Rocco Fatibene, 28 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, aspirante giornalista, di Marzano di Nola.
“Non è frequente disporre di spazi dove poter esprimere le nostre idee” afferma Rocco “così anche un’intervista di questo tipo può suscitare una prima reazione di spaesamento. Trent’anni fa non era così, oggi nessuno più ci chiede quello che pensiamo, così lentamente ci siamo disabituati a manifestare le nostre opinioni”. Comincia così la chiacchierata con Rocco e naturale è il riferimento alla politica, che non è quella dei padri della Costituente. Essi sentivano la responsabilità di ricostruire l’Italia del dopoguerra, interpretando le esigenze di un popolo prostrato dal conflitto, “oggi invece fare il politico è un impiego come un altro, col vantaggio che la retribuzione è particolarmente allettante”. Quando parla di politica Rocco parla anche di lavoro, un binomio che a livello locale ha assunto proporzioni preoccupanti, per il clientelismo diffuso, ed insiste sulla necessità di operare una reale riforma delle università italiane, poco agganciate al mercato del lavoro, poiché sono questi fattori che incidono sulla difficile condizione che vivono i neolaureati in Italia e al Sud in particolare. In un sistema sociale che ricalca la “giungla”, dove l’esasperata corsa per arrivare prima e primi travolge ogni legame profondo, il giovane di Marzano di Nola ci spiega che la famiglia può offrire sostegno alla problematicità quotidiana, come anche i sentimenti, “l’amore è il luogo dove trovare e riporre quella stessa fiducia che ti lega ai tuoi familiari”. Rocco assegna molta importanza al territorio e alle radici, così la cultura lo rimanda al ricco patrimonio locale, che non è valorizzato adeguatamente dalla classe dirigente che lo amministra. L’errore, a suo avviso, è ignorare che insieme al rilancio del territorio si interverrebbe anche sul lavoro, dal momento che l’indotto economico innescato necessiterebbe di nuove assunzioni da impegnare nel suo ingranaggio. Quindi cita il caso dell’Umbria, un territorio che geo-morfologicamente presenta caratteristiche molto simili alle nostre, ed è come il nostro ricco di risorse e di storia. Qui la sinergia tra le forze politiche e la classe imprenditoriale ha consentito di operare un rilancio turistico, che è valso occupazione e miglioramento della qualità della vita. Il tempo libero è ancora una volta legato al territorio, “Mi piace” continua Rocco “impiegare quello di cui dispongo per fare escursioni. Quando posso, visito i luoghi che la provincia ospita e di cui, spesso, s’ignora l’esistenza. Per questa ragione sono convinto che sia necessario tutelare l’ambiente. In esso si fondono natura e cultura, attraverso esso si può intervenire sulla questione occupazionale. Inoltre l’ambiente custodisce una potenzialità sociale che non va ignorata. Può favorire l’integrazione e l’aggregazione, perché consente di rinfoltire i legami interpersonali, pensiamo agli effetti sulla socializzazione che deriverebbero dall’edificazione di un parco, piuttosto che di una discarica”. Il territorio e le strutture che dovrebbero valorizzarlo costituiscono, quindi, una preziosa riserva cui attingere, anche in relazione alla realtà del disagio giovanile, radicata, purtroppo, nella provincia. L’uso di sostanze stupefacenti è parte integrante del degrado sociale che vivono molti coetanei di Rocco, il quale ci spiega che mentre da una parte il ricorso alla droga rappresenta un vero e proprio strumento di accettazione dell’individuo ad opera del gruppo, l’esperienza, benché inutile, non va demonizzata: “ogni esperienza, infatti, porta con sé un valore didattico da cui non può essere separata, nel senso che ci aiuta a distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è”. Il rapporto che Rocco intrattiene con la televisione non è dei migliori, sostanzialmente non la guarda, dal momento che per vedere qualcosa di qualità bisogna attendere la tarda nottata. A partire nell’ultimo decennio la Tv ha perso, secondo il giovane laureato, la sua primitiva vocazione culturale. Se negli anni ’50 essa ha costituito il principale veicolo di formazione dei cittadini, a fronte di un massiccio analfabetismo, oggi il tubo catodico, definito da Rocco un vero e proprio “mezzo del demonio”, è artefice di un appiattimento culturale che passa attraverso una non proposta di contenuti. Questo fenomeno si integra con la tendenza mondiale all’uniformazione, perseguita anche attraverso la globalizzazione, mentre invece “bisognerebbe riconoscere i tratti della tipicità locale per conservarli”. Essi partecipano a costituire il passato dell’uomo, che va indagato per comprendere i rapporti tra causa e effetto. Rocco ritiene che il presente non è che l’effetto di cause che si ritrovano nel passato, per cui “i tanti perché che ci poniamo oggi e cui non riusciamo a rispondere affondano le loro radici nello ieri”.
A cura di Nadia Arace puubblicato su Buongiorno Irpinia del 27 luglio 2007







