Felice Caputo, 22 anni, Studente in Scienze Politiche per le Relazioni Internazionali e Diplomatiche, di Aiello del Sabato. Aspirazione: ottenere il massimo dalla vita e raggiungere la serenità.
Come si evince dalla scelta del percorso universitario, Felice attribuisce molta importanza alla riflessione politica. Le sue idee sono chiare, dissente da quella attuale, che persegue gli interessi di poche lobbies, ma non per questo si rintana nella sfera isolata dell’utopia. Piuttosto ci dice che l’idealismo deve necessariamente tradursi in pragmatismo, perché per agire su questo meccanismo clientelare, e modificarlo, bisogna farne parte. In merito alla famiglia, il giovane ventiduenne prende atto dell’evoluzione della sua struttura tradizionale e, in virtù dell’allargamento del nucleo, chiarisce che tutte le persone che ne fanno parte dovrebbero essere tutelate giuridicamente. Felice assegna al mondo dei sentimenti un valore prezioso, attraverso l’amore l’individuo può conseguire la serenità, esso è esperienza di completamento e condivisione in senso lato. Di questi tempi, però, risulta estremamente difficile che un giovane possa progettare il proprio futuro, tra il precariato dilagante e il proliferare di contratti a tempo determinato. “Il lavoro non è il luogo della realizzazione personale, ma piuttosto lo strumento per conseguire ciò di cui si ha bisogno, benché l’attuale stato dell’occupazione in Italia non consenta a noi giovani di accedere facilmente a questo strumento”. Felice insiste sulla necessità e sul valore della cultura, chiave privilegiata per prendere consapevolezza del mondo che ci è intorno. Ma questa non si esaurisce nello “studio canonico, per intenderci, quello imposto dalla scuola dell’obbligo”, essa va ricercata nel complesso di interessi, dal cinema, ai libri, alla musica. Il tempo libero è perciò lo spazio in cui si realizza la natura dell’individuo, quindi Felice cita Nietzsche: “Chi non dispone di due terzi della sua giornata è uno schiavo, qualunque cosa sia per il resto: uomo di stato, commerciante, impiegato statuale, studioso”. La formazione culturale e la crescita individuale dovrebbero, secondo Felice, essere promossi dal basso, attraverso attività ricreative e artistiche da realizzare in luoghi di aggregazione. Ma le strutture e i servizi sia locali che nazionali non rispondono, continua Felice, alle esigenze dei cittadini e non godono di adeguati finanziamenti, poiché spesso questo genere di attività viene considerata futile. Al contrario, enorme spazio viene oggi accordato alla televisione che, secondo il giovane studente, è il mezzo di comunicazione di massa di maggiore portata. E proprio in virtù del forte potere di condizionamento che essa esercita sugli spettatori andrebbe curata con forte senso di responsabilità. Polemica, inoltre, la sua posizione in relazione al rapporto tra uomo e ambiente: “Siamo l’unica specie animale che distrugge il proprio habitat. Ne sfrutta le risorse indiscriminatamente, sordo all’importanza della sostenibilità. Il tessuto sociale” continua Felice “è invece segnato da un diffuso processo di omologazione al tratto che la società ci propone come vincente: l’individualismo”. Discorso, questo, che lo porta ad analizzare l’attuale linea guida cui s’ispira il sistema economico attuale, la globalizzazione, come promotrice appunto di questo aspetto del mondo occidentale presso i paesi in via di sviluppo. “Qui viene esportato il falso mito del progresso e imposto il modello dell’Ovest del pianeta, scorciatoia che consente alle elites dirigenti di conservare il proprio potere. La globalizzazione, intesa invece come opportunità di viaggiare più agevolmente, superando le frontiere dei particolarismi, responsabile essa stessa del mutamento della percezione dei confini del mondo andrebbe, piuttosto, articolata col locale, luogo delle radici e della diversità, perseguendo ciò che i tecnici definiscono Glocal”.
L’altro grande fenomeno sociale è la droga, oggi divenuta il bene di massa più commercializzato. La sua radicalizzazione e le proporzioni internazionali suggeriscono a Felice di riconoscere responsabilità dall’alto, a prescindere dalla libera scelta del singolo. Necessario, a suo avviso, praticare un percorso a ritroso prima di intervenire sul mercato della droga, interrogandosi sulle effettive ragioni che spingono un individuo a fare uso di sostanze stupefacenti.
La chiacchierata con Felice si chiude con una bella immagine: “Bisognerebbe approcciarsi alla Storia come fossimo dei nani sulle spalle di giganti”, quindi ci spiega che è la consapevolezza di ciò che è accaduto a consentirci di salire sulle spalle della Storia e a consegnarci la facoltà di aprire i nostri occhi verso orizzonti più ampi e lontani.
a cura di Nadia Arace pubblicato su Buongiorno Irpinia del 20 luglio 2007








