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[ MONDOGIOVANI ] 16 Settembre, 2007 19:04

NELLA CATEGORIA GIOVANI FLASH TROVERETE TUTTE LE INTERVISTE BREVI RILASCIATE AL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE BUONGIORNO IRPINIA E PUBBLICATE DA QUEST'ULTIMO NELLA PAGINE DEDICATE AI GIOVANI NEL PERIODO CHE VA DA LUGLIO AD AGOSTO 2007.

SI RINGRAZIA LA GIORNALISTA NADIA ARACE PER IL PREZIOSO LAVORO SVOLTO.

LA REDAZIONE DI MONDOSCOPIO

[ GIOVANI FLASH ] 16 Settembre, 2007 18:38

Interviste brevi rilasciate nel periodo di luglio e agosto 2007  

 

Paola Graziano, 20 anni, Inoccupata, Aspirante Giornalista, di Avellino.

“Preferisco la televisione di una volta, era più semplice, più autentica, mentre oggi assistiamo a programmi studiati solo per fare ascolti. Non condivido la scelta di fare spettacolo mostrando in Tv le vicende private”.

Alberto Rizzo, 20 anni, Studente in Economia Aziendale, Aspirante Economista, di Avellino.

“La droga ha assunto proporzioni massicce nella realtà avellinese, dove è diventato estremamente semplice reperire stupefacenti. Se tale uso è una risposta alla mancanza di alternative offerte dalla città e più in generale dalla società contemporanea, l’inadeguatezza del sistema in cui viviamo non può costituire un alibi che occulta la responsabilità individuale della scelta”.

Alessandra Tedesco, 18 anni, Studentessa, di Monteforte, Aspirazione nella vita: avere successo.

“Onestamente non mi intendo molto di politica, non me ne sono mai interessata. Probabilmente maturando mi verrà voglia di approfondire le mie conoscenze in merito”.

  

Gianmarco Maccario, 21 anni, Geometra, Aspirante Imprenditore Edile, di Ospedaletto d’Alpinolo.

“La fiducia è il sentimento di cui si nutrono i rapporti amorosi e amicali, ma non sempre quella riposta viene rispettata. Il più delle volte essa è travolta dalla superficialità dei legami, dal valore accordato dalla mia e dalle nuove generazioni all’apparenza, alla forma, alla ricerca esasperata di ciò che è piacere immediato”.

 

Fiorella Reccia, 20 anni, Studentessa in Farmacia, Aspirante Farmacista, di Avellino. La mia città offre poche strutture di ritrovo, peraltro quelle che di cui disponiamo sono davvero inadeguate. Noi giovani alla ricerca di qualcosa di speciale, di diverso ci ritroviamo a frequentare sempre gli stessi locali. Questo vale anche per i servizi, ancora una volta inefficienti, ma utili al ricavo economico di qualcuno. Come sempre in questa città vige la legge del più forte”. 

 

Aldo Mercaldo, 29 anni, Responsabile di reparto in Ipermercato, di Avellino. Aspirazione: Migliorarsi.“Il lavoro che faccio non era nelle mie aspirazioni, ma so bene che devo contestualizzarlo. So che non è facile trovare un impiego di questi tempi e soprattutto qui al Sud, dove la disoccupazione si lega ad una politica clientelare, per cui non viene valorizzato chi merita, ma accontentato chi si conosce”.  

 

Pericle D’Agostino, 20 anni, Inoccupato, di Avellino. Aspira a costruirsi una famiglia.“Nel mio tempo libero mi dedico agli amici e allo sport, dividendomi tra la Scandone e la palestra. Ad Avellino ogni quartiere offre opportunità e luoghi di ritrovo, anche se il problema è che tutto è concentrato nel centro cittadino, mentre in periferia le strutture mancano”. 

 

Carmen Ricci, 23 anni, Laureata in Psicologia, Di Montefredane. Aspira a lavorare in equipe come psicologa.I partiti politici non hanno più la stessa chiarezza di qualche tempo fa. Oggi risulta difficile distinguere la destra dalla sinistra ”. 

Adolfo Spagnuolo, 29 anni, Disoccupato, di Avellino. Aspira a Costruirsi una famiglia e ad Avere tre Bambini.Vorrei un sistema nazionale con più regole. Le leggi italiane non sono sufficientemente punitive e quelle di cui disponiamo non vengono fatte rispettare”. 

 

Viviana Verdichizzi, 22 anni, Studentessa in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, di Avellino. Aspira ad una vita serena.“Quando si parla di lavoro noi giovani siamo presi da un senso di sconforto, troppo spesso i nostri sforzi non vengono ricompensati. Vorrei usare questo spazio, però, per invitare i miei coetanei a continuare a credere in quello che fanno, seppure i sacrifici non dovessero essere ripagati, sarà comunque motivo di orgoglio l’averci provato”.  

 

Marco Russo, 22 anni, Studente in Scienze Politiche, Aspirante Giornalista, di Avellino. “Penso di interpretare il malcontento diffuso quando dico che Avellino è carente di strutture adeguate a noi giovani, mentre invece ne avremmo bisogno, considerata la valenza sociale delle stesse. Inoltre non posso non notare la crescente riduzione dell’intervento pubblico, come nel caso della piscina comunale, affidata in gestione a privati”. 

 

Elisabetta Capossela, 24 anni, Laureata in Economia e Amministrazione delle Imprese, di Mercogliano. Quando penso alla famiglia mi viene in mente la parola collaborazione. È il valore primo, il più importante, perché è l’unica vera certezza di cui disponiamo nella vita. Sono riconoscente alla mia famiglia, che mi ha educato al rispetto e mi ha insegnato quanto importante sia lo studio”.  

 

Luigi Cerrata, 27 anni, Impiegato, di Avellino. È banale limitarsi a parlare dei disagi che interessano la nostra città, e mi riferisco ai tanti cantieri aperti. Sarebbe importante, invece, valutare la situazione in prospettiva e considerare i vantaggi in termini di vivibilità di cui potremo godere. Penso che bisognerebbe fare di più per noi giovani, promuovendo un intrattenimento che non si limiti solo ad eventi estivi e che allo stesso tempo si incarichi di promuovere la cultura e le tradizioni locali della nostra terra”. 

 

Laura Iermano, 23 anni, Laureata in Scienze della Comunicazione, di Mercogliano.“Lo studio è un momento di crescita interiore, oltre che di arricchimento nozionistico. Inoltre ci fornisce gli strumenti necessari per inserirci nel mondo del lavoro. Mi piace dedicarmi ad approfondire le mie conoscenze e scoprire sempre cose nuove”.

 

Alberto Acone, 23 anni, Studente in Giurisprudenza, di Mercogliano. “È un momento difficile per i giovani neolaureati in cerca di lavoro e credo che una fetta delle responsabilità vada ricondotta al sistema universitario. Nonostante le riforme e i tentati ammodernamenti, l’università oggi non è ancora in grado di impartire allo studente una formazione che sia effettivamente completa ed in grado di soddisfare le richieste del mercato del lavoro. Il risultato sono i tanti corsi post-lauream e i master più svariati”.

 

Barbara Perillo, 27 anni, Laureata in Lingue e Letterature straniere, di Mercogliano. “Nonostante la riforma del lavoro, oggi stiamo vivendo una situazione che al Sud è davvero disastrosa. Il precariato è una condizione quotidiana e la stessa formazione, mi riferisco a master e specializzazioni varie, è diventata una nuova e più sottile forma di sfruttamento. Difficile non riconoscere la volontà di non creare occupazione”. 

 

Maria Giovanna Duonomo, 24 anni, Studentessa in Chimica e Tecnologie farmaceutiche, di Avellino. Credo molto nei sentimenti, anzi vivo di sentimenti, perché ci consentono di essere migliori e ci regalano un punto di vista privilegiato, sicuramente autentico, anche se meno razionale, attraverso cui guardare il mondo e gli altri”.   

 

Daniela Centrella, 30 anni, Laureata in Sociologia, di Mercogliano.La politica oggi tende a identificarsi con la semplice amministrazione dello stato, che è essenzialmente gestione tecnica e burocratica. La politica vera, invece, dovrebbe avere quella tensione etica, quello slancio ideale necessari ad ispirare gli interventi di chi ci governa”. 

 

Antonio Nazzaro, 18 anni, Inoccupato, di Avellino. Il tempo libero è quello spazio che consente di staccare dalle tensioni della vita quotidiana. Personalmente lo dedico al basket e alla Scandone in particolare, perché rappresenta la mia città ed è per me motivo di orgoglio”.  

 

Emanuela Ferrantino, 27 anni, Laureata in Lettere Classiche, di Avellino. “Mi piacerebbe lavorare ad Avellino, ma qui la realtà è davvero difficile. L’unica forma di occupazione che ci è consentita è il tirocinio, chiaramente a titolo gratuito. Esperienza formativa importante questa, ma di fatto inutile ai fini dell’inserimento nel mercato del lavoro”.

 

Guglielmo Grafner, 21 anni, di Aiello. La televisione è il fulcro della mia vita, la guardo soprattutto di notte, quando i programmi proposti dai palinsesti sono di maggiore qualità”.  

 

Angelo De Angelis, 25 anni, Disoccupato, di Avellino.Quello che siamo come società, non è che il prodotto di quello che è la famiglia, che ha il compito di educarti soprattutto al rapporto con gli altri. Fondamentale, perciò, è la sua funzione formativa”. 

 

Marco Rizzo, 22 anni, Studente di Ingegneria, di Monteforte. La cultura ti consente di vivere meglio, perché ti insegna il dialogo e ti aiuta a comprendere ciò che ti circonda. Non credo che coincida con un complesso di nozioni, piuttosto la cultura è capire veramente gli altri e mettersi a disposizione”. 

 

Alessandro Grassia, 25 anni, Poliziotto, di Avellino. “Mi piace il lavoro che faccio perché so di essere al servizio del cittadino. Inoltre sono orgoglioso di proseguire l’impegno di famiglia nelle Forze dell’Ordine”.

 

Martino Di Sapio, 18 anni, Studente, di Avellino. Il tempo libero è uno spazio importante per coltivare le proprie passioni e approfondire qualche argomento in maniera personale, ma davvero è poco, specie per noi studenti che tra scuola e compiti pomeridiani ci riserviamo poco tempo per lo svago”. 

Raffaele De Simone, 19 anni, Studente in Scienze del Turismo, di Avellino.Bisogna credere nella politica, perché ha la responsabilità di guidare e gestire la vita dello Stato, e quindi di noi cittadini. A prescindere dalle idee che la sostengono, giuste o sbagliate che siano per l’elettore, e dagli schieramenti che le interpretano”. 

 

Daniele De Vincentis, 29 anni, Programmatore Informatico, di Avellino. Anche se è sottovalutata dalla civiltà contemporanea, la famiglia resta il pilastro portante della società e lo si evince dal rilievo che i media le assegnano quotidianamente”. 

 

 

[ MONDORELIGIONE ] 16 Settembre, 2007 12:32

Si parla del Cuore di Dio, della Sua Essenza.

Nella parabola del “Padre Misericordioso” si racchiude un po’ tutta la nostra storia, comprese le miserie e le meschinità più profonde.

L’intento più arduo di questa parabola non è, come sembrerebbe da una lettura superficiale, riportare a casa il figlio perduto ma far accettare al fratello maggiore che Dio è perdono.

Per il fratello minore questa scoperta è fonte di gioia;

per il fratello maggiore è fonte di tristezza e morte!

Come tutte le storie, si inizia con una partenza alla ricerca di realizzare dei bisogni di vita, delle aspettative di piacere.

Non necessariamente una partenza fisica ma soprattutto un allontanarsi dell’anima da Dio;

un giudizio che nasce nei confronti di Dio accusato di essere Colui che limita il nostro realizzarci.

“Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.”

Questo patrimonio che il figlio più giovane decide di gestire autonomamente non è rappresentato semplicemente dalle ricchezze ma è tutta la nostra vita, la nostra intelligenza quando decidiamo di fare a meno di Dio.

A scorrer le pagine dei nostri giorni siamo pieni zeppi  di situazioni dove Dio viene fatto accomodare fuori dalle nostre decisioni…

Decisioni in campo medico;

decisioni politiche (politica intesa come governo dei cittadini);

decisioni familiari;

decisioni di talamo nuziale;

decisioni economiche…

Arriva un momento o una situazione concreta di vita in cui noi scegliamo la nostra strada felice, ci sentiamo soffocati da Dio, da un Dio con una Legge antiquata!

E’ proprio questo che sente il figlio minore, così simile a noi.

I percorsi che compie ci sono ben noti, spero…

Come Adamo pensa di nascondersi alla vista di Dio non rivolgendo più a Lui lo sguardo, non rapportando più il suo vissuto concreto a Dio.

Tante promesse allettanti di una vita viva che hanno un amaro capolinea ( o fondo dipende come lo vogliamo chiamare).

Nel giro di poco tempo si trova a perdere la sua dignità di uomo e a dover elemosinare tutto ciò che prima aveva senza dover chiedere in quanto figlio!

Elemosinare amore, perdere la dignità e prostituirsi, anche solo moralmente,  pur di ricevere vita.

“Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.”

 (Continua)
[ MONDOATTUALITA' ] 16 Settembre, 2007 01:03

A chi di noi non è capitato di guardare un film tratto o liberamente ispirato a un libro che abbiamo letto (o non letto)? Quanti sono i remake di film che sono a loro volta remake di film che sono stati, tempo addietro, suggeriti da un racconto scritto? E quante di queste riproduzioni cinematografiche abbiamo trovato fedeli al testo? Quante ci hanno invece deluso?

Il cinema e la letteratura sono mondi artistici paralleli che vengono spesso chiamati a confrontarsi e influenzarsi a vicenda; infatti, sono molti gli scrittori che adoperano vere e proprie tecniche cinematografiche (basti pensare alla zoomata, largamente usata da Pirandello) e ancor di più i registi e sceneggiatori che decidono di riprodurre sul grande e piccolo schermo storie cartacee. Ma è giusto che questo avvenga? Degli attori in carne e ossa possono dare voce ai personaggi fittizi di un libro? Per capirlo, facciamo qualche esempio di film e relativi libri a cui sono ispirati.

I promessi sposi (1842) – Il grande romanzo italiano che ha cambiato per sempre la storia della nostra letteratura vanta almeno sei riproduzioni cinematografiche, quattro sceneggiati e varie parodie, di cui la più nota è forse quella del trio Marchesini-Solenghi-Lopez. L’ampio successo cinematografico e televisivo non ha però impedito alla sottoscritta di esclamare un sonoro “cheppalle” quando ha dovuto sciropparsi, a scuola, il romanzo che aveva già visto e rivisto in tutte le salse.I miserabili (1862) – Il libro di Hugo è un vero diluvio, difficile da digerire, di eventi storici minuziosamente descritti, che risultano molto più agevoli ma paradossalmente “romanzati” nel celeberrimo film TV a puntate di Dayan (2000), con Gérard Depardieu. E fu così che le masse conobbero la storia di Cosette e Jean Valjean, attraverso una produzione innegabilmente di alta qualità.

Il libro della giungla (1894) – La raccolta di racconti di Kipling è stata messa in scena sin dal 1934, fino a ispirare una serie di cartoni animati e perdendo così molto del carattere iniziatico della narrazione originale. Per non parlare delle traumatiche scene di violenza animale che i film non potevano evitare.

E ora andiamo a qualcosa di più moderno:

Non ti muovere (2001) – Il romanzo della Mazzantini è ancor più enigmatico sullo schermo (2004) che sulla carta: anzi, riesce a raggiungere picchi di non intenzionale squallore che nel libro erano attenuati dalla poesia delle parole. Almeno Penelope Cruz è bravissima.

Io non ho paura (2001) – La storia di Ammaniti è una delle poche che risulta convincente e commovente sullo schermo (2003) come sulle pagine. Eccezionale.

Il codice Da Vinci (2003) – A mio avviso, l’unico caso in cui il film (2006) batte il libro: forse perché  Dan Brown ha problemi di alfabetizzazione, mentre Tom Hanks è un mostro sacro; la macchina da presa ha avuto il potere di rendere il tutto più affascinante e coinvolgente, facendo apparire ancor più realistiche le presunte teorie propinate dal furbo scrittore.

Dunque, nella maggior parte dei casi, almeno secondo il mio modesto parere, il film tradisce o comunque falsa la storia, sacrificandola alle famose esigenze di copione. Perciò, il mondo di carta batte quello popolato dalle luci della ribalta, che è sottoposto inevitabilmente a leggi più spietate di marketing, pubblicità e visibilità. Per quanto mi riguarda, continuo a preferire il regno incorporeo e fantastico della lettura: come dice lo scrittore Vassalli, il cinema ha il potere di intrappolare la nostra fantasia di lettori in figure, persone e luoghi che non riusciremo mai più a dimenticare; l’immagine ha, purtroppo, più potere della parola. Infatti, ormai, leggendo I miserabili, chi riesce a immaginarsi Jean Valjean diverso da Depardieu?

E pensare che, quando la televisione non esisteva, erano i libri la vera finestra sul mondo…

M.Chiara Cantelmo

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