzata è una persona incompleta, sarà sempre alla ricerca di qualcosa che non ha”. La famiglia, continua la giovane avellinese, non si limita al nucleo canonico, ma al di là del vincolo di sangue essa lega chi condivide degli ideali e dei sentimenti, “la famiglia accoglie le persone che scegli ti siano accanto e che ti scelgono”. ueQQAngela assegna molto spazio al mondo dei sentimenti, una fetta considerevole del suo tempo libero è dedicato all’amicizia: “Cerco di stare il più possibile con le mie amiche, perché credo che l’amicizia sia il valore più importante. Essa è condivisione profonda e solidarietà convinta. Anche nel rapporto di coppia penso che si debba essere amici innanzitutto. L’amore è capirsi al volo, intuire il gesto dell’altro, stargli accanto quando ne ha bisogno e dedicargli una parola di conforto”. La politica, invece, non è tra i suoi primi pensieri, piuttosto Angela ritiene che oggi essa non si faccia capire o non si voglia far capire, “purtroppo non si fa una giusta informazione. Ritengo che una porzione delle responsabilità sia attribuibile alla scuola, che dovrebbe educare i ragazzi ai valori civici e partecipare alla formazione, presso di loro, di una coscienza politica super partes”. Il sistema scolastico è manchevole, secondo Angela, nella misura in cui non tutti i docenti forniscono ai loro studenti un metodo, punto di partenza per avere, al di là delle pagine dei libri, un approccio corretto verso il mondo intorno: “A scuola non sempre abbiamo la fortuna di incontrare dei professori che ci insegnano a studiare davvero, che significa adottare la giusta chiave di lettura delle cose che ci circondano, piuttosto che incamerare solo un complesso di nozioni”. Quando le chiediamo quale sia il suo rapporto con l’ambiente fisico, Angela ci risponde di amare la natura, perché è qui che l’individuo si riappacifica con se stesso e ritrova l’armonia con l’esterno. Purtroppo, però, gli interventi di cementificazione sacrificano quotidianamente gli spazi verdi della città: “Le istituzioni dovrebbero tutelare la natura anche in centro, mi basterebbe che lo facessero solo perché la città sarebbe più gradevole esteticamente, se non si ha la sensibilità di capire quanto importante sia la funzione di ossigenazione degli alberi”. Angela si dedica agli altri attraverso le attività proposte dalla parrocchia del Roseto, spesso ci racconta di aver prestato servizio presso la vicina casa di riposo per anziani: “È divertente trascorrere del tempo con loro, impari a conoscere le diverse situazioni della vita e a capire di più le persone, insomma l’impegno sociale credo sia un momento di crescita fondamentale. La televisione, al contrario, offre un modello distorto della realtà e consegue effetti distruttivi soprattutto sulle nuove generazioni, che emulano il vuoto mitizzato dai reality”. 

A cura di Nadia Arace pubblicato su Buongiorno Irpinia  24 agosto 2007

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