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[ MONDOGIOVANI ] 05 Settembre, 2007 10:43

Amerigo Ferrara, 24 anni, Studente in Biotecnologie per la salute, di Avellino. Aspirante Ricercatore.

La riflessione del giovane studente non conosce molti mezzi termini. Polemico a tratti e spesso disilluso Amerigo definisce “l’attuale classe politica, a parte qualche raro esemplare, nient’altro che un comitato d’affari, sordo alle esigenze dei cittadini e intento a gestire in maniera interessata la cosa pubblica, mentre invece avverto un incessante bisogno e desiderio di giustizia. Gli effetti distruttivi si registrano anche nell’ambito della questione lavoro, che è spesso legato al clientelismo, così i nostri studi non servono a molto”. Quest’analisi realistica, però, non gli impedisce di riconoscere allo studio e alla cultura in genere la funzione di arricchimento, inoltre “ti consentono avere una posizione e di dire la tua in ogni contesto, insomma di stare al mondo attivamente. Ci tengo inoltre a sottolineare la priorità della cultura, che è anche vita pratica ed esperienza, rispetto allo studio”. Se la dirigenza politica è in declino, lo stesso vale per la famiglia, dove il salto generazionale tra genitori e figli ha assunto proporzioni notevoli. Tuttavia Amerigo è consapevole del ruolo costruttivo della stessa, “la famiglia è una delle poche nicchie che ti consente di allentare le quotidiane tensioni professionali, interpersonali quando non legate alla mancata realizzazione dei propri ideali”. Nel tempo libero Amerigo legge notiziari su internet, si interessa di sport e lo pratica, scrive sul suo blog ed è affascinato dalla storia antica “specie quella egiziana e medioevale, perché possono collegarsi alle tematiche dell’esopolitica e della paleoastronautica. Mi interesso, cioè, di tutto ciò che riguarda altre forme di vita nell’universo e le loro interazioni con i popoli del passato”. Parlando dell’amore, il ventiquattrenne ci dice che la fiducia e la complicità costituiscono le fondamenta della relazione, “credo che un rapporto di coppia debba essere moderatamente liberale, con un pizzico di gelosia”. Alla domanda sul rapporto tra uomo e ambiente lo studente è chiaro e categorico: “Nella città in cui viviamo non esiste, perché non ci è possibile usufruire liberamente di spazi verdi senza imbatterci nei limiti imposti dal cemento. Il mio ideale è quello proposto dalla società svizzera, dove l’uomo vive in armonia con la natura perché vive  la natura. Purtroppo la macabra constatazione che devo fare è che nella scala delle priorità la società attuale ha riservato all’ambiente l’ultimo posto, di fatto esso è oggetto di speculazioni quotidiane. Anche i rapporti sociali sono viziati da una povertà che ad Avellino è scoraggiante. Questo crea le condizioni perché attecchiscano fenomeni degradanti come l’abuso di alcol e droghe. Inoltre il provincialismo e la chiusura di una città che in realtà non è che un paese si riduce ad un ottuso snobbismo che ritroviamo anche in chi comunemente dovrebbe esserne esente, in pratica in chi non ha i soldi”. La presenza di un polo universitario ad Avellino, continua Amerigo, avrebbe invece favorito un clima di scambio, fornendo nuovi stimoli e promuovendo iniziative e spazi sociali costruttivi.

“Non mi piace la televisione, che è diventata la pausa tra una pubblicità e l’altra. Del resto essa è l’espressione di una società futile legata a fenomeni da baraccone passeggeri”. Lapidario anche in merito al fenomeno della globalizzazione: “Odio le multinazionali e non tollero lo sfruttamento del Terzo Mondo, ma non sono un No global”. Amerigo sostiene che la Storia non riesce ad insegnarci poi molto se l’uomo commette sempre gli stessi errori: “Noi Italiani, inoltre, pecchiamo di poco nazionalismo, e questo è legato alla nostra storia. Mi piacerebbe che all’estero l’Italia fosse ricordata come il paese di Giulio Cesare, Leonardo e Galileo e non solo come il paese della pizza”.    

 A cura di Nadia Arace pubblicato su Buongiorno Irpinia 10 agosto 2007

 

[ MONDOGIOVANI ] 05 Settembre, 2007 10:35

Vittorio Fiorentino, 25 anni, Studente in Scienze della Comunicazione, di Avellino. Aspirazioni: lavorare nello sport o nel settore marketing e insegnare a tutti che la vita è un meraviglioso gioco.

“La politica rovina i rapporti umani”. Così esordisce Vittorio quando gli chiediamo cosa pensi della politica, argomentando poi che anche chi scende in campo professandosi il salvatore della patria finisce poi col perseguire i propri interessi. Nonostante tenda idealmente al comunismo e al bene comune, il venticinquenne ci dice di essere consapevole che in fondo questa non è che utopia, così preferisce votare valutando la persona e non mostra riserve quando afferma di votare per amicizia. Legato alla sua famiglia, che definisce perfetta, Vittorio ritiene che essa costituisca uno dei pochi valori che ancora resiste ai cambiamenti temporali. Si sofferma poi sul suo ruolo didattico, poiché “prima ancora della scuola, essa ha il compito di impartirti un’educazione” e non concorda con le ricorrenti accuse rivolte al “sistema” famiglia “perché non deve essere solo il genitore a preoccuparsi della mente del figlio, quanto il figlio a preoccuparsi di come si è genitore”.

“Il lavoro nobilita l’uomo. Questa è una massima che ho sposato” afferma Vittorio “nelle poche esperienze lavorative che ho avuto. Purtroppo non la pensiamo tutti allo stesso modo, in una provincia dove il “fancazzismo” (in alternativa metti l’ozio) e il clientelismo la fanno da padrone ed è sempre più difficile trovare giovani disposti al sacrificio e vecchi disposti a liberare il posto che occupano”. Lo studio e la cultura procedono di pari passo e concorrono a fornire una solida formazione personale, che contribuisca a rapportarsi meglio con l’altro e a definire la propria personalità. Il giovane avellinese non condivide la separazione classista tra universitari e non, perché ci dice che ognuno, a prescindere dal riconoscimento sociale, dovrebbe coltivare un proprio percorso autonomo. In una città che offre poche alternative, il tempo libero è dedicato per lo più allo sport, oltre che all’ozio, pertanto, continua Vittorio, sarebbe importante creare per i giovani più strutture e spazi che consentano di dare sfogo alla loro creatività e partorire qualcosa di buono e duraturo. “Gli esempi ci sono, ma la città risponde?” Nel suo tempo libero, invece, il venticinquenne si ritaglia dei momenti per comporre canzoni serie, ironiche e stornelli.

Il mondo dei sentimenti si fonda sul dialogo e sulla condivisione di argomenti, nonché sulla fiducia. “Nel rapporto di coppia è importante dare all’altro tutto ciò che si ha. Questo può aiutare a non avere remore e a soffrire di meno per la fine di un rapporto, perché consapevoli di aver donato tutto quanto era nelle proprie possibilità. Bisogna saper ascoltare ed avere sempre la forza di sorridere e di far sorridere il partner”. La riflessione sulla struttura dei rapporti sociali porta Vittorio ad analizzare l’attuale stato di decadenza che la società sta vivendo. Valori come l’amicizia, l’amore, la fratellanza, il sorriso trovano uno spazio sempre più esiguo, rimpiazzati dai miti imposti dalla televisione e dal modello del più forte. Per questo ritiene sia importante che nelle scuole si torni ad insegnare in modo serio l’educazione civica. Il degrado investe anche l’ambiente fisico, specie nella verde Irpinia, dove non si fa niente per sfruttare le risorse del territorio. “In entrambi gli ambiti” continua “regna l’egoismo, riassunto nelle proteste di chi non può parcheggiare la propria auto proprio nel negozio perché gli ambientalisti hanno chiesto l’isola pedonale”. La misura del disagio sociale si registra anche nel consumo di droghe. Prescindendo dalla nocività degli stupefacenti, Vittorio ritiene sia utile, seguendo il modello olandese, liberalizzare le droghe leggere, “cosa questa che consentirebbe di creare nuovi posti di lavoro, nonché di concentrare l’attenzione dell’ordine pubblico su reati ben più gravi. Sono consapevole, però, che questo minerebbe le basi e gli interessi del sistema in cui viviamo. Perché un giovane faccia, poi, uso di droghe davvero non saprei, questo lo sa solo il Padre Eterno”. Vittorio è un nostalgico della Tv di una volta, quella di Portobello, di 90° Minuto e della “vera” Domenica in, programmi che realmente tenevano compagnia agli Italiani. “Oggi invece assistiamo a continue risse verbali, miti palestrati e veline. Anche un ignorante uscito da un reality qualunque può permettersi di parlare in prima serata di arte, cinema e politica, mentre i programmi culturali sono riservati al pubblico della notte. Ecco perché penso che le istituzioni dovrebbero intervenire per restituire alla televisione la sua primitiva funzione educativa”. Lucida la sua lettura del fenomeno della globalizzazione. Per quanto essa possa offrire, almeno in linea teorica, opportunità di sviluppo per i paesi investiti, di fatto si riduce allo sfruttamento operato dai paesi industrializzati a danno di quelli sottosviluppati per il semplice fatto che il modello economico imposto si ispira al principio del plusvalore. L’intervista si chiude, quindi, con un breve battuta: “La Storia siamo noi è il titolo di una nota canzone e solo crescendo ne ho compreso il significato. È fatta di alti e bassi e mi piace sentirmi parte della Storia. La maggior parte delle persone l’accettano così com’è, mentre io nutro il desiderio di cambiarla insieme ai miei cari e ai miei amici”.

A cura di Nadia Arace pubblicato su Buongiorno Irpinia 10 agosto 2007

[ MONDOGIOVANI ] 05 Settembre, 2007 10:30
Carmine Di Sapio, 19 anni, Studente, di Avellino. Aspirazione: Lavorare nel Sociale.

Tra le cause che hanno determinato il progressivo allontanamento dei cittadini dalla politica, Carmine cita la mancanza di trasparenza. Amministrare il territorio nazionale, come quello locale non informando adeguatamente la popolazione è valso solo ad alzare un muro tra la politica e la gente. Eppure il diciannovenne avellinese individua proprio nelle nuove generazioni la tessera da cui ripartire: “In una terra difficile, come la nostra dove nessuno ci regala niente, noi giovani possiamo contare solo sulle nostre forze. Perciò dobbiamo cominciare da noi stessi, se vogliamo che le cose cambino davvero. Di fronte alla concreta difficoltà di trovare un lavoro, per esempio, premesso che l’attuale classe dirigente non ci sta dando una mano, dovremmo aprire la mente ad ogni tipo di impiego e non pensare di rifiutare un lavoro, per esempio, perché non è adeguato alla laurea o alla specializzazione che abbiamo conseguito”. Intanto, Carmine ci spiega che la scuola dovrebbe essere ristrutturata proprio in funzione dell’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Dovrebbe, cioè, modellarsi in relazione all’evoluzione tecnologica, se si vuole promuovere una formazione che sia realmente una risorsa sia per chi cerca che per chi offre lavoro. Nonostante Carmine definisca “irruento” il rapporto con la sua famiglia, dove gli scontri si alternano ai momenti di comprensione, non manca di ringraziare i genitori per essere stati liberali, educandolo già da piccolo alle responsabilità e riconoscendogli fiducia. Non manca, infatti, di sottolineare che la società deve investire sui bambini cui la famiglia di appartenenza ha il dovere di trasmettere i tratti del futuro che vorremmo, a fronte di un ambiente sia sociale che fisico contraddistinto dalla violenza e dal sopruso dell’uomo sull’altro e dell’uomo sulla natura. In questa prospettiva, le istituzioni dovrebbero intervenire sul territorio proponendo strutture ricreative che siano pubbliche, piuttosto che private e quindi non accessibili a tutti. Malgrado nella realtà locale, dice Carmine, si registri il contrario, il tempo libero viene comunque impiegato dai ragazzi per fare aggregazione, perché esso “resta lo spazio della fantasia, quella stessa che ci fa calciare un pallone contro una porta fatta con due mattoni”. L’amore è per lui un percorso e le donne non sono che i massi che lo puntellano, “solo alla fine della strada troverai quella giusta, la più importante, procedendo masso dopo masso”. Critica la sua lettura del fonomeno della droga, che non è che il mezzo attraverso cui i potenti tengono a bada le coscienze, perché “narcotizzare le menti consente a chi governa di conservare più a lungo il potere, allontanando il momento del risveglio critico”. Così la televisione agisce sull’individuo imponendo un modello e omologando le diversità, mentre “bisognerebbe guardarla al contrario e capovolgere tutto quello che ci dice”. In merito alla globalizzazione, poi, ci ricorda che solo oggi se ne fa un gran parlare, dimenticando che l’Italia è stata “globalizzata” già sessanta anni fa. Infine, usa un’efficace metafora per spiegare la Storia e il valore del passato: “È un po’ come guardarsi allo specchio. Quello che è trascorso è ormai alle tue spalle, ma l’immagine riflessa ti mostrerà sempre ciò che ti porti dietro. Lo specchio ti consente di non dimenticare mai gli errori compiuti”.     

A cura di Nadia Arace pubblicato su Buongiorno Irpinia 3 agosto 2007

[ MONDOGIOVANI ] 05 Settembre, 2007 10:22

Barbara Vegliante, 27 anni, Laureata in Conservazione dei Beni Culturali Etno-Antropologici, di Mercogliano. Aspira a Realizzarsi nella vita.

“La parola politica racchiude tanti significati e rimanda ad altrettanti aspetti della vita quotidiana”, afferma Barbara, “così anche quando facevo un esame all’università o semplicemente affrontando un discorso mi sono resa conto di quanto diretto fosse il rapporto con la politica”. Benché non parteggi per uno schieramento definito, la ventisettenne si ispira ad una linea personalissima, che è la sintesi degli elementi migliori che le rispettive parti politiche offrono. Ci dice che l’impegno di suo padre, che per molto tempo si è dedicato in prima persona alla vita pubblica locale, ha inciso sul suo rapporto con la politica. È nell’ambito familiare che la giovane laureata ha trovato la sua prima amica, sua madre, e un modello da seguire, quello del padre, che ha sempre sostenuto le sue scelte, mentre invece più conflittuale è il rapporto con le sorelle, qui lo scontro è più interiore che esterno, nel senso che nasce dal “contrasto tra il rapporto che vorrei avere e quello che invece è stato costruito”. Quando ci parla di lavoro, Barbara si richiama all’altra grande questione, quella dell’inefficienza del sistema dell’istruzione in Italia: “Durante gli studi non veniamo preparati adeguatamente. La scuola prima e l’università poi dovrebbero costruire un ponte col mondo del lavoro e facilitare il nostro inserimento, trasmettendoci delle competenze concrete. Invece siamo impreparati all’esperienza sul campo. Nei diversi colloqui di lavoro che ho sostenuto, per esempio, mi hanno chiesto se sapessi compilare schede per la catalogazione di pezzi da esporre in un museo e purtroppo la mia risposta è stata negativa”. La grande passione per le arti ha sempre riempito il suo tempo libero, hip hop, pittura, recitazione, lettura sono le attività cui Barbara dedica gli spazi liberi della giornata. Una parte importante del suo tempo è occupata dagli affetti. Il rapporto d’amore è contemporaneamente terreno di scontro e di crescita, attraverso il confronto con l’altro si matura e ci si riappacifica con l’esterno. Di segno positivo è il suo rapporto con l’ambiente, essendo stata educata all’integrazione e all’interazione. “Mi piace fermarmi ad osservare la natura, perché nel vento, nei silenzi, nel paesaggio e negli animali che lo popolano trovo un senso di pace profonda. Il tessuto sociale è per me occasione di scambio, confronto, arricchimento, per questo motivo guardandomi indietro, dopo aver vissuto esperienze in altre città, mi rendo conto che la realtà del piccolo paese dove ho trascorso fino a qualche anno fa molto tempo era limitata e limitante”. La città di Avellino offre strutture dove si fa cultura “il centro sociale, come l’ex carcere borbonico spesso ospitano mostre. Inoltre disponiamo di un teatro cittadino. Ecco, piuttosto interverrei con una politica dei prezzi che incoraggiasse la partecipazione di noi giovani. Per quanto riguarda, invece, i locali avellinesi, devo rilevare che sono tutti omologati e non promuovono proposte alternative”. In merito al problema della tossicodipendenza, Barbara ci parla della necessità di fare informazione: “Un po’ di tempo fa ho partecipato ad un corso presso il S.E.R.T. di Avellino. Noi volontari avevamo il compito di informare gli studenti circa i danni devastanti che derivano dall’uso di droghe”. La televisione “va utilizzata correttamente, nel senso che nel flusso indistinto di informazioni che ci bombardano quotidianamente bisogna individuare solo quello che può servire alla nostra formazione. Inoltre invito tutti a spegnere il televisore a tavola, perché purtroppo questo potente mezzo di comunicazione ha il potere di impedire la comunicazione in famiglia”. La globalizzazione è un fenomeno che Barbara ha analizzato in occasione della sua tesi di laurea, che le ha consentito di operare un’indagine sull’hip hop e sulla figura del migrante. La crescente esigenza delle culture periferiche di affermare la propria identità per evitare di essere schiacciate da una globalizzazione culturale è oggi una realtà consolidata, “il nuovo sforzo, adesso, dovrebbe essere quello di armonizzare il locale col globale” continua Barbara. Infine ci racconta che durante gli anni della scuola non aveva un buon rapporto con la Storia, che “era una materia come un’altra, il cui studio era solo in funzione del voto in pagella. Crescere e guardare quello che succede intorno poi ti porta a pensare che noi siamo parte di tutto ciò che abbiamo letto nei libri, e altri leggeranno di noi. La Storia è il terreno della vita anche se spesso dimentichiamo che i nostri piedi ci si muovono sopra”.

A cura di Nadia Arace pubblicato su Buongiorno Irpinia del 3 agosto 2007

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