Giuseppe Battinelli, 27 anni, Progettista software, di Avellino. Aspira a migliorarsi e a crescere sia nel lavoro che nella vita personale.
“Sono fortunato, innanzitutto lavoro. Inoltre l’occupazione che svolgo mi piace molto. Mi consente di esprimere quello che sono e le mie capacità. Il lavoro che ti soddisfa ti fa alzare felice la mattina e sentire realizzato la sera”. Giuseppe ritiene che il lavoro sia un test importante per l’individuo, nel senso che attraverso le responsabilità che necessariamente sei tenuto ad assumerti, cresci e ti migliori anche come persona. Uno sguardo a tutto tondo però è inevitabile, così il giovane avellinese ci parla della miriade di contratti a progetto con cui oggi è regolamentato per lo più il mercato del lavoro e che non consentono ad un giovane di costruirsi una famiglia, né di pianificare la vita a lungo termine: “I sogni, la voglia di dimostrare le proprie capacità non sono sufficienti per trovare un’occupazione, l’instabilità economica oggi non ci permette di programmare niente. E la cosa peggiore è che i laureati vengono ignorati dallo Stato, mentre rappresentano il futuro del Paese”. Così quando gli chiediamo della politica, Giuseppe risponde: “Ogni volta che ci sono le elezioni, mi dico e sento dire che se vince quel tale candidato, finalmente qualcosa cambierà, la nostra vita migliorerà. Poi il risultato è puntualmente un fallimento, che si traduce in un aumento del costo della vita, nella stagnazione del mercato del lavoro, impantanato in contratti a progetto e sfruttamento”. Ad attutire i colpi della vita la famiglia, che funge da barriera con l’esterno, “sai che ti accoglierà sempre, sia quando ottieni successi nel lavoro, come nella vita, sia quando fallisci. Tutto è appeso alle impressioni che dai, a quello che riesci a trasmettere in pochi secondi, invece la tua famiglia è sempre lì ed è l’unico luogo in cui non ti senti sotto esame”.
Studiare è crescere ed evolversi, sostiene il ventisettenne, allargare gli orizzonti e aprirsi alla vita: “Indipendentemente dalla facoltà che si frequenta, dal tempo impiegato e dai risultati, la cultura acquisita ti permette di relazionarti meglio con gli altri, di saper discutere e rispettare opinioni diverse dalla tua e cambiarla magari, quando è sbagliata”. Nel tempo libero Giuseppe si dedica prevalentemente al basket, che pratica da quindici anni ed è un sostenitore appassionato della Scandone. Tra le altre passioni la lettura, che si riserva in pullman, per ottimizzare i tempi, dal momento che viaggia per lavoro, la musica, il cinema e, naturalmente, l’informatica.
“Credo che l’amore sia un privilegio raro, piuttosto che un limite, come alcuni pensano. È condivisione, innanzitutto, e sostegno quando sembra ti crolli tutto addosso”. Diversamente da molti suoi coetanei, Giuseppe non ha mai cercato la “fuga” da Avellino. Certo, ammette che in realtà Avellino è più paese che città, ma se è vero che qui languono le strutture e le alternative di svago, è vero anche che “queste mancanze sono nettamente ripagate da una tranquillità che non offrono tante altre città”.
Il giovane avellinese non guarda molto la televisione: “Trovo che le trasmissioni in onda siano sempre più stupide. E soprattutto non sopporto il bombardamento pubblicitario cui siamo esposti. Non credo sia giusto che dopo una giornata di lavoro, allo spettatore sia anche chiesto di vedere un film o uno spettacolo continuamente interrotto da break pubblicitari. Personalmente preferisco i dvd”.
Critica sociale anche per quanto riguarda il fenomeno della tossicodipendenza. “La nostra è una società che ti impone il modello del vincente, per cui ti inocula la necessità di conseguire il successo nel lavoro, come nella vita personale. E allora chi non ce la fa, chi fallisce, viene emarginato, isolato, eppure non vale meno di chi è arrivato. La conseguenza spesso è la droga, talvolta il suicidio. Insomma, soluzioni estreme che fungono da valvola di sfogo delle frustrazioni”. Giuseppe crede in Dio, anche se ammette di non essere praticante: “La fede è un porto nel quale trovare rifugio, conforto talvolta. Ma più di tutto mi piace pensare che molti accadimenti che sembrano non rispondere ad alcuna logica, che si dimostrano estranei alla nostra razionalità, siano invece spiegabili attraverso Dio. E di conseguenza accettabili”.
A CURA DI NADIA ARACE PUBBLICATO DA BUONGIORNO IRPINIA IL 19 OTTOBRE 2007







