LETTURE: Am 6, 1a.4-7; Sal 145; 1 Tm 6, 11-16; Lc 16, 19-31
Iniziamo subito con una stranezza:
In questo Vangelo il povero viene chiamato per nome; il ricco è senza nome…
Bè, sai com’è, a noi capita l’esatto contrario, i nomi dei ricchi ce li ricordiamo, ahi voglia e che li ricordiamo …
Che ci lasciamo tentare, dato che siamo in periodo di “Legge Finanziaria”, da discriminazioni di tipo economico, lotti di classe…?
Decisamente Gesù non è venuto per questi tipi di discorsi ma per ben oltre!
Ad esser sinceri il “povero” ricco di questo Vangelo non ha fatto proprio niente di male;
viveva semplicemente la sua vita, secondo quello che aveva in tasca, non parla di ricchezze illecite, furti o altre porcherie del genere.
“C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.”A ricordare bene i Vangeli anche Gesù è stato rivestito di tali ricercati tessuti e, sicuramente, nei suoi banchetti con i peccatori si sarà trovato in qualche mensa lautamente bandita…
Ci trovate quindi niente di male in questo ricco?
Stavo per dimenticare: nel Vangelo c’è anche un mendicante di nome Lazzaro.
Sicuramente meno famoso dell’altro Lazzaro che viene richiamato in vita da Gesù ma c’è anche lui:
“Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.”
Che strana domanda mi salta per la mente:“Ne incontrate mai, nei vostri percorsi quotidiani, di poveri più o meno come Lazzaro?Bene, conserviamoci questa domanda con annessa nostra risposta per dopo.Il nome Lazzaro ha un bel significato: “Dio aiuta”.Effettivamente, a parte i cani, questo mendicante non ha nessuno dalla sua parte;almeno su questa terra è invisibile agli occhi del ricco.Eppure si situa in un posto ben visibile, la porta del ricco, ma non viene visto!Ha fame e, senza chiedere nulla, attende di sfamarsi di quello che cade dalla mensa di un altro uomo.Sapete, al tempo di Gesù non si usavano posate e la mollica di pane veniva usata dal ricco per pulirsi le mani;rabbrividite al sol pensiero di cosa anelava mangiare Lazzaro?Io sì.Bè, cosa strana ma è così, infine muoiono sia il povero che il ricco.Io lo ripeto, il ricco, ci sarebbe da dire poveraccio vista la fine che fa, non aveva fatto in vita sua proprio niente di male;peraltro Lazzaro non gli aveva chiesto neppure nulla e di conseguenza il ricco non gli ha detto neppure alcun “No!”Uè, e allora perché tanta diversità di trattamento?
“Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo.
Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti…” Non è giusto, ci sarebbe da dire che chi ha situato Lazzaro con i giusti e il “ricco” nei tormenti aveva già emesso il “verdetto” in partenza.
Alla fin fine l’unica colpa del ricco è di essere ricco;ma chi lo ha fatto nascere ricco d’altronde è Colui che infine lo situa nei tormenti!Sapete, la colpa di quest’uomo non è decisamente la ricchezza!C’è una disumana indifferenza che coglie l’uomo di fronte alla realtà che lo circonda;un “aborto selettivo” di persone e situazioni che noi tutti, quotidianamente, scegliamo di fare in noi.Per il ricco del Vangelo Lazzaro non esiste proprio.Quest’uomo vive la sua vita chiuso nel suo egoismo di cui diventa credente e praticante.Mentre nella sua religione rimane semplicemente credente per il suo egoismo diventa scrupolosamente praticante!Caro fratello, non per amareggiarti, magari avrai già tanti problemi nella tua vita, ma quell’uomo ricco siamo io e te.Sì, siamo io e te quando addirittura riusciamo a non riconoscere come uomini degli esseri umani che incontriamo tutti i giorni.Uomini che non sono solo delle “mosche moleste” che si presentano ad un semaforo rosso sulla strada a scorrimento veloce della nostra vita;Uomini che non sono solo delle ombre nere rassomiglianti ad esseri umani, assaliti da insetti, che ogni tanto ci appaiono, inaspettatamente e indesideratamente, in televisione al posto di qualche scatola di soldi da scegliere o di qualche domanda demenziale da rispondere per cambiare una vita;Uomini che non appartengono ad una razza inferiore da deportare in qualche nostro civile lager fuori porta a cui ogni tanto ci si può divertire a gettare addosso bottiglie incendiarie.Uomini che ci sono accanto tutti i giorni sul posto di lavoro, nel nostro condominio e che noi non vediamo. Il ricco, nella sua personale indifferenza ha la sua colpa.E’ inutile ora cercare di addossare o condividere colpe con i vari amministratori locali o centrali, di destra o di sinistra.C’è una indifferenza, che ha la fonte nel nostro cuore, che non riconosce nel prossimo il fratello! Questo cancro dell’anima ci porta a cambiare magicamente canale,come se la nostra vita avesse un telecomando…Come società, come Chiesa, come singoli noi dobbiamo interrogarci;interrogarci ora.
“levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro”
Quella distanza di cui il ricco ha cognizione solo dopo la morte, in realtà esisteva già in vita.Solo che lui se ne rende conto decisamente troppo tardi.Il tempo, ancora il tempo come la settimana passata, è un dono di Dio.Il nostro oggi è il momento in cui siamo chiamati a vedere ed agire come figli della Luce.Quello che noi abbiamo ricevuto in dono da Dio, in quanto cristiani dobbiamo usarlo come dono per il prossimo.Il ricco di questo questa Domenica è fra le persone più tristi che ho incontrato leggendo i Vangeli.Poveraccio veramente, non si è accorto che il Lazzaro gettato davanti alla sua porta era Dio.Dio getta se stesso davanti alla nostra porta per salvarci.Sì, il povero che noi incontriamo è il Signore.E’ il Vangelo che ce lo dice con estrema chiarezza:
“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).
La ricordate la domanda di prima? Sai, il Signore ci ha sicuramente messo accanto un fratello di nome Lazzaro da amare;se ami Dio ama tuo fratello Lazzaro.A volte una parola, a volte un ascolto, a volte un camminare insieme, a volte un condividere,a volte anche solo un sorriso…
servo inutile don michele.







